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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets

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E dopo l’Iran? Nuova riflessione su cosa resta davvero sul tavolo dopo il "sollievo geopolitico". Il punto è capire cosa succede quando il rischio più visibile viene tolto e restano quelli più scomodi. Fed, AI, posizionamento e nuova liquidità da assorbire. Champagne! 👉🏼 https://www.linkedin.com/posts/alessio-garzone_e-dopo-liran-il-mercato-ha-appena-deciso-share-7472644038157070337-2F9S/?utm_source=social_share_send&utm_medium=member_desktop_web&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM

⚠️ BREAKING NEWS | SpaceX formalizza l’acquisizione di Cursor per 60 miliardi di dollari pochi giorni dopo l’IPO record. Secondo un filing regolamentare, l’operazione dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre e punta a rafforzare SpaceXAI negli strumenti di programmazione basati su intelligenza artificiale, area in cui Musk ha ammesso di essere in ritardo rispetto a OpenAI e Anthropic. Il mercato continua però a comprare la storia senza troppe domande: il titolo SpaceX è salito oltre il 40% nelle prime due sedute e guadagna ancora nel premarket. Se il movimento reggesse, la società arriverebbe vicino a 2.700 miliardi di dollari di capitalizzazione, sopra Amazon. SpaceX non viene più prezzata come una società spaziale. Il mercato la sta trattando come un conglomerato AI, infrastruttura, difesa, satelliti e software. Storia enorme, ma anche multipli da “non puoi più sbagliare nulla”.

⚠️ BREAKING NEWS | Il Brent scende sotto gli 80 dollari per la prima volta da marzo Il petrolio sta cancellando buona parte d
⚠️ BREAKING NEWS | Il Brent scende sotto gli 80 dollari per la prima volta da marzo Il petrolio sta cancellando buona parte del premio geopolitico accumulato durante la crisi su Hormuz. Il Brent perde oltre il 4% e scende in area 79,6 dollari, mentre il WTI arretra sotto i 77 dollari. Il movimento nasce dall’aspettativa che l’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran possa riaprire lo Stretto di Hormuz e riportare gradualmente sul mercato i flussi petroliferi del Golfo Persico. Non a caso Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno già tagliato le stime sul Brent per i prossimi trimestri. Il segnale più importante non è solo il prezzo: anche Dubai e Murban sono passati in contango, una struttura tipicamente più ribassista perché indica minore tensione sull’offerta immediata.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 16 giugno 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 +1,65% (7.554), Nasdaq 100 +3,06% (30.544), Dow Jones +0,92% (51.676), Russell 2000 +0,72% (2.965) Europa: EuroStoxx 50 +0,82% (6.238), DAX +1,09%, CAC +0,40%, FTSEMIB +0,66% –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Technology +3,39%, Communication Services +2,42%, Consumer Discretionary +1,91% Bottom 3: Energy −3,58%, Real Estate −0,90%, Health Care −0,70% –– Takeaway veloci –– • Wall Street chiude in forte rialzo dopo l’accordo quadro tra USA e Iran sul memorandum d’intesa. Il mercato ha subito tolto parte del premio geopolitico. • Il petrolio crolla: WTI a 80,75 dollari e Brent a 83,17, ma il ritorno dei flussi prebellici non sarà immediato. • Il Nasdaq vola grazie a tech e AI, ma Nvidia torna sotto i riflettori anche per l’emissione obbligazionaria da 25 miliardi. –– Specifiche azioni –– • Nvidia: raccoglierà 25 miliardi di dollari tramite bond investment grade. Domanda molto forte, circa 85 miliardi. • Nvidia: accordo AI da 10 miliardi tra Kazakistan e Firebird con tecnologia Nvidia. • TripAdvisor: venderà TheFork ad American Express per 700 milioni in contanti. • Ferrari: Morgan Stanley alza il rating a Overweight. • Datadog: Truist alza il rating a Buy. • Broadcom: secondo The Information avrebbe sostenuto un ordine AI chip da 35 miliardi, con possibili implicazioni sul credito. –– Prossimi eventi da monitorare –– • Fed: decisione tassi e prima conferenza stampa di Warsh da presidente. –– Focus del giorno –– Hormuz riapre, ma la normalità non si firma con un comunicato La reazione del mercato è comprensibile. Se USA e Iran arrivano davvero alla firma del memorandum e lo Stretto di Hormuz torna gradualmente operativo, una parte del premio geopolitico sul petrolio doveva uscire dai prezzi. Da qui il rally dell’azionario, il calo del dollaro, il recupero dei Treasury e il forte ribasso del greggio. Il punto, però, è non confondere la de-escalation diplomatica con un ritorno immediato alla normalità. Il testo completo dell’accordo non è ancora pubblico, sul Libano restano versioni contrastanti e Israele sembra voler mantenere libertà d’azione sul fronte militare. Questo è il primo vero rischio: se Israele dovesse continuare le operazioni per raggiungere i propri obiettivi strategici, il memorandum rischierebbe di nascere già fragile, soprattutto se Teheran percepisse l’accordo come incapace di vincolare davvero tutti gli attori regionali. C’è poi il tema nucleare. L’accordo sembra aprire una finestra negoziale, non chiudere definitivamente il dossier sull’uranio. Se nei prossimi 60 giorni non dovesse arrivare un’intesa credibile su arricchimento, controlli e sanzioni, il mercato potrebbe trovarsi di nuovo davanti allo stesso problema, ma con aspettative molto più alte e quindi più vulnerabili. Anche dal lato operativo la situazione è più complessa di quanto dica il movimento del petrolio: compagnie di navigazione, assicuratori e operatori energetici non riprendono i transiti solo perché è uscito un titolo positivo. Servono sicurezza verificata, premi assicurativi più bassi, rotte chiare, rimozione delle mine e fiducia che l’accordo tenga davvero. Non sono dettagli tecnici: sono esattamente ciò che determina la velocità con cui petrolio e gas tornano a muoversi. Per questo la seduta di ieri dice due cose insieme. La prima è positiva: il rischio estremo di blocco prolungato di Hormuz si è ridotto. La seconda è più scomoda: il mercato sta già prezzando una normalizzazione che potrebbe richiedere settimane, forse mesi, e che resta esposta a troppe variabili politiche, militari e nucleari. Il petrolio poteva scendere, ed era corretto che scendesse. Ma il premio di rischio non dovrebbe sparire del tutto. La tregua abbassa la temperatura. Non chiude il dossier. Occhi aperti. ~ About Markets

⚠️ BREAKING NEWS | Anche Nvidia si unisce alla corsa al debito per finanziare l’AI. • Nvidia ($NVDA) starebbe preparando un’emissione di debito investment grade da almeno 20 miliardi di dollari, la prima dal 2021. • L’operazione arriverebbe dopo le maxi emissioni di Meta, Alphabet e altri colossi tecnologici negli ultimi mesi.

La settimana della Fed: tassi fermi, ma messaggio più duro • La Fed dovrebbe lasciare i tassi invariati al 3,50%-3,75%. La vera attenzione però sarà sul nuovo dot plot e sulla prima conferenza stampa di Kevin Warsh da presidente della Fed. Il rischio è che il comitato passi da un’impostazione orientata a possibili tagli a una posizione molto più prudente. • Il dato sull’inflazione di maggio ha dato un po’ di sollievo, soprattutto sulla componente core. Questo non significa però che il problema sia risolto. Parte del rallentamento potrebbe dipendere da consumatori più selettivi, costretti a ridurre alcune spese dopo il rialzo della benzina. • Qui torna centrale il tema della trimmed mean, come dicevamo già qualche giorno fa. Se la Fed decidesse di dare più peso a questa misura, cambierebbe la lettura dell’inflazione: non basterebbe più dire che il problema è solo petrolio. Bisognerebbe capire se i rincari si stanno allargando anche ad altre categorie. E da questa distinzione dipende la politica monetaria: uno shock energetico temporaneo può essere assorbito, un’inflazione più diffusa richiede invece una Fed più restrittiva. • Il mercato immobiliare resta uno dei punti più fragili. I mutui intorno al 6,6% continuano a pesare su accessibilità, nuove costruzioni e fiducia dei costruttori. I dati su housing starts, permessi e vendite in corso serviranno a capire quanto i tassi alti stanno frenando l’economia reale. • Il quadro macro resta quindi scomodo per la Fed. L’inflazione è meno aggressiva, ma l’economia non mostra ancora segnali chiari di rottura. Produzione industriale e manifattura dovrebbero restare positive, mentre il mercato del lavoro rimane ordinato. Questo rende più difficile giustificare tagli rapidi. Questa settimana non conta tanto la decisione sui tassi, quanto il linguaggio della Fed. Un Warsh più restrittivo potrebbe mettere pressione su Treasury, Nasdaq e titoli growth. Un messaggio più equilibrato, invece, lascerebbe aperta la porta a un taglio più avanti nell’anno.

⚠️ BREAKING NEWS | Nuove indiscrezioni dall’Iran complicano ulteriormente il quadro sull’accordo USA-Iran. • Secondo l’agenzia iraniana Fars, gli Stati Uniti avrebbero accettato di riconoscere all’Iran la piena autorità sullo Stretto di Hormuz, consentendo a Teheran di applicare future “tariffe di servizio” alle navi commerciali dopo un periodo di esenzione di 60 giorni. • Le stesse fonti sostengono che l’intesa includerebbe anche significativi fondi per la ricostruzione dell’Iran. Al momento non risultano conferme ufficiali da parte degli Stati Uniti né è stato pubblicato il testo dell’accordo. • La notizia contrasta con le precedenti dichiarazioni del presidente Trump, che aveva parlato di una riapertura dello Stretto di Hormuz senza pedaggi o restrizioni aggiuntive al traffico commerciale. Massima cautela. Finché il testo ufficiale dell’accordo non verrà pubblicato e verificato, le versioni diffuse da Washington e Teheran restano divergenti su alcuni dei punti più importanti dell’intesa.

Accordo USA-Iran: Hormuz riapre, ma il mercato non ha ancora un “all clear” • Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accor
Accordo USA-Iran: Hormuz riapre, ma il mercato non ha ancora un “all clear” • Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un accordo provvisorio per riaprire lo Stretto di Hormuz. La firma formale è attesa venerdì in Svizzera, ma al momento nessuna delle due parti ha pubblicato il testo ufficiale dell’intesa. • La reazione dei mercati è stata immediata: petrolio in calo di oltre il 4%, future S&P 500 in rialzo dello 0,8%, Nasdaq 100 futures sopra +1%, Treasury in rally e dollaro più debole. Il mercato sta prezzando un rapido rientro del premio geopolitico. • Il punto critico è che l’accordo sembra rimandare i dossier più difficili: nucleare iraniano, rimozione delle sanzioni, fondi congelati e garanzie sulla sicurezza del traffico navale. Bloomberg Economics invita infatti alla cautela: la riapertura potrebbe essere fragile e richiedere tempo. • Anche sul fronte energetico il sollievo è reale, ma non automatico. Molte navi restano bloccate nel Golfo Persico e armatori e trader vogliono capire se il transito sarà davvero sicuro. Se Hormuz tornasse operativo in modo credibile, il Brent potrebbe scendere ulteriormente verso area 70 dollari. • Per i mercati la lettura è chiara: meno rischio petrolio significa meno pressione sull’inflazione, meno probabilità di una Fed aggressiva e più supporto per azioni e bond. Ma la finestra da qui alla firma di venerdì resta delicata: Israele, hardliner iraniani e negoziati nucleari sono ancora variabili aperte. Per ora è un relief rally, non una pace definitiva.

⚠️ BREAKING NEWS | Il Primo Ministro del Pakistan annuncia che l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran è stato raggiunto. • Dichiarata la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari, inclusi i fronti collegati in Libano. • La firma ufficiale dell’accordo sarebbe prevista per il 19 giugno in Svizzera. • Pakistan, Qatar, Arabia Saudita e Turchia vengono indicati come principali mediatori del processo diplomatico. Mercati ora concentrati sulla conferma ufficiale da parte di Washington e Teheran e sui dettagli effettivi dell’intesa.

🤡 ⚠️ BREAKING NEWS | L’accordo USA-Iran doveva arrivare oggi. Nemmeno oggi arriva. Ghalibaf attacca Washington dopo i raid israeliani su Beirut: gli USA, dice, non hanno “volontà o capacità” di rispettare gli impegni. Trump aveva detto che l’accordo era vicino. Per la 40esima volta, facciamo cifra tonda.

il Sole 24 Ore Plus De Luca.pdf4.88 KB

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⚠️ BREAKING NEWS | SpaceX ha iniziato a scambiare sul Nasdaq a circa $165 per azione. Con il debutto di $SPCX, Elon Musk dive
⚠️ BREAKING NEWS | SpaceX ha iniziato a scambiare sul Nasdaq a circa $165 per azione. Con il debutto di $SPCX, Elon Musk diventa il primo trilionario al mondo su base patrimoniale stimata.

Le azioni di SpaceX, $SPCX, sono ora indicate per aprire a 151 dollari per azione, il 12% al di sopra del prezzo di IPO di 135 dollari per azione. Ci aspettiamo ulteriori indicazioni di prezzo prima che le azioni inizino ufficialmente a essere scambiate a breve.

⚠️ BREAKING NEWS | SpaceX, $SPCX, ancora ferma al Nasdaq. Il Nasdaq comunica che serviranno “ancora alcune ore” prima dell’avvio degli scambi, per garantire un’IPO ordinata e una corretta formazione del prezzo. Il titolo è ora indicato in apertura a $160, sotto le stime precedenti.

⚠️ BREAKING NEWS | Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi afferma che il memorandum d’intesa di Islamabad “non è mai stato così vicino”. In attesa della versione definitiva, Teheran invita i media a non speculare sui contenuti. I dettagli, secondo Araghchi, saranno comunicati pubblicamente “a tempo debito”.

INDISCREZIONI DA CONFERMARE: Le azioni Spacex aprono a 172 dollari al debutto sul NASDAQ, rispetto al prezzo di IPO di 135 dollari per azione. [CORREZIONE: NESSUNA CONFERMA]

SpaceX non scambia ancora, ma tranquilli, è tutto normale. Molti stanno guardando $SPXC e si chiedono perché il titolo non sia ancora partito, nonostante la quotazione fosse attesa intorno alle 15:50 ore italiane e l’avvio degli scambi poco dopo. Il punto è che essere “quotati” non significa iniziare subito a scambiare. Prima della prima transazione, il Nasdaq deve completare il processo di price discovery. In pratica raccoglie ordini di acquisto e vendita, aggiorna il prezzo indicativo di apertura e cerca un livello in cui domanda e offerta possano incontrarsi in modo ordinato. Le prime indicazioni parlavano di circa 175 dollari per azione, contro un prezzo IPO di 135 dollari. Significa un premio vicino al 30%, ma non è ancora il prezzo ufficiale di apertura. In questa fase succede questo: ▪️gli ordini entrano nel sistema, ma il titolo non scambia ancora ▪️il prezzo indicativo viene aggiornato più volte ▪️Nasdaq cerca un equilibrio tra compratori e venditori ▪️solo alla fine viene eseguita l’asta di apertura e arriva il primo prezzo ufficiale Sulle IPO molto grandi questi ritardi non sono strani. Quando c’è enorme domanda, molta attenzione mediatica e un book ordini molto sbilanciato, l’apertura può slittare anche parecchio rispetto all’orario inizialmente atteso. Per le principali IPO, i ritardi sono comuni, come per Google nel 2004 e Meta nel 2012, che hanno visto le loro prime negoziazioni oltre 2 ore dopo l'apertura del mercato USA. Il titolo non è “bloccato”. Sta semplicemente passando dalla fase di quotazione alla fase di apertura reale del mercato. E proprio questa attesa sta già dicendo una cosa chiara: la domanda iniziale sembra molto forte. Ci aggiorniamo a breve, sempre qui.

NASDAQ: SPACEX RIMANE IN FASE DI PRE-TRADE

SPACEX PREVISTA PER L'APERTURA A 171 DOLLARI PER AZIONE RISPETTO AL PREZZO DELL'IPO DI 135 DOLLARI