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Mahnke, Baron e Mendoza si spingono oltre i confini naturali della loro collaborazione, ormai lunga e duratura. Fantascienza e creatività, un esemplare lavoro nella creazione di strutture stellari e razze aliene e in grado di passare l'idea di universo espansso - familiare ma sempre innovativo.
Jason Aaron scrive un Batman prototipico: arcigno, sicuro di sé, umano ma inarrestabile. Una macchina di muscoli e organi incapace di provare paura ma sempre pronto a imparare a confrontarsi con qualcosa più grande di sé.
L'avventura fuori dai confini Terrestri comincia brillantemente tra le strade di Gotham e, in una escalation naturale che il lettore prevede con un ghigno sornione, la storia segue il corso naturale portandoci a immedesimare nei processi mentali del Cavaliere Oscuro - o meglio il Cavaliere Oscuro che tutti vorremmo essere.
Ecco, una doccia dopo parliamo di Batman Off-World e di come Jason Aaron riesca ad approcciarsi meravigliosamente bene al Pipistrello senza fare nulla di straordinario.
Sticking to his guns ma con un qualcosina in più.
Se nel #1 pareva tutto fatto così per fare, per liberare la vena creativa, la chiusura del secondo albo sta rivelando molte più connessioni di quante pensassimo.
Non passi il messaggio che Giant Robot Hellboy è solo ed esclusivamente un divertissement.
Questo è un passaggio che vedo partire dalla testa di Mignola fino alla matita di Fegredo che si stacca dal foglio: Hellboy guadagna sempre più confidenza con la controparte meccanica. Dopo un primo disastroso incontro con i mostri, il team di ricercatori prende il controllo del suo corpo. Una volta libero però e in grado di lottare da solo, Fegredo sottolinea questa presa di coscienza impostando una tavola classica per la serie - evidenziando la posa scomposta di Hellboy, l'impeto del suo pugno, la dinamicità dell'azione.
Diavolo nei dettagli.
Perché mi piace vedere Mike Mignola, Duncan Fegredo e Dave Stewart divertirsi a creare kaiju da prendere a mazzate.
Sono un uomo semplice.
You who wish to conquer pain
You must learn what makes me kind
The crumbs of love that you offer me
Are the crumbs I’ve left behind
Your pain is no credential here
It’s just a shadow of my wound
https://youtu.be/3f0ADuVJhYQ?si=0bsh7OFhthFOew_E
Una bella intervista che ripercorre il processo creativo dietro Takes Off.
