About Markets
前往频道在 Telegram
Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
显示更多未指定国家未指定类别
2 547
订阅者
+124 小时
+77 天
+730 天
帖子存档
2 547
Abbiamo pubblicato una nuova nota su About Markets dedicata al Giappone e a un tema che, secondo noi, merita molta più attenzione di quella che sta ricevendo.
Il punto centrale è che i JGB sono tornati a rendere, mentre per un investitore giapponese il rendimento di un Treasury USA, una volta coperto il rischio cambio, può risultare inferiore a quello domestico.
Cosa fareste voi al posto suo? La risposta è semplice. Rimpatriare capitali.
Questo cambia gli incentivi dopo decenni in cui il capitale giapponese era quasi naturalmente spinto verso l’estero.
Il Giappone resta il maggiore detentore estero di Treasury USA, con oltre 1.100 miliardi di dollari. Per questo il vero tema non è necessariamente una grande vendita, ma qualcosa di più graduale: cosa succede se uno dei principali compratori mondiali decide semplicemente di reinvestire meno negli Stati Uniti?
È una dinamica che può avere conseguenze ben oltre il Giappone e che vale la pena approfondire.
Leggi la nota completa su About Markets 👇🏼
https://aboutmarkets.it/analisi/the-end-of-japans-capital-export
Come sempre, fateci sapere cosa ne pensate. Se apprezzate il lavoro che facciamo e le analisi che condividiamo gratuitamente, potete supportarci con un like, una condivisione o un commento. Per noi è il modo migliore per capire se questi approfondimenti vi sono utili e, soprattutto, per conoscere il vostro punto di vista sul tema. Per farlo clicca qui 👇🏼
https://lnkd.in/p/eksydHSc
2 547
Euro e Borse europee: cosa sta cambiando
▪️L’euro finora ha retto, ma il dato nasconde molta volatilità. Dall’inizio della guerra EUR/USD è sceso solo di circa 0,6%, da 1,169 a 1,162, ma nel mezzo è successo di tutto: nella prima fase l’euro era crollato fino a circa 1,145, poi aveva recuperato fino a 1,18 con la tregua e con l’aumento delle aspettative sui tassi BCE. Ora la pressione è tornata. Il motivo è abbastanza semplice: l’Europa importa quasi tutta l’energia che consuma e la paga in dollari. Più salgono petrolio e gas, più dollari dobbiamo comprare per pagare le importazioni e maggiore è la pressione sull’euro.
▪️Qui nasce un piccolo paradosso per la BCE. Normalmente tassi più alti dovrebbero rafforzare una valuta. Ma se giovedì Lagarde farà capire che il rialzo al 2,50% sarà l’ultimo, il mercato potrebbe iniziare a togliere dai prezzi i rialzi successivi e l’euro potrebbe addirittura indebolirsi. In pratica, per EUR/USD non conta soltanto ciò che farà la BCE giovedì, ma soprattutto quanto ancora potrà alzare i tassi rispetto alla Fed. Finché l’Europa continuerà a pagare petrolio vicino a $100 e gas intorno a €75/MWh, resterà comunque un vento contrario importante per la nostra valuta.
▪️Le Borse europee, invece, hanno resistito molto meglio di quanto ci si sarebbe aspettati. Dall’inizio della crisi lo STOXX 600 e il DAX sono ancora leggermente positivi, mentre il CAC 40 è in calo di circa il 3,5%. Il motivo è che l’impatto non è uguale per tutti: energia, difesa e banche stanno beneficiando del nuovo scenario, mentre industria ad alto consumo energetico, auto, real estate e consumi discrezionali sono molto più sotto pressione. Il rischio adesso è che al caro energia si aggiungano altri rialzi dei tassi: se Lagarde lasciasse aperta la porta a dicembre, i rendimenti obbligazionari potrebbero salire ancora e diventare un ulteriore problema soprattutto per i settori più sensibili ai tassi. Il mercato europeo ha dimostrato grande resistenza finora, ma energia cara + tassi alti + crescita debole resta una combinazione difficile da sostenere a lungo.
2 547
🔥 Gas europeo: perché sta correndo molto più del petrolio
Il gas europeo è salito di circa +160% da inizio anno, contro il +63% del Brent. Oggi il TTF viaggia vicino a €75/MWh, sui massimi da oltre tre anni. Il motivo non è solo la guerra tra Iran e Stati Uniti: il mercato del gas europeo parte da una situazione molto più fragile rispetto a quello del petrolio.
• Hormuz pesa molto di più sul gas. Il petrolio può essere in parte dirottato su altre rotte. Per il GNL del Qatar è molto più complicato: i terminali sono dentro il Golfo Persico e non esiste una vera alternativa rapida ed economica.
• Le scorte europee sono troppo basse. Come dicevamo anche ieri, i depositi sono pieni solo al 67%, contro una media stagionale del 83%. Per arrivare anche solo al 75%, l'Europa deve comprare ancora oltre 100 TWh di gas nelle prossime settimane. Quindi siamo costretti a comprare anche con prezzi già molto alti.
• La Norvegia non può salvarci aumentando molto la produzione. Sta già producendo quasi al massimo e in questi giorni ci sono anche manutenzioni e problemi ad alcuni impianti.
• In più dobbiamo competere con l'Asia. Europa e Asia stanno cercando gli stessi carichi di GNL. Se aumenta la domanda asiatica, per portarli in Europa dobbiamo semplicemente offrire un prezzo più alto.
La domanda inevitabile è: stiamo tornando al 2022?
Probabilmente no. Nel 2022 l'Europa dipendeva dalla Russia per circa il 40% del proprio gas, con infrastrutture difficili da sostituire. Oggi il Qatar pesa molto meno, circa il 5-7% dell'offerta europea, e il GNL può essere comprato anche da Stati Uniti, Australia e altri produttori. Il problema è quindi serio, ma strutturalmente diverso dal 2022.
Il rischio più concreto non è quindi vedere nuovamente il TTF a €339/MWh, ma affrontare un inverno con energia molto cara, crescita più debole e inflazione più alta. Una combinazione particolarmente scomoda anche per la BCE, che potrebbe essere costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva mentre l'economia rallenta.
📺 In questo momento, ne sta parlando Carlo De Luca in diretta su Sky TG24 con Mariangela Pira.
2 547
🇪🇺 GAS EUROPEO: IL RISCHIO 2022 TORNA SUL RADAR
L’Europa arriva all’inverno con pochissimo margine di sicurezza. Le scorte di gas sono appena al 65%, contro una media degli ultimi cinque anni dell’82% e soprattutto contro il target UE del 90%. È la situazione più vulnerabile dal 2011.
Il problema è legato alle tensioni nello Stretto di Hormuz hanno praticamente azzerato il GNL del Qatar, con esportazioni indicate in calo di circa il 96%. Quindi l’Europa entra nella stagione fredda con scorte basse e contemporaneamente con un problema potenziale sul lato dell’offerta.
Il punto critico è intorno al 30% delle scorte: sotto questa soglia cala anche la capacità fisica di estrarre rapidamente gas dagli stoccaggi. In caso di inverno rigido, il mercato potrebbe quindi passare da un problema di “gas caro” a uno di vera scarsità, con il TTF che nello scenario estremo potrebbe arrivare a 100-150 €/MWh.
Problema macro: gas più caro → inflazione europea più alta → crescita più debole → pressione sull’euro, mentre la BCE si ritroverebbe nuovamente divisa tra combattere l’inflazione e sostenere l’economia. È esattamente il tipo di shock che nel 2022 contribuì a portare l’inflazione Eurozona sopra il 10% e EUR/USD dalla zona 1,13 fino sotto la parità.
Non significa che stia tornando automaticamente il 2022. Se Hormuz riapre e l’inverno è mite, molta della pressione scompare. Il rischio per i mercati è piuttosto che, con un buffer così ridotto, basti aumentare la probabilità dello scenario negativo per iniziare a vedere effetti su euro, azionario europeo e volatilità.
2 547
🚢 Hormuz e il rally dei tanker
Su The Signal, la giornalista Rita Annunziata ha raccolto anche il nostro punto di vista sul forte rally del settore marittimo legato alle tensioni nello Stretto di Hormuz.
I tanker hanno guadagnato circa il 120% da inizio anno, spinti dall’esplosione dei noli e dall’allungamento delle rotte. Ma dopo una corsa del genere la domanda diventa inevitabile: quanto può durare e quanto di questo scenario è già nei prezzi?
👉 Nell’articolo proviamo a capire cosa potrebbe mantenere il settore forte e, soprattutto, quali sono i rischi da monitorare nei prossimi mesi.
https://www.thesignalmedia.com/effetto-crisi-di-hormuz-sul-settore-marittimo/
2 547
Buongiorno e buon inizio settimana a tutti.
La nuova settimana parte con un temi piuttosto delicati: escalation geopolitica, petrolio sotto osservazione e una Federal Reserve che, dopo i dati sul lavoro di venerdì, si ritrova nuovamente davanti alla possibilità concreta di alzare i tassi. Oggi Wall Street resterà chiusa per il Labor Day: la vera reazione degli asset USA arriverà quindi da martedì.
WEEKEND MARKET BRIEFING
• USA–IRAN: NUOVA ESCALATION NELLO STRETTO DI HORMUZ
Nel weekend il confronto militare si è ulteriormente intensificato, con attacchi contro petroliere e nuove minacce iraniane alla navigazione nell’area.
• PAYROLL MOLTO FORTI: TORNA LO SPETTRO DI UN RIALZO FED
Ad agosto gli USA hanno creato 162 mila posti di lavoro, quasi tre volte le attese, con disoccupazione stabile al 4,1%. Il mercato ha reagito aumentando le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre, mentre il Treasury a 2 anni è salito fino in area 4,37%.
Il mercato del lavoro non sta dando alla Fed un motivo per essere più morbida. Adesso tutto passa dall’inflazione.
• TRUMP AUMENTA LA PRESSIONE SULLA FED
Trump ha chiesto nuovamente tassi molto più bassi e ha minacciato nuove misure commerciali contro i Paesi con cui gli USA hanno un deficit. Il problema è evidente: mentre il mercato torna a prezzare una Fed più restrittiva, la Casa Bianca spinge nella direzione opposta. In parallelo restano sul tavolo nuovi dazi sui semiconduttori.
• RIBILANCIAMENTO S&P
Bloom Energy, Illumina ed Everpure entreranno nell’S&P 500 dal 21 settembre, sostituendo Molson Coors, Trade Desk e Builders FirstSource. Questi cambiamenti generano flussi tecnici importanti da parte dei fondi passivi. Da monitorare soprattutto Bloom Energy, già forte nell’after-hours di venerdì.
• RUSSIA–UCRAINA: DIPLOMAZIA, MA LA GUERRA CONTINUA
Witkoff e Kushner hanno intensificato i colloqui tra Mosca e Kyiv. Ci sono segnali diplomatici, ma contemporaneamente continuano gli attacchi alle infrastrutture energetiche, compreso quello alla raffineria russa di Ryazan.
Qualsiasi passo concreto verso un cessate il fuoco sarebbe positivo per Europa ed euro, ma per ora restiamo ancora lontani da una svolta definitiva.
COSA GUARDIAMO QUESTA SETTIMANA
La settimana sarà più corta negli USA, ma tutt’altro che tranquilla.
• Martedì: fiducia delle piccole imprese NFIB.
• Mercoledì: asta Treasury a 10 anni da 39 miliardi di dollari. Con i rendimenti già molto alti, la domanda sarà un test importante.
• Giovedì: richieste di disoccupazione e soprattutto PPI. Bloomberg Economics stima +0,4% m/m headline e +0,3% core. In giornata anche asta Treasury a 30 anni da 22 miliardi.
• Venerdì: il dato più importante della settimana, il CPI di agosto. Bloomberg Economics vede +0,4% m/m sul dato generale e +0,2% core, con il core annuale atteso al 2,4%.
Il punto centrale è molto semplice: dopo i payroll forti, per evitare un rialzo Fed serve un’inflazione sufficientemente tranquilla. Se invece anche il CPI dovesse sorprendere al rialzo, il mercato potrebbe aumentare ancora le probabilità di una stretta a settembre.
Per questo i tre indicatori che terremo maggiormente sul radar sono petrolio, Treasury a 2 anni e dollaro. Sono quelli che, più velocemente degli altri, ci diranno se il mercato sta prezzando più rischio geopolitico, più inflazione e più Fed.
Buon investimento a tutti!
2 547
FED Il rialzo a settembre rimane sul tavolo ma i giochi verranno decisi solo a seguito del dato di settimana prossima sull' inflazione. Intanto, la spesa necessaria per ripagare il debito ha già ampiamente superato sia quella per la salute che quella della difesa.
Di qui la mossa disperata di Trump affinchè Warsh abbassi i tassi.
Sentiamo Alessio Garzone intervistato poco fa da Annalisa Lospinuso su Class CNBC
https://www.linkedin.com/posts/gamma-capital-markets-succursale-italiana_fed-inflazione-debito-activity-7501669568273207296-Y6Vu?utm_medium=ios_app&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM&utm_source=social_share_send&utm_campaign=copy_link
2 547
🚨 BREAKING NEWS — TRUMP CHIEDE ALLA FED DI TAGLIARE I TASSI
Donald Trump torna a mettere pressione sulla Federal Reserve subito dopo il job report di agosto, che ha mostrato +162.000 nuovi occupati, quasi il triplo delle attese di +55.000.
• Trump sostiene che, proprio perché l’economia americana è forte, gli Stati Uniti dovrebbero avere “i tassi più bassi al mondo” e chiede alla Fed di iniziare a tagliare.
• Il Presidente alza anche i toni sul commercio: “Lower the rate or I’ll stop trading with countries with which we have a deficit”, minacciando quindi di interrompere gli scambi con i Paesi verso cui gli USA registrano un deficit commerciale.
• Trump conclude dicendo che la Fed “deve diventare intelligente” e che gli attuali tassi elevati mettono gli Stati Uniti in una posizione competitiva sfavorevole.
Ci aspettavamo un suo commento? Sì.
Ha senso? No.
2 547
🚨 BREAKING NEWS — PAYROLLS USA MOLTO PIÙ FORTI DELLE ATTESE
Il mercato del lavoro americano sorprende nettamente al rialzo ad agosto: i Nonfarm Payrolls aumentano di 162 mila unità, contro appena +55 mila attese. Anche il settore privato è forte, con +127 mila posti contro +50 mila previsti, mentre la disoccupazione resta stabile al 4,1%.
Altro elemento positivo: le revisioni dei due mesi precedenti aggiungono complessivamente 55 mila posti di lavoro. I salari crescono dello 0,3% m/m e del 3,1% a/a, sostanzialmente in linea con le attese.
La reazione del mercato è immediata: rendimenti Treasury in rialzo, dollaro più forte e oro in discesa. Il 2 anni sale di circa 6 pb al 4,40%, mentre il 10 anni si porta verso il 4,79%.
Un mercato del lavoro molto più solido del previsto riduce l'urgenza di allentare la politica monetaria e aumenta lo spazio per mantenere un'impostazione restrittiva più a lungo. Adesso sarà ancora più importante il prossimo dato sull'inflazione.
2 547
🚨 BREAKING NEWS | VOLKSWAGEN VOLA DOPO IL MAXI PIANO DI RISTRUTTURAZIONE
Volkswagen sale di oltre il +5%, dopo aver guadagnato fino al +9,7% intraday, il balzo più forte dal 2023.
Il consiglio di sorveglianza ha approvato un’ampia ristrutturazione che prevede il taglio di altri 50.000 posti di lavoro, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i costi e rendere il gruppo più competitivo.
Il mercato premia soprattutto il fatto che il piano abbia ottenuto un forte consenso interno. Deutsche Bank parla di una “svolta fondamentale” e di un risultato molto migliore delle attese, mentre RBC sottolinea l’importanza dell’accordo con i sindacati.
La questione centrale adesso è l’esecuzione: VW dovrà trasformare i tagli annunciati in un miglioramento concreto di margini e cash flow, mentre aumenta la pressione dei produttori cinesi sul mercato europeo.
Sale anche Porsche Automobil Holding, fino al +6,4%.
2 547
🇺🇸 JOBS DAY: OGGI IL MERCATO DEL LAVORO SI GIOCA LA FED
Come di consueto, la mattina dei Payrolls pubblichiamo la nostra anteprima sul mercato del lavoro americano.
Quello di oggi è uno dei dati più importanti delle ultime settimane: arriva a meno di due settimane dalla riunione Fed di settembre e può cambiare ancora una volta le aspettative sui tassi. Ieri Waller ha lasciato intendere che, se i dati continueranno a raffreddarsi, mantenere i tassi fermi resta un’opzione concreta. Oggi il mercato del lavoro dovrà dire se quella prudenza è giustificata.
1️⃣ COSA SI ASPETTA IL MERCATO
▪️ Payrolls: +55 mila, dopo i -23 mila di luglio
▪️ Disoccupazione: 4,1%
▪️ Salari orari: +0,3% m/m
Sono numeri già deboli rispetto ai ritmi della primavera e confermerebbero un mercato del lavoro in rallentamento.
2️⃣ BLOOMBERG ECONOMICS È PIÙ PESSIMISTA
Bloomberg Economics vede appena +12 mila nuovi posti ad agosto e ritiene che i rischi siano orientati verso un dato ancora più basso.
I suoi modelli restituiscono un intervallo tra -32 mila e +52 mila: quindi un secondo mese consecutivo negativo è possibile.
Se la stima di +12 mila fosse corretta, la media degli ultimi tre mesi scenderebbe ad appena +3 mila posti al mese, contro circa +142 mila in primavera.
Il settore privato dovrebbe creare circa +50 mila posti, mentre il pubblico potrebbe perderne -38 mila. Tra i pochi motori positivi restano istruzione e sanità.
3️⃣ ATTENZIONE ALLA DISOCCUPAZIONE
Bloomberg vede il tasso salire dal 4,10% al 4,26%.
Il motivo è importante: negli ultimi due mesi la partecipazione alla forza lavoro è scesa molto. Se parte di quelle persone tornasse a cercare un impiego, rientrerebbe nella forza lavoro. Se però i posti non crescono abbastanza, la disoccupazione sale.
Quindi oggi non guarderemo soltanto i Payrolls: un 4,2%-4,3% potrebbe pesare molto.
4️⃣ LA “MALEDIZIONE DI AGOSTO”
Agosto storicamente tende a deludere.
Dal 1999 circa il 70% delle prime letture dei Payrolls di agosto ha sorpreso al ribasso, con una sorpresa media negativa di circa 30 mila posti.
Anche Goldman segnala che in 11 degli ultimi 16 anni il dato iniziale di agosto è arrivato sotto le attese. Curiosamente, proprio agosto tende poi spesso a essere rivisto al rialzo.
5️⃣ LE REVISIONI
Negli ultimi mesi il problema non è stato solo il numero pubblicato il venerdì mattina, ma ciò che abbiamo scoperto dopo.
I dati sul lavoro sono stati continuamente rivisti, spesso al ribasso. Questo rende la prima lettura sempre meno sufficiente per capire davvero la direzione del mercato del lavoro.
Per questo oggi conteranno moltissimo anche le revisioni dei mesi precedenti.
Un +60 mila accompagnato da revisioni negative importanti sarebbe molto meno positivo di quanto sembri. Il punto è semplice: oggi non basta leggere “Payrolls +X”. Bisogna guardare tutto il pacchetto.
6️⃣ COSA SIGNIFICA PER FED E MERCATI
▪️ Dato molto forte → mercato del lavoro ancora resistente → più spazio per la Fed per restare restrittiva → rendimenti più alti e pressione sull’azionario.
▪️ Dato moderatamente debole → probabilmente lo scenario migliore: economia che rallenta senza crollare e meno necessità di rialzare i tassi.
▪️ Dato molto negativo + disoccupazione in forte aumento → attenzione: non sarebbe più soltanto una buona notizia per i tassi, ma potrebbe riaprire il timore di un vero deterioramento economico.
Fino a poche settimane fa il mercato guardava quasi solo all’inflazione. Ora il lavoro sta tornando centrale.
Waller ieri ha aperto la porta a una pausa a settembre. Un brutto dato oggi potrebbe spalancarla. Un dato forte, invece, rimetterebbe subito sul tavolo il rischio di un’altra stretta.
About Markets
2 547
🇯🇵 Godzilla si sta svegliando.
Per trent’anni il capitale giapponese ha cercato rendimento fuori dal Giappone. Ora, con i JGB tornati vicino al 3% e una BOJ sempre più aggressiva, quella storia potrebbe iniziare a cambiare.
E se il Giappone cominciasse semplicemente a comprare meno Treasury?
Nel nuovo post spieghiamo perché questa potrebbe essere una delle storie macro più importanti dei prossimi mesi.
👉🏼 Come sempre, like, commenti e condivisioni sono molto apprezzati: ci aiutano a far circolare analisi indipendenti, confrontarci con punti di vista diversi e continuare a portare contenuti di questo tipo.
https://lnkd.in/p/e349AbDz
2 547
🚨 BREAKING NEWS | NASDAQ +1%
Il Nasdaq 100 sale di circa l’1% , tornando sopra area 29.400 punti. A spingere il listino tecnologico è soprattutto una combinazione di rendimenti in calo e nuove notizie positive dal settore tech.
Il primo fattore arriva dalla Fed. Christopher Waller ha lasciato intendere che potrebbe essere favorevole a mantenere i tassi invariati se i prossimi dati sull’inflazione confermeranno un ulteriore raffreddamento. Il mercato ha quindi ridotto le aspettative per un rialzo già a settembre e i rendimenti dei Treasury a breve sono scesi, dando immediatamente ossigeno ai titoli growth.
Poi c’è tutto il blocco tecnologico. Nvidia guadagna circa l’1,7% dopo la conferma dell’acquisizione di Hugging Face per quasi 13 miliardi di dollari, mentre Meta sovraperforma dopo il lancio del suo nuovo modello di intelligenza artificiale. Snowflake, invece, vola di oltre il 20% dopo risultati e guidance superiori alle attese.
Il sentiment resta positivo anche sui semiconduttori, dove la stagione degli utili continua a mostrare numeri molto forti: tra le società hardware e chip dell’S&P 500 si contano 39 sorprese positive sugli utili contro una sola delusione.
A completare il quadro c’è anche il ritorno del risk-on sulle criptovalute. Bitcoin è risalito sopra gli 80.000 dollari e sta trascinando al rialzo titoli come Robinhood, Coinbase e Strategy.
2 547
🚨 BREAKING | WALLER FRENA I FALCHI: TREASURY SU, ORO +2,4%
Il governatore Fed Christopher Waller apre alla possibilità di lasciare i tassi invariati a settembre se i dati sull’inflazione di agosto confermeranno i recenti progressi. Se invece l’inflazione dovesse sorprendere al rialzo, resta disponibile a sostenere un aumento dei tassi.
La reazione del mercato è immediata: Treasury in forte rialzo e rendimenti in calo, soprattutto sulla parte breve della curva. Bloomberg segnala anche un rialzo dei future sull’S&P 500.
🇺🇸 2Y: 4,30% (-6,6 pb)
🇺🇸 10Y: 4,73% (-4,8 pb)
🇺🇸 30Y: 5,22% (-3,9 pb)
🥇 Oro +2,4% a 4.493$
2 547
🚨 BREAKING NEWS | BRENT SOPRA 97 DOLLARI
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra nel suo sesto mese e, secondo Bloomberg, la situazione appare sempre più bloccata: gli attacchi reciproci stanno aumentando, ma al momento non si intravede né una soluzione militare né una vera ripresa dei negoziati.
Negli ultimi giorni l’Iran ha colpito navi mercantili nello Stretto di Hormuz, spingendo gli Stati Uniti ad attaccare postazioni delle Guardie Rivoluzionarie utilizzate per colpire il traffico navale. Teheran ha poi risposto con missili e droni contro basi americane in Giordania, Kuwait e Bahrein.
Un membro della Commissione Difesa della Camera USA ha sintetizzato così la situazione: “Sul piano militare siamo chiaramente in una fase di stallo.”
Il problema resta soprattutto Hormuz. Prima della guerra, dallo stretto transitava circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto e l’Iran continua a dimostrare di poter minacciare questa arteria fondamentale.
Intanto l’energia torna a salire. Il Brent, dopo un rialzo di oltre il 6% questa settimana, ha superato oggi i 97 dollari al barile, mentre il diesel negli Stati Uniti è ai massimi degli ultimi quattro anni. Il rialzo dei costi energetici sta inoltre contribuendo alla pressione sui mercati obbligazionari e alla risalita delle aspettative di inflazione.
Secondo Bloomberg Economics, entrambe le parti stanno progressivamente alzando la posta e aggiungendo nuove condizioni per tornare al tavolo dei negoziati. Lo scenario più probabile, almeno per ora, resta quindi quello di uno stallo prolungato, intervallato da nuove fiammate di violenza.
Il punto è che nessuna delle due parti sembra avere una strategia chiara per chiudere il conflitto: Washington non può accettare che Teheran continui a minacciare Hormuz, mentre per l’Iran riuscire semplicemente a resistere alla pressione americana rappresenta già una forma di vittoria.
2 547
🇯🇵 YEN: L'impennata lascia gli operatori di mercato nel dubbio su un possibile intervento.
• Lo yen si è rafforzato molto velocemente. Mercoledì ha guadagnato fino all’1,2% contro il dollaro e giovedì ha continuato a salire, portando USD/JPY intorno a 158.
• Perché il mercato si è spaventato? Perché nelle ultime settimane le autorità giapponesi hanno fatto capire chiaramente che non vogliono uno yen troppo debole, soprattutto se il movimento verso 160-164 diventa rapido e disordinato.
• Il dubbio è stato: “È intervenuto di nuovo il governo?” Quando lo yen ha iniziato a salire improvvisamente durante la sessione americana, alcuni trader hanno pensato che Tokyo potesse aver fatto un “rate check”: in pratica le autorità telefonano alle banche chiedendo a che prezzo stanno scambiando USD/JPY. Non è ancora un intervento, ma spesso è l’avvertimento prima dell’intervento vero e proprio.
• Per ora, però, non sembra esserci stato un intervento. Il movimento è stato troppo piccolo rispetto agli episodi precedenti. A luglio, quando Giappone e Stati Uniti avevano comprato yen, la valuta aveva recuperato circa il 5%. Questa volta il movimento è stato molto più contenuto.
• Il vero motore è probabilmente la Bank of Japan. Un membro della BOJ, Hajime Takata, ha detto che un rialzo di 25 punti base potrebbe non essere sufficiente e che sono possibili anche due rialzi consecutivi. Il mercato sconta già ampiamente un rialzo di 25 bp a settembre; un +50 bp resta invece poco probabile.
• Perché alzare i tassi fa salire lo yen? Finora il problema del Giappone è stato semplice: i tassi giapponesi erano molto più bassi di quelli americani. Quindi conveniva prendere a prestito yen e comprare asset in dollari. Se la BOJ alza i tassi, questo vantaggio diminuisce → diventa meno conveniente essere short yen → gli investitori ricomprano yen → lo yen sale.
• Ed è qui che entra il livello 160. Non è una barriera ufficiale, ma il mercato lo considera ormai una sorta di zona rossa. Più USD/JPY si avvicina a 160, maggiore diventa il rischio che Tokyo intervenga direttamente. Chi è short yen quindi tende a diventare molto più prudente.
• Inoltre, il Giappone ha già dimostrato di essere disposto a spendere moltissimo. A luglio avrebbe impiegato circa 96 miliardi di dollari per sostenere la valuta. Per questo oggi basta anche solo il sospetto di un nuovo intervento per provocare rapidamente la chiusura di posizioni speculative.
• Anche Washington sta spingendo nella stessa direzione. Scott Bessent ha fatto capire di aspettarsi che la BOJ faccia “la cosa giusta” sui tassi. Gli Stati Uniti temono che uno yen eccessivamente debole possa destabilizzare i mercati globali e, attraverso i flussi obbligazionari giapponesi, mettere pressione anche sui rendimenti Treasury.
2 547
🚨 BREAKING NEWS | SNOWFLAKE +22%, BROADCOM -5%
Due trimestrali tech, due reazioni completamente opposte.
🟢 SNOWFLAKE +22%
Numeri molto forti, ma soprattutto guidance nettamente sopra le attese.
• Ricavi Q2: $1,55 mld, +35% a/a vs $1,49 mld attesi
• Product Revenue: $1,49 mld, +37% vs $1,42 mld attesi
• EPS adj.: $0,62 vs $0,45 attesi
• Retention rate: 126%
La vera sorpresa arriva però dalle prospettive: Snowflake prevede nel Q3 Product Revenue tra $1,588-1,593 mld, contro appena $1,51 mld attesi.
Alzata anche la guidance FY2027 a $6,07 mld, dai precedenti $5,84 mld, con margine operativo atteso al 14,5%.
Molto forte anche l’adozione dei nuovi prodotti AI: CoCo supera 9.100 clienti, con oltre 2.000 aggiunti nel solo trimestre.
➡️ Il mercato sta leggendo questi numeri come una conferma che la crescita di Snowflake sta accelerando e che l’AI sta iniziando a tradursi concretamente in maggiore utilizzo della piattaforma.
🔴 BROADCOM -5%
Qui i risultati sono buoni, ma le aspettative erano evidentemente ancora più elevate.
• EPS adj.: $3,32 vs $3,23 attesi
• Ricavi: $29,59 mld vs $29,45 mld attesi
• Operating income: $20,1 mld vs $19,7 mld attesi
Un piccolo punto debole arriva dall’Infrastructure Software: $8,75 mld, sotto gli $8,88 mld attesi.
Broadcom prevede comunque ricavi Q4 di circa $34,8 miliardi, +93% a/a, mantenendo un enorme margine operativo del 66%.
➡️ Quindi non è una trimestrale negativa. Il problema è soprattutto il livello delle aspettative già incorporato nel prezzo: con un titolo fortemente rivalutato, battere leggermente le stime non basta più.
2 547
Il Presidente Trump ha appena pubblicato questo:
“Ora che lo abbiamo sotto il controllo degli Stati Uniti, dovremmo cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in TRUMP STRAIT???”
Non c’è davvero limite al peggio.
🤡
2 547
🚨 BREAKING NEWS | MIGLIORA IL SENTIMENT, OCCHI SULLO YEN
- Il sentiment a Wall Street sta migliorando grazie al ritracciamento del petrolio e a una lieve discesa dei rendimenti obbligazionari, due elementi che nelle ultime sedute avevano messo pressione soprattutto sulle azioni.
- Anche sul fronte geopolitico, nonostante la ripresa degli attacchi in Iran, per il momento non sembra emergere una volontà statunitense di spingere verso una nuova escalation.
- Intanto lo yen si è rafforzato bruscamente, arrivando a guadagnare fino all’1,2% contro il dollaro. Il movimento ha alimentato il sospetto di un nuovo intervento delle autorità giapponesi, anche se al momento non ci sono conferme.
- Il punto importante è come si sta muovendo lo yen. Dopo gli interventi molto aggressivi delle scorse settimane, l’obiettivo sembra essere quello di sostenerlo evitando movimenti troppo violenti.
- Una rivalutazione troppo rapida dello yen potrebbe infatti provocare la chiusura forzata dei carry trade, cioè posizioni finanziate in yen e investite su altri asset, compresi i Treasury americani. Un unwind disordinato potrebbe quindi tradursi in vendite di Treasury e nuovo rialzo dei rendimenti USA.
Petrolio e rendimenti stanno concedendo un po’ di tregua alle borse, mentre sullo yen il mercato resta in massima allerta. Tokyo deve rafforzare la valuta, ma senza farlo troppo velocemente.
2 547
🚨 BREAKING NEWS | CHEVRON PUNTA FORTE SUL VENEZUELA
Chevron investirà 7 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per espandere significativamente la produzione petrolifera in Venezuela.
La società si è aggiudicata lo sviluppo di due grandi giacimenti nella cintura dell’Orinoco e punta a portare la produzione venezuelana a circa 600.000 barili al giorno entro il 2031, più del doppio rispetto ai livelli attuali.
Il dato interessante è che Chevron stima costi di produzione inferiori a 20 dollari al barile: con il Brent vicino agli 87 dollari, il potenziale margine economico resta molto elevato.
L’aumento previsto, circa 300.000 barili al giorno, equivarrebbe da solo a quasi il 30% dell’attuale produzione complessiva del Venezuela.
È soprattutto un segnale importante: dopo anni di sanzioni e investimenti limitati, una delle major petrolifere mondiali torna a impegnare capitale significativo nel Paese. Se seguiranno altri operatori, nel medio termine il Venezuela potrebbe tornare ad avere un peso molto maggiore sull’offerta globale di petrolio.
