𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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A Natale del 1998, come ogni anno, viene consegnato agli iscritti del Ten Club, il fan club ufficiale dei Pearl Jam, un singolo in vinile con due pezzi inediti. In copertina c’è una radiografia della mano di Eddie Vedder, infortunatosi mentre faceva surf.
Il lato B è una cover, intitolata Last Kiss, originariamente scritta da Wayne Cochran nel 1961, ritrovata da Eddie spulciando tra i dischi in un mercatino dell’usato a Seattle.
"Ed ci ha suonato la canzone e l’abbiamo provata insieme nel backstage un po’ di volte durante l’ultimo tour. Poi una sera l’abbiamo suonata davanti a un pubblico per la prima volta. Infine l’abbiamo suonata durante il soundcheck a Washington e quella è la versione finita sul singolo"
Last Kiss viene così pubblicata come singolo nel giugno del 1999, con l’indicazione che tutti i proventi saranno devoluti a CARE, un’organizzazione umanitaria che si occupa di assistere i profughi del Kosovo.
I Pearl Jam riescono a raccogliere circa dieci milioni di dollari dall’operazione e il singolo raggiunge la seconda posizione della Billboard Hot 100, diventando quello di maggior successo di sempre della band, e saltando tutti gli step che l'industria discografica prevede!
Last Kiss appartiene al filone noto come “teenage tragedy song” in voga negli anni cinquanta. In pratica, canzoni strappalacrime che parlano della morte di adolescenti. «L’ho sentita quando avevo sei o sette anni. Pensavo fosse una storia vera, e mi rendeva così triste», dice Vedder. «Anche Jeremy è una canzone sulla morte di un teenager. Siamo davvero bravi con i teenager morti»
Buon ascolto con questo capolavoro dei Pearl Jam ❤️
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Oggi voglio proporvi un brano misconosciuto di una band di nicchia. Ma se ve lo propongo è perché ne vale davvero tanto la pena.
È una canzone di circa 16 minuti. Ebbene piu che un brano, è un viaggio nelle angosce di Craig Walker cantante degli Archive, del suo modo di affrontare questa lacerante mancanza che si è venuta a creare nella sua vita....
You're tearing me apart
"Mi stai facendo a pezzi"
Crushing me inside
"Distruggendomi dentro"
You used to lift me up
"Eri solita sollevarmi"
Now you get me down
"Ora mi butti giù"
Un genere indefinibile, una sorta di rock alternativo, a tratti jazz, a tratti rock puro, passando per lunghi momenti di follia psichedelica.
In questi meravigliosi 16 minuti è racchiuso tantissimo, nemmeno un minuto sarà sprecato. Quindi cuffiette, divano, liberate la mente e lasciate che Again vi pervada in tutta la sua lucida follia.
Si può vivere senza amore per una persona?
Buon ascolto con quei geni degli Archive 🖤
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Pink Floyd LIVE ~ Matilda Mother ~ LIVE 1967, London
Live performance with Richard Wright and Syd Barrett on vocals !
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"Matilda Mother" ci riporta all'infanzia e ci ricorda quanto fosse attiva la nostra immaginazione prima di crescere e diventare ciò che Keith Johnstone chiamava "adulti atrofizzati". La storia è raccontata dal punto di vista del bambino mentre ascolta sua madre che legge una fiaba; il bambino brama di più per alimentare il suo insaziabile bisogno di apprendimento e per stimolare la sua immaginazione sempre attiva:
Perché hai dovuto lasciarmi lì
Appeso nella mia aria infantile in attesa
Devi solo leggere le righe di
Scribbly Black e tutto brilla
Mentre ascolta, fa una grande scoperta sulla comunicazione umana: "Chiedersi e sognare/Le parole hanno significati diversi". La storia si conclude con il bambino che ripete le parole "dimmi di più". Syd Barrett aveva un'abilità unica di connettersi con la mente pre-civile di un bambino senza trasformare l'esperienza in un racconto Disney igienizzato, ed è probabile che una fonte della sua malattia mentale fosse la sua incapacità di far fronte a un mondo che banalizza l'immaginazione categorizzando tutto in risposte corrette e errate. Tale prospettiva deve aver reso i frequenti contatti con quel mondo un'esperienza molto dolorosa per Syd. In questo senso, mi ricorda molto Christopher Smart, che è stato rinchiuso per la sua follia e ha scritto alcune delle poesie più vivide che abbia mai letto.
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ESCE “THE PIPER AT THE GATES OF DAWN“
5 agosto 1967: “The Piper at the Gates of Dawn” è il primo album in studio del gruppo britannico Pink Floyd.
Piper at the Gates of Dawn è stato decantato come la crème de la crème degli album psichedelici, uno dei migliori in assoluto in quello che si è rivelato un genere fugace. L'onore è in qualche modo sminuito perché ci sono una trentina di altri album che sono stati celebrati in modo simile, e definire un disco il "miglior album psichedelico di sempre" è il complimento finale per eccellenza, data la generale debolezza del settore. Probabilmente la psichedelia è stata molto più importante per le porte che ha aperto e non tanto per ciò che ha ottenuto.
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C’è una magia semplice in Landslide: bastano una chitarra acustica, la voce di Stevie Nicks e qualche parola ben messa per farci sentire tutto il peso (e la bellezza) del cambiamento. È una ballad che non urla, ma sussurra: parla di crescere, di guardarsi indietro con tenerezza e di accettare che, sì, a volte la vita è una frana… ma anche le frane possono avere una certa poesia.
Con un tono intimo e quasi sospeso, la canzone sembra uscire da una sera d’inverno, da un momento in cui tutto si ferma per un attimo e si riflette. Non è solo malinconica — è dolce, sincera, vulnerabile. E proprio per questo resta così potente dopo quasi cinquant’anni.
Buon ascolto e buona domenica 🙋🏻♂️
Una ballad che non invecchia, anzi: migliora col tempo. Come il vino buono, o certe verità che capiamo solo da grandi.
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