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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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BREAKING NEWS · Petrolio in discesa
Il Brent è sceso sotto i 99 dollari al barile, con il mercato che sta iniziando a prezzare contemporaneamente due possibili fattori di distensione sul fronte dell’offerta.
Da una parte, l’Arabia Saudita sta testando la riattivazione dell’oleodotto East-West, fermo dopo l’attacco con droni del 10 settembre. Il riavvio potrebbe avvenire già questa settimana, insieme alla ripresa dei carichi di greggio dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Per Riyadh significherebbe avere di nuovo una via alternativa al Golfo Persico e ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz.
Dall’altra, arrivano primi segnali diplomatici proprio su Hormuz. Secondo alcune indiscrezioni, l’Iran avrebbe proposto di riaprire lo Stretto entro sette giorni in cambio della revoca del blocco statunitense, come base per riaprire i negoziati attraverso i mediatori delle Nazioni Unite.
Il mercato sta reagendo rapidamente: Brent -1,6% a 98,70 dollari e WTI -1,4% a 91,09 dollari.
Il punto centrale è che una parte importante del premio geopolitico incorporato nel petrolio dipende dalla difficoltà di far transitare il greggio fuori dal Golfo. Se Hormuz diventasse più sicuro e, nello stesso momento, tornasse operativo anche l’East-West saudita, il mercato avrebbe improvvisamente molta più flessibilità logistica. È questo, più ancora dell’aumento immediato dell’offerta, che oggi sta facendo scendere il petrolio.
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▪️ SoftBank alza ancora la posta sull’intelligenza artificiale
SoftBank sta preparando una delle più grandi emissioni high yield mai viste: oltre $11 miliardi di nuove obbligazioni, con richieste preliminari già superiori a $20 miliardi.
▪️ SoftBank ha già investito quasi $65 miliardi in OpenAI e continua a finanziare questa esposizione usando debito, prestiti garantiti e altre linee di credito.
▪️ I rendimenti richiesti sono molto elevati: fino a circa 10% sulla tranche in dollari più lunga e 8,5% su quella in euro. Il mercato quindi sta dicendo due cose contemporaneamente: c’è enorme domanda di rendimento, ma finanziare la corsa all’AI sta diventando sempre più costoso.
▪️ SoftBank è già il maggiore emittente junk del 2026 e il suo debito 2031 rende circa 8,2%, rispetto al 6,7% di gennaio. L’aumento dei tassi e degli spread sta facendo salire rapidamente il costo del capitale.
La nuova fase del boom dell’AI sta diventando sempre più finanziaria. Data center, chip e modelli richiedono quantità enormi di capitale e una parte crescente di questi investimenti viene sostenuta attraverso debito.
Finché i ritorni dell’AI cresceranno abbastanza velocemente, il sistema reggerà bene. Se invece i ricavi dovessero arrivare più lentamente degli investimenti, il mercato potrebbe iniziare a guardare molto più attentamente alla qualità dei bilanci e al costo del debito. Ed è probabilmente qui che si giocherà una parte importante della prossima fase del ciclo AI.
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Terre rare: la leva cinese torna al centro
▪️ Alla vigilia dell’incontro Trump-Xi del 24 settembre a Washington, Pechino manda un segnale importante: ad agosto le esportazioni cinesi di magneti di terre rare verso gli Stati Uniti sono scese a circa 512 tonnellate, -20% rispetto a luglio. Terre rare, commercio e AI saranno tra i dossier centrali del vertice.
▪️ Il tema va molto oltre i magneti. La Cina controlla fino al 70% dell’estrazione globale e oltre l’85% della raffinazione e produzione delle terre rare. Il grafico mostra quanto anche altre materie prime strategiche restino concentrate geograficamente: cobalto, litio, nickel e soprattutto grafite continueranno ad avere supply chain molto poco diversificate anche verso il 2030.
▪️ Per gli Stati Uniti e per l’Occidente questa dipendenza diventa sempre più strategica. Data center AI, reti elettriche, auto, industria e difesa hanno bisogno degli stessi materiali, mentre costruire miniere, impianti di raffinazione e supply chain alternative richiede anni e grandi quantità di capitale.
▪️ Le materie prime critiche stanno diventando una componente sempre più importante della sicurezza economica e industriale. Ogni nuova tensione tra Washington e Pechino rende più evidente il valore strategico di una filiera occidentale alternativa, mentre una fase di distensione rischia di rallentarne temporaneamente l’urgenza.
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▪️ META MUSE: perché ieri ha acceso il mercato
Muse è il nuovo assistente AI di Meta. La differenza rispetto ai normali chatbot è che non si limita a rispondere alle domande, può fare cose al posto nostro.
Per esempio può cercare e comprare prodotti online, prenotare un ristorante, acquistare biglietti, organizzare appuntamenti, compilare moduli e collegarsi a servizi come Gmail, calendario, Instagram o Facebook Marketplace.
In pratica, l’idea è quella di avere una sorta di assistente personale digitale che conosce le nostre preferenze e può muoversi sul web per svolgere attività concrete.
▪️ La cosa che ha impressionato il mercato è la velocità con cui Muse sta prendendo piede: in pochi giorni è diventata l’app gratuita n.1 negli Stati Uniti sia su App Store sia su Google Play, con oltre 900 mila download nei primi sei giorni.
Meta sta spendendo cifre enormi in data center, chip e infrastruttura AI. Finora una delle grandi domande era semplice: come verranno monetizzati tutti questi investimenti?
Il successo iniziale di Muse offre una prima risposta concreta.
Se Meta riuscisse a portare un assistente del genere dentro Facebook, Instagram e soprattutto WhatsApp, avrebbe potenzialmente miliardi di utenti a cui offrire nuovi servizi, abbonamenti, pubblicità e commissioni sulle transazioni.
▪️ Per questo ieri Meta è salita di circa +11%. Il movimento si è poi allargato a tutto il comparto AI, perché un successo commerciale di Muse significherebbe anche maggiore domanda futura di potenza di calcolo, server e semiconduttori.
AMD (benvenuta nel club dei $1 Trillion) è salita quasi del 10%, Intel del 12% e Arm del 17%.
Il mercato, quindi, ha iniziato a vedere Muse come uno dei primi segnali concreti che la gigantesca spesa delle Big Tech sull’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi in prodotti realmente utilizzati dai consumatori e, soprattutto, in nuovi ricavi.
In poche parole, è esattamente il tipo di conferma che Wall Street aspettava da tempo.
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Buongiorno
22 settembre 2026
Wall Street apre la settimana con un rialzo deciso, guidato dal Nasdaq e dall’entusiasmo sull’intelligenza artificiale dopo le indicazioni positive su Meta. Il forte calo del petrolio ha alleggerito le pressioni su inflazione e rendimenti, favorendo sia le azioni sia i Treasury.
🇺🇸 USA
S&P 500 +1,49% | Nasdaq 100 +2,83% | Dow Jones +0,71% | Russell 2000 +0,52%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 +1,31% | DAX +1,07% | CAC 40 +0,92% | FTSE MIB +1,60%
Settori USA
🟢 Migliori: Communication Services +3,86%, Technology +2,46%, Consumer Discretionary +1,49%
🔴 Peggiori: Energy -2,57%, Utilities -0,43%, Consumer Staples -0,37%
I temi principali della giornata
▪️ Meta riaccende il tema AI. Wells Fargo ha alzato il target price sul titolo dopo i primi segnali positivi dell’assistente Muse. Il movimento ha sostenuto anche Intel, AMD e il resto della tecnologia, riportando il Nasdaq sopra i 30.000 punti. La forza si è concentrata soprattutto nei comparti legati all’AI, mentre il resto del mercato ha partecipato con rialzi più contenuti (più tardi arriverà un nostro approfondimento a riguardo).
▪️ Il petrolio scende e libera pressione sui mercati. Il WTI ha perso 3,71 dollari a 92,37 dollari e il Brent 3,05 dollari a 96,24. Le vendite sono aumentate dopo l’apertura di Trump a un possibile incontro con il presidente iraniano Pezeshkian durante l’Assemblea generale ONU. L’Iran continua a subordinare la riapertura dello Stretto di Hormuz al rispetto delle proprie condizioni, quindi il rischio geopolitico resta elevato.
▪️ Treasury in recupero. Il rendimento decennale è sceso di 4,1 punti base al 4,96%, mentre il trentennale ha ceduto 3,3 punti base al 5,29%. Il calo del greggio ha ridotto le aspettative di inflazione e sostenuto la parte lunga della curva. I commenti restrittivi della Fed hanno avuto un impatto limitato sui bond.
▪️ La Fed mantiene alta l’attenzione sull’inflazione. Goolsbee ha spiegato che una componente di domanda troppo forte potrebbe richiedere rialzi più rapidi. Musalem ha ribadito che i tassi potrebbero dover salire ancora, perché l’inflazione resta alimentata sia dalle materie prime sia dalla domanda interna. Il mercato continua a prezzare un altro rialzo entro fine anno.
▪️ Dollaro forte anche con il ritorno del rischio. Il biglietto verde ha guadagnato terreno, sostenuto dalle attese sui tassi e dalla debolezza di yen ed euro. Lo yen continua a risentire del messaggio prudente della Bank of Japan, mentre il dollaro canadese ha sofferto il calo del petrolio. Oro e argento hanno corretto; Bitcoin ha registrato un rialzo significativo.
Da monitorare: oggi l’attenzione sarà sull’Assemblea generale ONU e sugli incontri di Trump con i leader di Ucraina, Regno Unito e Paesi del Golfo, con ogni apertura diplomatica sull’Iran capace di muovere rapidamente il petrolio. Arriverà anche il dato settimanale ADP sull’occupazione USA, mentre parleranno Williams, Jefferson e Barkin della Fed. Sul mercato obbligazionario parte il ciclo di aste Treasury con 69 miliardi di dollari di titoli a due anni; resta inoltre centrale il vertice Trump-Xi previsto questa settimana.
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NASDAQ: IL TRIANGOLO SI ROMPE E GLI ORSI VANNO IN LETARGO
▪️ La seduta di oggi sta diventando interessante soprattutto sul Nasdaq 100. I futures stanno uscendo verso l’alto dal triangolo costruito negli ultimi mesi, una figura fatta di massimi progressivamente più bassi e minimi progressivamente più alti. La pressione si è compressa sempre di più fino al movimento di oggi.
▪️ L’area che stavamo osservando era 30.300–30.400 punti. Il future è ora sopra 30.700 e sta rompendo anche la trendline discendente che partiva dai massimi di giugno. Una chiusura giornaliera sopra questa zona renderebbe il breakout tecnicamente molto più credibile. Il primo riferimento torna a essere il precedente massimo in area 31.400, poi quota 32.000.
▪️ Anche gli indicatori stanno migliorando. Il MACD è tornato positivo e l’RSI è salito verso 65 senza essere ancora in una situazione estrema. L’ADX resta invece basso, intorno a 14: significa che il movimento sta partendo da una fase in cui il trend era molto debole. Per questo le prossime sedute serviranno soprattutto a capire se alla rottura seguiranno partecipazione e continuità.
▪️ Il contesto di oggi sta aiutando parecchio: petrolio in forte calo, rendimenti Treasury sotto pressione e nuova forza sui titoli AI/tech. A questo si aggiunge un posizionamento che nelle ultime settimane si era alleggerito molto. Pochi rialzisti, esposizione istituzionale ridotta e sentiment debole possono rendere una rottura tecnica come questa più violenta, perché parte della domanda arriva anche da chi deve rapidamente ricostruire esposizione.
La parte che seguiremo ora è semplice: 30.300–30.400 deve diventare supporto. Se il Nasdaq riesce a consolidare sopra quest’area, il triangolo potrebbe rappresentare la fine della correzione iniziata dai massimi estivi e l’inizio di una nuova gamba rialzista. Il test vero arriverà intorno a 31.400, dove ritroviamo i massimi precedenti.
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Il problema arriva dai bond
▪️ In appena un anno i rendimenti dei governativi decennali sono saliti con grande velocità. Il Treasury USA è passato dal 4,04% a circa il 5%, ma il movimento è stato ancora più forte in Corea del Sud (+178 bps), Giappone (+145), Australia (+114) e Francia (+102). Anche il BTP italiano è salito di circa 94 punti base, al 4,42%.
▪️ Dietro questo movimento ci sono soprattutto inflazione più persistente, petrolio più caro e una quantità crescente di debito pubblico da finanziare. Chi compra obbligazioni a lunga scadenza oggi chiede quindi un rendimento maggiore per assumersi questo rischio.
▪️ Il Giappone è probabilmente il caso più interessante. Per decenni siamo stati abituati a rendimenti vicini allo zero; oggi il decennale giapponese è sopra il 3%. È un cambiamento enorme per un Paese con uno stock di debito pubblico molto elevato e può avere conseguenze anche sui flussi finanziari globali.
▪️ Per i mercati azionari questo conta parecchio. Con un Treasury decennale intorno al 5%, aumenta il rendimento disponibile sulle obbligazioni governative e quindi aumenta anche il rendimento che gli investitori pretendono dalle azioni. Le valutazioni elevate diventano più difficili da sostenere, soprattutto nei segmenti più sensibili ai tassi.
▪️ È uno dei motivi per cui continuiamo a guardare con grande attenzione al mercato obbligazionario. Negli ultimi anni siamo stati abituati a osservare soprattutto Fed, inflazione e utili societari. In questa fase potrebbe essere proprio il livello dei rendimenti a lunga scadenza a stabilire quanto spazio resta agli asset rischiosi.
Il grafico rende bene l’idea: il rialzo dei rendimenti è globale, e gli Stati Uniti questa volta sono soltanto una parte del movimento.
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RISCHIO DI CREDITO
▪️ Stiamo entrando in una fase interessante del ciclo AI. Per costruire data center, acquistare chip, energia e infrastrutture servono quantità enormi di capitale. Oracle è uno degli esempi più evidenti: il CapEx è esploso negli ultimi trimestri e il debito totale è salito verso 156 miliardi di dollari.
▪️ Il punto da osservare adesso è il mercato del credito. I circa 18 miliardi di dollari di prestiti collegati al Project Jupiter, il gigantesco data center del New Mexico che dovrebbe supportare anche il contratto Oracle-OpenAI, vengono indicati intorno a 89-91 centesimi per dollaro. In parole semplici: chi possiede quel debito oggi accetta di venderlo con uno sconto importante rispetto ai 100 centesimi del valore nominale. Il mercato sta quindi chiedendo un premio maggiore per assumersi quel rischio.
▪️ Qui nasce una riflessione più ampia sull’AI. Finora abbiamo guardato soprattutto a GPU, ricavi cloud e domanda di potenza di calcolo. Adesso una parte sempre più importante della storia passa dal finanziamento di tutta questa infrastruttura. Goldman stima che nel 2027 gli hyperscaler potrebbero arrivare a emettere circa 420 miliardi di dollari di debito investment grade.
▪️ Oracle rende molto visibile questo passaggio. Gli investimenti continuano ad accelerare, mentre contemporaneamente cresce il debito e alcuni grandi progetti stanno incontrando ritardi e problemi autorizzativi. Più tempo passa prima che un data center inizi a produrre ricavi, più a lungo resta capitale immobilizzato e più pesano interessi e finanziamenti.
▪️ Questa potrebbe diventare una delle variabili più importanti da seguire nei prossimi trimestri. L’AI continuerà a richiedere investimenti enormi e il mercato inizierà probabilmente a distinguere sempre di più tra aziende capaci di finanziare questa crescita con grande facilità e progetti dove CapEx, debito e tempi di ritorno sul capitale iniziano a diventare più impegnativi.
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Mercati in rialzo, petrolio in calo
▪️ Giornata interessante perché i mercati stanno reagendo con molta più calma rispetto ai titoli geopolitici del weekend. Le tensioni con l’Iran restano alte, ma il Brent scende di circa il 2% e torna sotto i 100 dollari.
▪️ Il mercato sembra concentrarsi soprattutto sulla possibilità che questa settimana, con l’Assemblea ONU, si apra qualche spazio diplomatico. Trump ha lasciato aperta anche la possibilità di incontrare il presidente iraniano. Con il petrolio che scende, arriva subito un po’ di sollievo anche sul fronte inflazione.
▪️ Questo si vede bene sui bond: il Treasury americano a 10 anni è tornato sotto il 5%, intorno al 4,96%. È un movimento importante perché nelle ultime settimane energia e rendimenti erano diventati uno dei principali freni per l’azionario.
▪️ Nel frattempo arrivano segnali più costruttivi anche da Stati Uniti e Cina. I colloqui su commercio e intelligenza artificiale sono stati definiti positivi e questa settimana è atteso l’incontro Trump-Xi. In Europa lo STOXX 600 sale di circa l’1%, con tecnologia e industriali tra i settori migliori.
▪️ La sensazione è che oggi il mercato stia iniziando a prezzare qualche possibilità in più di de-escalation. Con petrolio e rendimenti in discesa, basta anche un piccolo miglioramento del quadro geopolitico per riportare rapidamente interesse sul rischio.
Resta comunque una settimana molto delicata: ONU, Trump-Xi, Iran e banche centrali possono cambiare velocemente il quadro.
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INVESTITORI SEMPRE PIÙ PESSIMISTI
Vogliamo condividere con voi un grafico interessante, perché secondo noi racconta bene il momento che sta vivendo il mercato.
▪️ Il grafico mette a confronto gli investitori americani che si dichiarano rialzisti con quelli che invece si aspettano un mercato in discesa.
Nell’ultima rilevazione abbiamo 28,8% di rialzisti e 53,3% di ribassisti. La differenza è -24,5 punti: un livello di pessimismo che non vedevamo da maggio 2025.
▪️ La cosa che ci colpisce è anche il momento in cui arriva.
Gli indici americani, infatti, continuano a reggere. Eppure, quando si guarda un po’ più in profondità, il mercato appare molto meno tranquillo: meno del 30% dei titoli dell’S&P 500 è sopra la propria media a 50 giorni.
In altre parole, guardando soltanto l’indice si potrebbe pensare che vada tutto abbastanza bene. Guardando i singoli titoli, invece, si vede un mercato molto più faticoso e selettivo.
▪️ E poi c’è un altro elemento che rende il quadro ancora più interessante. Nonostante tutta questa prudenza, i capitali continuano a entrare sull’azionario: nell’ultima settimana circa 79 miliardi di dollari, di cui quasi 64 miliardi sugli Stati Uniti.
Quindi oggi convivono due cose che, a prima vista, sembrano quasi contraddirsi: molta paura nelle risposte degli investitori e ancora parecchi acquisti nei portafogli.
Quando il pessimismo arriva a livelli così elevati, può iniziare ad avere anche una lettura contrarian. Se molti investitori sono già prudenti, sottopesati o comunque poco convinti, basta un miglioramento del quadro per riportare una parte di quella liquidità sul mercato.
Per questo un sentiment così debole può diventare, paradossalmente, un elemento positivo: significa che oggi c’è molta cautela già incorporata nelle aspettative.
Nelle prossime settimane sarà quindi interessante capire se questa sfiducia continuerà ad aumentare oppure se inizierà lentamente a trasformarsi in nuovi acquisti.
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Buongiorno e buon inizio settimana a tutti!
La settimana parte con un clima più favorevole: petrolio in calo, aperture diplomatiche e tecnologia in recupero. I futures sull’Euro Stoxx 50 segnano +0,5% e quelli sul FTSE 100 +0,3% nella rilevazione delle 7:25. Positivi anche i futures americani e le borse asiatiche, sostenute dai semiconduttori. Tokyo resterà chiusa fino a mercoledì compreso.
▪️ Wall Street ha recuperato nel finale di venerdì: S&P 500 +0,2%, Nasdaq 100 +0,7% e semiconduttori +2,7%. Guardando dentro il mercato, però, sette settori su undici hanno chiuso in rosso. Tecnologia +0,8% e industriali +0,5% hanno sostenuto gli indici, mentre utilities −1,4%, materiali −1,1% e immobiliare −0,9% sono rimasti indietro. Il recupero, quindi, ha coinvolto una parte ancora limitata del listino.
▪️ Il Brent scende per il quarto giorno consecutivo. Trump si è detto probabilmente disponibile a incontrare il presidente iraniano Pezeshkian durante l’Assemblea generale dell’ONU di questa settimana. Sul fronte cinese, Bessent ha definito molto positivi i colloqui con Pechino, annunciando un accordo per avviare un dialogo sull’intelligenza artificiale. Sono segnali che aiutano la fiducia; serviranno sviluppi concreti per dare continuità al miglioramento.
▪️ In Europa restano aperti i nodi politici e fiscali. Merz ha confermato che resterà cancelliere dopo la pesante sconfitta del suo partito alle elezioni regionali. In Francia, il governo promette una manovra 2027 coerente con le indicazioni europee, dopo aver mancato l’obiettivo di deficit di quest’anno. Il differenziale di rendimento tra titoli francesi e tedeschi è ai massimi da anni: gli investitori continuano a chiedere un premio maggiore per finanziare Parigi.
▪️ Tra le società, attenzione ad auto, farmaceutici e banche. Dopo il taglio delle previsioni di Volkswagen, legato alla debolezza in Cina, resta da capire quanto il problema sia diffuso nel settore. Oggi Novo Nordisk presenta i suoi piani per recuperare competitività contro Eli Lilly. Société Générale ha invece alzato l’obiettivo di redditività al 13–14% per il 2029, rispetto a circa l’11% previsto nel 2026.
▪️ La settimana entra nel vivo con crescita e diplomazia: martedì la fiducia dei consumatori dell’Eurozona, mercoledì i PMI preliminari di settembre e giovedì l’atteso incontro Trump-Xi. Per l’Europa, i PMI aiuteranno a capire come stanno reggendo imprese e domanda con energia ancora cara e tassi elevati.
Il calo del petrolio offre un po’ di sollievo. Ora osserviamo se il recupero si allarga anche ai settori rimasti indietro: sarebbe un segnale di fiducia più solido rispetto a un rialzo sostenuto soprattutto dalla tecnologia.
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Breaking News: Trump afferma che vieterà l'accesso alla Casa Bianca a MS NOW, CNN e Politico.
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SETTEMBRE NON È FINITO
▪️ Citadel Securities resta prudente sulle prossime due settimane. L’S&P 500 ha perso relativamente poco, ma sotto la superficie il mercato è più debole: 9 settori su 11 sono in calo da inizio mese. I grandi titoli stanno semplicemente tenendo in piedi l’indice meglio del resto del mercato.
▪️ La cosa interessante è che non sembra ancora una fase di panico. Gli investitori stanno comprando più protezione sull’indice, ma sui singoli settori la volatilità rimane abbastanza contenuta. Quindi c’è più prudenza, non una vera fuga dal rischio.
▪️ Il problema, secondo Citadel, è soprattutto tecnico. CTA e strategie sistematiche hanno ancora azioni da vendere se il mercato scende, mentre a fine trimestre i fondi pensione potrebbero essere spinti a vendere equity e comprare bond per riequilibrare i portafogli.
▪️ In più oggi scadono circa 7.000 miliardi di dollari di opzioni azionarie USA, circa un quarto dell’esposizione complessiva. E contemporaneamente stanno entrando in blackout molti buyback: entro fine settembre il blocco riguarderà società che pesano circa il 61% dell’S&P 500. In pratica, proprio nella parte statisticamente più delicata del mese viene meno uno dei compratori più importanti del mercato.
▪️ La parte che ci sembra più interessante è però quella successiva. Citadel non sta diventando più negativa: al contrario, pensa che un’ulteriore debolezza verso fine settembre possa creare un punto migliore per aumentare gradualmente l’esposizione. Molta leva sull’AI è già uscita, il sentiment si è raffreddato e da ottobre stagionalità, buyback ed earnings potrebbero tornare a dare una mano.
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🚨 BREAKING — L’EUROPA PERDE IL GREGGIO SAUDITA
L’Arabia Saudita avrebbe informato i raffinatori europei che il prossimo mese non riceveranno le normali allocazioni di greggio, dopo la chiusura dell’oleodotto East-West che porta il petrolio verso il Mar Rosso.
▪️ Prima dello stop, l’Europa importava circa 577 mila barili al giorno di greggio saudita.
▪️ Il problema è che queste non sono spedizioni spot: molti raffinatori europei comprano tramite contratti a termine, quindi contano su volumi regolari mese dopo mese.
▪️ L’oleodotto East-West è diventato ancora più importante perché permette all’Arabia Saudita di bypassare lo Stretto di Hormuz. Dopo gli attacchi recenti, tre stazioni di pompaggio risultano danneggiate e il ripristino completo potrebbe richiedere diverse settimane.
▪️ Riyadh sta cercando di compensare aumentando le esportazioni dal Golfo e utilizzando rotte alternative, ma una parte delle forniture destinate all’Europa è già stata cancellata.
Meno greggio disponibile significa maggiore competizione per trovare barili alternativi, con possibili pressioni sui costi delle raffinerie e, soprattutto, su diesel e carburanti.
La crisi energetica europea aggiunge quindi un altro tassello: dopo gas e prodotti raffinati, adesso torna sotto pressione anche la disponibilità fisica di greggio.
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🧙 Oggi è Triple Witching
▪️ Oggi scadono contemporaneamente futures sugli indici, opzioni sugli indici e opzioni sulle singole azioni. Succede solo quattro volte l’anno e concentra nella stessa seduta una quantità enorme di chiusure, rinnovi e coperture.
▪️ Questa volta la scadenza è particolarmente grande: secondo Citadel Securities, scadono circa $7.000 miliardi di opzioni. Non significa che oggi verranno comprati o venduti $7.000 miliardi di azioni. È il valore nozionale dei contratti che spariscono; i flussi reali saranno molto più piccoli.
▪️ Quello che cambia davvero è il volume. Negli ultimi dieci anni, nelle giornate di Triple Witching i volumi sull’S&P 500 sono stati in media circa 3,2 volte superiori rispetto a una seduta normale. Tanto movimento, quindi, ma non necessariamente un forte rialzo o ribasso dell’indice.
▪️ Oggi guarderemo soprattutto 7.600, 7.650 e 7.700 punti di S&P 500. Sono livelli dove si concentra molto open interest sulle opzioni in scadenza. Finché il mercato rimane vicino a questi strike, può esserci una certa “attrazione” dei prezzi verso quelle aree.
▪️ Il momento più interessante potrebbe essere la chiusura di Wall Street, quando si concentrano i roll dei futures e lo smontaggio delle coperture dei dealer. Ma forse il punto più importante arriva dopo: una volta scaduta questa enorme massa di opzioni, il mercato perde parte dei flussi tecnici che lo hanno accompagnato nelle ultime settimane e da lunedì potrebbe tornare a muoversi in maniera più libera.
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Occhio ai tassi
1️⃣ In queste ore il mercato ha trovato un po’ di sollievo grazie al calo dell’energia. Il petrolio ha corretto dai massimi e, quasi subito, abbiamo visto scendere anche la pressione sui rendimenti. È un passaggio importante perché ormai energia e tassi stanno andando molto più di pari passo di quanto siamo abituati a vedere.
2️⃣ Noi continueremmo però a seguire soprattutto il diesel. Negli Stati Uniti i prezzi sono saliti parecchio e si sta discutendo della possibilità di limitare una parte delle esportazioni. Gli USA ne esportano circa 1,7 milioni di barili al giorno: trattenerne di più aiuterebbe probabilmente i prezzi americani nel breve, ma lascerebbe Europa e Asia con meno prodotto disponibile.
3️⃣ È qui che la questione diventa interessante per i mercati. Un nuovo rialzo dell’energia finirebbe nuovamente dentro i numeri dell’inflazione. E con un’inflazione che torna a preoccupare, diventa molto più difficile immaginare tassi più bassi. Anzi, il rischio sarebbe vedere i rendimenti dei Treasury ripartire rapidamente verso l’alto.
4️⃣ Finché il 10 anni americano sale lentamente, il mercato riesce in qualche modo ad adattarsi. Il problema sarebbe un movimento molto veloce. Quando aumenta bruscamente la volatilità dei tassi, diversi fondi e strategie quantitative devono ridurre il rischio. E a quel punto le vendite possono alimentarne altre.
5️⃣ Questo spiega anche perché oggi siamo meno tranquilli sul classico ragionamento “se scendono le azioni, ci proteggono i bond”. Se i rendimenti salgono perché il mercato teme nuovamente l’inflazione, possono perdere sia i Treasury sia l’azionario. Ed è probabilmente uno degli scenari più scomodi per un portafoglio tradizionale 60/40.
6️⃣ C’è poi un ultimo passaggio da tenere a mente. Energia e tassi possono salire fino a quando iniziano davvero a pesare su consumi, credito e investimenti. A quel punto il mercato potrebbe cambiare completamente preoccupazione: meno inflazione e più crescita. E tornerebbe rapidamente a parlare di tagli dei tassi.
👉 energia, inflazione, rendimenti e infine crescita. In questo momento guarderemmo quindi meno il singolo movimento giornaliero del petrolio e molto di più a come reagisce il mercato dei Treasury. Finché quello resta ordinato, anche l’azionario può convivere con un quadro macro complicato. Se invece la volatilità dei tassi dovesse accelerare, il discorso cambierebbe parecchio.
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🇯🇵 BOJ: TASSI AI MASSIMI DAL 1995, MA LO YEN SCENDE
▪️ La Bank of Japan ha alzato i tassi di 25 pb all’1,25%, il livello più alto da aprile 1995. Con una differenza importante: allora la BoJ stava tagliando i tassi, oggi è nel pieno di un ciclo di rialzi.
▪️ È il settimo rialzo dall’uscita dai tassi negativi nel marzo 2024. La BoJ continua a normalizzare la politica monetaria mentre deve fare i conti con inflazione, yen debole e rendimenti dei titoli di Stato giapponesi che continuano a salire.
▪️ Il punto che ha sorpreso il mercato è stato però il voto: 7 favorevoli e 2 contrari. Questo ha fatto pensare che dentro la BoJ ci sia più resistenza ad accelerare ulteriormente con i rialzi.
▪️ Per questo, nonostante l’aumento dei tassi, lo yen si è indebolito fino a circa 157 contro dollaro. Il mercato teme che la BoJ non riesca a stringere abbastanza velocemente rispetto a una Fed tornata più aggressiva.
▪️ Se questa lettura dovesse continuare, USD/JPY potrebbe tornare verso 160, riaprendo anche il tema di un possibile intervento delle autorità giapponesi sul cambio.
▪️ Intanto la curva dei JGB resta sotto pressione, mentre il Nikkei ha reagito positivamente anche grazie allo yen più debole.
👉 Adesso tutta l’attenzione passa a Ueda. Il mercato vuole capire se dicembre resta davvero aperto per un altro rialzo oppure se il voto diviso di oggi anticipa una BoJ più prudente. È probabilmente questa, più del rialzo di oggi già atteso, la vera variabile per yen e rendimenti giapponesi.
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Buongiorno
18 settembre 2026
Wall Street rimbalza con decisione dopo la Fed. Il Nasdaq guida il recupero, ma il movimento è ampio anche sul resto del mercato. A sostenere il sentiment sono soprattutto il calo dei rendimenti Treasury e del petrolio: gli investitori sembrano leggere il rialzo dei tassi come un segnale di maggiore credibilità della Fed nella lotta all’inflazione.
🇺🇸 USA
S&P 500 +1,14% | Nasdaq 100 +1,73% | Dow Jones +0,61% | Russell 2000 +0,55%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 +0,94% | DAX +0,77% | CAC 40 +0,57% | FTSE MIB +0,80%
Settori USA
🟢 Migliori: Technology +2,20%, Consumer Discretionary +1,43%, Utilities +0,86%
🔴 Peggiori: Financials -0,10%, Consumer Staples -0,01%
I temi principali della giornata
▪️ Il mercato rivaluta la Fed. Dopo le vendite di mercoledì, gli investitori hanno iniziato a interpretare il rialzo dei tassi e il tono deciso di Warsh come un segnale di maggiore credibilità nella lotta all’inflazione. La reazione si è così ribaltata: azioni in rialzo, Treasury in recupero e dollaro più debole.
▪️ Il mercato del lavoro resta molto solido. Le nuove richieste di sussidi sono scese a 196 mila, contro 208 mila attese e 206 mila precedenti. Anche le richieste continuative sono diminuite a 1,73 milioni. Per ora non emergono segnali di un deterioramento significativo dell’occupazione: un elemento che lascia alla Fed più spazio per concentrarsi sull’inflazione.
▪️ I Treasury recuperano terreno. I rendimenti sono scesi lungo tutta la curva, con la parte lunga che ha fatto meglio. Il ragionamento del mercato è interessante: una Fed più restrittiva oggi potrebbe ridurre il rischio di inflazione persistente domani. Ed è proprio questa maggiore credibilità che ha aiutato contemporaneamente bond e azioni.
▪️ Il petrolio scende e alleggerisce la pressione sui mercati. Le quotazioni hanno corretto dopo alcune aperture verso una de-escalation in Medio Oriente. La Cina avrebbe fatto pressione sull’Iran per contenere gli Houthi, mentre l’Arabia Saudita avrebbe chiesto all’Oman di mediare per una tregua di due settimane. I rischi sull’offerta restano comunque elevati, soprattutto dopo i danni alle infrastrutture energetiche saudite.
▪️ Economia USA ancora a due velocità. Il lavoro rimane forte e l’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia ha battuto le attese, ma il settore immobiliare continua a soffrire: permessi, nuovi cantieri e vendite di case in sospeso sono risultati più deboli del previsto. I tassi elevati iniziano quindi a farsi sentire nei comparti più sensibili al costo del denaro.
Da monitorare: Negli Stati Uniti arriveranno produzione industriale e manifatturiera e torneranno a parlare alcuni membri Fed. Restano centrali anche petrolio e Medio Oriente: capire se i segnali di de-escalation reggeranno sarà importante per inflazione, rendimenti e sentiment azionario.
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🚨 USA: mutui di nuovo sopra il 7%
▪️ I tassi sui mutui americani a 30 anni sono tornati nell’area del 7%, sui livelli più alti degli ultimi 19 mesi. Diverse rilevazioni giornaliere indicano circa 7,2%-7,25%, mentre il dato settimanale Freddie Mac è al 6,95%.
▪️ La conseguenza è molto concreta: su un mutuo da $500.000, una rilevazione al 7,24% implica una rata di circa $3.400 al mese. Solo sette mesi fa, con tassi intorno al 6%, eravamo vicino ai $3.000.
▪️ Significa circa $400 in più ogni mese, quasi $5.000 l’anno di maggiore esborso. E questo arriva mentre i prezzi delle case restano elevati.
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🥊 Trump vs Warsh: chi sta davvero vincendo il braccio di ferro?
Dopo il rialzo della Fed, i futures azionari salgono. Perché?
Ne parliamo nella nuova analisi su LinkedIn 👇
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