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Tempo di Vivere Ecovillaggio e comune

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Cronache, attività e proposte dell'ecovillaggio per attivare un nuovo paradigma sociale

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«Ci avete raccontato molto bene l’ombra della vita comunitaria. Ma il bello dov’è?» Qualche giorno fa sono ripartiti due "ragazzi" che hanno vissuto con noi per una settimana in scambio lavoro. Con onestà, non erano proprio ragazzi, ma considerarli così fa sentire anche me un po’ più giovane. Prima di andare via ci hanno lasciato un feedback che continua a girarmi dentro. Ci hanno ringraziato per la trasparenza con cui abbiamo raccontato Tempo di Vivere. Per aver parlato apertamente anche delle difficoltà, dei conflitti, delle fatiche, delle parti che funzionano meno. In questo periodo, del resto, ci stiamo navigando dentro parecchio. Poi però ci hanno detto una cosa che ci ha spiazzati. Più o meno così «Ci avete mostrato molto bene l’ombra. La luce invece la raccontate poco. Qual è la parte bella del vivere in comunità?» E lì mi sono fermato... perché avevano ragione. Negli ultimi anni abbiamo scelto di raccontare molto le difficoltà della vita comunitaria. Era importante per noi uscire dall’immagine un po’ romantica dell’ecovillaggio dove tutti vanno d’accordo, coltivano l’orto e la sera guardano il tramonto tenendosi per mano. La comunità può essere faticosa. Molto. Ma mentre cercavamo di essere onesti e trasparenti sull’ombra, forse abbiamo iniziato a dare per scontata la luce. Più probabilmente, a dimenticarla. E forse, in questo momento, la sto dando per scontata anch’io. Questo fa parte della crisi che sto, e che stiamo, attraversando. Così mi è venuta voglia di fare una cosa. Nei prossimi giorni voglio provare a guardare dentro questi dodici anni e dentro le nostre giornate di oggi, per ritrovare e chiedermi: che cosa rende ancora bella, per me, la scelta di vivere insieme ad altre persone? Non voglio fare l’elenco dei vantaggi della comunità o parlare dei valori in cui crediamo. Voglio andare a cercare quei momenti, quelle relazioni, quelle piccole cose che dopo tanti anni rischiano di diventare normali e quasi invisibili. Quelle per cui, nonostante tutta la fatica, siamo ancora qui. Ho deciso di chiamare questa piccola ricerca “La parte bella della comunità”. Sono curioso anch’io di vedere cosa verrà fuori. E parto anche da voi, perché forse mi potete aiutare. Se siete passati da Tempo di Vivere, per un giorno, una settimana o qualche anno. Qual è una cosa bella della vita comunitaria che avete visto o vissuto qui?
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L’ALTRA FACCIA DELL’ECOVILLAGGIO #3 Cronache di vita di un’ecovillaggista (ecovillaggiara... ecovillaggiante... boh... di una che vive in ecovillaggio da 12 anni😅) Sono tornata in ecovillaggio dopo la nostra vacanza in famiglia con un intento: provare a vedere cosa si mette in moto dentro di me quando rientro nella quotidianità, prima che il solito modo di funzionare riprenda il volante. Al ritorno ho trovato qualcosa che mi ha sorpresa: Tempo di Vivere era indaffarato come sempre, ma l’energia mi è sembrata diversa, più leggera, più allegra. Alcune cose sono andate avanti senza bisogno che fossi io a tenerne i fili e, mentre una parte di me si è sentita quasi spaesata, un’altra ha potuto iniziare ad allentare un po’ la presa. Abbiamo dovuto affrontare anche il vuoto lasciato dalla morte di Artemide. Tornare e non vederla sulle scale a prendere il sole o gironzolare attorno al casale è stato duro, ma mi ha ricordato cosa significa attraversare una difficoltà insieme alle persone con cui hai scelto di camminare: il dolore rimane tuo, ma non sei solo mentre ci stai dentro. Ne abbiamo parlato, siamo stati vicini e abbiamo provato a trasformarne almeno una parte in qualcosa di concreto, prendendoci insieme l’impegno di andare ad acchiappare i mici girovaghi e farli rientrare la sera. Contemporaneamente siamo riusciti a tornare su un altro tema che da mesi lasciavamo lì: le capre. Ci giravamo intorno perché c’erano paure, dubbi, il timore di sbagliare, del giudizio degli altri e anche la voglia, molto umana, di evitare l’ennesimo casino. Questa volta però siamo riusciti a guardarci con più onestà e a chiederci: cosa sento davvero di poter mettere in campo oggi? Vivere insieme offre mani, idee, presenza, qualcuno che vede un pezzo che tu in quel momento non riesci a vedere, ma c’è anche un altro livello che per noi conta moltissimo: condividere la vita con persone che considerano il proprio lavoro interiore parte imprescindibile del cammino. Perché quando ciascuno prova a guardare anche le proprie paure, i propri automatismi, il bisogno di avere ragione o di apparire in un certo modo, il confronto cambia. Possiamo parlare di un problema concreto e, nello stesso tempo, osservare cosa quel problema sta muovendo dentro di noi. Con le capre è proprio quello che è successo: abbiamo smesso di cercare la soluzione che ci avrebbe fatti sembrare “una buona comunità” e abbiamo iniziato a dirci con sincerità cosa ciascuno poteva e voleva sostenere. Da lì si è rimessa in moto energia. Abbiamo trovato una famiglia che ha già caprette come le nostre, le ama, le tiene per compagnia e per fare latte e formaggi e accoglierà una parte del gregge. Vive a circa un’ora da noi e, oltre alla serenità di sapere dove andranno, abbiamo incontrato persone con cui sentiamo possa nascere una relazione e anche dare continuità alla rete territoriale che stiamo piano piano creando da 8 anni. Con noi resteranno Puzzola, Tonna, Emma Sofia e Duccia, che entreranno anche nella vita de La Pietra d’Angolo, il progetto sociale che stiamo costruendo. Questi giorni mi stanno riportando con chiarezza uno dei motivi per cui 12 anni ho scelto questa vita: insieme possiamo affrontare problemi che da soli rischiano di sembrarci enormi e possiamo aiutarci anche a vedere quei pezzi di noi che, da soli, tenderemmo molto più facilmente a evitare. Stanno succedendo anche tante altre cose, per ora, però, preferiamo tenerle per noi. 😏 Appena avranno preso abbastanza forma, ve le racconterò.
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Agosto sta scivolando via e sappiamo tutti cosa ci aspetta dietro l'angolo: agende che tornano a riempirsi, orologi che ripre+4
Agosto sta scivolando via e sappiamo tutti cosa ci aspetta dietro l'angolo: agende che tornano a riempirsi, orologi che riprendono a correre e la solita routine di settembre. Prima di rientrare nei soliti ritmi di sempre, perché non regalarci un fine settimana diverso dal solito, fatto di passi lenti, aria fresca e buona compagnia? Dal 29 al 30 agosto apriamo le porte dell'Ecovillaggio per due giorni ideali per ricaricare le batterie e goderci la campagna insieme. Mangeremo assieme, faremo una passeggiata alle bellissime cascate del Perino, porteremo al pascolo le capre, faremo una pizzata e ci emozioneremo intorno al falò sotto alle stelle. Presso Ecovillaggio Tempo di Vivere, a Bettola (Piacenza). 29-30 agosto. Per maggiori informazioni e iscrizioni: Katia 329 0218941
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Dopo dodici anni continuo a scoprire che scegliere una vita diversa una volta sola non basta: ci sono pezzi di quella scelta che devo tornare a fare dentro di me, ogni volta che mi accorgo di essere tornata nelle dinamiche di un tempo. Solo allora la scintilla che mi ha spinta a rischiare tanti anni fa per andare verso la vita che sognavo potrà continuare a prendere forma concretamente anche nelle mie giornate.
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L'ALTRA FACCIA DELL'ECOVILLAGGIO Cronache di vita di un'ecovillaggista (ecovillaggiara... ecovillaggiante... boh... di una che vive in ecovillaggio da 12 anni😅) In questi giorni, io, il consorte (Ermanno) e i nostri pargoli siamo a Cerisola, in Val d’Aveto, dall’altra parte delle montagne rispetto a casa nostra, Tempo di Vivere, l’ecovillaggio che abbiamo contribuito a fondare 12 anni fa. Qui c’è la vecchia casa del nonno di Manno, poi diventata la seconda casa della sua famiglia e, ora che mia suocera non c’è più, la seconda casa per noi e per la famiglia di mia cognata. Per tanti anni ci siamo venuti di rado: qualche giorno d’estate, qualche breve vacanza, una parentesi. Da qualche anno mi accorgo che la viviamo in modo diverso. Forse c’entra anche l’età. Noi abbiamo superato i cinquant’anni, Pietro ne ha 19, Totta 13, Tommy, nostro nipote, ne farà 18 a breve. I figli crescono, cambiano i ritmi, cambiano anche le cose che ci fanno stare bene. Cerisola ormai è quasi vuota. Le persone che abitavano qui sono diventate anziane, molte sono mancate. I figli e i nipoti hanno costruito la loro vita altrove e tornano ogni tanto. Dalla finestra vedo boschi, tantissimo verde e la strada che passa sotto casa e sale verso la più famosa Santo Stefano d’Aveto. Mentre scrivo sento il torrente, a casa sento le Cascate del Perino. Accanto a noi c’è l’orto terrazzato di un vicino, lo vedo affacciandomi alla finestra della sala. Ha un’età incerta, potrebbe stare tra i 65 e i 75 anni, difficile a dirsi dietro quel volto indurito dal sole. Probabilmente non lo sa più nemmeno lui e continua a salire e scendere per quei pezzi di terra in pendenza con un’energia che gli invidio parecchio. In Liguria trovare qualche metro in piano è già una fortuna. Lui coltiva tutto così, un terrazzamento sopra l’altro, come si è sempre fatto da queste parti. È una vita che va avanti mentre tante altre, intorno, si sono spostate altrove. In questi giorni noi quattro facciamo poco. Guardiamo film e serie insieme, giochiamo a qualche gioco da tavolo. Poi ognuno si prende il proprio tempo. Io sto un po’ al computer, disegno, ascolto musica mentre faccio macramè. Gli altri leggono, giocano, si perdono nelle loro cose. Mi rendo conto di quanto avessi bisogno di questo tempo per me, per noi. Anni fa probabilmente dopo qualche giorno avrei cominciato a sentirmi stretta, ad avere la fregola di rientrare. Oggi sento il valore di queste giornate più lente, con meno cose che chiedono attenzione e più possibilità di stare semplicemente dove sono. Questa riflessione mi fa pensare, proprio perché vengo da una vita in ecovillaggio. Da fuori è facile associare l’ecovillaggio a una quotidianità naturalmente più lenta, vicina alla natura, costruita sui propri bisogni. Vivendoci dentro da tanti anni, io vedo una realtà più complessa. A Tempo di Vivere abbiamo scelto una vita che ci permette una libertà molto grande nell’organizzare le giornate, eppure la comunità, l’associazione, le persone, i progetti, le responsabilità e anche le mie tante idee riescono facilmente a riempire tutto. Questo forse è uno degli aspetti che da fuori si vedono meno e, a volte, anche una delle parti più scomode del vivere in comunità: puoi cambiare profondamente il contesto della tua vita e scoprire, col tempo, che alcuni vecchi modi di funzionare hanno semplicemente imparato ad abitare il nuovo scenario senza mai andarsene davvero. Mentre scrivo, Ermanno ha raccolto alcune pere un po’ tocche dall’albero in giardino. Adesso stanno cuocendo e il profumo della marmellata riempie le stanze. Sono piccoli gesti che in questi giorni trovano posto quasi da soli. Quello che vorrei riportare con me dall’altra parte delle montagne è soprattutto uno sguardo più attento: permettermi di vedere con onestà cosa comincia a muoversi quando rientro, accorgermi del momento in cui torno a riempire ogni cosa e riconoscere quel meccanismo prima che riprenda il volante. La scelta dell’ecovillaggio mi ha cambiato moltissimo.
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ULTIMI POSTI PER LA PRATICA DI COMUNITA' DAL 9 AL 12 AGOSTO Dal 9 al 12 agosto, qui a Tempo di Vivere, ci sarà la nostra Prat+5
ULTIMI POSTI PER LA PRATICA DI COMUNITA' DAL 9 AL 12 AGOSTO Dal 9 al 12 agosto, qui a Tempo di Vivere, ci sarà la nostra Pratica di Comunità: quattro giorni per entrare nella quotidianità dell’ecovillaggio, condividere attività, esperienze, domande e confronti su cosa significa davvero scegliere una vita comunitaria. Per prenotare il tuo posto: https://forms.gle/TJz5NijEke9uVBmg7 Per conoscere meglio la proposta: https://www.tempodivivere.it/eventi-iniziative/cambio-vita1/117-summercampviadelcerchio25-2.html
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Essere Cerchio e non solo "essere in un cerchio" avviene nel momento in cui riusciamo a parlare della nostra ferita senza usarla per ferire. Quando lasciamo all’altro la libertà di mostrarci qualcosa di diverso da ciò che ci saremmo aspettati. Mancano quattro giorni all’inizio del SummerCamp, il Campo ragazzi è finito solo ieri e noi siamo già ripartiti per preparare Tempo di Vivere ad accogliere chi arriverà. Questo per noi vuol dire custodire uno spazio in cui ciascuno possa portare la propria storia, senza essere costretto a rimanerne prigioniero. Uno spazio in cui far cadere, almeno per qualche giorno, le maschere e sentire che possiamo essere accolti nella nostra intera umanità, con le sua parti luminose e con quelle ancora in cammino. SUMMERCAMP LA VIA DEL CERCHIO – VIVERE LA TRIBÙ con Ellika Linden e Simon Jamnik 3–9 agosto 2026 Ecovillaggio Tempo di Vivere - Calenzano di Bettola (PC) Per sapere come si svolgerà questa settimana insieme: Katia 329 0218941 - Ermanno 333 5772199 EVENTO CON IL PATROCINIO DI RIVE Rete Italiana Villaggi Ecologici
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29 luglio 2026 – Ecovillaggio Tempo di Vivere Calenzano di Bettola (PC) «È tempo per noi di andare oltre la colpa e il biasimo. Non sono utili. Non ci guariscono. Ci siamo dentro tutti, dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri e prenderci cura di noi stessi. È tempo per noi di andare oltre le nostre prospettive individuali. È tempo di liberarci dalle catene delle nostre storie personali, per essere liberi e per creare di nuovo noi stessi.» Manitonquat (Medicine Story) "Ritorno alla Creazione" C'è una trappola sottile in cui rischiamo di cadere quando immaginiamo la vita in ecovillaggio: pensare che per stare insieme si debba essere già "pronti", risolti, sempre calmi o capaci di gestire ogni cosa nel migliore dei modi. Era quello che sognavo anch'io 12 anni fa... prima di iniziare a viverci davvero in ecovillaggio. Oggi vedo chiaramente che la comunità non è il luogo della perfezione, ma quello della verità. Perchè, ragazzi, è inutile negarlo, in comunità arriviamo con tutto ciò che siamo: il desiderio di costruire relazioni profonde e la paura di perdere il nostro spazio, la voglia di collaborare e la fatica di lasciare andare il controllo, la capacità di amare e quelle parti che, quando si sentono minacciate, reagiscono, si chiudono o feriscono. Nelle nostre giornate capita di sbagliare. Rispondiamo con durezza perché siamo stanchi, perdiamo la pazienza mentre cerchiamo di organizzare un evento o interpretiamo una parola attraverso una vecchia ferita. A volte difendiamo così intensamente il nostro punto di vista da smettere di vedere la persona che abbiamo davanti. Ci hanno insegnato a cercare la perfezione. L'errore porta spesso con sé il giudizio, la colpa o la necessità di difendersi. Impariamo a nascondere le nostre crepe pur di apparire sempre impeccabili e autonomi. Ma, ve lo confesso, non dev'essere sempre così, perché, se lo vogliamo davvero, possiamo imparare a fare ogni giorno un passo diverso e iniziare a guardare l'imperfezione non come un fallimento, ma come una porta che si apre sull'umanità dell'altro e sulla nostra. Quando qualcuno ha il coraggio di dire "oggi ho sbagliato, mi sono sentito sopraffatto", succede l'impensabile, la tensione si scioglie e il giudizio non ha più motivo d'essere, perché anche gli altri si danno il permesso di provare quella stessa fragilità. È da questo scoprire che non dobbiamo essere "perfetti" per essere accolti e che possiamo finalmente smettere di puntare il dito o di sentirci in colpa che nasce la fiducia, quella vera. Andare oltre le nostre storie individuali e il doverci difendere a ogni costo significa darci il permesso di essere umani, con tutte le nostre luci e le nostre ombre. Significa creare lo spazio perché ognuno possa guardare ciò che ha fatto senza doversi giustificare. Significa riconoscere l'origine della propria reazione e le conseguenze che ha provocato e assumersi la propria responsabilità senza essere ridotti al proprio errore. Perdonare non vuol dire dimenticare, giustificare tutto o far finta che nulla sia accaduto. È, semplicemente, lasciare aperta la possibilità che una persona sia altro dal comportamento che ha avuto in un momento di rabbia, paura o stanchezza. È volerla incontrare oltre l’immagine che ci siamo costruiti di lei. E tutto questo vale anche e soprattutto nel rapporto con noi stessi. Possiamo restare a lungo intrappolati nel senso di colpa, continuando a ripeterci ciò che avremmo dovuto o potuto dire o fare, ma giudicarci duramente raramente ci rende più capaci di amare e amarci. Più spesso ci porta a difenderci, a nascondere ciò che è accaduto o a convincerci che cambiare sia impossibile. Prenderci cura di noi stessi significa riuscire a guardarci con sincerità e compassione. Dire: “Ho sbagliato” senza trasformarlo in “sono sbagliata”. Riconoscere la nostra parte, provare a riparare e scegliere chi desideriamo essere nel passo successivo.
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27 luglio 2026 – Ecovillaggio Tempo di Vivere Calenzano di Bettola (PC) «La forma che useremo deve provvedere a renderci più uniti, come eguali, ad ascoltarci e sostenerci, a cooperare e realizzare insieme il nostro sogno comune.» Manitonquat (Medicine Story), Cambiare il mondo Domani si conclude il campo estivo dei ragazzi e l’ecovillaggio è ancora pieno delle loro voci, dei loro passi e dell’energia vivace che hanno portato in questi giorni, eppure, quasi senza accorgercene, una parte di noi è già proiettata verso gli ultimi preparativi del SummerCamp. Mentre viviamo gli ultimi momenti con i ragazzi, la mente rischia di correre agli spazi da sistemare, all’erba da tagliare, ai turni da organizzare e a tutti quei piccoli dettagli che aspettano di trovare il proprio posto. È una trappola sottile: quando lasciamo che la fretta del "dopo" occupi lo spazio di "adesso", rischiamo di perdere la bellezza dei saluti, delle ultime risate e di consumare proprio quell'energia di cui avremo bisogno nei prossimi giorni. Anche questo fa parte della vita in comunità: imparare a riconoscere quando la testa è già arrivata altrove e aiutarci a ritrovare il ritmo del presente. Alle persone che sono ancora con noi. A ciò che merita di essere concluso con presenza e gratitudine, prima di aprire qualcosa di nuovo. Quando la fatica cresce e la lista delle cose da fare sembra allungarsi, nella mia mente compare facilmente l'illusione di dover tenere tutto sotto controllo da sola. Poi alzo lo sguardo: vedo qualcuno che sta facendo una cosa a cui io non avevo pensato, qualcun altro che trova una soluzione diversa dalla mia. Una persona si accorge che sto perdendo energia e si avvicina, magari senza dire nulla, e inizia semplicemente a starmi accanto. La vita a Tempo di Vivere ci ricorda continuamente che nessuno possiede da solo l’intera visione. In una società che ci educa a dimostrare quanto valiamo individualmente, a correre da soli e a considerare la richiesta di aiuto come una debolezza, la comunità offre un’altra possibilità. Ci insegna che il nostro valore rimane intero anche quando abbiamo bisogno degli altri e che la fatica comune, condivisa con chi hai accanto, si trasforma in risate e sollievo. Questo, per noi, è vivere il Cerchio. Significa ricordare che la cura del futuro nasce dal modo in cui abitiamo il presente. Significa lasciare spazio alla voce di ciascuno, cooperare senza chiedere a tutti di essere uguali e scoprire che ciò che sembrava un peso troppo grande diventa un compito leggero e condiviso. Significa preparare, organizzare e lavorare insieme, continuando a vedere le persone, i passaggi e la vita che scorre mentre siamo occupati a costruire ciò che verrà. Sistemare gli spazi all’aperto, il gazebo e la casa per accogliere chi sceglierà di fare questo pezzo di strada con noi è un atto di cura. E quella cura acquista senso quando conserva respiro, presenza e la capacità di danzare insieme a ciò che accade. Durante il SummerCamp creeremo una tribù temporanea dove potersi adagiare, far cadere le difese e ricordarsi che possiamo finalmente smettere di affrontare la vita come se tutto dipendesse soltanto da noi. Mancano pochissimi giorni. Tra poco saremo qui, pronti ad accogliere nuove mani, nuove voci e nuove storie. SUMMERCAMP LA VIA DEL CERCHIO – VIVERE LA TRIBÙ con Ellika Linden e Simon Jamnik 3–9 agosto 2026 Ecovillaggio Tempo di Vivere – Calenzano di Bettola (PC) Per sapere come si svolgerà questa settimana insieme: Katia 329 0218941 Ermanno 333 5772199 EVENTO CON IL PATROCINIO DI RIVE – [RIVE Rete Italiana Villaggi Ecologici
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26 luglio 20226 ecovillaggio Tempo di Vivere Calenzano di Bettola (PC) «Tutti i grandi problemi dell'umanità vengono dalla disconnessione: la perdita della vicinanza tra gli esseri umani e dell'armonia con la natura.» Manitonquat (Medicine Story), *Ritorno alla Creazione* Come puoi raccontare il Cerchio a chi non lo ha mai vissuto? A volte me lo chiedo, perché spiegarlo a parole rischia sempre di ridurlo a una semplice tecnica o a un momento d'incontro, a qualcosa che, spesso, evoca immagini di “fricchettoni” che si abbracciano… e questo non è il Cerchio che viviamo noi in comunità. Perché chiunque può sedersi in cerchio, ma non tutti lo sentono davvero e lo portano dentro una volta che tornano nella loro vita di tutti i giorni. Viviamo in una società in cui molte persone si incontrano ogni giorno e continuano a sentirsi sole. Parliamo molto, spesso in fretta, con il pensiero già rivolto a ciò che vogliamo rispondere. Ci abituiamo a mostrare le parti più capaci, più forti, più adatte alla situazione. Nel frattempo tante parole restano dentro, insieme al bisogno di essere compresi, accolti e riconosciuti. Manitonquat scriveva che la società moderna genera solitudine, paura e separazione dalle persone e dal mondo naturale. Emozioni così diffuse da apparire quasi normali. Ricordava anche che gli esseri umani hanno bisogno di associarsi, lavorare e giocare insieme, toccare ed essere toccati, ascoltare ed essere ascoltati. Invece, ci ritroviamo spesso soli di fronte ai nostri pesi, costretti a indossare maschere di efficienza o a difenderci per non sembrare vulnerabili. Abbiamo perso l'abitudine al villaggio, a quel tessuto umano in cui le gioie si moltiplicano, le fatiche si dividono, il dolore di ognuno trova spazio e accoglienza. Quando abbiamo fondato Tempo di Vivere non eravamo abituati nemmeno noi. Spesso i nostri Cerchi finivano in bagarre, travolti dalle reazioni, dalla paura inconscia di non venire ascoltati o di perdere il proprio spazio. Oggi, dopo dodici anni di vita condivisa, quel cerchio non è più solo una forma in cui ci disponiamo per parlare: è un'attitudine che portiamo dentro anche quando nasce un conflitto, quando ci sentiamo feriti o quando arriva la paura di non farcela. Ci aiuta a fermarci, ad ascoltare ciò che sta accadendo e a ricordare che la relazione conta quanto il problema che stiamo cercando di risolvere. Ciò che manca là fuori non è il tempo o le occasioni di svago, ma la vicinanza reale. Il Cerchio ti restituisce la sensazione meravigliosa di non essere solo, di far parte di un insieme unico e che ogni storia merita di essere custodita. È l'esperienza di ritrovare la propria tribù, anche solo per qualche giorno. È qualcosa che non si può comprendere davvero finché non lo si prova sulla propria pelle. Dal 3 al 9 agosto torneremo a vivere questa medicina semplice e potente durante il SummerCamp. Un tempo custodito per sperimentare insieme la Via del Cerchio e ritrovare il senso profondo della comunità. Per sapere come si svolgerà questa settimana insieme: Katia 329 0218941 Ermanno 333 5772199 EVENTO CON IL PATROCINIO DI RIVE Rete Italiana Villaggi Ecologici
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SUMMERCAMP ECOVILLAGGIO TEMPO DI VIVERE Calenzano di Bettola (PC) «C'è un bisogno per la nostra specie di associarsi tra simili, di lavorare e di giocare insieme, di toccare e di essere toccati, di ascoltare e di essere ascoltati.» Manitonquat (Medicine Story), Ritorno alla Creazione In questi giorni di preparazione al Summercamp mi ritrovo spesso a cercare lo sguardo dei miei compagni. Vivere in ecovillaggio mi insegna quotidianamente che la dimensione comunitaria non è un'idea astratta: condivisiamo spazi, cuciniamo insieme, ci fermiamo sotto il gazebo per una pausa mentre preparo la mia famosa crema al caffè... vivere il lavoro e la fatica comune con la presenza di chi ci sta accanto alleggerisce i pensieri e porta allegria anche quando ci sentiamo sfiniti. Quando ci diamo il permesso di uscire dai ritmi veloci delle nostre giornate, scopriamo quanto spazio c'è nel cuore per ascoltare ed essere ascoltati. Se dovessi definire la tribù lo farei immaginando uno spazio sicuro in cui potersi adagiare, ritrovare vicinanza e ricordarsi che camminiamo tutti sulla stessa terra. Manca poco più di una settimana all'inizio del Summercamp (3–9 agosto). Preparare la casa e la terra per accogliere il cerchio è un tempo fatto di cura per i dettagli, pazienza, tensioni che si stemperano in una risata e la gioia di sapere che ogni angolo risuonerà presto di voci, storie e risate condivise. Per sapere come si svolgerà questa settimana insieme chiama Katia al 329 0218941 o Ermanno al 333 5772199 EVENTO CON PATROCINIO RIVE Rete Italiana Villaggi Ecologici
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