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革命不是请客吃饭,不是做文章,不是绘画绣花,不能那样雅致,那样从容不迫,文质彬彬,那样温良恭儉让。革命是暴动,是一个阶级推翻一个阶级的暴烈的行动。

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COP28: CORRISPONDENZE DALLA CONFERENZA GLOBALE SUL CLIMA DI DUBAI Il 30 novembre si è aperta a Dubai, negli Emirati Arabi, la
COP28: CORRISPONDENZE DALLA CONFERENZA GLOBALE SUL CLIMA DI DUBAI Il 30 novembre si è aperta a Dubai, negli Emirati Arabi, la COP 28, la conferenza annuale sul clima delle Nazioni Unite. Presieduta da Sultan al-Jaber – Ministro dell’Industria e della Tecnologia degli Emirati, nonché il direttore dell’Adnoc, ovvero l’ente petrolifero degli Emirati Arabi Uniti – il vertice coinvolge 195 Paesi, che…

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“Il capotreno” La vignetta di Alessio Atrei per Collettiva.it #scioperogenerale #AdessoBasta
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L’ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI Puntuale, ogni venerdì, l’appuntamento con la rubr
L’ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI Puntuale, ogni venerdì, l’appuntamento con la rubrica di analisi critica dei fatti economici della settimana con il nostro collaboratore Andrea Fumagalli. Nelle trasmissione di oggi abbiamo commentato i dati pubblicati dall’Istat per quanto riguarda l’occupazione; l’accordo Luxottica – sindacati per la settimana lavorativa di 20 ore; la nuova santoria le cui iscrizioni inizieranno domani…
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https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/sciopero-generale-si-ferma-il-sud-fi8m3fff
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https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/sciopero-1-dicembre-sielte-non-autorizza-lassemblea-sindacale-s4lwgay3
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https://www.collettiva.it/copertine/welfare/nidi-la-sterile-retorica-della-natalita-ect7x9eg
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Cop28 a sorpresa ha iniziato a far fluire notizie già dalla prima giornata. Le prossime settimane ci diranno se da questo summit così difficile e così criticato usciranno altre inattese novità positive. https://ilmanifesto.it/fondi-ai-paesi-poveri-un-accordo-ben-oliato
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Fondi ai paesi poveri, un accordo ben oliato COP28. Ok al meccanismo di aiuti da parte dei ricchi inquinatori. La Conferenza sul clima di Dubai esordisce con un colpo di scena, ma si tratta di briciole A Sultan Al Jaber, contestato presidente di Cop28, serviva un colpo di scena per mettere in secondo piano le polemiche e creare entusiasmo attorno al suo summit. E, a sorpresa, quel colpo di scena è arrivato. Nella prima giornata di Cop28, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima che ha aperto i battenti ieri a Dubai, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che il tanto atteso fondo loss&damage (il meccanismo perdite e danni) è finalmente operativo, e Abu Dhabi ci contribuisce da subito con 100 milioni di dollari. Si tratta del principale lascito di Cop27, quando i paesi del cosiddetto Sud globale ottennero l’istituzione di un meccanismo di aiuti a fondo perduto (ma i proponenti li chiamano “risarcimenti”) da parte dei paesi ricchi verso le nazioni più povere e colpite dalla crisi climatica. Per un anno si era trattato sulla forma da dare a questo trasferimento di fondi, sull’identikit di donatori e riceventi e sull’entità degli stanziamenti. Ieri l’improvvisa accelerata: dopo l’annuncio emiratino la Germania ha messo sul piatto altri 100 milioni, il Regno Unito 40 milioni di sterline, il Giappone dieci milioni di dollari. Anche gli Stati uniti, grandi scettici del loss&damage, hanno dato la loro cifra: 17 milioni. Decisamente pochi, commentano gli analisti. L’Italia per ora non è pervenuta. QUELLA DI IERI è una mossa diplomatica astuta. Innanzitutto la scelta di fare l’annuncio prima dei discorsi dei leader, che hanno inizio oggi, regala agli Emirati una giornata di attenzione mediatica e a Cop28 nel suo insieme un barlume di speranza. Serviva, dopo settimane di polemiche sul conflitto d’interessi di Sultan Al Jaber – presidente del summit ma anche ceo dell’azienda estrattiva di stato di Abu Dhabi – e le defezioni di Xi Jinping e Joe Biden. Poi, permette di strizzare l’occhio al G77 – il più dimenticato dei G, che riunisce Africa, America Latina e buona parte dell’Asia e che, da qualche anno, si sta facendo sentire alle Cop. Soprattutto, rimette al centro del dibattito il loss&damage, tema sul quale si temeva l’arenamento dei negoziati. ATTENZIONE PERÒ ai festeggiamenti eccessivi. Nessuno si aspettava che si arrivasse a investire così presto nel meccanismo, ma i soldi stanziati rimangono spiccioli rispetto al dovuto – si parla di 100 miliardi di dollari annui. E le promesse di ieri sono una tantum, non obbligatorie. La partita è ancora tutta da giocare. E sulla sua riuscita pesano i fallimenti del passato. Nel 2009 alla Cop15 di Copenaghen si promisero 100 miliardi annui (le cifre spesso risuonano simili) in aiuti alla transizione, intesi allora anche come prestiti, entro il 2020. Risultato ancora non raggiunto. L’ITALIA, IN TUTTO CIÒ, toccherà palla? Non è dato saperlo. Roma è solitamente silenziosa in sede Cop, adeguandosi alle decisioni europee – la delegazione comunitaria, d’altronde, è unica. Un anno fa alla Cop27 di Sharm el-Sheik Meloni, nella sua prima apparizione internazionale, non fece parlare molto di sé. Quest’anno in teoria si presenta con in mano il cosiddetto Piano Mattei – presentato come mano tesa verso l’Africa, ma fondato sul gas fossile e a oggi poco corposo. Domani la premier parlerà dal palco del summit: vedremo se ci saranno sorprese. INTANTO CONOSCIAMO già un altro evento da seguire nella giornata che verrà: la presentazione di una inedita dichiarazione sui sistemi alimentari. Di cibo si parla poco alle Cop, ma contribuisce per il 14% delle emissioni globali secondo i dati Fao. Se il contenuto sarà ambizioso, la contrarietà maggiore dobbiamo aspettarcela anche da nazioni solitamente non così vocati ai negoziati sul clima – ad esempio l’Argentina, grande produttrice di carne. Per ora, sappiamo solo che anche il nostro Paese dovrebbe aderire.
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«Modello Roma»: Giubileo 2025 senza appalti a cascata e massimo ribasso CANTIERI TRASPARENTI. Firmato il Protocollo voluto da Vaticano, Gualtieri, sindacati e imprese. Landini: accordo importantissimo Niente cantieri con appalti a cascata e massimo ribasso per il Giubileo 2025. Con un accordo fortemente voluto dal Vaticano e dal segretario generale della Fillea Alessandro Genovesi e in totale controtendenza con la modifica al Codice appalti voluta dal ministro Salvini, ieri pomeriggio in Campidoglio a Roma è stato firmato il protocollo d’intesa con il Commissario Straordinario del Giubileo 2025, Roberto Gualtieri, le associazioni datoriali del settore edile e Fillea Cgil, Filca Cisl e FenealUil di Roma e Lazio sulla realizzazione delle opere edili legate all’evento. I cantieri saranno attivi ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, nel pieno rispetto dei contratti di categoria e della legalità del lavoro. La Fillea e la Cgil di Roma e Lazio spiegano che «il protocollo d’intesa, che segue il protocollo sulla legalità firmato il 19 giugno 2023 con la Prefettura di Roma, punta a garantire l’occupazione stabile e di qualità, il rispetto delle scadenze con un’organizzazione del lavoro incentrata sulla tutela della salute e la sicurezza nei cantieri e la centralità degli enti bilaterali del settore edile per la formazione, la vigilanza, il controllo, la trasparenza e la legalità nell’intera filiera coinvolta nella realizzazione delle opere giubilari». «Riteniamo sia fondamentale che il Protocollo abbia gli strumenti per arginare la giungla degli appalti, dando centralità al contratto dell’edilizia, vietando il subappalto a cascata e adottando nelle procedure di gara l’offerta economicamente più vantaggiosa, anziché la logica del massimo ribasso, di cui a farne le spese sono sempre le lavoratrici e i lavoratori», commenta Benedetto Truppa, Segretario generale della Fillea Cgil di Roma e Lazio. Il protocollo sottoscritto “è un accordo importantissimo per merito, metodo e per il messaggio concreto che lancia, perché dimostra che si possono fare miliardi di euro di lavori presto, ma anche bene, tutelando i diritti e la sicurezza dei lavoratori e senza massimi ribassi o subappalti a cascata. Possiamo dire che oltre il ‘modello Genova’ da oggi per i lavori pubblici c’è anche il ‘modello Roma’”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Il protocollo “è un accordo organico e comprensivo di tutte le opere del Giubileo e per il futuro può diventare un modello” e “speriamo di poter lavorare a una estensione per farne un riferimento a livello nazionale”. Lo ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. https://ilmanifesto.it/modello-roma-giubileo-2025-senza-appalti-a-cascata-e-massimo-ribasso
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Occupazione e inflazione migliorano: governo e Panetta festeggiano i decimali PROPAGANDA DI GOVERNO. Istat, dati provvisori su ottobre e novembre: +0,4% e +0,8%. Ma i consumatori: il trimestre di Urso è fallito Sale l’occupazione, secondo i dati provvisori di ottobre diffusi ieri dall’Istat, ma non è il «record» di cui parla il governo Meloni. Secondo l’istituto nazionale di statistica, a ottobre il tasso di occupazione è salito di 0,1 punti percentuali rispetto a settembre 2023, che si traduce in più 27mila unità. «L’aumento – spiega l’Istat – riguarda i soli dipendenti permanenti. Il numero degli occupati registra, rispetto a ottobre 2022, un aumento di 455 mila dipendenti permanenti e di 66 mila autonomi; il numero dei dipendenti a termine risulta invece inferiore di 64 mila unità». Diminuisce la precarietà e aumentano i contratti a tempo indeterminato, quindi? Non per tutti: l’aumento dell’occupazione è diffuso in tutte le classi d’età tranne i 35-49enni che risultano stabili. Anche la crescita del numero di persone in cerca di lavoro, più 2,3%, riguarda tutti a eccezione dei 35-49 che registrano un lieve calo. Se si confronta il trimestre agosto-ottobre 2023 con quello precedente, si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,4%, per un totale di 104.000 occupati. È necessario ricordare, però, che per l’Istat sono occupate tutte le persone tra 15 e 89 anni che nella settimana di riferimento «hanno svolto almeno un’ora di lavoro a fini di retribuzione o di profitto» e che il nostro paese è al secondo posto in Unione Europea per quota di part time involontari. Cioè lavoratrici e lavoratori che avrebbero bisogno di un tempo, e quindi uno stipendio, pieno e che trovano solo contratti con orario ridotto. I dati provvisori Istat su novembre certificano anche un calo dell’inflazione: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,4% mentre l’aumento su base annua scende allo 0,8% (valore che non si registrava da marzo 2021) dal +1,7% del mese precedente. Questo a causa dei prezzi degli energetici, che evidenziano una netta flessione sul piano congiunturale, alla dinamica dei servizi ricreativi, culturali, per la cura della persona e di trasporto, e alla decelerazione del ritmo di crescita dei prezzi dei beni alimentari. Frena, infatti, anche il carrello della spesa: su base annua, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona segnano +5,8%, rispetto allo +6,1% di ottobre, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto passano da +5,6% a +4,8%. Se il ministro delle Imprese Adolfo Urso commenta «Avanti così, cresce l’Italia», Coldiretti rimarca che i prezzi delle verdure sono «in controtendenza» e aumentano del 7,8%, quelli della frutta del 10,7%. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori sottolinea, come il Codacons, «il fallimento del Trimestre anti inflazione» che «è stato, come avevamo previsto, un flop». Anche per Assoutenti «preoccupa il sensibile rialzo della voce alimentari», i cui prezzi crescono in un solo mese dello 0,7%. «Una bella notizia», ha dichiarato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, commentando i dati. «Le condizioni monetarie dovranno rimanere restrittive per il tempo necessario a consolidare la disinflazione». Panetta ha poi avvisato che «occorre evitare inutili danni per l’attività economica e rischi per la stabilità finanziaria, che finirebbero per mettere a rischio la stabilità dei prezzi». https://ilmanifesto.it/occupazione-e-inflazione-migliorano-governo-e-panetta-festeggiano-i-decimali
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Il deputato dem non vuole arrendersi al motto “ce lo chiede l’Europa”, anche se il suo partito è tra quelli (insieme a Lega e M5S) che sotto il governo Draghi ha votato la fine del mercato tutelato. «Serve una transizione che non penalizzi le famiglie e che non avvantaggi ulteriormente i colossi dell’energia. L’Europa non è un soggetto astratto, il governo ha il dovere di aprire una trattativa politica». Anche la leader dem Elly Schlein insiste sulle bollette: «È il momento di fermare le aste perché altrimenti non si torna più indietro. Questo non riguarda solo quei 5 milioni di famiglie che rischiano di vedersi aumentate le bollette, ma anche i lavoratori che lavorano per il mercato della maggior tutela e che rischiano di perdere il posto». https://ilmanifesto.it/bollette-il-muro-ue-litalia-rispetti-gli-impegni-del-pnrr
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Bollette, il muro Ue: «L’Italia rispetti gli impegni del Pnrr» ENERGIA. Da Bruxelles nessuna proroga al mercato tutelato. Tajani e Pichetto sono d’accordo. Imbarazzo della Lega, Schlein: il governo fermi le aste. Salvini in difficoltà, il Pd insiste: «Il governo eviti il salasso per 5 milioni di utenti» I tentativi del governo di correre ai ripari per rimediare all’«errore» (copyright Salvini) sulla fine del mercato tutelato delle bollette si infrangono contro il muro della commissione europea. «La graduale eliminazione dei prezzi regolamentati dell’energia elettrica è una pietra miliare che fa parte del più ampio pacchetto di leggi sulla concorrenza incluso nel Pnrr», spiega un portavoce della commissione, secondo cui «i prezzi sul mercato libero sono significativamente più bassi rispetto al mercato regolamentato, a vantaggio dei consumatori e delle imprese». NESSUNO SPAZIO DUNQUE per la richiesta di una ulteriore proroga, chiesta a gran voce da Pd e M5S ma anche dalla Lega. «Come con tutti i Paesi abbiamo discussioni costanti e costruttive con le autorità italiane sull’attuazione del loro piano di risanamento», insiste il portavoce. Ma sulle bollette c’è poco da fare. L’impegno preso dall’Italia sul mercato di luce e gas «è stato raggiunto nella terza richiesta di pagamento dell’Italia, che la Commissione ha già approvato ed erogato». Insomma, ora che la terza rata del Pnnr da 18 miliardi è stata erogata, non si può chiedere di tornare indietro. Un concetto che era ben chiaro al ministro competente per il Pnrr Raffaele Fitto (Fdi), e tuttavia anche dal suo partito Tommaso Foti aveva aperto a un supplemento di riflessione. IERI, DOPO IL PRONUNCIAMENTO di Bruxelles, il vicepremier Tajani di Fi ha fatto capire che la partita è chiusa. «Vogliamo assolutamente tranquillizzare i consumatori italiani: il mercato tutelato è una questione che riguarda il 10% delle bollette di una parte dei cittadini. Noi siamo per il mercato libero. Non bisogna fare demagogia su un tema che produrrà effetti positivi». «Noi crediamo che sia giusto liberalizzare il mercato perché abbasserà il costo dell’energia per consumatori e imprese. Serve una grande campagna di comunicazione in modo che i consumatori possano trovare la miglior fonte di approvvigionamento. Mi farò portatore nel governo della richiesta di una campagna informativa che consenta la maggior trasparenza possibile». Tajani fa un passo in più: spingendo sull’autonomia energetica come obiettivo per far calare i prezzi insiste riproponendo il nucleare come panacea. NESSUNA PREOCCUPAZIONE da Fi dunque per quei 5 milioni di famiglie che da gennaio saranno in balia della giungla delle offerte, e del marketing aggressivo delle compagnie energetiche per strapparsi i clienti a vicenda. Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, pur pressato dalle associazioni dei consumatori, ribadisce che gli impegni presi col Pnrr non si toccano. Ma «stiamo studiando ogni misura possibile perché questo percorso sia guidato con la primaria attenzione verso i consumatori, soprattutto i più vulnerabili». Anche lui auspica campagne informative «per garantire chiarezza nei confronti dei clienti finali». Difficile che possano sortire grandi effetti sotto le feste natalizie, visto che per la luce lo top al mercato tutelato è il 10 gennaio 2024. SE LA LEGA APPARE come ammutolita dopo lo stop di Bruxelles («Lavori in corso, stiamo cercando di rimediare a una scelta della sinistra», sussurra Salvini) , dal Pd Marco Furfaro prova a non mollare la presa: «Il governo ha il dovere di negoziare con l’Ue un’uscita dal mercato tutelato che non danneggi 5 milioni di famiglie. Hanno rinegoziato tanti punti del Pnrr, su questo sono stati colpevolmente deficitari. La stessa Arera dice che ci sarà un aumento delle bollette per oltre il 90% delle famiglie coinvolte».
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«LA PROPOSTA DI RIXI ha come unica motivazione l’aumento di profitto delle aziende – denuncia il Coordinamento Macchinisti Cargo – . La sicurezza deve essere al primo posto e il recente, drammatico episodio del treno merci a agente solo, che ha percorso 15 km senza macchinista sulla linea del Sempione deve far capire quanto sia insensato insistere sul risparmio di personale». https://ilmanifesto.it/per-salvini-lo-sciopero-sui-morti-in-calabria-nelle-fs-e-indegno
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Per Salvini lo sciopero sui morti in Calabria nelle Fs è «indegno» PASSAGGI MORTALI. I sindacati: adesione al 70%. Il ministro: farò di tutto per evitarli Il suo vice intanto vuole togliere il doppio macchinista ai treni merci Lo sciopero per la sicurezza nelle ferrovie dopo la tragedia di Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza, ha avuto una adesione molto alta. «Fermi il 70% dei treni regionali», fanno sapere i sindacati confederali che hanno scioperato otto ore mentre Cat, Cub, Sgb e Usb hanno mantenuto le 24 ore previste, non piegandosi al Garante che chiedeva di ridurlo a otto. ORAMAI SCONTATA LA REAZIONE del ministro Matteo Salvini che continua la sua battaglia contro il diritto di sciopero. Per il vicepremier si sono viste «scene indegne e inaccettabili nelle stazioni» con «ritardi, treni cancellati e lunghe code di cittadini esasperati». Una cosa «intollerabile», ha tuonato il titolare del Mit. Nel dettaglio, «regionali tutti fermi in partenza da Genova. Diverse soppressioni di treni soprattutto regionali in partenza da Roma, Bologna, Palermo, Reggio Calabria. Chiusa la linea 2 della metropolitana di Napoli con ritardi e cancellazioni per i treni regionali. Tutti soppressi i treni, anche intercity, sulla dorsale adriatica e molte cancellazioni intercity sulla dorsale tirrenica. Adesioni alte nella manutenzione Rfi fino all’80% e Trenitalia fino al 100% in alcune regioni come il Piemonte», spiegano i sindacati. RISPETTO AI CASI PRECEDENTI Salvini non è intervenuto con la precettazione «per rispetto di chi ha perso la vita sul lavoro» ma «la giornata rende ancora più evidente che scioperi di troppe ore hanno ricadute pesantissime sulle vite di troppe persone incolpevoli», avvertendo che «è mia precisa intenzione, in futuro, fare di tutto affinché simili scene non si ripetano». Quanto alle ragioni dello sciopero, dopo le anticipazioni date al manifesto e all’articolo di ieri in cui abbiamo denunciato che sarebbe bastato un dispositivo dal costo di 49mila euro per evitare ogni incidente, ieri Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha prodotto quattro pagine fitte di numeri. La stima ufficiale è di «4.135 passaggi a livello, solo l’8% su linee fondamentali». Nel 2023 Rfi «ha programmato l’eliminazione 87 passaggi a livello, per oltre 67 milioni di euro». I passaggi a livello sono il 45% in meno dei 7.700 del 2000, mentre degli ultimi dieci anni la media è di 145 passaggi a livello soppressi l’anno (nel 2010 erano 5.700). Tutte le nuove linee sono senza; 250 gli incidenti che si verificano in media l’ anno, con conseguenze gravi o mortali nel 10% dei casi». «Sono in costante diffusione le tecnologie integrative di Protezione automatica integrativa (Paipl) con laser o radar che blocca immediatamente la circolazione ferroviaria». PURTROPPO LA STESSA RFI non quantifica quanti Paipl sono attivi ma fa sapere che «il sistema viene installato solo sui passaggi a livello che non possono essere eliminati nell’immediato». Ieri, ipotizzando 4 mila passaggi a livello, avevamo stimato dai 197 a 600 milioni di spesa per dotarli tutti di sistema Paipl. Una cifra risibile rispetto ai 12 miliardi che Salvini vuole spendere per il ponte di Messina tagliando decine di interventi previsti nel Pnrr per le ferrovie. Nel frattempo si apre un nuovo rischio sicurezza. E sempre a causa di un leghista del ministero delle Infrastrutture. Questa volta tocca al viceministro Edoardo Rixi che ha lanciato la proposta di «treni merci a un unico conducente», sostenendo che «consentirà di aumentare la capacità dei valichi ferroviari di circa il 15%». Il settore Cargo è l’unico in cui è rimasto il doppio macchinista – tolto dai passeggeri nonostante le battaglie dei macchinisti – , motivando la scelta per il soccorso in caso di malore di uno dei due (non è previsto il capotreno) ma per le lavorazioni di bordo e terra da eseguire.
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DA OGGI IL MOVIMENTO LGBT È FORMALMENTE ILLEGALE IN RUSSIA. La Corte Suprema vieta il "movimento internazionale LGBT" in Russ
DA OGGI IL MOVIMENTO LGBT È FORMALMENTE ILLEGALE IN RUSSIA. La Corte Suprema vieta il "movimento internazionale LGBT" in Russia. La Corte Suprema della Russia ha stabilito che il "movimento pubblico internazionale LGBT" è estremista a seguito di una causa intentata dal Ministero della Giustizia. La sessione si è svolta a porte chiuse. La decisione della Corte Suprema entra in vigore immediatamente.
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MUOIONO LA CAPOTRENO E IL CAMIONISTA. È SCIOPERO DEI TRASPORTI DOPO L’INCIDENTE FERROVIARIO SULLA IONICA Dopo l’ennesimo inci
MUOIONO LA CAPOTRENO E IL CAMIONISTA. È SCIOPERO DEI TRASPORTI DOPO L’INCIDENTE FERROVIARIO SULLA IONICA Dopo l’ennesimo incidente ferroviario, dove a perdere la vita sono stati una capotreno di 61 anni prossima alla pensione e un giovane camionista di 24 anni, è sciopero di lavoratori e lavoratrici delle ferrovie. I sindacati confederali e Orsa hanno proclamato per oggi – giovedì 30 novembre – lo sciopero “di…
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Questo perché sappiamo benissimo che il mezzo più economico per decarbonizzare l’economia sono le energie rinnovabili, come solare ed eolico, anche perché a differenza di quello che avviene con il nucleare e anche con le nuove infrastruture gas volute dal governo, sulle rinnovabili gli investitori stanno scommettendo risorse proprie. Basterebbe permetterne la realizzazione. https://ilmanifesto.it/sussidi-dannosi-esplosi-e-il-nucleare-non-e-la-via
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«Sussidi dannosi a tutta e il nucleare non è la via» COP28. Intervista a Federico Tassan-Viol, del think tank Ecco: Altro che nuovo nucleare, il mezzo più economico per decarbonizzare l’economia sono le energie rinnovabili, come solare ed eolico. Basterebbe permetterne la realizzazione «La Cop28 rappresenta una cartina di tornasole importante per verificare se le azioni per la riduzione delle emissioni siano funzionali per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030», cioè quel meno 43% «necessario per limitare l’innalzamento delle temperature a 1.5°C» spiega il brief pubblicato alla vigilia dell’appuntamento di Dubai dal think tank italiano per il clima, Ecco. E l’Italia? «Anche se il nostro Paese ha raggiunto i propri obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020, adesso è necessario un netto cambio di passo, con l’individuazione di una strategia verso net zero, una strategia che passa necessariamente per l’abbandono dei combustibili fossili, a partire da quelli usati per la produzione di energia elettrica. È una strategia difficile da rintracciare all’interno del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec)» spiega da Dubai Federico Tassan-Viol, che lavora come Analista Senior Diplomazia per Ecco e fa parte della delegazione dell’organizzazione alla Cop28. In passato Tassan-Viol ha lavorato per nove anni al ministero dell’Economia francese e per l’Ambasciata di Francia a Roma, per i quali ha seguito i rapporti bilaterali fra Italia e Francia in materia di politiche dell’energia e dello sviluppo sostenibile. Quant’è credibile l’obiettivo di riduzione delle emissioni che l’Italia si è data nell’ambito dell’Accordo di Parigi? L’Italia aderisce all’accordo di Parigi come Paese che fa parte dell’Unione Europea, quindi il contributo nazionale è comune a quello dell’Ue, ed è quello indicato nel pacchetto Fit for 55, cioè meno 55% rispetto al 1990. È un impegno vincolante a livello comunitario. Credibili o meno che saranno i suoi sforzi, l’Italia sarà tenuta a rispettarlo: la traduzione di questa strategia è nel Pniec, che oggi è in corso di valutazione da parte della Commissione europea. Ha senso affrontare una Cop nel 2023 senza essere intervenuti per ridurre i sussidi ambientalmente dannosi, che pure vengono meticolosamente catalogati e resi pubblici sul sito del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica? Non solo non si è intervenuti, ma i sussidi stanno esplodendo, anche a causa degli aiuti alle bollette del governo Meloni, aiuti che non sono subordinati spesso a nessuna misura di efficienza energetica. Le stime diffuse nel 2023 e relative al 2021 sono di oltre 22,3 miliardi di euro (ed è il valore più alto da quando, nel 2016, i sussidi vengono monitorati, ndr). La cosa va affrontata, anche perché in un Paese indebitato come il nostro se si continua con questa spesa fiscale e para fiscale ciò rende difficile l’innovazione, non solo in termini di clima ma anche di welfare. Il gas contro cui si protesta in Liguria, in Romagna e in Toscana o lungo l’Appennino dov’è in costruzione un megagasdotto è davvero – come si vuole far intendere in Italia – una fonte di adattamento o di transizione, oppure rappresenta solo l’ennesimo ancoraggio alle fonti fossili? Non esistono fonti fossili di adattamento. E se si parla di una fonte di transizione, per quanto riguarda l’Italia il nostro Paese investe nel metano dagli anni Ottanta, perciò non lo definirei una fonte di transizione, almeno non nel settore elettrico e non in Italia. La necessità di ridurre le emissioni a partire da oggi, segnalata a più ripresa e con urgenza anche dal segretario generazione delle Nazioni Unite, come si sposa con la volontà espressa dal governo di un ritorno al nucleare? Oggi è a mio avviso una parola che non si sposa con un nuovo nucleare, inteso come nuovi impianti non ancora in funziona, da programmare, progettare e costruire.
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E la presidenza non è l’unico punto debole del summit. Due anni di tensioni geopolitiche – dall’Ucraina a Taiwan passando per Gaza – hanno allontanato le grandi potenze mondiali. E senza il dialogo tra le principali capitali, su tutte Washington e Pechino, non esiste azione per il clima. L’INVIATO SPECIALE per il clima statunitense John Kerry ha incontrato il suo omologo cinese Xie Zhenhua poche settimane fa. Un segnale di apertura importante, ma messo in secondo piano dalla defezione di Xi Jinping, attesa, e di Joe Biden, inaspettata: nessuno dei due parteciperà al summit di Dubai. Persino il Papa, che per la prima volta aveva annunciato l’intenzione di essere presente ad una Cop, non sarà della partita, al suo posto probabilmente andrà il segretario di Stato Pietro Parolin. La causa è un’influenza, ma il presagio non è dei migliori.L’Unione Europea poi, in altre occasioni attenta a presentarsi come capofila dell’azione climatica, sembra arrivare debole alla vigilia. La crisi energetica ha distratto i governi e indebolito il Green Deal, mentre il nuovo commissario incaricato dei negoziati, l’olandese Wopke Hoekstra, ha un passato come consulente di Shell. GLI SCANDALI e la scarsa ambizione dimostrata dai governi hanno scoraggiato gli ecologisti, ma ringalluzzito il settore dei combustibili fossili. Secondo l’ong Global Witness erano 673 i lobbisti accreditati a Cop27. Quest’anno potrebbero essere ancora di più. Di certo c’è che, dopo una fase di accelerazione delle politiche di transizione, il summit di Dubai rischia di segnare un passo indietro, minando la credibilità dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite. La Cop della reazione fossile, appunto. https://ilmanifesto.it/scandali-defezioni-lobbisti-la-cop-28-di-dubai-parte-male
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