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Canale della rete italiana di solidarietà con il popolo curdo. https://www.retekurdistan.it/
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🌹HPG annuncia la morte dell’internazionalista Baran Nûjiyan Salîma.
Le Forze di Difesa del Popolo (HPG) hanno annunciato la morte di Pablo Manuel Figueiras Duarte, nome di battaglia Baran Nûjiyan Salîma.
Nato in Germania da madre tedesca e padre portoghese, Duarte si era avvicinato al Movimento di Liberazione Curdo nel 2018 e nel 2019 aveva lasciato l’Europa per unirsi alla guerriglia in Kurdistan.
Dopo un primo periodo di formazione chiese di raggiungere le aree in cui erano in corso i combattimenti più intensi.
Nel 2022 raggiunse Metîna, partecipando direttamente alla resistenza nei tunnel. Durante gli scontri rimase ferito. Nonostante volesse rimanere nella propria posizione, i suoi compagni decisero di trasferirlo a Qandil per ricevere cure mediche.
Dopo essersi ripreso, Baran chiese nuovamente di tornare in combattimento, ma rimase a Qandil su decisione del movimento, svolgendo diversi incarichi organizzativi e logistici.
Baran Nûjiyan è caduto a Qandil il 6 agosto 2025.
| 2 | 🔸 «Ovunque vengano attaccati i curdi, l’attacco ci riguarda tutti».
Confrontarsi con Stati diversi significa che ogni parte del Kurdistan debba procedere da sola?
Amir Karimi, copresidente del PJAK, sostiene la necessità di una strategia nazionale comune, capace di rispettare le condizioni specifiche di ciascun territorio. Non esiste una ricetta valida ovunque, ma il destino delle diverse parti del Kurdistan rimane legato.
Da qui l’appello a un congresso nazionale, a decisioni condivise e a istituzioni che rendano stabile la solidarietà: per difendere le conquiste e costruire insieme il futuro.
🎥 Video originale: PJAK Media Center. | 243 |
| 3 | 🔸 «Si entra in quello spazio per lottare, non per consegnarsi nelle loro mani.»
Il co-presidente del PJAK Amir Karimi spiega il concetto di integrazione democratica: eliminare le discriminazioni e garantire che i curdi possano partecipare con la propria identità, la propria volontà politica e il pieno riconoscimento dei propri diritti culturali, economici e politici.
🎥Video originale: PJAK Media Center | 289 |
| 4 | 🔸 «Chi ha costruito uno Stato al quale noi ci siamo opposti?»
Amir Karimi, copresidente del PJAK, risponde alle accuse di chi, afferma, ha fatto dell'opposizione al movimento di liberazione del Kurdistan una fonte di guadagno.
«La nostra strategia è centrata sulla società»: rafforzarne l’organizzazione, svilupparne le potenzialità e metterla nelle condizioni di limitare il potere e costruire il proprio futuro.
🎥 Video originale: PJAK Media Center. | 420 |
| 5 | 🔸 HPJ Guerrillas Commemorate the Fourth Anniversary of the “Jin, Jiyan, Azadî” Revolution
▫️ On the occasion of the fourth anniversary of the “Jin, Jiyan, Azadî” Revolution, HPJ guerrillas (Eastern Kurdistan Women’s Defense Forces) held a military ceremony to commemorate the Şehîds of freedom and all the Şehîds of the revolution.
During the commemoration, the guerrillas lit 22 candles in front of a portrait of Jina Amini, one for each year of her life. Jina was 22 years old when she became a Şehîd at the hands of Iran’s so-called “morality police.” The guerrillas then used torches to form the words “Jin, Jiyan, Azadî” and chanted the slogan together in unison. | 539 |
| 6 | 📹 I guerriglieri del PJAK commemorano I martiri della Rivolta Jin, Jiyan, Azadî | 505 |
| 7 | 🗞«Non potete cancellarci»: intervista alla comandante delle Ypj sull’integrazione nell’esercito siriano
Dopo anni di guerra contro l’ISIS e di costruzione dell’Amministrazione autonoma nel Nord-Est della Siria, le Ypj affrontano una nuova battaglia: difendere l’autonomia conquistata dalle donne nel processo di integrazione con le nuove istituzioni siriane. La comandante Newroz Ahmed racconta il confronto con Damasco e il futuro del ruolo delle donne nella difesa e nella società
Non è sufficiente guardare ciò che accade da lontano. Dopo anni di guerra abbiamo capito che la solidarietà deve tradursi in una responsabilità concreta. È importante sostenere chi continua a lottare e costruire forme di collaborazione durature. Vogliamo che le Ypj vengano riconosciute come un’esperienza che appartiene a tutte e tutti.
Non è soltanto curda, non è soltanto siriana e non riguarda esclusivamente le donne. | 778 |
| 8 | Ebbene, quanto hanno davvero combattuto contro questo regime coloro che dicono queste cose? È la prima domanda che dovremmo porre loro. Dove sono? Quanto sono forti? Dispongono davvero di forze? Per esempio, quanto sono forti militarmente senza un’altra forza alle loro spalle? Quanto sono realmente in grado di combattere contro l’Iran?
Alcuni parlano come se combattere contro l’Iran fosse facilissimo. Non è questo che sto dicendo. Potenze esterne come l’America e Israele sono impegnate in questo da mesi. Sì, sono riuscite a infliggere un duro colpo all’Iran. Ma qui c’è un problema.
Non è che noi, come forze del Kurdistan orientale, come PJAK e YRK, siamo incapaci di combattere. Non abbiamo alcun problema quanto alla nostra capacità di combattere. Lo abbiamo dimostrato.
Ancora oggi, le nostre forze sono presenti all’interno del Kurdistan orientale, sul suo territorio. Siamo la forza più numerosa e preparata. Possiamo sia combattere sia fare la pace.
Perché parliamo di pace? Perché diciamo che è necessaria una soluzione democratica? Chi dispone di una forza combattente, chi è davvero in grado di combattere, può anche fare la pace. | 571 |
| 9 | 🔸 “Someone who can truly fight can also make peace.”
Speaking on Stêrk TV’s “Raveya Rojê”, PJAK media spokesperson Gelawêj Evrîn explains why the movement calls for peace and a democratic solution.
She stresses that PJAK and YRK have demonstrated their ability to fight and that their forces are present on the ground in Eastern Kurdistan. The call for a democratic solution reflects a political choice, not an inability to fight. | 442 |
| 10 | Rojhelat: la guerra che i curdi non vogliono, ma nella quale Teheran può trascinarli
Nel Rojhelat, nonostante la tregua, la repressione iraniana contro la popolazione curda continua. Il PJAK evita una guerra imposta dall’esterno e punta su organizzazione politica, autonomia e democratizzazione dell’Iran
La vicenda racconta bene il rapporto intermittente dell’Occidente con la questione curda. I Curdi vengono periodicamente riscoperti quando possono contribuire alla strategia di qualcun altro. La loro visibilità cresce insieme alla presunta disponibilità a combattere; diminuisce quando chiedono riconoscimento politico, garanzie e il diritto di stabilire tempi e forme della propria lotta. Il problema riguarda anche lo sguardo di chi racconta la regione: all’inizio del conflitto, mentre circolavano le voci di una prossima offensiva, in molti si sono affrettati ad accusare il movimento curdo di partecipare a supposti piani imperialisti sulla sola base delle dichiarazioni degli stessi attori in guerra. Quando quella narrazione si è sgonfiata di fronte ai fatti, sul Rojhelat è tornato il silenzio. | 547 |
| 11 | Siria: è la fine della rivoluzione del Rojava?
Davide Grasso riflette sulla situazione delle istituzioni autonome del Rojava. Un’analisi sui limiti e sulle possibilità di una trasformazione rivoluzionaria oltre nazionalismi e stati
Rispetto a queste dinamiche il movimento confederale ha rappresentato un’anomalia poco compresa. Pur non trattandosi di un movimento anarchico e prevedendo la futura integrazione di alcune sue istituzioni, il suo obiettivo non è stato costituire un nuovo stato. Contrariamente ad HTS o ai Fratelli musulmani, che hanno dichiarato nuovi governi siriani sul territorio o in esilio, rispettivamente nel 2017 e nel 2013 (il “Governo di salvezza” nel primo caso, che si è trasferito a Damasco nel 2024, e il “Governo ad interim” nel secondo, che si è integrato nel primo nel 2025), il movimento confederale non ha creato un governo, ma un’amministrazione autonoma. Quest’ultima non ha mai cercato né considerato la secessione, né di diventare governo di una nuova repubblica siriana. Questo perché lo stato come costruzione storica è visto come un problema e non come un mezzo verso la soluzione, sebbene non sia visto come un problema da mitigare esclusivamente dall’esterno rispetto al suo spazio giuridico. | 564 |
| 12 | Se questo cambiamento non fosse avvenuto — Poiché i destini di tutti i movimenti del Kurdistan sono legati tra loro — credetemi, la tragedia che ha colpito il popolo di Gaza avrebbe colpito anche il popolo curdo, forse su una scala ancora maggiore.
In tempi come questi, tutti devono cambiare in qualche modo. Tutti hanno bisogno di cambiare. Alcuni cambiano democraticamente; altri insistono nelle proprie politiche di negazione e genocide.
Abbiamo visto che nei paesi arabi, in Medio Oriente e persino nel resto del mondo, Stati e forze che insistevano nel mantenere le stesse politiche sono stati infine costretti a cambiare. È per questo che diciamo che siamo tutti dentro un processo di cambiamento. Dobbiamo cambiare tutti.
Alcuni cambiamenti riguardano le forme organizzative: per esempio, passare dalla forma partito a un’altra forma. Lo abbiamo visto nel caso del PKK, ed è stato un cambiamento molto riuscito. È avvenuto al momento giusto, nel momento opportuno, proprio come doveva avvenire: in sintonia con lo spirito del processo. A questo proposito, possiamo guardare anche all’esempio di Hamas. Se avesse apportato i cambiamenti che venivano richiesti, forse questa catastrofe a Gaza non sarebbe avvenuta.
Anche al Kurdistan avrebbero potuto essere imposte misure brutali — non soltanto al Kurdistan del Nord, non soltanto al Kurdistan occidentale, ma a tutte e quattro le parti del Kurdistan — se questo cambiamento non fosse avvenuto.
Poiché i destini di tutti i movimenti del Kurdistan sono legati tra loro, se questo cambiamento non fosse avvenuto, credetemi, la tragedia che ha colpito il popolo di Gaza avrebbe colpito anche il popolo curdo, forse su una scala ancora maggiore. | 533 |
| 13 | 🔸 Why must Kurdish movements adapt to a changing Middle East—and what could be the cost of refusing to change?
Gelawêj Evrîn, PJAK media spokesperson, discusses the interconnected destinies of Kurdish movements, the PKK’s transformation and the dangers of persisting in policies of denial and genocide on Stêrk TV’s “Raveya Rojê”. | 501 |
| 14 | Se questo cambiamento non fosse avvenuto — Poiché i destini di tutti i movimenti del Kurdistan sono legati tra loro — credetemi, la tragedia che ha colpito il popolo di Gaza avrebbe colpito anche il popolo curdo, forse su una scala ancora maggiore.
In tempi come questi, tutti devono cambiare in qualche modo. Tutti hanno bisogno di cambiare. Alcuni cambiano democraticamente; altri insistono nelle proprie politiche di negazione e genocide.
Abbiamo visto che nei paesi arabi, in Medio Oriente e persino nel resto del mondo, Stati e forze che insistevano nel mantenere le stesse politiche sono stati infine costretti a cambiare. È per questo che diciamo che siamo tutti dentro un processo di cambiamento. Dobbiamo cambiare tutti.
Alcuni cambiamenti riguardano le forme organizzative: per esempio, passare dalla forma partito a un’altra forma. Lo abbiamo visto nel caso del PKK, ed è stato un cambiamento molto riuscito. È avvenuto al momento giusto, nel momento opportuno, proprio come doveva avvenire: in sintonia con lo spirito del processo. A questo proposito, possiamo guardare anche all’esempio di Hamas. Se avesse apportato i cambiamenti che venivano richiesti, forse questa catastrofe a Gaza non sarebbe avvenuta.
Anche al Kurdistan avrebbero potuto essere imposte misure brutali — non soltanto al Kurdistan del Nord, non soltanto al Kurdistan occidentale, ma a tutte e quattro le parti del Kurdistan — se questo cambiamento non fosse avvenuto.
Poiché i destini di tutti i movimenti del Kurdistan sono legati tra loro, se questo cambiamento non fosse avvenuto, credetemi, la tragedia che ha colpito il popolo di Gaza avrebbe colpito anche il popolo curdo, forse su una scala ancora maggiore. | 1 |
| 15 | 🌹Le SDF annunciano l'identità dell’internazionalista caduto Zinar Koçer
Le Forze della Siria democratica hanno annunciato oggi la morte di Zinar Koçer, nome di battaglia del francese Lorcan Charonnat, avvenuta il 18 febbraio 2020 a Qamishlo.
Nato in Francia nel 1994 e laureato in telecomunicazioni, nel 2019 aveva lasciato il proprio Paese per raggiungere il Rojava. Dopo aver completato un periodo di formazione, aveva messo le proprie conoscenze e capacità al servizio della rivoluzione e della lotta dei popoli della Siria del Nord e dell’Est contro l’ISIS.
La sua scelta non fu un gesto passeggero, ma l’espressione di una profonda fiducia nei valori di questa rivoluzione e della volontà di schierarsi al fianco dei popoli della regione contro le forze dell’oscurantismo e del terrorismo. | 738 |
| 16 | 🗞Fuad Beritan (Pjak): «La questione curda va risolta insieme alla democratizzazione dell’Iran»
Intervista a uno dei leader del Partito per una Vita Libera in Kurdistan: «La più grande vittoria dei curdi non è restare per sempre buoni combattenti. Vogliamo che le future generazioni non siano costrette a prendere le armi»
Non vorrei che l’eredità della nostra generazione fosse fatta soltanto di caduti, cimiteri e ricordi di guerra. Abbiamo vissuto in un’epoca in cui abbiamo dovuto combattere per il diritto di esistere, perché la nostra esistenza non fosse negata. È stato il prezzo pagato lungo il cammino verso la libertà. Ma il nostro desiderio è che le future generazioni non siano costrette a pagare lo stesso prezzo. | 1 135 |
| 17 | ✌️Immagini di ieri sera: i tifosi curdi dell'Amedspor, la squadra di Amed/Diyarbakır, cantano Bella Ciao allo stadio durante la partita contro il Trabzonspor vita per 2-1
La tifoseria del Trabzonspor è prevalentemente composta da nazionalisti turchi e prima della partita si erano verificate diverse aggressioni razziste.
Il gruppo ultras dell'Amedspor, Barîkat, ha pubblicato il video commentando: "Questa è Amed, non c'è posto per i fascisti" | 640 |
| 18 | 🌹 Le Madri per la Pace e gli attivisti ambientali rendono omaggio ad Atousa Jafari a Sine (Rojhelat)
Il 31 agosto, le Madri per la Pace e gli attivisti ambientali del Kurdistan orientale si sono riuniti presso la tomba di Atousa Jafari per condannare la violenza contro le donne e la mentalità patriarcale che la rende possibile.
Atousa, una donna curda di 27 anni che lavorava presso l’ufficio postale di Sine, è stata uccisa alla fine di agosto in un’aggressione con un coltello, presumibilmente compiuta dall’ex marito. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, dopo la separazione aveva continuato a subire minacce e molestie.
Quando questa società inizierà finalmente a interrogarsi, perché nessun’altra Atousa diventi vittima del dominio patriarcale?
Nella loro dichiarazione, i partecipanti hanno invitato la società civile e tutte le persone impegnate per la libertà e l’uguaglianza a mobilitarsi contro il femminicidio e ogni forma di violenza sulle donne.
Donna, Vita, Libertà
Dichiarazione completa | 645 |
| 19 | ❗️Segui PJAK Media Center su Telegram per comunicati, interviste, notizie e analisi sul Rojhelat, l’Iran e il Kurdistan
https://t.me/PJAKMediaCenterEnglish | 452 |
| 20 | Un uomo alla ricerca della libertà, per il quale fermarsi, aspettare anche solo un istante, significava tradire se stesso. Un concentrato di energia che aveva fatto del trovarsi sempre in prima linea un principio di vita e che non aveva mai permesso al proprio cuore e alla propria mente di restare indietro o di rimanere passivi.
🌹Nella notte tra il 28 e il 29 Agosto 2021 un gruppo di 7 guerriglieri cadeva in un'imboscata del KDP, tra loro il nostro amico e compagno Şoreş Mardin, che abbiamo conosciuto in Italia, mentre curava le ferite riportate in Rojava, nella guerra contro ISIS.
Nel quinto anniversario della sua scomparsa, riproponiamo la lettera scritta dai suoi compagni sulle montagne libere del Kurdistan.
In Memoria di Şoreş e dei caduti di Xelîfan: Tolhildan Raman, Axîn Muzirî, Şoreş Colemêrg, Brûsk Munzur, Serdem Cudî.
Şehid Namirin - I martiri non muoiono! | 800 |
