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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets

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⚠️ Breaking News Il petrolio USA ha cancellato tutte le perdite ed è tornato positivo dopo che il WSJ ha riportato che l’Iran
⚠️ Breaking News Il petrolio USA ha cancellato tutte le perdite ed è tornato positivo dopo che il WSJ ha riportato che l’Iran non permetterebbe agli Stati Uniti di riaprire lo Stretto di Hormuz sulla base di un piano definito “irrealistico”. La notizia riporta pressione sulla parte geopolitica del prezzo del petrolio: il mercato stava prezzando de-escalation, ma il dossier Hormuz resta tutt’altro che risolto. Secondo il WSJ, un alto funzionario iraniano avrebbe chiesto “benefici tangibili” e compensazioni per i danni subiti, non semplici gesti simbolici. Il movimento conferma quanto fragile fosse il crollo precedente del greggio: basta una smentita politica sullo Stretto per far tornare immediatamente il premio per il rischio.

IL RITORNO DEI SOFTWARE Nell’S&P 500, il gruppo Software & Services è stato il migliore della giornata, con un rialzo di circ
IL RITORNO DEI SOFTWARE Nell’S&P 500, il gruppo Software & Services è stato il migliore della giornata, con un rialzo di circa +3,8% contro un indice sostanzialmente piatto/leggermente positivo. Anche l’ETF iShares Expanded Tech-Software Sector ha guadagnato circa +3,5%. Il driver principale sono stati gli utili: Datadog è esplosa di oltre il 30% dopo aver alzato la guidance annuale, Fortinet è salita di oltre il 20% grazie a risultati solidi e domanda cybersecurity ancora forte, mentre PTC ha battuto le attese e rivisto al rialzo le stime per il 2026. Il punto interessante è che questi numeri arrivano proprio mentre il mercato continua a chiedersi se l’AI possa distruggere il valore del software tradizionale. Per ora, almeno nei segmenti dove il prodotto resta mission-critical — cloud, sicurezza, automazione, osservabilità — la domanda non sembra affatto crollare, così come abbiamo anticipato da Febbraio 2026, inserendo i titoli all'interno delle nostre strategie.

Il 5% sui Treasury è il vero stress test dei mercati ▪️Il rendimento del Treasury USA a 30 anni è tornato a flirtare con il 5
Il 5% sui Treasury è il vero stress test dei mercati ▪️Il rendimento del Treasury USA a 30 anni è tornato a flirtare con il 5%, una soglia che il mercato considera quasi “psicologica”. Non perché il 5% abbia un potere magico, ma perché sopra quel livello cambia il costo del denaro di lungo periodo: mutui, prestiti alle imprese, carte di credito, valutazioni azionarie e sostenibilità del debito pubblico iniziano tutti a essere messi sotto pressione. ▪️Il movimento nasce da più fattori insieme. Il primo è lo shock petrolifero legato alla guerra USA-Iran e allo Stretto di Hormuz: Brent molto più alto, aspettative di inflazione in risalita e mercato che teme una nuova fiammata dei prezzi. Il secondo è che l’economia americana resta più solida del previsto: se la crescita tiene, la Fed ha meno spazio per tagliare. Il terzo è il deficit: più debito significa più emissioni di Treasury, quindi più offerta da assorbire. ▪️Il punto delicato è che il mercato ha cambiato idea sulla Fed. Fino a poche settimane fa prezzava ancora una discreta probabilità di tagli nei prossimi mesi; ora, secondo Bloomberg, gli swap iniziano persino a incorporare una probabilità non trascurabile di rialzi. Tradotto: il mercato non sta più ragionando solo su “quando taglia la Fed”, ma anche su “e se l’inflazione costringesse la Fed a restare dura o addirittura a rialzare?”. ▪️Qui nasce la divisione tra gli investitori. Alcuni guardano al 5% sul trentennale come a un’occasione: rendimento alto, prezzo delle obbligazioni basso, potenziale rimbalzo se arriva un accordo USA-Iran o se il petrolio scende. Altri invece temono che questa volta sia diverso, perché il problema non è solo l’inflazione temporanea: è la combinazione tra petrolio, deficit, debito sopra il 100% del PIL e minore fiducia nel “comfort tradizionale” del Treasury come bene rifugio assoluto. ▪️Per l’azionario, il messaggio è chiaro: finché gli utili tengono e l’AI sostiene la narrativa di crescita, Wall Street può anche ignorare rendimenti elevati per un po’. Ma se il 30 anni rompesse stabilmente sopra il 5% in modo disordinato, la pressione sulle valutazioni diventerebbe molto più seria. Storicamente, fasi di rialzo rapido dei rendimenti hanno spesso anticipato correzioni, volatilità o recessioni. Non sempre subito, ma raramente sono state indolori.

Altro Insider Trading? Secondo The Kobeissi Letter, ieri mattina sarebbero stati aperti circa 920 milioni di dollari di posiz
Altro Insider Trading? Secondo The Kobeissi Letter, ieri mattina sarebbero stati aperti circa 920 milioni di dollari di posizioni short sul greggio alle 9:40 ora italiana, cioè circa 70 minuti prima della pubblicazione della notizia di Axios su un possibile accordo in 14 punti per mettere fine alla guerra con l’Iran. La sequenza, se confermata, è pesantissima: 1) Alle 9:40 ora italiana compaiono circa 10.000 contratti short sul petrolio, per un valore vicino ai 920 milioni di dollari, senza che in quel momento ci fosse una notizia pubblica capace di giustificare un movimento del genere. 2) Alle 10:50 ora italiana Axios pubblica il report sul possibile accordo diplomatico con l’Iran. 3) Alle 13:00 ora italiana il petrolio arriva a perdere circa il 12% e quelle posizioni short avrebbero generato un profitto stimato intorno ai 125 milioni di dollari. Il punto non è solo il movimento del petrolio. Il punto è il timing. Alcuni segnalatori sostengono che determinate notizie sarebbero state coordinate con soggetti già informati in anticipo, con indiscrezioni sugli ordini circolate fino a 30 minuti prima della pubblicazione dei report. Alcune figure politiche e analisti stanno già parlando apertamente di possibile insider trading legato alla narrativa “guerra/pace” sull’Iran. E il dettaglio più delicato è che non sarebbe un episodio isolato. Da marzo, secondo la stessa ricostruzione, sarebbero stati piazzati oltre 3,5 miliardi di dollari in short sul petrolio poco prima di headline cruciali legate alla guerra con l’Iran: ritardi negli attacchi, annunci di tregua, riapertura dello Stretto di Hormuz, proroghe diplomatiche. In ogni caso, la dinamica sarebbe stata simile: posizione ribassista aperta prima della notizia pubblica, headline geopolitica subito dopo, petrolio in forte calo. Qui bisogna essere molto prudenti: al momento parliamo di accuse e ricostruzioni, non di prove definitive. Ma se anche solo una parte di questa sequenza venisse confermata, il problema sarebbe enorme. Perché non staremmo parlando solo di trading aggressivo sul petrolio. Staremmo parlando del rischio che informazioni geopolitiche ad altissimo impatto siano state usate in anticipo per muovere centinaia di milioni di dollari sui mercati. Ma a che siamo arrivati…

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 7 maggio 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 +1,46% (7.365), Nasdaq 100 +2,08% (28.599), Dow Jones +1,24% (49.911), Russell 2000 +1,47% (2.887) Europa: EuroStoxx 50 +2,52% (6.018), DAX +2,24%, CAC +2,94%, FTSEMIB +2,35% –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Industrials +2,60%, Technology +2,56%, Communication Services +2,05% Bottom 3: Energy −4,07%, Utilities −1,45%, Health Care +0,08% –– Takeaway veloci –– • Seduta da pieno “de-escalation trade”: azioni in rialzo, Treasury comprati, petrolio in forte calo e dollaro debole. • Il mercato ha reagito alle indiscrezioni su un possibile memorandum USA-Iran per chiudere la guerra, anche se Teheran ha raffreddato l’ottimismo. • Il Brent è passato da area 109 dollari a sotto 97, prima di recuperare sopra 100: movimento enorme, ma non ancora vera normalizzazione. • Il calo del petrolio ha tolto pressione ai rendimenti: 2Y USA −8,3 bps al 3,863%, 10Y −7,6 bps al 4,350%. • Tech forte grazie ai semiconduttori, sostenuti dai risultati di AMD e dalla narrativa AI. Energia e valute oil-linked, come CAD e NOK, deboli. –– Driver principali & Reazioni dei mercati –– • Geopolitica: Trump ha sospeso temporaneamente il “Project Freedom” per verificare se l’accordo con l’Iran possa essere finalizzato, ma il blocco resta in vigore. –– Macroeconomic Data –– • ADP USA: +109 mila posti di lavoro ad aprile, sopra le attese di +79 mila e in accelerazione dai +62 mila precedenti. • La crescita è arrivata soprattutto dai servizi, con +94 mila posti; manifatturiero +15 mila. • Salari ancora sostenuti: +4,4% per chi mantiene il lavoro e +6,6% per chi lo cambia. –– Specifiche azioni –– • AMD: titolo in forte rialzo dopo utili e ricavi sopra le attese, grazie a data center, CPU e GPU. • Super Micro Computer: risultati migliori delle attese e guidance forte, sostenuta dalla domanda di server AI. • Corning: partnership di lungo termine con Nvidia per aumentare la produzione USA di componenti ottici per infrastrutture AI. • Alphabet: Anthropic si sarebbe impegnata a spendere 200 miliardi di dollari con Google Cloud in cinque anni. • Arista Networks: numeri e outlook sopra le attese, ma titolo debole per valutazione elevata, limiti di offerta e prese di profitto. –– Prossimi eventi da monitorare –– • Trimestrali: CoreWeave, Coinbase, Cloudflare, Datadog, McDonald’s, Shell, Enel e Rheinmetall. –– Focus del giorno –– Il mercato ha tolto il rischio guerra. Ma non il rischio inflazione Ieri il mercato ha fatto quello che doveva fare: ha visto una possibile apertura diplomatica tra USA e Iran, ha venduto petrolio, comprato azioni e comprato Treasury. Dunque, meno paura di escalation, meno rischio Hormuz, meno pressione immediata sull’energia. Il punto però è che non basta una giornata di petrolio in forte calo per dire che il problema inflazione sia rientrato. Il Brent è sceso molto, ma resta comunque più alto rispetto al pre-crisi. E le materie prime, nel loro complesso, continuano a raccontare una storia meno tranquilla rispetto all’azionario. La questione è semplice: se energia, fertilizzanti e altre commodity restano su livelli elevati, prima o poi qualcosa arriva nei prezzi finali. Magari non subito, magari non in modo lineare, ma arriva. Non significa che l’inflazione debba tornare automaticamente al 7% o all’8%. Il messaggio è diverso: alcuni indicatori stanno suggerendo che l’inflazione potrebbe restare più appiccicosa di quanto il mercato stia prezzando oggi. Ieri il mercato ha comprato la tregua. Ma la tregua può calmare il petrolio nel breve, non cancellare automaticamente le pressioni inflazionistiche sotto la superficie. Intanto i mercati festeggiano. E va bene così. Partecipiamo alla festa, anche noi, tutti insieme. Il problema è che però, prima o poi, qualcuno dovrà però pagare il biglietto. ~About Markets

⚠️ BREAKING | Il petrolio rimbalza violentemente: Brent in recupero di circa il 6% in un’ora dopo il crollo legato alle indis
⚠️ BREAKING | Il petrolio rimbalza violentemente: Brent in recupero di circa il 6% in un’ora dopo il crollo legato alle indiscrezioni Axios su un possibile accordo USA-Iran, mentre il mercato torna a prezzare dubbi sulla tenuta del deal e nuovi rischi sullo Stretto di Hormuz. Se confermata la creazione iraniana di una “Persian Gulf Strait Authority”, il messaggio sarebbe chiaro: Teheran vuole mantenere leva politica e operativa sul principale choke point energetico globale.

⚠️ BREAKING | NVIDIA Corporation e Corning Incorporated annunciano una partnership strategica di lungo periodo per espandere
⚠️ BREAKING | NVIDIA Corporation e Corning Incorporated annunciano una partnership strategica di lungo periodo per espandere negli USA la produzione di soluzioni di connettività ottica avanzata destinate alle infrastrutture AI di nuova generazione. Corning Incorporated aumenterà di 10 volte la capacità produttiva domestica per la connettività ottica e oltre il 50% quella della fibra ottica, nel tentativo di sostenere la domanda esplosiva legata alla costruzione delle “AI factories”. Corning +15% nel premarket, Nvidia +2%. Entrambe le aziende sono nelle nostre strategie azionarie.

⚠️ BREAKING | La Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo preliminare con l’Iran per fermare la guerra e riaprire pr
⚠️ BREAKING | La Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo preliminare con l’Iran per fermare la guerra e riaprire progressivamente lo Stretto di Hormuz. Secondo Axios, il memorandum prevederebbe una moratoria sull’arricchimento nucleare iraniano, revoca graduale delle sanzioni USA e sblocco di miliardi di dollari di fondi congelati. Tra i punti chiave discussi: ▪️Moratoria sull’arricchimento dell’uranio per 12-15 anni ▪️Possibile rimozione dal Paese dell’uranio altamente arricchito ▪️Ispezioni ONU rafforzate e stop a impianti nucleari sotterranei Revoca graduale delle restrizioni sul traffico nello Stretto di Hormuz La notizia spiega anche la decisione di Trump di sospendere “Project Freedom” nello Stretto di Hormuz nelle ultime ore. Restano però forti divisioni interne nella leadership iraniana e nessun accordo definitivo è stato ancora firmato. Sale Oro, Argento, Eur/USD https://www.axios.com/2026/05/06/iran-us-deal-one-page-memo

L’AI può continuare a trainare mercati e utili, ma se la sua crescita dipende sempre di più dal debito, allora bisogna guarda
L’AI può continuare a trainare mercati e utili, ma se la sua crescita dipende sempre di più dal debito, allora bisogna guardare non solo ai ricavi delle big tech, ma anche a free cash flow, emissioni obbligazionarie, spread creditizi, CDS, banche e capacità del sistema finanziario di assorbire questa nuova ondata di finanziamenti. Il messaggio finale, secondo noi, è semplice. L’AI resta una delle storie più forti del mercato. Ma non è una storia gratis. Più cresce il capex, più si riduce la cassa disponibile. Più si riduce la cassa disponibile, più serve debito. Più serve debito, più il mercato del credito diventa decisivo. E se il credito inizia a chiedere rendimenti più alti, la narrativa AI potrebbe diventare molto meno lineare di quanto oggi sembrino raccontare gli indici sui nuovi massimi.

Goldman Sachs sottolinea un concetto molto importante: il mercato investment grade sta diventando sempre più concentrato su p
Goldman Sachs sottolinea un concetto molto importante: il mercato investment grade sta diventando sempre più concentrato su pochi grandi emittenti legati all’AI. In pratica, il credito sta iniziando ad assomigliare al mercato azionario: pochi nomi dominano l’intero mercato. Con una differenza fondamentale. Nell’azionario, se la storia funziona, hai upside. Nel credito, invece, l’upside è limitato alla cedola. Ma se il rischio viene rivalutato, gli spread si allargano o il mercato chiede un premio maggiore, il downside può diventare molto più pesante. Questo è il punto che secondo noi il mercato azionario oggi sta sottovalutando. L’AI può continuare a essere un tema fortissimo. Ma il costo per costruire l’infrastruttura AI sta aumentando a una velocità enorme. E più il costo aumenta, più diventa importante capire chi lo finanzia, con quale leva, con quali ritorni attesi e con quale sostenibilità nel tempo. La vera domanda, quindi, non è più soltanto: “Quanto crescerà l’AI?” Ma anche: “Quanto capitale servirà per finanziare questa crescita?” “Quanto debito dovrà essere emesso?” “Quanto free cash flow resterà dopo gli investimenti?” “E cosa succede se il mercato del credito inizia a chiedere un prezzo più alto?” Per noi questa è una riflessione fondamentale in ottica di investimento di lungo periodo. Non significa essere negativi sull’AI. Significa semplicemente non confondere un trend strutturale con un investimento privo di rischio.

Ed è qui che il tema diventa più interessante, ma anche più delicato. Una parte crescente del boom AI sta iniziando a passare
Ed è qui che il tema diventa più interessante, ma anche più delicato. Una parte crescente del boom AI sta iniziando a passare dal mercato del credito: obbligazioni investment grade, prestiti bancari, credito privato, leasing, joint venture, SPV e strutture fuori bilancio. In pratica, l’AI non viene finanziata solo dagli utili delle big tech, ma sempre più anche da banche, obbligazionisti e investitori istituzionali. Le banche si trovano davanti richieste di finanziamento enormi, spesso concentrate su pochi grandi progetti e pochi grandi nomi: data center, operatori infrastrutturali, hyperscaler, utility, società legate alla filiera AI. Il problema è che questi prestiti occupano spazio nei bilanci bancari, aumentano la concentrazione del rischio e possono diventare difficili da distribuire se il mercato inizia a chiedere più rendimento o più protezione. Per questo molte banche stanno cercando di spostare parte del rischio ad altri investitori: fondi di credito privato, assicurazioni, investitori istituzionali o strutture di trasferimento del rischio. In pratica, le banche vogliono finanziare la rivoluzione AI, ma non vogliono restare bloccate con troppa esposizione in bilancio se qualcosa dovesse andare storto. E anche sul mercato obbligazionario iniziano a vedersi segnali da monitorare.

Pensieri L’AI sta guidando una parte enorme della crescita del mercato. Lo stiamo vedendo tutti i giorni: indici sui nuovi ma
Pensieri L’AI sta guidando una parte enorme della crescita del mercato. Lo stiamo vedendo tutti i giorni: indici sui nuovi massimi, semiconduttori fortissimi, hyperscaler ancora premiati dagli investitori e narrativa dominante sempre più concentrata su data center, chip, cloud, energia e infrastrutture digitali. Noi continuiamo a pensare che l’intelligenza artificiale sia uno dei trend strutturali più importanti dei prossimi anni. Però c’è anche l’altra faccia della medaglia. E quando si costruisce un portafoglio di lungo termine, questa parte non può essere ignorata. Perché non è tutto oro ciò che luccica. Un tema può essere corretto, potente e strutturale, ma diventare comunque rischioso se il mercato inizia a prezzarlo come se non avesse limiti. Negli ultimi giorni abbiamo letto alcune note di Morgan Stanley e Goldman Sachs che mettono il dito proprio su questo punto: la crescita dell’AI non è più soltanto una storia di ricavi futuri, chip venduti e utili in espansione. Sta diventando anche una gigantesca storia di capitale necessario per finanziare tutto questo. Data center, semiconduttori, energia elettrica, raffreddamento, reti, terreni, leasing, costruzioni, contratti di lungo periodo. Tutto questo ha un costo enorme. Secondo Morgan Stanley, la spesa in conto capitale dei grandi hyperscaler potrebbe arrivare a circa 800 miliardi di dollari nel 2026 e superare 1.100 miliardi nel 2027. Numeri giganteschi. Quasi difficili da assorbire anche per aziende con bilanci fortissimi. Ed è qui che, secondo noi, il mercato deve iniziare a guardare con più attenzione. Finora la narrativa era semplice: le grandi tech generano tanta cassa, reinvestono nell’AI, crescono di più, il mercato le premia. Ora però il meccanismo sta diventando meno pulito. Perché quando il capex esplode, il free cash flow si comprime. In altre parole: le aziende continuano a guadagnare molto, ma una quota crescente della cassa prodotta viene immediatamente riassorbita dagli investimenti necessari per restare competitive nell’AI. In alcuni casi il flusso di cassa libero si riduce drasticamente, diventa molto più basso, quasi nullo o addirittura negativo. E se allo stesso tempo queste società vogliono continuare con buyback, dividendi e remunerazione agli azionisti, la cassa interna potrebbe non bastare più. A quel punto entra in gioco il debito.

Yen ▪️Lo yen è balzato fino a 155 contro dollaro, massimo da circa 10 settimane, con un movimento improvviso e violento: clas
Yen ▪️Lo yen è balzato fino a 155 contro dollaro, massimo da circa 10 settimane, con un movimento improvviso e violento: classico price action che fa pensare a un intervento delle autorità giapponesi, più che a un normale flusso di mercato. ▪️Il livello chiave resta area 157–160 USD/JPY. È lì che il Ministero delle Finanze giapponese sembra voler mettere una linea rossa: non tanto per rafforzare strutturalmente lo yen, ma per scoraggiare gli speculatori dal continuare a vendere yen senza rischio. ▪️Il contesto ha aiutato: dollaro più debole, minore domanda di beni rifugio dopo i segnali di progresso sull’accordo USA-Iran, mercati giapponesi chiusi per festività. Ma il movimento è stato troppo rapido per essere spiegato solo dalla liquidità ridotta. ▪️Il Giappone avrebbe già speso circa 34,5 miliardi di dollari nell’intervento di fine aprile e nel 2024 aveva usato circa 100 miliardi per difendere la valuta. Goldman stima che Tokyo abbia ancora molta “potenza di fuoco”, ma non può sprecarla: deve colpire nei momenti giusti. ▪️Il messaggio politico è chiaro: il Giappone non vuole un cambio fuori controllo, perché uno yen troppo debole importa inflazione, pesa sui consumatori e rischia di destabilizzare anche il mercato obbligazionario giapponese.

ABOUT MARKETS TODAY 🥷 Rassegna giornaliera a cura di About Markets. Dentro i mercati, oltre i titoli. 6 maggio 2026 –– Chiusura mercati –– USA: S&P 500 +0,81% (7.259), Nasdaq 100 +1,31% (28.015), Dow Jones +0,73% (49.298), Russell 2000 +1,75% (2.854) Europa: EuroStoxx 50 +1,83% (5.869), FTSEMIB +2,27% (48.558), CAC +1,08% (8.062), DAX +1,67% (24.392) –– Best/Worst settori S&P 500 –– Top 3: Materials +1,67%, Technology +1,63%, Industrials +0,86% Bottom 3: Financials +0,01%, Utilities +0,01%, Real Estate +0,11% –– Takeaway veloci –– • Il mercato ha rimbalzato perché il cessate il fuoco USA-Iran resta formalmente in piedi e il petrolio ha corretto dai massimi. • Gli Stati Uniti hanno minimizzato gli ultimi attacchi iraniani, definendoli sotto la soglia che giustificherebbe una ripresa delle grandi operazioni militari. • Il rischio però non è sparito: USA e Israele avrebbero già una lista di obiettivi energetici iraniani da colpire in caso di nuova escalation. • I Treasury sono saliti, con rendimenti in calo soprattutto sulla parte lunga della curva. • I dati macro USA sono misti: servizi ISM più deboli, JOLTS in lieve calo, vendite di nuove case sopra le attese. –– Macroeconomic Data –– • ISM servizi USA: 53,6 vs 53,8 atteso, da 54,0. Nuovi ordini più deboli, occupazione ancora sotto 50, prezzi elevati ma meno del previsto. • JOLTS: offerte di lavoro a 6,866 mln, in linea con le attese ma in lieve calo rispetto al mese precedente. • Nuove case USA: +7,4% a 682k, sopra le attese, anche se il quadro immobiliare resta frenato da tassi ipotecari elevati, fiducia debole e mercato del lavoro meno brillante. • Trade balance USA: deficit commerciale più ampio del previsto. –– Specifiche azioni –– • AMD: risultati Q1 sopra le attese e guidance Q2 molto forte. Ricavi $10,25 mld vs $9,89 mld attesi, EPS adj. $1,37 vs $1,29. Guidance ricavi Q2 a circa $11,2 mld vs $10,52 mld attesi. Data center +57% a/a. Il titolo prima scende, poi accelera al rialzo su domanda AI e server. • Apple / Intel / Samsung: Apple avrebbe avviato colloqui esplorativi con Intel e Samsung per produrre chip negli Stati Uniti come opzione secondaria rispetto a TSMC. • Meta: lavora a un finanziamento da circa $13 mld per un data center a El Paso. • PayPal: trimestrale sopra le attese, ma titolo penalizzato dai commenti sul branded checkout e dalla guidance Q2. • Shopify: utile operativo sotto le attese. • Pfizer: EPS e ricavi sopra consensus, guidance confermata. • TransDigm: risultati molto forti e outlook solido. • ServiceNow / Nvidia: ampliata la partnership tra le due società. –– Prossimi eventi da monitorare –– • USA: NFP venerdì • Trimestrali: Arm, AppLovin, Snap, Disney, Uber, CVS, Kraft Heinz, Whirlpool –– Focus del giorno –– Trump mette in pausa Project Freedom: tregua tattica, non svolta definitiva La notizia chiave è che Trump ha messo in pausa Project Freedom, il piano con cui gli Stati Uniti avrebbero aiutato le navi bloccate a uscire dallo Stretto di Hormuz. La motivazione ufficiale è diplomatica: secondo Trump ci sarebbero “grandi progressi” verso un accordo completo e definitivo con l’Iran. Il mercato l’ha letta subito come un segnale di de-escalation: meno rischio di scontro diretto, petrolio in calo e ritorno del risk-on sull’azionario. Ma attenzione: non è la fine della crisi. Gli Stati Uniti sospendono l’operazione sulle navi, ma mantengono pienamente in vigore il blocco contro le imbarcazioni dirette da e verso i porti iraniani. È una pausa tattica: serve a dare spazio alla diplomazia, anche grazie alla mediazione del Pakistan, senza però smontare l’impianto di pressione americana. Il punto delicato è che l’Iran, almeno pubblicamente, continua a respingere l’idea di negoziare sotto “massima pressione”. Finché Project Freedom resta sospeso e il petrolio scende, l’equity può respirare e il trade AI può tornare dominante. Ma se la diplomazia fallisce, il rischio Hormuz torna immediatamente al centro della scena. Questa non è ancora pace. È una finestra di mercato.

⚠️ BREAKING | AMD ($AMD) +6% after-hours dopo una trimestrale nettamente sopra le attese e guidance molto forte. Ricavi $10,2
⚠️ BREAKING | AMD ($AMD) +6% after-hours dopo una trimestrale nettamente sopra le attese e guidance molto forte. Ricavi $10,25B (vs $9,89B attesi) ed EPS adj $1,37 (vs $1,29): beat solido su tutta la linea. Guidance Q2 a $11,2B (vs $10,5B): ulteriore upside e margini in espansione al 56%. Motore chiave: AI. Lisa Su conferma accelerazione forte nel Data Center, con domanda in crescita per inferenza e AI “agentica” e pipeline clienti sopra le attese (MI450, Helios). è un altro segnale chiaro — il ciclo AI non sta rallentando, sta accelerando. E AMD sta iniziando a prendersi spazio reale nel trade dominato da Nvidia.

Alle ore 22:30 italiane, una trimestrale tanto attesa…AMD occhi aperti 👀
Alle ore 22:30 italiane, una trimestrale tanto attesa…AMD occhi aperti 👀

Per la prima volta nella storia, la spesa USA per interessi sul debito ($1.22T) supera quella per la difesa ($1.17T), segnala
Per la prima volta nella storia, la spesa USA per interessi sul debito ($1.22T) supera quella per la difesa ($1.17T), segnalando un cambio strutturale nella sostenibilità fiscale del Paese.

⚠️ BREAKING | Gli Stati Uniti stanno lavorando a una coalizione globale sulla supply chain dei chip di memoria con alleati in
⚠️ BREAKING | Gli Stati Uniti stanno lavorando a una coalizione globale sulla supply chain dei chip di memoria con alleati in Asia, Europa e Medio Oriente per affrontare la carenza strutturale legata all’AI. Dietro questa notizia c’è un tema molto più grande: La memoria (DRAM + NAND) è diventata collo di bottiglia dell’AI → senza memoria, i data center non scalano Il mercato è ultra concentrato: Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology dominano Gli USA vogliono ridurre la dipendenza dall’Asia → stessa logica già vista con TSMC È un tema geopolitico, non solo industriale → controllo della capacità produttiva = leva strategica Impatto diretto su prezzi della memoria → e quindi margini dei produttori

⚠️ BREAKING | Apple Inc. valuta Intel Corp. e Samsung Electronics come alternative produttive ai chip, riducendo la dipendenz
⚠️ BREAKING | Apple Inc. valuta Intel Corp. e Samsung Electronics come alternative produttive ai chip, riducendo la dipendenza da TSMC. Intel +15% sulle indiscrezioni.

Il mercato sta ancora salendo, ma Goldman avverte: il vero rischio ora sono i tassi ▪️Il Medio Oriente resta il primo detonat
Il mercato sta ancora salendo, ma Goldman avverte: il vero rischio ora sono i tassi ▪️Il Medio Oriente resta il primo detonatore macro. Secondo il desk One-Delta di Goldman Sachs, la situazione tra Stati Uniti e Iran rischia di restare bloccata ancora per settimane. Gli Stati Uniti sembrano convinti che l’economia regga bene lo shock petrolifero, mentre l’Iran punta sul fatto che le scorte globali di petrolio si stiano assottigliando e che il passare del tempo migliori il suo potere negoziale. Il problema è proprio questo: entrambe le parti pensano di poter aspettare. ▪️Il petrolio non è ancora il vero panico del mercato. La tesi è che il mercato stia ancora sottovalutando uno scenario in cui lo Stretto di Hormuz resta sotto pressione più a lungo. Finora la retorica e la diplomazia hanno tenuto i prezzi relativamente sotto controllo, ma se lo stallo durasse un altro mese, il prezzo del petrolio potrebbe diventare molto più difficile da contenere. Non siamo ancora in uno shock energetico pieno, ma il rischio è che il mercato lo stia prezzando come evento temporaneo. ▪️L’AI trade sta tenendo in piedi una parte enorme del mercato. Il punto più interessante del report è che Goldman non riduce tutto alla geopolitica. Il desk ammette che la spesa in AI è stata sottostimata: non solo GPU, ma anche CPU, data center, memoria, energia, raffreddamento e infrastruttura. La domanda di potenza di calcolo viene descritta come quasi “insaziabile”. In pratica, l’AI capex sta diventando una specie di motore macro: sostiene utili, investimenti, PIL e narrativa azionaria. ▪️Il problema degli hyperscaler è il tempo. Microsoft, Amazon, Google e Meta stanno investendo cifre enormi perché ogni dollaro speso oggi viene visto come futuro cash flow. Ma qui nasce il rischio: se il ritorno arriva troppo avanti nel tempo, quei flussi vanno scontati con tassi più alti. Quindi il paradosso è chiaro: i numeri operativi possono salire, ma i multipli possono scendere. È il classico scenario “earnings up, valuation down”. ▪️Il vero campanello d’allarme sono i rendimenti. Goldman invita a guardare i tassi: il 30 anni USA sta tornando verso il 5%, la curva rompe livelli tecnici importanti, TLT mostra un impulso negativo pesante, la volatilità obbligazionaria riparte e i ciclici iniziano a indebolirsi. Storicamente questi segnali anticipano fasi più difficili per l’azionario. Il messaggio non è “vendere tutto”, ma “attenzione: siamo su livelli importanti”. Il mercato oggi vive su due forze opposte: da una parte l’AI capex continua a sostenere crescita, utili e narrativa; dall’altra tassi più alti, petrolio e geopolitica stanno lentamente riaprendo il tema del costo del capitale. Finché l’AI trade regge, l’azionario può restare forte. Ma se i rendimenti continuano a salire, il mercato potrebbe scoprire che anche una buona storia di crescita ha un prezzo massimo.