𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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Ho sempre pensato che la spontaneità della musica degli Agalloch potesse essere spiegata con un'appartenenza, concettualmente, a una determinata stagione e ai suoi segni tipici. Tuttavia, con il passare del tempo ho notato che questa è la musica con cui mi sentirei a mio agio durante qualsiasi periodo dell'anno - mi è sembrata molto appropriata e persino senza tempo.
Quando si dice “commovente”. Il nuovo Agalloch è questo e
altro: una piuma pesante come un macigno, che va a toccare le corde emotive più
profonde ed a farle vibrare, a visualizzare scenari persi nell’oblio dei
secoli, o anche semplicemente in quello degli ultimi anni del metal.
"Ashes Against The Grain" è un album da assaporare e far
risuonare nei momenti di riflessione, uno di quei dischi che lasciano tracce di
sé anche al di fuori della propria nicchia di mercato: una perla come da
molto, molto tempo certo metal estremo non ci regalava.
La musica ha una vasta gamma di influenze e sperimentazioni come black metal, doom metal, post-rock, post-metal, dark ambient e una sfumatura di atmosfera goth. Il risultato è che combina perfettamente la melodia con il black metal atmosferico e chitarre ronzanti che non suonano ripetitive.
"Fire Above Ice Below", il brano melodico migliore dell'album, un 'incarnazione per eccellenza di quel freddo dell'Oregon, di oltre 10 minuti pone una chitarra acquosa su strimpellate acustiche. È un dolce valzer immerso in toni caldi di chitarra e voci sibilanti che una chitarra petulante trasforma in un canto da falò.
Buon ascolto 🖤
👉🏻@rock_metalballad
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Mardi Gras, è destinato ad essere l’ultimo album dei Creedence Clearwater Revival: l’ultimo di una band che faceva di tutto per non andare in mille pezzi, ma che era ormai divorata dall’interno dalle sue disfunzioni.
Tom Fogerty aveva abbandonato il gruppo...Doug e Stu pretendevano maggior peso all'interno gruppo...John stanco e inquieto che a breve inizierà una lunga e bella carriera da solista.
Quest'ultimo album vede dei pezzi scritti da tutti e tre... una sorta di discorso a tre ma evidentemente parlavano da soli senza ascoltarsi vicendevolmente. Un album dove le canzoni dei due ribelli al massimo assomigliano ad un pop leggero... ben lontano dalle sonorità tipiche del gruppo che lo resero famoso in tutto il mondo.
Più che un bell’album rock, Mardi Gras è uno spaccato di storia su cosa può accadere ad una band quando cerca disperatamente di tenersi insieme... ottenendo qualcosa che non piace a nessuno.. ne ai fans ne alla band stessa.
Un ultimo album non degno dell'importanza del gruppo e del loro stile che lo ha caratterizzato in questi 4/5 anni di successo.
L'unica canzone che un po si avvicina al temperamento e alle sonorità alle quali siamo abituati, è Hello Mary Lou.
Una canzone scritta da Gene Pitney negli anni 60... riproposta anche da gruppi come i Queen nei loro tour mondiali.
Una canzoncina che giusto a noi fans dei Creedence puó andare a genio... quello spirito country che incontra il rock.
La band considerata per antonomasia l'ABC del rock si scioglie dopo appena 4 anni, dopo aver toccato l'olimpo del rock ed essere oramai considerata un culto per molti.
I Creedence Clearwater Revival non erano attrattivi per i nuovi teenager. Con quelle barbe e occhiali non si rimorchiava, le camicione a quadri sarebbero tornate di moda solo vent'anni dopo. Eppure quell'insieme di rock primitivo e schiette dichiarazioni populiste faranno dei Creedence la rock band per eccellenza. ❤️
Buon ascolto e buona domenica 🙋🏻♂️
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Quarant'anni di musica.
Trentasei album di rock and roll, folk e country, con sfumature di blues, techno e altri stili. Una vita a scrivere canzoni e a fare musica, canzoni che sono tuttora popolari e destinate a durare nel tempo.
Neil Young è tutto questo. Qui si racconta, con semplicità e passione, rifacendo la strada percorsa, dai Buffalo Springfield alle collaborazioni con Crosby, Still & Nash, i Crazy Horse e altri gruppi e artisti di eccellenza. È, quella di Young, una scrittura che ci restituisce, intatte, le ragioni che hanno nutrito, contemporaneamente, l'ispirazione del songwriter e l'uomo che ha continuato a battersi nelle battaglie civili, per la pace, per l'ambiente, per i ragazzi disabili, per quel "sogno" che non ha mai smesso di sognare.
Buona lettura ❤️
@rock_metalballad
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Eccoci con la nostra consueta (più o meno) rubrica del sabato sui libri che narrano le gesta di personaggi che hanno fatto la storia del Rock.
Stamane tocca a quell'uomo meraviglioso, quel rocker che negli anni 70 ha scritto pietre miliari della storia della musica. Neil Young.
Conservatore e libertario, radicale e anarchico, ma soprattutto l’opposto del rocker maledetto. Un autore di canzoni meravigliose che di sé dice: «Pensate a me come uno che non avete mai capito»
Ecco a voi e buona lettura 🖤
Enjoy ❤️
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Nel 2003 , "Bring Me the Disco King" è stato pubblicato nell'album Reality.
Secondo lo stesso Bowie, "L'ho ridotta al minimo e ho fatto suonare il piano a Mike Garson . L'abbiamo fatto alla metà del tempo rispetto all'originale, e ora pare che funzioni alla grande. Questa povera piccola orfana sembra avere una casa adesso."
Rifiutando il rauco assalto guidato dalla chitarra della title track di Reality e delle altre canzoni, "Bring Me the Disco King" ha un ritmo che spesso ricorda la samba , il tango e soprattutto il jazz, e secondo Nicholas Pegg, "Inizialmente sembra incongruo, ma la sua maestosa presenza riesce a legare insieme l'album".
Come ha scritto James E. Perone, "I vaghi riferimenti suggeriscono uno sguardo indietro a una vita di momenti sprecati. L'approccio un po' stanco che Bowie assume sulla canzone funziona perfettamente nel contesto del focus dell'album sull'invecchiamento».
Esistono infinite versione e featuring, ma quella che amo più di tutte, è questa che posto, in cui al featuring ci sono due artisti che amo particolarmente, John Frusciante e James Maynard...
Insomma buon ascolto con una delle perle più luminose del repertorio di Bowie ❤️
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Coraggioso, sincero e divertente come le performance del suo autore, «A cosa serve questo pulsante?» è un viaggio intimo nella vita, nel cuore e nella mente di una leggenda della musica metal.
“Finisci per ammirare Dickinson per la sua tenacia e amarlo per il suo ottimismo anche di fronte alle avversità. A cosa serve questo pulsante? fa sembrare la scherma, pilotare aerei, produrre birra e capitanare una delle band più importanti del mondo come qualcosa che tutti potremmo fare, se solo non fossimo così pigri.” - The Times
"Ero brufoloso, portavo la giacca a vento e dei jeans a zampa di elefante con Purple e Sabbath scritto a penna sulle cosce, e guidavo un motorino scassato e rumorosissimo. E sì, volevo diventare un batterista..."
Pionieri dell'heavy metal britannico alla fine degli anni '70, gli Iron Maiden hanno raggiunto il successo grazie alle performance dinamiche, allo stile canoro e alle stravaganze del loro leader, il cantante Bruce Dickinson.
Pilota di linea per una compagnia aerea, imprenditore, speaker motivazionale, produttore di birra, scrittore, deejay della BBC, sceneggiatore per il cinema e infine campione di scherma a livello mondiale, Dickinson è un personaggio poliedrico e affascinante, che vive la vita con eccezionale entusiasmo e continua a ispirare milioni di fan. E racconta la sua storia con la stessa sfrenata creatività, energia e passione: i trent'anni con gli Iron Maiden, la carriera da solista, l'infanzia turbolenta, l'università e le prime band, il diventare padre e avere una famiglia, fino alla recente battaglia contro il cancro.
Buona lettura ❤️
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Eccoci con la nostra consueta (più o meno) rubrica del sui libri, stavolta nel giorno dell'Immacolata, che narrano le gesta di personaggi che hanno fatto la storia del Rock.
Stamane tocca ad uno dei personaggi più incredibili, affascinanti e poliedrici di tutto il panorama metal mondiale, Bruce Dickinson.
Ecco a voi e buona lettura 🖤
Enjoy ❤️
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