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با این آیدی در ارتباط باشید لطفاً خانم طاهر مدیر کلاسهای ایتالیایی حرفه ای: @FatemeTaher

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LE NOSTRE MANI SONO LE ANTENNE DELLA NOSTRA ANIMA.                                                                                                         "Nonna, come si affronta il dolore?” “Con le mani, tesoro. Se lo fai con la mente il dolore invece di ammorbidirsi, s’indurisce ancora di più.” “Con le mani nonna?” “Si. Le nostre mani sono le antenne della nostra anima. Se le fai muovere cucendo, cucinando, dipingendo, suonando o sprofondandole nella terra invii segnali di cura alla parte più profonda di te. E la tua anima si rasserena perché le stai dando attenzione. Così non ha più bisogno di inviarti dolore per farsi notare.” “Davvero le mani sono così importanti?” “Si, bambina mia. Pensa ai neonati: loro iniziano a conoscere il mondo grazie al tocco delle loro manine. Se guardi le mani dei vecchi ti parlano della loro vita più di qualsiasi altra parte del corpo. Tutto ciò che è fatto a mano si dice che è fatto con il cuore. Perché è davvero così: mani e cuore sono connessi. I massaggiatori lo sanno bene: quando toccano il corpo di un’altra persona con le loro mani creano una connessione profonda. E’ proprio da questa connessione che arriva la guarigione. Pensa agli innamorati: quando le loro mani si sfiorano fanno l’amore nel modo più sublime.” “Le mie mani nonna… da quanto tempo non le uso così!” “Muovile tesoro mio, inizia a creare con loro e tutto dentro di te si muoverà. Il dolore non passerà. Ma si trasformerà nel più bel capolavoro. E non farà più male. Perché sarai riuscita a ricamarne l’essenza.” https://t.me/italiani_iraniani

"IL LUPO E L'AGNELLO" Un agnello stava bevendo tranquillamente alle acque di un ruscello, quando, dall’alto di un masso roccioso, vide il lupo. Un po’ spaventato, cercò di non farci caso e continuò a bere, ma il lupo attaccò subito bottone. Si trattava di un lupo magro come un chiodo, che non mangiava da tre giorni come minimo. Il digiuno lo rendeva ancora più feroce e già si pregustava quel tenero agnellino. “Ehi tu!”, gli urlò dall’alto della rupe. “Tu mi inquini l’acqua! PUAH!” E così dicendo, sputò via un getto d’acqua, come fosse amaro veleno. Il mite agnellino rispose educatamente: “Signor Lupo, questo non è possibile. L’acqua che beviamo arriva prima a te, che a me”. Questo in effetti era vero: l’acqua sgorgava dalla sorgente sulle montagne, scendeva fino alla rupe, dov’era il lupo, e solo dopo arrivava fino all’agnello. Ma il lupo non voleva sentire ragioni, e continuò: “Io dico che me la inquini! E anche l’anno scorso venivi a darmi fastidio e a parlare male di me!” “Questo non è possibile”, protestò l’agnello spaventato. “Sono nato da pochi giorni. L’anno scorso ero ancora nei sogni di mia mamma!” Grrrr”, ringhiò il lupo, sempre più spazientito. “Se non sei stato tu, era uno dei tuoi fratelli!” “Ma se sono figlio unico”, ribatté l’altro. “Non ho fratelli, né sorelle” “Sai che ti dico? Che non ci vedo più dalla fame!”, disse il lupo rabbioso. “Se non era un tuo fratello a inquinarmi l’acqua, sarà stato tuo padre, tuo cugino, uno zio, forse, tuo nonno o un parente alla lontana. E per punizione, ora ti mangio in un sol boccone!”. Pronunciate queste parole, fece un potente balzo dalla rupe per acciuffarlo. L’agnellino iniziò a correre a perdifiato e per un soffio ce la fece a scampare dalle grinfie del lupo! Tornato al sicuro a casa, dalla sua mamma, disse di aver imparato la lezione: “Mamma, ho capito che è inutile discutere con i prepotenti. Quel lupo voleva avere ragione tutti i costi, perché cercava una scusa per mangiarmi!” La prossima volta, sarà meglio che l’agnello corra subito a casa, senza sperare di convincere chi è già certo delle sue intenzioni. Morale della favola ci insegna che i prepotenti, guidati dall'ignoranza, sottomettono e maltrattano chi con la calma cerca di far valere quella che è la verità. ...... il lupo 🐺 گرگ L'agnello بره Inquinare آلوده کردن La rupe صخره سطح b1 @italian_exam

"IL FIORE DELLA SINCERITÀ" Si narra che molti anni fa, in una città millenaria della Cina di nome Nanchino viveva un bambino di nome Ling. Ling era un bambino molto intelligente e vivace. Gli piaceva ammirare la città e le bellezze del suo paesaggio, soprattutto al tramonto. Lo incantava molto la natura e gli piaceva dedicarsi al giardinaggio: I fiori erano i suoi preferiti. In quel tempo vi era al potere un imperatore molto anziano che aveva un problema: non aveva eredi. Man mano che passavano gli anni, si preoccupava di chi sarebbe stato il suo successore. Un giorno, egli venne a Nanchino per visitarla, passeggiando per i boschi e giardini intorno alla grande città ebbe un’idea per risolvere il problema della sua successione. Organizzò tra tutti i bambini dell’impero un concorso floreale. Diede ordine di inviare un avviso in ogni angolo del suo impero, convocando tutti i bambini nel suo palazzo. Lì ogni partecipante ricevette un seme, con l’incarico di farlo germogliare e prendersene cura per un anno. La primavera successiva, avrebbero dovuto presentarsi al palazzo portando le piante che sarebbero nate. Il bambino che fosse riuscito a fare crescere il fiore più bello, sarebbe stato l’erede al trono. Ling, vi partecipò, era sicuro che l’anno successivo sarebbe riuscito a portare al palazzo qualcosa di speciale. Con ogni cura piantò il suo piccolo seme, passarono diversi giorni e niente! Trascorse un mese e niente! Arrivò l’‘autunno e niente! Lo trasferì in un altro vaso e raddoppiò le cure, ma il seme non germogliava. Trascorse l’’inverno e ritornò la primavera. Ling aveva solo un vaso pieno di terra, senza nessun fiore. Non capiva cosa stava succedendo e non sapeva cosa fare. Finalmente giunse il grande giorno per presentarsi al cospetto dell’imperatore. Tutti i bambini si fecero belli per visitare il palazzo, portando i loro fiori. Solo Ling era a mani vuote ed era molto triste. Suo padre, però lo consigliò: -figlio mio, hai fatto del tuo meglio durante tutti questi mesi, e non hai ottenuto niente di più di questo : un vaso pieno di terra. Va dall’imperatore e raccontagli l’accaduto. Se ridono di te, non preoccuparti è meglio dire la verità piuttosto che inventare una bugia qualsiasi per evitare di essere presi in giro. Il bambino partì alla volta del palazzo. Una volta lì, trovò centinaia di bambini che portavano le piante più rigogliose come: camelie, orchidee violette. Tutti i vasi contenevano un fiore. Solo quello portato da Ling era vuoto. Gli occhi dei bambini caddero su di lui e le risate e i sussurri si facevano sentire. Il re guardava attentamente i tanti fiori di rara bellezza ma i suoi occhi cercavano qualcosa che sembrava non trovare. Improvvisamente, vide il ragazzo con il vaso vuoto e lo chiamò a sé. Gli chiese il motivo del suo insuccesso. Ling, con tutta sincerità raccontò all’imperatore tutte le cure che aveva avuto per il suo seme, come lo aveva irrigato, cambiato di vaso , esposto al sole, ma nulla era sbocciato. Deluso, il bambino finì col dire che aveva fatto del suo meglio, ma chiedeva perdono all’imperatore per non essere riuscito ad ottenere nulla. L’imperatore, sorridendo dichiarò: – finalmente ho trovato l’erede al trono! Ling era perplesso come gli altri bambini. Ma l’imperatore continuò: – non so cosa avete fatto per ottenere questi bei fiori, Ling è stato l’unico onesto! Tutti i semi che avevo distribuito erano stati cotti, in modo che nessuno avrebbe potuto germinare. Ling è stato l’unico che non si è vergognato di dire la verità, sebbene abbia sofferto il ridicolo davanti a tutti. La sua onestà deve essere ricompensata. Dichiaro che sarà lui il futuro imperatore, perché ha vinto il concorso, portandomi un fiore che è il più bello di tutti quelli che sono qui: il fiore della sincerità.

Amore: fiamma e fumo. L’amore è una cosa strana, e quanto facilmente ne smarriamo la calda fiamma! La fiamma è spenta, e resta il fumo, che riempie i nostri cuori e le nostre menti, e i giorni trascorrono nelle lacrime e nell’amarezza. La canzone è dimenticata, e le parole hanno perso il loro significato; il profumo è svanito, e le nostre mani sono vuote. Non sappiamo mai come mantenere la fiamma sgombra dal fumo, e il fumo soffoca sempre la fiamma; ma l’amore non è della mente, non è nella rete dei pensieri, non può essere cercato, coltivato, nutrito; è lì quando la mente è silenziosa e il cuore è vuoto dalle creazioni della mente. https://t.me/italiani_iraniani

Il cambiamento “dolce”. Ci sarebbero molte cose da correggere nella società, è vero, ma le trasformazioni non devono avvenire con la violenza. D’altra parte, i veri cambiamenti non si realizzano mai con la violenza. La violenza genera sempre mali peggiori di quelli che pretende di combattere. Allora, come trasformare la società? Col nostro modo di vivere: cambiando innanzitutto noi stessi, possiamo smuovere il mondo intero. È quanto ci annuncia l’Insegnamento della Fratellanza Bianca Universale; esso ci fornisce tutte le regole, tutti i metodi, affinché, lavorando su noi stessi, diveniamo un giorno la prova che è possibile creare una società migliore. L’umanità può diventare una fratellanza, una famiglia, ma a tale scopo bisogna che qualcuno cominci a dare l’esempio e che riesca ad imporsi. Sì, ad imporsi, ma senza violenza: imporsi unicamente con la nobiltà, la grandezza, la luce, la bellezza. Chi non è capace di imporsi in questo modo non deve pretendere di trasformare la società. https://t.me/italiani_iraniani

“Noi siamo l’enigma che nessuno decifra. Siamo la favola racchiusa nella propria immagine. Siamo ciò che continua ad andare avanti senza arrivare mai a capire.” https://t.me/italiani_iraniani

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Un conto bancario speciale. Immagina di avere un conto in banca sul quale ogni mattina vengono accreditati 86.400 Euro. Sì, hai capito bene: 86.400 Euro al giorno. Ogni sera a mezzanotte però la banca, da quello stesso conto, cancella qualsiasi cifra tu non sia riuscito a spendere durante la giornata. Riesci a immaginare cosa faresti ogni giorno con 86.400 Euro al giorno? Non cercheresti forse di spenderli fino all'ultimo centesimo? In realtà tu già disponi di un deposito simile: si chiama Tempo. Ogni giorno sul tuo conto vengono accreditati 86.400 secondi, e a mezzanotte in punto puoi considerare perso qualsiasi ammontare tu non abbia investito saggiamente durante la giornata. Non puoi andare in rosso e non puoi accumulare tempo. Non puoi chiedere anticipi o dilazioni di pagamento. Devi vivere nel presente. Morale: investi ogni giorno i tuoi 86.400 secondi in salute, felicità e successo. L'orologio non si ferma, va sempre avanti. Non sprecare questa giornata.

L’ultimo pezzo va fatto a piedi , da soli … La storia di questo viaggio non è la riprova che non c’è medicina contro certi malanni e che tutto quel che ho fatto a cercarla non è servito a nulla. Al contrario: tutto, compreso il malanno stesso, è servito a tantissimo. E’ così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi. Per il resto ognuno deve fare la strada da solo. Non ci sono scorciatoie che posso indicare. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola, quell’ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli. Io provo.

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Diventa un'apertura di luce e di speranza nell'infinito dell'oscurita'♥️
Diventa un'apertura di luce e di speranza nell'infinito dell'oscurita'♥️

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Ognuno di noi. Sono uno dei sette miliardi di esseri umani viventi oggi. Ognuno di noi ha la responsabilità di pensare all’umanità e al bene del mondo intero perché ciascuno influisce sul futuro di tutti. Non siamo nati su questo pianeta in questo momento storico per creare problemi, bensì per apportare qualche beneficio.

Invece di sentirti in colpa o cercare delle scuse per delle azioni negative compiute in passato, incomincia ora ad agire positivamente.” (Jim Morrison)

Le offese l'invidia e la rabbia C'era una volta un anziano samurai che si dedicava a insegnare il buddismo zen a giovani allievi. Malgrado la sua età, correva la leggenda che fosse ancora capace di sconfiggere qualunque avversario. Un pomeriggio si presentò un giovane guerriero conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli. Egli era famoso per l'uso della tecnica della provocazione: aspettava che l'avversario facesse la prima mossa e, dotato di una eccezionale intelligenza che gli permetteva di prevedere gli errori che avrebbe commesso l'avversario, contrattaccava con velocità fulminante. Questo giovane e impaziente guerriero non aveva mai perduto uno scontro. Conoscendo la reputazione del samurai, aveva deciso di sfidarlo, sconfiggerlo e accrescere così la propria fama. Tutti gli allievi del vecchio samurai si dichiararono contrari all'idea, ma il maestro decise ugualmente di accettare la sfida lanciata dal giovane guerriero. Si recarono tutti nella piazza della città: il giovane cominciò a insultare l'anziano maestro. Lanciò prima alcuni sassi nella sua direzione, gli sputò poi in faccia. Gli urlò tutti gli insulti che conosceva, offendendo addirittura i suoi antenati. Per lunghe ore fece di tutto per provocarlo, tuttavia il vecchio si mantenne impassibile. Sul finire del pomeriggio, quando ormai si sentiva esausto e umiliato, l'impetuoso guerriero si ritirò. Delusi dal fatto che il maestro avesse accettato tanti insulti e tante provocazioni senza reagire, gli allievi gli domandarono: - "Come avete potuto sopportare tante indegnità? Perché non avete usato la vostra spada? Anche sapendo che avreste potuto perdere la lotta, avreste mostrato il vostro coraggio! La gente penserà che siete un codardo!" L'anziano maestro samurai, allora domandò loro: - "Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?" - "Appartiene a chi ha tentato di regalarlo" - rispose uno dei ragazzi. - "Lo stesso vale per l'invidia, la rabbia e gli insulti" - disse il maestro - "Quando invidia, rabbia e insulti non vengono accettati, continuano ad appartenere a chi li porta con sé".