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11/06/2022 💠 Referendum 4)
RIFORMA CANDIDATURA AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA
Abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura.
Lo scopo del quesito secondo i proponenti: “Viene abrogato l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto, di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. L’attuale obbligo impone a coloro che si vogliano candidare di ottenere il beneplacito delle correnti o, il più delle volte, di essere ad esse iscritti. Con il sì, si tornerebbe alla legge originale del 1958, che prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del CSM presentando semplicemente la propria candidatura. Avremmo così votazioni che mettono al centro il magistrato e le sue qualità personali e professionali, non gli interessi delle correnti o il loro orientamento politico”.
Criticità: Qualora un magistrato decidesse di candidarsi al Consiglio Superiore di Magistratura, forte di una lista di almeno 25 firme, tale circostanza non rappresenterebbe di per sé l’appartenenza di tale Giudice ad una delle correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati. Questo meccanismo, invece, garantisce un giusto equilibrio tra l’insieme dei Magistrati che non fanno parte dell’ANM e la funzione di rappresentanza dell’organo di governo autonomo della Magistratura.
Inoltre, appare mistificatorio sostenere che solo i magistrati iscritti a un delle correnti dell’ANM possono candidarsi al CSM, in quanto non esiste attualmente alcun divieto per i giudici, non appartenenti alle correnti, di raccogliere le firme e partecipare alle elezioni al CSM in forza della stima professionale della quale godono presso i propri colleghi.
Soppesando le motivazioni dei sostenitori del Referendum abrogativo e valutando la loro sostanziale insussistenza, nonché la pari debolezza delle criticità, riteniamo che la soluzione più prudente sia quella di lasciare le cose come stanno, quindi votare per il NO.2 052
11/06/2022 💠 Referendum 4)
VALUTAZIONE DEI MAGISTRATI
Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari.
Lo scopo del quesito secondo i proponenti: “La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal CSM che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari, organismi territoriali nei quali, però, decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura. Questa sovrapposizione tra “controllore” e “controllato” rende poco attendibili le valutazioni e favorisce la logica corporativa. Con il Referendum si vuole estendere anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione”.
Criticità: Occorre evidenziare la pericolosità di supportare l’idea di una Magistratura parziale, ossia non in grado, al proprio interno, di assicurare coerenza nei giudizi. A questo livello è doveroso precisare che i componenti non togati, ovvero gli Avvocati, dei Consigli Giudiziari partecipano attivamente alle discussioni e deliberazioni sugli affari giudiziari del Distretto, mentre, invece, essi sono esclusi dai pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati in servizio nel Distretto, e delle altre tematiche interne alla Magistratura e alla Scuola di Magistratura.
Si tratta di una soluzione equilibrata, poiché da un lato, è volta a garantire il migliore funzionamento della giustizia di prossimità, dall’altro mira a salvaguardare l’indipendenza del singolo Magistrato dai rischi di condizionamento che potrebbe subire laddove, ad esempio, l’avvocato “controllore” rivestisse il ruolo di difensore di una delle parti in causa. Di conseguenza, un Magistrato dovrebbe temere gli Avvocati, che avrebbero quindi il potere di determinarne la carriera e la professione del Giudice e questo mina totalmente la libera decisione del Giudice che quindi potrebbe essere oggetto di ricatti e ritorsioni.
Peraltro, è evidente una pericolosa asimmetria nella proposta referendaria, non essendo prevista, né richiesta dai magistrati, la partecipazione di questi ultimi agli organismi in cui, in varia misura, sono oggetto di valutazione le condotte degli avvocati, i quali hanno, piuttosto, la possibilità di segnalare al Consiglio Giudiziario, per il tramite del Consiglio dell’Ordine, eventuali criticità relative all’operato dei Magistrati.
Anche in questo caso, i pro non superano i contro, gli aspetti di criticità sono profondi, quindi probabilmente la cosa migliore sarebbe quella di votare per il NO.2 052
In base a queste considerazioni, riteniamo che questo quesito referendario rappresenti una vera pillola avvelenata dell’intero Referendum del 12 giugno, perché potrebbe minare pericolosamente i diritti inviolabili dei cittadini e trasformare i P.M. nel braccio armato di persecuzione dei dissidenti da parte del Governo. Pertanto, a coloro che decideranno di recarsi alle urne, consigliamo fortemente di votare per il NO!
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11/06/2022 💠 Referendum 3)
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI SULLA BASE DELLA DISTINZIONE TRA FUNZIONI GIUDICANTI E REQUIRENTI
Referendum - Separazione delle funzioni dei magistrati. Abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati.
Lo scopo del quesito secondo i proponenti: “Ci sono magistrati che lavorano anni per costruire castelli accusatori in qualità di PM e poi, d’un tratto, diventano giudici. Con un sì chiediamo la separazione delle carriere per garantire a tutti un giudice che sia veramente “terzo” e trasparenza nei ruoli. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. Basta con le “porte girevoli”, basta con i conflitti di interesse che spesso hanno dato luogo a vere e proprie persecuzioni contro cittadini innocenti”.
Pesanti criticità: È doveroso premettere che il quesito referendario tratta piuttosto della separazione delle funzioni tra Pubblico Ministero e Giudice in stile cinematografico, invece di una vera e propria separazione delle carriere, dato che si diventa Magistrati attraverso un unico concorso sia per la funzione giudicante che per quella requirente.
Inoltre, nel nostro ordinamento la separazione delle funzioni è nei fatti già attuata: qualora un Magistrato, infatti, volesse passare a diversa mansione dalla Magistratura Inquirente/Requirente a quella Giudicante e viceversa, per farlo, dovrebbe comunque spostarsi nel territorio di un altro Distretto, il che rende tale passaggio assolutamente trasparente, oltre che statisticamente irrilevante (nell’ordine dell’1%).
Del resto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 106 e 107 comma 3 Cost., attualmente il singolo magistrato ha un diritto costituzionalmente garantito di svolgere entrambe le funzioni nel corso della propria vita professionale.
Per quanto riguarda più in generale il tema della separazione delle carriere, occorre ribadire con vigore che essa accentuerebbe i rischi paventati dagli stessi promotori del Referendum. Infatti, se da un lato i promotori temono che i Pubblici Ministeri possano esercitare pressioni sui Giudici, proprio perché fanno entrambi parte di un unico ordine giudiziario, e che pertanto il Giudice non sarebbe in grado di esercitare la sua “imparzialità”, invece dall’altro, separando le carriere, tale pericolo si concretizzerebbe pericolosamente, specie se la separazione venisse associata al potere politico nella scelta di individuare le priorità dell’azione penale. In altri termini, il P.M. finirebbe per diventare il braccio armato delle forze politiche di maggioranza.
Soprattutto in Italia, nel contesto di una crisi democratica oggi senza precedenti, non abbiamo alcun bisogno di un “superpoliziotto” o di un “avvocato dell’accusa”: occorre invece un P.M., come è attualmente, che sia un “primo giudice” del fatto, garante della legalità e depositario, grazie ad una formazione comune, del medesimo bagaglio culturale dei giudici, che sostenga l’accusa in giudizio quando vi sono elementi idonei per farlo e che abbia anche la forza e l’onestà intellettuale di chiedere l’assoluzione quando, all’esito del dibattimento, non è stata dimostrata la colpevolezza dell’imputato al di là di ogni ragionevole dubbio.
Dobbiamo essere orgogliosi del nostro sistema ordinamentale, che colloca scientemente (si vedano i lavori della Costituente) il rappresentante della pubblica accusa tra le fila dei Magistrati e non alle dipendenze del potere Esecutivo, ossia del Governo, ciò costituendo un irrinunciabile e fondamentale presidio delle garanzie processuali dell’indagato/imputato nel processo penale.2 052
11/06/2022 💠 Referendum 2)
LIMITE ALLA CUSTODIA CAUTELARE
Referendum - Limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale.
Lo scopo del quesito con le parole dei proponenti: “Ogni anno migliaia di innocenti vengono privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato e prima di una sentenza anche non definitiva. Eliminando la possibilità di procedere con la custodia cautelare per il rischio di “reiterazione del medesimo reato” faremo in modo che finiscano in carcere prima di poter avere un processo soltanto gli accusati di reati gravi”.
Criticità: Il quesito mira ad abrogare l’esigenza cautelare in relazione al pericolo di reiterazione del medesimo reato. È fatto salvo, invece, il pericolo che l’indagato/imputato commetta gravi delitti con uso di armi o altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata.
Si tratta, all’evidenza, di una soluzione miope e sproporzionata.
L’approvazione del quesito impedirebbe di porre un rimedio in via cautelare a condotte criminose per le quali sussiste il pericolo di reiterazione: si pensi al reato di atti persecutori o a quello di cessione di sostanze stupefacenti, laddove le condotte siano plurime e reiterate nel tempo. Considerazioni simili valgono anche per alcuni reati di particolare allarme sociale, quali i delitti di rapina ed estorsione, se posti in essere con la sola minaccia (senza armi e senza mezzi di violenza personale), o di furto in abitazione.
Da un punto di vista logico, poi, si giungerebbe addirittura all’assurdo, poiché, a seguito dell’arresto in flagranza anche per gravi reati, l’indagato dovrebbe essere subito rimesso in libertà, qualora l’unica esigenza cautelare ravvisabile fosse quella di impedire la reiterazione del reato, in assenza di pericolo di fuga e/o di inquinamento delle prove.
Infine, l’Art. 274 del Codice di Procedura Penale concerne tutte le misure cautelari, non solo la custodia in carcere: ne consegue che il pericolo di reiterazione della condotta criminosa non potrebbe essere scongiurato neppure con misure meno afflittive del carcere (arresti domiciliari, obbligo/divieto di dimora, obbligo di presentazione alla p.g.).
Soppesando le motivazioni dei sostenitori del Referendum abrogativo e le criticità di tale proposta, riteniamo preponderanti queste ultime e che, pertanto, la decisione più consigliabile sia quella di votare per il NO.2 052
11/06/2022 💠 Referendum 1)
ABROGAZIONE LEGGE SEVERINO
Referendum - Abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.
Lo scopo del quesito con le parole dei proponenti: “La decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati ha creato vuoti di potere e la sospensione temporanea dai pubblici uffici di innocenti poi reintegrati al loro posto. Il Referendum elimina l’automatismo e restituisce ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.”
Commento: La legge Severino prevede la sospensione dagli incarichi pubblici ai politici che lavorano a livello regionale e parlamentare, a seguito di una condanna definitiva (dopo i tre gradi di giudizio: 1 grado, Appello e Cassazione), mentre prevede la sospensione per i politici locali, ovvero comunali e provinciali, in seguito alla sola condanna in primo grado. Questa legge, quindi, appare subito fortemente discriminatoria, e, oltretutto, ha anche creato molti disagi, dato che, a seguito della condanna di primo grado, ossia non definitiva, sono stati strappati sindaci e politici locali dai territori lasciando intere comunità abbandonate e prive di un riferimento politico e amministrativo.
Considerando le motivazioni dei sostenitori del Referendum abrogativo e la sostanziale assenza di critiche contro tale proposta, riteniamo che la soluzione più opportuna, per chi si recherà alle urne, sia quella di votare SÌ, in questo caso.2 052
11/06/2022 💠 Presentazione dell'analisi
REFERENDUM 12 GIUGNO 2022
Domenica 12 giugno si svolgerà un Referendum abrogativo con ben 5 quesiti.
Per la validità del Referendum abrogativo l’art.75 della Costituzione stabilisce che la proposta soggetta a Referendum è approvata se hanno votato la maggioranza (50%+1) degli aventi diritto al voto e se è raggiunta la maggioranza (50%+1) dei voti validamente espressi.
Pertanto, è chiaro che sarà incentivato ad andare a votare chi vuole votare SÌ, mentre, di contro, sarà incentivato a non andare a votare chi voterebbe NO, per il fatto stesso che non andare a votare esprime comunque, a differenza delle elezioni politiche, un’espressione dei propri diritti e della propria volontà politica ed in questo particolare caso significherebbe cercare di ostacolare il raggiungimento del quorum, e quindi in qualche modo aiuterebbe a bocciare questo Referendum.
L’Associazione MMT Italia collabora strettamente con eminenti giuristi, Professori, Avvocati e Magistrati. Anche al tempo del Referendum contro la riforma “renziana” della Costituzione, la MMT Italia si schierò apertamente contro la “deforma renziana” che voleva distruggere la nostra Costituzione proprio perché vista come “troppo socialista”, contribuendo al memorabile successo del Referendum.
La nostra associazione è chiaramente quindi molto attenta a preservare i valori della Costituzione Italiana primigenia del 1948, poiché essi ben si sposano con le tematiche descrittive e prescrittive affrontate dalla MMT, che sta raccogliendo un apprezzamento sempre maggiore all’interno dell’opinione pubblica.
Entrando nello specifico di questo Referendum, appare evidente dagli stessi quesiti come il tema centrale non sia la Giustizia, come ci si aspetterebbe, ma la Magistratura in sé, e addirittura il lavoro stesso dei Magistrati, ossia tematiche che non sono squisitamente proprie del nostro bagaglio di conoscenze, o di quello dei comuni cittadini, per questo è molto improbabile che si raggiungerà il quorum. Tuttavia, ad un’attenta analisi complessiva è possibile intuire l’intento punitivo verso la categoria dei Magistrati da parte del Governo, il quale, soprattutto in quest’ultimo periodo, ha subito una pioggia di sentenze della Magistratura che hanno bocciato pesantemente le norme anti-Covid, nonché addirittura l’apertura delle indagini contro lo stesso Governo Conte, proprio per le sproporzionate norme liberticide emanate in occasione dell’epidemia da coronavirus: pertanto possiamo azzardare alcune considerazioni.
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11/06/2022 🟩 Notizia 2)
LA FINE DEL GIORNALISMO
La settimana era cominciata con la figuraccia in diretta di Massimo Giletti nell’intervista con Maria Zakharova, e sta per concludersi in mezzo alle polemiche sulle liste di proscrizione dei “filo-putiniani” pubblicata dal Corriere.
Nel primo caso abbiamo visto una rappresentazione plastica della completa inadeguatezza del giornalismo italiano nel rapportarsi a personaggi importanti del panorama internazionale. Lo scolaretto Giletti, schiaffeggiato ripetutamente dalla maestra Zakharova, rappresentava il perfetto condensato di presunzione ed ignoranza che caratterizza i nostri cosiddetti giornalisti di oggi.
Il caso del Corriere invece è la perfetta esemplificazione della totale sottomissione della stampa ai poteri forti, soprattutto atlantici (NATO+USA). Vedere una testata storica come quella di via Solferino ridursi a fare da passacarte per una operazione di intimidazione mediatica in stile mafioso - stilata dai nostri sevizi, ma chiaramente voluta dagli americani - la dice lunga sul livello di indipendenza di cui dispongano ancora i nostri giornalisti: praticamente zero.
Come ci ricorda Udo Ulfkotte nel suo libro “Giornalisti comprati”, “ […] nell’estate del 2014, Human Rights Watch pubblicò un lungo rapporto sulla restrizione della libertà di stampa nelle democrazie occidentali a causa delle crescenti misure di sorveglianza dei servizi segreti americani.”
A tutto ciò, va aggiunto il totale appiattimento di tutte le principali testate sulla narrazione unica che sono obbligati a seguire quotidianamente. Sempre Ulfkotte in proposito scriveva: “In passato le persone intelligenti leggevano diversi giornali al giorno se volevano farsi un’idea degli sviluppi della situazione. Oggi non ne vale più la pena, perché i contenuti editoriali sono intercambiabili a piacimento e quasi identici fra loro.”
Considerando tutti questi elementi nel loro insieme (impreparazione dei singoli giornalisti, sottomissione delle testate e appiattimento dei contenuti), diventa facile spiegare il crollo di credibilità quasi verticale che la stampa mainstream sta subendo negli ultimi anni.
Le persone che si informano esclusivamente sulla stampa mainstream sono sempre di meno, mentre cresce in maniera opposta il numero di coloro che si informano in modo indipendente tramite la rete. E se cinque anni fa questa percentuale si sarebbe potuta attestare intorno ad un dieci per cento, oggi non sembra eccessivo pensare che sia almeno del 30-35%. E comunque la curva è in salita, questo è innegabile.
Lo capisci dagli incontri quotidiani con le persone al bar, per strada, al negozio sotto casa. Sempre più e più persone definiscono categoricamente “balle” le notizie diffuse dal mainstream, e molte di loro hanno anche già elaborato una versione alternativa – molto più logica e coerente – dei fatti citati.
Questa presa di consapevolezza non può essere fermata. Può essere combattuta, può essere rallentata, ma non può essere fermata. E soprattutto, non è reversibile. Una volta che hai scoperto il trucco del prestigiatore, non puoi più fingere di non conoscerlo.
A noi quindi non resta che continuare a fare il nostro lavoro, con costanza e con determinazione, in attesa di vedere il grande mostro agonizzare e piegarsi sulle proprie gambe una volta per tutte.
E ciò potrebbe anche succedere molto prima di quanto si possa immaginare.
Massimo Mazzucco2 052
10/06/2022 🟩 Notizia 6)
L'intervento di Giorgio BIanchi in Senato il 9 Giugno 2022 contro speranza e contro il Corriere della SerVa...2 052
10/06/2022 🟩 Notizia 5)
Justin Trudeau (il primo ministro del Paese) ha annunciato che intende legalizzare eroina, fentanil e cocaina, seguendo la "scienza".
Il Ministero della Salute del Paese sta valutando la richiesta di Vancouver di depenalizzare tutte le droghe. Forse sarà la prima città del Paese in cui il possesso di droga non sarà considerato reato.
Sindaco del Canada: "Questa è un'altra pietra miliare incoraggiante e importante sulla strada per la piena attuazione di un approccio incentrato sulla salute all'uso di sostanze a Vancouver".
- https://www.forwardvancouver.ca/decrim_moving_forward2 052
10/06/2022 🟩 Notizia 4)
YUVAL NOAH HARARI (CONSIGLIERE DI KLAUS SCHWAB): CI SONO TROPPI UMANI , VANNO RIMBECILLITI CON DROGHE E GIOCHI AL COMPUTER