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Che differenza c’è tra un’informazione e un messaggio?
Quando questa domanda è comparsa nella mia mente mi sono messa a riflettere, cioè ad osservare i miei pensieri radunarsi. Qualche esempio molto semplice e chiaro di cosa per me sia un’informazione è ad esempio l’avviso sul cellulare di un promemoria nell’agenda; oppure il suono della lavatrice quando ha finito il lavaggio.
Direi di più: un’informazione è vedere la nota su facebook dei compleanni del giorno. In tutti e tre i casi nessuno ha voluto di sua propria iniziativa dirmi alcunché. Ovvero io sono stata avvisata da un’informazione “voluta dal nulla”, cioè “voluta dal Signor Nessuno”.
Se ci pensiamo bene dietro alle informazioni nessuno vuole dirci nulla – tradotto in termini più da bambini: “Il Signor Nessuno vuole dirci cose sue, vuole parlarci di sé, cioè del Nulla”.
> continua nei commenti
| 2 | Colui che tenta di agire e di fare le cose per gli altri, o per il mondo, senza approfondire la conoscenza di sé, la libertà, l'integrità, la capacità di amare, non avrà nulla da dare agli altri.
Non comunicherà loro niente altro che il contagio delle sue ossessioni, la sua aggressività, le sue ambizioni egocentriche, le sue delusioni sui fini e sui mezzi, i suoi pregiudizi, e i suoi dogmatismi.
Stiamo vivendo la più grande crisi della storia umana; e questa crisi interessa soprattutto il paese che ha fatto un uso fanatico dell'azione ed ha perso (o forse non ha mai avuto) il senso della contemplazione.
Thomas Merton (1915-1968) | 342 |
| 3 | Siamo pervasi di parole inutili, di una quantità folle di parole e di immagini. La stupidità non è mai muta né cieca.
Il problema non è più quello di fare in modo che la gente si esprima, ma di procurare loro degli interstizi di solitudine e di silenzio a partire dai quali avranno finalmente qualcosa da dire. Le forze della repressione non impediscono alla gente di esprimersi, al contrario la costringono ad esprimersi.
Dolcezza di non aver nulla da dire, diritto di non aver nulla da dire: è questa la condizione perché si formi qualcosa di raro o di rarefatto che meriti, per poco che sia, d’esser detto.
Gilles Deleuze, Pourparler (1985) | 293 |
| 4 | Riflessioni di Marco Guzzi sull'Oscenità Sociale (2 di 2)
Queste due classi, l'oligarchia e il restante popolo umano, stanno già diventando due caste biologiche, come prevede Harari: due tipologie umane, due tipi di corpi differenziati dalle strumentazioni tecnologiche che potenzieranno solamente i ricchi, lasciando tutti gli altri nelle mani di servizi sanitari sempre più depauperati.
Questo squilibrio osceno possiede una sua storia ben precisa, che si può fare iniziare con l'affermazione della filosofia del "valore per gli azionisti" che si è andata affermando tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, in base alla quale ciò che deve interessare ad una impresa è esclusivamente la crescita del valore delle sue azioni, a qualsiasi costo ovviamente.
Lo sganciamento delle multinazionali da ogni controllo statale ha fatto poi il resto: profitto, sfruttamento, evasione ed elusione fiscali sono diventati la regola. Queste imprese oligarchiche evadono così le tasse per centinaia e centinaia di miliardi ogni anno, mentre i governi conniventi e collaborazionisti ci fanno credere che il problema sia il contante ........
"Mentre milioni di persone in tutto il mondo vivono in povertà, individui e aziende arricchitisi sfruttando la segretezza dei paradisi fiscali continuano a eludere le tasse, privando i paesi più poveri della possibilità di fornire servizi vitali. (...) Quando si tratta di pagare le tasse, per i super ricchi e le grandi aziende vige una regola, mentre per la gente comune ne vige un'altra" (Oxfam Inter. 2020).
Allora capite, cari amici, che se non ci impegniamo a togliere il potere egemonico alle oligarchie e ai loro osceni manutengoli non abbiamo alcuna possibilità né di tornare ad un'azione politica efficace, né di costruire una cultura ed una informazione che non siano del tutto corrotte.
Oggi la Rivoluzione, non violenta certo, ma radicale, è la prospettiva più moderata e realistica che riesco ad immaginare, e alla quale consacriamo da sempre tutta la nostra vita.
Marco Guzzi | 333 |
| 5 | Riflessioni di Marco Guzzi sull'Oscenità Sociale (1 di 2)
Ora provo a spiegarmi, provo a chiarire meglio in che senso l'attuale dialettica politica sia del tutto vana, e sostanzialmente truccata.
Quale sarebbe infatti il primo, e in fondo l'unico tema che dovremmo affrontare, se la discussione democratica fosse autentica?
L'ennesima riforma costituzionale, di cui sento parlare dagli anni '70 del secolo scorso, e cioè da quando ero bambino? I vari pericoli paventati per una democrazia che di fatto già non esiste? I soliti scandali di corruzione dei soliti politici sempre meno guardabili?
Oppure l'egemonia di una casta internazionale che sta depredando giorno dopo giorno i poveri e i popoli di tutto il pianeta?
Il filosofo francese Frédéric Gros sostiene che non dovremmo più parlare di "ingiustizia", ma di indecenza, di pura e semplice oscenità sociale:
"Gli stipendi dei dirigenti delle grandi aziende, gli introiti degli sportivi ultrapubblicizzati, i compensi di alcuni artisti sono diventati OSCENI. Le disuguaglianze sono arrivate al punto che soltanto un'ipotesi di doppia umanità potrebbe giustificarle" (Disobbedire, Einaudi 2019).
Ora, come fa notare Carl Rhodes "le due umanità a cui Gros fa riferimento sono costituite da una classe elitaria di ultraricchi, da una parte, e tutti gli altri dall'altra". | 306 |
| 6 | بدون متن... | 258 |
| 7 | L'unica Notizia (2 di 2)
Per cui quando vediamo sorgere all'orizzonte un'immensa discussione globale, o anche nazionale a volte, dovremmo solo chiederci: ma che cosa vogliono nasconderci? oppure: ma che cosa vogliono imporci?
È un trucco, chiaro? è solo un gioco da tavolo, un gioco di prestigio impostato dai padroni dell'informazione! è una sorta di Magia Nera, di Incantesimo, nel quale pare che ancora masse di milioni di persone cadono come tonni nella rete, pronti ad essere arpionati a sangue.
Sì, perché in fondo è sempre un bagno di sangue, fisico o psichico, quello che questi Signori vogliono indurre.
E allora, care sorelle e amiche, proviamo a crearci un ordine del giorno autonomo, e chiediamoci: ma di che cosa è giusto parlare oggi, 6 dicembre del 2023?
Io direi che il Tema sia ben chiaro dentro l'abisso dei nostri cuori dissestati, e oggi lo definirei così: Finire è Fiorire: Spostiamo la nostra attenzione lì dove questi due verbi all'infinito s'incrociano:
Adesso cioè, nel punto presente, in cui possiamo decidere la fine del finire e l'iniziare dell'inizio:
Decidere: Recidere il cordone ombelicale che ci alimenta al veleno di questo mondo:
E' solo lì che la violenza si scioglie:
Sciolta e Assolta in uno Spirito novello
come il vino di dicembre, frizzicarello e vivace
come l'amore.
Questa è l'unica notizia di cui voglio parlare.
L'unica davvero Buona.
Marco Guzzi | 817 |
| 8 | L'unica Notizia (1 di 2)
Continua a sorprendermi l'ingenuità di tante persone che ancora credono che l'informazione ci presenti i fatti in base alla loro rilevanza.
Mi sorprende che ancora non sia chiaro a tutti che il sistema informativo è truccato, propone, ma in realtà ci impone il suo ordine del giorno per obbedire ad interessi che non sono mai quelli esplicitati.
L'informazione insomma è un Sistema di orientamento mentale, un sofisticato sistema poliziesco.
Eppure basterebbe un minimo di attenzione e di memoria per comprendere che gli argomenti vanno e vengono senza alcuna necessità intrinseca, e cioè oggi può divenire essenziale qualcosa che solo ieri passava inosservato, o viceversa oggi può passare del tutto sotto traccia un tema che domani salterà agli onori della cronaca.
E ciò accade solo in base a ciò che il Sistema vuole occultare o far sembrare indispensabile, spesso per nascondere questioni ben più rilevanti, ma pericolose.
(continua ↓) | 750 |
| 9 | بدون متن... | 758 |
| 10 | Ma che mondo strano!
Un ragazzo uccide la sua ex fidanzata e passiamo giornate intere ad interrogarci sul perché di tanta violenza, ad indagare la psiche del giovane, i suoi condizionamenti sociali, a enunciare proclami e propositi politici e morali su tutte le TV, con la consueta galleria di esperti, che ci tocca comunque sopportare qualsiasi cosa accada.
Nel frattempo migliaia di ragazzi ucraini e russi, palestinesi o israeliti si massacrano giorno e notte, stuprano ordinariamente le donne dei nemici, distruggono città, ospedali, scuole, ricoveri, e ogni genere di costrutto umano, e nessuno si interroga sulla psiche di questi poveri assassini, e tutto si riduce a freddi ragionamenti geopolitici o economici.
Eppure dovrebbe essere giunto il tempo di chiederci anche per loro: ma come si educa un giovane a concepire lo sterminio come strumento legittimo di confronto politico o storico? che maestri hanno avuto? in che società sono vissuti? quali programmi televisivi hanno visto per anni e anni? e così via....
Possibile che i nostri arguti commentatori non capiscano che la violenza e l'omicidio, qualunque ne sia la motivazione, sgorgano sempre e comunque dallo stesso cuore umano, dal nostro cuore? e che quindi è esso che va curato, e non solo per non commettere femminicidi, ma anche per non uccidere e depredare e mentire e violentare, sempre e comunque, come questo mondo fa senza pudore alcuno?
Insomma non possiamo più alimentare una società strutturalmente violenta e omicida, fondata sulla predazione, la rapina, la menzogna, la pubblicità più oscena, la comunicazione di massa più abbietta, e poi piangere lacrime di coccodrillo per le conseguenze che produciamo.
Etty Hillesum, aggredita da un ragazzo della Gestapo nella primavera del 1942, perché continuava a sorridere pur dentro l'inferno della persecuzione razziale, scrisse subito dopo: "Avrei voluto cominciare subito a curarlo, ben sapendo che questi ragazzi sono da compiangere fintanto che non sono in grado di fare del male, ma che diventano pericolosissimi se sono lasciati liberi di avventarsi sull'umanità. E' solo il sistema che usa questo tipo di persone e a farne criminali. E quando si parla di sterminare, allora che sia il male nell'uomo, non l'uomo stesso."
Solo una prospettiva di tale profondità potrà confrontarsi in modo nuovo e onesto con la violenza e l'omicidio che abita ogni persona umana, superando questa fase di spaventosa ipocrisia, in cui si piange la morte di una giovane ragazza, mentre si legittimano a cuor leggero gli assassini di migliaia di altre ragazze e ragazzi, giustificandoli magari con la ragione di stato.
Marco Guzzi | 933 |
