𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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"Creep" fu pubblicata per la prima volta nel 1992, ma inizialmente passò inosservata. Solo con la ristampa del 1993 divenne un successo mondiale, anche se i Radiohead in seguito hanno avuto un rapporto conflittuale con il brano, arrivando a escluderlo spesso dalle scalette dei concerti.
Il titolo Creep significa "strisciatore", "emarginato", qualcuno che non si sente a suo agio nella società. La canzone nasce proprio da questa condizione: Thom Yorke la scrisse ispirandosi a una ragazza di cui era innamorato ai tempi dell’università. Non riuscendo ad avere il coraggio di parlarle, riversò nella musica tutte le emozioni di inadeguatezza e desiderio frustrato.
Il brano è costruito in modo relativamente semplice, ma con una potenza espressiva unica. Le sue parti principali possono essere viste come momenti distinti:
1. Introduzione dolce e quasi intima – La voce di Yorke parte fragile, come un sussurro di confessione. Qui il protagonista osserva da lontano la persona amata, descrivendola come “angelica” e “speciale”, ma sentendo subito il peso della distanza.
2. Primo crescendo e “distorsione” – Entra la chitarra di Jonny Greenwood con il famoso colpo di distorsione, quasi uno schiaffo sonoro, che segna la rabbia e la frustrazione per non sentirsi all’altezza.
3. Ritornello – La confessione più dura: “I’m a creep, I’m a weirdo”. Non è un gioco poetico, ma un’autodefinizione brutale. Yorke si mette completamente a nudo, dicendo senza filtri quello che pensa di sé stesso.
4. Ballata interiore – Nella parte centrale, la voce torna dolce e sognante: il protagonista immagina di poter essere speciale, desidera appartenere a quel mondo luminoso che vede nell’altro. È la parte più malinconica, un sogno a occhi aperti.
5. Finale – La tensione ritorna. La voce si spezza, la distorsione cresce, fino a lasciare un senso di sconfitta e disperazione. Non c’è catarsi, non c’è vittoria: rimane solo la sensazione di esclusione, il marchio dell’“outsider”.
Creep èun brano diretto, autobiografico e spietato. Il suo potere sta proprio nella sincerità: il dolore di chi si sente invisibile, respinto, non abbastanza.
Nonostante la sua apparente semplicità, la canzone ha segnato una generazione. È diventata l’inno di chi non si riconosce nei modelli sociali dominanti, di chi si sente “diverso”. Forse è per questo che ancora oggi, più di trent’anni dopo, Creep continua a commuovere e a risuonare nelle vite di milioni di persone.
Buon ascolto con Creep, Radiohead ❤️
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Io ti amo
Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo
Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo
Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
v a f f a n c u l o
Stefano Benni (Bologna, 12 agosto 1947 – Bologna, 9 settembre 2025)
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Oggi mi va di omaggiare Stefano Benni. Poeta, scrittore, drammaturgo. Artista geniale, poliedrico, sorprendente.
Il suo geniale romanzo "Bar Sport" cambiò la mia prospettiva sulla lettura e su tratti di quotidianità.
La poesia in questione è "Ti Amo"
che esplora il tema dell’amore in termini non convenzionali, ma caratterizzati dal poetico cinismo proprio dello stile di Benni, presente in tutte le sue opere, servendosi di immagini surreali e ironiche, evocando una percezione dell’amore quasi paradossale. Un elemento chiave è, infatti, proprio la scelta di espressioni volutamente esagerate o fuori dall’ordinario, che uniscono il tragico al comico, in un’esplosione di stereotipi, sentimenti ed ironia, con un umorismo di cui Benni è un maestro assoluto.
Che la terra ti sia lieve Maestro
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𝗥𝗜𝗧𝗥𝗢𝗩𝗔 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗢 𝗦𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢
𝘉𝘦𝘯𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦,𝘤𝘶𝘳𝘪𝘰𝘴𝘪𝘵𝘢́ 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦 𝘣𝘶𝘰𝘯 𝘤𝘪𝘣𝘰 𝘵𝘪 𝘢𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘪 𝘤𝘢𝘯𝘢𝘭𝘪 𝘶𝘯𝘪𝘤𝘪.
٭𝐵𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎
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Una canzone dal testo profondo che parte dal porsi delle domande sull'educazione dei bambini e finisce col chiedersi "chi siamo" davvero al netto di tutti i perbenismi che ci hanno insegnato.
Musicalmente è una canzone fantastica... l'estensione vocale di Roger Hodgson si estende su due ottave, tastiera ed effetti sonori fanno da padroni.. le nacchere.. il sax.. davvero particolare.
Addio a quel genio di Rick Davies, fondatore dei Supertramp. ❤️
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Point of Know Return è il brano che apre l’album omonimo dei Kansas, uscito nel 1977. È una canzone breve ma molto intensa, che unisce l’anima rock della band con sfumature progressive. La particolarità sta proprio nell’arrangiamento: chitarre elettriche e tastiere si intrecciano con il violino, creando un suono energico e allo stesso tempo elegante, tipico dei Kansas.
Il testo usa la metafora del viaggio in mare per parlare delle scelte di vita: arrivare al “punto di non ritorno” significa superare quella soglia da cui non si può più tornare indietro. È un invito a spingersi oltre, a rischiare, anche se con un pizzico di paura.
La voce di Steve Walsh dà grinta e intensità al brano, mentre la sezione strumentale riesce a far convivere melodia e potenza. Pur non essendo lunga come altre canzoni progressive del gruppo, resta una delle più rappresentative, e live era spesso un momento forte dei concerti.
Buon ascolto e buona domenica 🙋🏻♂️
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"Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando "
(Albert Einstein )
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