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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets

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NASDAQ: TROPPI SHORT? ▪️ Il posizionamento sui futures Nasdaq da parte degli investitori istituzionali si è deteriorato molto
NASDAQ: TROPPI SHORT? ▪️ Il posizionamento sui futures Nasdaq da parte degli investitori istituzionali si è deteriorato molto rapidamente. Secondo i dati CFTC, il Net Positioning Non-Dealer è sceso di circa $30 miliardi da giugno, mentre hedge fund e asset manager risultano complessivamente net short per circa $15 miliardi sull’NDX, sui livelli più ribassisti almeno dal 2019. ▪️ In pratica, una parte importante degli investitori professionali sta scommettendo contro il Nasdaq o sta comunque riducendo drasticamente l’esposizione. Il movimento è stato molto veloce: parliamo di oltre $40 miliardi di variazione del posizionamento in poche settimane. ▪️ Paradossalmente, però, proprio l’estremità del posizionamento può diventare un segnale contrarian positivo. Quando tanti operatori sono già short, rimangono meno venditori marginali da aggiungere al mercato. Basta quindi un dato macro favorevole, una Fed più accomodante o buoni risultati societari per costringere parte di questi short a ricoprirsi, creando ulteriore domanda e accelerando il rialzo. ▪️ Non significa che il Nasdaq debba necessariamente salire: un posizionamento estremo può anche riflettere rischi reali. Ma più lo short diventa affollato, più aumenta il “carburante” disponibile per uno short squeeze nel caso in cui il mercato continui a tenere. (source: Goldman Sacs)

AI: il conto fuori bilancio da $3.000 miliardi ▪️ La corsa all’AI costa molto più di quanto vediamo nel Capex trimestrale. Tr
AI: il conto fuori bilancio da $3.000 miliardi ▪️ La corsa all’AI costa molto più di quanto vediamo nel Capex trimestrale. Tra le principali società tecnologiche ci sono ormai circa 3.000 miliardi di dollari di impegni futuri fuori bilancio, contro circa 600 miliardi di Capex registrati nell’ultimo anno. Parliamo quindi di contratti già firmati per sostenere data center, chip e capacità di calcolo nei prossimi anni. ▪️ Come fanno queste spese a rimanere fuori bilancio? Pensiamo a una Big Tech che oggi firma un contratto per affittare un data center dal 2029 oppure prenota GPU che verranno consegnate tra due anni. Finché il contratto non parte o il prodotto non viene consegnato, una parte di questi impegni può non comparire ancora come debito/passività tradizionale. È normale dal punto di vista contabile, ma rende meno immediato capire quanto capitale sia già stato impegnato. ▪️ I numeri sono enormi: circa 1.200 miliardi riguardano leasing che devono ancora iniziare, mentre altri 1.900 miliardi sono impegni di acquisto per hardware, servizi e capacità futura. Sono quindi spese che, in larga parte, le aziende hanno già promesso di sostenere. ▪️ Il punto chiave per il mercato diventa il ritorno economico di questi investimenti. Data center e GPU dovranno generare abbastanza ricavi AI da pagare affitti, acquisti, interessi e soprattutto il forte aumento degli ammortamenti che arriverà nei prossimi anni. Se la monetizzazione crescerà rapidamente, il sistema può reggere. Se i ricavi deluderanno, questi impegni potrebbero trasformarsi in maggiore debito e pressione sui margini. ▪️ Per questo continuiamo a guardare con attenzione alla qualità della crescita AI. La domanda resta enorme, ma ormai una parte crescente dell’infrastruttura viene finanziata attraverso leasing, SPV e credito privato. Più aumenta il capitale già impegnato oggi, più diventa importante che i ricavi di domani arrivino davvero.

Alibaba accelera sull’AI ▪️ Alibaba è salita fino al +5% a Hong Kong dopo il lancio da parte di Alipay di una nuova piattafor
Alibaba accelera sull’AI ▪️ Alibaba è salita fino al +5% a Hong Kong dopo il lancio da parte di Alipay di una nuova piattaforma che integra agenti AI per automatizzare attività commerciali, pagamenti e servizi. ▪️ Il mercato sta premiando la strategia AI del gruppo: il titolo è ora oltre il 40% sopra i minimi di giugno, recuperando gran parte della debolezza registrata nella prima parte dell’anno. ▪️ Il punto interessante è che Alibaba sta cercando di portare l’AI direttamente dentro il proprio ecosistema di pagamenti e commercio, trasformandola da semplice tecnologia a strumento operativo per aziende e consumatori. ▪️Il titolo fa parte delle nostre strategie (entrato recentemente).

Mercati prudenti, Hormuz resta il focus ▪️ Avvio negativo atteso in Europa, dopo una seduta debole a Wall Street e una notte prevalentemente in rosso in Asia. I future sull’Euro Stoxx 50 cedono circa lo 0,4%, mentre anche i future USA proseguono la correzione. Ieri S&P 500 -0,52%, Nasdaq 100 -0,17% e Dow Jones -0,51%. ▪️ La geopolitica resta il principale driver. Trump ha ribadito il controllo statunitense sullo Stretto di Hormuz e ha dichiarato che l’Iran vuole un accordo, ma che al momento non sarebbe disposto ad accettare le condizioni richieste dagli Stati Uniti. Parallelamente, fonti pakistane parlano di un’intesa di principio per estendere il cessate il fuoco: il quadro resta quindi molto fluido e con segnali contrastanti. ▪️ Hormuz continua però a rappresentare il punto più delicato. Una nave in uscita dallo Stretto sarebbe stata colpita da un proiettile non identificato, con danni alla sala macchine e un ferito. Il traffico marittimo rimane inoltre estremamente ridotto: lunedì sarebbero transitate appena sei navi. ▪️ Il petrolio mantiene i rialzi delle ultime sedute, sostenuto dal rischio che le tensioni possano continuare a limitare i flussi energetici dal Golfo. Questo sta pesando anche sui mercati obbligazionari: rendimenti più elevati e petrolio forte rappresentano una combinazione meno favorevole per l’azionario, soprattutto per i settori più sensibili ai tassi. ▪️ Asia debole. Il Nikkei è sceso sotto quota 68.000, penalizzato da petrolio, rendimenti in rialzo e timori di una Bank of Japan più aggressiva. Deboli anche Cina e Hong Kong dopo dati su produzione industriale e vendite al dettaglio inferiori alle attese, nonostante Pechino abbia annunciato nuove misure per sostenere i consumi. ▪️ Oggi torna protagonista anche il quadro macro. In Europa attenzione allo ZEW tedesco e dell’Eurozona e ai dati sul mercato del lavoro britannico. Negli Stati Uniti arriveranno prezzi import/export, nuove costruzioni residenziali, produzione industriale e aggiornamento del GDPNow della Fed di Atlanta. Sul fronte societario, risultati di Home Depot e Baidu.

BREAKING NEWS — XI JINPING NEGLI USA DAL 23 AL 25 SETTEMBRE ▪️ La Casa Bianca avrebbe confermato che il presidente cinese Xi
BREAKING NEWS — XI JINPING NEGLI USA DAL 23 AL 25 SETTEMBRE ▪️ La Casa Bianca avrebbe confermato che il presidente cinese Xi Jinping arriverà negli Stati Uniti nella tarda serata del 23 settembre e ripartirà il 25 settembre, secondo Politico. Il vertice con Donald Trump è quindi atteso per il 24 settembre, data che Trump aveva già indicato pubblicamente nelle scorse settimane. ▪️ È un segnale importante perché rende molto più concreta la preparazione del prossimo vertice USA-Cina. Sul tavolo ci saranno probabilmente commercio, dazi, semiconduttori e AI, terre rare e Taiwan. Prima della visita sono inoltre previsti colloqui specifici tra Washington e Pechino sull’intelligenza artificiale.

🔴🤡 BREAKING NEWS — USA E IRAN PROROGANO LA TREGUA ▪️ Secondo Al Arabiya, Stati Uniti e Iran avrebbero concordato di prolungare la tregua di 60 giorni proprio nel giorno in cui sarebbe dovuta scadere. ▪️ Il Memorandum d’Intesa mediato dal Pakistan prevedeva infatti una finestra di 60 giorni per arrivare a un accordo più ampio. Trump ha inoltre confermato l’esistenza di un “canale non ufficiale” con esponenti della Guardia Rivoluzionaria iraniana. ▪️ Per ora, però, non ci sono segnali di un accordo di pace imminente. La proroga servirebbe soprattutto a guadagnare tempo ed evitare una nuova escalation militare mentre continuano i contatti diplomatici. Ps: siamo arrivati al 170° giorno della guerra con l’Iran.

Wall Street torna sui massimi ▪️ Wall Street si prepara a nuovi record. I futures S&P 500 e Nasdaq sono leggermente positivi
Wall Street torna sui massimi ▪️ Wall Street si prepara a nuovi record. I futures S&P 500 e Nasdaq sono leggermente positivi dopo che ieri l’S&P 500 ha chiuso su un nuovo massimo storico. Il protagonista della settimana è tornato a essere il tech: il Nasdaq 100 viaggia verso un +1,2% settimanale e gli investitori stanno tornando soprattutto sui titoli legati a semiconduttori e infrastruttura AI. ▪️ Il mercato sta ritrovando fiducia nell’AI trade. Dopo la forte correzione delle ultime settimane, i risultati societari hanno mostrato che la spesa per infrastruttura rimane molto forte. Il movimento è evidente anche in Asia: il KOSPI sudcoreano sale di circa l’11% nella settimana, con Samsung Electronics e SK Hynix entrambe oltre +15%. Il messaggio del mercato è abbastanza semplice: finché gli hyperscaler continuano a spendere enormi quantità di capitale, una parte importante di quei soldi finisce direttamente nelle vendite di chip, memoria, server e data center. ▪️ Anche il contesto macro sta aiutando. CPI e soprattutto PPI hanno ridotto i timori di un nuovo rialzo dei tassi Fed a settembre. Ieri il PPI di luglio è rimasto invariato contro il +0,2% atteso e la probabilità implicita di un rialzo Fed a settembre è scesa intorno al 35%. Meno pressione sui tassi significa valutazioni più facili da sostenere per il tech. Oggi però arriva un altro test importante: le vendite al dettaglio USA, attese a +0,1% mensile. ▪️ Rimane però un punto da osservare: la parte lunga della curva. Il Treasury decennale resta intorno al 4,65% e ieri il Tesoro americano ha collocato il trentennale al rendimento più alto dal 2001. Il mercato quindi è più tranquillo sulla Fed nel breve periodo, ma continua a chiedere rendimenti elevati per finanziare il debito americano nel lungo periodo. ▪️ Il secondo rischio rimane il petrolio. Brent nuovamente vicino a $88, con pochi progressi sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e Washington che promette nuove pressioni economiche sull’Iran. Finché il petrolio rimane su questi livelli il mercato riesce a conviverci; una nuova accelerazione significativa potrebbe però riaprire rapidamente il tema inflazione.

Workday: maxi acquisizione in arrivo? ▪️ Silver Lake, uno dei più importanti fondi di private equity specializzati in tecnolo
Workday: maxi acquisizione in arrivo? ▪️ Silver Lake, uno dei più importanti fondi di private equity specializzati in tecnologia, è in trattative per acquistare Workday, società americana di software aziendale per risorse umane e finanza. La notizia ha fatto esplodere il titolo: Workday ha chiuso ieri a +17,8%, portando la capitalizzazione da circa $43 a oltre $51 miliardi. Attenzione però: siamo ancora nella fase delle trattative, quindi l’acquisizione non è stata conclusa e non c’è ancora un prezzo ufficiale. ▪️ La cosa interessante per noi riguarda tutto il settore software. Workday era stata pesantemente penalizzata insieme a molte società SaaS perché il mercato teme che l’AI possa ridurre in futuro il valore del software tradizionale. Eppure parliamo di un’azienda che genera circa $9,6 miliardi di ricavi e quasi $3 miliardi di cash flow operativo. Se un grande investitore come Silver Lake ritiene queste valutazioni abbastanza interessanti da pensare di comprare l’intera società, significa che dopo il forte sell-off alcune aziende software potrebbero essere diventate semplicemente troppo economiche. ▪️ Ed è probabilmente questo il motivo per cui la notizia ha fatto salire anche il resto del software. Il mercato comincia a intravedere una sorta di “pavimento” alle valutazioni: più i multipli scendono, più aumenta la possibilità che private equity e grandi investitori intervengano. Resta però un ostacolo enorme: finanziare un’acquisizione di queste dimensioni. Silver Lake potrebbe quindi aver bisogno di altri investitori e di parecchio debito. Prima di considerare il deal realmente concreto vogliamo vedere prezzo, partner finanziari e struttura del finanziamento.

Un grafico che aiuta a capire la dimensione di quello che sta accadendo. ▪️ Nel 2025 la spesa in conto capitale del settore t
Un grafico che aiuta a capire la dimensione di quello che sta accadendo. ▪️ Nel 2025 la spesa in conto capitale del settore tech USA ha già raggiunto circa l’1,9% del PIL americano. Per avere un termine di paragone, il picco della costruzione della rete autostradale americana era intorno allo 0,5%, mentre quello della banda larga intorno all’1,2%. ▪️ Se poi aggiungiamo gli altri investimenti collegati all’infrastruttura AI, arriviamo a oltre il 2% del PIL. Stiamo quindi parlando di un ciclo di investimenti di dimensioni eccezionali anche rispetto ai grandi progetti infrastrutturali della storia americana. ▪️ Ed è proprio qui che nasce la nostra riflessione: più diventa facile finanziare nuova capacità, più aumenta il rischio che gli investimenti corrano più velocemente della domanda effettiva. Il boom può continuare ancora a lungo, ma da qui in avanti diventa sempre più importante capire quanto ritorno economico stiamo ottenendo da ogni nuovo dollaro investito.

AI: il rischio si sta spostando Negli ultimi giorni abbiamo parlato molto del nuovo piano di Nvidia per mobilitare fino a 500 miliardi di dollari di capitale insieme ad Apollo, Blackstone, BlackRock, KKR, Brookfield e Goldman Sachs. Più lo analizziamo, più pensiamo che sia un passaggio importante per capire dove potrebbe trovarsi il prossimo rischio del ciclo AI. ▪️ L’idea di fondo è semplice: Nvidia vuole rendere più facile finanziare l’acquisto di GPU e la costruzione di data center. In alcune operazioni potrebbe impegnarsi a sostenere parte del valore delle GPU anche in futuro. Questo riduce il rischio per chi presta i soldi e rende più semplice concedere nuovi finanziamenti. In pratica, è come comprare un macchinario sapendo che il produttore ti garantisce che, se un domani dovessi rivenderlo, avrà ancora un certo valore. Con più sicurezza per banche e investitori, può entrare molto più capitale nel settore e quindi possono essere costruiti più data center. ▪️ Nel breve periodo questo è chiaramente positivo per Nvidia e per tutta la filiera: più capitale disponibile significa più data center, più GPU acquistate e quindi più domanda. Ma proprio qui iniziamo a vedere un rischio. Quando finanziare nuovi impianti diventa troppo facile, si può finire per costruire più capacità di quella che serve davvero. È un po’ come costruire alberghi contando sul fatto che i turisti continueranno ad aumentare per sempre: finché le stanze si riempiono, tutto funziona. Il problema arriva quando l’offerta cresce più velocemente degli ospiti. ▪️ Il punto che secondo noi merita maggiore attenzione è però un altro: quanto compute servirà davvero tra qualche anno? Oggi tendiamo a misurare la domanda AI guardando GPU, token e capacità installata. Ma a un’azienda interessa soprattutto una cosa molto più semplice: quanto mi costa ottenere un determinato risultato? Se domani un modello riesce a fare lo stesso lavoro usando molte meno risorse, ogni GPU diventa automaticamente più produttiva. Per fare un esempio semplice: se oggi servono 10 GPU per svolgere un certo lavoro e tra due anni ne bastano 5, la domanda finale di AI può anche continuare a crescere, ma il bisogno di nuovo hardware può crescere molto più lentamente. ▪️ Ed è probabilmente questo il rischio più sottovalutato. Non serve che la domanda di AI diminuisca. Può continuare a crescere enormemente e, allo stesso tempo, la domanda di nuova capacità di calcolo potrebbe crescere molto meno di quanto oggi incorporano gli investimenti. Basta che hardware, software e modelli diventino più efficienti. Inoltre una parte delle GPU già installate sembra ancora poco utilizzata: migliorare la gestione delle macchine potrebbe quindi liberare ulteriore capacità senza costruire nuovi data center. È come avere una flotta di camion che viaggia mezza vuota: prima di comprarne altri cento, forse conviene semplicemente riempire meglio quelli che abbiamo già. ▪️ Per questo continuiamo a pensare che la fase più delicata del ciclo AI arriverà quando il mercato inizierà a confrontare quanto si sta spendendo con quanto ritorno economico si sta realmente generando. Finché ricavi, domanda e utilizzo crescono abbastanza velocemente, il sistema regge. Se invece continuiamo ad aggiungere centinaia di miliardi di nuova capacità mentre il costo per ottenere lo stesso risultato AI continua a scendere rapidamente, a un certo punto potremmo scoprire di aver costruito più infrastruttura di quella necessaria. La nostra lettura quindi rimane costruttiva sull’AI, ma sempre più selettiva. La finanziarizzazione delle GPU può prolungare ancora il boom degli investimenti, ma aumenta anche il rischio di sovracapacità alla fine del ciclo. E probabilmente sarà proprio l’efficienza del compute, più che la crescita dell’AI in sé, uno dei dati più importanti da monitorare nei prossimi anni.

Anthropic punta a un’IPO da $2 trilioni ▪️ Gli investitori vedono Anthropic a oltre $2.000 miliardi. Secondo il Financial Tim
Anthropic punta a un’IPO da $2 trilioni ▪️ Gli investitori vedono Anthropic a oltre $2.000 miliardi. Secondo il Financial Times, alcuni investitori si aspettano un’IPO già a ottobre con una valutazione di almeno $2 trilioni, più del doppio dei circa $965 miliardi raggiunti a maggio. Sarebbe potenzialmente la più grande IPO della storia. ▪️ Dietro queste valutazioni c’è una crescita dei ricavi impressionante. Anthropic, che produce Claude, ha superato $47 miliardi di ricavi annualizzati a maggio e gli investitori stimano possa arrivare a $100-120 miliardi entro fine 2026. È questo ritmo di crescita che sta spingendo il mercato a ipotizzare multipli estremamente elevati. ▪️ Il punto da monitorare è quanto questa crescita sia sostenibile. I modelli Anthropic sono molto costosi e alcune aziende stanno già scegliendo alternative più economiche, comprese quelle cinesi open-weight. Quindi un’IPO a $2 trilioni diventerebbe anche un importante test per tutto il settore AI: il mercato dovrebbe accettare valutazioni enormi basandosi sulla capacità di Anthropic di mantenere per anni una crescita eccezionale.

Riflessioni “Inflattive” Il CPI di luglio è uno di quei dati che, pur non dicendo molto di nuovo, finisce per essere utile ai
Riflessioni “Inflattive” Il CPI di luglio è uno di quei dati che, pur non dicendo molto di nuovo, finisce per essere utile ai mercati proprio per l’assenza di sorprese. Headline e core rallentano leggermente e arrivano esattamente dove il consenso li aspettava. Questo riduce il rischio di una nuova riaccelerazione inflazionistica nel breve e, soprattutto, non dà alla Fed alcun motivo per tornare a irrigidire il tono. La parte più interessante è probabilmente la componente abitativa, ancora molto contenuta. Se shelter e affitti continueranno a raffreddarsi, il processo di disinflazione core dovrebbe proseguire gradualmente anche nei prossimi mesi. Il dato non crea nuovi problemi, lascia respirare i Treasury e permette all’azionario di tornare a concentrarsi su crescita e utili. Il punto di attenzione resta però più avanti. Nonostante per ora sia un dato positivo, il CPI headline rimane effettivamente ancora al 3,4% e con un petrolio sostenuto dalla guerra in Iran, scendere verso il 2% (target Fed) potrebbe diventare progressivamente più difficile. Oggi il mercato può archiviare il CPI senza stress, i prossimi dati diranno se il percorso di disinflazione è ancora intatto.

CPI USA: inflazione rallenta, Fed meno sotto pressione ▪️ Il CPI di luglio è uscito esattamente in linea con le attese. L’inf
CPI USA: inflazione rallenta, Fed meno sotto pressione ▪️ Il CPI di luglio è uscito esattamente in linea con le attese. L’inflazione headline scende al 3,4% annuo dal 3,5%, mentre il dato mensile torna leggermente positivo a +0,1%. Anche il Core CPI rallenta al 2,5% dal 2,6%, con un aumento mensile dello 0,2%. Nessuna sorpresa rispetto alle stime del mercato. ▪️ La direzione resta però favorevole. L’inflazione continua gradualmente a raffreddarsi: appena due mesi fa il CPI headline era al 4,2%, mentre oggi siamo al 3,4%. Anche la componente core, più importante per capire le pressioni sottostanti sui prezzi, continua a scendere. ▪️ A frenare maggiormente l’inflazione è stata l’energia. Come dicevamo già stamattina, la benzina poteva essere una componente deflattiva, infatti è scesa di circa il 3,6% nel mese, sottraendo circa 0,1 punti percentuali al CPI. Pressioni al ribasso sono arrivate anche dai farmaci e da alcune categorie di beni. Gli affitti stanno inoltre mostrando segnali di raffreddamento. Dall’altra parte, alimentari e servizi continuano a salire, entrambi intorno allo 0,2-0,3% mensile. ▪️ Per la Fed il dato è moderatamente positivo. Prima del CPI il mercato assegnava circa il 50% di probabilità a un rialzo dei tassi a settembre. Dopo il dato siamo intorno al 44%. Il CPI da solo non chiude quindi la porta a un rialzo, ma dopo il debole rapporto sul mercato del lavoro della scorsa settimana rende meno urgente intervenire immediatamente. ▪️ Questo è probabilmente il punto più importante. La Fed sta osservando contemporaneamente un’inflazione che rallenta e un mercato del lavoro che perde forza. Con il CPI core al 2,5% e i payroll di luglio in contrazione, diventa più difficile giustificare un nuovo rialzo già a settembre senza ulteriori segnali di riaccelerazione dei prezzi. ▪️ La reazione iniziale dei mercati è stata relativamente contenuta, proprio perché i numeri erano perfettamente incorporati nelle aspettative. Il dollaro è leggermente più debole, l’oro rimane sopra $4.400 l’oncia, mentre i futures azionari non mostrano movimenti particolarmente significativi legati al CPI. ▪️ Cosa guardiamo adesso: domani arriverà il PPI di luglio, che ci dirà qualcosa in più sulle pressioni inflazionistiche a monte della catena produttiva. Poi l’attenzione tornerà sui prossimi dati macro in vista della riunione Fed del 16 settembre. È un dato buono per i mercati, anche se non abbastanza forte da cambiare completamente lo scenario Fed. L’inflazione continua a scendere senza nuove sorprese e, contemporaneamente, il mercato del lavoro si sta indebolendo. Per ora questo sposta leggermente l’equilibrio verso una Fed ferma a settembre, lasciando però la riunione ancora aperta.

CPI USA OGGI: COSA ASPETTARSI ▪️ Oggi alle 14:30 italiane esce il CPI USA di luglio, uno dei dati più importanti per capire cosa potrebbe fare la Fed a settembre. Dopo il forte calo dell’occupazione di venerdì scorso, l’inflazione è diventata il principale ostacolo a un atteggiamento più accomodante della banca centrale. ▪️ Il mercato si aspetta un dato abbastanza tranquillo. Il CPI headline è atteso a +0,1% m/m e +3,4% a/a, dal 3,5% precedente. Il Core CPI, che esclude energia e alimentari ed è più importante per la Fed, è atteso a +0,2% m/m e +2,5% a/a, dal 2,6%. ▪️ Perché l’inflazione dovrebbe rimanere sotto controllo? L’energia dovrebbe contribuire negativamente grazie al calo della benzina, mentre continuano a rallentare alcune componenti importanti come gli affitti. Più misti i servizi: potrebbero salire le tariffe aeree, mentre hotel e assicurazioni auto dovrebbero scendere. ▪️ Il numero da guardare sarà soprattutto il Core CPI mensile. Un dato intorno allo 0,2% sarebbe sostanzialmente in linea con le attese e permetterebbe alla Fed di continuare ad aspettare nuovi dati. Un dato oltre lo 0,3% riaccenderebbe invece i timori che l’inflazione stia tornando a salire e aumenterebbe nuovamente la probabilità di un rialzo dei tassi. ▪️ Per i mercati il rischio è oggi leggermente asimmetrico. JPMorgan stima che con un Core CPI tra 0,20% e 0,25% l’S&P 500 potrebbe guadagnare circa 0,25%-0,75%. Sotto lo 0,20% la reazione potrebbe essere ancora più positiva. Sopra lo 0,30%, invece, la correzione potrebbe arrivare fino al -1,5%/-2,5%. ▪️ Perché questo CPI conta così tanto? La Fed si trova davanti a due segnali opposti: il mercato del lavoro si sta indebolendo, suggerendo prudenza sui tassi, mentre l’inflazione rimane ancora superiore all’obiettivo. Un CPI tranquillo ridurrebbe la pressione sulla Fed; una sorpresa al rialzo renderebbe molto più complicata la riunione di settembre. ▪️ Bottom Line: oggi il mercato vuole soprattutto un Core CPI vicino allo 0,2%. Sarebbe lo scenario migliore per mantenere sotto controllo i timori di nuovi rialzi dei tassi senza alimentare ulteriori preoccupazioni sulla crescita. Sopra lo 0,3% cambierebbe invece rapidamente il tono del mercato. Ci aggiorniamo più tardi. About Markets

AI: esplodono i volumi dei CDS ▪️I volumi settimanali dei CDS legati alle società AI hanno superato i $7 miliardi, nuovo reco
AI: esplodono i volumi dei CDS ▪️I volumi settimanali dei CDS legati alle società AI hanno superato i $7 miliardi, nuovo record e forte accelerazione rispetto ai livelli quasi irrilevanti del 2025. Il mercato del credito sta diventando molto più attivo nel prezzare e coprire i rischi legati al boom dell’AI. ▪️Il motivo principale è la dimensione del capex necessario per costruire data center, acquistare GPU e assicurarsi capacità energetica. Più aumentano gli investimenti, più cresce il fabbisogno di finanziamento. ▪️Goldman Sachs segnala che gli spread delle obbligazioni legate all’AI si sono ampliati di circa 25 pb, contro appena 6 pb per il credito non-AI. ▪️Questo non significa che il mercato stia scommettendo su default imminenti. I CDS vengono utilizzati sia per assumere posizioni sul credito, sia per operazioni di relative value contro le obbligazioni, sia come copertura. Persino alcuni investitori azionari stanno comprando CDS per proteggere portafogli molto esposti al tema AI. ▪️Il punto più delicato riguarda il “circular financing”. Produttori di chip e altri operatori stanno finanziando, garantendo o sostenendo in varie forme i propri clienti per consentire loro di acquistare infrastruttura AI. Questo può sostenere la domanda, ma rende anche l’ecosistema finanziariamente più interconnesso. Non a caso, secondo Goldman, i volumi CDS su Nvidia, AMD e Broadcom sono aumentati di circa 10 volte nell’ultimo mese. ▪️Il segnale da monitorare arriva quindi dal credito. L’equity continua a premiare la crescita dell’AI, mentre bond e CDS iniziano a chiedere un premio maggiore per finanziare centinaia di miliardi di investimenti. Il record dei volumi CDS suggerisce che Wall Street sta iniziando a interrogarsi seriamente su chi assorbirà il rischio finanziario di questa enorme espansione del capex e quanto sarà sostenibile nel tempo.

BREAKING NEWS — Nvidia prepara un piano da $500 miliardi per finanziare l’espansione dell’AI Secondo CNBC, Nvidia ($NVDA) sarebbe pronta ad annunciare un’iniziativa di finanziamento da circa $500 miliardi insieme ad Apollo, Blackstone, BlackRock, Goldman Sachs, KKR e Brookfield. Il piano avrebbe l’obiettivo di mobilitare capitale e debito per finanziare l’infrastruttura AI, in una fase in cui il fabbisogno di capitale del settore sta crescendo rapidamente. Per Nvidia il vantaggio è strategico: facilitare l’accesso ai finanziamenti dei propri clienti significa sostenere gli investimenti necessari per acquistare GPU, costruire data center e assicurarsi capacità energetica di lungo periodo. L’iniziativa potrebbe essere annunciata già oggi, secondo le fonti citate. È un ulteriore segnale del passaggio dell’AI verso una fase molto più capital intensive. Positivo nel breve per l’intera filiera infrastrutturale e per la visibilità della domanda Nvidia, ma aumenta anche il tema da monitorare nei prossimi anni: quanto debito sarà necessario per sostenere il boom del CapEx AI e quale ritorno economico riusciranno a generare questi investimenti.

BREAKING NEWS — INTEL LANCIA UN’OFFERTA DI AZIONI FINO A $15 MILIARDI Intel ha depositato oggi un prospetto che le consente d
BREAKING NEWS — INTEL LANCIA UN’OFFERTA DI AZIONI FINO A $15 MILIARDI Intel ha depositato oggi un prospetto che le consente di offrire fino a $15 miliardi di azioni ordinarie. Le vendite potranno avvenire nel tempo e i dettagli delle singole operazioni — quantità, prezzo e modalità — saranno specificati nei successivi supplementi al prospetto. Operazione potenzialmente negativa per il titolo nel breve, perché una raccolta di questa portata può comportare una diluizione significativa degli azionisti esistenti. Dall’altra parte, i nuovi capitali darebbero a Intel maggiore flessibilità per finanziare il turnaround, le nuove fab e gli investimenti nelle foundry, limitando la necessità di ricorrere ulteriormente al debito. Sicuramente, la corsa a nuove emissioni di debito, e a questo punto anche di capitale, continua. Gli investimenti in AI non si fermano.

ABOUT MARKETS | Morning Brief – 10 agosto USA Wall Street arriva da una seduta positiva: S&P 500 +0,62%, Nasdaq 100 +1,19%, Russell 2000 +1,10%. Il catalizzatore principale sono stati i payroll di venerdì: -23k posti di lavoro a luglio e revisione dei due mesi precedenti di -103k. Il mercato ha ridotto le probabilità di nuovi rialzi Fed. Il dato sul lavoro resta però misto: la disoccupazione è scesa al 4,1%, anche se accompagnata da una minore partecipazione. Per ora il mercato continua quindi a leggere il rallentamento come una fase di minori assunzioni, senza segnali evidenti di licenziamenti diffusi. I futures USA questa mattina sono poco mossi, mentre il dollaro recupera leggermente parte delle perdite di venerdì e i Treasury consolidano il rally post-NFP. IRAN / HORMUZ Resta questo il principale rischio macro della giornata. Trump ha dichiarato che con l’Iran sono in corso soltanto negoziati parziali, descrivendo la situazione come una “partita a scacchi”, ma continua a sostenere che alla fine verrà trovata una soluzione. Le posizioni rimangono però molto distanti. Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano avrebbe presentato sei richieste agli USA, tra cui ritiro delle forze americane, fine della guerra per procura, compensazioni economiche, alleggerimento delle sanzioni, revoca del blocco e riduzione della retorica militare. Teheran sostiene di essere vicina a un’intesa con l’Oman su una nuova rotta marittima attraverso Hormuz, ma ha chiarito che un accordo non comporterebbe automaticamente la riapertura dello Stretto. Il petrolio apre quindi nuovamente al rialzo. A complicare il quadro, gli Houthi hanno rivendicato un attacco contro l’impianto saudita di Jazan, dove un incendio è stato successivamente spento. In sostanza, il mercato continua a prezzare una possibile soluzione diplomatica, ma manca ancora un accordo concreto su Hormuz. Questo mantiene un premio geopolitico sul petrolio e limita, almeno in parte, l’effetto positivo del rallentamento americano sui tassi. EUROPA Futures europei sostanzialmente piatti, dopo il +0,3% dell’Euro Stoxx 50 di venerdì. Calendario macro leggero. L’aumento del petrolio torna però sotto osservazione perché potrebbe riaccendere pressioni inflazionistiche: i futures sul Bund sono tornati sotto 125. ASIA Seduta prevalentemente positiva: Nikkei, KOSPI, Hang Seng e Shanghai salgono, mentre l’Australia chiude in negativo. In Cina l’inflazione è risultata più debole delle attese: CPI +0,5% a/a vs +0,8% atteso e PPI +3,5% vs +3,8%. I dati mantengono aperta la possibilità di ulteriore sostegno monetario nella seconda metà dell’anno. La PBoC ha infatti ribadito che manterrà una politica monetaria moderatamente accomodante e rafforzerà gli interventi anticiclici. In Giappone, la BoJ continua invece a segnalare rischi inflazionistici verso l’alto, legati soprattutto a petrolio, yen debole e forte domanda collegata all’AI. DA MONITORARE OGGI Hormuz e petrolio restano la variabile principale: qualsiasi progresso USA-Iran/Oman potrebbe rapidamente togliere premio geopolitico al crude; nuove richieste o escalation produrrebbero l’effetto opposto. Sul fronte macro, dopo gli NFP molto deboli di venerdì, il mercato sta tornando a scommettere su una Fed più ferma. Questo continua a sostenere soprattutto equity growth e duration. Apertura europea attesa tranquilla, con pochi dati macro e attenzione concentrata soprattutto sulla geopolitica.

BREAKING NEWS — TRUMP CERCA UNA VIA D’USCITA DALLA GUERRA CON L’IRAN ▪️Secondo il WSJ, Trump avrebbe comunicato privatamente ai suoi consiglieri di essere disposto a chiudere il conflitto senza un accordo sul nucleare, purché l’Iran riapra completamente lo Stretto di Hormuz. ▪️Il problema è che Teheran sembra aver capito quanto Hormuz sia diventato importante per Washington e sta alzando il prezzo. Tra le richieste riportate ci sarebbero il ritiro delle forze americane dalla regione, la fine del blocco navale, lo sblocco di asset iraniani e compensazioni economiche. ▪️Questo cambia parecchio la lettura politica della guerra. Trump avrebbe detto ai consiglieri di ritenere improbabile che l’Iran riesca a ricostruire seriamente il proprio programma nucleare durante il resto della sua presidenza. Di conseguenza, Washington potrebbe accettare di rimandare il dossier nucleare pur di ottenere subito la normalizzazione dei flussi attraverso Hormuz. ▪️Dal punto di vista dei mercati, la notizia è potenzialmente risk-on, perché conferma che Trump sta cercando un’exit strategy e sembra disposto ad abbassare l’asticella necessaria per dichiarare concluso il conflitto. ▪️Ma c’è un problema: l’Iran lo sa. E proprio per questo sta cercando di monetizzare al massimo la leva negoziale rappresentata da Hormuz. 🤡