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Ngoshe, nord-est della Nigeria, 4 marzo 2026. Una fazione di Boko Haram attacca la località, assale una base militare e rapis
Ngoshe, nord-est della Nigeria, 4 marzo 2026. Una fazione di Boko Haram attacca la località, assale una base militare e rapisce 416 civili — in grandissima parte donne e bambini. Lancia un ultimatum al governo nigeriano: 5 miliardi di naira di riscatto, altrimenti iniziano le esecuzioni. Sui grandi media europei e americani: silenzio quasi totale. Da quindici anni Boko Haram semina terrore nel nord-est della Nigeria. Rapimenti, villaggi bruciati, chiese distrutte, ragazze date in sposa ai miliziani, bambini trasformati in soldati. Il caso delle 276 studentesse di Chibok nel 2014 generò la campagna mondiale #BringBackOurGirls. Da allora le stragi sono continuate. Il mondo ha smesso di guardare. Il motivo è semplice: riconoscere che si tratta di terrorismo islamista — motivazioni religiose esplicite, attacchi mirati contro cristiani, imposizione della sharia — crea disagio in certe redazioni. Meglio parlare di "complessità socio-economica". Le parole giuste non si trovano mai quando il carnefice ha il nome sbagliato. 416 ostaggi. Donne e bambini alla mercè di terroristi assassini. La stampa ha altro da fare.

Hajj Amin al-Husseini Sacerdote del terrore Il progetto islamico dello sterminio da Mussolini al 7 ottobre Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato dalla Striscia di Gaza il più sanguinoso attacco contro Israele dalla sua fondazione, chiamando quell'operazione Tempesta di Al-Aqsa. Novantaquattro anni prima, nel 1929, un'altra strage era stata scatenata con lo stesso identico pretesto: la minaccia alla Moschea di Al-Aqsa. Dietro entrambe, la stessa architettura dell'odio. Questo libro racconta chi l'ha costruita. Hajj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, è una delle figure più influenti e più dimenticate del Novecento. Incontrò Hitler nel novembre del 1941 e ne ottenne la promessa di estendere la Soluzione Finale al Medio Oriente. Supervisionò il reclutamento delle divisioni SS musulmane nei Balcani. Trasmise propaganda antisemita in arabo da Radio Zeesen, raggiungendo milioni di ascoltatori dal Marocco all'Iraq. Scrisse lettere ai governi di Ungheria, Romania e Bulgaria per impedire agli ebrei di fuggire verso la Palestina, chiedendo che fossero invece inviati in Polonia. Non fu mai processato. Attraverso documenti d'archivio, verbali diplomatici e le testimonianze rese sotto giuramento a Norimberga, questo saggio ricostruisce l'intera parabola di al-Husseini: dalla Gerusalemme del Mandato britannico alla Berlino di Hitler, dall'Egitto di Nasser alla Beirut dove morì nel 1974, libero e impunito. E dimostra come il sistema ideologico che costruì — la fusione tra antisemitismo europeo e teologia islamica, l'odio verso gli ebrei trasformato in obbligo religioso — non sia morto con lui, ma abbia attraversato le generazioni fino ad Arafat, fino a Hamas, fino al 7 ottobre. Una storia che non è ancora finita.

Il 10 maggio a Bologna si terrà un corteo nazionale in sostegno del popolo iraniano e per la difesa della libertà di espressi
Il 10 maggio a Bologna si terrà un corteo nazionale in sostegno del popolo iraniano e per la difesa della libertà di espressione in Italia organizzato da Unione Leone e Sole Bologna. Da mesi iraniani ed ebrei manifestano fianco a fianco in tutto il mondo -Bologna inclusa- per denunciare i massacri del 8-9 gennaio e opporsi al totalitarismo della Repubblica Islamica e al terrorismo dei suoi proxy. Il 25 aprile scorso in occasione delle celebrazioni degli 81 anni della Liberazione si sono verificati diversi incidenti gravissimi. In varie città italiane, cittadini ebrei, ucraini e iraniani sono stati oggetti d’insulti ed esclusi dai cortei dopo che la loro presenza è stata violentemente contestata. Domenica 26 aprile, a Bologna, individui ostili alla presenza di ebrei e israeliani in piazza e opposti alla causa iraniana hanno tentato disturbare un raduno pacifico in sostegno al popolo iraniano. Per questo motivo, è dunque ormai nata l’esigenza di denunciare con forza queste intimidazioni e di difendere la libertà di ognuno di manifestare e di esprimersi nel rispetto della legge, come lo prevede la Costituzione italiana. Mentre la Repubblica Islamica continua a condannare a morte giovani innocenti nell’indifferenza generale e a minacciare la sicurezza d’Israele, mentre in Italia l’antisemitismo si sta scatenando come mai dalla Shoah, ebrei, israeliani e iraniani non resteranno in silenzio. Più che mai dobbiamo fare sentire la nostra voce e dimostrare unità e pacifica determinazione di fronte a questa violenza.

Hagit aveva 48 anni. È stata assassinata il 7 ottobre mentre si trovava al kibbutz Be’eri. La sua famiglia non ha saputo null
Hagit aveva 48 anni. È stata assassinata il 7 ottobre mentre si trovava al kibbutz Be’eri. La sua famiglia non ha saputo nulla di lei per due settimane. Due settimane in cui ha nutrito una piccola speranza che fosse ancora viva. Magari ostaggio a Gaza, ma viva. L’ultima volta che la sua famiglia l’ha sentita, che i suoi tre figli hanno sentito la voce della mamma, aveva detto loro di aver sentito degli spari. Hagit dirigeva un programma per favorire l’inserimento di insegnanti e alunni di origine etiope nelle scuole israeliane. Non era per la guerra, ha passato la vita a perseguire la pace e l’integrazione. Ricordare non è un gesto politico, è un dovere morale Free4future Non c’è pace senza verità

Il primo saggio della collana "Schegge di Luce" di Free4Future Edizione è in vendita online. https://www.amazon.it/dp/B0GX5PCCBY

Guardate questa foto e segnatevi questo nome. Si chiamava Sasan Azadvar e aveva 21 anni. Ripetiamo, 21 anni. Karateka, irania
Guardate questa foto e segnatevi questo nome. Si chiamava Sasan Azadvar e aveva 21 anni. Ripetiamo, 21 anni. Karateka, iraniano giustiziato il 30 aprile per aver preso parte alle manifestazioni dell’8 gennaio. Impiccato per aver manifestato la propria opposizione a un regime sanguinario, per aver esercitato il diritto sacrosanto di ogni essere umano di esprimere la propria opinione. Quel regime, per intenderci, che tanto piace ai sedicenti “antifascisti” del nostro lato del pianeta che, dopotutto, hanno la stessa tendenza a mettere agli altri il bavaglio. Ipocriti e muti di fronte a una tragedia che sta falcidiando una quantità immane di giovani. Ma noi no rimarremo in silenzio, ve lo ricorderemo ogni giorno. Fermiamo i boia iraniani, con qualunque mezzo.

Shiraz e Avshalom avevano 23 e 27 anni. Chi li conosceva bene, ha detto che erano entrambi due persone d’oro, di quelle anime
Shiraz e Avshalom avevano 23 e 27 anni. Chi li conosceva bene, ha detto che erano entrambi due persone d’oro, di quelle anime gemelle che, come qualche volta accade, si incontrano. Ma la loro storia è finita il 7 ottobre 2023. Appena dopo l’inizio dell’attacco, Avshalom, ufficiale dell’unità antiterrorismo Yamam, è salito in macchina con Shiraz per riaccompagnarla a casa, prima di raggiungere i suoi compagni e respingere l’ondata di morte arrivata da Gaza. Ma una granata, o forse un razzo, ha centrato in pieno la loro auto, uccidendoli entrambi. Ricordare non è un gesto politico, è un dovere morale Free4future Non c’è pace senza verità

Abbiamo mandato il link per scaricare l'ebook in anteprima a tutti i donatori. Se lo vuoi anche tu in anteprima fai una donaz
Abbiamo mandato il link per scaricare l'ebook in anteprima a tutti i donatori. Se lo vuoi anche tu in anteprima fai una donazione (min. 15 euro) a questo link entro oggi: https://www.gofundme.com/f/fai-vivere-f4f Tutti i proventi sono destinati a sostenere le attività di Free4Future.

Da Facebook
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dell'Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate: "Dopo gli incresciosi fatti dello scorso 25 aprile a Milano, che hanno visto l’esclusione dei rappresentanti Brigata Ebraica dal corteo, in qualità di Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate, intendo esprimere lo sdegno e la vicinanza dell'Associazione ai rappresentanti e ai discendenti di quei combattenti, provenienti dalla Palestina sotto controllo britannico, che ad Alfonsine combatterono a fianco del Gruppo da Combattimento Cremona e sull’Appennino Romagnolo a fianco del Gruppo da Combattimento Friuli. Ricordando che a quella Brigata venne concessa dalle autorità italiane la Medaglia d’Oro al Valor Militare per il suo comportamento nella Campagna d’Italia, non possiamo non sottolineare come, a differenza dei soldati italiani, quei soldati non combattevano per la loro libertà, ma per la nostra. Essi, inoltre, in caso di cattura, non sarebbero stati considerati “combattenti regolari”, ma solo “ebrei” e sappiamo cosa ciò significasse in quel momento." Gen. C.A. Enrico Pino, Presidente Nazionale dell'ANFARGL Roma

Ringraziamo tutti coloro che hanno fatto una donazione, e avranno il libro in anteprima - in formato digitale. Per gli altri:
Ringraziamo tutti coloro che hanno fatto una donazione, e avranno il libro in anteprima - in formato digitale. Per gli altri: ci sono ancora 24 ore per fare la donazione e avere l'anteprima. Sarà in vendita dalla prossima settimana! Tutti i proventi andranno a finanziare i progetti e gli eventi di Free4future. Nella donazione mettete "Sacerdote del terrore" e sarete i primi a ricevere una copia digitale via mail. https://www.gofundme.com/f/fai-vivere-f4f

L'iran si gioca la carta del terrorismo in Europa? L'ambasciata iraniana a Londra ha pubblicato sul suo canale Telegram ufficiale un invito ai residenti nel Regno Unito a iscriversi al programma "Jan Fada" — in farsi, "sacrificio della vita". Il messaggio chiede ai "figli coraggiosi dell'Iran" di farsi avanti. La chiusura è esplicita: «Diamo tutti il nostro corpo affinché venga ucciso; è meglio che consegnare il paese al nemico.» Non è retorica patriottica. È reclutamento, condotto da una sede diplomatica ufficiale sul suolo di un paese democratico. La stessa iniziativa è attiva in Australia, dove la polizia indaga sull'ambasciata di Canberra. Il timing non è casuale. In una settimana, il gruppo islamista filo-iraniano Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia ha rivendicato cinque attacchi contro la comunità ebraica nel Regno Unito, incluso un incendio doloso a una sinagoga di Londra. L'intelligence britannica indaga sui legami con Teheran. Jan Fada non cerca solo iraniani — cerca chiunque voglia agire per il regime. «Non sono interessati alla discrezione. È il manuale russo portato all'ennesima potenza», ha dichiarato un esperto di sicurezza. Il governo britannico ha promesso di mettere al bando i Pasdaran. La legge non è stata ancora presentata. https://dailymail.com/news/article-15769573/Tehrans-embassy-London-calls-Iranians-living-UK-sacrifice-lives-regime-sparking-national-security-fears.html

Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato ufficialmente la loro uscita da OPEC e dal patto OPEC+, con effetto dal 1° maggio 20
Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato ufficialmente la loro uscita da OPEC e dal patto OPEC+, con effetto dal 1° maggio 2026. Dopo l'uscita del Qatar nel 2019, è la defezione più significativa nella storia del cartello. Le ragioni sono strutturali. Gli UAE producono circa 3,4-4 milioni di barili al giorno e puntano a 5 milioni entro il 2027, con investimenti massicci attraverso ADNOC. Le quote imposte dal cartello — guidato di fatto dall'Arabia Saudita — frenano questa espansione. Abu Dhabi ha scelto di rispondere direttamente alla domanda di mercato senza vincoli collettivi. La crisi nello Stretto di Hormuz ha accelerato la rottura. Sul mercato ci si attende un aumento dell'offerta nei prossimi mesi, con pressione al ribasso sui prezzi del Brent e del WTI. Abu Dhabi ha assicurato che agirà "responsabilmente". La promessa va verificata nei fatti. Sul piano strategico la mossa segnala una crescente indipendenza degli UAE, che stanno diversificando alleanze con Washington, Cina e India. Gli Emirati sono nell'OPEC dal 1967. La tensione con Riad era emersa più volte, ma era sempre stata ricomposta. Questa volta la rottura appare definitiva.

Guardate questa foto e segnatevi questo nome. È Ehsan Hosseinipour Hesarloo. ha 18 anni. Arrestato a gennaio, condannato a mo
Guardate questa foto e segnatevi questo nome. È Ehsan Hosseinipour Hesarloo. ha 18 anni. Arrestato a gennaio, condannato a morte. Insieme a lui rischiano la stessa sorte altri due giovanissimi: Matin Mohammadi (18 anni) e Erfan Amiri (17 anni).Sono accusati di aver partecipato all’incendio di una base dei Basij dentro la moschea Seyed al-Shohada a Pakdasht. Arrestati prima dei fatti, torturati (a Ehsan hanno messo una pistola in bocca per estorcere la confessione), processati in un tribunale-farsa senza difensori veri. La Corte Suprema ha già confermato le condanne a morte per “moharebeh”, omicidio e incendio, e le ha inviate all’unità di esecuzione. Possono essere uccisi da un momento all’altro. Sono ragazzi. Erano minorenni o appena maggiorenni. Questo è un crimine anche secondo il diritto internazionale. Fermiamo i boia iraniani, con qualunque mezzo.

Per le donazioni superiori ai 15 euro :-)

aiutateci a pubblicare questo libro. Sarà in vendita dalla prossima settimana! Tutti i proventi andranno a finanziare i proge
aiutateci a pubblicare questo libro. Sarà in vendita dalla prossima settimana! Tutti i proventi andranno a finanziare i progetti e gli eventi di Free4future. Nella donazione mettete "Sacerdote del terrore" e sarete i primi a ricevere una copia digitale via mail. https://www.gofundme.com/f/fai-vivere-f4f

Due foto dei manifesti dei "compagni" che hanno bloccato la Brigata Ebraica. Nella prima potete vedere Mohammad Hannoun, del
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Due foto dei manifesti dei "compagni" che hanno bloccato la Brigata Ebraica. Nella prima potete vedere Mohammad Hannoun, del comparto estero di Hamas. Sono note le sue relazioni con i leader di Hamas, tra cui Ismail Haniyeh e Khaled Meshaal coi quali è stato più volte fotografato, e attualmente è sotto indagine in Italia per riciclaggio, truffa e finanziamento del terrorismo. Poi abbiamo Raed Dawoud, anche lui membro del comparto estero di Hamas. Nella seconda l'immagine di Yaser Elasaly, altro membro del comparto estero dell'organizzazione palestinese Hamas. Evidentemente marciare a fianco dei nazi islamisti di Hamas va bene. Marciare al fianco della Brigata Ebraica no.

Milano, 2026: Per la prima volta in cinquant'anni di 25 aprile, la Brigata Ebraica non sfila. Seguite il link e trovate tutta la nostra serie sulla Brigata Ebraica. https://free4future.info/brigata-ebraica-la-resistenza-con-la-stella-di-davide/