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💛🩷Buongiorno anime in movimento 💛🩷
Mi avete chiesto in privato perché chiudo il gruppo;
Il motivo è che è pervaso da spam.
Qui potete unirvi nel nuovo https://chat.whatsapp.com/KT0j2zIfRHbJNFDaHg5X0i?s=cl&p=i&ilr=4
Vi aspetto felice
Temo che dovrò chiudere questo canale Telegram entro qualche settimana.
Chi fosse interessato ad avere info su corsi, programmi, spunti di lavoro su sé, serate gratuite, webinar etc… può scrivere al 3757099880 o alla mail info@daphnesangalli.com
Verrà inserito nel gruppo whatsapp dedicato.
Buona serata a tutti 🩷💛
Daphne
Sai capire quando chi hai davanti sta mentendo? Linguaggio non verbale: conoscere il paziente, il cliente, se stessi, l’essere umano oltre a ciò che dice.
Relazioni
Il più delle volte le radici del problema nella coppia non sono la mancanza d’amore, né la sessualità ma la comunicazione.
Un parlare che non comunica, un tacere che non permette di comprendere, un gridare che ferisce, spaventa e porta a chiudere l’altro, l’altra.
La carenza di intimità nella camera da letto, le incomprensioni, il fatto di non sentirsi amati, sono spesso il risultato di una comunicazione aggressiva o passiva.
Un tipo di comunicazione che abbiamo appreso da piccoli, talvolta da piccolissimi, addirittura quando eravamo nel grembo materno.
Se vogliamo avere una relazione sana dobbiamo prima di tutto essere in grado di comunicare con noi stessi.
Poi arriva l’altro o l’altra.
Che emozioni sento?
Come le esprimo?
Cosa voglio dire?
Come lo dico?
Di cosa ho bisogno?
Come lo chiedo?
Quali sono le mie esigenze?
Quanto le rispetto?
Come chiedo di farle rispettare?
Questo argomento verrà trattato in uno dei moduli di formazione perché non riguarda solo la coppia, riguarda la relazione profonda con noi e se non siamo in grado di relazionarci con il nostro sé profondo, ogni relazione è finzione.
Per info e iscrizioni
info@Daphne Sangalli.com
É previsto, per chi ne sentisse la necessità, un breve colloquio con Daphne.
Numero e appuntamento verranno forniti via mail.
Lo psicologo Andrew Christensen ha scoperto la dinamica che porta il 74% delle coppie a lasciarsi nei 3 tre anni...
Non è la noia. Non è la routine. Non è "non sentire più la stessa cosa".
È un meccanismo preciso studiato da decenni,e ha un nome: pattern domanda-ritiro.
Uno dei due chiede e l'altro si ritira.
Lui/lei dice: "dobbiamo parlare".
Lei/lui chiude la conversazione,cambia stanza, dice "non adesso".
Lui/lei alza la voce.
Lei/lui si chiude ancora di più.
Lui/lei si sente non visto/a.
Lei/lui si sente attaccata/o.
Più lui/lei chiede,più lei/lui si ritira.
Più lei/lui si ritira,più lui/lei chiede.
E nessuno dei due si rende conto che non stanno litigando per il problema iniziale: stanno litigando per come si sentono dentro la relazione.
Christensen ha mostrato che le coppie intrappolate in questo pattern sviluppano nel tempo una distanza emotiva.
Lo psicologo John Gottman, indipendentemente,lo ha confermato nei suoi quarant'anni di ricerca al Love Lab: è uno dei predittori più affidabili del divorzio nei primi anni. E il dato più scomodo è questo: quasi nessuna coppia capisce cosa sta succedendo. Lui/lei si convince che lei/lui non lo/la ami più. Lei/lui si convince che lui/lei sia diventato/a troppo esigente. Entrambi confondono una dinamica relazionale con un sentimento finito.
L'amore c'è. Eccome. Ma il sistema in cui vive si è rotto. E qui arriva ciò che la psicologa Sue Johnson ha portato in clinica in Hold me tight nel 2008. Sotto il pattern domanda-ritiro non c'è ostilità: c'è paura. La paura di essere lasciati,da una parte. La paura di non essere abbastanza, dall'altra. Per questo molte coppie non si lasciano perché si amano meno: si lasciano perché nessuno ha mai insegnato loro a riconoscere il momento esatto in cui smettono di parlarsi.
Barbara Britta Bedini
+1
Buongiorno 🩷💛
Per chi
Volesse iscriversi al primo o al secondo anno qui avete il programma 🎉
3757099880
Per info
In base a che cosa, da bambini, abbiamo imparato ad "esistere"?
IN BASE A COSA HAI IMPARATO AD "ESISTERE"?
Ti è già capitato di notare che tendi a ritrovartı sempre nelle stesse situazioni?
Se abbiamo imparato ad esistere attraverso il successo e il riconoscimento altrui, attraverso i bei voti o aiutare qualcuno in famiglia, l'inverso potrebbe essere: non esisto più quando fallisco, quando non prendo bei voti, quando non aiuto il prossimo etc..
È diventando consapevoli di qual è il nostro imprinting “se faccio così allora posso concedermi di esistere”,” che potremo modificare l’equazione in una più favorevole: dalla memoria emozionale che ha sede nel sistema limbico, il quale, ricordo, ci spinge a ripetere le cose gradevoli
Un esempio? Se ha memorizzato l'equazione amare = sof-
frire, esso può spingerci a creare un conflitto con la persona per cui cominciamo a provare amore. Perché agisce così? Per proteggerci dalla sofferenza.
«E tu, in base a cosa hai imparato ad esistere?»
Buongiorno, siamo al completo :D . E' aperta la lista di attesa nell'eventualità qualcuno si cancellasse. Visto il successo, a breve invio altre date.
Vuoi provare l’esperienza di divenire l’energia di un elemento?
Hai mai provato a essere consapevolezza, coraggio, condivisione? Hai voglia di scoprire come lavora in te l’elemento creatività o cuore?
Vuoi provare a dialogare con l’elemento Costanza o criterio per sapere quali messaggi hanno da portarti?
Il 13 giugno tornano i cerchi di 8 elementi 🎉
Prima data
13 giugno dalle 10 alle 14 a Piacenza
Ci sono ancora 5 posti liberi
Per prenotarvi e per info potete scrivere al 3757099880
Il tuo futuro è prevedibile quando sai osservare il mondo invisibile. A quel punto non sei in balia degli eventi. Previeni e aggiusti.
Vuoi scoprire come sei posizionato a livello energetico?Chakra e corpi sottili: cosa sono, come funzionano, cosa governano, come si leggono…
Ci vediamo domani dalle 14 alle 14.45 nel webinar dedicato a tutto ciò
Buon mercoledì ☀️🐞☀️
L’entusiasmo affettivo e sessuale spesso viene smorzato dalla incapacità comunicativa.
Nel mio lavoro ho potuto constatare che molte volte basta aiutare la coppia a comprendere il tipo di comunicazione del partner.
Questo però richiede prima la capacità di saper comunicare con se stessi.
Ecco perché, in molte coppie, uno o addirittura entrambi i partner prediligono delegare la responsabilità esclusivamente all’altro, togliendosi da ogni eventuale “colpa”.
Questo non permette la crescita insieme ma neanche da soli.
Ecco perché ci sono un sacco di coppie formate da soggetti biologicamente adulti, emotivamente e mentalmente infanti, sentimentalmente anziani.
Daphne Sangalli
“Contanti o carta?” È una domanda che sentiamo ogni giorno. Ma dietro questa scelta, oltre alla comodità, si nasconde un meccanismo psicologico che può influenzare il nostro modo di spendere.
Secondo le neuroscienze applicate al neuromarketing, il metodo di pagamento incide su una sensazione chiamata pain of paying, ovvero il “dolore del pagare”. Quando spendiamo denaro, soprattutto in contanti, si attivano aree del cervello legate a emozioni negative, come l’insula, coinvolta anche nella percezione del dolore. In altre parole, pagare può essere vissuto come una piccola perdita concreta.
Per secoli abbiamo pagato con qualcosa di fisico: monete e banconote. Tocchiamo i soldi, li contiamo, li vediamo sparire. Questo rende il pagamento un’esperienza tangibile e consapevole, aumentando la percezione della perdita. Il nostro cervello, infatti, tende a dare più peso a ciò che perdiamo rispetto a ciò che guadagniamo: è il fenomeno dell’avversione alla perdita.
Con carte e pagamenti digitali, invece, tutto cambia. Il denaro diventa “invisibile”: non lo tocchiamo né lo vediamo uscire dalle nostre mani. Questo riduce il pain of paying, funzionando quasi come un “analgesico finanziario”. Di conseguenza, siamo più propensi a spendere, spesso anche in modo impulsivo. Il fenomeno è ancora più evidente con le carte di credito, dove il pagamento è posticipato e meno percepito nel momento dell’acquisto.
Lo smartphone porta questo processo ancora oltre. Oltre a ridurre il “dolore”, può generare il cosiddetto pleasure of paying, cioè il “piacere di pagare”. Uno studio del 2022 ha mostrato che i pagamenti via smartphone attivano circuiti neurali legati alla gratificazione.
Il motivo? Pagare con lo smartphone è rapido, fluido e richiede pochissimo sforzo. Inoltre, associamo il telefono ad attività piacevoli: messaggi, social, musica. Questo crea un collegamento positivo che può rendere il pagamento stesso gratificante.
Il risultato è che, senza accorgercene, diventiamo meno cauti e più inclini a spendere. E forse, se dovessimo tirare fuori contanti e contarli uno a uno, ci penseremmo un attimo in più.”
Articolo dal web ma sperimentato prima su me e poi durante il lavoro con centinaia di persone
Cosa ne pensate?
A TUTTI QUELLI.CHE.......TOGLIAMO I CONTANTI
(ORA VE LO DICE ANCHE LA SCIENZAA...CHE VE PIACE TANTO QUANFO SI PARLA DI SCIENZA..)
“Contanti o carta?” È una domanda che sentiamo ogni giorno. Ma dietro questa scelta, oltre alla comodità, si nasconde un meccanismo psicologico che può influenzare il nostro modo di spendere.
Secondo le neuroscienze applicate al neuromarketing, il metodo di pagamento incide su una sensazione chiamata pain of paying, ovvero il “dolore del pagare”. Quando spendiamo denaro, soprattutto in contanti, si attivano aree del cervello legate a emozioni negative, come l’insula, coinvolta anche nella percezione del dolore. In altre parole, pagare può essere vissuto come una piccola perdita concreta.
Per secoli abbiamo pagato con qualcosa di fisico: monete e banconote. Tocchiamo i soldi, li contiamo, li vediamo sparire. Questo rende il pagamento un’esperienza tangibile e consapevole, aumentando la percezione della perdita. Il nostro cervello, infatti, tende a dare più peso a ciò che perdiamo rispetto a ciò che guadagniamo: è il fenomeno dell’avversione alla perdita.
Con carte e pagamenti digitali, invece, tutto cambia. Il denaro diventa “invisibile”: non lo tocchiamo né lo vediamo uscire dalle nostre mani. Questo riduce il pain of paying, funzionando quasi come un “analgesico finanziario”. Di conseguenza, siamo più propensi a spendere, spesso anche in modo impulsivo. Il fenomeno è ancora più evidente con le carte di credito, dove il pagamento è posticipato e meno percepito nel momento dell’acquisto.
Lo smartphone porta questo processo ancora oltre. Oltre a ridurre il “dolore”, può generare il cosiddetto pleasure of paying, cioè il “piacere di pagare”. Uno studio del 2022 ha mostrato che i pagamenti via smartphone attivano circuiti neurali legati alla gratificazione.
Il motivo? Pagare con lo smartphone è rapido, fluido e richiede pochissimo sforzo. Inoltre, associamo il telefono ad attività piacevoli: messaggi, social, musica. Questo crea un collegamento positivo che può rendere il pagamento stesso gratificante.
Il risultato è che, senza accorgercene, diventiamo meno cauti e più inclini a spendere. E forse, se dovessimo tirare fuori contanti e contarli uno a uno, ci penseremmo un attimo in più.
Famiglia, lavoro, denaro, tempo di qualità, sessualità… qual é l’area che in questo momento senti più bisognosa di cura?
Ogni area è collegata a punti energetici che possono essere ipo attivi o iper attivi, creando scompensi nel piano materiale (ovvero nella realtà quotidiana)
Il 2 aprile alle 14 in un webinar dedicato ai corpi sottili e ai chakra, vi darò qualche spunto per scoprire dove sono i vostri “blocchi” energetici e come liberarli
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Caterina 3757099880
