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"Venerdì 12 giugno, ore 9:42.
Mentre sono in scooter, mi squilla il telefono. È Igor.
«Cri, sono arrivato.»
E io: «Come, scusa?»
«Cri, sono arrivato.»
«Scusa, in che senso?»
Lui: «Nel senso che l’arbitro sta per fischiare la fine. È questione di ore o di giorni. Se puoi, vieni a casa.»
Sento qualcosa stringermi lo stomaco, un peso improvviso. Fatico a respirare. Vado subito a prendere la macchina e volo da lui.
Entro e lo trovo sdraiato sul letto, in soggiorno, con lo sguardo rivolto verso la finestra. La dolcissima Daniela mi dice: «Vi lascio soli», come se già sapesse che Igor avesse bisogno di parlarmi senza nessun altro presente.
«Cri, quando succederà, voglio che tu faccia tre cose per me.»
«La prima: voglio che tu riprenda la poltrona che mi hai regalato e la porti a casa tua. Vorrei che, ogni giorno, ti ricordi di quello che siamo stati io e te. La seconda e la terza, insieme a tutto il resto, per ora restano con me …»
Metterci a piangere, abbracciati su quel letto per diversi minuti, è stato un attimo. Eri leggerissimo: i segni della battaglia contro quella merda di tumore erano visibilissimi sul tuo corpo.
Ma tu non hai mai mollato. Hai portato la tua cucciola all’altare come un leone ferito, proprio come nella doppia finale dei playoff contro il Como: zoppicante, ma presente, perché fino alla fine si resiste.
Ora fratello riposa in pace. Goditi l’abbraccio con tuo papà, ma subito dopo lassù cerca e saluta anche Miguel il Moro, il Nassi e tutti gli amici della Curva Nord “Paradiso”, compreso gli altri tifosi del Livorno e non solo , che ti hanno amato ma che ci hanno lasciato anche loro negli ultimi anni, e soprattutto domani da Sopra lo stadio goditi lo spettacolo che la città giustamente ti tributerà , mi manchi di già permalosone….♥️♥️♥️♥️"
#igorprotti #lucarelli
“La vita ti spezza in un attimo.
Fino a ieri facevi progetti. Pensavi al futuro, immaginavi tutto quello che sarebbe arrivato. Poi, all’improvviso, ti ritrovi seduto davanti a una diagnosi che cambia ogni cosa. Ed è lì che capisci quanto siano fragili le certezze che credevi eterne.
Da giugno il mio mondo è stato stravolto. Mi sentivo forte, quasi invincibile. Come tanti, vivevo guardando sempre avanti, convinto che il tempo fosse infinito. Poi è arrivata la malattia e ho scoperto che esistono battaglie che non scegli, ma che sei costretto ad affrontare.
Ho avuto paura. Una paura immensa. E non l’ho mai nascosta. Perché la paura non è debolezza. È il segno che ami la vita. È il segno che hai ancora sogni da inseguire, persone da stringere forte, giorni che vorresti vivere fino in fondo.
Mi sono sentito come un calciatore chiamato a rimontare una partita che sembrava già persa. Una salita durissima. Ho conosciuto gli ospedali, gli interventi, il dolore, la fatica di dover ripartire da zero. Ho imparato che anche un passo può diventare una vittoria e che perfino camminare può trasformarsi in un traguardo.
Ma il dolore più grande non è stato il mio. È stato guardare negli occhi le persone che amo e vedere la loro paura. Sentire la sofferenza di chi avrebbe voluto aiutarmi, senza poter combattere al posto mio. Quella è stata la ferita più difficile da sopportare.
Eppure, nel mezzo della tempesta, ho ricevuto qualcosa di meraviglioso. L’affetto. La vicinanza. Le parole di migliaia di persone. Ho capito che una vita non si misura dai trofei vinti o dai gol segnati, ma dall’amore che riesce a lasciare nel cuore degli altri.
Questa malattia mi ha portato via molte certezze, ma mi ha insegnato una verità che non dimenticherò mai: il presente è l’unica cosa che possediamo davvero. Non domani. Non il prossimo anno. Adesso. Un abbraccio, un sorriso, una parola sincera possono valere più di qualsiasi successo.
Per questo continuo a lottare. Con la paura che ogni tanto bussa alla porta del cuore, ma anche con una speranza che non vuole spegnersi. Perché il coraggio non è non avere paura. Il coraggio è guardarla negli occhi e andare avanti lo stesso. Sempre. Fino all’ultimo respiro.”
—Igor Protti.
Questa mattina si è arreso alla malattia dopo aver lottato con una forza che resterà un esempio per tutti.
“A 11 anni il mio più grande desiderio era avere un pallone dei mondiali in Argentina.
Lo chiedevo ogni giorno a mio padre.
Lui mi diceva sempre di no, fino a che un giorno mi disse:
“Vuoi quel pallone? Lo sai quanto costa? Se lo vuoi allora devi venire a lavorare con me”.
Accettai subito. Da quel giorno per una settimana mi alzai alle 06:00 del mattino e andavo in cantiere.
Imparai anche a manovrare una gru, con mio padre al mio fianco.
Portavo i sacchi di cemento e raddrizzavo i chiodi con il martello.
Dopo una settimana di lavoro mio padre mi disse:
“Ok, andiamo a prendere questo benedetto pallone”.
Gli risposi: “No grazie Papà, va bene così”.
In quel momento capii quanti sacrifici ci sono dietro ogni conquista.
Forse è proprio da questo episodio che è nata la mia carriera.
Ho fatto la gavetta ovunque, partendo dalle serie minori e tutto quello che ho raggiunto me lo sono guadagnato pezzo dopo pezzo.
Il calcio è bello in tutte le categorie e per me non ha mai fatto nessuna differenza giocare in C o in A. L’unica differenza sostanziale è il lato economico. Per il resto è sempre calcio e le emozione sono le stesse”.
Fonte: FanPage
📸 Igor Protti (bimbo col pallone in mano) dal suo profilo Instagram #protti
“A 11 anni il mio più grande desiderio era avere un pallone dei mondiali in Argentina.
Lo chiedevo ogni giorno a mio padre.
Lui mi diceva sempre di no, fino a che un giorno mi disse:
“Vuoi quel pallone? Lo sai quanto costa? Se lo vuoi allora devi venire a lavorare con me”.
Accettai subito. Da quel giorno per una settimana mi alzai alle 06:00 del mattino e andavo in cantiere.
Imparai anche a manovrare una gru, con mio padre al mio fianco.
Portavo i sacchi di cemento e raddrizzavo i chiodi con il martello.
Dopo una settimana di lavoro mio padre mi disse:
“Ok, andiamo a prendere questo benedetto pallone”.
Gli risposi: “No grazie Papà, va bene così”.
In quel momento capii quanti sacrifici ci sono dietro ogni conquista.
Forse è proprio da questo episodio che è nata la mia carriera.
Ho fatto la gavetta ovunque, partendo dalle serie minori e tutto quello che ho raggiunto me lo sono guadagnato pezzo dopo pezzo.
Il calcio è bello in tutte le categorie e per me non ha mai fatto nessuna differenza giocare in C o in A. L’unica differenza sostanziale è il lato economico. Per il resto è sempre calcio e le emozione sono le stesse”.
Fonte: FanPage
📸 Igor Protti (bimbo col pallone in mano) dal suo profilo Instagram #protti
«Oggi fanno un paio di partite buone e già si parla di azzurro. Io non sono stato mai convocato, nemmeno dopo i 24 gol di Bari... E, probabilmente, almeno un’amichevole con l’Italia l’avrei meritata. Con Kennet Andersson, anche se quel Bari poi finì in Serie B, facemmo 36 gol in due: io 24, lui 12…
Ho rinunciato a un Miliardo di contratto per Livorno? Quel gesto l’ho fatto e lo rifarei mille volte. Ora invece gli stipendi sono assurdi. Quello che certi calciatori prendono in un mese noi lo prendevamo in un paio d’anni… Assurdo.
Da come vedo, non esiste più il calcio dei sentimenti».
Igor Protti non ti dimenticheremo mai 🙏🏻💔
Un vecchio ricordo della Gazzetta dello Sport
Igor Protti ha voluto lasciare un ultimo messaggio, condiviso dalla famiglia dopo la sua scomparsa come richiesto dall'ex attaccante.
"Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale.
Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato.
Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato.
Sperando che sia un arrivederci e non un addio.”
Calcio in lutto, è morto Igor Protti
via www.corrieredellosport.it
Dopo aver lottato come un leone contro la malattia si è spento Igor Protti. RIP
Il calcio italiano piange la scomparsa di Igor Protti.
Uno dei più grandi bomber degli anni '90 si è spento a 58 anni dopo una lunga malattia.
Protti è stato capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C. Il suo nome è legato soprattutto a due piazze caldissime del nostro calcio, Bari e Livorno.
Repubblica Ceca - Sudafrica 1-1 : Highlights | Mondiali di Calcio FIFA 2026
https://youtube.com/watch?v=N6QHhL-S_wQ&is=wHbL4M4LLf92SQrJ
"Ogni squadra può avere i suoi tifosi, quindi non capisco perché solo le squadre africane non possano mentre l'Occidente fa la predica a tutti su "inclusione" e "diritti umani"."
Fratm Kalidou Koulibaly si è lamentato dell'impossibilità dei tifosi africani di entrare negli Stati Uniti per il Mondiale Razzista 2026, organizzato da uno stato profondamente razzista.
Sul finire del 2025, l'amministrazione Trump (chi se non altri) ha emesso dei travel ban che hanno aggiunto ulteriori paesi alle restrizioni all'accesso agli USA, tra cui molti africani, compresi Senegal e Costa d'Avorio, che partecipano al Mondiale.
¡Ya disponible! Investigación de Telegram 2025 — los principales insights del año 
