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Guerra Iran giorno 7: l’aggiornamento delle 14
Sera del 5 marzo (circa 16:00–22:00)
Israele ha lanciato una nuova ondata su larga scala di attacchi su Teheran, la dodicesima e tredicesima dall’inizio della guerra. I raid hanno preso di mira siti missilistici balistici sotterranei, lanciatori dei Pasdaran (IRGC), sistemi di difesa aerea e infrastrutture del regime.
Durante l’operazione un F-35 israeliano ha abbattuto un jet iraniano Yak-130 sopra Teheran, un episodio definito storico dall’esercito israeliano.
In città sono state segnalate forti esplosioni e incendi, tra cui nella zona di Jomhuri Avenue, con colonne di fumo visibili nel centro della capitale.
Notte tra 5 e 6 marzo (00:00–06:00)
L’Iran ha risposto con attacchi “ibridi” contro Israele, combinando missili balistici e droni. Alcuni missili avrebbero utilizzato munizioni a grappolo, mentre numerose intercettazioni sono state registrate nei cieli israeliani.
Secondo fonti militari occidentali, i barrage iraniani sono però ridotti di circa il 90% rispetto ai primi giorni di guerra.
Teheran ha inoltre lanciato droni contro obiettivi statunitensi e alleati nel Golfo, con segnalazioni di esplosioni minori a Riyadh, Dubai e Kuwait senza nuove vittime confermate.
Durante la notte Israele ha colpito obiettivi Hezbollah nel sud di Beirut e ha ordinato evacuazioni su larga scala a sud del fiume Litani, segnale di possibili operazioni terrestri.
Mattina del 6 marzo (06:00–12:00)
Gli Stati Uniti hanno intensificato gli attacchi con bombardieri B-2, utilizzando bombe penetranti contro siti missilistici iraniani profondamente sepolti. Israele ha continuato i raid su Teheran e sulle infrastrutture balistiche, con danni segnalati anche nei pressi della Tehran University e del complesso sportivo Azadi.
Le dichiarazioni politiche
Donald Trump ha scritto che la guerra non ha limiti di tempo e continuerà finché gli obiettivi — distruzione delle capacità missilistiche iraniane e blocco del programma nucleare — non saranno raggiunti.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che il conflitto è “solo all’inizio” e che i bombardamenti potrebbero intensificarsi nelle prossime settimane.
Da Teheran, il consiglio di leadership provvisorio iraniano ha affermato che il Paese è pronto a sostenere una guerra lunga fino a sei mesi e ha accusato Stati Uniti e Israele di aver colpito numerosi siti civili.
L’impatto economico globale
La crisi sta colpendo i mercati energetici. Il petrolio Brent è salito fino a circa 84 dollari al barile, con un aumento significativo dall’inizio del conflitto.
Nel frattempo lo Stretto di Hormuz è quasi paralizzato, con centinaia di petroliere ferme o in attesa e costi di trasporto marittimo che sono triplicati o quadruplicati sulle rotte dal Medio Oriente verso l’Asia.
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BREAKING NEWS: Gli Emirati Arabi hanno "congelato" gli asset finanziari dell'Iran. Lo riporta il Wall Street Journal. A oggi, Il valore stimato degli asset dell'Iran negli Emirati Arabi Uniti è di circa 300 miliardi di dollari.
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Scappare vestiti da donna è un topos ricorrente per i terroristi. Anche Husseini scappò vestito da donna, per non parlare di Sinwar. Vi presentiamo Yaser Lofuti, senior commander dei Tehran’s Basij.
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Questa storia rimane scomoda per diverse ragioni. Decostruisce la narrativa di un Islam balcanico moderato e tollerante, dimostrando come la propaganda religiosa — orchestrata in larga parte da al-Husseini e trasmessa con gli imam militari addestrati in Germania — riuscì a sacralizzare la violenza, presentandola come un dovere coranico. Ancora più disarmante è il fatto che, ancora oggi, in Kosovo esistono strade e monumenti dedicati ai membri della Skanderbeg, mentre i 281 ebrei di Pristina assassinati nel 1944 sono ancora in attesa di un riconoscimento ufficiale.
Il 1948: la guerra agli ebrei cambia continente
La guerra contro Israele, nato nel maggio del 1948, è la prosecuzione di quello stesso conflitto. Le competenze naziste in tema di propaganda antiebraica, organizzazione militare e intelligence vennero impiegate tali e quali contro i superstiti dei campi di sterminio che avevano trovato riparo la Palestina. Un paradosso crudele: coloro che pensavano di essere scampati alla furia nazista, si ritrovarono a combattere per la propria esistenza contro gli stessi nemici: fanatici islamici e nazisti mai perseguiti. Ecco allora che la continuità ideologica diventa quanto mai evidente: lo sterminio sistematico degli ebrei in Europa, interrotto con la caduta della Germania e la fine della guerra, si rinvigoriva con un nuovo obiettivo: la distruzione di Israele.
Il ponte tra Berlino e il Medio Oriente era stato costruito attraverso la propaganda e consolidato sulla collaborazione militare dei musulmani europei nelle Waffen – SS. Al centro, la figura di al-Husseini che, ancora una volta, si dimostra una personaggio storico tutt’altro che marginale. Ecco perché i nazisti migrarono in Medio Oriente dopo aver perso la guerra: anche se in chiave culturale autoctona, quel territorio era stato plasmato a immagine del Reich e quindi lì avrebbero potuto continuare a impiegare le proprie competenze per perseguire gli stessi obiettivi, non ultimo lo sterminio degli ebrei, adesso concentrati in una realtà statuale.
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Tuttavia, il teatro principale delle atrocità compiute dalla Handschar fu la Bosnia nord-orientale. Qui, la brutalità raggiunse il suo apice nei villaggi della regione di Lopar, durante la Pasqua ortodossa del 1944. Di fronte alla Commissione statale iugoslava istituita per perseguire i crimini di guerra, un testimone dichiarò: «Dopo aver ucciso i partigiani, la divisione SS arrestò 218 serbi — uomini, donne e bambini — degli abitati di Jablanica, Mačkovci, Tobut, Vukosavci e Lopar. Quando scese la notte, al terzo giorno della Pasqua ortodossa, verso le 21:00, iniziò il massacro. Con le mani legate dietro la schiena con il filo di ferro, i membri della Handschar prendevano i serbi uno per uno, mettevano loro il cappio al collo e li issavano sul ramo di un tiglio».
Da non tralasciare, ovviamente, la persecuzione degli ebrei. Tra il 1943 e il 1944, diverse unità della Handschar portarono a termine il rastrellamento, la deportazione e nell’assassinio degli ebrei in Bosnia, Croazia e Ungheria. Assassinarono circa 12.600 ebrei, oltre il 90% dell’intera popolazione ebraica della regione. Nel settembre 1943, altre unità della divisione si occuparono del rastrellamento degli ebrei di Sarajevo: i superstiti raccontarono successivamente di soldati con il fez che urlavano slogan religiosi mentre trascinavano le famiglie fuori dalle abitazioni.
La Skanderbeg e la notte di Pristina
Se la Handschar fu il principale strumento di terrore in Bosnia, in Kosovo la violenza portò il nome della 21ª Divisione Waffen-Gebirgs-Division der SS Skanderbeg, composta in prevalenza da albanesi musulmani del Kosovo e dell’Albania, nel frattempo formata per ordine di Himmler nell’aprile del 1944. Nella notte tra il 13 e il 14 maggio del 1944, a Pristina, i reparti della divisione diedero il via al rastrellamento degli ebrei, facendo irruzione nelle loro abitazioni. Josip Levi, un sopravvissuto alla deportazione, testimoniò: «Il rastrellamento iniziò a mezzanotte e si concluse verso le otto del mattino. La divisione SS Skanderbeg era composta da albanesi del Kosovo e della Metohija, ma gli ufficiali erano tedeschi. Ci catturarono in base agli indirizzi forniti dall’amministrazione civile fascista albanese».
In quella sola notte, furono arrestati 281 ebrei, deportati poi a Bergen-Belsen. Lo storico Noel Malcolm ha definito questo evento «l’episodio più vergognoso della storia del Kosovo durante la guerra». La Skanderbeg catturò complessivamente 510 tra ebrei, comunisti e antifascisti, consegnandoli poi nelle mani autorità tedesche.
Il bilancio e la memoria negata
Il bilancio complessivo dei crimini delle SS musulmane in Iugoslavia è impressionante: la sola Handschar fu accusata nel dopoguerra della morte diretta di almeno 2.000 civili, mentre la sua partecipazione alla macchina dello sterminio ebraico causò oltre 12.000 vittime. La Skanderbeg, sebbene sia stata attiva solo pochi mesi, prima di sciogliersi per le diserzioni di massa a partire dal novembre del 1944, lasciò un segno indelebile nella memoria della comunità ebraica kosovara.
Nel 1945 la divisione Handschar fu sciolta. Molti dei suoi membri tentarono di fuggire, ma numerosi furono catturati dai partigiani di Tito e giustiziati sommariamente. Altri riuscirono a tornare in Bosnia e afar perdere le proprie tracce.
Il processo di Norimberga dichiarò le Waffen-SS un’organizzazione criminale nel suo insieme. Trentotto soldati della Handschar furono processati per crimini di guerra: sette vennero giustiziati, gli altri condannati a pene fino all’ergastolo, ma rilasciati già entro il 1952. Molti veterani, mai processati, emigrarono in Medio Oriente, portando con sé metodi e ideologie che avrebbero influenzato i nascenti movimenti paramilitari della regione.
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Nel 1943, al-Husseini andò in Bosnia per visitare le moschee e parlare con gli imam e i notabili musulmani. Presentò la Germania come amica dell’Islam, Adolf Hitler come sincero estimatore dell’Islam e le SS come un’élite capace di difendere la libertà del popolo musulmano bosniaco. Nei suoi discorsi affermò che combattere contro i serbi comunisti, contro i partigiani di Tito e contro gli ebrei fosse un dovere religioso, una jihad benedetta da Allah. Dopodiché, al-Husseini fece visita alla divisione Handschar e nel discorso rivolto ai soldati, affermò che il Corano indicava gli ebrei come nemici dei musulmani e sostenne che tra Islam e nazionalsocialismo c’erano molti punti di contatto: lotta, disciplina, cameratismo, obbedienza al comando. Dichiarò di vedere nella divisione una manifestazione concreta di entrambe le ideologie unite nella stessa causa.
L’obiettivo iniziale del reclutamento era di circa ottomila uomini, ma alla fine dell’anno la nuova unità contava oltre ventunomila soldati. Gli ufficiali erano tedeschi, truppa e sottufficiali erano in larga parte bosniaci. Himmler concesse a questa divisione privilegi religiosi mai accordati prima a un’unità delle SS: ogni reggimento aveva un mullah, ogni battaglione un imam; i soldati potevano pregare cinque volte al giorno, il cibo era halal e il copricapo distintivo era il fez verde musulmano. Hitler intervenne personalmente per garantire questi privilegi, tanto che il 6 agosto 1943 emanò una direttiva secondo la quale nessun volontario musulmano doveva essere molestato o offeso per la propria fede. Fu un’eccezione nell’ideologia razziale del regime, ma rispondeva all’esigenza di sostenere la motivazione dei soldati.
A Dresda, Himmler fece persino di più: progettò di istituite una scuola speciale per la formazione dei mullah destinati alle unità musulmane delle SS. In questa scuola si sarebbe insegnata una teologia islamica rielaborata in chiave nazista, basata sulla condanna degli ebrei, sulla jihad come dovere permanente, sull’identificazione tra obbedienza al Führer e obbedienza ad Allah. Himmler immaginava un futuro in cui centinaia di migliaia di musulmani avrebbero combattuto per il Reich, guidati da leader religiosi formati secondo questa sintesi ideologica. Un progetto che non vide mai la luce perché, di lì a poco, la Germania avrebbe perso la guerra.
Le SS musulmane sul campo
Le divisioni musulmane delle Waffen-SS si resero protagoniste di alcuni tra i crimini più efferati della Seconda Guerra Mondiale. Se ne parla sempre poco; fatti inghiottiti nel nulla quando, invece, rappresentano uno dei capitoli più violenti della collaborazione tra nazismo e fanatismo religioso islamico.
La Handschar: l’Operazione Wegweiser
Il battesimo del fuoco avvenne nel marzo 1944 in Sirmia, con l’Operazione Wegweiser (Segnale stradale), progettata per ripulire la foresta di Bosut dai partigiani di Tito che minacciavano la ferrovia Zagabria-Belgrado. Quando la divisione entrò nella zona operativa, i partigiani si ritirarono verso sud-est evitando lo scontro diretto. A quel punto, la Handschar si accanì contro i civili inermi: secondo le testimonianze raccolte dagli storici Vladimir Dedijer e Antun Miletić, 223 civili serbi furono uccisi a Bosut, 352 a Sremska Rača e 70 a Jamena, per lo più anziani, donne e bambini. L’intero villaggio di Sremska Rača fu dato alle fiamme.
Pasqua di sangue: i massacri nella Bosnia orientale
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Le SS musulmane: “fede fanatica”
L’alleanza tra nazismo e Islam è stata anche militare e di grande importanza. Fare luce su questa fase precedente è essenziale per spiegare perché il Medio Oriente divenne la destinazione dei criminali nazisti.
La formazione delle SS musulmane
In piena guerra, decine di migliaia di musulmani dei Balcani vennero reclutati nelle Waffen-SS, le truppe d’élite del Terzo Reich. L’obiettivo dichiarato da Himmler era chiaro: mostrare al “mondo maomettano” che il Reich era pronto a combattere i “nemici comuni del nazionalsocialismo e dell’islam”, cioè gli ebrei.
La più grande unità creata in questo senso fu la 13a Divisione da Montagna Waffen-SS, chiamata “Handžar” (sciabola). Dal febbraio del 1943, reclutatori tedeschi arruolarono circa 20.000 musulmani bosniaci, presentati dalla propaganda croata come “guerrieri contro il bolscevismo e l’ebraismo”. La maggior parte erano volontari e la divisione venne addestrata prima nel sud della Francia e poi in Slesia. Qui ricevette la visita di Himmler e di Hajj Amin al-Husseini.
Il Gran Muftì ispezionò le truppe musulmane e le arringò. La rivista Wiener Illustrierte pubblicò, in seguito, un servizio fotografico, spiegando ai lettori che i musulmani avrebbero combattuto nelle SS con “fede fanatica nel cuore”, sapendo che “solo al fianco della Germania” avrebbero potuto “preservare la loro libertà di fede e di vita”. Nel febbraio 1944, l’Handžar venne inviata nei Balcani per operazioni antipartigiane e qui si guadagnò una terribile fama. Un ufficiale britannico di stanza nella zona scrisse: “Si comporta bene in territorio musulmano, ma nelle aree popolate dai serbi, massacra tutta la popolazione civile senza pietà, senza riguardo per età o sesso”. Altre testimonianze descrivono esecuzioni sommarie e sadismo.
All’interno delle Waffen-SS vennero poi create altre due divisioni musulmane: la 21a Divisione “Skanderbeg”, composta da soldati albanesi e che operò in Kosovo e nell’Albania settentrionale e la 23a Divisione “Kama”, costituita nel giugno 1944 ancora una volta con soldati musulmani bosniaci.
Occorre tenere a mente che queste divisioni erano parte integrante dell’esercito nazista, tanto che i soldati musulmani giuravano fedeltà a Hitler stesso. Sul capo avevano il fez con la mezzaluna verde del Profeta e sul colletto dell’uniforme lo stemma delle SS e la svastica. Ed erano tenuti in alta considerazione dai loro omologhi tedeschi, tanto che Berger, un alto ufficiale delle SS, dichiarò che i musulmani erano “tosti come le migliori divisioni tedesche all’inizio della guerra”.
La scelta di Heinrich Himmler di creare una divisione delle Waffen-SS composta interamente da musulmani bosniaci si inseriva in un contesto politico e militare ben preciso: la Bosnia-Erzegovina faceva parte dello Stato Indipendente di Croazia, entità creata dai nazisti dopo l’invasione della Jugoslavia nel 1941 e affidata al regime ustascia, movimento fascista croato alleato dell’Asse. La Bosnia era una terra complessa, attraversata da profonde fratture religiose ed etniche, dove i serbi ortodossi, i croati cattolici e i musulmani bosniaci convivevano in un equilibrio fragile. I musulmani bosniaci erano circa un milione e in quel contesto, segnato dalla guerra civile e dall’occupazione, Himmler individuò un bacino di reclutamento sfruttabile.
Studiò con attenzione la questione. Nella sua visione ideologica e strumentale, i musulmani bosniaci presentavano caratteristiche utili al Reich: erano anticomunisti, perché i partigiani jugoslavi di Tito li combattevano; erano antisemiti ed erano abituati alla violenza e a battersi con durezza. Tuttavia, Himmler era consapevole che il reclutamento non poteva essere soltanto militare, serviva una legittimazione religiosa. Al-Husseini si configurò come l’uomo adatto per convincere i musulmani bosniaci che combattere per la Germania nazista era una causa in linea con l’Islam.
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L'Italia ha chiuso l'ambasciata a Teheran. Tutto il personale sarà trasferito a Baku.
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LIBANO: Cristiani libanesi, drusi e persino musulmani sunniti si RIFIUTANO di accogliere gli sciiti sfollati dalla roccaforte di Hezbollah di Dahieh, nel sud di Beirut, in seguito all'ordine di evacuazione di Israele. 400.000 sostenitori di Hezbollah ora non hanno più un posto dove andare.
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Guerra Iran giorno 6: l’aggiornamento delle 14
Sera del 4 marzo (circa 18:00–00:00) Israele ha lanciato una nuova ondata massiccia di raid su Teheran e altre città iraniane, tra cui Isfahan, Karaj, Kermanshah e Sanandaj.
Gli attacchi hanno preso di mira centri di comando dei Pasdaran (IRGC), sistemi di difesa aerea, lanciatori missilistici mobili e infrastrutture della milizia Basij.
Nella capitale sono state segnalate esplosioni, incendi e colonne di fumo visibili per ore. L’Iran ha risposto con missili balistici contro Israele, facendo scattare le sirene a Tel Aviv, Gerusalemme e nel centro del Paese.
Molti vettori sono stati intercettati dall’Iron Dome, con impatti limitati e alcuni feriti.
Teheran ha inoltre lanciato droni e missili contro obiettivi statunitensi nel Golfo e in Iraq: intercettazioni vicino all’aeroporto di Baghdad, esplosioni a Doha in Qatar e feriti segnalati ad Abu Dhabi negli Emirati.
Notte tra 4 e 5 marzo (00:00–06:00)
Gli Stati Uniti hanno affondato la fregata iraniana IRIS Dena nell’Oceano Indiano, al largo dello Sri Lanka, utilizzando un siluro lanciato da un sottomarino. Secondo il Pentagono, circa 32 marinai sono stati salvati, mentre tra 80 e 100 membri dell’equipaggio sarebbero morti. Teheran ha definito l’episodio “un’atrocità” e ha promesso una “vendetta amara”.
Durante la notte sono proseguiti gli scambi di attacchi. Droni sono caduti in Azerbaigian, nell’area dell’aeroporto di Nakhchivan, mentre un missile balistico iraniano è stato intercettato nello spazio aereo turco da sistemi NATO.
Israele ha inoltre colpito Hezbollah in Libano, con raid nel sud di Beirut, lungo il Litani e nella valle della Bekaa, ordinando evacuazioni in alcune aree della capitale libanese.
Mattina del 5 marzo (06:00–13:00)
All’alba Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi su Teheran e su infrastrutture missilistiche in diverse regioni iraniane, tra cui Isfahan e la provincia di Fars, con l’obiettivo di individuare e distruggere lanciatori mobili.
In parallelo sono continuati gli attacchi contro Hezbollah in Libano: oltre 80 obiettivi colpiti nelle ultime 24 ore secondo l’esercito israeliano. L’Iran ha risposto con una nuova raffica di missili balistici verso Israele, con sirene nel centro e nel nord del Paese e numerose intercettazioni.
I Pasdaran hanno inoltre rivendicato un attacco contro una petroliera statunitense nel Golfo Persico settentrionale, notizia non confermata da Washington.
Nuovi droni e missili iraniani hanno colpito basi statunitensi in Iraq e obiettivi nel Golfo, mentre residenti in Qatar ed Emirati sono stati invitati a rimanere al chiuso.
Il conflitto ha ormai coinvolto Iraq, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Azerbaigian e Turchia, oltre all’Oceano Indiano dove è stata affondata la fregata iraniana.
Sul piano politico, Washington ha dichiarato che le operazioni stanno accelerando e che nuovi asset militari sono in arrivo nella regione.
L’Iran minaccia una escalation nello Stretto di Hormuz, mentre diversi Paesi stanno evacuando cittadini dal Medio Oriente.
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Ma Sanchez non ha appena dichiarato che la Spagna si tira fuori? Invece la fregata Cristóbal Colón (F-105), la sua nave da guerra più avanzata, è in movimento nel Mediterraneo orientale per proteggere Cipro da potenziali attacchi di droni Hezbollah, dopo gli attacchi già avvenuti. La fregata si unirà a navi francesi e greche per fornire difesa aerea e supportare eventuali evacuazioni civili, integrandosi nella Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG-2) con base a Souda (Creta).
La nave è già in navigazione verso la zona, come indicato dal sito ufficiale dell'EMAD (Estado Mayor de la Defensa spagnolo).
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L'Honduras uscirà dal "Gruppo dell’Aia", la coalizione guidata dal Sudafrica nata nel 2025 per perseguitare lo Stato d'Israele attraverso sanzioni e battaglie legali internazionali.
Sceglie di uscire da quello che è stato definito un "club di stati ostili" e per riaffermare la propria sovranità.
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L’8 marzo ha senso solo se ricordiamo le donne che non possono ancora parlare. Insieme. Al fianco delle donne iraniane, israeliane e ucraine che combattono per la loro libertà. Non mancate.
#8Marzo #7ottobre
#Milano Piazza della Scala, alle 10.30
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ASSOCIAZIONE ITALIA-ISRAELE SAVONA
COMUNITÀ IRANIANA DI PARMA
ITALOPERSIANA
ASSOCIAZIONE MAANÀ
ISRAELE SENZA FILTRI
COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI
INME. INSTITUTE FOR A NEW MIDDLE EAST
VENEZUELA IN PIEMONTE
GRUPPO SIONISTICO PIEMONTESE
UNIONE BENÉ BERITH ITALIA
BENÉ BERITH MILANO NATHAN E ANNA CASSUTO
INSIEME PER IL VENEZUELA
UAMI ASSOCIAZIONE DEI GIOVANI UCRAINI IN ITALIA
EUROPA RADICALE
ENZO TORTORA RADICALI MILANO
CERTI DIRITTI ASSOCIAZIONE RADICALE
COMUNITÀ EBRAICA DI MILANO
ASSOCIAZIONE DONNE GIURISTE ITALIANE SEZIONE MILANO
WOMEN CARE ASSOCIATION
PONTE ATLANTICO DIFESA LIBERTÀ DEMOCRAZIA
ASSOCIAZIONE DONNE GIURISTE DI MILANO
FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI ITALIA-ISRAELE
UNIONE ASSOCIAZIONI ITALIA-ISRAELE
ASSOCIAZIONE ITALIA ISRAELE SCALIGERO ESTENSE
ADEI WIZO
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Nel febbraio ‘43, con la Germania in difficoltà sul fronte orientale e in Nord Africa, Heinrich Himmler decise di reclutare decine di migliaia di musulmani balcanici nelle Waffen-SS. L’obiettivo era rafforzare il controllo sui Balcani contro i partigiani comunisti e inviare un segnale politico al mondo islamico: il nazismo si proponeva come alleato contro i “nemici comuni”.
La principale unità fu la 13ª Divisione da Montagna Waffen-SS “Handžar”, formata soprattutto in Bosnia e forte di circa 20.000 uomini. I soldati indossavano l’uniforme delle SS con fez e mezzaluna verde e giuravano fedeltà a Adolf Hitler. Il reclutamento fu presentato come difesa delle comunità musulmane, colpite dalla guerra partigiana guidata da Josip Broz Tito. La propaganda parlò di “guerra contro bolscevismo ed ebraismo”.
Un rapporto interno spiegava che l’Handžar doveva dimostrare al “mondo maomettano” la disponibilità del Reich a combattere al fianco dell’islam. La divisione ebbe una forte formazione ideologica e un proprio giornale, che univa retorica religiosa e antisemitismo.
Nel 1943 fu addestrata in Francia e poi in Slesia. Ricevette la visita di Himmler e del Gran Muftì di Gerusalemme, Hajj Amin al-Husseini, che parlò di lotta comune contro ebrei e britannici.
Dal febbraio ‘44 operò in Bosnia in azioni antipartigiane, guadagnandosi fama di estrema brutalità, soprattutto contro civili serbi. La divisione partecipò anche a retate contro gli ebrei in Bosnia, dove parte della popolazione musulmana cercò invece di proteggere famiglie perseguitate.
Rapporti tedeschi del 1944 ne lodarono l’efficacia, definendo la lotta contro i comunisti una “guerra santa”. L’Handžar combatté nei Balcani fino alla fine del conflitto. La sua storia rappresentò un precedente concreto di collaborazione militare tra il nazismo e settori del mondo musulmano, già sperimentata sui monti della Bosnia prima del 1945.
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Curdi: offensiva di terra.
La notizia di un'offensiva di terra lanciata da migliaia di combattenti curdi contro l'Iran, riportata da media statunitensi come Fox News e Axios sta facendo il giro del mondo. ma resta altamente controversa e Secondo un funzionario statunitense citato da Fox News, "migliaia di curdi iracheni" avrebbero avviato un'offensiva terrestre nel nord-ovest dell'Iran, aprendo un nuovo fronte di conflitto sul terreno. La stessa versione è stata confermata da un alto funzionario USA a Axios che ha parlato esplicitamente di "milizie curdo-iraniane" in azione nel nord-ovest del Paese.
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La cerimonia funebre per Khamenei, che si sarebbe dovuta tenere stasera a Teheran, è stata annullata.
Chissà perché.
