𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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In I'm the Highway degli Audioslave, il frontman Chris Cornell rivendica la propria autostima dopo essere stato dato per scontato nelle sue relazioni. "Non sono le tue ruote che rotolano, è l'autostrada", canta. Determina che l'unica persona su cui può contare è se stesso, ma la strada per l'indipendenza è lunga: "Ho percorso milioni di miglia sotto i miei talloni, e mi sento ancora troppo vicino a te"
"È un brano forte, sicuro di sé, spirituale. Parla di una persona che si rifiuta di essere legata alla banalità, che è costantemente alla ricerca di libertà e indipendenza su una scala più universale, non solo nella realtà quotidiana. Era il grido di un'anima, ed è una canzone bellissima"
La canzone si apre con il verso "Perle e porci, privi di me", che è un riferimento biblico al Discorso della Montagna di Gesù in Matteo 7:6, che afferma: "Non gettate perle ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe". In altre parole, non condividete nulla di valore con qualcuno che si rifiuta di apprezzarlo.
Cornell iniziò a suonare una versione acustica nel bel mezzo dei concerti della band e il riscontro positivo gli diede il coraggio di applicare lo stesso approccio ad altri suoi brani, dando così il via al suo tour acustico solista Songbook nel 2011. Ha dichiarato a Walmart Soundcheck: "Quella canzone in particolare è stata la prima che ho suonato acusticamente davanti a un pubblico così vasto durante i concerti degli Audioslave, ed è stata una cosa un po' spaventosa. Era importante che la band mi sostenesse mentre la suonavo".
Vi lascio con quella che è la mia ballata preferita degli Audioslave (forse solo dopo Like a Stone), è con una delle interpretazioni migliori del compianto Chris ❤️
Buon ascolto
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L'altro ieri è stato l'anniversario di un album spettacolare dei Red Hot Chili Peppers, Californication...
Tra i vari capolavori di questo album, spicca Otherside. Sul suo significato tanto ci sarebbe da dire e pochi sanno che Otherside riguarda proprio un pezzo di storia dei Red Hot Chili Peppers. Sembrerebbe dedicata, infatti, ad uno dei membri fondatori della band, Hillel Slovak, scomparso prematuramente a causa di una overdose.
Come sappiamo, i Red Hot Chili Peppers furono fondati da tre compagni di scuola: Flea che suonava il basso, il cantante Anthony Kiedis e il chitarrista Hillel Slovak. Quest’ultimo fu quindi fondatore e primo chitarrista della band, prima ancora di Frusciante.
Hillel Slovak morì improvvisamente per overdose di eroina. I suoi compagni di avventura erano già preoccupati per la sua dipendenza e avevano provato insieme con la famiglia a farlo disintossicare, così come con Kiedis, che aveva una dipendenza anche più grave ed esplicita.
In generale quindi, questa canzone parla di problemi di droga e sicuramente fa riferimento alla lotta che gli stessi membri dei Red Hot combattono continuamente contro la dipendenza, a partire dal già citato Kiedis fino allo stesso John Frusciante. Tuttavia è palese un riferimento anche alla morte di Hillel Slovak, soprattutto in un passo:
“I heard your voice through a photograph
I thought it up and brought up the past”
Nel video che vi posto ci sono chiari riferimenti a questa storia.
Buon ascolto con Other Side, il brano che preferisco di Californication
E buon compleanno a questo album assurdo
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Benvenuto in A National Acrobat... brano dei Black Sabbath del 1973
Il pezzo parte con un riff che striscia, lento e denso come melassa sabbathiana. Non è il classico pugno in faccia alla Paranoid, ma qualcosa di più viscido, quasi sensuale, da ascoltare con la faccia seria e l’occhio spiritato.
Il testo racconta teorie sulla reincarnazione, la vita, la morte e chi sta premendo i bottoni dell’universo.
Il testo è tipo: “Forse esisti, forse no. Forse sei un pensiero. O forse sei solo il sogno di un brufolo cosmico.”
Poi... a metà canzone, cambia tutto... e quando pensi di aver capito dove stai andando, il brano si ripiega su sé stesso e svanisce.
Buona ascolto e buona domenica 🙋🏻♂️
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Il brano più vicino ai Rammstein che sia mai arrivato a una ballata in piena regola, questo numero acustico sobrio, lugubre e dolce, Diamant sembra una semplice canzone d'amore non corrisposta in superficie. Ma uno sguardo più approfondito ai testi " Sei così carina, così bella... non riesco a muovere i miei occhi da te, e i tuoi occhi scintillanti vogliono succhiarmi l'anima" suggeriscono una storia molto più sinistra che si dipana sotto la superficie.
Lindemann parla di "Voler tenerti nel mio cuore", ma questo viene rapidamente sostituito dalla frase seguente, "Ma ciò che non puoi amare devi odiare". Descrive il soggetto della canzone come "Bello come un diamante, ma proprio come una pietra". Le chitarre e gli archi sdolcinati e struggenti della traccia smentiscono i testi gelidi. Ed è tipica malizia dei Rammstein avvolgere il testo più vulnerabile e personalmente perspicace della canzone in una traccia che molti si sono già rassegnati alla pila dei "salta".
Con Diamant, i Rammstein hanno creato un ambiente solenne e oscuro che mi trasporta onestamente in cima a un castello medievale custodito da un enorme drago.
L'atmosfera ricorda molto il folk più vecchio in questo senso, come le cose che ascolteresti in Shrek . La chitarra, tuttavia, mi ricorda i primi sforzi acustici dei Radiohead, facendo anche paragoni con i lavori dei Russian Circles con gli accordi arpeggiati ovunque. Roba adorabile.
Buon ascolto! 🖤
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Marti è una storia di scheletri.
Marti è una storia di amore.
È una storia di notte.
È una storia di casa.
È una storia di anni che spaccano
il sorriso di botte.
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Il videoclip di “Marti”, diretto da Dario Brandini, è un inno alla fragilità che l’essere umano può covare, fino all’esaltazione dell’errore. Volevo che le riprese fossero in grado di esprimere nella maniera più nitida e vera possibile quell’assenza di stabilità che spesso proviamo fino a sentirci terribilmente vulnerabili. Ho scelto di raccontarlo tramite un ballo che trasuda umanità all’interno di un video dalla narrativa fanciullesca, che si distacca da qualsiasi ideale utopistico di perfezione, tornando al discorso precedente, e abbracciando tutte le insicurezze insite nell'essere umano.
Volevo appunto che la ballerina fosse più umana possibile, che il video avesse dei tratti quasi infantili e pieni di insicurezza. Abbiamo cercato quindi di esprimere con la danza e con le immagini quanta più insicurezza possibile, e non è stato affatto facile, perché il mondo della danza chiede alle ballerine di essere perfette, in qualche modo le educa alla perfezione. Purtroppo per il mondo della danza la perfezione non esiste e per quanto mi riguarda sono contento.
L'ambientazione del video è una stanza putrida e abbandonata, come tanti di noi.
Alle volte non si trovano parole per descrivere ciò che si vede,
alle volte non ci sono parole per descrivere ciò che si è vissuto o si sta vivendo,
alle volte non servono spiegazioni.
Basterebbe ascoltare,
guardare.
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“Marti” è il titolo del mio nuovo singolo: una storia delicata e intensa, il racconto crudo e diretto di un ricordo felice legato a un momento molto complesso, come quello della fine della tossicodipendenza, che per alcune persone è la fine di un incubo, per altre invece è solo l’inizio.
Il brano parla di una ragazza fragile che in un momento difficile della sua vita crede di vedere nella droga la versione più bella di sé, quella più sicura e solida; una ragazza che vede nel suo corpo rinsecchito quel carattere che tanto desiderava avere, una ragazza che avrebbe solo bisogno di una ragione per stare bene. Un abbraccio non basta: io sogno e prego che la vita dimostri a questa stessa ragazza che lei è bella proprio per la sua fragilità. Spero che la vita dimostri a tutti noi che non esiste perfezione a cui aspirare e che sbagliare è la cosa più giusta che una persona in bilico possa fare, fosse anche solamente per capire chi siamo e chi davvero vogliamo diventare un domani.
Buon ascolto con questo autore inediti, Livornese. Cassio, Marti❤️
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Da sempre su questo canale cerchiamo di essere attenti anche ai cantautori underground italiani. Esiste un fermento del quale spesso non percepiamo la reale portata.
Oggi voglio farvi ascoltare un brano di un certo Cassio...
Cassio è forse il modo in cui Simone Brondi riesce a stare al mondo senza sentirsi del tutto perso, raccontandosi e raccontando delle camere più scure in cui ha vissuto e che dentro di lui ancora vivono.
Simone è un cantautore livornese di 30 anni, con un sound che si muove tra influenze che ricordano la scena indipendente e rock dei primi 2000 spaziando fino a sonorità e approcci più moderni, con l’utilizzo dell’elettronica, di beat coinvolgenti, dell’autotune e una forma di scrittura che abbraccia quella del cantautorato più contemporaneo, crudo e meno tradizionale.
Ecco il brano❤️
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