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Questo #LunediSciFi èuna ventata di aria fresca nel tropo dei loop temporali: parliamo di ARQ (2016), scritto e diretto da To
Questo #LunediSciFi èuna ventata di aria fresca nel tropo dei loop temporali: parliamo di ARQ (2016), scritto e diretto da Tony Elliott. ARQ è un film travagliato: concettualizzato nel 2008, fu la ragione per cui Elliott venne assunto dai creatori di un’altra serie di fantascienza, Orphan Black. A quel punto la sceneggiatura fu opzionata e rimase nell’inferno di sviluppo per anni: non appena i diritti ritornarono a Eliott, la situazone si sbloccò con la produzione da parte di Netflix, e le riprese si conclusero a Toronto in appena 19 giorni. Perché questo film è da vedere? Ogni informazione è centellinata, senza papironi di premesse né lunghi monologhi esplicativi. ARQ produce energia pulita: in un mondo disastrato dall’inquinamento, il suo recupero – sia per la Torus Corporation che per la rivale Bloc – è essenziale. Quando Renton, il suo creatore, subisce un’invasione domestica, gli eventi accaduti tra le 6:11 e le 9:25 si ripetono in un ciclo infinito ma non dimenticato da tutti.

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Per celebrare il quarto anno di attività scientifica del telescopio James Webb, NASA, ESA e CSA hanno pubblicato una nuova sp+1
Per celebrare il quarto anno di attività scientifica del telescopio James Webb, NASA, ESA e CSA hanno pubblicato una nuova spettacolare immagine di Centaurus A, una delle galassie attive più vicine a noi, distante circa 11 milioni di anni luce. Quello che rende questa osservazione così preziosa la capacità di Webb di osservare nel vicino e medio infrarosso, attraversando gli spessi banchi di polvere che, nella luce visibile, nascondono completamente la regione centrale della galassia. Dove Hubble riusciva a vedere solo una fitta banda oscura e Spitzer distingueva soltanto le strutture più estese, Webb risolve milioni di stelle. Al centro di Centaurus A si trova un buco nero supermassiccio che sta accumulando materia. Durante questo processo vengono prodotti potenti getti di particelle ed enormi quantità di energia che influenzano l'ambiente circostante. Inoltre, circa 2 miliardi di anni fa, Centaurus A si è scontrata con un'altra galassia, un evento di cui conserva ancora oggi le cicatrici nella sua struttura e nell'intensa attività di formazione stellare. L'immagine ottenuta con MIRI mostra una fitta rete di polveri. Attraverso il centro della galassia si estende la caratteristica fascia deformata a forma di parallelogramma, mentre grandi strutture filamentose si allungano verso l'esterno. Tra queste spicca una struttura a forma di "S", la cui origine non è ancora chiara. Gli astronomi stanno cercando di capire se sia stata prodotta dall'attività del buco nero, dalla collisione galattica o dall'interazione tra entrambi questi fenomeni. I numerosi punti luminosi rossi sparsi nell'immagine rappresentano stelle ricche di polvere oppure regioni dove stanno nascendo nuove stelle. Grazie alla spettroscopia, Webb ha rilevato gas ionizzato che si allontana dal centro della galassia, probabilmente accelerato dal buco nero, e idrogeno molecolare caldo che ruota in un disco attorno al nucleo. Dati fondamentali per comprendere uno dei grandi interrogativi dell'astrofisica moderna: in che modo un buco nero supermassiccio riesce a influenzare l'evoluzione di un'intera galassia? [Foto alta risoluzione]
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Il #LunediSciFi di oggi è un nuovo film di guerra dalla fotografia caruccia ma da cui non si impara nulla: parliamo di Outsid
Il #LunediSciFi di oggi è un nuovo film di guerra dalla fotografia caruccia ma da cui non si impara nulla: parliamo di Outside the Wire, titolo cyberpunk del 2021 diretto da Mikael Håfström su sceneggiatura di Rowan Athale e Rob Yescombe. L’amara ironia è che questo film – uscito pochissimi mesi prima dell’invasione russa dell’Ucraina –immagina un conflitto russo-ucraino in un futuro prossimo, il 2036, in cui non solo gli Stati Uniti sono spinti a dispiegare forze di pace, ma sperimentano per la prima volta degli androidi tra gli alti ranghi dell’esercito. Nel tentativo di bloccare le operazioni del terrorista Victor Koval, il giovanissimo tenente Harp – punito per aver disobbedito ad un ordine diretto che ha portato alla morte di due marines – viene assegnato al capitano Leo, un supersoldato di ultima generazione facente parte di un programma segreto ecoinvolto nelle attività della resistenza. Il film è stato girato a Budapest in otto settimane nel 2019.
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Quanti satelliti possono orbitare attorno alla Terra prima di compromettere la nostra capacità di osservare l'Universo? Secon
Quanti satelliti possono orbitare attorno alla Terra prima di compromettere la nostra capacità di osservare l'Universo? Secondo un nuovo studio dell'ESO, la risposta è poco rassicurante. Se tutti i progetti proposti venissero realizzati, nei prossimi anni potrebbero essere lanciati oltre 1.7 milioni di nuovi satelliti. Dal 2019 il numero di satelliti in orbita è cresciuto rapidamente fino a superare quota 14.000, trainato soprattutto dalle costellazioni per telecomunicazioni. Ma alcune aziende stanno già proponendo flotte molto più grandi. SpaceX, ad esempio, ha presentato un progetto che prevede fino a un milione di satelliti aggiuntivi destinati a data center spaziali. A questi si sommerebbero altre costellazioni, come quelle proposte da E-Space e dai programmi cinesi CTC-1 e CTC-2. Lo studio ha simulato la posizione, il movimento e la luminosità di queste costellazioni per valutarne gli effetti sulle osservazioni astronomiche. Il risultato è che nel cielo sarebbero visibili centinaia di satelliti e, in alcuni momenti, addirittura diverse migliaia, un numero paragonabile a quello delle stelle osservabili a occhio nudo in un cielo davvero buio. Il problema non riguarda soltanto le classiche scie luminose che tagliano le immagini. Ogni satellite riflette la luce del Sole e producono una luce diffusa che rende più difficile osservare gli oggetti più deboli dell'Universo (perfino alcuni asteroidi potenzialmente pericolosi!). Lo scenario diventerebbe ancora più critico con progetti come quello della startup Reflect Orbital, che punta a realizzare una costellazione di satelliti dotati di grandi specchi per riflettere la luce solare sulla Terra durante la notte (è folle solo pensare una cosa del genere!). Secondo le simulazioni, un singolo satellite apparirebbe circa quattro volte più luminoso della Luna piena. Per limitare questi effetti, gli autori propongono che il numero totale di satelliti venga mantenuto entro circa 100.000 unità e che siano tutti sufficientemente deboli da non essere visibili a occhio nudo da un cielo buio. Oltre questa soglia le perdite per l'astronomia diventerebbero sempre più difficili da gestire. CC: ESO [Comunicato stampa] [Articolo scientifico]
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Quanto sono grandi in media? Ogni quanto ci colpiscono? Quanta energia rilasciano all'impatto? Quanti ne conosciamo? Chi vinc
Quanto sono grandi in media? Ogni quanto ci colpiscono? Quanta energia rilasciano all'impatto? Quanti ne conosciamo? Chi vince la sfida che vi ho lanciato nei commenti? Si parla di asteroidi oggi, essendo l'Asteroid Day e l'anniversario dell'impatto di Tunguska in Siberia. Qui nell'infografica dell'Agenzia Spaziale Europea potete trovare alcune risposte alle domande poste ad inizio post, che spesso coincidono con quelle che ci vengono in mente pensando agli asteroidi e a possibili catastrofi. Come si vede dalla grafica, gli impatti da "ODDIO L'UMANITÀ SI ESTINGUE DOMANI!" sono molto molto rari e abbiamo una buona comprensione dei grossi asteroidi lì fuori, conoscendo dimensione e orbita. Discorso diverso invece riguarda i piccoli sassolini da qualche metro, che continuano a ronzarci intorno e che spesso sono protagonisti di quei titoloni assurdi che siti e pagine poco oneste spacciano per catastrofici. Ne conosciamo pochi rispetto a quelli che crediamo esser lì fuori e le nostri reti di allerta globali devono essere rinforzate per completare questo compito di tracciamento. Nel frattempo cosa possiamo fare noi? Beh innanzitutto continuare a supportare le agenzia nazionali, e non, nel loro lavoro di ricerca e mappatura. Poi, possiamo cominciare ad essere più vigili e attenti sui possibili rischi di impatto andando a consultare il catalogo pubblico che raccoglie tutti gli oggetti che hanno anche solamente qualche millesimo di probabilità di impatto con la Terra. Ad esempio, se cercate a questo link http://neo.ssa.esa.int/risk-list, chi mi sa dire quale sassolino ci sfiorerà (molto più probabilmente si schianterà) nei prossimi cento anni? Dai facile facile! :P Credit: ESA [Davide]
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Rimaniamo senza fiato con un titolo dai cugini d’oltralpe: il #LunediSciFi di oggi è Oxygène (2021), thriller franco-american
Rimaniamo senza fiato con un titolo dai cugini d’oltralpe: il #LunediSciFi di oggi è Oxygène (2021), thriller franco-americano prodotto e diretto da Alexandre Aja. La sceneggiatura di Christie LeBlanc è stata acquisita dalla Black List - il catalogo delle migliori sceneggiature in attesa di produzione - in cui risiedeva dal 2016. Le riprese principali, avvenute nei pressi di Parigi, sono iniziate nel luglio 2020 durante la pandemia di COVID-19: le misure di sicurezza anti-contagio sono state inserite con disinvoltura nella trama, che rimane semplice e priva di frivolezze. Una donna si risveglia senza alcuna memoria, intrappolata in una capsula criogenica in cui i livelli di ossigeno scendono inesorabilmente. Tra flashback, panico e una buona dose di problem solving, la “bioentità 267” farà delle scoperte sorprendenti in meno di 120 minuti. Positivamente apprezzato dalla critica, questo titolo ha un andamento piacevole nonostante la situazione di stress in cui catapulta lo spettatore.
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Perseverance completa la sua prima maratona! Dopo 5 anni e 4 mesi su Marte, il rover della NASA ha raggiunto questo enorme tr
Perseverance completa la sua prima maratona! Dopo 5 anni e 4 mesi su Marte, il rover della NASA ha raggiunto questo enorme traguardo: 42.195 km! Ci ha messo meno di quanto ci metterei io... La foto è stata scattata dal telescopio HiRISE il 13 giugno 2026, un giorno prima che il rover tagliasse il traguardo. Il 14 giugno è stato il 1890esimo giorno marziano di missione, o sol. Il precedente detentore del record era il rover Opportunity, che per percorrere la stessa sitanza ci ha impiegato 11 anni e 2 mesi. L'altro rover attualmente operativo sulla superficie del Pianeta Rosso è Curiosty e il suo contachilometri segna circa 37 km (dopo 14 anni di missione). HiRISE è il telescopio a più alta risoluzione attorno a Marte ed è a bordo della sonda Mars Reconnaisance Orbiter (MRO). Oltre al rover, la macchiolina verde, si possono vedere le tracce che le sei ruote hanno lasciato impresse nella polvere marziana. Perseverance è uscito dal cratere Jazero circa 4 mesi fa e ora si trova in una zona, a Ovest del cratere, che il team ha soprannominato "Arbot" Credit: NASA
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Un mare di stelle! Per un solo giorno, il telescopio Euclid di ESA, è passato da osservare l'oscurità a essere illuminato da+3
Un mare di stelle! Per un solo giorno, il telescopio Euclid di ESA, è passato da osservare l'oscurità a essere illuminato da più di 60 milioni di stelle! Per circa 26 ore l'osservatorio europeo è stato puntato verso il cuore della Via Lattea, quello che viene chiamato "bulge galattico". L'immagine è il mosaico più esteso e dettagliato mai realizzato di questa zona della galassie. Gli astronomi hanno voluto provare a spremere al massimo quello che Euclid sa fare molto bene: distinguere singole stelle in regioni molto affollate, senza rimanere abbagliato o perdere di definizione. Sebbene la missione sia stata progettata per studiare l'Universo oscuro, investigando la natura della materia oscura e dell'energia oscura attraverso la distribuzione delle galassie su scala cosmica, queste osservazioni dimostrano quanto il telescopio possa essere utile anche per esplorare la nostra stessa galassia. La nuova mappa del centro della Via Lattea avrà infatti un ruolo importante nello studio degli esopianeti. In una regione così densa di stelle si verificano frequentemente eventi di microlensing gravitazionale, un fenomeno previsto dalla relatività generale in cui la gravità di una stella agisce come una lente, amplificando temporaneamente la luce di una stella più distante (solitamente Euclid sfrutta questo effetto tra galassie, per studiare la distribuzione di materia oscura nell'Universo). Se attorno alla stella in primo piano è presente un pianeta, il segnale mostra una variazione caratteristica che permette di rilevarne l'esistenza. Disporre di un'immagine così dettagliata del campo stellare consentirà agli astronomi di misurare meglio il movimento delle stelle coinvolte e di determinare con maggiore precisione la massa dei pianeti scoperti con questa tecnica. Euclid continua quindi la sua missione principale di costruire la più grande mappa tridimensionale dell'Universo mai realizzata, ma nel frattempo prende dei giorni di ferie per farci meravigliare (per chi avesse perso la luce) dello spazio e dell'astronomia. Credit: ESA/Euclid Consortium/NASA, CFHT, CEA
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Dopo il passaggio al perielio di 3I/ATLAS, nel dicembre 2025, il telescopio James Webb ha potuto analizzarne in dettaglio la
Dopo il passaggio al perielio di 3I/ATLAS, nel dicembre 2025, il telescopio James Webb ha potuto analizzarne in dettaglio la composizione chimica della chioma di gas. I risultati hanno rivelato nuovamente caratteristiche che non trovano corrispondenza nelle comete del Sistema Solare. Le osservazioni mostrano una quantità di deuterio, il cosiddetto idrogeno pesante, circa trenta volte superiore a quella misurata nelle comete "locali". Una simile abbondanza suggerisce che 3I/ATLAS si sia formata in un ambiente estremamente freddo, dove i ghiacci hanno potuto conservarsi per miliardi di anni senza essere alterati da periodi prolungati di riscaldamento. Anche il rapporto tra gli isotopi del carbonio racconta qualcosa in più. La cometa contiene solo tracce di carbonio-13, rispetto al più comune carbonio-12. Poiché il carbonio-13 tende ad accumularsi progressivamente nella galassia attraverso le generazioni successive di stelle, una sua scarsità indica un'origine molto antica. Combinando questi dati, i ricercatori stimano che 3I/ATLAS possa essersi formata tra 10 e 12 miliardi di anni fa, durante il cosiddetto “mezzogiorno cosmico”, l'epoca in cui l'Universo attraversava il periodo di massima formazione stellare. Il sistema da cui proviene sarebbe nato all'interno di una nube fredda e densa, e la cometa avrebbe trascorso gran parte della propria esistenza in uno stato profondamente congelato. C'è una domanda ancora più grande dietro queste ricerche. Se i processi chimici che hanno portato alla nascita della vita sulla Terra dipendono da condizioni particolari, quanto sono comuni nel resto della galassia? Analizzare visitatori interstellari come 3I/ATLAS non ci fornisce ancora una risposta, ma ci permette di confrontare il nostro sistema con altri ambienti cosmici e capire se la storia che ha portato fino a noi sia la regola oppure un'eccezione. Credit: NASA, ESA, CSA, STScI [Articolo scientifico]
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Poche parole, molta tensione: il #LunediSciFi di oggi è Under the Skin (2013). Diretto dalla sapiente regia di Jonathan Glaze
Poche parole, molta tensione: il #LunediSciFi di oggi è Under the Skin (2013). Diretto dalla sapiente regia di Jonathan Glazer - acclamata insieme alla colonna sonora di Mica Levi e alla performance di Scarlett Johansson - questo titolo è vagamente basato sul romanzo Sotto la pelle (2000) di Michel Faber al suo debutto da autore. I due condividono la stessa trama: un’aliena mascherata da giovane donna adesca uomini nel nord della Scozia, allo scopo di processarne i corpi. Se il romanzo è una fantascienza sociale e satirica sul capitalismo e sull’industria della carne, il film è una meditazione visiva ed esistenziale, concentrata prevalentemente sull’esperienza sensoriale umana. Il libro spiega quasi tutto della specie della protagonista, Isserley; il film quasi niente.Nonostante ciò, Under the Skin è stato incluso in molte liste dei migliori film del decennio ed è stato classificato al 61º posto nella lista dei 100 migliori film del XXI secolo secondo la BBC.
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21 giugno, 10:24, è ufficialmente - anzi, astronomicamente - estate! È infatti questo il momento del solstizio d'estate, cioè
21 giugno, 10:24, è ufficialmente - anzi, astronomicamente - estate! È infatti questo il momento del solstizio d'estate, cioè quel momento in cui il Sole raggiunge il punto più alto dell'eclittica, la sua orbita apparente che osserviamo dalla Terra. Il Sole si trova perciò esattamente allo zenit (cioè sulla verticale rispetto al piano dell'orizzonte) sul tropico del Cancro, alla latitudine 23° 26' 14,44" Nord. Insieme al solstizio d'inverno, a dicembre, questo giorno ha fatto nascere tante mitologie e festività su tutto il pianeta. Da noi, oggi, non è molto festeggiato, ma in molte parti del mondo sì: la notte di mezza estate, diventata notte di San Giovanni per i cristiani, è questa, la più breve dell'anno. Oggi è il giorno con più ore di luce! In realtà non è esattamente uguale per tutti: come si vede dall'immagine l'inclinazione del terminatore (la linea che separa giorno e notte) è inclinata di 23.5°, come l'asse terrestre. Perciò i paesi più a nord saranno soggetti a più ore di luce (oggi, proprio sul circolo polare artico, il Sole non tramonterà), mentre all'equatore la durata notte/giorno sarà di 12 ore. Dai prossimi giorni la durata del dì ricomincerà ad accorciarsi fino al prossimo solstizio d'inverno. Nel frattempo nell'emisfero sud sta avvenendo il contrario: lì il solstizio è quello d'inverno, e da domani ricominceranno ad allungarsi le giornate. Tra un po' tornerà il Sole anche in Antartide, che negli ultimi mesi ha visto solo notte e crepuscolo. Credit: EUMETSAT [Giulia P.]
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Commedia, mistero e satira sociale si mescolano con sapienza nel #LunediSciFi di oggi: parliamo di They Cloned Tyrone (2023),
Commedia, mistero e satira sociale si mescolano con sapienza nel #LunediSciFi di oggi: parliamo di They Cloned Tyrone (2023), diretto da Juel Taylor al suo debutto alla regia,su sceneggiatura dello stessoTaylor e di Tony Rettenmaier. Il film, pensato come un omaggio ai film sulla ‘blaxploitation’ degli anni ‘70 (che fondono temi di sfruttamento con la lotta per i diritti civili), ha iniziato il suo cammino nel 2019 quando la sceneggiatura è stata estratta dalla famosa Black List, il catalogo annuale delle migliori sceneggiature in attesa di una produzione. La trama segue tre improbabili alleati – uno spacciatore, una prostituta e il suo protettore –alle prese con un inquietante programma di clonazione e controllo sociale che usa il loro quartiere, povero e degradato, come base di lancio per un programa nazionale. Il risultato è fenomenale, e questo titolo irriverente è stato premiato con un enorme successo di critica e pubblico.
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Luca Parmitano, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea e pilota di test dell'Aeronautica Militare Italiana, è stato assegna
Luca Parmitano, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea e pilota di test dell'Aeronautica Militare Italiana, è stato assegnato al ruolo di pilota per la missione Artemis III. Nel video Parmitano ripercorre brevemente il momento in cui il suo capo gli ha comunicato la decisione. Artemis III sarà una missione molto diversa da quella immaginata negli anni scorsi. Non è più previsto un allunaggio: il volo sarà invece dedicato a una complessa serie di test in orbita terrestre bassa per validare sistemi e procedure necessari alle future missioni lunari. Sono quindi necessarie l'esperienza decennale e la bravura di un pilota di test come Luca Parmitano. Bravura dimostrata non solo con arei militari, ma anche durante le due missioni a bordo della ISS, a cui si aggiunge l'incidente del 16 luglio 2013. Parmitano stava svolgendo un'attività extraveicolare al di fuori della ISS e, a causa di un malfunzionamento del sistema di raffreddamento della tuta, è quasi affogato nella tuta stessa. Grazie all'addestramento (e forse anche al suo carattere) è riuscito a mantere la calma e tornare all'interno della ISS completamente accecato. In seguito alla missione, il centro di controllo è andato a rivedere i dati biologici e ha evidenziato come Parmitano sia riuscito a tenere sotto controllo i battiti, indice del fatto che non si è lasciato prendere dal panico. Direi che è la scelta giusta per un ruolo così importante per la missione Artemis III. Credit: ESA
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I little red dots sono stati una delle più grandi sorprese del James Webb. Scoperti nell'Universo primordiale, questi oggetti
I little red dots sono stati una delle più grandi sorprese del James Webb. Scoperti nell'Universo primordiale, questi oggetti rossastri hanno acceso il dibattito: cosa sono esattamente? Un team di astronomi ha analizzato nel dettaglio GLIMPSE-17775, un piccolo red dot osservato circa 1.8 miliardi di anni dopo il Big Bang, ottenendo il suo spettro. La combinazione della sensibilità infrarossa del JWST e del fenomeno di lente gravitazionale, che ha amplificato la luce dell'oggetto come una gigantesca lente cosmica, ha permesso agli astronomi di raccogliere l'equivalente di 80 ore di osservazione. Il risultato è stato uno spettro con oltre 40 righe di emissione, una quantità di dettagli senza precedenti per questa categoria di oggetti. Analizzando queste tracce di luce, il team ha trovato diversi indizi che raccontano tutti la stessa storia: GLIMPSE-17775 potrebbe essere un buco nero supermassiccio in rapida crescita, avvolto da un denso bozzolo di gas parzialmente ionizzato. Tra gli elementi più interessanti c'è quella che il team ha definito una "foresta di ferro": sedici diverse righe spettrali di questo elemento, insieme ai segnali prodotti da ossigeno, idrogeno ed elio, indicano la presenza di una sorgente estremamente energetica immersa in un ambiente molto denso. Questo scenario potrebbe spiegare non solo GLIMPSE-17775, ma anche la natura di molti altri little red dots e il motivo per cui appaiono deboli nei raggi X: l'emissione ad alta energia sarebbe assorbita dal guscio di gas che circonda il buco nero. Quando Webb scoprì questi oggetti, alcuni ricercatori ipotizzarono che la loro luminosità potesse mettere in crisi la nostra comprensione dell'evoluzione dell'Universo, perché sembrava richiedere galassie gigantesche formatesi troppo rapidamente. I risultati ottenuti con GLIMPSE-17775 suggeriscono invece una soluzione più compatibile con i modelli attuali: gran parte della luce osservata potrebbe non provenire da un'enorme quantità di stelle, ma dall'attività di un buco nero nascosto all'interno del suo spesso involucro di gas. Credit: NASA, ESA, CSA, UoT, STScI
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La NASA ha annunciato l'equipaggio di Artemis III, la prossima missione con equipaggio del programma Artemis. A comandare la
La NASA ha annunciato l'equipaggio di Artemis III, la prossima missione con equipaggio del programma Artemis. A comandare la missione sarà Randy Bresnik, affiancato dal pilota dell'ESA Luca Parmitano e dai mission specialist Andre Douglas e Frank Rubio. Artemis III sarà una missione molto diversa da quella immaginata negli anni scorsi. Non è più previsto un allunaggio: il volo sarà invece dedicato a una complessa serie di test in orbita terrestre bassa per validare sistemi e procedure necessari alle future missioni lunari. Secondo il profilo di missione presentato dalla NASA, il lander Blue Moon di Blue Origin verrà lanciato per primo e potrà rimanere in orbita fino a 90 giorni. Successivamente partirà Orion con il suo equipaggio, che si aggancerà al veicolo per circa due giorni di operazioni congiunte. Dopo la separazione da Blue Moon, Orion attenderà il lancio di una Starship di SpaceX. A differenza dei piani originali, non verrà utilizzata una versione lunare HLS dedicata, ma una Starship V3 opportunamente modificata con un adattatore per l'attracco. Orion effettuerà un secondo rendez-vous e resterà agganciata alla Starship per circa un giorno prima di fare rientro sulla Terra. La missione durerà complessivamente circa due settimane e servirà a dimostrare la capacità di integrare e far operare insieme veicoli sviluppati da NASA, ESA, Blue Origin e SpaceX. Un test operativo complesso ma fondamentale per preparare le missioni successive verso la Luna. Durante la conferenza è stato inoltre illustrato il profilo preliminare di Artemis IV. In quel caso il ruolo di Starship sarà ancora più importante: dopo l'aggancio con Orion in orbita terrestre, sarà proprio il veicolo di SpaceX a eseguire la manovra di trasferimento verso la Luna, trasportando il complesso fino all'orbita lunare. Artemis III è attualmente prevista non prima del 2027 e rappresenterà il primo vero collaudo dell'architettura che la NASA intende utilizzare per riportare esseri umani nelle vicinanze della Luna negli anni successivi, a partire da Artemis IV. Credit: NASA
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LUCA PARMITANO SARÀ IL PILOTA DI ARTEMIS III !! Oggi la NASA ha annunciato l'equipaggio che volerà a bordo di Artemis III, la
LUCA PARMITANO SARÀ IL PILOTA DI ARTEMIS III !! Oggi la NASA ha annunciato l'equipaggio che volerà a bordo di Artemis III, la prossima missione del programma lunare umano dell'agenzia americana (e non solo). Tra i 4 membri dell'equipaggio c'è anche Luca Parmitano, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea e nostro connazionale. Con Artemis III, Parmitano sarà alla terza missione nello spazio, dopo essere stato scelto come astronauta nella classe 2009 dell'ESA. La prima missione di lunga durata è stata a bordo della ISS nel 2013, dove è tornato successivamente nel 2019 in qualità di comandante dell'Expedition 61. Durante quella missione, Parmitano è diventato il terzo europeo, e primo italiano, ad essere investito del ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale. È un onore e un orgoglio avere Luca Parmitano a bordo di una missione così importante per il ritorno dell'essere umano sulla Luna. Nei prossimi post vi parleremo dei nuovi dettagli emersi per quanto riguarda la missione. Credit: Luca Parmitano
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Oggi pomeriggio la NASA annuncerà i nomi dei membri dell'equipaggio di Artemis III ! La conferenza stampa inizierà alle 17.00, ora italiana, e potrà essere seguita sui canale ufficiale di NASA e su tutti i loro social. Oltre a presentare al pubblico i prossimi 4 astronauti della missione Artemis, la NASA fornirà aggiornamenti sullo stato della missione e sui prossimi passi del programma per tornare sulla Luna. È ormai noto da alcuni mesi che Artemis III non atterrerà più sulla Luna. La missione è stata trasformata in una missione di rendez-vous in orbita terrestre bassa. La capsula Orion verrà lanciata con SLS e andrà ad agganciarsi in orbita con uno o entrambi i lander lunari commerciali: la Starship di SpaceX e il Blue Moon di Blue Origin. Artemis III diventa una missione di test operativo complesso. Niente discesa verso il suolo lunare, ma prove di integrazione, attracco, gestione dei sistemi e validazione delle procedure. Il primo allunaggio con equipaggio slitta quindi ad Artemis IV, che diventa ufficialmente la missione incaricata di riportare l’uomo sulla Luna. Per Artemis III si parla di un lancio non prima di metà 2027. Sarà anche capire quale sarà lo stato dei due lander privati. Link alla live: https://www.youtube.com/watch?v=0fLROeRhqZM
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Fantastico e grottesco, il #LunediSciFi di oggi è una revisitazione colorata degli esperimenti chirurgici vittoriani: parliam
Fantastico e grottesco, il #LunediSciFi di oggi è una revisitazione colorata degli esperimenti chirurgici vittoriani: parliamo di Povere creature! (2023), co-prodotto e diretto da Yorgos Lanthimos, su sceneggiatura di Tony McNamara. Basato sull’omonimo romanzo del 1992 dello scrittore scozzese Alasdair Gray (incluso nella produzione del film dal 2009 fino alla sua morte nel 2019), vincitore del Whitbread Award e del Guardian Fiction Prize, questo titolo è l’opera di Lanthimos ad aver guadagnato di più in assoluto, ed è un successo universale per lacritica: presentato all’80° Festival Internazionale del Cinema di Venezia (dove ha vinto il Leone d’Oro), Povere creature! è stato nominato dalla National Board of Review dell’American Film Institute nella top 10 dei film migliori del 2023, assicurandosi quattro vittorie ai 96° Academy Awards, due agli 81° Golden Globe Awards, e cinque ai 77° British Academy Film Awards.
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Crepe e perdite nella struttura del modulo russo della ISS, Zvedzda, sono note da tempo e in passato hanno già fatto suonare
Crepe e perdite nella struttura del modulo russo della ISS, Zvedzda, sono note da tempo e in passato hanno già fatto suonare qualche allarme preventivo. Il problema è stato mitigato nel migliore dei modi dai cosmonauti. NASA e ROSCOSMOS stanno lavorando per determinare la causa d'origine delle crepe e l'agenzia russa ordina riparazioni periodiche per mitigare le perdite e limitare l'espandersi delle crepe. In seguito a nuovi rilevamenti, ROSCOSMOS ha pianificato una riparazione speciale, oggi 5 giugno. La NASA ha ordinato, mettendo mille mani avanti e stando ultra mega cauta, ai membri dell'equipaggio di Crew-11 e all'astronauta Chris Williams, di assumere una posizione di sicurezza all'interno della Crew Dragon nel mentre i cosmonauti russi svolgevano le operazioni di riparazione. ROSCOSMOS ha poi deciso di interrompere le operazioni poiché ha ritenuto necessari ulteriori dati prima di procedere oltre. La NASA ha quindi istruito il suo equipaggio di uscire dalla Dragon (il cui portellone era stato chiuso) e tornare alle operazioni nominali a bordo della ISS. È possibile che nei prossimi giorni NASA potrebbe ripetere le stesse procedure, quindi niente allarmismi (come invece si è letto sulle testate giornalistiche generaliste, che ormai sono feccia). Credit: NASA
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La missione marziana della NASA MAVEN è terminata ufficialmente. Dopo più di 11 anni in orbita attorno a Marte, e i vani tent
La missione marziana della NASA MAVEN è terminata ufficialmente. Dopo più di 11 anni in orbita attorno a Marte, e i vani tentativi di ricontattare la sonda, la missione si conclude in un modo un po' triste. I contatti erano stati persi lo scorso 4 dicembre. La NASA disse che il 6 dicembre erano riusciti a captare dei dati di tracciamento che indicavano che la sonda fosse probabilmente in rotazione anomala e su un'orbita leggermente diversa da quella nominale. Dopo i vari tentativi di rimettersi in contatto con la sonda, la NASA ha istituito un comitato per valutare lo stato dell'osservatorio e l'effort per il recupero della missione. La decisione finale è stata che la sonda non è recuperabile e non è più in grado di svolgere le sue osservazioni scientifiche o di trasmettere segnali in modo consistente. Data la sua orbita anomala e lo stato di rotazione caotico, le batterie si sono scaricate, rendendo impossibili le comunicazioni e il recupero di MAVEN. Questi risultati preliminari non forniscono una potenziale causa principale per l'anomalia, che è ancora oggetto di indagine. Il comitato di revisione dovrebbe fornire il suo rapporto finale entro la fine dell'anno. La NASA ha iniziato il processo ufficiale di disattivazione della missione, seguendo le procedure standard per archiviare il set di dati completi della missione. So long, and thanks for all the fish, MAVEN! Credit: NASA [Comunicato stampa]
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