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La storia più lenta a carburare.
La reinvenzione più problematica da discute, la metafora più didascalica da trasformare in qualcosa di nuovo.
Se è vero che non è possibile inventare la ruota da capo, è anche vero che Jason Aaron, Rafa Sandoval, Carmine Di Giandomenico e Ulysses Arreola hanno versato sangue, sudore e lacrime in quattordici albi ultraviolenti, esplosivi, drammatici e tesi come una corda di violino.
Quattordici numeri dopo, Absolute Superman raggiunge il suo climax in The Battle For Kansas — lo scontro senza mezze misure tra Kal-El di Krypton (tutto ciò che era ed è) e Ra's Al Ghul, intento a trasformare l'orfano di un pianeta lontano nel figlio illegittimo di una spietata ideologia ultra-capitalista che sfiora i margini del culto satanico.
Dopo la conclusione di One World Under Doom, The Will Of Doom è un bel malloppo composto da 50 pagine di transizione da un evento all'altro che dire inelegante è poco.
Certo non è mai facile ma qui ce la mettono tutta per farti restare tutto sul groppone: il casus belli che Zdarsky cerca di seguire fino alla fine sarebbe anche interessante ma viene sommerso da una generale mancanza di passo e capacità di sintesi. I personaggi parlano molto meccanicamente, questa la cosa che mi ha sorpreso di più; quasi sembrano non voler affrontare la situazione e buttare fumettosamente tutto sotto al tappeto, non so se è una cosa volutamente cercata da Chip. Cafu poco brillante — e ringrazio sempre uno dei coloristi che meno preferisco al mondo, David Curiel.
La scelta dell'erede di Destino è talmente logica che manco la spoilero: la cosa più strana è che al momento da questa cosa ne viene fuori davvero poco — così come viene fuori poco dal coinvolgimento di Hulk Rosso nella storia.
Tante tante tante tante novità.
https://aiptcomics.com/2025/12/18/dc-march-solicitations-2026-main/
The Kryptonite Spectrum è un capolavoro — non accetterò chi dirà il contrario.
Apprezzi il valore delle cose solo sai quando le hai perse: così è stato per me rivivere l'arco di Reze in Chainsaw Man - The Movie.
Un truculento tripudio visivo firmato Mappa e diretto da Tatsuya Yoshihara.
Un lungometraggio di un'ora e quaranta che corre come un forsennato eppure riesce a restituire tutta la malinconia di un amore adolescenziale acerbo e struggente, timido come due corpi che per la prima volta scoprono il tocco dell'altro — e che esplodono con fragorosa violenza un attimo dopo.
Un film che mi fa pentire non averlo visto al cinema; digrignando i denti dopo una giornata nera, osservavo l'azione che prendeva forma ai miei occhi con una spaventosa consapevolezza di sé, a velocità supersonica senza mai scampare un dettaglio.
Quanta pomposità per dire semplicemente che è un'esperienza bellissima e tragica — oh, io proprio il finale di questo arco narrativo a Fujimoto non glielo perdono. Amavo troppo Reze per vederla svanire così.
Eddie Brock a Sanremo con la canzone Avvoltoi
mf be doing this shit on purpose
