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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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BREAKING NEWS
Wall Street perde slancio. La pressione arriva ancora una volta dal tech, in particolare dai semiconduttori, mentre i rendimenti USA risalgono leggermente dopo la decisione della Corte Suprema sul caso Lisa Cook.
La Corte ha stabilito che la governatrice della Fed può restare in carica per ora, mentre il contenzioso prosegue. Trump incassa una battuta d’arresto nel tentativo di modificare gli equilibri interni della banca centrale.
Meno controllo politico sulla Fed significa anche meno probabilità di una scorciatoia verso tagli dei tassi più aggressivi. Per questo i rendimenti salgono e l’azionario, soprattutto quello più sensibile ai multipli come tecnologia e semiconduttori, fatica.
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BREAKING NEWS — Yen ai minimi dal 1986
Lo yen giapponese è sceso fino a 161,96 contro dollaro, rompendo il precedente minimo di 161,95 visto nel luglio 2024, quando Tokyo era già intervenuta per difendere la valuta.
Il punto non è solo tecnico. Questo livello mette il Giappone in massima allerta intervento: più lo yen si indebolisce, più aumenta la pressione politica su Ministero delle Finanze e Bank of Japan.
Perché conta per i mercati?
Lo yen debole significa tre cose:
- inflazione importata più alta in Giappone, perché energia e materie prime costano di più;
- più pressione sulla BoJ a mantenere una linea monetaria meno accomodante;
- rischio carry trade, perché per anni gli investitori si sono finanziati in yen a basso costo per comprare asset globali.
In parole semplici: lo yen non è solo una valuta. È una delle valvole di liquidità del sistema finanziario globale.
Se il Giappone interviene, o se il mercato inizia a chiudere posizioni finanziate in yen, il movimento può diventare rapidamente un tema per azioni, bond e credito.
Il grafico dice tutto: siamo tornati su livelli che non si vedevano dal 1986. E quando una valuta così importante rompe una soglia storica, raramente resta un problema solo del mercato FX.
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📰 Oggi su Milano Finanza trovate due approfondimenti con gli interventi di Carlo De Luca e Alessio Garzone.
Nel primo analizziamo il tema AI, valutazioni e i rischi che il mercato sta iniziando a prezzare. Nel secondo ci concentriamo sulla quotazione di Bending Spoons, tra multipli, opportunità e aspetti da monitorare.
Buona lettura!
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RECAP SETTIMANALE
• 📉 Settimana difficile per Wall Street: S&P 500 -2,0%, Nasdaq 100 -4,2%. Il mercato ha abbandonato i titoli AI per rifugiarsi nei settori difensivi come sanità, utility e immobiliare.
• 🤖 È stata la settimana del repricing dell’AI: il sell-off è partito dai chip asiatici (SK Hynix e Samsung), è proseguito con i semiconduttori USA e ha colpito anche gli hyperscaler. Oracle ha registrato la peggior settimana dal 2001. Micron ha pubblicato ottimi risultati, ma non sono bastati a invertire il sentiment.
• 🚢 Sul fronte geopolitico sono tornate le tensioni nello Stretto di Hormuz: gli Stati Uniti hanno effettuato nuovi raid nell’area e Trump ha accusato l’Iran di aver violato il cessate il fuoco dopo un attacco con droni contro una nave commerciale, riaccendendo i timori sulla sicurezza della principale rotta energetica mondiale.
• 🛢️ Nonostante ciò, il petrolio ha chiuso in calo per la terza settimana consecutiva, segnale che il mercato continua a ritenere improbabile, almeno per ora, un’interruzione prolungata delle forniture attraverso Hormuz.
• 👀 La prossima settimana il focus si sposta sul report sul mercato del lavoro USA, il dato macro più importante prima della riunione della Fed, in un contesto in cui volatilità e valutazioni dell’AI saranno ancora sotto stretta osservazione.
Buon weekend a tutti!
~ About Markets
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Mariangela Pira mi chiama a sorpresa durante il suo vodcast
https://www.instagram.com/reel/DaDHl_mj1WN/?igsh=c3MyNjhzaTk2Z3Ey
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Oggi c’è stata un’incursione speciale nei #3Fattori di Mariangela Pira. 😂
Questa volta, tra i microfoni del podcast, c’è stato anche un passaggio di About Markets. Ne è uscita una chiacchierata sui mercati, sull’AI e su quello che sta succedendo in queste settimane.
Se ve la siete persa, ve la consigliamo 👇
🎧 https://open.spotify.com/episode/5Yaa0AiH9Az8JVW0xUdmYO?si=z53JEX9pSa6JshHVkJMIEQ
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Riflessioni inflazionate.
L’ottimo trimestre di Micron è stato letto dal mercato come una conferma del boom dell’intelligenza artificiale. E in parte lo è. Se un produttore di memorie riesce a generare numeri così forti, margini così alti e una visibilità così lunga sui ricavi, significa che la domanda dei data center è ancora enorme.
Ma il punto più interessante, secondo noi, è un altro.
Quello che per Micron è una grande notizia, potrebbe non esserlo per tutti gli altri.
Perché la memoria non serve solo ai server che fanno girare i modelli di intelligenza artificiale. Serve anche ai Mac, agli iPad, alle console, agli smartphone, alle auto, ai dispositivi medici, alla difesa, all’elettronica di consumo. E se una quota crescente della capacità produttiva viene assorbita dai data center AI, il prezzo sale per tutta la filiera.
È esattamente quello che stiamo iniziando a vedere.
Apple ha aumentato i prezzi di Mac e iPad. Microsoft ha aumentato i prezzi delle Xbox. Non perché improvvisamente il consumatore sia diventato più ricco, ma perché il costo dei componenti sta salendo troppo velocemente. La memoria, che per anni è stata considerata una commodity ciclica, sta diventando una risorsa strategica.
E qui il grafico è molto interessante.
Da una parte vediamo che i costi del compute e dei token stanno scendendo. Quindi, in teoria, l’intelligenza artificiale dovrebbe diventare sempre più economica. È la narrativa che abbiamo sentito per mesi: più efficienza, più produttività, meno costi. Ragionamento corretto e fluido.
Dall’altra parte, però, i prezzi della memoria continuano a salire.
Questo significa che il costo dell’AI non sta sparendo. Sta semplicemente cambiando forma. Magari costa meno generare un token, ma costa di più costruire l’infrastruttura fisica che rende possibile quel token.
Meno costo nel software, più costo nell’hardware. Meno costo visibile nell’utilizzo finale, più costo nascosto nei data center, nei chip, nello storage, nella capacità produttiva.
Ed è qui che la storia diventa meno comoda.
Nel lungo periodo l’AI potrebbe davvero essere disinflazionistica. Ha senso logico, come sempre sappiamo la tecnologia è uno dei catalizzatori disinflazionistici più importanti. Potrebbe aumentare la produttività, automatizzare processi, ridurre sprechi e comprimere costi.
Ma nel breve periodo, prima che tutto questo accada, bisogna costruire l’infrastruttura. E costruirla richiede chip, memoria, energia, data center, capitali, personale specializzato e anni di investimenti.
La parte finanziaria è altrettanto importante.
Per gli hyperscaler, questi investimenti nei data center vengono capitalizzati e poi ammortizzati nel tempo. Quindi oggi gli utili possono sembrare ancora relativamente puliti. Ma i costi non spariscono. Vengono solo spostati in avanti. Quello che oggi appare come investimento strategico, domani diventerà ammortamento, pressione sui margini e necessità di monetizzare davvero tutta questa capacità.
Per Apple o Microsoft, invece, il problema è più immediato. Se i componenti costano di più, o comprimono i margini o alzano i prezzi. E quando alzi i prezzi di prodotti consumer, il discorso smette di essere solo tecnologico e diventa macroeconomico.
Per mesi abbiamo discusso se l’AI avrebbe abbassato l’inflazione. Ma forse la domanda corretta, almeno nel breve, è un’altra: cosa succede se la corsa all’AI diventa essa stessa una fonte di inflazione?
Micron merita certamente il suo successo. Produrre memoria avanzata è complesso, richiede anni di investimenti e non si crea nuova capacità produttiva dall’oggi al domani. Ma proprio per questo i suoi margini raccontano qualcosa che il mercato non dovrebbe ignorare.
L’intelligenza artificiale non vive nel cloud. Vive in fabbriche, chip, memorie, server, data center e reti elettriche.
E quando tutto questo diventa scarso, qualcuno paga.
Oggi festeggiamo Micron.
Domani il conto potrebbe arrivare a consumatori, aziende e banche centrali.
~ About Markets
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Rassegna giornaliera a cura di About Markets.
Dentro i mercati, oltre i titoli.
26 giugno 2026
–– Chiusura mercati ––
USA: S&P 500 −0,01% (7.358), Nasdaq 100 +0,75% (29.440), Dow Jones +0,14% (51.926), Russell 2000 +0,71% (3.008)
Europa: EuroStoxx 50 +0,93% (6.272), DAX +1,05%, CAC +0,55%, FTSEMIB +0,28%
–– Best/Worst settori S&P 500 ––
Top 3: Industrials +2,18%, Healthcare +1,53%, Materials +1,39%
Bottom 3: Consumer Discretionary −1,77%, Consumer Staples −1,08%, Communication Services −1,02%
–– Takeaway veloci ––
• Seduta contrastata a Wall Street: Micron sostiene il Nasdaq, mentre Apple pesa sulle Big Tech e sull’S&P 500.
• Apple perde oltre il 6% dopo aver annunciato forti aumenti di prezzo su Mac e iPad per compensare l’impennata dei costi delle memorie.
• Il petrolio recupera terreno mentre restano elevate le tensioni nello Stretto di Hormuz.
–– Macroeconomic Data ––
• PCE maggio: +0,4% m/m vs +0,5% atteso; +4,1% a/a vs +4,0% atteso.
• Core PCE: +0,3% m/m in linea; +3,4% a/a vs +3,3% atteso.
• Reddito personale e spesa personale entrambi a +0,7%, sopra le aspettative.
• PIL USA del primo trimestre rivisto al rialzo al +2,1% vs +1,6% atteso.
• Jobless Claims a 215 mila, meglio delle attese; richieste continuative in aumento a 1,821 milioni.
• Ordini di beni durevoli −4,5%, ma la componente core sorprende positivamente (+1,3%).
–– Specifiche azioni ––
• Microsoft: aumenterà i prezzi delle console Xbox dal 1° agosto.
• Amazon: investirà altri 13 miliardi di dollari in cloud e AI in India.
• Qualcomm: amplia la partnership con Hugging Face e conferma gli obiettivi di crescita nel mercato AI.
• IBM: presenta la prima tecnologia per chip con nodo a 0,7 nanometri.
• JPMorgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citi e Wells Fargo aumentano dividendi e buyback dopo il superamento degli stress test della Fed.
–– Focus del giorno ––
E se l’AI, prima di essere disinflazionistica, fosse inflazionistica?
È questa la domanda più interessante della giornata. Per mesi ci siamo raccontati che l’intelligenza artificiale avrebbe aumentato la produttività, abbassato i costi e aiutato la disinflazione. Kevin Warsh lo ha ripetuto chiaramente: l’AI dovrebbe essere una forza disinflazionistica.
Forse nel lungo periodo sarà vero. Ma per ora il mercato sta vedendo il contrario.
Micron ha mostrato numeri eccellenti perché vende un bene diventato scarso: memoria ad alta banda, DRAM, NAND, storage. Apple ha aumentato i prezzi di Mac e iPad perché quello stesso bene scarso è diventato troppo costoso da assorbire nei margini. Microsoft farà lo stesso con Xbox.
Quindi il punto non è solo “Micron bene, Apple male”. Sarebbe una lettura troppo semplice. Il punto vero è che l’AI sta creando una nuova forma di inflazione da scarsità tecnologica. Non nasce dai salari, non nasce dalla domanda tradizionale, non nasce dal petrolio. Nasce dalla corsa simultanea di tutti verso gli stessi componenti critici.
Il paradosso è elegante e un po’ scomodo: la tecnologia che dovrebbe rendere tutto più efficiente, nel breve sta rendendo più costoso tutto ciò che serve per costruirla.
Per Micron questo significa pricing power. Per Apple significa prezzi più alti. Per il consumatore significa che l’AI inizia ad arrivare nel carrello, non come applicazione futuristica, ma come rincaro su computer, tablet e console. È inflazione ribaltata a valle.
E qui il ragionamento diventa meno banale per la Fed. Se l’AI aumenta la produttività tra cinque anni, ma oggi spinge capex, energia, memoria, data center e prezzi finali, quanto può davvero essere letta come forza disinflazionistica nel breve? Forse Warsh ha ragione sulla destinazione, ma il percorso potrebbe essere molto più inflazionistico di quanto il mercato voglia ammettere.
La seduta di ieri ha dato una risposta precisa: il mercato non sta bocciando l’AI. Sta iniziando a separare chi monetizza la scarsità da chi la subisce. E soprattutto sta capendo che la rivoluzione AI non cancella il ciclo economico. Lo cambia, lo sposta, lo rende meno visibile.
Ma il conto, alla fine, arriva comunque.
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🚨 BREAKING NEWS | Mattinata molto pesante per i mercati globali: torna la pressione sul settore tecnologico e sull’intero tema AI.
Performance principali:
🇺🇸 Nasdaq 100 Futures: -1,45%
🇺🇸 S&P 500 Futures: -0,73%
🇰🇷 Kospi: -7,4% (dopo essere arrivato a perdere quasi il 9%, nuova sospensione delle contrattazioni)
🇯🇵 Nikkei 225: -4,9%
🇨🇳 CSI 300: -2,8%
🇭🇰 Hang Seng Tech: oltre -3%
🇪🇺 Euro Stoxx 50 Futures: -0,9%
Perché i mercati stanno scendendo?
• Apple ha rotto la narrativa dell’AI “senza costi”. Dopo aver aumentato i prezzi di Mac e iPad per la carenza di chip di memoria, il mercato teme che l’enorme domanda generata dall’AI stia iniziando a pesare sui consumatori e sui margini delle aziende.
• OpenAI potrebbe rinviare la sua IPO al 2027. La notizia ha colpito soprattutto SoftBank (-14% in Giappone), alimentando i dubbi sul sentiment verso il settore AI dopo settimane di forte volatilità.
• Nuova ondata di vendite sui produttori di chip asiatici. Samsung, SK Hynix e gli altri grandi nomi della memoria sono nuovamente sotto pressione. Il Kospi, fortemente concentrato sui semiconduttori, continua a comportarsi più come un singolo titolo AI che come un indice diversificato.
• Il petrolio in calo non basta a sostenere il mercato. Nonostante il Brent sia tornato sotto i 74 dollari, gli investitori stanno riducendo il rischio e prendendo profitto dopo il forte rally dell’intelligenza artificiale.
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Microsoft aumenta i prezzi delle console Xbox dopo il rincaro dei costi della memoria, poche ore dopo una mossa analoga di Apple su Mac e iPad.
Microsoft ha annunciato aumenti fino a 150 dollari su diversi modelli Xbox:
- la Series S 1TB sale a 599 dollari,
- la Series X 1TB a 799 dollari,
- la Series S 512GB a 499 dollari e
- la Series X Digital a 749 dollari.
L’azienda attribuisce i rincari all’aumento dei costi dei chip di memoria, gli stessi che Apple aveva citato poche ore prima per giustificare i nuovi prezzi di MacBook e iPad.
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Il nostro post su linkedin se volete commentare o mettere un gradito like per supportare il nostro impegno comunicativo
https://www.linkedin.com/posts/carlo-de-luca-868aa5a6_25062026-intervista-carlo-de-luca-cnbc-share-7475946986991468544-xq8-/?utm_source=share&utm_medium=member_ios&rcm=ACoAABaWKJABoPO6JhMoYDBirrSwpL0uKg8wgy4
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Parliamo di valutazioni AI e rotazione settoriale con Jole Saggese a Class Cnbc
https://youtu.be/Wdpw6iFZAso?is=oSzYNVlrKJyyF8HY
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⚠️ BREAKING NEWS | Apple alza i prezzi di Mac, iPad, HomePod, Apple TV e Vision Pro per compensare l’esplosione dei costi di memoria e storage legata alla domanda AI.
Gli aumenti sono globali e per ora non toccano iPhone, Apple Watch e AirPods, ma Apple non esclude nuovi ritocchi. Il titolo arriva a perdere fino al 5,3% intraday.
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⚠️ BREAKING NEWS | Il Nasdaq 100 perde oltre il 2% in circa 30 minuti e cancella completamente il rally della seduta.
Il violento movimento è avvenuto nel giro di pochi minuti, con i future del Nasdaq 100 passati da oltre +1,5% a territorio negativo. Il grafico mostra una vera e propria accelerazione ribassista, segnale di forte pressione in vendita e aumento della volatilità.
Al momento non è ancora chiaro quale sia stato il catalizzatore preciso del sell-off. Gli operatori stanno verificando se il movimento sia stato innescato da notizie, da ordini algoritmici o da prese di profitto concentrate sui titoli tecnologici. Sono attesi ulteriori dettagli nelle prossime decine di minuti.
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PCE USA: dato non pulito, ma abbastanza buono per un rimbalzo tattico
• L’inflazione PCE mensile è uscita leggermente sotto le attese: +0,4% contro +0,5% stimato. Il core PCE, invece, è stato in linea al +0,3%. Non è un dato che cambia davvero la traiettoria della Fed, perché su base annua il PCE resta al 4,1% e il core al 3,4%, ma la sorpresa mensile non è stata abbastanza negativa da spaventare subito il mercato.
• La parte più costruttiva arriva da redditi e spesa personale. Entrambi sono saliti dello 0,7%, meglio delle attese. Questo è importante perché il mercato temeva una dinamica più fragile: spesa sostenuta, redditi meno forti e quindi nuovo deterioramento del risparmio. Invece il dato dice che il consumatore americano resta ancora resiliente, almeno per ora.
• Il resto del pacchetto macro è più misto. Il PIL del primo trimestre è stato rivisto al rialzo al 2,1%, ma i consumi personali sono stati tagliati allo 0,5%, segnale meno brillante sulla qualità della crescita. Le richieste iniziali di sussidi sono scese a 215 mila, confermando un mercato del lavoro ancora solido, mentre gli ordini di beni durevoli sono calati del 4,5%, dato debole ma leggermente migliore delle attese.
Nel complesso, il mercato può leggere questi numeri come un pretesto per un rimbalzo di breve periodo: inflazione mensile un filo più morbida, redditi e consumi migliori del previsto, lavoro ancora resistente. Però non è un dato da “missione compiuta”. La Fed resta sotto pressione, perché l’inflazione core è ancora troppo alta e la crescita non sta rallentando abbastanza da togliere davvero il problema dal tavolo.
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Qualcomm vola in pre-market: il mercato riscopre QCOM come possibile beneficiaria dell’AI nei data center
Qualcomm sale di circa il 12% nel pre-market dopo l’Investor Day, spinta da una guidance molto aggressiva sul business AI data center. La società prevede oltre 15 miliardi di dollari di ricavi annuali entro il FY2029 nei chip per data center, trasformando una storia finora vista soprattutto come “smartphone-centric” in una possibile storia di diversificazione AI.
Il punto chiave è proprio questo: Qualcomm ha alzato il target dei ricavi non-mobile per il 2029 da 22 a 40 miliardi di dollari, grazie soprattutto al nuovo contributo atteso dai data center. Gli analisti hanno reagito in modo positivo: Citi ha alzato il target price a 198 dollari, Morgan Stanley parla di ingresso chiaro nella categoria dei “beneficiari AI”, mentre Bernstein resta più prudente sul tono molto marketing delle presentazioni, ma riconosce che i numeri sono sulla carta molto solidi.
A rafforzare la narrativa c’è anche l’acquisizione di Modular per 3,9 miliardi di dollari e l’accordo strategico multi-generazionale con Meta sui data center CPU. Inoltre, secondo le notizie circolate ieri, anche Microsoft dovrebbe utilizzare chip Qualcomm ad alta larghezza di banda nei data center Azure.
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Le banche USA superano lo stress test della Fed: cosa significa davvero?
Nell’euforia per gli ottimi risultati di Micron è passato quasi inosservato un altro appuntamento fondamentale: lo stress test annuale della Federal Reserve. Si tratta dell’esame introdotto dopo la crisi finanziaria del 2008 per verificare se le maggiori banche americane sarebbero in grado di continuare a finanziare famiglie e imprese anche durante una recessione estrema.
1. Tutte le 32 banche hanno superato il test. Lo scenario ipotizzato dalla Fed era molto severo: disoccupazione al 10%, crollo del 39% degli immobili commerciali, calo del 30% delle abitazioni e forte recessione globale. Nonostante perdite teoriche per oltre 708 miliardi di dollari, tutte le banche hanno mantenuto livelli di capitale superiori ai requisiti minimi.
2. Il dato più interessante è il grafico. Nel 2026 il capitale CET1 aggregato delle banche scende di appena 1,6 punti percentuali, il calo più contenuto degli ultimi anni (2,8 nel 2024 e 1,8 nel 2025). In altre parole, il sistema bancario americano oggi è considerato più resiliente e meglio capitalizzato rispetto al passato.
3. Per gli azionisti è un via libera ai dividendi e ai buyback. Subito dopo i risultati, JPMorgan ha aumentato il dividendo e autorizzato un nuovo programma di riacquisto da 50 miliardi di dollari. Anche Goldman Sachs, Wells Fargo e Morgan Stanley hanno annunciato incrementi dei dividendi. Lo stress test, di fatto, rappresenta il semaforo verde della Fed per la distribuzione di capitale agli azionisti.
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Dentro i mercati, oltre i titoli.
25 giugno 2026
–– Chiusura mercati ––
USA: S&P 500 -0,10% (7.358), Nasdaq 100 -0,43% (29.220), Dow Jones +0,35% (51.854), Russell 2000 +0,37% (2.987)
Europa: EuroStoxx 50 -0,18% (6.219), DAX -0,71%, CAC +0,54%, FTSEMIB -0,74%
–– Best/Worst settori S&P 500 ––
Top 3: Industrials +1,18%, Utilities +1,05%, Healthcare +0,80%
Bottom 3: Energy -1,72%, Technology -0,64%, Communication Services -0,60%
–– Takeaway veloci ––
• Seduta mista a Wall Street: molti settori positivi, ma tecnologia e AI continuano a pesare sugli indici.
• WTI sotto 71 dollari e Brent sotto 74 dollari: Hormuz continua a normalizzarsi e il premio geopolitico sull’energia si riduce.
–– Specifiche azioni ––
• Alphabet: entrerà nel Dow Jones sostituendo Verizon dal 29 giugno.
• OpenAI e Broadcom: presentato un nuovo processore AI ottimizzato per LLM.
• Google: perde altri due ricercatori AI a favore di Anthropic.
• Samsung: annunciato maxi buyback legato ai piani azionari per i dipendenti.
–– Prossimi eventi da monitorare ––
• PCE USA di maggio.
• PIL USA finale Q1.
• Richieste settimanali di sussidi.
• Ordini di beni durevoli.
–– Focus del giorno ––
Fatti da parte Nvidia: ora il mercato vuole Micron
Per mesi Nvidia è stata il termometro dell’AI. Ieri sera, però, il test vero è passato da Micron.
Non perché Micron sia “la nuova Nvidia”. Sarebbe una forzatura. Ma perché oggi la domanda più importante non è più solo chi vende GPU. È chi controlla i colli di bottiglia dell’infrastruttura AI. E la memoria, soprattutto HBM, è uno di quei colli di bottiglia.
Micron ha dato una risposta molto forte: ricavi FQ3 a 41,46 miliardi di dollari, +74% trimestre su trimestre e +346% anno su anno. EPS rettificato a 25,11 dollari. Margine lordo non-GAAP all’84,9%, contro il 39% di un anno fa. Per il prossimo trimestre guida ricavi intorno a 50 miliardi, margine lordo vicino all’86% ed EPS rettificato intorno a 31 dollari.
Il titolo è salito di oltre il 10% nell’after market, dopo due sedute difficili. Reazione comprensibile: il mercato temeva una conferma del nervosismo sull’AI, invece ha ricevuto numeri molto solidi.
Ma il punto vero sono i contratti.
Micron ha firmato 16 accordi strategici pluriennali con clienti data center, consumer e automotive. Molti sono take-or-pay: il cliente si impegna a comprare volumi futuri. Questi accordi coprono circa il 20% dei volumi DRAM e un terzo dei volumi NAND, con durata tipica fino al 2030. Inoltre 14 accordi valgono circa 100 miliardi di dollari di ricavi minimi contrattualizzati, con 22 miliardi tra depositi e impegni finanziari.
Detta semplice: i clienti stanno pagando oggi per assicurarsi memoria domani.
Questo non cancella i rischi. Micron resta ciclica, il trade AI resta affollato e il capex è importante: circa 10 miliardi attesi nel FQ4 e 27 miliardi nel FY2026. Se tutti investono troppo insieme, tra qualche anno potremmo ritrovarci con la solita storia: troppa capacità sul mercato e prezzi sotto pressione.
Per ora, però, il messaggio è chiaro. Non siamo davanti a un mercato tranquillo. Le valutazioni restano tirate e il rischio di correzioni violente resta alto. Ma Micron ha ricordato che dentro l’euforia AI ci sono anche ricavi veri, margini veri e scarsità vera.
Il mercato non ha ricevuto il via libera per comprare tutto. Ha ricevuto un promemoria: l’AI non vive solo di narrativa. Vive anche di memoria.
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⚠️ BREAKING NEWS | Due forti terremoti colpiscono il Venezuela: dichiarato lo stato di emergenza.
Due violente scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno colpito il Venezuela occidentale a pochi secondi di distanza, provocando il crollo di edifici, gravi danni alle infrastrutture e scene di panico anche nella capitale Caracas. Le operazioni di ricerca e soccorso sono in pieno svolgimento.
Al momento le autorità hanno confermato la presenza di vittime, ma non hanno ancora diffuso un bilancio ufficiale di morti e feriti. Le verifiche proseguono e il numero delle persone coinvolte potrebbe aumentare nelle prossime ore.
Il Servizio Geologico degli Stati Uniti stima che il numero di vittime di questi terremoti potrebbe raggiungere tra le 10.000 e le 100.000 persone.
Attività sismica estremamente rara a livello globale:
• Un “terremoto doppio” in Venezuela, con due scosse di magnitudo molto simile originate praticamente nello stesso punto.
• Un altro forte terremoto, di magnitudo 6.9+, registrato in un’area completamente diversa del pianeta, in Giappone.
Secondo alcune stime preliminari, una combinazione di eventi di questo tipo avrebbe una probabilità dell’ordine di una volta ogni 1.000–1.200 anni. Si tratta però di una valutazione statistica non ufficiale, che non implica alcun collegamento fisico tra i terremoti: gli esperti sottolineano infatti che, allo stato attuale, non esistono evidenze che il sisma in Venezuela abbia influenzato quello avvenuto in Giappone.
Il nostro pensiero va a tutte le persone colpite da questa tragedia, alle loro famiglie e ai soccorritori impegnati senza sosta nelle operazioni di emergenza 🙏🏼❤️
