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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets

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⚠️ BREAKING | Trump ha respinto la proposta di Putin di trasferire in Russia l’uranio altamente arricchito dell’Iran come parte di un possibile accordo per fermare la guerra, secondo Axios. • Putin aveva suggerito di spostare in Russia circa 450 kg di uranio arricchito al 60%, materiale che potrebbe essere convertito in qualità militare in poche settimane e sufficiente teoricamente per oltre 10 bombe nucleari. • L’idea non è nuova: Mosca aveva già custodito uranio iraniano nell’ambito dell’accordo nucleare del 2015 ed è uno dei pochi Paesi con la capacità tecnica di farlo. • Washington però ha rifiutato: per USA e Israele mettere in sicurezza quell’uranio è uno degli obiettivi principali della guerra. Dietro le quinte: • Stati Uniti e Israele stanno valutando anche operazioni speciali sul terreno per prendere il controllo delle scorte nucleari iraniane. • Il Pentagono ha confermato di avere “diverse opzioni” per mettere in sicurezza l’uranio. Nel frattempo Trump ha ammesso per la prima volta che la Russia sta aiutando l’Iran nel conflitto, pur ridimensionando la cosa: “Penso che Putin li stia aiutando un po’… ma lui pensa la stessa cosa di noi con l’Ucraina.” Il nodo centrale resta uno: chi controllerà le scorte nucleari iraniane se il conflitto dovesse fermarsi. ~ About Markets Buon weekend!

Francia e Italia stanno avviando colloqui con l’Iran per cercare di garantire il passaggio sicuro delle proprie navi nello St
Francia e Italia stanno avviando colloqui con l’Iran per cercare di garantire il passaggio sicuro delle proprie navi nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dal Financial Times. 🇮🇹 Notizia positiva per noi italiani e il fatto stesso che Paesi europei stiano cercando un canale diplomatico diretto con Teheran mostra quanto il rischio per il traffico marittimo nello stretto sia diventato concreto. Lo Stretto di Hormuz resta infatti uno dei punti più critici per il commercio globale, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Anche solo il timore di interruzioni può avere effetti immediati su energia e mercati.

Il dato sull’inflazione PCE, che è quello più osservato dalla Fed, è uscito sostanzialmente in linea con le attese, quindi da
Il dato sull’inflazione PCE, che è quello più osservato dalla Fed, è uscito sostanzialmente in linea con le attese, quindi da quel lato non ci sono state vere sorprese per il mercato. Il resto dei dati, invece, è stato piuttosto debole. La crescita del PIL del quarto trimestre è stata rivista al ribasso in modo inatteso allo 0,7%, mentre anche gli ordini e le spedizioni di beni durevoli core di gennaio sono risultati sotto le aspettative. La revisione della crescita è stata abbastanza diffusa: consumi, investimenti delle imprese (capex) ed esportazioni nette sono tutti risultati peggiori rispetto alle stime iniziali. Questi numeri danno più argomenti a chi teme un rallentamento dell’economia e rafforzano l’idea che la Fed possa avere più spazio per tagliare i tassi nei prossimi mesi. E infatti il mercato sta reagendo proprio così: i rendimenti dei Treasury a breve scendono, con il 2 anni in calo, segnale che gli investitori stanno iniziando a prezzare uno scenario di politica monetaria più accomodante. Detto questo, i più ottimisti fanno notare che dati così deboli potrebbero anche aumentare la probabilità di un rimbalzo dell’attività economica nel primo trimestre. Per ora però i mercati sembrano concentrarsi soprattutto sul lato crescita più fragile.

Petrolio, guerra e sanzioni: perché gli USA stanno allentando la pressione sulla Russia • Gli Stati Uniti stanno allentando a
Petrolio, guerra e sanzioni: perché gli USA stanno allentando la pressione sulla Russia • Gli Stati Uniti stanno allentando alcune sanzioni sul petrolio russo Washington ha deciso di permettere ad altri Paesi di acquistare petrolio russo già caricato sulle petroliere ma rimasto bloccato in mare. L’obiettivo è semplice: aumentare rapidamente l’offerta globale di greggio per contenere il forte rialzo dei prezzi dell’energia. • La mossa arriva mentre il petrolio resta sopra quota $100 Le tensioni in Medio Oriente stanno mettendo pressione sull’offerta globale e il Brent si è riportato sopra i $100 al barile, livello che inizia a creare problemi per inflazione e crescita globale. • Russia e Stati Uniti, per una volta, hanno lo stesso interesse Il Cremlino ha accolto con favore la decisione americana: secondo Mosca il mercato energetico non può stabilizzarsi senza grandi volumi di petrolio russo. In questa fase, quindi, gli interessi energetici dei due Paesi si stanno temporaneamente sovrapponendo. • Ma l’effetto sul petrolio resta limitato Nonostante la notizia abbia portato a un leggero calo dei prezzi (circa -1,19%), il mercato non vede questa mossa come una soluzione strutturale. Si tratta infatti solo di barili già caricati sulle navi, non di nuova produzione. • Il problema vero resta lo Stretto di Hormuz Anche se arriva più petrolio russo sul mercato, non si sostituisce facilmente il flusso energetico che passa da Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Finché quel collo di bottiglia resta a rischio, il mercato continuerà a prezzare un forte premio geopolitico sull’energia.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 13 marzo 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 −1,52% (6.673), Nasdaq 100 −1,73% (24.534), Dow Jones −1,56% (46.678), Russell 2000 −2,12% (2.489) Europa: EuroStoxx 50 −0,69% (5.755), DAX +0,06% (23.601), CAC 40 −0,71% (7.984), FTSE MIB −0,64% (44.488) Asia: Nikkei 225 −1,33% (53.730), Hang Seng −0,53% (25.581) –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Energy +0,98%, Utilities +0,73%, Consumer Staples +0,09% Bottom 3: Industrials −2,52%, Consumer Discretionary −2,21%, Health Care −1,76% –– Market Snapshot – aggiornamento in tempo reale –– USA: S&P 500 +0,22% (6.692), Nasdaq 100 +0,08% (24.580) Europa: EuroStoxx 50 +0,44% (5.754) Asia: Hang Seng −0,53% (25.581), Nikkei 225 −1,33% (53.730) Commodity: Oro 5.104 $/oz (+0,50%), Silver 84,37 (+0,62%), Brent 100,30 $ (−0,79%) Valute: EUR/USD 1,1554 (+0,36%) Bitcoin 71.344 $ (+1,16%) –– Takeaway veloci –– • Il mercato è tornato in modalità risk-off piena: petrolio sopra 100 dollari, rendimenti in salita e multipli equity sotto pressione. • Il vero tema non è solo Hormuz “chiuso”, ma Hormuz minato: questo rende più difficile e lenta qualsiasi normalizzazione. • il CENTCOM conferma lo schianto di un KC-135 Stratotanker USA in Iraq • il CME avverte Trump sui rischi di un intervento diretto nei derivati energetici. –– Driver principali & Reazioni dei mercati –– Il punto chiave è che la guerra asimmetrica dell’Iran sembra essersi spostata dalla semplice minaccia militare alla disseminazione di mine navali, con attacchi quotidiani, petroliere colpite e traffico commerciale sempre più congestionato. Anche se Teheran smentisce ufficialmente il mining, il mercato sta chiaramente prezzando il rischio opposto. –– Macroeconomic Data –– • Jobless claims USA: 213k, stabili • Continuing claims: 1,85 mln, in linea con il consenso • Bilancia commerciale USA: deficit a 54,4 mld $, molto meglio dei 68 mld $ attesi –– Specifiche azioni –– • Adobe crolla ai minimi da 7 anni dopo dimissioni del CEO e guidance deludente • Morgan Stanley limita i riscatti in uno dei suoi fondi di private credit, restituendo meno della metà del capitale richiesto –– Prossimi eventi da monitorare –– • USA: Core PCE, redditi e spesa personale, ordini di beni durevoli, JOLTS, fiducia preliminare Michigan –– Focus del giorno –– Goldman alza la posta: Hormuz può restare bloccato per 21 giorni non conta solo la chiusura di Hormuz, conta quanto può durare. Goldman Sachs ha aggiornato il suo scenario ipotizzando che i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz restino al 10% dei livelli normali per 21 giorni, contro l’ipotesi precedente di una disruption molto più breve. Solo dopo ci sarebbe una ripresa graduale nell’arco di circa un mese. Per il mercato questa non è una sfumatura. È il passaggio da uno shock “gestibile” a uno shock che comincia a entrare nelle aspettative macro, inflattive e di politica monetaria. I numeri aiutano a capirlo: • Goldman stima un impatto sulle esportazioni del Golfo di circa 16,2 milioni di barili al giorno • Anche con una risposta politica aggressiva, tra SPR globali e possibili flussi russi, il danno verrebbe solo attenuato, non cancellato • Nello scenario di interruzione più lunga, la banca vede rischi di prezzi del greggio ben più alti del quadro base e avverte che, in casi estremi, i prezzi giornalieri potrebbero persino superare i picchi del 2008 il petrolio non sale solo per scarsità fisica immediata, ma perché il mercato deve prezzare un premio di rischio molto più alto per evitare che le scorte scendano a livelli critici. In pratica, finché non c’è fiducia su una riapertura vera, il greggio può restare strutturalmente teso. E questo si riflette ovunque: più petrolio = più inflazione attesa = meno tagli Fed = rendimenti più alti = multipli equity più sotto pressione. In sintesi, il tema non è più soltanto “Hormuz chiuso sì o no”. Il tema è che più la disruption si allunga, più il mercato entra in una logica da shock energetico persistente.

Il mercato non reagisce a questa notizia perché scortare una petroliera non è la soluzione. I danni che puo’ avere una nave da guerra sono molto superiori a quelli di una petroliera Continua la guerra asimmetrica e gli USA là stanno perdendo

⚠️ BREAKING | Gli Stati Uniti si preparano a scortare le navi nello Stretto di Hormuz. Il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha dichiarato a Sky News che la Marina americana inizierà a scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz “non appena sarà militarmente possibile”. In pratica significa che navi militari USA accompagneranno fisicamente petroliere e cargo mentre attraversano lo stretto, per proteggerle da attacchi, mine o sequestri in una delle rotte energetiche più importanti del mondo.

Mercati in calo, ma il software tiene (e nei nostri portafogli si vede) • Oggi i mercati stanno scendendo di circa -1.30%, ma
Mercati in calo, ma il software tiene (e nei nostri portafogli si vede) • Oggi i mercati stanno scendendo di circa -1.30%, ma nelle nostre strategie il colpo è molto più contenuto. Non solo perché manteniamo circa il 20% di copertura short sui future, ma anche perché diversi titoli in portafoglio stanno performando bene. • In particolare il software. Lo stiamo dicendo da settimane: dopo aver perso anche il 40-50% dai massimi, molti nomi di qualità stanno diventando il nuovo “value” del mercato. Curiosamente è esattamente la frase che ci ha detto oggi un amico incontrato all’ANCP di Bologna: “il software è il nuovo value”. • E i numeri di oggi lo confermano. Tra i titoli software positivi nei nostri portafogli troviamo ad esempio HubSpot, Salesforce, Intuit, PTC, Adobe, ServiceNow, con performance intraday solide nonostante il mercato debole. Quello che stiamo vedendo è coerente con il concetto che abbiamo coniato AURA — Asset Underperforming, Resilient & Agentic. Non tutto il software, ma alcuni nomi di qualità, dopo il grande drawdown, stanno mostrando resilienza. E infatti li abbiamo inseriti nelle strategie Robotics & AI e Best Brands. Disclaimer: non è un consiglio di investimento.

È passato inosservato.... Mercoledì l’amministrazione Trump ha avviato una nuova ondata di indagini commerciali globali che potrebbe riaccendere la guerra dei dazi nei prossimi mesi. • Gli Stati Uniti hanno avviato indagini ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974 contro Cina, Unione Europea, Messico, India e oltre una dozzina di altre economie, con l’obiettivo di individuare pratiche commerciali ritenute “sleali” legate alla sovracapacità industriale. • Il punto centrale dell’indagine è la “overcapacity manifatturiera”: secondo Washington molti partner commerciali producono più beni di quanti ne possano assorbire internamente, creando surplus commerciali persistenti e riversando l’eccesso di produzione sui mercati globali, soprattutto negli Stati Uniti. • Se le indagini confermeranno queste pratiche, l’amministrazione potrà reintrodurre o ampliare tariffe e misure commerciali contro i paesi coinvolti. E il messaggio della Casa Bianca è chiaro: potrebbero arrivare altre indagini e altri strumenti nei prossimi mesi. In altre parole: la stagione dei dazi potrebbe non essere finita. Fonte: https://ustr.gov/sites/default/files/files/Press/Releases/2026/USTR%20301%20FRN%20Industrial%20Excess%20Capacity%203-11-26.pdf

Oggi siamo all’ANCP di Bologna 2026 per una conferenza insieme a private banker e consulenti, dove discuteremo dei mercati e
Oggi siamo all’ANCP di Bologna 2026 per una conferenza insieme a private banker e consulenti, dove discuteremo dei mercati e dei principali temi che stanno guidando questo periodo. Sono previsti due interventi: Carlo De Luca e Alessio Garzone. Il primo giro di domande sarà dedicato alla guerra in corso e alle sue implicazioni economiche e geopolitiche. Il secondo tema riguarderà il debito globale e la sua sostenibilità. Il terzo focus sarà sulle valutazioni legate all’intelligenza artificiale. Infine, parleremo del tema della dedollarizzazione e delle possibili conseguenze per i mercati internazionali.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 12 marzo 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 -0,08% (6.776), Nasdaq 100 +0,03% (49.965), Dow Jones -0,61% (47.417), Russell 2000 -0,20% (2.543) Europa: EuroStoxx 50 -0,70% (5.796), DAX -1,59% (23.588), CAC 40 -0,19% (8.042), FTSE MIB -0,95% (44.773) –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Energy +2,48%, Technology +0,35%, Communication Services +0,01% Bottom 3: Consumer Staples -1,29%, Real Estate -1,12%, Financials -0,83% ––– –– Market Snapshot – aggiornamento in tempo reale –– USA: S&P 500 -1,01% (6.710), Nasdaq 100 -1,07% (24.717) | Europa: EuroStoxx 50 -1,40% (5.712) | Asia: Hang Seng -1,23% (25.580), Nikkei 225 -1,50% (54.200) | Commodity: Oro 5.144 $/oz (-0,61%), Silver 84,48 (-1,46%), Brent 100,37 $ (+7,99%) | Valute: EUR/USD 1,1534 (-0,35%) | Bitcoin 69.396 $ (-1,14%) –– Takeaway veloci –– • Il CPI USA è uscito in linea, ma le componenti utili per il PCE sono risultate più calde e hanno spinto i Treasury al ribasso. • L’IEA ha approvato il rilascio di 400 milioni di barili, ma il mercato dubita che basti se Hormuz resta instabile. • Il tema credito privato continua a peggiorare: gate, riscatti e haircut stanno iniziando a diventare sistemici. –– Macroeconomic Data –– • CPI USA febbraio: headline +0,267% m/m, +2,4% a/a, in linea con le attese • Core CPI: +0,216% m/m, +2,5% a/a, anch’esso in linea • Le componenti collegate al core PCE sono però risultate più forti del previsto • Fed pricing: circa 30,6 bps di tagli prezzati entro dicembre, in netto calo rispetto ai 39 bps precedenti –– Specifiche azioni –– • Nvidia: rafforza la catena di fornitura del packaging avanzato e investirà 2 mld $ in Nebius per espandere il cloud AI. • Texas Instruments: si prepara ad aumentare i prezzi su alcuni semiconduttori da aprile. • JPMorgan: stringe i prestiti al mondo del credito privato e rivaluta al ribasso alcune garanzie. –– Prossimi eventi da monitorare –– • USA: jobless claims, bilancia commerciale, housing starts, GDPNow Atlanta Fed • Energia: dettagli operativi sul rilascio IEA • Banche centrali: CBRT, Bailey (BoE), Bowman (Fed) • Aste: Italia, Regno Unito, USA 30Y • Trimestrali: Adobe –– Focus del giorno –– Petrolio, Hormuz e credito: il mercato ha 3 problemi, non 1 Il primo è visibile a tutti: Brent sopra 100 dollari. Il rilascio IEA da 400 milioni di barili è enorme, ma il mercato sta dicendo una cosa semplice: se le esportazioni nel Golfo vengono colpite e Hormuz resta anche solo parzialmente compromesso, le riserve tamponano, non risolvono. Se la logistica nel Golfo resta instabile, significa una cosa molto semplice: inflazione più persistente. Il mercato sta rinviando i tagli dei tassi della Fed: il primo taglio pienamente prezzato è ormai verso fine anno. Ma sotto la superficie sta emergendo un terzo tema ancora più delicato: il credito privato. Negli ultimi anni questo settore è esploso fino a superare 2.000 miliardi di dollari. Con il crollo di molti titoli tecnologici e il cambiamento delle prospettive legato all’intelligenza artificiale, gli investitori hanno iniziato a chiedere i rimborsi. E qui emerge il vero rischio strutturale: molti fondi di credito privato promettono liquidità trimestrale, ma investono in asset molto illiquidi. Negli ultimi giorni sono arrivati i primi segnali di stress: • alcuni fondi hanno limitato i riscatti degli investitori • altri stanno vendendo asset per fare cassa • alcune banche, come JPMorgan, stanno riducendo la leva finanziaria disponibile per il settore Questo tipo di dinamica è pericolosa perché può trasformarsi in un circolo vizioso: riscatti → vendite forzate → ribasso delle valutazioni → nuovi riscatti. Per ora siamo lontani da una crisi sistemica, ma il messaggio del mercato è chiaro: il rischio non è solo geopolitico o energetico. Il rischio è che tre fattori si stiano muovendo nella stessa direzione: 1. petrolio più alto 2. tassi più alti più a lungo 3. liquidità più fragile nei mercati privati ~ About Markets

⚠️ BREAKING | Il petrolio torna sopra i $100 mentre la guerra con l’Iran colpisce direttamente le infrastrutture energetiche
⚠️ BREAKING | Il petrolio torna sopra i $100 mentre la guerra con l’Iran colpisce direttamente le infrastrutture energetiche del Medio Oriente. Il Brent sale fino a $101,6 (+10%) dopo l’evacuazione del terminal petrolifero di Mina Al Fahal in Oman e l’attacco a due tanker nelle acque irachene. Oman ha ordinato a tutte le navi di lasciare il suo principale terminal di export, uno dei pochi porti fuori dallo Stretto di Hormuz da cui il petrolio mediorientale può ancora essere spedito. Gli attacchi alle petroliere hanno inoltre spinto l’Iraq a fermare le operazioni nei suoi terminal petroliferi. Lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, è di fatto bloccato. Secondo fonti di sicurezza marittima il rischio è anche la presenza di mine navali, che renderebbero la riapertura delle rotte molto più lenta. Nemmeno il più grande rilascio di riserve petrolifere della storia (circa 400 milioni di barili coordinati dall’IEA, di cui 172 milioni dagli USA) è riuscito a raffreddare il rally. Goldman Sachs avverte che se Hormuz resterà bloccato anche nelle prossime settimane il petrolio potrebbe superare il record del 2008 ($147). Alcuni analisti iniziano già a parlare di scenari da $150. I mercati reagiscono: future sull’S&P 500 -1%, borse asiatiche in calo e nuove pressioni inflazionistiche globali mentre gas, diesel e costi di trasporto energetico continuano a salire.

AI Boom: il grande “giro di soldi” tra Big Tech e startup (Bloomberg) 1️⃣ Come funziona davvero il boom dell’AI Negli ultimi
AI Boom: il grande “giro di soldi” tra Big Tech e startup (Bloomberg) 1️⃣ Come funziona davvero il boom dell’AI Negli ultimi anni si è creato un meccanismo molto particolare: le grandi aziende tecnologiche investono nelle startup AI, e quelle stesse startup diventano poi clienti dei loro servizi cloud e dei loro chip. Esempio: Microsoft ha investito oltre $13 miliardi in OpenAI, e OpenAI utilizza massicciamente Azure per addestrare i modelli. 2️⃣ Il modello si è replicato ovunque Questo schema si è diffuso rapidamente in tutto il settore: - Amazon e Google → Anthropic (finanziamenti + cloud e chip) - Nvidia → OpenAI, xAI, Mistral - Microsoft e Nvidia → Anthropic - OpenAI → compra chip da Nvidia e AMD e cloud da Microsoft e altri provider In pratica tutti investono in tutti e poi si comprano i servizi a vicenda. 3️⃣ Nasce così una rete molto intrecciata Il grafico mostra proprio questo: una rete di relazioni finanziarie e commerciali tra chipmaker, cloud provider e startup AI. Nvidia, Microsoft e OpenAI sono al centro di questa rete che collega dozzine di aziende e centinaia di miliardi di investimenti. 4️⃣ Il lato positivo: un enorme “volano” di crescita Quando la domanda di AI cresce velocemente, questo sistema funziona come un flywheel: -gli investimenti finanziano nuovi modelli - i modelli richiedono più chip e cloud - chip e cloud generano più ricavi per chi ha investito È uno dei motivi per cui il boom AI ha spinto le valutazioni a livelli record. 5️⃣ Il rischio: l’effetto domino Il problema nasce se la domanda di AI cresce meno del previsto. In quel caso il meccanismo si può invertire: - le startup AI potrebbero non riuscire a pagare i giganteschi costi dei data center - smettono di comprare chip e cloud - e le aziende che hanno investito in loro perdono due volte: come fornitori e come investitori. Questo tipo di struttura è chiamata “circular deals”: se tutto va bene accelera la crescita, ma se qualcosa si rompe può amplificare le perdite in tutto il sistema. La storia ricorda molto la bolla delle telecom degli anni ’90, quando gli operatori finanziavano la costruzione di reti in fibra aspettandosi una domanda infinita. Quando la crescita rallentò, molti investimenti si rivelarono eccessivi. Se vuoi che analizziamo il tuo portafoglio e capire insieme come posizionarlo in un contesto di mercato sempre più complesso, puoi iscriverti qui. Ti contatteremo appena possibile per approfondire la tua situazione e valutare le soluzioni più adatte. https://forms.gle/AZsi5aSoaXK23wf59

🚨Record di domande nella puntata di oggi!!!!🚨 25 domande in 30 minuti. Jole Saggese ha posto a Carlo De Luca 25 domande che, molto probabilmente, sono le stesse che oggi si stanno facendo tanti investitori. Dal quadro macro alle diverse asset class, è uscita una puntata davvero interessante, ricca di spunti e risposte concrete. Vale la pena recuperarla. Non perdetela. https://youtu.be/MeBFXxoJP2w?is=xD42vEj0X2p5A2Pw

⚠️ BREAKING | Private credit sotto pressione: il Cliffwater Corporate Lending Fund ($33B) affronta richieste di rimborso oltre il 7%, alimentando i timori di una possibile “bank run” nel private credit da $1.8 trilioni. Il fondo è strutturato come interval fund, con riacquisti trimestrali normalmente limitati al 5% (fino al 7% massimo), ma la raffica di riscatti potrebbe costringere il gestore a limitare le uscite degli investitori. Il caso arriva dopo che BlackRock ha già limitato i riscatti al 5% sul fondo HPS Corporate Lending e mentre aumentano le preoccupazioni sulla qualità dei prestiti e sull’esposizione a società SaaS con FCF negativo. Si sente sempre più puzza di 2008…. Qui la notizia https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-10/cliffwater-s-private-credit-fund-said-to-see-7-plus-redemptions

☄️☄️☄️consiglio la visione dell’intervista di oggi su sky Postata su linkedin in modo che possiate esprimere un vostro parere e mettere un like se vi piace il nostro servizio gratuito di About Markets🙏🏻 https://www.linkedin.com/posts/carlo-de-luca-868aa5a6_11032026-intervista-carlo-de-luca-sky-share-7437462600877129731-wsUI?utm_source=social_share_send&utm_medium=ios_app&rcm=ACoAABaWKJABoPO6JhMoYDBirrSwpL0uKg8wgy4&utm_campaign=copy_link

⚠️ BREAKING | L’IEA prepara un rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche per compensare le interruzioni dell’
⚠️ BREAKING | L’IEA prepara un rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche per compensare le interruzioni dell’offerta legate alla guerra con l’Iran. Il piano potrebbe superare 100 milioni di barili nel primo mese. Il Giappone anticipa la decisione (15 giorni di riserve private + un mese di riserve statali), mentre anche la Germania valuta un rilascio parziale delle proprie scorte. Ma queste quantità restano limitate: attraverso lo Stretto di Hormuz passa circa il 20% del petrolio globale, quindi le riserve possono solo attenuare lo shock, non sostituire completamente i flussi bloccati.

⚠️ BREAKING | L’Iran avverte che infrastrutture legate alle big tech USA potrebbero diventare nuovi obiettivi nella regione. Teheran cita in particolare Amazon, Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir, con possibili target in Israele, Dubai e Abu Dhabi, accusate di supportare con cloud e AI l’apparato militare occidentale.