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DICIOTTESIMO GIORNO (15 MAGGIO)
Come addolcire la morte a noi stessi
(cf. Filotea mariana, 68-69)
Meditazione
1) Bisogna rinunciare a sé stessi! Dura necessità, ma inevitabile per chi vuole salvarsi, più ancora per chi vuole divenire perfetto mediante il discepolato di Cristo e la graduale conformazione a Lui: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16, 24).
2) Chi ci faciliterà questo penoso lavoro di spoliazione, condizione necessaria per essere rivestiti di Gesù Cristo? Chi ci renderà meno amara una simile medicina e meno dolorosa una così profonda amputazione di tutto ciò che è più caro alla natura corrotta?
3) La nostra buona Mamma celeste, additandoci il cielo che ci attende e sorreggendoci con le grazie da Lei dispensate: "Ecco tua madre" (Gv 19, 27). È ben difficile riuscire in una così ardua ma pur necessaria impresa senza una vera devozione a Maria.
"Dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici, e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità della verità" (Ef 4, 22-24).
Pratica
Volgi ancora una volta lo sguardo alla Vergine, ai cui piedi ti sei gettato all’inizio di questo mese di preparazione, e chiedile di mostrarti l’abisso in cui ti ha precipitato il peccato e di aiutarti, con la Sua dolcezza materna, a penetrare fino in fondo alla tua natura corrotta in modo tale che questa visione non ti faccia disperare, ma ti spinga a confidare incondizionatamente in Lei.
Fioretto
Per seguire concretamente Gesù, affidati a Maria e accetta un incomodo che non puoi evitare.
DICIASSETTESIMO GIORNO (14 MAGGIO)
Morire a noi stessi
(cf. Filotea mariana, 67-68)
Meditazione
1) Se hai ben compreso, con l’aiuto della grazia, che tutto in te è guasto e corrotto, non ti meraviglierai se il Montfort conclude: "Dopo ciò, bisogna forse stupirsi se Nostro Signore disse che chi voleva seguirlo doveva rinunciare a se stesso e odiare l’anima sua? che chi avesse amato la propria anima l’avrebbe perduta, mentre chi l’avesse odiata l’avrebbe salvata? Questa infinita Sapienza, che non dà comandi senza ragione, non ci ordina di odiare noi stessi se non perché siamo proprio sommamente degni di odio: nulla di più degno d’amore che Dio, nulla di più degno di odio che noi medesimi". Sono questi i tuoi sentimenti riguardo a ciò che in te è guasto?
2) Per vuotarci di noi stessi, dobbiamo ogni giorno morire a noi stessi, cioè rinunciare alle operazioni delle facoltà dell’anima e dei sensi del corpo. Bisogna guardare come se non si guardasse, ascoltare come se non si ascoltasse, servirsi delle cose di questo mondo come se non ce ne si servisse; è ciò che san Paolo chiama "morire ogni giorno" ("Quotidie morior", 1 Cor 15, 31) e che attua l’inserzione nella morte redentrice di Cristo realizzata in noi dal Battesimo (cf. Rm 6, 4-5).
3) Se non moriamo a noi stessi e se le nostre devozioni, finanche le più sante, non ci portano a questa morte necessaria e feconda, non produrremo frutti che valgano; le nostre devozioni ci riusciranno inutili e tutte le nostre azioni, per quanto buone, saranno contaminate dall’amor proprio e dalla volontà propria, il che farà sì che Dio abbia in abominio i più grandi sacrifici e le migliori azioni che possiamo mai compiere; in punto di morte ci troveremo con le mani vuote di virtù e di meriti e non avremo in cuore una sola scintilla di quel puro amore che è comunicato solo alle anime morte a sé stesse, la cui vita è nascosta con Cristo in Dio (cf. Col 3, 3).
"Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella morte di lui?" (Rm 6, 3).
Pratica
Considera grandi amici coloro che, rinfacciandoti i tuoi difetti, ti aiutano a morire a te stesso.
Fioretto
Per applicare quanto meditato, rinuncia ad ascoltare qualcosa che ti interessa, ma ti dissiperebbe interiormente.
SEDICESIMO GIORNO (13 MAGGIO)
Che cosa siamo quanto all’anima
(cf. Filotea mariana, 65-66)
Meditazione
1) Se per il corpo sei poco dissimile dagli animali irragionevoli, per l’anima sei invece immagine di Dio, sei l’essere più sublime della terra. Per la grazia, poi, l’anima è diventata figlia di Dio, partecipe della Sua natura, erede del cielo. Ma – ahimè – l’uomo innalzato a tanta nobiltà, fatto di poco inferiore agli Angeli, non ha compreso la propria grandezza e, al dire della Scrittura, si è accomunato ai bruti, diventando di poco dissimile da essi. Cos’è che ha detronizzato così il re del creato e l’ha ridotto, da figlio di Dio, a schiavo di Satana e servo delle proprie più basse passioni? Cos’è che, facendogli dimenticare il cielo, lo ha trascinato così nel fango? Il peccato! Chi può comprendere pienamente una disgrazia simile? Ecco che cosa è capace di fare l’uomo da sé: guastare le opere di Dio.
2) Vuoi ben comprendere la tua miseria dopo il peccato? Leggi queste righe del Montfort. Se non fossero di un santo, non oserei trascriverle. Ti faranno forse arricciare il naso… è segno che non ti conosci abbastanza. L’orrore di sé è il termometro che segna i progressi nella via della virtù. Ben difficilmente piace a Dio chi piace a se stesso.
3) "L’anima nostra, unita al corpo, è diventata così carnale che è chiamata carne: 'Ogni carne, nel suo modo di vivere, era corrotta' (cf. Gen 6, 12). Noi non abbiamo per retaggio se non l’orgoglio e l’accecamento nello spirito, l’indurimento nel cuore, la debolezza e l’incostanza nell’anima, la concupiscenza, le passioni in rivolta e le malattie nel corpo. Siamo per nascita più superbi dei pavoni, più attaccati alla terra dei rospi, più brutti dei capri, più invidiosi dei serpenti, più ghiotti dei porci, più collerici delle tigri, più pigri delle tartarughe, più deboli delle canne e più incostanti delle banderuole. Abbiamo di nostro soltanto il nulla e il peccato e altro non meritiamo che l’ira di Dio e l’Inferno eterno" (Trattato, 79).
"Imparate da me, perché sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime" (Mt 11, 29).
Pratica
Recita le Litanie dell’umiltà (https://www.preghiamo.org/litanie-umilta-preghiera-merry-del-val-pio-x.php).
Fioretto
Per avere un vivido esempio della perfezione a cui è chiamata la tua anima, leggi un breve profilo di un santo del giorno.
QUINDICESIMO GIORNO (12 MAGGIO)
Che cosa siamo quanto al corpo
(cf. Filotea mariana, 65)
Meditazione
1) Esso è certamente un capolavoro; tutto vi è mirabilmente ordinato anche nei più piccoli particolari. È un piccolo cosmo nel quale, più che nell’universo, risplende l’infinita sapienza di Dio. D’altra parte, quale debolezza e fragilità nel suo complesso fisico! Basta la più piccola causa perché la mirabile macchina si guasti o si fermi… e poi presto invecchia, le infermità la indeboliscono, la tomba l’attende e, alla fine, non resta altro che un po’ di polvere. Eppure quanto si fa per il corpo, quante cure e preoccupazioni... e, specialmente, quante colpe per accontentarlo!
2) La debolezza fisica è un nulla, paragonata ala miseria morale di cui il corpo è occasione e causa. Il peccato ha portato il disordine nel nostro essere; il corpo opprime l’anima e, trattenendo i suoi voli verso Dio e la virtù, tenta di avvoltolarla nel fango. Quanto sentono i Santi il peso e l’infermità della carne!
3) A ragione il Montfort scriveva: "I nostri corpi sono talmente corrotti che lo Spirito Santo li chiama corpi di peccato, concepiti nel peccato, nutriti del peccato e non d’altro capaci che di peccato, corpi soggetti a mille e mille malattie, che si corrompono di giorno in giorno e producono soltanto scabbia, vermi e putredine".
"Sventurato che io sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?" (Rm 7, 24).
Pratica
Esaminati un po’ se hai esagerata cura della tua salute e stima della bellezza del corpo, che dovrà presto perire, a scapito dell’anima, che dovrà vivere immortale.
Fioretto
Per non essere schiavo del benessere fisico, infliggiti una piccola scomodità.
QUATTORDICESIMO GIORNO (11 MAGGIO)
Come vuotarci di noi stessi
(cf. Filotea mariana, 64-65)
Meditazione
1) Occorre prima di tutto conoscere bene, con i lumi dello Spirito Santo, il proprio fondo cattivo, la propria incapacità di fare alcunché di bene, la propria debolezza in ogni cosa, la propria incostanza in ogni tempo, la propria indegnità rispetto a qualsiasi grazia e la propria iniquità in ogni luogo.
2) Il peccato del nostro primo padre ci ha tutti guastati, inaciditi, gonfiati e corrotti come il lievito inacidisce, gonfia e corrompe la pasta in cui viene posto.
3) I peccati attuali da noi commessi, sia mortali che veniali, sebbene ci siano stati perdonati, hanno aumentato la nostra incostanza e la nostra corruzione, lasciando cattivi resti nell’anima nostra.
"Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova, poiché siete azzimi" (1 Cor 5, 6-7).
Pratica
È necessario scovare, con la meditazione, i tentacoli di quest’idra dell’amor proprio che, come il mostro della favola, fa incessantemente rispuntare le sue teste velenose che infestano tutte le nostre azioni, comprese le più sante. È necessario identificare quel maledetto ego che, mascherato in mille modi, vuol sempre predominare, vuol essere sempre il centro e la mèta di ogni nostra attività.
Fioretto
Per ridurre l’amor proprio, rinuncia a giustificarti di qualcosa che ti è rimproverato.
TREDICESIMO GIORNO (10 MAGGIO)
Perché vuotarci di noi stessi
(cf. Filotea mariana, 64)
Meditazione
1) Le nostre migliori azioni sono di solito macchiate e corrotte dal cattivo fondo che è in noi. Quando si versa dell’acqua pura e limpida in un vaso che sa di cattivo o del vino in una botte il cui interno non è stato ben ripulito dalla morchia, l’acqua pura e il buon vino si guastano e ne prendono facilmente il cattivo sapore. Nello stesso modo, quando Dio depone nel vaso dell’anima guastata dal peccato originale e da quello attuale le Sue grazie e rugiade celesti o il vino delizioso del Suo amore, i Suoi doni ordinariamente si guastano e corrompono a causa del cattivo fondo lasciato in noi dal peccato e le nostre azioni, perfino quelle ispirate dalle virtù più sublimi, ne risentono.
2) È quindi della massima importanza per giungere alla perfezione, la quale si acquista solo mediante l’unione a Gesù Cristo, che ci vuotiamo di quanto c’è di cattivo in noi; altrimenti Nostro Signore, che è assolutamente puro e odia infinitamente la minima macchia dell’anima, ci rigetterà dal Suo cospetto e non Si unirà affatto a noi.
3) Considera in quale stato di impotenza e di miseria spirituale sei ridotto. Quale motivo di umiliarti, di diffidare di te stesso! Ma quale motivo, anche, di sperare nella grazia di Cristo, che ti verrà mediante Colei che è Madre della divina grazia!
"Siamo diventati tutti come cosa impura e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia" (Is 64, 5).
Pratica
Prova ad esaminare attentamente le tue azioni alla luce della fede e vedrai che in tutta la giornata non ne troverai forse una sola esente da qualche imperfezione.
Fioretto
Per purificare il cuore, reprimi l’autocompiacimento che spontaneamente provi nel compiere una buona azione.
AVVISO: domani, Sabato 10 Maggio, non si terrà la catechesi del Cenacolo, ma si pregherà per il nuovo Papa.
DODICESIMO GIORNO (9 MAGGIO)
L’Inferno impero finale del mondo
(cf. Filotea mariana, 62-63)
Meditazione
1) Nient’altro di più efficace per staccarci dal mondo che il pensiero dell’orribile soggiorno riservato ai suoi seguaci. Dove conduce la strada larga e fiorita del mondo, per la quale tanti infelici sono avviati fra canti e baldorie? Una triplice maledizione pesa su di loro: "Guai a voi, o ricchi, che avete avuto quaggiù la vostra consolazione! Guai a voi che siete sazi, perché soffrirete un’eterna fame! Guai a voi che vi siete goduta la vita, perché vi attende un pianto eterno!". Ecco il termine delle belle promesse del mondo: l’Inferno! Il mondo non lavora se non per l’Inferno: esso è l’impero definitivo di Satana e dei suoi seguaci.
2) Medita la terribile sentenza che un giorno Cristo pronuncerà contro i seguaci del mondo: "Allontanatevi da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!" (Mt 25, 41). Essere allontanati e maledetti da Colui da cui e per cui eravamo creati, da Colui che è la nostra vita e la nostra sola vera felicità! Col peccato si abbandona Dio per le creature, ed ecco il castigo del peccato: la separazione e la privazione eterna di Dio (pena del danno); non basta: nel fuoco eterno (pena del senso).
3) Oh! dover restare eternamente nel fuoco, in compagnia dei demoni, bestemmiando Cristo e la Vergine, noi creati invece per condividere la loro gloria in cielo per tutta una beata eternità! O Vergine, io maledirti eternamente? Io, figlio delle Tue lacrime, io da Te tanto prediletto e beneficato? Ah, non lo posso nemmeno pensare: vada il mondo con i suoi piaceri; io mi dono a Te risolvendo di amarti, servirti e benedirti in vita, per poterti poi, un giorno, lodare per sempre in cielo.
"Gli empi sono astri erranti, ai quali sono riservate in eterno le tenebre più profonde" (cf. Gd 13).
Pratica
Guarda ancora una volta la tua Medaglia e vedrai che la Madonna, con quel serpente, richiama l’attenzione dei Suoi devoti anche sull’Inferno, che è l’eterna schiavitù non d’amore, ma di odio; l’eterna rinuncia forzata alla propria volontà, per coloro che, rigettando le dolci catene di Gesù e di Maria, si vedranno soggetti alla tremenda tirannia del serpente infernale, che potrà sfogare per sempre il suo odio verso coloro che, rinnegando Cristo e Maria, si saranno fatti, col peccato, suoi sudditi e schiavi. A Fatima la Madonna ci ha richiamati ancor più chiaramente al pensiero dell’Inferno e ci ha insegnato una preghiera per ottenere di esserne preservati.
Fioretto
Ripeti spesso questa giaculatoria: "Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’Inferno; porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia".
UNDICESIMO GIORNO (8 MAGGIO)
Incertezza del tempo e del modo
(cf. Filotea mariana, 61-62)
Meditazione
1) Quando morirò? Lo ignoro. Si muore a tutte le età; Gesù Cristo verrà come un ladro; nessuno è padrone del domani. Ancora qualche giorno, forse, e la mia tomba sarà scavata! Posso morire oggi; sono disposto? Insensato che sono! Vivo in uno stato in cui non vorrei morire e so che la morte sta sempre in agguato.
2) O mio Dio! forse mi restano solo pochi giorni da vivere, eppure sono spoglio di meriti. Mi sarei potuto arricchire con tanta facilità mediante le opere che ho compiute, le preghiere, le comunioni… ed ecco che mi trovo a mani vuote. O mio Dio, ancora un po’ di tempo! Voglio cominciare subito a servirti e a salvarmi.
3) Come morirò? Sarà una morte improvvisa, senza che me ne possa rendere conto, o una lenta malattia che mi permetterà di confessarmi e di ricevere gli ultimi Sacramenti? Non ne so nulla; a questo riguardo, sono e rimarrò sempre nella più profonda ignoranza. Del resto, poco mi importa saperlo; ciò che importa meditare e comprendere bene è che la morte è l’eco della vita e che, per ben morire, bisogna vivere bene. O mio Dio, penetrami l’anima del tuo timore! Fammi vivere santamente, affinché io muoia della morte dei giusti; te ne supplico per i meriti del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo e per intercessione di Maria santissima.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale ora il Signore vostro verrà (Mt 24, 42).
Pratica
Dichiara al Signore la tua accettazione del tempo e delle condizioni da Lui stabilite per la tua morte. Affida spesso il momento del tuo trapasso a Nostra Signora della Buona Morte e a san Giuseppe, Patrono dei moribondi.
Fioretto
Per carità verso chi ha una mentalità nichilista, correggi l’idea, purtroppo così comune tra la gente, che la morte migliore sia quella che avviene nel sonno o che sia giusto sopprimere un ammalato per ridurre le sue sofferenze.
DECIMO GIORNO (7 MAGGIO)
Certezza della morte
(cf. Filotea mariana, 61; 662-664)
Meditazione
1) Morirò! Un giorno abbandonerò tutto: parenti, amici, agi, piaceri… abbandonerò tutto – forse prima di quel che io pensi… e sarà per sempre! Una bara, un lenzuolo e un loculo: ecco tutto ciò che mi resterà. Il mio corpo sarà pasto dei vermi; tornerà nella polvere, dalla quale fu tratto, e sarà sepolto nell’oblio. Ecco il destino di questo corpo che idolatro: quanto sono insensato!
2) Morirò: l’anima mia, libera dalla casa di creta che la tiene schiava, comparirà subito al cospetto del Giudice supremo per rendergli conto della mia vita, di tutte le mie azioni, dei miei esercizi di pietà, di tutte le grazie che avrò ricevute, di tutto il bene che non avrò fatto o avrò fatto male e di tutto il male che avrò fatto o voluto fare o fatto fare… Dopo questo tremendo resoconto, verrà la sentenza che deciderà la mia eterna sorte. O mio Dio! posso credere questa verità e vivere come vivo?
3) I piaceri passano; le pene dei piaceri illeciti sono eterne. Le afflizioni passano; le ricompense dureranno eternamente. Scegli: o il piacere di un momento e la pena eterna, o la pena di un momento e la gioia eterna. L’eternità dipende dalla morte, la morte dalla vita, la vita da un momento: da un momento dipende l’eternità!
Tutti compariremo davanti al tribunale di Cristo […]. Così, dunque, ognuno di noi renderà conto di se stesso a Dio (Rm 14, 10.12).
Pratica
Prostrato dinanzi al trono della Tua adorabile maestà, Ti domando, o mio Dio, l’ultima di tutte le grazie: la grazia di una santa morte. Qualunque sia il cattivo uso della vita che mi hai donata, accordami di finirla bene e di morire nel Tuo amore. Che io muoia, come i santi Patriarchi, lasciando senza rincrescimento questa valle di lacrime per andare a godere il riposo eterno nella mia vera patria. Che io muoia come il beato san Giuseppe, tra le braccia di Gesù e di Maria, ripetendo questi nomi così dolci, che spero di benedire per tutta l’eternità. Che io muoia, come la Vergine santissima, infiammato dall’amore più puro, acceso dal desiderio di unirmi all’oggetto di tutti i miei affetti. Che io muoia, come Gesù sulla Croce, coi sentimenti del più vivo odio del peccato, di amore del mio celeste Padre e di rassegnazione fra i patimenti. Padre santo, nelle tue mani rimetto l’anima mia: usami misericordia! Gesù, che sei morto per amor mio, accordami la grazia di morire nel Tuo amore.
Fioretto
Per mantenere vivo il pensiero della morte, poni particolare attenzione nel recitare le ultime parole dell’Ave Maria.
Chiediamo a san Giuseppe un papa conforme al mistero della Chiesa:
https://lascuredielia.blogspot.com/2025/05/speciale-conclave-anziche-perderci-in.html
NONO GIORNO (6 MAGGIO)
Il mondo e la morte (cf. Filotea mariana, 60-61)
Meditazione
1) Per distaccarti dai vani beni del mondo, pensa che, se non te ne distacchi per amore di Dio, la morte te ne distaccherà per forza, senza tuo merito. A ragione la morte è stata definita una professione religiosa in extremis, professione in cui il mondano si vede forzato a spingere il suo distacco assai più oltre di quello del religioso più austero.
2) La morte è: a) separazione da tutte le ricchezze che con tanta brama hai cercate e che, forse a costo di tante colpe, hai accumulate; b) separazione da tutti i piaceri: il povero corpo, tanto accarezzato, tanto accontentato, tanto idolatrato, eccolo inerte, insensibile, presto deforme e puzzolente, per finire in un po’ di polvere; c) separazione dagli onori: i nostri posti saranno ben presto occupati da altri, che aspettano solo la nostra morte; ancora un po’ di commedia ai funerali, una lapide bugiarda coprirà le nostre spoglie ributtanti e poi… silenzio e tenebre la gloria che passò.
3) Il Maresciallo de Villeroi, sul letto di morte, non cessava di ripetere: «O mondo, quanto sei ingannatore!». Michelangelo morì a ottantanove anni lasciando alla posterità queste dolorose parole: «Ho camminato lunghi anni per giungere alla mia ultima ora e finalmente – ma troppo tardi – ti conosco, o mondo miserabile e insensato! Ora so quali sono le tue gioie; vattene a promettere ad altri la pace che tu stesso non hai mai posseduto!». Ben a ragione, perciò, la principessa Luigia de Condé, abbandonando la corte per entrare nel primo convento che le si presentò, diceva: «Liberatemi dal mondo, perché lo trovo troppo stupido, folle e malvagio!».
Pratica
Come insegnano i Santi, rappresentati con l’immaginazione i tuoi ultimi istanti di vita; domandati poi che cosa, da una parte, sarai felice di aver fatto o non fatto e che cosa, dall’altra, rimpiangerai di aver fatto o non fatto.
Fioretto
Distaccati da una cosa a cui tieni pensando che un giorno, in ogni caso, te ne dovrai distaccare per forza.
OTTAVO GIORNO (5 MAGGIO)
Le opere del mondo: il peccato
(cf. Filotea mariana, 59-60)
Meditazione
1) Non basta rinunciare alle massime, bisogna pure rinunciare alle opere del mondo, cioè al peccato. Il peccato: ecco dove tendono tutti gli sforzi dell’Inferno; ecco dove portano tutte le sue massime. Oh, con quale facilità i mondani commettono il peccato o, meglio, lo bevono come l’acqua! La terra è inondata da peccati di ogni specie: ingiustizie, bestemmie, odi, impurità ecc. Le case, le strade, le fabbriche, i luoghi di divertimento ne sono contaminati e l’aria stessa ne è ammorbata; noi respiriamo, per così dire, aria infetta e subiamo le conseguenze dei peccati altrui, che attirano i castighi e distolgono le grazie di Dio. L’orrore del peccato è la prima grazia che la Madonna concede a un’anima che vuol fare tutta sua.
2) Il demonio vuole il peccato, poiché odia Dio e, perciò, odia anche noi. Vuole il peccato mortale, che è separazione da Dio e asservimento a sé. Se non altro, ci spinge al peccato veniale, che raffredda la nostra relazione con Dio e ci predispone alla completa separazione da Lui con la colpa mortale.
3) Vuoi conoscere la gravità del peccato? Inginocchiati ai piedi di Maria e prendi quel “libro” che è la Sua Medaglia: a) vi vedrai uno stuolo di angeli precipitare all’Inferno per un solo peccato (il serpente); b) vi intravedrai riprodotta tutta la tragedia dell’Eden e udrai risuonare la terribile sentenza di Dio che condanna a morte il peccatore; scorgerai l’uomo, da figlio di Dio, fatto schiavo del demonio e tutta l’umanità precipitata in un mare di miserie e di dolori; su tanta rovina vedrai troneggiare, unica superstite e speranza dell’umanità, Maria immacolata, da cui soltanto ci potrà venire la liberazione; c) guardando infine il prezzo del riscatto (la Croce e i due Cuori) comprenderai ancora meglio la gravità della colpa, per espiare la quale fu necessario il sangue di un Dio e le lacrime della Madre di Dio.
Dove ha abbondato la colpa, ha sovrabbondato la grazia, affinché, come il peccato ha regnato per la morte, così regni anche la grazia, mediante la giustizia, per la vita eterna (Rm 5, 20-21).
Pratica
O Maria, concepita senza peccato, fammene conoscere la gravità e fa’ che io lo odi come Te, sopra ogni cosa, come il peggiore dei mali, l’unico vero male. Fammi sentire il bisogno di piangere ed espiare le colpe passate per togliere le spine dal Cuore di Gesù e asciugare le Tue lacrime. Che il mio motto sia quello del Tuo caro figliolo, san Domenico Savio: «La morte, ma non peccati!».
Fioretto
Per non scivolare verso trasgressioni in materia grave, combatti un peccato veniale deliberato che ti è abituale.
SETTIMO GIORNO (4 MAGGIO)
Le beatitudini del mondo e quelle di Cristo (cf. Filotea mariana, 57-59)
Meditazione
1) Le idee sono la grande forza che muove il mondo; un uomo vale ciò che valgono le sue idee. Importa dunque avere idee esatte che ti guidino come fari nelle vie del bene. Per questo Cristo venne sulla terra a portare la verità e smascherare l’errore. Il divino seminatore ha sparso nel mondo sante e feconde idee che lo hanno rinnovato. Anche il demonio, però, conosce la forza delle idee; anch’egli ha perciò proclamato il suo “vangelo”. Bugiardo fin da principio, non ha saputo insegnare se non menzogne ma, per ingannarci, le ha colorate delle apparenze della verità. Purtroppo tanti si sono posti alla sua scuola e corrono dietro ai miraggi di felicità che il demonio fa loro balenare dinanzi, trascinando alla perdizione i miseri allucinati. Queste massime, purtroppo, anche tu le hai bevute; l’atmosfera che ti circonda ne è impregnata e, quasi a tua insaputa, esse hanno ancora una forte influenza sulla tua vita. Nel Battesimo le hai rinnegate, ma purtroppo la tua mentalità pratica ne è ancora impregnata. Prega Maria di volertene svestire.
2) Le Beatitudini sono al centro del pensiero di Cristo. Non vi si trova una concatenazione logica, ma piuttosto una successione di esclamazioni nella quale ciascuna brilla di uno splendore unico che raggiunge l’anima e la penetra, capace di produrvi una ferita divina. «È stato detto agli antichi… io invece vi dico… Voi credete che la felicità consista nelle soddisfazioni umane; io invece vi dico: Beati i poveri! Beati gli affamati! Beati quelli che piangono! Beati i puri! Beati quelli che sono odiati e schiacciati dagli uomini! Beati quellil che sono miti e diffondono la pace!». Più che di un’argomentazione, si tratta di una smentita: «Voi seguite l’opinione comune in voga. Quanto a me, ecco il mio pensiero: proprio l’opposto. Davanti alla vostra esperienza apparente, umana e mondana, ecco la mia esperienza personale, la mia controesperienza. I rimpinzati, i sazi, i feroci, i ricchi, coloro che si divertono non sono felici; ne sono garante io. Poveri ciechi che, vittime della parola comune, credete il contrario! Io non discuto, oppongo; è così e non altrimenti: ho ragione io!».
3) Per far accettare la lezione, che urta tanto la massa umana comune, Gesù non formula il Suo pensiero sotto forma di precetto («Tu devi essere povero ecc.») e neppure di consiglio («Sei vuoi essere felice, sii povero ecc.»); no, ma espone il suo pensiero dotto forma di costatazione. La Sua parola è nello stesso tempo formale e rispettosa della libertà di ciascuno: formale, perché è espressione della verità; rispettosa, perché si presenta sotto forma di discreta costatazione, piena di speranza luminosa e di tenerezza divina. Beati! Beati! Beati! Chi si rifiuterebbe di ricevere un codice della felicità, dato da chi possiede un’arte infinita di persuadere, da chi è il Re della felicità?
Abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù (Fil 2, 5).
Pratica
Medita ognuna delle massime di Cristo e ripetila finché non te ne senta ben persuaso. Per esempio: «Beati i poveri! Sì, o Gesù, credo che sono davvero beati coloro che hanno il cuore distaccato dai beni della terra, perché sono veramente simili a Te che Ti sei fatto povero per noi, perché sono liberi da mille ostacoli che impediscono il raggiungimento della perfezione, perché Tu hai promesso loro il Regno dei Cieli. Credo, o Gesù, perché Tu lo hai detto; passerà il cielo e la terra, ma non verrà meno la Tua parola. E io invidio i ricchi? Sono contento del mio stato? mi preoccupo troppo degli interessi materiali? O vergine santissima, fammi comprendere la vanità delle cose della terra, l’eccellenza dei beni del cielo; svuota il mio cuore!». Medita in modo simile le altre Beatitudini e troverai ampio argomento per utili riflessioni.
Fioretto
Per penetrarti meglio del pensiero di Cristo, individua un’idea del mondo da cui sei influenzato e rigettala.
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