Teatro e Critica
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«Smettila di tenere il broncio. Guarda gli arlecchini!». «Quali arlecchini? Dove?». «Oh, dappertutto. Tutt’attorno a te. Gli alberi sono degli arlecchini, le parole sono degli arlecchini; anche le situazioni e le addizioni».
Nel romanzo Guarda gli arlecchini! di Vladimir Nabokov è scritta la storia – come sempre a metà tra verità e leggenda – dell’alter ego dell’autore impegnato a ricostruire la propria vita professionale, necessariamente intrecciata a quella dell’immaginazione.
Sergio Lo Gatto sul nuovo lavoro di Stivalaccio Teatro visto a Be Popular
#VISIONI
#recensioni #teatro #commediadellarte
https://www.teatroecritica.net/2026/09/guarda-gli-arlecchini-allimprovviso-scaramuccia-di-stivalaccio-teatro/
| 2 | #stasera a Oriente Occidente un pezzo di storia della danza. Qui ne parlava Lucia Medri
https://www.teatroecritica.net/2015/10/teatro-in-video-special-may-b-della-compagnie | 152 |
| 3 | 🐸🐝 Chiudiamo Cordelia #estate, di giugno, luglio, agosto con un pezzo di Matteo Valentini da Ginesiofest:
BÙBARO DEI BÙBARI (di C. Balucani, regia A. Latella)
#recensioni #daleggere
https://www.teatroecritica.net/2026/06/cordelia-giugno-luglio-2026/ | 202 |
| 4 | Mi dice del Riccardo III di Carmelo Bene, osservato restando impalata come davanti a una cometa che ti precipita addosso – «se chiudo gli occhi ancora lo vedo che si muove verso di me mentre ha intorno il verde, il rosso, l’arancio» – col resto della platea che invece disprezza con astio, «ma com’è possibile, io mi chiedevo, afferrata al collo dall’inquietudine».
Alessandro Toppi dopo nove ore di conversazione con Elena Bucci ha scritto questo articolo sulla vita, la memoria, l'arte dell'attrice de Le belle bandiere
Prendetevi il tempo di una lettura intima.
https://www.teatroecritica.net/2026/08/elena-bucci-il-teatro-strappa-calendari-e-carte-didentita-annulla-i-generi-cancella-le-eta/ | 253 |
| 5 | «Certo, esistono corpi addestrati capaci di amplificare queste intensità incanalandole nel rigore formale, ma il mio interesse risiede altrove, ovvero nella componente selvatica del movimento, in quell’eccedenza che resiste a ogni tentativo di addomesticamento o riduzione accademica. Muoversi significa dunque tracciare un itinerario cangiante di intensità che si nutre delle nostre fragilità e contingenze, riattivando continuamente la relazione con il presente.»
Ospitiamo un'intervista di Gilda Cutilla a Cristina Rizzo e Lucia Amara
#DIALOGHI
#danza #teorie #archivio #coreografia
https://www.teatroecritica.net/2026/09/danzare-intorno-allarchivio-intervista-a-cristina-kristal-rizzo-e-lucia-amara/ | 230 |
| 6 | Quest'anno raccontiamo un festival in cui non eravamo mai stat* prima: I Fumi della Fornace. Lo sguardo di Stefano Tomassini
"Più che una festa è un assedio, un accampamento, un fortilizio, un blocco urbano, un maniero allargato e ospitale, un baluardo barbarico, un campo d’assalto, una roccaforte artificiale, una muraglia di carta o anche un campeggio hippy, un semplice raduno di scioperati, un attendamento paramilitare (ma senza divise né insegne, né armi per carità…), forse un camping estivo sotto le stelle (con tanto di tendone super professionale prestato dalle sagre più ricche qui intorno, che salva dagli acquazzoni più molesti e intensi, e che pure in quest’afa ci sono), la piazzaforte di un esercito di scout ma (a dio piacendo) senza gli scout, ma anche una trincea di scappati di casa, una barricata di un manipolo di mohicani, insomma un fortino del lontano Far West preso e occupato dagli indiani di più tribù che accendono fuochi e mandano fra loro segnali di fumo (e si capisce: con la Fornace ormai in disuso…).
https://www.teatroecritica.net/2026/08/ai-fumi-della-poesia-come-indiani-senza-insegne | 374 |
| 7 | A proposito di critica teatrale, del suo stato di salute, delle questioni etiche (in questi giorni sul blog di Enrico Pastore si puoʻ leggere una riflessione sul tema) ripostiamo questo articolo di qualche anno fa di Andrea Pocosgnich.
https://www.teatroecritica.net/2024/09/la-critica-tra-passato-e-futuro-autorevolezza-etica-e-dibattito/ | 329 |
| 8 | Uno spettacolo di Carolina Bianchi sulla violenza di genere della durata di 10 ore, un altro di 5 ore e mezza su Roberto Bolaño (di Julien Gosselin), e poi il nuovo di Daria Deflorian... ma questi sono solo gli spettacoli toccati da Giulio Stasi, poi c'è il viaggio, le immagini, gli incontri.
Da Avignone un #reportage tra teatro, natura e umanità.
#IDEE
https://www.teatroecritica.net/2026/08/attraversando-avignone-diario-di-viaggio-on-the-road | 360 |
| 9 | «All’inizio degli anni Sessanta la crisi della mezzadria aveva investito il paese portando con sé il crollo di un sistema economico, sociale e culturale che per secoli aveva regolato la vita delle campagne. Chi rimaneva doveva fare i conti non soltanto con la perdita di un modello produttivo, ma con la dissoluzione di un mondo. Dentro questa ferita il paese comincia a fare teatro. Non c’è un spazio teatrale. Si va in piazza. Il paese mette in scena ciò che possiede: la piazza, gli abitanti, le loro voci, una memoria comune e tutt’altro che pacificata...»
Giuseppina Borghese sul 60° spettacolo del Teatro Povero di Monticchiello
https://www.teatroecritica.net/2026/08/il-paese-dentro-una-vita-sessantanni-di-teatro-povero-a-monticchiello | 347 |
| 10 | «In scena c’è un Arlecchino nostro contemporaneo: la sua maschera, ormai obsoleta a teatro, sopravvive perché il suo compito è trasformarsi in una moltitudine di personaggi, per mostrare le paure umane, l’angoscia di esistere, i mostri che dominano la nostra vita. Lo spettacolo intero cerca di rispondere a una domanda che è anche il suo programma dichiarato: Cosa ci dice ancora Arlecchino in un secolo tragico?»
Pubblichiamo un denso approfondimento di Anna Maria Monteverdi su questo nuovo lavoro di ANAGOOR visto a Operaestate Festival Veneto
https://www.teatroecritica.net/2026/08/la-maschera-di-arlecchino-per-piantare-gli-occhi-in-faccia-alla-vita | 376 |
| 11 | «...quando inizi a definire te stesso come un indigeno, non puoi tornare indietro. È un posizionamento personale ma soprattutto politico e artistico. Rispetto all’estetica, cerco di essere sempre sincero rispetto al mio ruolo, so di occupare un posto nel mondo dell’arte proprio perché sono un indigeno. Sono Tiziano Cruz non solo per me stesso ma perché rappresento una comunità. E questo è un equilibrio che mi lascia la libertà di creare i miei spettacoli. Che tipo di teatro facciamo? È veramente un teatro argentino, o una riproduzione di quello aristotelico?»
Lucia Medri da Centrale Fies con le parole di Barbara Boninsegna e Simone Frangi, con un affondo su Tiziano Cruz
https://www.teatroecritica.net/2026/08/larte-indigena-di-tiziano-cruz-a-centrale-fies-live-works-summit-2026/ | 390 |
| 12 | Dopo il nostro articolo "C’era una volta un regista, uno spettacolo e un critico", firmato da Simone Nebbia, il regista e direttore del Teatro Nazionale di Genova Davide Livermore ha inviato in redazione una che risposta pubblichiamo di seguito. https://www.teatroecritica.net/2026/08/la-risposta-di-davide-livermore-al-nostro-articolo | 371 |
| 13 | «Il regista Davide Livermore di queste parole non si curerà, avendomi preventivamente dichiarato in pubblico, nel foyer del teatro dopo spettacolo, di non avere alcun interesse al dialogo critico, aggiungendo, con l’arroganza che è solo degli incerti nell’arte propria, che se potesse andrebbe in giro con un taccuino a recensire i critici. E vabbè. Che ognuno passi il proprio tempo come meglio crede. Io per esempio amo il cruciverba. Eppure mi sorprende per una protervia che non immaginavo...»
Simone Nebbia dal #BorgioVerezzi, ci racconta uno spettacolo ma anche qualcosa che ci fa riflettere sul rapporto tra un certo potere artistico e direzionale e la critica.
https://www.teatroecritica.net/2026/08/cera-una-volta-un-regista-uno-spettacolo-e-un-critico/ | 433 |
| 14 | Un aggiornamento per questo numero estivo di #Cordelia che va dalla Sicilia di Castrocaro (per InCastro Festival) alla Bassano di Operaestate Festival Veneto.
#Recensioni brevi ma intense di Silvia Maiuri e Stefano Tomassini
https://www.teatroecritica.net/2026/06/cordelia-giugno-luglio-2026/ | 441 |
| 15 | A Terlizzi!
Cosa si prova a ricevere qualcosa dal passato? Lo possiamo rifiutare o siamo costretti ad accettarlo inevitabilmente? Esiste un modo specifico di trattarlo? Bisogna conservarlo a mo’ di reliquia o lo si può adattare alle diverse esigenze pratiche e culturali? Possiamo usarlo in modi originariamente non previsti?
Matteo Valenti con un po' di riflessioni da Vivaio - Coltivare il Teatro in Città
#IDEE
#reportage #festival #teatro
https://www.teatroecritica.net/2026/08/eredita-ambigue-a-vivaio-2026/ | 464 |
| 16 | «C’è un tempo della danza che coincide con l’istante della sua apparizione e un altro tempo, più sotterraneo, che continua a lavorare nelle pieghe dei corpi, nelle tracce lasciate dai gesti, nelle forme che attraversano generazioni diverse di interpreti. Si potrebbe dunque parlare di una specifica tensione all’interno della danza contemporanea, tra presenza e permanenza, tra apparire e restare, dove il rapporto con il repertorio deve mettere necessariamente in gioco la possibilità che un’opera continui a esistere anche quando cambiano i corpi che lo attraversano. Ma se il gesto vive nell’unicità dell’incontro tra performer e spettatore, cosa rimane allora quando quel gesto viene ripreso, trasmesso, affidato a nuove presenze? E quali sono le implicazioni di quel “volgersi indietro” e attingere al materiale del passato?»
@Andrea Gardenghi da Bolzano Danza Tanz
Un reportage critico
#IDEE #danza #dance #recensioni #reviews
https://www.teatroecritica.net/2026/08/tornare-ad-abitare-la-danza-lorizzonte-di-bolzano-danza-festival/ | 422 |
| 17 | https://open.spotify.com/episode/2yiEefpR6OHqsDoeFt1aE0?si=XkaM_7l4SRO85D5Vtatf7g&utm_source=copy-link&sci=spotify%3Acard-config%3A0rCC7Iev3WsZTOR0NjVmog | 349 |
| 18 | Come è andata quest'anno a Kilowatt Festival?
Il racconto di Simone Nebbia è tutto in audio: potete già ascoltarlo in due puntate su Spotify o su tutte le piattaforme. Ed è pieno di voci di artiste, artisti, colleghe e colleghi.
Primo episodio:
«Come fa il “kilowatt” ad essere unità di misura del teatro italiano? Primo episodio di ARIEL da Kilowatt Festival 2026, con Seg men tar si di Chiara Arrigoni e Ivonne Capece, Tacet di Jacopo Giacomoni e Silvia Costa, Kittens di Angelo Petracca e Sex.exe di Gruppo Voluptas.»
Secondo episodio:
Un’esplosione di teatro, di danza, di relazioni e riflessioni. Questo è il Kilowatt Festival. Secondo e ultimo episodio di ARIEL dall’edizione 2026, con Rigetto di Dino Lopardo, Bandiera di Lucia Franchi e Luca Ricci, Elysium di Collettivo Giulio and Jari, Your Tactile Identity di YoY Performing Arts – Ivona – Tyche / Michele Ifigenia.
Ascoltalo su Spotify. Oppure scegliete la vostra piattaforma preferita. | 445 |
| 19 | Andare a teatro e incontrare per due sere consecutive la stessa compatta, versatile, meticolosa e appassionata compagnia di attori e attrici (Lorenzo Bartoli, Teresa Castello, Christian di Filippo, Matteo Federici, Iacopo Ferro, Jozef Gjura, Celeste Gugliandolo, Anna Manella, Stefania Medri, Marta Pizzigallo, Michele Schiano di Cola, Marcello Spinetta) alle prese con temi, testi e personaggi diversi, vuol dire innanzitutto rinnovare un appuntamento, una breve consuetudine, all’insegna della curiosità. Basti pensare che a una rapida ricerca tra le cose da fare nel weekend a Torino, questo evento veniva consigliato insieme a quelli di clubbing e/o musicali.
Lucia Medri dal Teatro Stabile di Torino racconta il progetto Prato Inglese.
#IDEE
#recensioni #teatro #Shakespeare
https://www.teatroecritica.net/2026/08/prato-inglese-allo-stabile-di-torino-shakespeare-e-entertainment-libero-e-sofisticato/ | 459 |
| 20 | Un corpo riverso a terra, il volto nascosto, accanto a un pc che rimanda l’immagine fissa – proiettata e ingigantita sullo sfondo – di un altro corpo nella stessa posizione, senza vita. Il richiamo immediato all’attualità di Gaza è confermato dalle parole che scorrono: gli organizzatori di un importante festival di arti performative in Germania chiedono che l’artista elimini dal suo spettacolo le parole Palestina libera e genocidio. L’immagine che accoglie gli spettatori di Ayoub nella sala oscura dello Spazio Rossellini di Roma sintetizza il nodo cruciale del lavoro e il suo fondamento
Sabrina Fasanella ha visto questo nuovo lavoro di Marina Otero a Sempre più fuori
#VISIONI
#teatro #recensioni
https://www.teatroecritica.net/2026/08/marina-otero-in-ayoub-o-dellimpotenza-dellarte-occidentale/ | 429 |
