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🌿 QUANDO LA BONTÀ DI DIO DISTURBA IL NOSTRO CUORE…
Nel Vangelo di oggi Gesù ci porta nella vigna del Padre. Alcuni vengono chiamati all’alba, altri durante il giorno, altri ancora quando ormai sembra essere troppo tardi. Eppure, alla fine, tutti ricevono lo stesso dono.
Ed è proprio qui che nasce il nostro turbamento.
Gli operai della prima ora non riescono a gioire per il bene ricevuto dagli ultimi. Guardano ciò che Dio dona agli altri e pensano a ciò che, secondo loro, avrebbero dovuto ricevere in più.
Quante volte anche noi facciamo così?
Contiamo le nostre fatiche.
Ricordiamo i nostri sacrifici.
Misuriamo ciò che abbiamo dato.
E poi guardiamo ciò che Dio concede agli altri.
E senza accorgercene, trasformiamo la nostra fede in un confronto.
Ma Dio non ama secondo i nostri calcoli.
Dio non distribuisce il suo amore in base ai nostri meriti.
La Sua misericordia non è una torta da dividere: se viene donata a qualcuno, non ne rimane meno per noi.
Forse oggi Gesù ci chiede di smettere di guardare la vigna degli altri e di tornare a guardare la nostra.
Non chiederti:“Perché lui sì e io no?”
“Perché a lei Dio ha dato questo e a me non lo ha dato?”“Perché quella persona è stata perdonata, accolta, rialzata?”
Chiediti invece:“Signore, sono ancora capace di gioire quando Tu fai del bene a qualcuno che non sono io?”
Questa è una domanda scomoda, perché mette a nudo il cuore.
La vera santità non consiste soltanto nel lavorare nella vigna del Signore per tutta la vita. Consiste anche nell’imparare ad avere il cuore del Padrone della vigna: un cuore che non calcola, non invidia, non esclude, non si rallegra delle cadute altrui, ma sa riconoscere che ogni persona è una creatura amata e cercata da Dio.
E forse qualcuno che pensiamo essere arrivato “troppo tardi” potrebbe essere proprio colui che, dopo tante ferite, sta finalmente tornando a Dio.
Non giudicare l’ora in cui Dio chiama un’anima.
Ringrazia perché l’ha chiamata.
Perché anche noi, in fondo, siamo stati raggiunti dalla misericordia in un’ora precisa della nostra vita.
E se oggi il Signore ti sta chiamando ancora una volta, non importa quante volte sei caduto, quanto tempo hai perso, quanto ti sei allontanato.
La vigna è ancora aperta.
Il Padre ti sta ancora cercando.
La sua misericordia ti aspetta.
🙏 Preghiera
Gesù, liberami dalla tentazione di confrontarmi con gli altri.
Donami un cuore libero dall’invidia, dal giudizio e dal risentimento.
Insegnami a gioire del bene che compi negli altri e a riconoscere ogni giorno quanto è grande la Tua misericordia verso di me.
Fa’ che io non viva contando ciò che ho dato, ma ringraziando per tutto ciò che ho ricevuto.
E quando mi sentirò dimenticato, ricordami che Tu non dimentichi nessuno.
Maria Santissima, Donna della misericordia,
insegnami ad avere un cuore simile a quello di Gesù.
Amen. 🙏
✍️ Suor Maria Santa Sparaco
«Gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi»… Questa espressione di Gesù, come tante altre pronunciate soprattutto nel dialogo con i discepoli, ci fa comprendere quanto la logica di Dio sia diversa dalla nostra. Noi guardiamo spesso il mondo e le relazioni attraverso categorie umane: il ruolo, il prestigio, il potere, le capacità, la ricchezza, il riconoscimento degli altri. Dio, invece, parte dalla persona. Davanti a Lui non conta anzitutto quale posto occupiamo, ma chi siamo e come viviamo ciò che siamo. Nel cammino della fede questo diventa ancora più evidente. Con il Battesimo siamo inseriti in Cristo e nel suo Corpo che è la Chiesa. È qui che troviamo la nostra prima e fondamentale dignità. Prima di qualsiasi incarico, ministero, responsabilità o riconoscimento, siamo battezzati, chiamati da Dio e inviati a vivere il Vangelo. Eppure anche nella vita della Chiesa può insinuarsi l’ambizione umana. Possiamo arrivare a pensare che, per essere importanti, dobbiamo avere un ruolo, un incarico, un’autorità, una missione visibile. Ma il Vangelo rovescia completamente questa logica. Non è il posto che occupiamo a renderci primi davanti a Dio. Può essere primo il sacerdote anziano che serve trenta fedeli in una piccola parrocchia sperduta tra le montagne, senza che nessuno parli di lui. Può essere prima la monaca di clausura che, nascosta nel suo monastero, offre la propria vita e la propria preghiera per la Chiesa e per il mondo. Può essere primo l’eremita che ha scelto il silenzio per vivere della Parola di Dio e diventare presenza di ascolto per chi lo incontra. E può essere primo anche il parroco di una grande comunità, se vive il proprio ministero senza sentirsi padrone di nulla, con libertà interiore, gioia e umiltà. Perché il primato nella Chiesa non è dato dal posto che occupiamo, ma dalla capacità di trasformare il nostro Battesimo in servizio, dono e amore. Ed è proprio qui che la parola di Gesù diventa provocatoria: possiamo essere considerati primi dagli uomini ed essere ultimi secondo la logica del Vangelo; possiamo invece essere sconosciuti, nascosti, apparentemente insignificanti ed essere primi agli occhi di Dio. La domanda, allora, non è: «Quale posto occupo?». La domanda è: «Come sto vivendo il mio Battesimo?». Questo vale per il sacerdote, per il religioso, per la religiosa, per il laico; vale per chi ha grandi responsabilità e per chi compie ogni giorno un servizio che nessuno vede. Perciò, uomo o donna di fede, non sei importante per il ruolo che occupi. Il tuo valore è nel tuo essere figlio di Dio, battezzato in Cristo, e nel coraggio con cui metti la tua vita a disposizione di Dio, della Chiesa e dei fratelli. Qualunque cosa tu faccia, se la vivi così, nel servizio e nell’amore, allora comprendi davvero la parola di Gesù: essere primi significa non cercare il primo posto, ma scegliere il posto dal quale possiamo amare e servire di più...(20 settembre 2026).
( don Cesare Lodeserto)
Immaginiamo che siamo al primo istante dopo la nostra morte e siamo alle porte del paradiso. Ma ci accorgiamo di non essere soli, accanto a noi c'è un'altra anima.
Ma non un'anima qualsiasi, sconosciuta, bensì l'anima di quella persona che in vita sembra aver fatto poco o nulla per la fede, che ci ha fatto male con alcune sue azioni, che è stata causa di sofferenza per noi.
Bene vediamo che sta entrando insieme con noi proprio in paradiso. Probabilmente è proprio quest'anima tra quegli ultimi che saranno primi.
Ed ecco la domanda cruciale: cosa proviamo nel nostro cuore?
In quel preciso momento siamo nella gioia per un fratello o una sorella che è con noi sulla via della vita eterna oppure ci diciamo nel nostro intimo: no, non è giusto tutto questo...
Non accada che Dio risponda anche a noi:
“Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
( don Angelo Ragosta)
«Gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi»… Questa espressione di Gesù, come tante altre pronunciate soprattutto nel dialogo con i discepoli, ci fa comprendere quanto la logica di Dio sia diversa dalla nostra. Noi guardiamo spesso il mondo e le relazioni attraverso categorie umane: il ruolo, il prestigio, il potere, le capacità, la ricchezza, il riconoscimento degli altri. Dio, invece, parte dalla persona. Davanti a Lui non conta anzitutto quale posto occupiamo, ma chi siamo e come viviamo ciò che siamo. Nel cammino della fede questo diventa ancora più evidente. Con il Battesimo siamo inseriti in Cristo e nel suo Corpo che è la Chiesa. È qui che troviamo la nostra prima e fondamentale dignità. Prima di qualsiasi incarico, ministero, responsabilità o riconoscimento, siamo battezzati, chiamati da Dio e inviati a vivere il Vangelo. Eppure anche nella vita della Chiesa può insinuarsi l’ambizione umana. Possiamo arrivare a pensare che, per essere importanti, dobbiamo avere un ruolo, un incarico, un’autorità, una missione visibile. Ma il Vangelo rovescia completamente questa logica. Non è il posto che occupiamo a renderci primi davanti a Dio. Può essere primo il sacerdote anziano che serve trenta fedeli in una piccola parrocchia sperduta tra le montagne, senza che nessuno parli di lui. Può essere prima la monaca di clausura che, nascosta nel suo monastero, offre la propria vita e la propria preghiera per la Chiesa e per il mondo. Può essere primo l’eremita che ha scelto il silenzio per vivere della Parola di Dio e diventare presenza di ascolto per chi lo incontra. E può essere primo anche il parroco di una grande comunità, se vive il proprio ministero senza sentirsi padrone di nulla, con libertà interiore, gioia e umiltà. Perché il primato nella Chiesa non è dato dal posto che occupiamo, ma dalla capacità di trasformare il nostro Battesimo in servizio, dono e amore. Ed è proprio qui che la parola di Gesù diventa provocatoria: possiamo essere considerati primi dagli uomini ed essere ultimi secondo la logica del Vangelo; possiamo invece essere sconosciuti, nascosti, apparentemente insignificanti ed essere primi agli occhi di Dio. La domanda, allora, non è: «Quale posto occupo?». La domanda è: «Come sto vivendo il mio Battesimo?». Questo vale per il sacerdote, per il religioso, per la religiosa, per il laico; vale per chi ha grandi responsabilità e per chi compie ogni giorno un servizio che nessuno vede. Perciò, uomo o donna di fede, non sei importante per il ruolo che occupi. Il tuo valore è nel tuo essere figlio di Dio, battezzato in Cristo, e nel coraggio con cui metti la tua vita a disposizione di Dio, della Chiesa e dei fratelli. Qualunque cosa tu faccia, se la vivi così, nel servizio e nell’amore, allora comprendi davvero la parola di Gesù: essere primi significa non cercare il primo posto, ma scegliere il posto dal quale possiamo amare e servire di più...(20 settembre 2026).
Don Cesare
Oggi ti chiedo con sincerità: sei felice quando Dio è buono con gli altri, o ti chiedi perché a loro sì e a te no? Il bene che Dio dona agli altri non toglie nulla a te. La vita non è una gara. Non devi dimostrare nulla, sei già amato. Non tenere il conto di quello che hai dato, guarda quanto hai ricevuto. Dio ti chiede solo di fidarti, di smettere di confrontarti e di gioire per il bene dell'altro. E se pensi di essere ormai fuori dai giochi, ricordati degli operai dell'ultima ora: per Dio non è mai troppo tardi per ricominciare a vivere e ad amare. Che il Signore liberi il tuo cuore da ogni confronto e ti doni la Sua pace🔥
Fra Francesco Trivelli
