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Dal Capitolo 8
Fuga dall’Europa (1945-1946)
Il 7 maggio 1945, alle prime ore del mattino, un aereo commerciale tedesco atterrò all'aeroporto di Berna. Ne scese un uomo di mezza età, con una rada barba grigio-rossastra, seguito da due assistenti. All'ufficiale svizzero che gli chiese di identificarsi, l'uomo rispose con nome e titolo: Hajj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme.
Aveva lasciato Berlino quando le armate sovietiche erano prossime a entrare nella città, aveva attraversato la Germania meridionale e ora chiedeva asilo alla Svizzera neutrale, lo stesso giorno in cui, dall'altro lato dell'Europa, le ultime truppe tedesche firmavano la resa incondizionata e il Reich millenario spirava.
Le autorità elvetiche lo respinsero, dal momento che la Svizzera si era impegnata a non concedere asilo ad alcun criminale di guerra dell'Asse. A quel punto, al-Husseini andò verso la Francia, dove le autorità di frontiera lo presero in consegna.
Dopo una breve detenzione, fu trasferito a Parigi, come rivela anche un comunicato ufficiale che annunciava che il Muftì di Gerusalemme era stato arrestato dalla polizia politica. Fu messo agli arresti domiciliari in una villa di Rambouillet, nei pressi della capitale e li rimase, in attesa che a Londra o a Washington qualcuno spiccasse un mandato di arresto a suo carico.
Un’aspettativa clamorosamente disattesa: per un anno intero, le potenze vincitrici si palleggiarono il problema mentre al- Husseini, libero, viveva nella sua villa parigina, dove riceveva visitatori, teneva una stretta corrispondenza con i leader arabi attraverso i canali diplomatici francesi e pianificava il suo ritorno in Medio Oriente.
Il tutto, nonostante nell’estate del ‘45 fosse stato inserito nella lista ufficiale dei criminali di guerra.
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Serhane Ben Abdelmajd Fakhet: “intriso di jihad”
Serhane Ben Abdelmajd Fakhet era arrivato in Spagna dalla Tunisia nel 1990 come dottorando in Economia, grazie a una borsa di studio del governo spagnolo. Fu durante gli anni passati nella capitale spagnola che si avvicinò alle frange islamiste presenti in città. In particolare, aderì prima al movimento Tablighi Jamaat, per entrare poi nell'orbita della cellula di Al Qaeda guidata da Abu Dahdah.
Abbracciò l’Islam salafista jihadista, quello più radicale, che rimprovera i musulmani che ascoltano musica o coloro che lavorano in locali che vendono alcol. Quello che punta il dito contro gli imam che non predicano il jihad nelle moschee e che distribuiva ai propri correligionari fotocopie dei discorsi di Bin Laden.
Per questo, i commilitoni di Fakhet lo descrissero più tardi come «una persona intrisa di jihad».
Nel novembre 2001, quando la polizia spagnola incastrò e smantellò la cellula di Abu Dahdah, Fakhet riuscì a sfuggire alla cattura e, dal momento che i due capi “in carica” erano stati arrestati, diventò responsabile operativo della rete che avrebbe eseguito gli attentati a Madrid tre anni dopo.
L'11 marzo 2004, alle 7:37 del mattino, dieci degli ordigni piazzati, inseriti all’interno di altrettanti zaini, esplosero su quattro treni pendolari nei pressi della stazione di Atocha, vicino Madrid. Persero la vita 191 persone e ci furono migliaia di feriti.
Meno di un mese dopo, il 3 aprile 2004, quando la polizia individuò il luogo in cui si rintanava la cellula terroristica, a Leganés, i sei attentatori, Fakhet compreso, fecero esplodere l’appartamento con un ordigno preparato con lo stesso esplosivo usato per il treno. Morirono tutti.
#AttaccoallEuropa è un progetto di #free4future
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PACIFISTI? NO, EX (EX?) TERRORISTI
Al ritorno, il 23 maggio 2026 all’aeroporto di Bilbao, José Javier Osés Carrasco, detto Jotas, è stato uno di quelli picchiati dalla Ertzaintza.
I video lo mostrano chiaramente mentre spinge un agente e aggredisce un altro alle spalle. Solo dopo è finito a terra sotto i manganelli. È
stato fermato insieme ad altri tre e poi rilasciato.
Non stavano picchiando pacifici dimostranti pro-Gaza.
Stavano rispondendo a un ex terrorista di ETA.J
otas, nato a Pamplona, tra il 2004 e il 2007 ha partecipato a decine di atti di kale borroka: attacchi, incendi e ordigni contro simboli spagnoli.
Arrestato, è entrato in clandestinità nel 2010, fuggito n Francia e si è unito all’apparato logistico-militare di ETA.
Nel 2012 fu catturato vicino a Tolosa con armi e materiale per attentati.
Condannato in Francia a 8 anni per terrorismo, consegnato alla Spagna nel 2018 e uscito di prigione nel 2019.
Oggi insegna Economia in un istituto pubblico a Tudela e partecipa alle flottiglie pro-Gaza.
Non ha mai rinnegato il suo passato: ha solo cambiato causa, adesso protesta per Gaza.
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LA SVOLTA DI AL QAEDA IN EUROPA
L'11 marzo 2004, alle 7:37 del mattino, quattro treni esplodono quasi simultaneamente sulle linee ferroviarie di Madrid. È l'ora di punta, i vagoni sono pieni di pendolari diretti al lavoro. In quattro minuti muoiono 191 persone, quasi duemila quelle ferite. È uno dei giorni più sanguinosi che l'Europa abbia conosciuto dal dopoguerra.
Quattordici mesi dopo, il 7 luglio 2005, accade di nuovo. Quattro uomini salgono sulla metropolitana di Londra e su un autobus a due piani. Ancora una volta è mattina, anche qui i mezzi pubblici sono pieni di pendolari. Allo scoppio degli ordigni artigianali, contenuti dentro zaini, muoiono 52 persone. I quattro kamikaze sono cittadini britannici di origine pakistana. Sono tutti cresciuti nel Regno Unito, istruiti nelle scuole britanniche, all’apparenza perfettamente integrati, tanto che uno di loro era un insegnante di sostegno.
Riprendeva così l'era del terrore in Europa, sotto una forma nuova. Le cellule di Al Qaeda si erano insediate nel continente fin dagli anni '90, costruendo reti di reclutamento e finanziamento nelle moschee di Amburgo, Londra e Milano. Ma quegli attentati segnarono un mutamento: la minaccia era ormai dentro l'Europa. Gli attentatori non provenivano dall'Afghanistan o dall'Arabia Saudita ma da Leganés, da Leeds, da Dewsbury.»
Per il Jihadismo, l'Europa è considerata territorio nemico e colpirla è un obbligo religioso. Si tratta di una motivazione teologica che affonda le proprie radici nei secoli e che Al Qaeda ha reinterpretato, trasformandola in una strategia operativa - e armata - globale.
In questa prima stagione del progetto sul terrorismo jihadista in Occidente, Free4future seguirà il filo rosso che collega l’attentato di Madrid del 2004 con l’attacco a Israele del 7 ottobre 2023 e con le sue nuove ricadute sul continente europeo.
Seguici e, se ti piacciono i nostri contenuti, condividili sui tuoi social: questa settimana sarà dedicata agli attentati di Madrid e di Londra.
#AttaccoallEuropa è un progetto di #free4future
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Anche gli uomini. Anche i ragazzi.
Silenced No More — 13/13 Tredicesimo pattern documentato: Stupro e violenza sessuale contro uomini e ragazzi Fonte: Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas, "Silenced No More", maggio 2026
Il report dedica una sezione specifica alla violenza sessuale contro le vittime maschili. Sebbene le donne costituiscano la maggioranza numerica, il documento identifica un pattern chiaro di tortura e umiliazione sessualizzata contro gli uomini, sia durante l'attacco che in cattività.
L'evidenza sul campo
I soccorritori hanno documentato mutilazione genitale post-mortem su corpi maschili: vittime con i genitali amputati o colpiti da scariche di proiettili a bruciapelo. Un giovane è stato rinvenuto lungo la Strada 232 con bruciature localizzate esclusivamente nell'area inguinale, indicando l'uso di acceleranti. Almeno un uomo sopravvissuto al festival Nova ha testimoniato di essere stato violentato sul posto da più aggressori — testimonianza confermata da un esame poligrafico e dalle cartelle cliniche. «Facevano quello che volevano con me. Mi sento sporco tutto il tempo. Oggi mi faccio la doccia mille volte al giorno e sento ancora disgusto. Non sono mai tornato me stesso fisicamente.»
Le testimonianze degli ostaggi maschi
Guy Gilboa Dalal ha descritto un episodio in cui un carceriere, sotto minaccia di coltello alla gola, lo ha palpeggiato e ha strofinato i propri genitali contro il suo ano per diversi minuti. «Non avevo via di fuga.»
Rom Braslavski, 19 anni al momento del rapimento, è stato tenuto completamente nudo, legato e frustato per quasi tre mesi consecutivi: «Lo scopo era umiliarmi, distruggere la mia dignità.»
Alon Ohel ha riferito che il suo carceriere entrava nella doccia per insaponargli il corpo con forza, usando il pretesto della "cura della pelle" per toccarlo.
Eliya Cohen ha descritto le umiliazioni sistematiche nei tunnel: «Venivano nella nostra stanza una o due volte a settimana e dicevano: "Su, tutti, toglietevi i vestiti e la biancheria intima." Era molto umiliante. Molto.»
La serie si conclude qui. "Silenced No More" non è l'unico documento. Il Dinah Project — finanziato dal governo britannico, prodotto dall'Università Bar-Ilan — ha raggiunto lo stesso risultato con metodo indipendente, ed è stato presentato all'ONU. Nel 2025 le Nazioni Unite hanno inserito Hamas nella lista nera delle organizzazioni che usano la violenza sessuale come arma di guerra.
Chi ancora nega le atrocità del 7 ottobre e l'intento genocidario dei terroristi lo fa sapendo cosa c'è scritto in questi report. È una scelta. E come ogni scelta, ha conseguenze.
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LA SVOLTA DI AL QAEDA IN EUROPA
L'11 marzo 2004, alle 7:37 del mattino, quattro treni esplodono quasi simultaneamente sulle linee ferroviarie di Madrid. È l'ora di punta, i vagoni sono pieni di pendolari diretti al lavoro. In quattro minuti muoiono 191 persone, quasi duemila quelle ferite. È uno dei giorni più sanguinosi che l'Europa abbia conosciuto dal dopoguerra.
Quattordici mesi dopo, il 7 luglio 2005, accade di nuovo. Quattro uomini salgono sulla metropolitana di Londra e su un autobus a due piani. Ancora una volta è mattina, anche qui i mezzi pubblici sono pieni di pendolari. Allo scoppio degli ordigni artigianali, contenuti dentro a degli zaini, muoiono 52 persone. I quattro kamikaze sono cittadini britannici di origine pakistana. Sono tutti cresciuti nel Regno Unito, istruiti nelle scuole britanniche, all’apparenza perfettamente integrati, tanto che uno di loro era un insegnante di sostegno.
Riprendeva così l’era del terrore jihadista in Europa. Le cellule di Al Qaeda erano presenti sul continente fin dai dirottamenti aerei degli anni '70 che avevano già trasformato gli aeroporti europei in campi di battaglia. Ma gli attentati dei primi anni del 2000 hanno rappresentato un mutamento: la minaccia era ormai dentro l’Europa. Gli attentatori non provenivano dall'Afghanistan o dall'Arabia Saudita ma da Leganés, da Leeds, da Dewsbury.
Per il Jihadismo, l'Europa è considerata territorio nemico e colpirla è un obbligo religioso. Si tratta di una motivazione teologica che affonda le proprie radici nei secoli e che Al Qaeda ha reinterpretato, trasformandola in una strategia operativa - e armata - globale.
In questa prima stagione del progetto sul terrorismo jihadista in Occidente, Free4future seguirà il filo rosso che collega l’attentato di Madrid del 2004 con l’attacco a Israele del 7 ottobre 2023 e con le sue nuove ricadute sul continente europeo.
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Sabaya
Silenced No More — 12/13 Dodicesimo pattern documentato: Minacce di matrimonio forzato e schiavitù sessuale Fonte: Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas, "Silenced No More", maggio 2026
Il report evidenzia che, durante la prigionia a Gaza, le donne in ostaggio sono state sottoposte a un pattern ricorrente di minacce riguardanti il loro futuro e la loro autonomia. I carcerieri hanno costantemente affermato un presunto diritto di proprietà e controllo sui corpi delle prigioniere, utilizzando la minaccia del matrimonio forzato come strumento di sottomissione psicologica. Questa pratica non è stata isolata, ma ha rappresentato una rivendicazione di titolarità sessuale ed esistenziale volta a cancellare l'identità delle vittime.
Il caso di Noga Weiss: l’anello e il "consenso" coatto
L’orrore di questo pattern emerge con chiarezza nella testimonianza di Noga Weiss, che aveva 18 anni al momento del rapimento. Noga ha riferito che uno dei suoi carcerieri le ha presentato un anello, intimandole che sarebbe rimasta a Gaza per sempre per sposarlo e partorire i suoi figli. In un atto di estrema crudeltà psicologica, il rapitore ha portato la madre di Noga (anch’essa prigioniera) davanti alla ragazza per chiederle ufficialmente l’approvazione per il matrimonio. Le due donne sono state costrette a fingere sorrisi e gratitudine sotto la minaccia delle armi per evitare l’esecuzione immediata. La Commissione sottolinea come la ripetizione di queste minacce per oltre un mese sia servita a mantenere Noga in uno stato di terrore costante.
La manipolazione dei minori: Dafna Elyakim
Anche le minorenni sono state bersaglio di questo pattern. Dafna Elyakim, 15 anni, ha testimoniato che uno dei suoi carcerieri le diceva continuamente che lei sola sarebbe rimasta con lui, mentre gli altri ostaggi sarebbero stati liberati. Il rapitore usava un linguaggio manipolatorio, promettendole una "grande casa" e figli insieme, mentre la sottoponeva a palpeggiamenti e contatti fisici non richiesti. Dafna ha descritto la necessità di apparire "normale e felice" davanti alla sorella minore dopo questi incontri, per non allarmarla, seguendo le precise istruzioni dei carcerieri.
La servitù domestica e la "proprietà" delle vittime
Il documento descrive inoltre come alcune donne in ostaggio siano state inserite forzatamente in contesti domestici, obbligate a cucinare, pulire i bagni e accudire i figli dei loro carcerieri come servitù. Questa "intimità coatta" aveva lo scopo di ridurre le donne a oggetti domestici o "premi". Ilana Gritzewsky ha ricordato come il suo carceriere la tenesse per mano in pubblico dichiarando che era sua moglie, facendola sentire "proprietà" di un uomo che le aveva rubato i gioielli, il nome e la libertà.
Il concetto di "Sabaya" e le conclusioni legali
L’intenzionalità di questo pattern è confermata dal linguaggio dei terroristi, che durante l’attacco e la prigionia hanno definito le donne come "sabaya", termine che indica le schiave di guerra. Questi atti configurano i crimini contro l’umanità di schiavitù sessuale e persecuzione. La Commissione conclude che la minaccia di una discendenza forzata e la cancellazione dell’autonomia riproduttiva sono state armi deliberate per annientare la dignità delle donne israeliane.
Domani: l'ultimo crimine documentato — violenza sessuale contro uomini e ragazzi.
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Attacco all'Europa è la nuova serie di Free4future.
Dal 2004 a oggi, il terrorismo jihadista ha colpito il cuore dell'Europa. Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles, Nizza, Berlino, Manchester, Barcellona. Centinaia di morti. Migliaia di feriti. Una generazione cresciuta con gli attentati come sottofondo della propria vita.
Per cinque settimane a partire da domani, 25 maggio vi racconteremo gli ultimi vent’anni di questa storia di sangue e di terrore: chi ha colpito, perché, come, e cosa ha cambiato per sempre nel modo in cui viviamo gli spazi pubblici del nostro continente. Senza semplificazioni, senza ideologia, con i fatti — e con le domande scomode che i fatti portano con sé.
È stata una guerra — sistematica, pianificata, ideologicamente fondata — condotta da uomini che in molti casi erano nati e cresciuti tra noi. Che conoscevano le nostre città, le nostre abitudini, i nostri orari. Che prendevano la metropolitana come noi, e un giorno hanno deciso di farla esplodere.
Ma la guerra non è finita. Si è solo trasformata.
Attacco all'Europa dal 25 maggio, su #free4future
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Sul Riformista la recensione di Paolo Agnoli al saggio su Husseini di Dal Monte e Sechi
https://hakol.ilriformista.it/lombra-del-mufti-dal-patto-con-hitler-allorrore-del-7-ottobre/
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Il crimine continuava finché le immagini circolavano
Silenced No More — 11/13 Undicesimo pattern documentato: Ripresa e diffusione digitale della violenza
Fonte: Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas, "Silenced No More", maggio 2026
Il report documenta come Hamas abbia trasformato la visibilità stessa in un'arma di guerra psicologica. La documentazione e la diffusione digitale delle atrocità, inclusa la violenza sessuale, non sono stati atti spontanei di singoli, ma elementi strutturali di un "teatro del terrore" progettato per amplificare il trauma ben oltre i confini fisici dell'attacco. Documenti recuperati dai corpi dei miliziani includono istruzioni operative precise su come filmare i crimini e caricarli immediatamente sulle piattaforme social.
L’acquisizione dell’identità digitale delle vittime
I miliziani hanno utilizzato i telefoni delle persone uccise o rapite per pubblicare immagini dei loro resti sfigurati o dei loro ultimi istanti di vita direttamente sui loro profili Facebook o WhatsApp. Questa pratica ha costretto familiari e amici a scoprire la sorte dei propri cari attraverso una visione sadica e violenta. A Nir Oz, i familiari di Bracha Levinson hanno appreso della sua morte trovando il video del suo corpo abusato pubblicato sul suo account Facebook personale.
Tortura psicologica in tempo reale
In altri casi, i terroristi hanno utilizzato le app di messaggistica come strumento di pressione psicologica estrema. La sorella di un ostaggio ha riferito di aver ricevuto chiamate e messaggi in arabo in cui i rapitori descrivevano graficamente cosa avrebbero fatto alla ragazza. I filmati delle soldatesse di Nahal Oz — trascinate via in pigiama, sanguinanti e legate — sono stati diffusi globalmente dagli stessi aguzzini; in un frammento audio si sente un miliziano definire le prigioniere come "sabaya", un termine che indica le schiave di guerra.
Il terrore in cattività e la messinscena
Hamas ha prodotto e diffuso video di ostaggi durante i mesi di prigionia, utilizzandoli come strumenti di manipolazione. Casi documentati includono Mia Schem, Noa Argamani, Daniella Gilboa, Liri Albag e molte altre. Alcune mostravano segni visibili di deterioramento fisico. Nel caso di Noa Marciano, la sequenza video si conclude con le immagini del suo corpo senza vita, un atto di estrema crudeltà inviato direttamente alla famiglia. Le registrazioni erano altamente sceneggiate e miravano a paralizzare la società israeliana e ostacolare la riabilitazione psicologica dei sopravvissuti.
La violenza post-liberazione
Una dimensione aggiuntiva riguarda l'abuso online subito da alcuni ostaggi donna dopo il rilascio. La Commissione ha documentato come utenti sui social media abbiano creato rappresentazioni sessualizzate delle ex prigioniere, insinuando una presunta attrazione verso i loro carcerieri per umiliarle ulteriormente. Il crimine digitale non si è fermato con la libertà fisica: la violenza continua a rigenerarsi finché le immagini delle atrocità circolano in rete.
Domani: il dodicesimo crimine documentato — minacce di matrimonio forzato e schiavitù sessuale.
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Il 18 agosto 1988, a Gaza, fu distribuito un documento di trentasei articoli nelle moschee, nelle scuole e negli uffici dell'organizzazione che lo aveva redatto. Si chiamava Mithaq, la “Carta” o il “Patto” e la sua prima citazione riportava una frase di Hasan al-Banna, il fondatore dei Fratelli Musulmani. Questa citazione recita «Israele esisterà e continuerà a esistere fino a
quando l'Islam non la annullerà, così come ha annullato ciò che la precedette».
L'organizzazione che ha redatto quel documento si chiama Harakat al-Muqawama al-Islamiyya — il Movimento di Resistenza Islamica.
Il suo acronimo è Hamas.
La Carta di Hamas è la sintesi del progetto politico che al- Husseini aveva costruito in cinquant'anni di lavoro: l'antisemitismo teologico islamico, il rifiuto assoluto di qualsiasi normalizzazione con lo Stato ebraico, il jihad come dovere religioso individuale contro un nemico, visto come agente di una cospirazione globale che si è celata dietro le guerre mondiali, il comunismo e che muove le fila dell'imperialismo occidentale. Rubin
e Schwanitz la descrivono con una formula che non lascia spazio a interpretazioni: la visione del mondo di Hamas è «indistinguibile da quella di al-Husseini e dei Fratelli Musulmani».
Mezzo secolo di storia, di guerre, di cambiamenti geopolitici non ha modificato la sostanza dell'odio che al-Husseini ha costruito e trasmesso, generazione dopo generazione, moschea
dopo moschea.
Da: Hajj Amin al-Husseini Sacerdote del terrore : Il progetto islamico dello sterminio da Mussolini al 7 ottobre (Schegge di Luce Vol. 1)
https://www.amazon.it/dp/B0GX5PCCBY
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Attacco all'Europa è la nuova serie di Free4future.
Dal 2004 a oggi, il terrorismo jihadista ha colpito il cuore dell'Europa. Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles, Nizza, Berlino, Manchester, Barcellona. Centinaia di morti. Migliaia di feriti. Una generazione cresciuta con gli attentati come sottofondo della propria vita.
Per cinque settimane a partire dal 25 maggio vi racconteremo gli ultimi vent’anni di questa storia di sangue e di terrore: chi ha colpito, perché, come, e cosa ha cambiato per sempre nel modo in cui viviamo gli spazi pubblici del nostro continente. Senza semplificazioni, senza ideologia, con i fatti — e con le domande scomode che i fatti portano con sé.
È stata una guerra — sistematica, pianificata, ideologicamente fondata — condotta da uomini che in molti casi erano nati e cresciuti tra noi. Che conoscevano le nostre città, le nostre abitudini, i nostri orari. Che prendevano la metropolitana come noi, e un giorno hanno deciso di farla esplodere.
Ma la guerra non è finita. Si è solo trasformata.
Attacco all'Europa dal 25 maggio, su #free4future
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https://www.leuropeista.it/probabilita-incosciente-scelga-gianelli-avvocato/
Free4Future su l'europeista.
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Legalizzata la pedofilia in Afghanistan: dopo più di 70 provvedimenti contro le donne dal 2021 a oggi, adesso diventa legale vendere persino le neonate. Il tutto mentre, secondo un recente sondaggio dell'Organizzazione afghana BISHNAW-WAWRA, l'8% delle donne intervistate ha dichiarato di conoscere almeno una donna che ha tentato di togliersi la vita nell'agosto 2021. Segue un 68% che ha detto di conoscere donne della propria comunità affette da depressione o ansia cui si aggiunge un 18% di donne consultate nel 2023 che ha dichiarato di non aver incontrato una sola donna al di fuori del proprio nucleo familiare negli ultimi tre mesi.
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I legami affettivi come arma
Silenced No More — 10/13 Decimo pattern documentato: Violenza sessuale in presenza o prossimità di familiari Fonte: Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas, "Silenced No More", maggio 2026
Il decimo pattern riguarda la violenza sessuale utilizzata come arma contro il nucleo familiare. Gli aggressori hanno colpito i legami affettivi costringendo i familiari ad assistere alle violenze o coinvolgendoli direttamente, con l'obiettivo di moltiplicare il trauma su più persone simultaneamente. La Commissione definisce questi atti crimini kinocidali: violenza sessuale strategicamente inflitta nel contesto familiare per distruggere la famiglia come unità sociale ed emotiva.
Sui siti dell'attacco
L’orrore del massacro è documentato da scene di profanazione familiare. Lungo una via di fuga dal festival Nova, i soccorritori hanno rinvenuto il corpo di una donna parzialmente svestita, con i genitali esposti e gravi bruciature sul torso; il cadavere del marito è stato trovato a breve distanza. Prima di morire, l’uomo era riuscito a contattare i familiari per riferire, sotto shock, dell’assassinio della moglie. Testimoni oculari e auricolari hanno riferito di aver udito i partner implorare disperatamente i miliziani di interrompere le violenze sessuali in corso contro i propri cari prima di essere giustiziati insieme a loro. In un altro kibbutz, video mostrano i corpi di un uomo e una donna rinvenuti insieme, con segni di torture sessuali inflitte in concomitanza con la loro uccisione.
In cattività e durante il rapimento
Durante la prigionia, gli ostaggi hanno riferito abusi subiti davanti ai propri cari per massimizzare l'impotenza dei testimoni. Danielle Aloni, rapita insieme alla figlia e al nipote, ha testimoniato di essere stata palpeggiata e molestata dai rapitori durante il violento trasferimento verso Gaza. Un altro caso emblematico è quello di Noga Weiss, 18 anni: un carceriere le ha presentato un anello, portandola poi davanti alla madre (anch’essa prigioniera) per chiederne ufficialmente il "consenso" al matrimonio forzato. Entrambe sono state costrette a fingere un sorriso sotto la minaccia delle armi, mentre il rapitore affermava che Noga sarebbe rimasta a Gaza per sempre per partorire i suoi figli.
La coercizione tra familiari
La prova più atroce raccolta dalla Commissione riguarda due ostaggi minorenni, membri della stessa famiglia, costretti a compiere atti sessuali l'uno sull'altro sotto minaccia. I terroristi hanno inoltre frustato i loro genitali e li hanno toccati ripetutamente dopo averli obbligati a denudarsi davanti ai loro occhi.
In questa strategia del terrore, la famiglia non era solo il contesto del crimine, ma il bersaglio primario: i legami di cura e protezione venivano trasformati dai carnefici nell'arma stessa della tortura.
Domani: l'undicesimo crimine documentato — riprese e diffusione digitale della violenza.
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Trentasette famiglie intere
Silenced No More — 9/13 Nono pattern documentato: Rapimento di madri con i bambini Fonte: Civil Commission on October 7th Crimes by Hamas, "Silenced No More", maggio 2026
Il nono pattern documentato nel report riguarda una delle forme più simboliche di violenza: il rapimento coordinato di madri e figli. L'attacco ha colpito sistematicamente 37 interi nuclei familiari. Quarantuno minorenni, dai quattro mesi ai 17 anni, sono stati strappati alle proprie case; trentasei hanno varcato il confine verso la prigionia, altri sono stati abbandonati dai rapitori poco prima della recinzione.
L'arma dei legami affettivi: il Kinocide
Il rapimento di minori non è stato un effetto collaterale, ma un atto deliberato di sfruttamento del legame emotivo tra genitori e figli per massimizzare il terrore. Questo schema rientra nella logica del kinocide: la distruzione dei legami familiari come unità affettiva. Almeno quarantuno madri sono state rapite: diciannove catturate vive insieme ai figli, altre quattro caricate sui veicoli solo dopo essere state uccise.
La solitudine di Shiri Bibas e il caso Kaploun
L'immagine di Shiri Bibas che stringe a sé i figli Ariel, quattro anni, e Kfir, nove mesi, è il simbolo di questo crimine. Un video analizzato dalla Commissione ha mostrato Shiri sola e scalza all'interno di una base a Gaza. Shiri e i suoi bambini sono stati assassinati in prigionia. Un altro caso: i piccoli Negev, quattro mesi, ed Eshel, quattro anni, Kaploun. I terroristi hanno filmato se stessi mentre apparentemente si prendevano cura di loro, dopo aver ucciso la madre Adi davanti ai loro occhi. Il video è stato usato per propaganda prima che i bambini fossero abbandonati vicino al confine.
Vulnerabilità e umiliazione coatta
Hagar Brodutch ha ricordato come il carceriere continuasse ad afferrare la maglietta della figlia Ofri, dieci anni, sollevandola in aria perché la folla potesse vedere che aveva catturato una bambina. Agam Goldstein-Almog, diciassette anni, è stata portata via insieme alla madre e ai fratelli minori dopo aver visto giustiziare il padre e la sorella, descrivendo l'abduzione come un momento di totale privazione di ogni controllo sul proprio corpo e sulla sicurezza dei propri cari.
Questi atti costituiscono crimini di guerra documentati contro le persone più vulnerabili. Le prove sono agli atti.
Domani: il decimo crimine documentato — violenza sessuale in presenza o prossimità dei familiari.
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Definisci bambino.
Un 15enne tunisino residente in provincia di Siena viene arrestato dalla Digos per arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Non è la prima volta: per lo stesso reato nel 2025 era stato collocato in comunità, e a marzo 2026 il giudice aveva revocato la custodia cautelare. Il giorno dopo aveva già ricominciato. Nuovi profili social, nuovi contatti con affiliati al Daesh su Telegram e TikTok. Dalle chat sequestrate è emerso che il ragazzo si era dichiarato pronto ad agire, ricevendo indicazioni sugli obiettivi. Nel mirino luoghi a Firenze e il Vaticano.
Il giudice ha disposto la custodia in istituto penale minorile perché il ragazzo «non ha mutato le proprie pericolose convinzioni ideologiche» e ha proseguito il proselitismo anche durante la messa alla prova.
Il sistema giudiziario minorile italiano è costruito sul principio del recupero: seconda chance, misure alternative, percorsi rieducativi.
Nessuno di questi strumenti era stato pensato per un adolescente radicalizzato che torna operativo il giorno successivo alla revoca della misura cautelare.
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Nel 1968, al-Husseini disse ad Arafat di prendere il controllo dell'OLP.
Non fu un passaggio di consegne politico. Fu una consacrazione:
"Arafat aveva bisogno di qualcosa che nessun governo arabo poteva dargli: la benedizione del vecchio Muftì, il depositario vivente di una tradizione politica lunga quasi cinquant'anni, partita dalle strade di Gerusalemme e passata per le stanze della Berlino di Hitler."
— da Hajj Amin Husseini Sacerdote del Terrore
Alcune eredità non si dichiarano. Si ricevono.
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