Agorà - dalla piazza al Parlamento
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Una Strage. Tre morti al giorno.
E nell’assoluta indifferenza dei partiti e dei media main-stream che invocano un giorno sì e l’altro pure più soldi per le armi e la difesa dell’Ucraina.
Negli ultimi giorni, altre tre morti sul lavoro: in provincia di Firenze, nel Modenese e nel Reggino.
Ogni mattina milioni di lavoratori chiudono una porta alle proprie spalle senza sapere se quella sera riusciranno a riaprirla. Nel 2025 le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1093: quasi tre al giorno.
Dietro molte di quelle morti c’è un lavoro diventato negli anni più precario, ricattabile e frammentato. Ci sono appalti e subappalti dove, gradino dopo gradino, scendono anche tutele e sicurezza; turni estenuanti, formazione ridotta talvolta a una firma, controlli insufficienti.
Ma soprattutto c’è il partito unico neoliberista che si riempie la bocca di slogan sulla difesa dei “lavoratori” o del “popolo italiano” e nel frattempo rende le condizioni dei lavoratori ogni anno che passa più precarie e ricattabili (non solo: osano pure chiamare questa lotta di classe dall’alto verso il basso “riformismo” e “modernizzazione”!)
È loro la responsabilità di questa strage. È loro che Agorà per l'Italia si è messa testardamente in testa di cacciare una volta per tutte dal governo del Paese.
Alcune misure potrebbero essere adottate qui e ora, e sono quelle che conosciamo: servono più ispettori, controlli reali e sanzioni pesanti per chi risparmia sulla sicurezza. Serve maggiore trasparenza negli appalti, perché la responsabilità non si perda nella catena delle commesse. Serve formazione vera, non soltanto certificata sulla carta. E servono lavoratori abbastanza tutelati da poter dire: “No, così è pericoloso”, senza temere di perdere il posto.
Ma soprattutto serviranno le grandi riforme strutturali che gli italiani aspettano da 40 anni: quelle che ci libereranno dal vincolo esterno neoliberista per eccellenza (l’Unione Europea), ristabiliranno nuovi rapporti di forza nel Paese, e porranno il lavoro e la giustizia sociale a fondamento di tutta la vita politica ed economica della Repubblica.
Insieme possiamo farlo. Prima che sia troppo tardi.
Il punto di arrivo di questo percorso sarà una seconda Assemblea nazionale, che si terrà a Roma, presumibilmente nella prima decade di dicembre.
Per ora è tutto.
Vi aspettiamo, a partire dall’ultima decade di agosto, nelle Assemblee da remoto, regione per regione, e poi, in autunno, in quelle regionali in presenza.
Intanto, vi chiediamo di fare l’adesione ad Agorà o direttamente sul sito o scrivendo a info@agoraitalia.org
E non dimenticate di contribuire alle spese, che finora sono state affrontate soprattutto con il lavoro volontario, ma che con l’aumento del nostro impegno, non sarà sufficiente.
Agorà per l’Italia aspetta la vostra partecipazione, in ogni forma.
Contiamo su di voi! Non un passo indietro!
Lo staff di Agorà:
Presidente/Coordinatore
Angelo d’Orsi
Esecutivo
Lara Ballurio, Alessandro Bartoloni Saint Omer, Carmelo Buscema Alvarez, Salvatore Catello, Gianni Favaro, Gennaro Imbriano, Fabrizio Marchi, Antonio Martone, Francesco Sale, Simona Suriano, Jean Toschi Marazzani Visconti, Alessandro Visalli, Andrea Zhok.
Ufficio Comunicazione e Stampa
Alessandro Bartoloni Saint Omer (responsabile), Lara Ballurio, Davide Fiolo, Andrea Lucidi, Michele Palazzi.
COME PROCEDE IL PROGETTO Agorà per l'Italia
A qualche settimana dalla precedente comunicazione sullo stato dell’arte di Agorà, ci preme aggiornare i nostri compagni di viaggio sul lavoro svolto e sui prossimi passi.
Il tempo trascorso è stato impiegato intensamente: da una parte nel lavoro sulle reti sociali, che ha prodotto eccellenti risultati; dall’altra nella definizione della struttura organizzativa e nell’elaborazione dello Statuto.
Mentre non sono mai cessate le adesioni - e di questo vi ringraziamo di cuore, invitandovi a continuare a sottoscrivere il Progetto attraverso il link che trovate in calce - un piccolo nucleo di una ventina di persone si è fatto carico di questa fase di costruzione, accanto all’ideatore e fondatore di Agorà, il prof. Angelo.
Oltre al Gruppo Comunicazione e Stampa, che può contare anche su alcune collaborazioni esterne, il motore organizzativo di questa prima fase è stato un Esecutivo, i cui componenti indichiamo in calce al presente comunicato. Ad esso si affiancano altre figure essenziali per le questioni burocratiche, legali, economiche.
Parallelamente, abbiamo realizzato incontri on line con le diverse realtà organizzate che, nei mesi scorsi, hanno manifestato interesse al nostro Progetto, e precisamente:
Fronte del Dissenso, Riconquistare l’Italia, Risorgere, Risveglio Umano, SiAmo, Partito Comunista di Unità Popolare e Partito dei CARC.
La quasi totalità delle Organizzazioni ha confermato, e in alcuni casi rafforzato, la volontà di partecipare in modo fattivo alla costruzione di Agorà per l’Italia. Altre hanno espresso perplessità.
Noi ribadiamo che le porte di Agorà restano aperte per tutti coloro che ne condividano i princìpi ispiratori, contenuti nei Documenti del 25 aprile e del 2 giugno, e che, una volta definita la struttura, accetteranno di conformarsi alle norme che insieme stabiliremo.
Occorre sottolineare che quanto costruito finora ha carattere provvisorio. Diverrà definitivo solo nelle prossime settimane, una volta depositato lo Statuto e, soprattutto, quando il confronto si estenderà oltre le Organizzazioni per coinvolgere direttamente la cittadinanza, a partire, beninteso, da quanti hanno già manifestato l’intenzione di salire sul nostro vascello e contribuire a farne una nave capace di affrontare marosi e tempeste.
Dopo Ferragosto proseguiranno, secondo il calendario che abbiamo già diffuso, gli incontri da remoto. Questa volta, però, non saranno rivolti soltanto alle Organizzazioni, ma a tutti coloro che, singoli o iscritti a movimenti, associazioni, partiti, hanno aderito ad Agorà, regione per regione.
Successivamente inizieranno le Assemblee Regionali in presenza. In quelle occasioni, qualora sia maturata la decisione di partecipare alla competizione elettorale, si discuterà non soltanto dei programmi, ma anche delle candidature.
Il nostro intendimento è dunque quello di superare gradualmente la fase preparatoria, nella quale ha prevalso necessariamente una direzione dall’alto, per riequilibrare il rapporto con la base e restituire alla partecipazione degli aderenti un ruolo sempre più centrale.
Saranno le Assemblee degli iscritti a concorrere alla definizione di un Comitato centrale, dal quale sarà poi espresso un Esecutivo rinnovato.
La struttura di Agorà si ispira, in sostanza, a quella dello Stato democratico: un Legislativo, rappresentato dal Comitato centrale; un Esecutivo (ossia l’organismo ristretto così in effetti denominato; in sostanza, un Ufficio Politico) incaricato di tradurre le decisioni in azione; e infine, ancora da definire bene, un Giudiziario (il Consiglio dei Garanti). A quest’ultimo spetterà il compito di vigilare che Agorà non si allontani dalle proprie premesse teorico-ideologiche e di intervenire nella composizione di eventuali dissidi interni o contrasti fra i vari organi.
ASSEMBLEE REGIONALI DI AGORÀ
L'estate non ferma il lavoro di Agorà.
Sta infatti prendendo avvio il lavoro di organizzazione della nostra presenza in tutto il paese. Comprendiamo bene la difficoltà di dare inizio alla fase di organizzazione di Agorà sui territori in piena estate, ma la fase non ci permette di perdere tempo. Avvertiamo forte la necessità di organizzarci nel miglior modo e nel minor tempo possibile per affrontare le enormi sfide che abbiamo di fronte.
Per questo le assemblee regionali di Agorà cominceranno subito dopo ferragosto.
Di seguito il calendario completo delle riunioni online per tutti quelli che hanno dato l'adesione ad Agorà.
Per partecipare è necessario aderire o tramite il form presente nel primo commento o sul sito www.agoraitalia.org o via email scrivendo a info@agoraitalia.org.
Gli aderenti riceveranno il link per partecipare alle assemblee via email un'ora prima della riunione.
SII PROTAGONISTA DEL CAMBIAMENTO!
SOSTIENI AGORÀ!
Lombardia Martedì 18/08 ore 21
Emilia Romagna Mercoledì 19/08 ore 21
Toscana Giovedì 20/08 ore 21
Piemonte Domenica 23/08 ore 21
Campania Lunedì 24/08 ore 21
Veneto Martedì 25/08 ore 21
Puglia Mercoledì 26/08 ore 21
Liguria Giovedì 27/08 ore 21
Marche Domenica 30/08 ore 21
Sardegna Lunedì 31/08 ore 21
Abruzzo Martedì 01/09 ore 21
Sicilia Mercoledì 02/09 ore 21
Umbria Giovedì 03/09 ore 21
Friuli Venezia Giulia Domenica 06/09 ore 21
Calabria Lunedì 07/09 ore 21
Lazio Martedì 08/09 ore 21
Trentino Alto Adige Mercoledì 09/09 ore 21
Basilicata Giovedì 10/09 ore 21
Molise Venerdì 11/09 ore 18
Valle d’Aosta Venerdì 11/09 ore 21
Estero Sabato 12/09 ore 15
Ci sono molte cose strane sulla presunta “invasione di marocchini” all’enclave autonoma spagnola in Marocco di Ceuta. Per prima cosa: una volta arrivati nell’enclave i migranti come pensano di arrivare sul continente? Per mettere i piedi in Europa dovrebbero attraversare lo stretto di Gibilterra, e questo spetta alle autorità spagnole concederlo. Per intenderci, arrivare in Europa attraverso Ceuta non è più semplice che arrivarci partendo direttamente con qualche imbarcazione dalle coste marocchine (ovviamente a Ceuta non c’è nessun Ryan Air ad attenderli).
Anche solo per questo, come stanno suggerendo in tanti, più che un evento spontaneo di flussi migratori, quanto sta accadendo fa pensare ad un’operazione creata da terzi come arma politica per mettere in difficoltà il governo spagnolo, tanto più che l’attuale re del Marocco ha pessimi rapporti con Sanchez ed è invece uno storico alleato di Israele.
Non solo, anche le tempistiche sono piuttosto interessanti: è stato recentemente siglato un accordo algerino-spagnolo per incrementare le importazioni di gas naturale algerino verso la Spagna del 10%. L'Algeria è diventata quindi il principale fornitore di gas di Madrid dopo anni di gelo tra Madrid e Algeri per via della posizione della Spagna sulle rivendicazioni dei Saharawi. Sempre con l'Algeria, la Spagna ha da poco siglato anche un accordo per pattugliare la rotta delle Baleari.
Ricordiamo che invece i rapporti tra Marocco e Algeria sono pessimi, segnati dalla rottura delle relazioni diplomatiche avvenuta nell'agosto del 2021, per non parlare dell’aperta ostilità dell’entità sionista nei confronti di Algeri.
Insomma si fa ancora più strada l’ipotesi che i marocchini si siano offerti, con il supporto dei soliti noti, per dare questo grattacapo alla Spagna, con un'azione assolutamente inutile dal punto di vista dei flussi.
E allora, più che cedere alle spregevoli retoriche razziste o alle sterili discussioni-slogan no border/yes border, potrebbe essere utile ampliare ogni tanto lo sguardo e provare a ragionare al di fuori dei soliti tranelli politico-mediatici.
REPUBBLICA CI ATTACCA!
L’articolo di Francesco Bei pubblicato su “la Repubblica” di ieri 26 luglio, dal titolo “Da Dibba a Vannacci, i partiti filorussi all’assalto dei poli”, inserisce Agorà e il sottoscritto dentro una trama suggestiva quanto priva di prove. L’ambasciata russa, lo spionaggio, il Cremlino, Russia Today, il Copasir: la cornice è costruita con cura. Al suo interno vengono collocati movimenti, studiosi e personalità accomunati da una colpa ormai imperdonabile nel dibattito pubblico italiano: criticare la NATO, la subordinazione UE agli Usa, il riarmo europeo e l’invio di armi e fondi in Ucraina.
Peccato che, dietro le allusioni, manchino i fatti. La Repubblica sostiene che avrei partecipato a molti degli oltre duecento eventi definiti “filorussi”, sponsorizzati da Russia Today o da altre realtà sottoposte a sanzioni europee. È un’affermazione grave, per questo chiedo al giornale di indicare con precisione a quali eventi si riferisca e, soprattutto, quali finanziamenti, compensi o direttive politiche avrei ricevuto dalla Federazione Russa.
La partecipazione a conferenze e dibattiti pubblici appartiene alla normale attività di uno storico, di un analista politico, o di un intellettuale in genere. Aver preso la parola in un incontro non autorizza a evocare legami con governi stranieri.
Lo stesso metodo viene applicato ad Agorà. Parteipare a un pubblico dibattito non significa mettersi al servizio di un governo straniero. Lo stesso metodo lo stanno applicando ad Agorà: il movimento viene raccontato attraverso una frase di Diego Fusaro (peraltro estraneo ad Agorà) ignorando deliberatamente i suoi documenti, le sue assemblee e le posizioni di chi ha “Inventato” Agorà, ossia il sottoscritto, e dei suoi collaboratori.
Agorà non nasce a Mosca: nasce nella società italiana, dalla necessità di restituire rappresentanza a chi difende il lavoro, la pace, la sovranità popolare, i diritti sociali e una politica estera autonoma. Le nostre posizioni possono essere contestate: ma contestare significa discutere argomenti, non fabbricare sospetti…
L’etichetta di “filorusso” è ormai diventata un dispositivo disciplinare: serve a screditare chiunque non accetti la linea turbo-atlantista, chi chieda una soluzione diplomatica, chi rifiuti l’idea che più armi significhino automaticamente più pace. Chiedere diplomazia non significa fare propaganda per Mosca, come criticare la NATO non significa obbedire al Cremlino. È la logica del pensiero binario che tanti danni continua a fare, e nella sostanza cerca di invitare il popolo italiano a prepararsi a un terribile conflitto militare.
Difendere l’autonomia politica dell’Italia non significa essere agenti di una potenza straniera. Sono posizioni politiche legittime, presenti nell’opinione pubblica italiana ed europea. Posizioni che meritano un confronto democratico, non un processo alle intenzioni.
Considero questo metodo moralmente scorretto prima ancora che giornalisticamente discutibile: attraverso l’insinuazione si colpiscono la mia reputazione e quella di Agorà, senza avere il coraggio di formulare un’accusa esplicita e senza assumersi la responsabilità di documentarla. Riconosco pienamente alla stampa il diritto di criticare le mie idee e le posizioni politiche di Agorà, ovviamente. Non posso però accettare che le prove vengano sostituite dalle allusioni e il confronto politico da un sospetto volto semplicemente alla delegittimazione di chi non si allinea alla narrazione turbo-atlantista di cui il fu-quotidiano di Eugenio Scalfari è il campione indiscusso. I suoi giornalisti (e la proprietà) si chiedano come mai quel giornale della “borghesia laica e progressiva” italiana, perde in parallelo copie e credibilità. Contenti loro…
TAV: I VERI RESPONSABILI DELLE VIOLENZE
Come saprete due giorni fa centinaia di manifestanti No Tav hanno attaccato alcuni cantieri della cosiddetta “Alta Velocità” Torino-Lione con il risultato che tutti i media mainstream stanno condannando le proteste violente commesse da una parte di quei manifestanti, esprimendo totale “solidarietà” alle forze dell’ordine, e difendendo la legittimità dell’opera: taluni commentatori si sono spinti a ricordare che la sua costruzione sarebbe stata decisa attraverso un normale “iter democratico”, altri sostenendo addirittura la sua "utilità" e “necessità per il Paese”. Alcuni più o meno autorevoli opinionisti e governanti si sono spinti a evocare, al solito, il terrorismo, le BR, e abbiamo letto e udito parole estreme: “Attacco allo Stato”, e cose simili.
Ebbene, rispetto a questa narrazione dominante, pervasiva, noi di Agorà per l'Italia vogliamo andare contro corrente, rischiando di essere bollati come filo-terroristi e via di seguito. Per noi la TAV è uno dei casi più clamorosi dei danni strutturali prodotti dal finto bipolarismo centro-destra/centro-sinistra degli ultimi 30 anni. Stiamo parlando di un’opera il cui costo a 25 anni dal progetto iniziale è lievitato fino a 14,7 miliardi (23% in più rispetto alle stime di partenza) e di cui è stato completato appena il 30% della galleria principale (mentre i lavori per le vie d’accesso non sono nemmeno iniziati). La data prevista per la partenza del primo treno sarebbe il 2033, ma visto lo stato attuale dei lavori la data è destinata a slittare ancora (significherebbe infatti finire i lavori entro il 2030 per procedere con gli impianti e il collaudo).
Tutto questo tempo e spreco di soldi pubblici per cosa? Già nel 2008 l’economista Roberto Perotti, poi chiamato come commissario alla spending review da Matteo Renzi (non proprio un anarco-insurrezionalista, dunque…) scrisse sul Sole 24 Ore che “deturpare una vallata per ridurre le emissioni dell’1% al costo di 16 miliardi è un buon investimento per le imprese appaltatrici, non per il Paese”. Insomma come in tanti ripetono giustamente da anni, con la TAV siamo di fronte ad uno dei più gravi crimini ai danni delle casse dello Stato nella storia repubblicana, un crimine contro gli abitanti della Val Susa e di tutto il Paese, un crimine voluto, difeso e perpetuato da tutti i principali partiti che si presenteranno alle prossime elezioni (ad eccezione del M5S che però è alleato del PD!), e i cui cortigiani nei media e nelle TV difendono provando a farci credere che il problema sarebbero quei pochi (condannabili) attivisti violenti. Noi non ci stiamo! I responsabili politici dei disordini che ci sono intorno ai cantieri TAV da decenni sono i partiti che governano attraverso un finto bipolarismo l’Italia da un trentennio, quell’assemblaggio di politica finanza impresa e mafia che invece di destinare i soldi pubblici per migliorare infrastrutture vitali per i cittadini (pensate solo allo stato delle ferrovie nel Mezzogiorno), buttano i soldi delle nostre tasse in “grandi opere” come la TAV o il Ponte sullo Stretto, opere delle quali non sappiamo nemmeno se vedremo mai la fine!
Ecco, Agorà per l’Italia nasce appositamente per spazzare vie una volta per tutte questo sistema corrotto e mafioso, che sperpera denaro pubblico e invece di proteggere la gente le fa guerra, un sistema che in nome del “progresso” e della “modernità” che hanno creato. Solidarietà da parte nostra a tutti i feriti, gli intossicati, i malmenati, a cominciare da poliziotti e carabinieri, naturalmente, ma massima solidarietà agli abitanti della Val Susa, oggi di nuovo vittime delle classi dirigenti che stanno svendendo e distruggendo l’Italia!
"Il vero tradimento della democrazia contemporanea consiste nell’aver trasformato il cittadino da soggetto deliberante a cliente da persuadere. L’Agorà restituisce al popolo il bene prezioso che la propaganda gli ha sottratto, ossia il diritto di essere l’origine della legge."
L'articolo di Antonio Martone per L'Interferenza sulla nascita di Agorà.
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"La pace senza giustizia sociale è solo un inganno del potere. È per questo che ho scelto di stare dalla parte del lavoro, contro l' economia del riarmo, contro l' ordine imperialista della Nato e al fianco dei popoli come quello palestinese e cubano."
Simona Suriano è un'ex parlamentare della XVIII legislatura, e parte del gruppo ManifestA (composto da 5 deputate e senatrici fuoriuscite dal Movimento 5 stelle dopo non aver votato la fiducia al governo Draghi).
Ha fatto parte della commissione esteri e lavoro alla Camera e attualmente è funzionaria al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.
“Il Parlamento Europeo […] esorta, in particolare, la Germania a inviare missili Taurus a lungo raggio all'Ucraina e invita gli altri Stati membri a fornire urgentemente all'Ucraina ulteriori capacità di difesa aerea, compresi i sistemi Patriot e i missili per i sistemi Patriot, SAMP/T, NASAMS, IRIS-T e HAWK”.
È solo un passaggio della Risoluzione sull’Ucraina, approvata l'8 luglio 2026 dal Parlamento EE con il voto favorevole degli eurodeputati del Partito Democratico (con Fratelli d’Italia e Forza Italia) e con la vergognosa astensione di quelli di AVS.
La finta sinistra italiana di Fratoianni e Schlein si schiera, ancora una volta, totalmente dalla parte della guerra e contro gli interessi del popolo italiano, tanto da votare una risoluzione che “elogia la Commissione per aver annunciato […] che fornirà 90 miliardi di EUR di sostegno essenziale alle esigenze militari e di bilancio dell'Ucraina nel biennio 2026-2027”.
Il tutto si svolge in contemporanea con il vertice NATO di Ankara, dal quale emerge un dato chiarissimo: avanti tutta verso lo scontro frontale con la Federazione Russa: +140 miliardi in due anni per gli armamenti e 5% del PIL dei paesi NATO dati alle spese militari.
Di più: i due psicopatici Trump e Rutte ritornano dalla Turchia avendo imposto a tutti gli aderenti al "Club NATO" il riallineamento totale ai diktat di Washington, riaperto l’escalation con l’Iran, ottenuto l’appoggio di Erdogan e recuperato l’intesa con il na4ista di Kiev Volodymir Zelenskij.
È il peggior scenario possibile.
Per questo Agorà si schiera apertamente contro tutto il sistema politico italiano, ugualmente responsabile di trascinare anche l’Italia verso il baratro.
Dobbiamo far saltare gli schemi di Washington, allontanarsi da NATO e UE, ormai fuse in un unico blocco, fare dell’Italia uno Stato realmente sovrano, un Paese che si batte per la pace e il dialogo, un ponte fra i mondi.
Solo dai giovani può arrivare un cambiamento concreto.
È necessaria una ripoliticizzazione delle giovani generazioni.
Filippo Dellepiane alla prima assemblea nazionale di Agorà.
"L'Italia deve ridiventare un Paese "ponte", che fonda la propria sovranità su pace, cooperazione e co-sviluppo, dialogando con le principali potenze del mondo."
Fabio Massimo Parenti alla prima assemblea nazionale di #agoràperlitalia
Negli ultimi trent'anni abbiamo assistito a una vendetta delle classi dirigenti contro i ceti subalterni, i cui diritti sono stati scientemente distrutti da tutti i governi che si sono succeduti, di centrosinistra o di centrodestra. Per restituire rappresentanza a chi lavora e a chi non ha un lavoro, per dar vita a uno spazio politico che difenda con la sovranità del paese, i diritti sociali, e non solo civili, di tutti i cittadini, a cominciare da quelli espressi nell'art. 1 della nostra Costituzione.
Ma quel pericolo venne esaltato ed esagerato anche per testare le forme di reazioni della popolazione, in vista di futuri scenari di conflitto d’ogni genere.
La mia scelta personale fu condizionata da paura e urgenza, specie per chi mi era accanto, anziani e minori, non certo da adesione a un modello di gestione emergenziale che discrimina i cittadini e rafforza la subordinazione della sanità pubblica alle multinazionali del farmaco. Questo modello, che ha colpito duramente una minoranza di non vaccinati e ha leso il consenso informato di tutti, è oggi oggetto della nostra critica politica e non può essere riproposto. Io stesso, scrissi nello stesso anno 2020 dei testi in cui esprimevo malgrado tutto dubbi e soprattutto criticavo la gestione politica della pandemia.
È altrettanto chiaro che la tragedia del Covid è stata aggravata pesantemente da decenni di tagli ai posti letto ospedalieri e al finanziamento della sanità pubblica: in vent’anni l’Italia ha perso decine di migliaia di posti letto, scendendo da quasi 4,7 a poco più di 3 letti per mille abitanti, e i sindacati medici hanno mostrato come la scarsità di posti letto sia correlata a un aumento significativo della mortalità durante la prima ondata. Una triste pratica che è proseguita e prosegue ben oltre “l’emergenza Covid” e ne sono stato personalmente colpito negli affetti più cari, come ho dichiarato nella relazione che ha aperto l’Assemblea Nazionale di Agorà del 27 giugno 2026.
Il punto politico non è opporre “No-vax” a “Sì-vax”, ma rifiutare un modello di governo delle “emergenze” che scarica sui cittadini le scelte sbagliate operate in nome del risparmio e della privatizzazione, e che usa la paura e la coercizione per coprire responsabilità strutturali di chi ha smantellato la sanità pubblica.
Su questo terreno Agorà, a partire dai due documenti fondativi da me stesso redatti (datati 25 aprile e 2 giugno) è oggi impegnata a costruire una linea chiara e condivisa, rifiutando ogni guerra di religione, e invitando all’unità contro il ventre che ha generato tutto questo, il neoliberismo. Sulla critica del neoliberismo, del turbocapitalismo e delle istituzioni che lo sorreggono, UE e NATO, in difesa di una Italia libera, sovrana, autenticamente democratica, sorretta da istituzioni politiche, educative, sanitarie pubbliche e nazionali, Agorà, a partire dal sottoscritto, intende battersi con la massima decisione.»
