ru
Feedback
Buridda nella Città di Sotto

Buridda nella Città di Sotto

Открыть в Telegram

Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda

Больше
540
Подписчики
Нет данных24 часа
-27 дней
-330 день
Архив постов
photo content

Ciao Jade ! ✊🏽
Ciao Jade ! ✊🏽

Repost from CALP info
CON LA FLOTTILLA, NEMMENO UN CHIODO PER GUERRA E GENOCIDIO GENOVA 18.30 al Varco Albertazzi Lo sciopero generale continua que
CON LA FLOTTILLA, NEMMENO UN CHIODO PER GUERRA E GENOCIDIO GENOVA 18.30 al Varco Albertazzi Lo sciopero generale continua questa sera per ribadire un no categorico e collettivo alla complicità del governo italiano con la guerra. Lavoratori e lavoratrici incrociano le braccia e scendono in piazza perché si rifiutano di piegare la propria opera e i propri porti alle logiche dell'economia di guerra, respingendo l'idea che la logistica diventi ingranaggio di distruzione. Al centro della mobilitazione c'è il sostegno alla Flotilla, attaccata questa mattina, e la  libertà del popolo palestinese. Vogliamo un embargo totale su tutte le merci dirette o provenienti da Israele. Al fianco dei ragazzi e delle ragazze della Flottilla e di chi spezza l'assedio con la solidarietà concreta, invitiamo tutta la cittadinanza alla massima partecipazione per trasformare il Varco Albertazzi in un atto di solidarietà internazionale e internazionalista.

Ieri, qui a Genova, abbiamo vissuto una importante giornata di scambio e discussione politica insieme ad altre realtà naziona
Ieri, qui a Genova, abbiamo vissuto una importante giornata di scambio e discussione politica insieme ad altre realtà nazionali, cosa che non succedeva ormai da un po' di tempo. Ieri abbiamo iniziato un percorso di confronto politico, incentrato sull'analisi delle lotte sociali e antifasciste che da più di venticinque anni portiamo avanti, ognuno a proprio modo. Abbiamo incominciato a confrontarci, partendo dal passato, cercando di tenere sempre teso quel filo rosso della resistenza che attraversa tutte le città italiane. È solo l'inizio, c'è tanto ancora da analizzare e discutere ma la direzione è la stessa, verso il corteo del 19 luglio, in vista del 25esimo di quelle giornate del 2001. Avanti compas! #19lugliocorteo #25anni G8genova #25G8

Con questo spirito vogliamo tornare per le strade di Genova nel 25° anniversario del G8 del luglio 2001: tenendo teso il filo rosso che dalla Resistenza Antifascista arriva fino a noi, rivendicando tutto ciò che questa storia rappresenta per gli oppressi e gli sfruttati. IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO!

IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO! Genova Antifascista e Firenze Antifascista Per i nostri compagni e le nostre compagne cadute. Per chi ha pagato con il carcere senza arrendersi. Per chi ancora lotta e lotterà. La storia della Resistenza Antifascista è la nostra storia. È la storia di chi scelse di disertare la chiamata alle armi del regime fascista per combattere l'occupante nazista e i collaborazionisti. Di chi lottò per costruire una società nuova libera dalla guerra, dallo sfruttamento, dalle disuguaglianze. La Resistenza Antifascista liberò l'Italia dal nazifascismo ma non riuscì a chiudere i conti con la borghesia che aveva scatenato la guerra e rinnegò il fascismo solo per convenienza. Quella borghesia voleva continuare a vivere del proprio privilegio e sin da subito lavorò per restaurare i presupposti del fascismo nel nuovo corso repubblicano e costituzionale. È nostra anche la storia di chi li vide riposizionarsi nei centri di comando - nelle prefetture, nelle questure, nei tribunali, nelle grandi fabbriche - e capì che la Resistenza non era affatto finita con il 25 aprile. Una scelta che subì il tradimento di chi, in nome della pacificazione nazionale, concesse l'amnistia ai fascisti e voltò le spalle ai compagni, costringendoli al carcere o all'esilio. Quel tradimento rimase sottotraccia ma non fu mai dimenticato. Tornò a bussare alle porte della storia con le giornate di Genova del '60. Un momento in cui avvenne il passaggio del testimone: dalla Resistenza tradita a una nuova generazione operaia e proletaria. Segnali che anticiparono uno scontro di classe che, dalla fine degli anni '60 agli anni '80, segnò profondamente l'Italia. Sono nostre tutte le conquiste di quel periodo. Ma è nostra anche la sconfitta di quella prospettiva rivoluzionaria. Una sconfitta che lo Stato raggiunse con le leggi speciali, il carcere, la tortura, la strategia della tensione: la rete di complicità che dalle basi NATO attraversava i servizi segreti e arrivava ad armare i neofascisti. E ancora una volta, quella sconfitta, non sarebbe stata possibile senza la collaborazione della sinistra parlamentare. Poi, dopo la caduta del Muro di Berlino, ci hanno raccontato che la storia era finita. Che il mondo si avviava verso un'epoca di pace e prosperità. Non fu così. Lo dimostrarono subito con la prima guerra del Golfo e con le bombe su Belgrado. Una nuova generazione si prese la scena, rinnovando la lotta contro i simboli e gli organismi del capitale sovranazionale. Furono gli anni dei controvertici internazionali, da Seattle fino al G8 del 2001. Anche questa è storia nostra. Ciò che accadde per le strade di Genova: le cariche, i pestaggi indiscriminati, le torture di Bolzaneto, la mattanza della Diaz, l'omicidio di Carlo Giuliani. Ma anche la resistenza in piazza, l'assalto ai simboli del potere, al carcere di Marassi, le barricate che arginarono e rallentarono l'azione della polizia. E ancora una volta, la repressione non avrebbe colpito al cuore quel movimento senza il cedimento di chi volle capitalizzarlo dall'interno. Chi si dissociò. Chi divise i manifestanti in "buoni" e "cattivi". Chi prese le distanze da quelli che l'informazione chiamava "delinquenti, teppisti e facinorosi". La nostra storia ha molto da raccontare. A patto però di non lasciarla riscrivere ai suoi detrattori. Perché è questo che fanno ogni volta: con una mano la criminalizzano per meglio colpirla e delegittimarla, con l'altra la restituiscono edulcorata e addomesticata per svuotarla della sua forza materiale di cambiamento. Se questa è la nostra storia, allora sono nostri anche gli eventuali errori che possono averla segnata. Spetta però solo a noi affrontarli e correggerli, nella nostra piena autonomia. Non certo al ceto politico e agli agenti di questo sistema, capaci di farci la morale e di sbatterci in carcere per una vetrina rotta, mentre deportano, armano il genocidio e soffiano sul fuoco di una guerra mondiale.

Repost from N/a
photo content

24/04/2026 Per chi ha resistito allora, per chi resiste ai giorni nostri ad un sistema capitalista che opprime i lavoratori e manda gli studenti al fronte, per tutti i popoli in lotta 🚩🚩🚩ORA E SEMPRE RESISTENZA 🚩🚩🚩

photo content

..per chi invece preferisce altro tipo di musica , la serata continua allo Zapata

🚩Essere antifascisti oggi significa essere Internazionalisti. 🚩🚩Significa schierarsi contro queste guerre che servono solt
🚩Essere antifascisti oggi significa essere Internazionalisti. 🚩🚩Significa schierarsi contro queste guerre che servono soltanto ai padroni per riorganizzare la loro egemonia in giro per il mondo. 🚩🚩🚩Stare sempre con i popoli che lottano come in Donbass, in Palestina, a Cuba e dovunque i popoli tentino di liberarsi dal bastone dei padroni! 💥💥💥OGGI POMERIGGIO dalle ore 17.30 piazza Carlo Giuliani.💥💥💥 Dopo il corteo proseguirà la serata al Porto Antico con musica sino a notte.....

photo content

Il Vento del Nord soffia ancora, così come a cavallo della liberazione quel vento invase i quartieri e i monti dove si combatté la resistenza, frutto di quel malcontento che fece nascondere a tanti partigiani le armi buone per consegnare i ferri vecchi. L’amnistia del ‘46 vide la scarcerazione di tanti fascisti e l’equiparazione, nei tribunali e fuori, dei partigiani che combatterono per la libertà con chi difese invece l’Italia fascista. Quel vento del Nord portò poi alla ripresa delle armi in tanti posti, come Santa Libera, come le volanti rosse, a quella resistenza che ancora continua da allora. L’Antifascismo è l’Anticorpo che la classe operaia ha sviluppato contro i bastoni dei padroni, quegli stessi padroni che si sono serviti delle camicie nere per reprimere gli scioperi del biennio rosso. Quello stesso anticorpo scorre oggi nella classe lavoratrice genovese, lo stesso anticorpo che non ha piegato la testa di fronte alla guerra, che ha bloccato le armi nel nostro porto, che incrocia le braccia di fronte alle multinazionali che vedono negli operai genovesi carne da macello per i loro profitti. E quello stesso anticorpo ci impone oggi di ricordare che la Resistenza Antifascista non è iniziata l’8 settembre del 1943 e non è finita il 25 aprile 1945, ma continua e continuerà nelle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici finché ci saranno padroni a sfruttarci. Quel Vento del Nord soffia ancora. Facciamo un passo indietro. Il 23 aprile 1945, alla sera, il CLN dà avvio all’insurrezione su Genova: fascisti e tedeschi vengono attaccati ovunque dalle forze partigiane, dal levante al ponente e su per le valli. Le forze della 6° zona operativa, la divisione Pinan-Cichero reduce del massacro subito alla Benedicta, già blocca e presidia tutti i valichi di collegamento con la pianura Padana; ogni via di fuga per i tedeschi è chiusa. La città è accerchiata e le due brigate volanti, la Severino e la Balilla, iniziano la discesa della valbisagno e della valpolcevera, entrambe senza retrovie. In città le SAP e le GAP iniziano la liberazione. La sera del 24 aprile 1945 Genova viene liberata dalle forze partigiane. Il giorno dopo il generale tedesco Gunther Meinhold firma la resa incondizionata a Villa Migone, di fronte a Remo Scappini, operaio comunista membro del CLN. Questa è la nostra storia. Oggi torna la guerra. La sentiamo e la vediamo tutti i giorni, la viviamo sui posti di lavoro e nelle scuole. Quello che succede in giro per il mondo ha un risvolto diretto nella nostra città. È stata la guerra a portare, l’8 settembre del ’43, la leva obbligatoria e la pena di morte per gli oppositori. Da lì ha preso forza la resistenza armata contro il fascismo e il nazismo. Resistenza che veniva già dall’esperienza spagnola contro il fascismo franchista, dalla gloriosa resistenza partigiana in URSS, in Jugoslavia, in Francia. Tanti partigiani hanno combattuto prima altrove per poi spostarsi a combattere qui sui nostri monti. Perciò essere antifascisti è essere Internazionalisti. Significa schierarsi contro questa guerra che serve soltanto ai padroni nostri per riorganizzare la loro egemonia in giro per il mondo. Stare con i popoli che lottano come in Donbass, in Palestina, a Cuba e dovunque i popoli tentino di liberarsi dal bastone dei padroni. Venerdì 24 aprile, ore 17.30 piazza Carlo Giuliani. Genova Antifascista

photo content
+1

Repost from N/a
ed eccoci alla seconda assemblea pubblica in vista del corteo del 18 aprile ci vediamo alla casa di quartiere di Certosa Merc
ed eccoci alla seconda assemblea pubblica in vista del corteo del 18 aprile ci vediamo alla casa di quartiere di Certosa Mercoledì 8 Aprile alle 2030

Continuiamo a sostenere la raccolta firme per chiedere la chiusura dei covi fascisti in città! Indichiamo i prossimi appuntam
Continuiamo a sostenere la raccolta firme per chiedere la chiusura dei covi fascisti in città! Indichiamo i prossimi appuntamenti dove sarà possibile trovare i fogli firma: 💢MERCOLEDÌ 8, dalle h 20,30 c/o la Casa di Quartiere di Certosa via Certosa 13 D, durante l’incontro organizzativo per il corteo antifa della Valpolcevera di sabato 18 aprile. ❌GIOVEDÌ 9, dalle h 18,30 c/o lo spazio autogestito Burrasca via Branega 10 Q, Pra’ durante l’iniziativa “Le Guerre si fermano con le Rivoluzioni”. 💢SABATO 11, dalle ore 20,30 c/o lo spazio autogestito Burrasca via Branega 10 Q, Pra’ per la serata benefit cassa Genova Antifascista. ❌DOMENICA 12, dalle ore 18,30 c/o circolo La Ciclistica via Fillak 98r, “FIGLI DELLA RESISTENZA” interverrà Giordano Bruschi, il partigiano Giotto, e Giacomo Marchetti (RdC).

Così hai fatto portare via 20 anni di storia, rotto lucchetti e, dopo un anno, fatto costruire finte impalcature così puoi dire che sono iniziati i lavori. Corso Montegrappa racconta ancora la nostra storia, vuota e silenziosa da quasi due anni ma co i suoi muri che ancora parlano ancora di noi. La verità caro Rettore, caro Magnifico Federico, è questa città si merita molto di più di un imprenditore amico dei poteri forti ,amico della repressione. Questa città merita spazi sociali dove gli studenti e le studentesse ,di cui ti riempi tanto la bocca, possano esprimersi liberamente , confrontarsi e crescere senza competizione, senza speculazione e senza sete di denaro.

Non si dimentica di sottolineare la mancanza dei posti letto per gli student* che vengono da fuori città e fa ricordo di quante siano le case sfitte a Genova , lodando il numero degli iscritti e dei corsi attivi. E sul finire lanciando una proposta innovativa che mette insieme giovani e anziani. Federico, scusa, ma in tutto questo parlare, non abbiamo sentito di nessuno progetto in Corso Montegrappa 39. Fede, ti ricordi? Era il 30 luglio 2024 e ci hai fatto sgomberare dalla Digos perché dovevi fare un nuovo sfavillante studentato. Ti ricordi ? 10.5 milioni a cui, davanti ai nostri occhi seduti nelle tue sale, ci dicevi non potevi rinunciare perché l'università avrebbe pagato un prezzo troppo caro.

Il magnifico Rettore Federico Delfino non si è smentito neanche all'inaugurazione del nuovo anno accademico dell'Universitá d
Il magnifico Rettore Federico Delfino non si è smentito neanche all'inaugurazione del nuovo anno accademico dell'Universitá di Genova tenutasi proprio ieri. Inaugurazione tra l'altro avvenuta nelle sale dell'Albergo dei Poveri, proprietà dell'università con molti metri quadrati per anni lasciati all'oblio, mentre il rettore era intento a sgomberare il nostro spazio sociale in Corso Montegrappa 39. Nel suo discorso, come si può leggere qui sotto, Federico cita i grandi successi del suo rettorato : la nuova aula di Medicina , il nuovo studentato con 320 posti letto al San Martino, la nuova mensa in Valletta Puggia....tutti progetti finanziati dal Pnrr, come citato da Delfino. Sempre Federico ci tiene ad affermare che il progetto agli Erzelli, iniziato sotto il suo rettorato , finirá a fine 2027 e ancora il grande successo della saletta elettrificata a palazzo Balbi Senarega.