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In alcuni casi la rete interveniva anche sul piano simbolico e religioso. Il battesimo sub conditione poteva funzionare come elemento ulteriore di integrazione documentaria. Le fonti ricordano, ad esempio, il caso di Erich Priebke, battezzato come cattolico nel 1948 prima della partenza per l’Argentina. L’identità religiosa si affiancava a quella civile nella costruzione di una nuova posizione riconoscibile. Queste reti agivano in uno spazio intermedio tra assistenza umanitaria e intermediazione politica. Offrivano alloggio, protezione, attestazioni formali e collegamenti consolari. Trasformavano una presenza clandestina in un percorso organizzato. L’Italia divenne così un corridoio in cui protezione ecclesiastica, mediazione documentaria e logistica portuale si saldarono in un sistema coerente. La fuga prese forma dentro questa infrastruttura di relazioni, certificazioni e protezioni. Senza rete, il documento restava carta morta. Con la rete, quella carta apriva un consolato e una nuova vita. Per saperne di più, visita anche la mostra “Gerarchi in fuga. Dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse”, presso il Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio al 30 giugno 2026.

La grande fuga e le sue reti I documenti da soli non bastavano. Per ottenere un titolo di viaggio, un visto e un imbarco serv
La grande fuga e le sue reti I documenti da soli non bastavano. Per ottenere un titolo di viaggio, un visto e un imbarco serviva una rete capace di fornire copertura, contatti e credibilità. Tra il 1945 e il 1947 l’Italia divenne uno dei principali snodi di questo sistema e il percorso verso l’espatrio assunse una forma ricorrente: attraversamento dei valichi alpini, sosta in Alto Adige, trasferimento a Roma, imbarco da Genova. Un ruolo centrale fu svolto dalla Pontificia Commissione Assistenza (PCA), nata con finalità umanitarie e impegnata nel sostegno ai profughi presenti sul territorio italiano. La PCA operava attraverso sottostrutture organizzate spesso su base nazionale, che gestivano richieste, certificazioni e lettere di presentazione utili per l’ottenimento di documenti. Le attestazioni rilasciate da ambienti ecclesiastici potevano costituire un primo passaggio decisivo: una credenziale riconosciuta, capace di aprire un fascicolo e legittimare una presenza. A Roma il vescovo Alois Hudal, legato alla chiesa di Santa Maria dell’Anima, offrì ospitalità e sostegno a diversi ex appartenenti all’apparato nazista. Il caso di Franz Stangl, comandante del campo di Treblinka, mostra con chiarezza il funzionamento del dispositivo. Dopo aver attraversato clandestinamente il Brennero, Stangl raggiunse l’Alto Adige, quindi si spostò a Roma, dove fu ospitato presso l’Anima in Via della Pace. Lì trovò protezione, appoggi logistici e contatti utili. Il percorso seguì una sequenza ordinata: accoglienza, sistemazione temporanea, costruzione di una nuova posizione documentaria, partenza. Un altro nodo romano fu il sottocomitato croato legato al Croatian Institute of San Girolamo, dove operava Krunoslav Draganović. L’istituto funzionava come centro organizzativo dotato di disciplina interna e compartimentazione. Liste di nominativi, attestazioni di nazionalità, certificazioni religiose e lettere di raccomandazione costituivano strumenti capaci di rimodellare una biografia. La flessibilità nell’attribuzione di status consentiva di inserire individui di diversa provenienza all’interno di contingenti di visti disponibili. La gestione delle identità assumeva qui una dimensione sistematica. La rete non si limitava a Roma. In Austria, tra Innsbruck e Salisburgo, operavano strutture di transito collegate agli ambienti ustascia e alla Croce Rossa croata. Figure come Vladimir Bosiljević e il sacerdote Vilim Cecelja contribuirono a fornire attestazioni e coperture a uomini presenti nei campi di raccolta austriaci, facilitandone il trasferimento verso l’Italia. L’Alto Adige rappresentò un passaggio cruciale: area di frontiera, popolazione germanofona, presenza di conventi e case religiose che potevano offrire rifugio temporaneo. Qui la fuga assumeva una prima stabilità prima del trasferimento a Roma. Il caso del sudtirolese Maximilian Blaas, nato a Parcines presso Merano, è indicativo. La sua nazionalità venne ridefinita come “jugoslavo, attualmente apolide”, attraverso lettere di sostegno e attestazioni prodotte a Roma. L’obiettivo era costruire un fascicolo coerente, idoneo a sostenere la richiesta di espatrio verso il Sud America. La forza della rete consisteva nella capacità di produrre coerenza interna ai dossier, rendendo credibile una biografia riformulata. Genova rappresentava l’ultimo snodo europeo. Qui la rete si intrecciava con l’organizzazione dell’emigrazione verso l’America Latina. Figure di collegamento come monsignor Karlo Petranović coordinarono imbarco e collocazione sulle navi dirette oltreoceano. Frontiera, istituto religioso, ufficio e porto formavano un’unica infrastruttura operativa. 👇🏻👇🏻

Quando la Croce Rossa salvò i nazisti Il passo decisivo che favorì la fuga dei nazisti dall’Europa fu la possibilità di otten
Quando la Croce Rossa salvò i nazisti Il passo decisivo che favorì la fuga dei nazisti dall’Europa fu la possibilità di ottenere documenti che potessero consentire loro di passare inosservato. Infatti, senza un titolo di viaggio riconosciuto, nessun consolato avrebbe concesso un visto e nessun porto avrebbe autorizzato l’imbarco. In questo passaggio, ebbe un ruolo centrale l’International Committee of the Red Cross (ICRC), che nel dopoguerra rilasciò centinaia di migliaia di titres de voyage, destinati a persone prive di passaporto nazionale. Si trattava di strumenti umanitari pensati per i profughi e gli apolidi. Nel contesto di archivi incompleti e controlli discontinui, quei documenti divennero il punto di partenza per ricominciare da capo, lasciandosi alle spalle crimini e colpe. A Ginevra, la struttura era guidata da Carl Jacob Burckhardt e, dal 1948, da Paul Ruegger, mentre funzionari come Paul Kuhne gestivano la distribuzione dei moduli e le comunicazioni con le delegazioni italiane. La Croce Rossa non era un organo investigativo e il sistema si basava su verifiche formali, spesso fondate su dichiarazioni e attestazioni esterne, prese per buone. Il meccanismo era relativamente semplice. Il richiedente presentava una dichiarazione personale, spesso accompagnata da una lettera di raccomandazione proveniente da comitati di assistenza o istituzioni religiose. Gli veniva attribuito uno status compatibile con l’espatrio — che fosse apolide, rifugiato o ex internato — e, sulla base di tale qualificazione, si procedeva al rilascio di un titolo di viaggio. Una volta ottenuto, si passava al controllo consolare, cui seguiva la concessione di un visto, seguito dall’acquisto del biglietto e dall’imbarco. A Roma, la delegazione ICRC era guidata da Hans Wolf de Salis. Sotto la sua direzione, vennero emessi circa 50.000 documenti. Qui operarono Gertrude Dupuis, che nelle sue testimonianze ricordò la fiducia accordata alle attestazioni provenienti da ambienti ecclesiastici, e Denise Werner, che segnalò irregolarità nella numerazione dei documenti e la circolazione di moduli in bianco sul mercato nero romano. A Genova, il delegato fu Dr. Leo Biaggi de Blasys, il quale svolse un ruolo importante nel garantire che i titoli di viaggio fossero riconosciuti dai consolati sudamericani. I casi divenuti più noti sono quelli di Adolf Eichmann che divenne “Ricardo Klement” fino al giorno della sua cattura, nel 1960 o Josef Mengele il quale, per qualche tempo, utilizzò l’identità di Helmut Gregor. Nello stesso periodo, a Salisburgo, Vladimir Bosiljević, segretario della Croce Rossa Croata, ottenne passaporti ICRC per la rete legata a Krunoslav Draganović, presbitero croato e figura chiave nell'organizzazione delle "ratlines" che facilitarono la fuga di numerosi criminali di guerra ustascia e nazisti verso il Sudamerica. Già nel 1947, emersero preoccupazioni diplomatiche circa l’uso improprio dei documenti della Croce Rossa. Segnalazioni provenienti dagli Stati Uniti denunciarono identità ricostruite sulla base di dichiarazioni difficilmente verificabili e la circolazione di certificazioni ottenute in maniera sospetta: ci si era accorti, per esempio, che i documenti rivelavano un passato un po’ troppo “pulito”. Ciononostante, centinaia di ex nazisti riuscirono comunque a passare indenni i controlli e a far perdere, impuniti, le proprie tracce. Alcuni vissero una lunga vita, persino con il proprio nome e non sotto falsa identità senza essere mai catturati e senza aver mai pagato per i propri crimini. Per saperne di più, visita anche la mostra “Gerarchi in fuga. Dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse”, presso il Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio al 30 giugno 2026.

https://open.spotify.com/playlist/3ztvgrtwcbWktZJ5NE3qJU Da domenica 29 febbraio per quattro settimane.

La fuga dei nazisti dall’Europa Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, una parte dei responsabili dell’apparato nazista riu
La fuga dei nazisti dall’Europa Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, una parte dei responsabili dell’apparato nazista riuscì a lasciare l’Europa senza vedersela con la giustizia. Uomini - e donne - coinvolti direttamente nello sterminio degli ebrei, ottennero documenti, lettere di raccomandazione, visti consolari che permisero loro di lasciare l’Europa totalmente impuniti. Grazie alla connivenza di tanti, troppi complici, il loro passato criminale fu mondato; molti tra i più efferati nazisti, e non solo, all'improvviso non furono più sadici carnefici, ma assunsero status di apolidi, profughi, addirittura di ex internati, tutte categorie nate per affrontare l’emergenza del dopoguerra. Dopo "Riprendiamoci la memoria", vi presentiamo “Quarto Reich Arabo”, il nuovo progetto di Free4future, che proverà a fare luce su questo meccanismo, troppo spesso sottaciuto dalle narrazioni storiche del secondo dopoguerra, perché non tutti i più efferati criminali nazisti passarono per i tribunali di Norimberga. Analizzeremo reti, documenti e corridoi che permisero a molti di loro di salvarsi, non solo facendo in modo che se ne perdessero le tracce ma, dove possibile, anche sfruttandone le competenze. Per saperne di più, visita anche la mostra “Gerarchi in fuga. Dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse”, presso il Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio al 30 giugno 2026.

A Bologna, manifestazione per l'Iran.

Ufficiali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) avrebbero assunto il controllo operativo effettivo
Ufficiali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) avrebbero assunto il controllo operativo effettivo di Hezbollah in Libano. È quanto riferisce Al Arabiya, citando fonti anonime “vicine a Hezbollah”, secondo cui alcuni ufficiali sarebbero arrivati recentemente dall’Iran con il compito di ricostruire le capacità militari del movimento sciita, gravemente danneggiate dopo i combattimenti con Israele conclusi con il cessate il fuoco del novembre 2024. Le fonti parlano di briefing diretti ai combattenti in diverse aree del Paese, inclusa la valle della Beqaa, dove è concentrata l’unità missilistica e dove negli ultimi mesi si sono registrati raid israeliani. L’obiettivo è di rafforzare la struttura operativa in vista di un possibile allargamento del conflitto qualora dovesse verificarsi un’escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele. Hezbollah intrattiene da decenni legami strettissimi con l’IRGC, che ne ha sostenuto nascita, addestramento e finanziamento. Tuttavia, un controllo operativo diretto segnerebbe un salto di qualità, indicando una gestione ancora più centralizzata del fronte libanese. Il Libano continua a essere un perno fondamentale della politica di penetrazione iraniana nel confronto con l'occidente.

Il Sahel, epicentro del jihadismo globale A febbraio 2026 il Sahel centrale – Mali, Burkina Faso, Niger – ha confermato il su
Il Sahel, epicentro del jihadismo globale A febbraio 2026 il Sahel centrale – Mali, Burkina Faso, Niger – ha confermato il suo ruolo di cuore pulsante del jihadismo africano. Non grandi offensive ma violenze diffuse in molte zone Il 15–16 febbraio, a Titao, nel nord del Burkina Faso, almeno 20 persone sono state uccise in un attacco rivendicato da Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad Al Qaeda. La città, già isolata e sotto pressione, è uno dei simboli della fragilità del controllo statale nel nord burkinabé. Parallelamente, gruppi legati ad Al Qaeda e allo Stato Islamico – tra cui l’Islamic State – Sahel Province – hanno intensificato l’uso di droni armati e di sorveglianza. È un salto qualitativo: guerra asimmetrica sempre più tecnologica contro basi militari, convogli e villaggi. Il Burkina Faso resta tra i paesi più colpiti dal terrorismo al mondo; Mali e Niger, guidati da giunte militari, non sembrano ottenere risultati contro il terrorismo jihadista. Quindi milioni di sfollati interni, scuole chiuse, intere aree rurali distrutte Il Sahel non è una periferia del conflitto globale. È uno dei suoi centri.

Cosa voterete al referendum?
Anonymous voting

Sostieni il nuovo progetto di F4F, da lunedì 23 febbraio sul vostro account preferito va in onda IL QUARTO REICH ARABO. Come il nazismo si è politicamente e operativamente trasferito in Medio Oriente. https://www.gofundme.com/f/fai-vivere-f4f

Da lunedì 23 febbraio parte la nuova serie di Free4Future. Che cosa hanno fatto i criminali nazisti in Medio Oriente? 4 settimane, ogni giorno un articolo, un podcast, video per raccontare una cronaca e una storia che non ha ancora raccontato nessuno per intero. Da lunedì 23 febbraio. Sostenete questo progetto con una donazione al solito link: https://www.gofundme.com/f/fai-vivere-f4f

Massacrano i cani, ma dicono che la FIFA non c'entra. In Marocco continua la strage di cani randagi: avvelenamenti con stricn
Massacrano i cani, ma dicono che la FIFA non c'entra. In Marocco continua la strage di cani randagi: avvelenamenti con stricnina, spari notturni (spesso lasciando gli animali agonizzanti), gas, incinerazioni vive o fosse comuni. Associazioni come PETA, IAWPC, OIPA, Eurogroup for Animals e altre denunciano un piano per eliminare fino a 3 milioni di cani entro il 2030, per "ripulire" le strade in vista dei Mondiali FIFA (co-ospitati con Spagna e Portogallo). Alcuni media hanno documentato testimonianze, video e foto raccapriccianti. Il governo marocchino nega un legame ufficiale con i Mondiali, parla di programma TNR "umano" e smentisce un piano sistematico nazionale. Ma le uccisioni proseguono, con timer di morti stimate e petizioni firmate anche da Mark Ruffalo e Jane Goodall. La FIFA sa tutto da anni, ha contattato la federazione marocchina e parla di "nuove leggi in arrivo" per bilanciare salute pubblica e benessere animale... ma non ha imposto cambiamenti concreti. Non possiamo far finta di niente. Boicottiamo i Mondiali 2030? Facciamo pressione sulla FIFA?

Gregory Alegi su Jesse Jackson
Gregory Alegi su Jesse Jackson

Barbie Gaza finisce indagata. Il tribunale d'Istruzione di Granada, infatti, ha avviato delle indagini su di lei, per i reati
Barbie Gaza finisce indagata. Il tribunale d'Istruzione di Granada, infatti, ha avviato delle indagini su di lei, per i reati di incitamento all'odio e di apologia del terrorismo. Cui si aggiungono: diffusione di teorie cospirative antisemite, negazione delle atrocità contro la popolazione civile israeliana il 7 ottobre 2023 e giustificazione delle azioni di Hamas. Senza contare che la "bailarina della flotilla" avrebbe persino insinuato che Israele potrebbe aver ordito l'attentato della Bondi Beach. Ops...

Ahi ahi, qualcuno parla bene e razzola male? I gruppi editoriali Ciaopeople (editore di Fanpage) e Citynews (network di siti
Ahi ahi, qualcuno parla bene e razzola male? I gruppi editoriali Ciaopeople (editore di Fanpage) e Citynews (network di siti locali come MilanoToday e RomaToday) sono stati multati dall’Inps per un totale di 8 milioni di euro! Secondo l’Inps, avrebbero applicato ai giornalisti il contratto Uspi-Figec, che prevede stipendi e contributi previdenziali più bassi, invece del contratto Fnsi-Fieg, considerato più rappresentativo e adeguato al tipo di lavoro svolto. La Fnsi ha commentato duramente la vicenda, parlando di “imprenditoria corsara”. Entrambi i gruppi respingono le accuse e stanno valutando un ricorso. Siamo proprio curiosi di vedere come si svilupperà la questione...

I medici iraniani hanno riferito che durante la rivolta in Iran, quando le strade di tutto il Paese furono testimoni di brutalità e uccisioni , gli ospedali iraniani non sono stati risparmiati dalla pressione delle forze di sicurezza. https://independent.co.uk/news/world/middle-east/iran-protests-hospitals-doctors-b2918257.html Le testimonianze raccolte da Independent Persian da medici e personale sanitario di diverse città dell'Iran indicano che i centri medici, che avrebbero dovuto essere rifugi per i feriti, in alcuni casi sono stati trasformati in luoghi in cui le cure venivano negate e i pazienti venivano nascosti, arrestati o addirittura uccisi deliberatamente. Un consulente che lavora a Isfahan, che ha parlato con Independent Persian a condizione di anonimato, ha affermato che ciò a cui ha assistito nei reparti di pronto soccorso e di chirurgia era "indifendibile da qualsiasi punto di vista professionale o umano". Secondo lui, al culmine delle proteste , tra l'8 e il 13 gennaio, la priorità di trattamento non era determinata dalla gravità delle ferite, ma dall'"etichetta di sicurezza" dei pazienti. "Alcune vittime civili e persone comuni sono rimaste in attesa per ore al pronto soccorso, mentre il personale ferito affiliato alle forze di sicurezza e militari che avevano effettuato la repressione è stato trasferito immediatamente in sala operatoria, sotto pressione e minacce", ha aggiunto.

L’Indonesia si prepara a mandare migliaia di truppe per il piano di Trump per Gaza. Chissà cosa ne pensano in Israele.

Il titolo "Bypassare Russia e Cina? Secondo gli Usa è possibile" cattura bene l'essenza strategica del Trump Route for Intern
Il titolo "Bypassare Russia e Cina? Secondo gli Usa è possibile" cattura bene l'essenza strategica del Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), il corridoio promosso dall'amministrazione Trump nel Caucaso meridionale. Il TRIPP è un'infrastruttura di circa 43 km (27 miglia) attraverso la provincia armena di Syunik, che collega il territorio principale dell'Azerbaigian alla sua exclave di Nakhchivan, estendendosi poi verso la Turchia e integrandosi nel Middle Corridor (Trans-Caspian International Transport Route). Questo crea un'arteria est-ovest per merci, energia, dati e persone tra Asia centrale (Caspio), Turchia ed Europa. Gli Stati Uniti lo presentano esplicitamente come un'alternativa che aggira Russia e Iran (e in misura minore Cina), riducendo la dipendenza regionale da rotte controllate da Mosca (storiche nel Caucaso) e Teheran. Riguardo alla Cina, il bypass non è diretto come per Russia/Iran, ma indiretto e competitivo: il TRIPP rafforza il Middle Corridor come opzione alternativa alla Belt and Road Initiative (BRI) cinese, che passa spesso attraverso rotte russe o iraniane. Gestito da una compagnia con maggioranza USA (74% per 49 anni), mantiene sovranità armena su confini e sicurezza, ma posiziona Washington come attore centrale in connettività eurasiatica. La visita di JD Vance (febbraio 2026) ha accelerato implementazione, accordi nucleari civili, vendite droni e partnership energetica. È un esempio di diplomazia transazionale Trump 2.0: pace + infrastrutture + interessi USA per indebolire rivali senza confronto diretto. In sintesi, sì, gli USA ritengono possibile (e stanno realizzando) un bypass significativo di Russia e, in chiave anti-BRI, di Cina nel Caucaso e Asia centrale. Il successo dipenderà da fattibilità economica, stabilità regionale e domanda di rotte alternative.