Domanda:
Sono completamente d'accordo con quanto dici. Voglio cmq chiederti - Come si possono evitate le tasse, perché quelle non si fermeranno, che alimentano tale sistema? Come si puoi ignorare i tuoi cari che fino ieri ti hanno aiutato o hai fatto crescere? Che tipo di relazione avrai coi tuoi figli se dici che diventeranno ostili alla comunicazione, ecc? Ti ringrazio per il tuo prezioso tempo. Un abbraccio.
Risposta:
Per quanto riguarda le tasse e il sostentamento, è essenziale distinguere tra la partecipazione al sistema e la sottomissione al suo significato. Pagare le imposte è un atto di conformità esteriore, necessario per continuare a esistere nel perimetro in cui siamo fisicamente collocati. La differenza risiede nell’intenzione: finché vivo il dovere fiscale come un’estorsione da subire con rabbia, sto alimentando il sistema con la mia reazione emotiva. Quando, invece, lo vivo come una mera 'tassa di soggiorno' necessaria per abitare in questo luogo, neutralizzo il potere che tale obbligo esercita sulla mia psiche. Non sto cercando di abbattere il sistema; sto semplicemente smettendo di dargli il mio consenso interiore.
Sul tema dei cari e dei figli, la prospettiva cambia radicalmente. Qui non si tratta di 'ignorare' le persone, ma di disinnescare la funzione che esse esercitano nel copione. Se ho fatto crescere i miei figli, il mio compito non è stato — o almeno non dovrebbe essere — quello di integrarli nel sistema, quanto quello di offrire loro gli strumenti per non esserne schiacciati. Se un giorno dovessero diventare ostili o farsi portatori delle dinamiche del sistema, la mia 'indifferenza radicale' non significherebbe abbandonarli, ma smettere di reagire alla loro ostilità.
Sto lasciando tracce scritte, soprattutto per loro, perché oggi sono immersi nel mondo materiale e, se provo a parlare di Matrix, si chiudono o cambiano discorso. Rappresentano la mia prova più grande, ed è per questo che li lascio liberi. Il maggiore è aperto al dialogo e abbiamo stima reciproca in molti ambiti, mentre il minore alza muri non appena provo a esprimere il mio pensiero. Eppure, accetto che i figli non siano 'nostri', ma esseri sovrani da rispettare: se oggi non sono pronti, mi limito a lasciare loro i mezzi, in attesa che possano farne uso.
Dopotutto, l'ostilità ha bisogno di una vittima che si giustifichi, che soffra o che contrattacchi. Se resto presente ma non più 'agganciabile' a livello emozionale , avendo compreso che quell'ostilità non appartiene a loro, ma è il sistema che parla attraverso di loro .. il loro gioco perde ogni efficacia.
Relazionarsi con chi è ancora parte del sistema senza esserne nutrimento è possibile solo quando smetti di aspettarti che gli altri siano 'altro' da ciò che sono. Non è freddezza, è chiarezza. Non cerco di cambiare nessuno, né cerco di essere compreso. Semplicemente, occupo il mio spazio senza chiedere permesso. È un modo di essere che, paradossalmente, rappresenta il dono più grande che puoi fare a chi ti sta accanto: smettere di offrire loro una vittima per diventare, invece, una presenza che non si presta al gioco del conflitto. La sfida non è uscire dal mondo, ma camminarci attraverso senza che il mondo entri in te.
Il punto di attrito tra la mia visione e quella dei miei interlocutori risiede spesso nella definizione di 'relazione'. Per molti, la relazione è ancora legata al dovere, all'affetto condizionato, a un eterno dare/avere. Per me, la relazione è un'estensione della propria sovranità. Quando mi trovo di fronte a chi sta ancora cercando un 'manuale d'istruzioni' per gestire il dolore, non posso che offrire la mia posizione. Non è una negazione dell'amore, ma una forma di amore più alta, quella che non chiede nulla in cambio, nemmeno che l'altro smetta di essere un ingranaggio.
Bellanova Maria Antonietta
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