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𝑅𝑜𝑐𝑘&𝑀𝑒𝑡𝑎𝑙 𝐵𝑎𝑙𝑙𝑎𝑑𝑠

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La ballad è l'essenza di una band, il cuore morbido che si cela dietro la dura corazza dell'heavy metal.

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Non È Per Sempre Afterhours.mp39.66 MB

Video Ufficiale "Non è per Sempre"

​​Scritta dal frontman e cantante del gruppo Manuel Agnelli, la canzone “Non è per sempre” è una delle più conosciute degli Afterhours. Si tratta probabilmente di uno dei brani più dolci e solari che abbiano mai composto, in contrasto con il resto dell’album omonimo che la contiene, che è più cupo. Una specie di ballad che richiama quelle degli idoli del rock anni ’70. Il brano e il suo significato spronano a reagire alle avversità, a rialzarsi anche dopo le difficoltà. Nelle prime strofe troviamo il primo messaggio del brano, affermando quanto sia difficile essere se stessi, in una società che monopolizza il tuo pensiero: "Non hai abilità, questa nazione è brutta, ti fa sentire asciutta, senza volontà, e gioca a fare Dio, manipolando il tuo DNA". È il ritornello però a mandare un messaggio, che diventerà poi un inno per gli adolescenti nei primi anni 2000: "Ma non c'è niente che sia per sempre, perciò se è da un po' che stai così male, il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire" Una poesia targata Afterhours Buon ascolto con "Non è per sempre"❤️ @rock_metalballad

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09_-_The_Beatles_-_I_Me_Mine.mp33.22 MB

​​I Me Mine è l'ultimo brano registrato ufficialmente dai Beatles, anche se alle sessioni di registrazione non era presente Lennon, in vacanza in Danimarca e comunque già da tempo allontanatosi dalla band. Scritta da Harrison, fu una di quelle canzoni che vennero parcheggiate per un lungo tempo. Ultimo brano registrato dal gruppo perchè per completare il film sui Beatles, si rese necessaria l'ultima sessione di registrazione per completare questo brano. La canzone così editata si compone di due tempi alternati: un ingresso in 3/4 su un registro malinconico... il tema è un'amara riflessione di Harrison sull'egoismo, con le liriche centrate sulla differenza fra l'ego individuale e l'OM universale... per poi passare a un rockeggiante 12/8 più aggressivo... schema ripetuto due volte per poi interrompersi bruscamente.

​​The Beatles nel 1970 diedero vita al loro l'album Let It Be, che sarebbe uscito un mese dopo l'intervista con cui McCartney annunciò l'abbandono del gruppo. Ebbene si.. oramai i Beatles son sciolti..era il 1970 e sarebbero seguite diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro... e lontane anni luce a quella del complesso unito. Bisogna essere onesti: lasciarono un'eredità musicale pesantissima. Effettivamente i Beatles possono piacere o meno, ma nella storia musicale aprirono un divario.. segnarono una linea immaginaria... il prima e il dopo Beatles. Get Back (scritta nel 69) è un brano inserito nell'ultimo album dei Beatles: venne eseguita per la prima volta in pubblico, nello speciale concerto tenutosi sul tetto degli uffici della Apple Records (ricordate si). La canzone venne incisa in un periodo di forti dissidi tra i componenti della band... scritta da McCartney, è il brano di chiusura dell'ultimo album dei Beatles ad essere pubblicato prima che il gruppo si dividesse. Fantastica l'esecuzione delle chitarre, con Lennon che a sorpresa suona la solista... all'organo Hammond suona il tastierista americano Billy Preston... In assoluti uni dei brani più rock dei Beatles...indelebile nella storia della musica. I Beatles scherzarono spesso con il testo della canzone durante le sedute di registrazione, come dimostra l'introduzione di Lennon al brano sull'album Let It Be: «Sweet Loretta Fart, she thought she was a cleaner, but she was a frying pan» ("La dolce Loretta Scorreggia, pensava di essere un aspirapolvere, ma era una padella per friggere"). La versione del brano sull'album termina con la famosa frase di John Lennon: «I'd like to say thank you on behalf of the group and ourselves, and I hope we passed the audition» ("Vorrei ringraziarvi a nome del gruppo e di noi stessi, e spero che abbiamo passato l'audizione"). Buon ascolto e buona domenica 🙋🏻‍♂️

L'ultimo Freddie Mercury - Roberto De Ponti.epub8.79 KB

​​"Io non diventerò una rockstar. Diventerò una leggenda." Così diceva Freddie Mercury prima di conoscere Brian May, Roger Taylor e John Deacon. E aveva ragione: oggi, a oltre trent'anni dalla sua morte, l'amore che i suoi fan hanno per lui è ancora vivo e sterminato. Ma ogni leggenda è accompagnata da verità e bugie, certezze e insinuazioni, notizie vere o presunte. E se questo è vero per il periodo in cui Freddie è rimasto sotto i riflettori come lead vocalist dei Queen, lo è ancora di più dal momento in cui per l'ultima volta è sceso dal palco dopo un concerto con gli altri tre. I 1.933 giorni trascorsi dall'esibizione di Knebworth Park all'ultimo saluto nella sua camera da letto a Garden Lodge sono i meno raccontati - di sicuro i meno noti - della storia di Mercury. Eppure, negli ultimi anni di vita Freddie ha composto alcune delle sue canzoni più belle, ha realizzato il sogno di interagire con una divina della lirica, ha interpretato con la sua superba voce brani indimenticabili malgrado la malattia stesse ormai per prenderselo. In questo libro Roberto De Ponti raccoglie le notizie frammentarie degli ultimi anni della vita di Freddie e le scarne informazioni rilasciate da chi davvero gli è stato vicino, setacciandole senza scadere nel morboso, scremando la sua storia da falsità e da illazioni. Per dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, che l'epigramma riservatogli dall'amico Brian May è la perfetta sintesi dell'essenza di Freddie: «Lover of life, singer of songs». Amante della vita, cantante di canzoni. Un libro essenziale per ogni fan di Freddie, che racconta il crepuscolo del cantante e l'alba del mito. Buona lettura ❤️ @rock_metalballad

Eccoci con la nostra consueta (più o meno) rubrica del sabato sui libri che narrano le gesta di personaggi che hanno fatto la storia del Rock. Stamane tocca a Freddie Mercury, e ad un libro che parla dei suoi ultimi giorni come Artista e come uomo Enjoy ❤️

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James Murphy - Touching the Earth (128).mp37.54 MB

​​James Murphy noto negli anni 90 per aver inciso la chitarra solista in album dei Death,  Testament e Obituary, nel 1996 incide il suo personale album intitolato "Convergence". Un album molto apprezzato all'epoca, se pur rimasto fondamentalmente di nicchia. L'album fu prodotto da Mike Varney, patron della Shrapnel Records, che per chi non lo sapesse è stato lo scopritore di Malmsteen, Jason Becker, Vai, Macalpine, Gilbert ecc.. Ecc.. Nonostante sia un album prettamente chitarristico, il sound può soddisfare una folta schiera di ascoltatori, soprattutto grazie alla presenza di brani cantati e agli assoli molto melodici. Volendo trovare necessariamente una inquadratura paragonandolo ad altri nomi, direi uno Steve Vai che oscilla tra il doom da giornate piovose ed energici riffs alla Pantera. Ospiti di lusso nell'album sono Greg Howe, Dean Castronovo, Devin Townsend e Chuck Billy, voce dei Testament che canta in questa traccia. Buon ascolto con Touching the Earth, James Murphy ❤️ @rock_metalballad

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