About Markets
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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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Il nostro contributo di oggi sul tema SpaceX e l’investimento passivo/automatico degli etf (Moneta, di Chiara Ricciolini).
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BREAKING NEWS | L’Unione Europea ha appena concordato una riduzione dei requisiti di reporting ESG per gli asset manager.
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RIFLESSIONI MEMORIZZANTI | Parte III
(About Markets)
I mercati, alla fine, non vivono solo di numeri. Vivono soprattutto di aspettative.
Sono come una molla: quando una storia convince abbastanza investitori, si carica, si tende, fa uno strappo violento al rialzo. Per un po’ sembra che tutto sia inevitabile, che la direzione sia una sola, che il futuro sia già scritto nei prezzi.
Poi però arriva sempre il momento in cui il mercato si ferma e chiede conto alla realtà.
È lì che iniziano le correzioni. Non perché la storia sia necessariamente falsa. Ma perché magari era stata prezzata troppo presto, troppo in fretta, troppo bene.
Succede spesso:
prima il mercato anticipa,
poi esagera,
poi torna indietro a controllare se quello che ha immaginato sta davvero accadendo.
È un movimento quasi naturale. Come chi corre troppo avanti durante un viaggio e poi è costretto a voltarsi per vedere se il resto del gruppo lo sta ancora seguendo.
Nel caso dell’intelligenza artificiale, il punto non è dire che il tema sia finito. Sarebbe una lettura banale. Il punto è capire se le aspettative incorporate nei prezzi sono ancora proporzionate alla velocità con cui la domanda reale sta arrivando.
Per mesi il mercato ha ragionato come se gli agenti AI fossero già dietro l’angolo, pronti a consumare quantità enormi di calcolo, token, GPU, memoria ed energia. Su quella promessa si sono costruiti multipli, capex, ordini, debito e valutazioni.
Ora però arriva una domanda più scomoda: e se il futuro fosse giusto, ma il timing fosse sbagliato?
Perché nei mercati spesso non basta avere ragione sulla direzione. Bisogna avere ragione anche sui tempi.
Una grande tecnologia può essere reale, trasformativa, inevitabile. Ma se il mercato la prezza come se fosse già pienamente monetizzata, basta un piccolo rallentamento nella realtà per creare una grande correzione nei prezzi.
Ed è qui che nasce la rotazione: non necessariamente fuori dall’AI, ma dentro l’AI. Dai nomi più legati alla spesa infinita verso quelli che sembrano avere più controllo, più disciplina, più capacità di trasformare gli investimenti in ritorni visibili.
Questo però non significa essere negativi sull’AI o sul mercato.
Significa semplicemente fare il nostro lavoro: distinguere tra entusiasmo e valutazioni, tra narrativa e numeri, tra promessa e ritorno economico.
Il trend resta enorme, ma va monitorato con lucidità, senza innamorarsi dei prezzi e senza farsi spaventare dalle correzioni.
Noi continuiamo a guardare i dati, la domanda reale, i margini, il capex e la capacità delle aziende di trasformare l’AI in profitti.
La lezione che potremmo portarci a casa oggi è che alla fin fine i mercati sono macchine narrative prima ancora che macchine contabili. Salgono quando credono in una storia. Correggono quando quella storia deve essere verificata. Ripartono solo quando la realtà torna abbastanza forte da giustificare l’immaginazione.
Il punto finale quindi non è che l’AI sia una bolla o che non lo sia.
Il punto è che ogni grande trend, anche quello più vero, attraversa momenti in cui deve smettere di essere una promessa e iniziare a dimostrare di essere un ritorno economico.
E quando questo passaggio tarda ad arrivare, il mercato fa quello che fa sempre:
prima sogna,
poi dubita,
poi seleziona.
~ About Markets
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RIFLESSIONI MEMORIZZANTI | Parte II
(About Markets)
Ora parliamo del caso Meta
Come saprete, Meta sta spendendo cifre enormi in infrastruttura AI. Però il mercato ha iniziato a premiare l’idea che Meta possa vendere capacità di calcolo in eccesso ad altri.
Per Meta questa può essere una buona notizia: “ok, ho speso tanto, ma almeno posso monetizzare una parte dell’infrastruttura”.
Infatti il titolo Meta viene premiato (almeno inizialmente).
Ma per gli altri è un problema.
Perché se Meta, che prima era solo compratore di GPU e capacità cloud, diventa anche venditore di capacità, allora aumenta l’offerta sul mercato. E quando aumenta l’offerta, i prezzi di noleggio delle GPU e della capacità cloud possono scendere.
Questo colpisce soprattutto:
👉🏼 CoreWeave, Nebius e le neocloud, cioè società che vivono affittando capacità GPU.
👉🏼 Nvidia, Micron e semiconduttori, perché se la domanda futura viene rivista al ribasso, anche la narrativa sugli ordini infiniti diventa più fragile.
Per cui forse dovremmo iniziare a chiederci se la domanda reale di AI crescerà abbastanza velocemente da giustificare tutto questo capex.
Perché una cosa è dire che l’AI sarà enorme nei prossimi 10 anni. Ok, sarà così, non c’è dubbio, è una rivoluzione assurda quella che stiamo vivendo.
Un’altra cosa è giustificare oggi centinaia di miliardi di dollari di investimenti immediati in data center, chip, energia e memoria.
L’AI resta un grande trend, ma forse il mercato ha anticipato troppo velocemente la domanda reale.
Meta può anche uscirne bene, perché se monetizza la capacità in eccesso il mercato la premia.
Ma se gli agenti AI non decollano subito, il rischio è che ci sia troppo capex, troppa capacità e troppe aspettative incorporate nei prezzi.
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RIFLESSIONI MEMORIZZANTI | Parte I
(About Markets)
Parliamo di agenti AI.
Parliamo di token.
Parliamo di memorie.
Ricordate no? praticamente, fino a ieri il ragionamento era:
le Big Tech spendono centinaia di miliardi in data center, GPU, energia e memoria perché presto arriveranno gli agenti AI.
Giusto per ricordare, gli agenti AI non sono il classico chatbot a cui fai una domanda e lui risponde. Sono sistemi che lavorano da soli: cercano informazioni, fanno calcoli, aprono strumenti, prendono decisioni, eseguono task e quindi usano molti più “token”, cioè molto più consumo di AI.
Esempio semplice:
• una domanda normale a ChatGPT consuma una certa quantità di token.
• un agente AI, per fare lo stesso lavoro, magari deve fare 10, 20 o 50 passaggi.
Quindi consuma molto più calcolo.
Il problema è che Zuckerberg avrebbe ammesso internamente che lo sviluppo degli agenti AI non ha accelerato come Meta si aspettava. Che significa? Significa che la domanda futura di calcolo potrebbe essere reale, ma forse non sta esplodendo con la velocità che il mercato aveva prezzato.
Perché questa cosa è importante per i mercati?
Perché tutta la filiera AI oggi vive su una premessa:
“la domanda di GPU, memoria, data center e cloud sarà infinita”.
Ma se gli agenti non arrivano abbastanza velocemente, succedono due cose.
1️⃣ il prezzo dei token scende. Fare AI costa sempre meno, perché i modelli diventano più efficienti.
2️⃣ le aziende iniziano a ottimizzare. Usano modelli più economici, riducono sprechi, mettono limiti di budget, fanno caching, spostano le operazioni meno urgenti su processi più economici.
Quindi se il prezzo scende e l’utilizzo non esplode, la spesa totale in AI può rallentare.
E questo è pericoloso per una filiera che sta investendo come se la domanda futura fosse garantita.
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Dentro i mercati, oltre i titoli.
3 luglio 2026
–– Chiusura mercati ––
USA: S&P 500 -0,01% (7.483), Nasdaq 100 -1,61% (29.329), Dow Jones +1,14% (52.904), Russell 2000 -0,55% (2.996)
Europa: EuroStoxx 50 +1,35% (6.367), DAX +2,02%, CAC +1,65%, FTSE MIB +1,60%
⸻
–– Best/Worst settori S&P 500 ––
Top 3: Health Care +2,65%, Consumer Staples +2,41%, Utilities +2,26%
Bottom 3: Technology -1,46%, Communication Services -0,84%, Consumer Discretionary -0,81%
⸻
–– Takeaway veloci ––
• Wall Street mista: Dow a record, S&P piatto, Nasdaq pesante. Non era debolezza di mercato, era debolezza della gamba AI/chip.
• Il dato lavoro USA delude: NFP +57 mila contro +110 mila attesi e revisioni per -74 mila. Il mercato riduce il rischio Fed, con dollaro giù e 2 anni in calo.
• La rotazione è stata netta: 70% dell’S&P 500 positivo, ma i grandi pesi tech hanno trascinato giù gli indici growth.
• La miccia resta Meta: se un hyperscaler può vendere capacità AI in eccesso, il mercato si chiede se non sia stata costruita troppa infrastruttura.
• I difensivi tornano a respirare: healthcare, staples e utilities guidano il listino. Il denaro non è uscito dal mercato, ha cambiato indirizzo.
–– Macroeconomic Data ––
• Nonfarm Payrolls: +57 mila vs +110 mila attesi; precedente rivisto da +172 mila a +129 mila.
• Revisioni occupazione: -74 mila sui due mesi precedenti.
• Private Payrolls: +49 mila vs +115 mila attesi.
• Disoccupazione: 4,2% da 4,3%, ma partecipazione giù da 61,8% a 61,5%.
• Salari medi orari: +0,3% m/m, +3,5% a/a.
• Jobless Claims: 215 mila vs 219 mila attese; continuing claims 1,814 mln.
–– Specifiche azioni ––
• Tesla -7,5% nonostante consegne Q2 sopra le attese.
• Meta debole dopo Zuckerberg: agenti AI sotto le attese interne.
• DRAM ETF -7,7% e SOXX -5,6%: trade AI ancora sotto pressione.
• Apple +5%, unico grande sostegno al Nasdaq.
• AeroVironment vince contratto da $500 mln con l’esercito USA.
• Palantir promossa a Buy; Adobe alzata a Buy da HSBC.
–– Prossimi eventi da monitorare ––
• Mercati USA chiusi per Independence Day.
–– Focus del giorno ––
The Chip Stock Domino Effect
Se fosse stata una seduta davvero risk-off, avremmo visto rosso ovunque. Invece il Dow ha fatto record, molti settori sono saliti e 70% dell’S&P 500 ha chiuso positivo.
A scendere è stato il cuore più affollato del mercato: semiconduttori, memorie, AI infrastructure, momentum.
Il dato lavoro avrebbe dovuto aiutare il Nasdaq. NFP deboli, revisioni negative, dollaro giù, 2 anni in calo. In teoria è il mix perfetto per i titoli growth: meno rischio Fed e multipli più difendibili. Ma non è bastato.
Perché il problema non era più il tasso di sconto. Era la narrativa.
Negli ultimi mesi il mercato ha comprato una storia semplice: l’AI richiede sempre più chip, più memoria, più data center, più energia. Quindi tutta la catena infrastrutturale veniva trattata come se la domanda fosse quasi infinita.
Poi arriva Meta e il messaggio cambia. Se un grande hyperscaler può vendere capacità computazionale in eccesso, allora forse la domanda non è infinita. O meglio: esiste, ma l’offerta potrebbe essere stata costruita troppo in anticipo.
Qui il mercato diventa crudele. Basta insinuare che una parte della capacità sia stata anticipata troppo. Dopo un trimestre enorme dei chip, anche una piccola crepa diventa presa di profitto globale.
La cosa più interessante è che il mercato non sta dicendo “AI finita”. Sta dicendo: "Abbiamo pagato troppo per tutto questo clamore sull'IA?".
~ About Markets
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⚠️ BREAKING NEWS | Nasdaq 100 sotto pressione: i future perdono oltre il 2%
I future sull’E-mini Nasdaq 100 scendono a 29.430 punti, in calo di circa -2,2% nella seduta. Il movimento è netto e arriva dopo un’accelerazione ribassista nel pomeriggio, con il mercato che ha rotto l’area dei 29.600 e si è avvicinato rapidamente ai 29.400.
Il driver principale sembra essere ancora una volta il comparto semiconduttori/AI infrastructure. Il selloff è stato alimentato dalle indiscrezioni secondo cui Anthropic starebbe lavorando a un proprio chip AI, con possibili contatti con Samsung. Il mercato legge la notizia in modo molto semplice: se anche i grandi player AI iniziano a internalizzare parte della catena hardware, aumenta il rischio di pressione sui margini e sulle valutazioni dei chipmaker.
2 550
La leva sull’AI sta diventando un fattore di rischio di mercato
Il tema centrale non è solo SK Hynix, ma la struttura finanziaria costruita intorno al titolo.
SK Hynix è diventata uno degli asset più rappresentativi del ciclo AI, soprattutto per il ruolo dominante nei chip HBM destinati a Nvidia. Il forte rialzo del titolo ha attirato enormi flussi verso strumenti a leva, in particolare ETF che replicano giornalmente il movimento dell’azione con esposizione amplificata.
L’ETF a leva su SK Hynix è cresciuto fino a dimensioni sistemicamente rilevanti.
Il CSOP SK Hynix Daily 2x Leveraged Product ha raggiunto circa 13 miliardi di dollari di asset, diventando il più grande ETF a leva su singolo titolo al mondo. In alcune sedute di elevata volatilità, questi prodotti possono rappresentare una quota molto significativa degli scambi sul titolo. Il punto chiave è questo: uno strumento nato per replicare SK Hynix rischia ora di influenzarne direttamente il prezzo.
La dinamica di ribilanciamento può amplificare sia i rialzi sia i ribassi.
Gli ETF a leva devono mantenere ogni giorno l’esposizione promessa. Quando il titolo sale, tendono a comprare ulteriore esposizione; quando il titolo scende, sono costretti a venderla. Questo crea un meccanismo pro-ciclico: nei rialzi alimenta la domanda, nei ribassi aumenta la pressione in vendita.
Il rischio non resta confinato al mercato coreano.
SK Hynix e Samsung hanno un peso molto elevato all’interno del Kospi. Una correzione violenta su SK Hynix può quindi trasmettersi rapidamente all’indice coreano, agli ETF sui mercati emergenti, al comparto semiconduttori globale e infine al Nasdaq. È il classico esempio di rischio locale che, attraverso leva, derivati e flussi passivi, può diventare rischio globale.
L’immagine mostra il funzionamento dell’ETF a leva su SK Hynix. Gli investitori comprano l’ETF tramite le piattaforme di trading. L’emittente dell’ETF, in questo caso CSOP, raccoglie il denaro e deposita collateral e commissioni presso le banche d’investimento. Le banche, a loro volta, firmano contratti swap con l’emittente per permettere al prodotto di offrire un’esposizione giornaliera pari a due volte il movimento di SK Hynix.
Il punto importante è che questa esposizione non nasce dal nulla. Le banche devono coprirsi comprando o vendendo azioni SK Hynix, futures, opzioni e altri strumenti derivati. Inoltre devono gestire il rischio di ribasso acquistando protezioni da hedge fund e asset manager attraverso derivati esotici e structured notes.
In pratica, l’immagine spiega perché questo prodotto può diventare fragile: non è un semplice ETF che compra un titolo e lo tiene in portafoglio. È una catena complessa fatta di investitori, emittente, banche, swap, coperture e derivati. Quando il prodotto diventa troppo grande, anche i suoi ribilanciamenti giornalieri possono iniziare a muovere il titolo sottostante. Ed è qui che la leva smette di essere solo uno strumento per amplificare i rendimenti e diventa un potenziale acceleratore di volatilità.
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Aggiungiamo una seconda lettura sul dato lavoro USA, perché il numero principale è debole, ma la storia è un po’ più sfumata.
Sì, i Nonfarm Payrolls a +57 mila sono molto sotto le attese.
Sì, la revisione di -74 mila posti sui due mesi precedenti è brutta.
Sì, il settore privato a +49 mila conferma che il rallentamento è reale.
Però attenzione: questo non è ancora un dato da “crollo” del mercato del lavoro.
Il motivo è semplice: molti economisti stimano che oggi il livello di “breakeven” del mercato del lavoro americano, cioè il numero di nuovi occupati necessario per assorbire i nuovi ingressi nella forza lavoro, sia vicino a questi livelli. Tradotto: +57 mila è debole rispetto ai mesi scorsi, ma non è automaticamente recessivo.
La vera stranezza del report è un’altra: la disoccupazione è scesa dal 4,3% al 4,2%, ma non perché il mercato del lavoro sia fortissimo. È scesa soprattutto perché il tasso di partecipazione è crollato dal 61,8% al 61,5%. Quindi meno persone risultano dentro la forza lavoro. E infatti l’indagine sulle famiglie mostra un calo dell’occupazione di circa 507 mila persone. Questo è il motivo per cui il dato sulla disoccupazione va preso con un grosso asterisco.
C’è poi un altro elemento interessante: il possibile effetto Mondiali. A maggio il settore leisure & hospitality aveva creato circa 70 mila posti, probabilmente anticipando assunzioni legate all’evento. A giugno, invece, lo stesso settore ha perso 61 mila posti, con una dinamica definita più debole del normale sul piano stagionale. Una parte della forza di maggio potrebbe essere stata “presa in prestito” da giugno. Quindi il dato di oggi è debole, ma potrebbe essere stato peggiorato anche da un effetto tecnico legato alla stagionalità e ai mega-eventi.
La parte positiva per la Fed è che i salari non danno segnali di riaccelerazione: +0,3% mese su mese e +3,5% anno su anno, in linea con le attese.
Quindi il messaggio per il mercato è questo: l’economia rallenta, ma l’inflazione salariale non si riaccende.
Ed è esattamente per questo che dopo il dato abbiamo visto rendimenti in calo, oro forte e Nasdaq positivo.
Il mercato non sta festeggiando perché il dato è “bello”.
Sta festeggiando perché riduce il rischio di una Fed più aggressiva.
Il prossimo passaggio sarà il CPI.
Se anche l’inflazione dovesse uscire morbida, il mercato continuerà a leggere questo scenario come positivo per duration, oro e growth.
Se invece il CPI dovesse sorprendere al rialzo, avremmo il mix peggiore: crescita più debole, ma Fed ancora costretta a restare dura.
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USA, dato lavoro molto più debole del previsto. Il mercato legge: Fed più vicina ai tagli
Il report sul lavoro USA di giugno è uscito decisamente più debole delle attese.
Il numero principale è questo: Nonfarm Payrolls +57 mila, contro +113 mila attesi.
In più, c’è anche una revisione negativa importante: i due mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso di 74 mila posti.
Quindi il messaggio è abbastanza chiaro: il mercato del lavoro americano sta rallentando.
Ancora più importante: anche il settore privato delude.
Private Payrolls +49 mila, contro +107 mila attesi.
Questo vuol dire che non stiamo parlando solo di un dato “sporco” o distorto dal pubblico impiego. Anche la parte privata dell’economia sta creando meno posti di lavoro.
La disoccupazione però scende da 4,3% a 4,2%. Sembra una buona notizia, ma va letta bene: il tasso di partecipazione cala al 61,5%, contro 61,8% atteso. Tradotto: una parte del miglioramento della disoccupazione arriva perché meno persone partecipano alla forza lavoro.
Sul fronte salari, invece, nessun allarme inflattivo: Average Hourly Earnings +0,3% mese su mese, in linea con le attese, e +3,5% anno su anno, anche qui in linea.
Quindi il dato dice tre cose:
1. La creazione di lavoro rallenta molto.
2. I salari non stanno riaccelerando.
3. Il calo della disoccupazione è meno forte di quanto sembri, perché cala la partecipazione.
E infatti la reazione di mercato è immediata: rendimenti in forte calo, oro +2%, Nasdaq positivo a +0,58%.
Perché?
Perché questo è il classico dato che il mercato interpreta così: economia più debole, meno pressione salariale, Fed con più spazio per tagliare i tassi.
Quindi oggi non è un dato “bello” per l’economia reale.
È un dato “bello” per duration, oro e growth stock.
Il punto da monitorare ora è uno solo: finché il rallentamento viene letto come “Fed più dovish”, il mercato festeggia. Se invece nei prossimi mesi il rallentamento dovesse trasformarsi in rischio recessione, allora la lettura cambierebbe completamente.
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GOLDMAN: ATTENZIONE AL “CALO ESTIVO” DEL MOMENTUM
Goldman Sachs, in una nota pubblicata stanotte, ha messo in guardia su un possibile “summer slump” del momentum, cioè una fase estiva in cui i titoli che hanno corso di più potrebbero iniziare a fare più fatica.
In pratica, negli ultimi mesi il mercato è salito soprattutto grazie ai soliti vincitori. Tech, AI, high beta, nomi molto affollati. Questo ha fatto funzionare benissimo le strategie momentum, cioè quelle che comprano ciò che sta già salendo e vendono ciò che sta già scendendo.
Il problema è che quando tutti sono posizionati sugli stessi vincitori, il trade diventa fragile.
Non serve per forza un crollo dei big winner per creare problemi. A volte basta che rimbalzino i titoli rimasti indietro: ciclici, software, consumi, real estate o più in generale le posizioni short. In quel caso l’indice può anche reggere, ma sotto la superficie cambia la leadership del mercato.
È esattamente questo il punto di Goldman: il momentum arriva da una prima parte dell’anno molto forte, il posizionamento resta affollato e la stagionalità estiva storicamente non aiuta. Con meno liquidità e più prese di profitto, aumenta il rischio di rotazioni improvvise.
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ANTEPRIMA MERCATO DEL LAVORO USA
Oggi alle 14:30 italiane esce il dato più importante della settimana: il report sul mercato del lavoro USA di giugno, pubblicato con un giorno di anticipo per la festività del 4 luglio.
Il consenso si aspetta +113 mila nuovi posti di lavoro, in rallentamento dai +172 mila di maggio. Il tasso di disoccupazione dovrebbe restare fermo al 4,3%, la partecipazione al lavoro al 61,8%, mentre i salari orari medi sono attesi a +0,3% mese su mese e +3,5% anno su anno.
Il punto interessante è che questo dato arriva con segnali molto contrastanti.
Da un lato, l’ADP di ieri è stato più debole delle attese, con +98 mila posti nel settore privato, e diversi indicatori anticipatori stanno mostrando un mercato del lavoro meno brillante.
Dall’altro lato, ci sono fattori che potrebbero gonfiare il numero di giugno. Il più importante è l’effetto Mondiali.
Qui bisogna fare attenzione, perché la distorsione non riguarda solo giugno. Una parte potrebbe essere già partita a maggio, con assunzioni anticipate in hotel, ristoranti, stadi, sicurezza, trasporti, catering e servizi collegati all’evento. In pratica, alcuni posti che normalmente avremmo visto a giugno potrebbero essere stati anticipati a maggio.
Poi c’è l’effetto diretto su giugno. I Mondiali possono aggiungere lavoro temporaneo soprattutto in hospitality, temporary help, spectator sports, venues, trasporti e servizi nelle città ospitanti. Le stime variano, ma il boost potrebbe essere nell’ordine di 15-40 mila posti.
Tradotto: se oggi uscisse un dato a 140-150 mila, non sarebbe automatico dire che il mercato del lavoro americano sta riaccelerando. Una parte potrebbe essere semplicemente lavoro temporaneo legato all’evento.
E attenzione anche al payback. I posti creati per il Mondiale non sono strutturali. Finito l’evento, una parte può sparire. Quindi potremmo avere giugno forte, luglio ancora discreto perché il torneo continua, e poi un agosto più debole quando i lavori temporanei iniziano a rientrare.
C’è anche un precedente storico interessante: il Mondiale del 1994, l’ultima edizione ospitata negli Stati Uniti. All’epoca il dato sul lavoro di giugno uscì molto forte, con +379 mila posti, ben sopra le attese di circa +267 mila. Il mercato reagì male perché interpretò quel numero come un segnale di economia troppo calda e quindi di possibile Fed più aggressiva. Azioni e bond finirono sotto pressione.
La nostra lettura è questa: il mercato non vuole un dato troppo forte, ma non vuole nemmeno un dato troppo debole.
Il numero ideale per l’azionario sarebbe probabilmente un report in linea o leggermente sotto consenso, quindi area 100-130 mila, con disoccupazione stabile al 4,3% e salari non troppo caldi. Sarebbe il classico dato “Goldilocks”: abbastanza debole da ridurre la pressione sulla Fed, ma non così debole da far partire il tema recessione.
Un dato molto forte, sopra 150-160 mila, soprattutto con disoccupazione stabile o in calo e salari sostenuti, rischierebbe invece di riaccendere le scommesse su una Fed più aggressiva a luglio. Tradotto: rendimenti USA più alti, dollaro più forte e pressione sulle parti più sensibili ai tassi del mercato.
Un dato molto debole, sotto 70-80 mila, sarebbe diverso. All’inizio il mercato potrebbe anche leggerlo come “meno Fed”, ma subito dopo partirebbe la domanda vera: l’economia sta rallentando troppo? In quel caso il rischio non sarebbe più solo tassi, ma utili, consumi e ciclo economico.
Per questo oggi non conta solo il numero dei payrolls. Conta il pacchetto completo: disoccupazione, salari, revisioni dei mesi precedenti e composizione dei nuovi posti di lavoro.
Se la crescita arriva soprattutto da Mondiali, lavoro temporaneo o pubblico, il mercato potrebbe guardarla con più scetticismo. Se invece arriva da occupazione privata stabile, salari ancora caldi e disoccupazione in calo, allora il messaggio sarebbe molto più hawkish per la Fed.
Come al solito, vi terremo aggiornati in tempo reale su questo canale Telegram.
~ About Markets
2 550
BREAKING NEWS | Forte selloff in Corea: il KOSPI perde circa il 7%, dopo essere arrivato a -8% intraday.
Il trigger è la paura che l’enorme investimento in infrastruttura AI stia creando troppa capacità. La notizia che Meta starebbe valutando di vendere potenza di calcolo AI in eccesso ha riacceso il dubbio più scomodo del mercato: e se non tutta questa spesa in chip, memoria e data center trovasse domanda sufficiente?
Il colpo è arrivato soprattutto sui semiconduttori:
- SK Hynix è arrivata a perdere fino al 14%.
- Samsung circa il 10%.
- Micron e Sandisk ieri avevano già chiuso con cali superiori al 10%.
La borsa coreana ha attivato anche i meccanismi di protezione sul mercato, segnale che il movimento è stato molto violento.
Per i mercati globali il punto non è la Corea in sé. Il punto è che il mercato sta iniziando a prezzare il rischio di “AI overcapacity”: troppi investimenti, troppe aspettative, troppe valutazioni tirate su un tema che finora era stato trattato quasi come immune da cicli.
2 550
ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Dentro i mercati, oltre i titoli.
2 luglio 2026
–– Chiusura mercati ––
USA: S&P 500 -0,22% (7.483), Nasdaq 100 -1,54% (29.809), Dow Jones -0,03% (52.310), Russell 2000 -0,39% (3.013)
Europa: EuroStoxx 50 -0,70% (6.284), DAX +0,29%, CAC -0,79%, FTSE MIB -0,15%
–– Best/Worst settori S&P 500 ––
Top 3: Communication Services +2,62%, Financials +2,13%, Consumer Discretionary +0,82%
Bottom 3: Technology -1,84%, Utilities -1,30%, Industrials -1,06%
–– Takeaway veloci ––
• Seduta negativa, ma non da vero risk-off: pressione concentrata su semiconduttori, memorie e momentum.
• Meta +8,8% cambia la narrativa: meno capex infinito, più disciplina finanziaria e monetizzazione della capacità AI in eccesso.
• Il mercato ha venduto i colli di bottiglia più affollati: se gli hyperscaler hanno capacità disponibile, la scarsità sembra meno intoccabile.
• Macro mista: ISM sotto attese, ADP debole, ma prezzi pagati in forte calo. Crescita più lenta, inflazione meno cattiva.
• Warsh non ha aggiunto hawkishness. La Fed resta prudente, ma senza nuovo shock sui tassi.
–– Macroeconomic Data ––
• ISM manifatturiero: 53,3 vs 53,8 atteso, prec. 54,0.
• ISM Prices Paid: 73,0 vs 82,1 prec.
• ADP: +98k vs +110k atteso, prec. +122k.
–– Specifiche azioni ––
• Meta +8,8%: possibile cloud business per vendere compute AI in eccesso.
• Micron e memorie sotto pressione: il mercato rivede la durata della scarsità.
• Apple tratta con CXMT e YMTC per chip di memoria destinati alla Cina.
• Bloom Energy/Brookfield ampliano la partnership AI infrastructure da 5 a 25 mld.
• Salesforce positiva dopo upgrade a Buy.
–– Prossimi eventi da seguire ––
• Payroll USA.
• Jobless Claims.
• Negoziati USA-Iran.
• Guidance capex AI nelle trimestrali.
–– Focus del giorno ––
L’AI non è più una storia di quantità. Sta diventando una storia di efficienza.
Per oltre un anno gli investitori hanno ragionato in modo semplice: più investimenti degli hyperscaler significavano più domanda per chip, memorie, storage, energia e data center. Tutta la filiera beneficiava della stessa narrativa. Il mercato era disposto a pagare multipli sempre più alti perché la scarsità sembrava destinata a durare.
L’indiscrezione su Meta ha inserito un dubbio.
Se un hyperscaler vuole vendere capacità di calcolo in eccesso, significa che almeno una parte dell’infrastruttura potrebbe essere meno scarsa di quanto si pensasse.
Per Meta è una buona notizia: nuovo flusso di ricavi, più disciplina sul capex, più attenzione al ritorno sugli investimenti già fatti.
Per memorie e semiconduttori, invece, la lettura è opposta.
Non perché la domanda stia crollando. Non ci sono evidenze di questo. Ma il mercato vive di aspettative marginali. Se la crescita futura degli investimenti diventa anche solo un po’ meno aggressiva, le valutazioni più tirate diventano vulnerabili.
Apple rafforza lo stesso punto. Se cerca fornitori cinesi alternativi per le memorie destinate alla Cina, vuol dire che l’AI sta davvero comprimendo la supply chain. Ma vuol dire anche che i grandi clienti stanno cercando valvole di sfogo.
Quando un collo di bottiglia diventa troppo costoso, il sistema prova sempre ad aggirarlo.
Non è la fine del ciclo AI. È la sua seconda fase.
La prima era guidata dall’espansione della capacità produttiva.
La seconda sarà guidata dalla capacità di trasformare quegli investimenti in ricavi, margini e ritorni sul capitale.
Per questo la rotazione non è dalla tecnologia verso altri settori. È soprattutto interna alla tecnologia: software e hyperscaler disciplinati da una parte, memorie e semis affollati dall’altra.
L’AI resta il grande tema strutturale.
Ma ora il mercato non vuole solo crescita degli investimenti.
Vuole vedere il ritorno economico di quella crescita.
È giusto che sia così.
~ About Markets
2 550
BREAKING NEWS | OpenAI propone di cedere all'amministrazione Trump una quota del 5%
OpenAI avrebbe discusso con l’amministrazione Trump la possibilità di cedere al governo USA una quota del 5% della società, come parte di un piano più ampio per superare ostacoli politici, ottenere supporto istituzionale e condividere con il pubblico una parte della ricchezza generata dall’intelligenza artificiale. I colloqui sarebbero ancora preliminari e l’operazione potrebbe richiedere anche un passaggio al Congresso.
Questa non è solo una notizia su OpenAI. È un segnale politico molto forte: l’AI sta diventando un settore troppo strategico, troppo costoso e troppo sensibile per essere lasciato totalmente fuori dal perimetro pubblico.
2 550
Sintra, Warsh e BCE
Il messaggio principale arrivato oggi dal Forum BCE di Sintra è che le banche centrali stanno provando a guadagnare tempo, ma con due approcci diversi.
Negli Stati Uniti, Warsh ha confermato una Fed meno “guidata” e più meeting-by-meeting. Ha ribadito che l’obiettivo resta riportare l’inflazione al 2%, ma ha anche detto una cosa importante: la forward guidance non è più adatta a questa fase.
Il mercato dovrà abituarsi a una Fed meno prevedibile, meno comunicativa e più dipendente dai dati. Non è necessariamente una Fed ultra-hawkish, ma è una Fed che non vuole più farsi intrappolare dalle aspettative del mercato.
Altro punto da monitorare: il bilancio. Warsh ha confermato di preferire una Fed con un balance sheet più piccolo, anche se resta aperto sul tema. Questo conta perché il bilancio della Fed lavora soprattutto attraverso i prezzi degli asset. Quindi, per azioni, bond e multipli, non è un dettaglio tecnico.
In Europa, invece, il tono sembra più prudente. Lagarde ha parlato di rischi su crescita e inflazione “più bilanciati”, mentre diversi membri BCE hanno lasciato intendere che la pressione per nuovi rialzi si sta riducendo, soprattutto dopo il calo del petrolio e l’allentamento delle tensioni in Medio Oriente.
Dunque, la BCE sembra più vicina a una fase di pausa, mentre la Fed di Warsh sta cercando di ricostruire credibilità anti-inflazione togliendo al mercato il comfort della forward guidance.
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Rotazione molto chiara dentro la tecnologia.
Anche oggi il messaggio del mercato è abbastanza netto: software forte, semiconduttori deboli. Il gruppo Software & Services chiude a +2,70%, mentre i Semiconductor & Semiconductor Equipment scendono del -2,92%.
Nelle giornate di mercati negativi i soldi non spariscono: si spostano. E oggi si spostano da una parte del mercato AI molto affollata, legata a chip, hardware e capex, verso il software, dove il mercato vede più visibilità, più margini e una monetizzazione potenzialmente più immediata.
Il tema AI non viene abbandonato. Viene semplicemente selezionato meglio. Meno “compro tutto ciò che è AI”, più attenzione a chi riesce davvero a trasformare la narrativa in utili.
