𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠
Canal cerrado
La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.
Mostrar más3 033
Suscriptores
-124 horas
-57 días
-1330 días
Archivo de publicaciones
3 033
Siamo nel 1977 in piena scena progressive rock, ed una band su tutte sta vivendo appieno quest' onda di successo... I Kansas. Una band con un sound fortemente caratterizzato dalla presenza del violino (Robby Steinhardt) e capaci di far convergere nelle proprie composizioni influenze disparate, dal country al blues, dall’hard rock a una concezione musicale di matrice orchestrale. Kerry Livgren, tastierista, chitarrista e anima compositiva del gruppo, descrisse in un’intervista il suo stato d’animo di quel periodo:
“Stavo leggendo un libro su una poesia indiano-americana e mi imbattei in una frase in cui si diceva: "perché tutto ciò che noi siamo è polvere nel vento". E io pensai: "è proprio vero. Adesso ho il successo (avevo tutti quei possedimenti materiali, avevo raggiunto il traguardo nella mia vita a quel punto), eppure sto tornando a terra (e questo cosa significa?)"
Fu proprio da qui che prese vita la scintilla creativa, dando vita a uno dei pezzi più celebri dei Kansas: "Dust in the Wind".
Livgren ha così descritto la canzone: “Stavo solo esprimendo la mia ricerca personale di qualcosa”. Se niente dura per sempre, se “tutto il mondo passa e quasi orma non lascia” come direbbe Leopardi, cosa ci resta?
"Dust in the wind" non è da intendersi come un giudizio definitivo sulla vita e sul destino delle cose, ma come l’inizio di una riflessione, di un percorso personale, di una ricerca che avrebbe portato Livgren nel 1979 alla conversione al Cristianesimo...dimostrando che un uomo può sempre cambiare per non rimanere solo "polvere nel vento"...
A voi i Kansas con la loro splendida "Dust in The Wind". Buon ascolto ❣️
Unisciti 👉 @rock_metalballad
3 033
Io no, non sono uno di terra,
staccatemi il prezzo dal ventre
che Dio m'incollò sputandomi nel mondo.
Io no, non ho i somatismi da giudeo,
perdetemi nei vostri ghetti da lacrima,
ariani, ma di quale sangue?
Carne di nessun regime.
Io no, non ho un negro da piangere,
quelli erano amici davvero legati,
ma da quale spago?
Per Dio, liberi liberi liberi liberi.
Io, sì, sono la mente di un altro
nel corpo di un altro ancora che poi morì.
Dai, vieni qui.
3 033
Io no, non sono uno del branco,
cancellatemi dalle vostre agende,
figli dei figli, ma di quali fiori?
Diluite le vostre droghe!
Io no, non sono uno da sangue,
staccatemi i vostri aghi di culto
bucati, ma da quale chiodo?
Tendetemi le vostre spire.
Io no, non sono un uomo da bere,
sputatemi dalle vostre labbra
figlie, ma di quale madre?
Fetenti feti di fede,
io sì, sono il sogno da cui hai succhiato,
che ti inganna di notte e che muore di giorno
rovistandoti nell'immondo.
Ma non è vero che il sangue sia al posto del mare
e che le infinite stelle siano gerarchie infernali.
Noi, che morivamo con la mente
e con le mani che stigmatizzano la fede,
prontiti a cambiar bandiere
e a bestemmiare alla luna.
Io no, non sono uno di terra,
staccatemi il prezzo dal ventre
che Dio m'incollò sputandomi nel mondo.
3 033
Beh è appena morto Richard Benson. Molti di voi non lo conosceranno, o non ne avranno mai apprezzato la caratura. O semplicemente non ne hanno mai sentito parlare.
Una persona di una cultura musicale spropositata, in tempi in cui la fruibilità della musica non era così scontata come oggi, in tempi in cui si suonava il ballo del mattone, arrivò lui, collaboratore di artisti internazioni come Yoko Ono e Grace Jones. La sua voglia di educare le nuove generazioni ai grandi del passato con un occhio al futuro. Al di là del personaggio bizzarro, sempre nobili intenzioni.
Pur si vedere il tutto esaurito alle sue serate, si faceva lanciare addosso ortaggi, pomodori, polli. UN POLLOOOOO!
Sono rimasto “come un cane che siede all’ombra di un cipresso guardando il padrone… morto” [cit.]
Riposa in pace Richard Philip Henry John Benson…….. 🌹 un pezzo della mia adolescenza se ne vola via… 💔
3 033
Scar tissue parla di rehab. La fatica di disintossicarsi e contemporaneamente la fatica di essere “i diversi”.
Californication, l’album da cui è tratta la canzone, è forse ad oggi il maggior successo dei Red Hot Chilli Peppers.
Scar Tissue descrive il bisogno di avere un amico a fianco.
“Se ti mostrassi i miei difetti, se non potessi essere forte, dimmi, mi ameresti ancora?”
La domanda è senza tempo, la declinazione scelta dai Red Hot Chilli Peppers per porla rifugge ogni compassione ed è scritta con un tono più secco: fate come volete, se non capite me ne sto per conto mio. “With birds I’ll share this lonely view“.
Ma è una diffidenza non sincera, forse come molti tipi di diffidenze, che nasconde una richiesta intensa come un grido che parte dal cuore: tienimi stretto, anzi trattienimi, non lasciarmi volare via nei miei pensieri.
Scar Tissue è il manifesto del bisogno che abbiamo di qualcuno a fianco nei momenti peggiori.
Un capolavoro dei RHCP. Buon ascolto con Scar Tissue ❤️
Unisciti 👉 @rock_metalballad
3 033
Eccoci ad un gruppo che io amo, adoro visceralmente. Bloodhound Gang. Ebbene si, proprio loro, che hanno scritto quel capolavoro di "The Bad Touch".
Oggi ci occuperemo di un brano tutto particolare, "The Ballad of Chasey Lain".
Narra la storia di Jimmy Pop, cantante della gang, che vede in una pubblicità questa ragazza magnifica Chasey Lain e decide di mandarle foto hot a domicilio come modo per corteggiarla, salvo poi scoprire che aveva le braccia pelose e "she was dumber than that table".
Pare sia successo davvero, e questa modella è presente anche nel video che vi linko, nuda come tutte le altre modelle presenti nel video. Sembrano tutti distratti da cotanta bellezza, tanto che il bassista cade dal palco mentre suona nel video, per poi scoprire, solo alla fine del video, che cio che attirava la loro attenzione era ben altro.
Un gruppo Comedy Rock, ma che ha fatto dei pezzi davvero meravigliosi nella loro semplicità armonica, strumentale e lirica.
Signori la Bloodhound Gang, The Ballad of Chasey Lain. Buon Ascolto 🖤
Unisciti 👉 @rock_metalballad
3 033
Sull’onda del successo del 45 giri “Mr. Tambourine Man” e dell’omonimo album, i Byrds fanno questa bellissima cover.. Turn! Turn! Turn! (To Everything There Is A Reason), questa volta un traditional che Pete Seeger (ve lo ricordate?) aveva da poco riadattato al folk, inserendo nel testo alcuni brani tratti dal Libro degli Ecclesiasti della Bibbia.
Il 45” fa davvero il botto e raggiunge, ad ottobre del 1965 (sei mesi dopo Mr Tamburine Man), il numero uno delle classifiche.
Lo stile è ancora il folk-rock dell’esordio, caratterizzato dal tipico “jingle-jangle” della Rickenbacker di McGuinn e dalle armonie vocali di Crosby Clarck (un giorno vi posterò qualcosa) e dello stesso McGuinn; ma l’amalgama del gruppo si è perfezionata e raffinata all’inverosimile tanto da creare questa meravigliosa canzone oramai inserita negli annali e considerata da tutti come loro.
Buon ascolto. 🙋🏻♂️
