𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
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Allora. Intanto posto la versione lunga, quella da otto minuti e mezzo che è la migliore.
E adesso parliamone, che questa è una delle canzoni piu dibattute di sempre. “The day the music died” – frase poi abusata in mille occasioni, dalla morte di John Lennon alla distruzione di New Orleans – per Don McLean fu il giorno in cui i due divi del rock’n’roll Buddy Holly e Richie Valens morirono in un incidente aereo, nel 1959. La canzone parla di una perdita di cose, valori, idoli nell’America degli anni Settanta rispetto al decennio precedente, ma il testo è fatto di molte metafore e allusioni che McLean non spiegò mai chiaramente, dando spazio a più di trent’anni di fantasiose speculazioni dilagate di recente su internet, benché alcuni personaggi – Dylan, i Beatles, Charles Manson e altri ancora – siano stati individuati per certo tra i versi della canzone.
Detto questo, “American Pie” è stupenda, il ritornello perfetto (Bye Bye miss American Pie...) da canticchiare (irresistibile il finale con la sola chitarra), ed è sopravvissuta a un’inutile cover di Madonna. Fantastica è anche la risposta che McLean diede molti anni più tardi a chi ancora gli chiedeva che cosa significasse il testo di “American Pie”: «significa che non devo più lavorare per vivere».
"The Day that Music died", meglio conosciuta come American Pie.
Oggigiorno la musica muore ogni istante. E con essa molti valori.
Buon ascolto 🖤🖤🖤
👉 @rock_metalballad
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L'anno è il 1992, il progressive metal si sta istituzionalizzando sulla scena musicale dopo i vari approcci del decennio precedente, diventando uno dei generi di riferimento degli anni '90; gli Shadow Gallery si presentano sul palcoscenico del mercato discografico con il loro debut omonimo.
L'album mostra fin da subito una forte maturità compositiva unita ad una tecnica sopraffina, messa sempre al servizio della melodia. Le influenze di Rush, Yes e Queen si fanno sentire ma non tolgono nulla al carattere della band americana che anzi fa emergere fin da subito una propria personalità, destinata ad affinarsi ulteriormente con l'ingresso di Gary Wehrkamp per il successivo "Carved in Stone".
La produzione qui è ancora acerba e gli Shadow Gallery, non avendo a disposizione un batterista, si sono serviti di una drum machine ironicamente accreditata nelle liner notes come Ben Timely.
In chiusura al disco una ballad meravigliosa nella sua gelida delicatezza.
Diciassette minuti di arpeggi e splendide melodie vocali, che accompagnano l'ascoltatore nell'intenso ed emozionante incontro con "The Queen of the City of Ice"
17 Minuti di poesia
5 capitoli di un brano di cui l'ultimo strumentale.
Buon Ascolto con gli Shadow Gallery 🖤
@rock_metalballad
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Hoochie Coochie Man è un blues scritto da Maddy Waters nel 1954: è una delle canzoni blues più conosciute al mondo con il suo leggendario riff di chitarra ripetitivo.
Gli Steppenwolf ne fecero una delle migliori cover, dove le chitarre pungenti avanzano in questo ritmo lento e le voci esplodono in tutta la loro bellezza.
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Nel 1968, tra figli dei fiori, musica psichedelica, droghe etc... in America esce questa canzone che ha segnato la storia dello scenario musicale e ancora ora mantiene il posto fisso in qualsiasi classifica musicale rock.
Il secondo singolo degli Steppenwolf, uscito in pieno periodo psichedelico come vero e proprio fulmine a ciel sereno... selvaggio, senza fronzoli, diretto... sporco e dannato, spiccano perle di rara bellezza a partire dalla cover di Muddy Waters "Hoochie Coochie Man", blues essenziale e graffiante. Un gruppo che purtroppo è stato divorato dal cinema e dalla colonna sonora di Easy Rider... famosissima... fantastica.. cattiva... ma soprattutto... a mio parere, il gruppo offre spunti compositivi heavy e hard rock a molte band di là a venire.
Born to be wild è una di quelle canzoni che nell'immaginario collettivo sono associate a delle immagini: beh.. questa sicuramente viene associata alle motociclette.. strade senza fine... vento in faccia... rombo dei motori... libertá.
Non mi dilungo oltre.. buon ascolto e buona domenica
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I Moody Blues erano un fantastico collettivo di meravigliosi cantautori (nel loro periodo classico 1967 - 1972). In una certa misura, l'esperto di mellotron Mike Pinder è stato lasciato all'ombra di Justin Hayward e John Lodge in quella materia. Almeno le sue canzoni erano viste relativamente di rado come uscite singole, e nei concerti probabilmente era ancora più ovvio. "Melancholy Man" è tra le canzoni più famose che ha scritto e cantato per i Moodies e meritava davvero di essere pubblicato come singolo.
All'epoca aveva una visione piuttosto oscura del mondo, che si è trasformata in canzoni meravigliose e malinconiche. Dopo essersi trasferito in California, ha fatto musica piuttosto noiosa e leggera nella sua felicità. 'Melancholy Man' dipinge un quadro doloroso di profonda solitudine. È una canzone piuttosto orientata alla voce, nella solita struttura strofa/ritornello, con un piccolo assolo di synth nel mezzo. Bellissima la sezione finale in cui gli altri membri (il più udibile Hayward) cantano la strofa in sottofondo mentre Pinder raggiunge l'apice emotivo nella sua parte vocale... è sicuramente da pelle d'oca.
Buon ascolto! 🖤
@rock_metalballad
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Oggi ho scelto un brano dei cari vecchi Limp Bizkit. Una band che verso fine 90 inizi 2000 ha sfornato 2 o 3 album davvero interessanti. Famosi per brani come My Generation e per qualche cover meravigliosa (tipo Behind Blue Eyes degli Who), hanno indirizzato tutto il loro repertorio su questo Nu Metal molto estremo, forse troppo rappato, ma sempre assolutamente gradevole.
Essendo questo un canale di ballads, vi posto Hold On, una ballata in cui possiamo apprezzare il fatto che Fred Durst sa anche cantare in maniera pacata e intensa. Certo, la partecipazione al brano di Scott Weiland (Stone Temple Pilots), fa la differenza. Anzi, mette i brividi lungo la schiena a dire il vero.
Ma in ogni caso abbiamo la prova che i Limp Bizkit, sapevano essere anche intensi. Probabilmente avrebbero dovuto approfondire questo loro aspetto.
Un brano che parla di una rottura, e del pentimento che si cela dietro di essa. Probabilmente con qualche vago riferimento al suicidio. Un brano triste, profondo. Ma estremamente bello. Uno dei migliori della discografia dei Bizkit.
Buon ascolto con Hold On 🖤
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