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Elisa Renaldin | Vita Fuori Copione 🎭

Elisa Renaldin | Vita Fuori Copione 🎭

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Appunti random su libertà, relazioni, presenza e creatività. Aiuto umani stanchi del solito copione, a riprendersi il ruolo di protagonisti.

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A quanti mi propongono una "analisi di realtà", pongo un interrogativo: ma quale realtà??? Se abbracciamo il paradigma secondo cui noi stessi creiamo o attiriamo la nostra realtà, allora anche quest'ultima deve essere messa in discussione. La cosiddetta realtà è il risultato delle nostre credenze, dei nostri dogmi, delle nostre programmazioni, in sostanza dei #recintipercettivi in cui siamo inseriti. E allora cosa ci mostra questa "realtà"? Solo e unicamente lo spettacolo che abbiamo messo in scena attraverso il copione inconscio che abbiamo scritto noi. Non esiste la "realtà" come comunemente concepito. Perciò quello che vediamo fuori non è un parametro oggettivo per comprendere come vanno le cose, ma solo un dato a noi utile per capire ciò che non abbiamo visto, compreso e percepito. Guardare la "realtà" e pensare che sia vera e oggettiva, è una visione a dir poco MIOPE. È come alzare le mani, rinunciare alla propria fetta di responsabilità e dire: "la realtà mi sta mostrando questo e quindi io non posso farci nulla e non dipende da me". Eh no. La "realtà" mi sta mostrando ME. Capito questo, verrà anche compreso cosa accade e perché. E questo significherà rendersi attivi nel processo, e modificare il nostro atteggiamento, cambiando drasticamente la rotta sulla base del fatto che quella "realtà" è un nostro artefatto. Lo so, lo so... tutto ciò è molto destabilizzante. Ma non siete qui per essere assecondati. Siete qui per uscire dai #recintipercettivi. E questo richiede Coraggio. Per virare e cambiare direzione occorre Coraggio. Ce l'avete? 😎 https://t.me/Transformational_Experience

Ci rinuncio. Sto gettando la spugna riguardo a qualcosa che non ho più la determinazione di perseguire? No. Sto sottraendomi a delle responsabilità? No. Sto scappando di fronte a delle sfide? No. Niente di tutto questo. Sto lasciando andare totalmente il pensiero di trovare attinenze e affinità con chi non è un mio simile. Sto mollando l'idea che se per me una cosa è ovvia ed evidente, lo sia anche per gli altri. Sto abbandonando la speranza che, se io vedo una linea tracciata sul percorso della coerenza, questa venga vista e percorsa anche da altri. Questo intensifica il senso di Solitudine su questo pianeta. Non nel senso di sentirsi soli, ma isolati. Diversi. Sì, lo so, lo so.... tantissime persone si riconosceranno in queste parole, interpretandole così: io sono unico e gli altri non mi capiscono. Io sono sensibile e gli altri sono brutti e cattivi. Ma io non alludo a questo. Io non parlo di tratti umani, ma spirituali. Io non parlo di personalità, ma di coscienza. Lo so, è un discorso che può sembrare pretenzioso e arrogante, ma è molto lontano dall'essere ciò. È piuttosto una modesta presa di coscienza sulla realtà circostante, sulle dinamiche relazionali, sugli aspetti della psiche e dell'emotività. È perfino un'assunzione di responsabilità che, mettendo in evidenza nettissime differenze, mi ricorda - forse - cosa sono qui a fare. E ciò che sono qui a fare è molto, molto distante dai comuni obiettivi umani e terrestri. È una consapevolezza della Diversità che alcuni di Noi portano, e di tutto ciò che questo comporta. È un dover accettare di essere ospite in terra straniera, trovando conforto soltanto nella pienezza dell'Essere, il che allontana e discosta da certe zone di comfort tanto comuni. È durissima uscire da certi #recintipercettivi, ma solo chi ne ha attraversati alcuni specifici, sa di cosa sto parlando, e sa come cambia la visione e la percezione di ciò che gravita attorno. Certo, non tutti debbono fare gli stessi passaggi. Non tutti debbono percorrere gli stessi tragitti e non tutti comprenderanno. Ma è proprio l'atto di accettare tutto questo, che porta poi a dire: "ci rinuncio". Non per una presunta superiorità, ma per una manifesta diversità. Tutti sono alla ricerca dei propri simili, e tutti soffrono per non averli ancora trovati. E ognuno hai i "suoi" simili, perciò la sensazione è condivisa... sebbene a livelli di comprensione molto, molto diversi. https://t.me/Transformational_Experience

Parliamo un po' di ENERGIE MASCHILI E FEMMINILI Qualche giorno fa, mentre facevo una meditazione, mi è arrivata chiarissima la percezione di come il principio maschile e femminile lavorano insieme nella creazione della realtà. Sarà banale, sicuramente è solo un dettaglio percettivo, ma mi si è proprio chiarito un tassello che mi sembra interessante. Avendo consapevolizzato che ciò che accade va sempre accolto, ricevuto, e mai rifiutato ma eventualmente trasmutato, ho visto come questo riguardi il principio femminile. Dopo questo accoglimento, che mette in armonia e in relazione anziché in contrapposizione, si può attivare il principio maschile che manda un intento/intenzione precisa e ben direzionata. Un eccesso di energia femminile porta a subire la realtà e a sentirsi succubi e impotenti. Un eccesso di energia maschile porta a una continua lotta e azione di potere difensivo/aggressivo, con energie disordinate, reattive e dirette male. L'utilizzo contemporaneo delle due energie, invece, permette di avere chiarezza e centratura, e in questa interpretazione del principio di creazione, è evidente quanto sia potente e importante il femminile. Quel moto di accettazione, accoglimento e ricezione richiede una forza, una centratura, una fermezza, una stabilità e una fiducia infiniti. Solo dopo questo atto di "resa" che in realtà è assunzione di Responsabilità, si può attivare l'energia maschile, ordinata precisa, a fuoco e ben indirizzata. Per arrivare a questa "semplice" presa di coscienza, sono passata prima dalla metafora del mare: in questo pianeta c'è tutto, dai cavallucci marini agli squali, ed è perfettamente inutile giudicare ciò che si trova in queste acque. È così e basta. Abbiamo scelto di essere qui per acquisire maestria nel governare il nostro vascello, in tutte le condizioni atmosferiche (spiegherò meglio questa metafora nei prossimi post). Quando arriva la tempesta è bene essere consapevoli che è una delle tante opzioni meteorologiche, in cui si è finiti anche per propria volontà o distrazione, va accettato il prima possibile, cercando di lavorare a favore e non contro, levando da dentro di sé il prima possibile le reattività, per poi rimettersi in pace e in pista, ergo: prima agisce il principio femminile, e poi quello maschile. Per me questo ha rappresentato un cambio radicale, essendo abituata a fare il contrario. Ma ho visto che collaborare con la realtà, anziché lottarci contro, è molto più semplice, leggero e veloce. https://t.me/Transformational_Experience

I genitori, molto spesso, non sono in grado di esprimere o manifestare amore. Io non so dirvi perché, ma purtroppo è così. Allora si fa l'errore di credersi non meritevoli d'amore, perché se non sento amore da parte di mamma o di papà, allora chi potrà mai amarmi? Questa associazione/deduzione è terribile, e lascia dei segni indelebili per il resto della vita. Il fatto è che associamo una mancanza d'amore genitoriale con la mancanza di valore personale. Non sono amato = non valgo/non merito. E da questa credenza che si radica nell'inconscio, ci si flagella per l'eternità. Allora, proviamo a osservare da un'altra prospettiva. Scendiamo in platea e osserviamo la recita. Cosa vediamo? Un uomo o una donna, i genitori, che a loro volta non hanno vissuto l'amore come avrebbero voluto. Vediamo due persone che fanno fatica a esprimere e a manifestare amore per delle LORO ferite, non per colpa nostra, o perché noi non meritiamo amore. Questo distinguo è di fondamentale importanza. Se al posto nostro ci fosse stato un altro figlio o un'altra figlia, sarebbe stato uguale, perché quell'incapacità di esprimere amore c'era a prescindere. Nessun bambino si merita delle lacune in tal senso e...no, non c'è nessuna "prova evolutiva" e nessuna cazzo di "lezione" da imparare. Che poi, noi, riusciamo a farne qualcosa di buono, è un altro discorso, e merito nostro. Parlo di questo perché a volte vedo le difficoltà relazionali tra genitori e figli, e avendole vissute anch'io, ho dovuto svoltare drasticamente e scegliere di dare un'altra interpretazione ai fatti. Noi tutti siamo stati amati, anche se non ci è stato detto o dimostrato. Non è accaduto perché quel padre e quella madre non erano in grado di farlo, e questo non leva un grammo al nostro Valore. Esistono anche tecniche che permettono di riscrivere il passato, sapete perché? Perché il passato è un #recintopercettivo e ciò che resta nella nostra memoria è labile, parziale, incompleto e frutto di interpretazioni. Nessuno nega niente, qui. Si sta solo dicendo: vuoi restare intrappolato in una storia, o vuoi leggere un altro copione? Vuoi continuare a replicare quel dannato spettacolo, o vuoi vederne un altro? Sulla base di questo, da bravi registi della nostra vita, saremo in grado perfino di riscrivere la storia, e - soprattutto - ci sentiremo in tutt'altra maniera, ogni volta che la penseremo. 💗✨ Noi, davvero, sottovalutiamo troppo il potere del Pensiero. https://t.me/Transformational_Experience

Perché è più facile esprimere contrarietà e disappunto, invece di apprezzamento e gratitudine? È semplice. Quando vediamo o quando succede qualcosa che non ci piace, il commento parte da solo. È letteralmente un automatismo. Non riusciamo a frenare la lingua, abbiamo l'esigenza di esprimere il fastidio. (Non negate, perché se menziono i ciclisti, sono sicura che a metà di voi parte l'embolo. Oppure quelli che in autostrada vi stanno attaccati al culo..... ci ho preso, eh? Di rifa o di rafa, qualcosa salta fuori). E voi direte: esprimo contrarietà perché vedo gesti palesemente sbagliati o fastidiosi e lamentarmi è in mio diritto. Sì, peccato che lo stesso diritto non lo esercitate per lodare il bello (e non mi riferisco a un individuo di sesso maschile con fattezze gradevoli). E voi insisterete: eh ma succedono più cose negative che positive. No, voi vedete più cose negative che positive, proprio perché - in virtù della lamentela automatica - avete impostato un rapporto di un certo tipo con la realtà, dando maggior attenzione a ciò che vi dà fastidio. Ora vi svelo un segreto: più notate cose sgradevoli e più ne noterete. Soprattutto, più esprimete contrarietà, e più rinforzate il verificarsi di tali episodi. Perché? Non lo so ma funziona così, anche per un banalissimo principio di attenzione focalizzata (ma non si tratta solo di questo). L'altro aspetto è proprio l'espressione verbale che vi scappa fuori dai denti senza controllo. Ecco, io ci farei caso. È come buttare via energia a secchiate (alcuni parlano di preservare il magnetismo, e hanno ragione). Per non generare una massa di frustrati che reprimono ogni impulso, mi permetto di suggerire questo: potete bilanciare con la tendenza opposta, vale a dire notare cose belle e commentare positivamente a voce alta, proprio come quando tirate giù i santi e le madonne in auto quando vi tagliano la strada. Il "porcozio" viene istintivo e viscerale, mentre il "wow che bello" un po' meno (salvo eccezioni, lo so che tra chi mi legge qualcuno già lo fa). Però ci vuole uno sforzo cosciente e consapevole, perché alla lamentela sono tutti abituati ed è socialmente accettata e perfino incoraggiata, mentre "lodare il bello" (non il figo di cui sopra) è meno frequente e desta perfino perplessità. Ma voi fregatevene, sforzatevi di vedere cose belle e piacevoli, cercatele, e quando le vedete, lodatele. Questo è anche un grandissimo esercizio di attenzione, presenza e consapevolezza, e vi impone di fare una scelta, anziché assecondare un impulso automatico. È tanta roba, eh. 😎 https://t.me/Transformational_Experience

La realtà esterna è uno specchio perfetto dei nostri mondi interiori. La nostra parte interiore, conscia e inconscia, è il dietro le quinte, in penombra. Il palcoscenico è la realtà esteriorizzata, dove noi e i nostri personaggi - che rispondono al nostro copione - manifestano la messa in scena. Per questa ragione è importante "scendere in platea" e osservare in maniera più distaccata cosa sta avvenendo. Finché stiamo sul palco, continuiamo a replicare la recita, in maniera automatica, proprio come un attore col copione a memoria. Il regista, invece, deve osservare dall'esterno, e apportare le necessarie modifiche. Avendo assunto il ruolo sia di attrice che di regista, so bene di cosa sto parlando, sia teatralmente che metaforicamente parlando 😉 Quando si affronta il mondo del teatro con questa ampiezza di visone, si ricevono davvero tante, tante informazioni su noi stessi. È un mondo dentro a un altro mondo, che ci permette una visione altra. Buona esplorazione a tutti 🎭 https://t.me/Transformational_Experience

GLI ALTRI NON MI ACCETTANO Sentirsi separati da se stessi è una piaga mondiale. Veniamo cresciuti sentendoci dire che non andiamo bene come siamo, forzando noi stessi ad adeguarci a ciò che gli altri si aspettano da noi. C'è una parte autentica che viene negata, e una fasulla che viene accettata. Per non soffrire, ci adeguiamo e diamo spazio a quella che (in teoria) viene accettata. Per forza, inizia una separazione da noi stessi. Ma il punto non è che il Sé Autentico è sbagliato, ma che - essendo vero e potente! - mina le sicurezze di chi, intorno a noi, vuole sentirsi al sicuro. E allora, la società, ci infila immediatamente dentro a dei #recintipercettivi individuali, per tenerci buoni e non scuotere le certezze di chi non vuole mettersi in discussione. Questa è, basilarmente, la dinamica. Poi che succede? Che accettiamo quella forzatura e andiamo avanti con fatica, continuando a sottostare a questa dittatura interiore... per non perdere l'amore e l'approvazione di chi abbiamo intorno. Ci mettiamo una bella maschera e assecondiamo gli altri, pur di avere il loro amore o la loro attenzione. Poi uno viene a un mio corso di teatro e gli dico che levarsi quella maschera lo aiuterebbe a ritrovarsi, e che verrà accettato se si mostrerà per ciò che è. E insorgono obiezioni del tipo: gli altri non mi accettano se mi mostro per ciò che sono. Ah sì? E cosa stai mostrando, di te, esattamente? Il vero volto? Sul serio? No, mio caro. Stai mostrando ancora un'altra maschera. È capitato anche a me, sapete, di mostrare degli aspetti che ritenevo "autentici", ma che non lo erano affatto. Distinguiamo "vero" da "autentico", se no non ci capiamo. Vero può essere uno sfogo emotivo, un moto di rabbia, un crollo di nervi. Tutto vero. Ma non autentico, nel senso che anche quella roba non siete voi. Sono ferite che emergono. E le ferite sono altre maschere. Non so se vi è chiaro.... ma vi sto dando una chiave di lettura per capire per quale dannata ragione, quando secondo voi state mostrando una parte autentica, la gente vi rifiuta un'altra volta. Perché quelli non siete ancora voi!! E allora come si fa? Si tiene tutto dentro? Certo che no. Si trova un contesto, un ambiente protetto in cui levare le maschere una alla volta, rilasciando gli accumuli emotivi di una vita... finché il vero Sé non emerge, dai bassifondi. La mia idea di #teatrotrasformativo è proprio questa. Io lo so bene che ai miei corsi ci sono tante maschere, ma siccome io vedo al di là di quegli strati, per me la bellezza e la meraviglia del mio lavoro è quando iniziano a cadere, e vedo prima le corazze difensive, poi le fragilità, poi la parte innocente, e poi da ultimo il vero sé. Richiede tempo, fare questi passaggi, e lavori extra, per questo faccio anche sedute individuali con le tecniche di Trasformazione Percettiva: per integrare il lavoro di gruppo e quello individuale e accelerare il processo. Abbiamo tutti dei gran detriti depositati sul nostro Sé Autentico, e il dono più grande che possiamo farci è rimuoverli anziché far finta che quella roba sia nostra. L'ho dovuto fare io per prima, e questo è l'aiuto che posso offrire, né più né meno di ciò che ho appreso ed esperito io (e sto ancora levando roba........). Un abbraccio a tutti quelli che sono sul Percorso. 💗 https://t.me/Transformational_Experience

Uno dei #recintipercettivi più condizionanti è probabilmente il senso di separazione. Rientra tra i recinti planetari, perché ingloba davvero tutto il pianeta. È normale sentirsi separati, ma è anche un grosso limite. Ci sentiamo separati: - da un possibile reame spirituale - dalla realtà - dagli altri - da noi stessi e sono tanti, gli ambiti in cui questo ricade. Quando iniziamo ad assottigliare quel muro di separazione, iniziamo a comprendere che tutto, sempre, risponde alla nostra energia, e di conseguenza fatti e persone si modellano sulla base di questo. Riprendo il teatro come metafora per dare un primo spunto: gli attori, sul palco, devono sentirsi immersi in una realtà, una dimensione spazio temporale e un luogo inesistenti. Devono renderli reali nella loro immaginazione, compreso il personaggio che devono incarnare. Devono sentirsi immersi in quella realtà, non possono sentirsene separati, perché altrimenti il pubblico percepirà questa non adesione ad ambienti e situazioni. Devono, in sostanza, costruirsi interiormente una realtà, immergervisi, farla loro e rappresentarla. Nella vita di ognuno non cambia proprio un cactus, ve lo dico. Più avvertiamo separazione, e meno coglieremo il nesso tra pensieri, emozioni e accadimenti. Invece dovremmo metterci nella condizione di dialogare con la realtà, di percepire le sue risposte alle nostre emanazioni, ma è charo che prima è necessario avvicinarsi a questa struttura olografica, percependola modellabile, viva, reattiva, che muta con noi e grazie a noi, almeno per quanto concerne il nostro metro quadro di realtà. Proverò a fare altri esempi per comprendere meglio come e quando ci si sente separati oppure uniti a tutto ciò che ci circonda e a noi medesimi. Stay tuned 😎

La vita può essere molto più interessante di quanto non sembri a una prima occhiata. Ogni cosa che accade, e ogni interazione che abbiamo, può assumere un significato totalmente differente, in base allo schema interpretativo che utilizziamo. Le informazioni che l'esistenza ci manda, attraverso situazioni, persone, eventi, discorsi, interazioni e impressioni, è mastodontica. Letteralmente siamo inondati di informazioni e puntualmente le ignoriamo, perché stiamo dando retta al maledetto criceto che gira sempiternamente nella ruota che abbiamo in testa. Ma abbiamo detto che ciò che vediamo è una messa in scena. E la storia che vogliamo rappresentare, va riconfermata di continuo, qualsiasi cosa accada. Quando un regista inizia le prove di una messa in scena, ha una sua idea registica, che mantiene per tutto il tempo delle prove, magari migliorandola, ma non perde il filo del discorso, non perde la visione. Altrimenti, dopo mesi, si andrebbe a un nulla di fatto, con continui cambi di idee e di stile. Nella vita non è tanto diverso. Se scegliamo di realizzare qualcosa, dobbiamo tenere la visione sempre chiara, e riconfermare di continuo la nostra scelta, indipendentemente da ciò che si muove fuori. Se vediamo qualcosa che non torna, fuori, stiamo osservando le vecchie scenografie, sappiatelo. Quelle vanno proprio ignorate, e si rimette l'attenzione ogni volta sul progetto che abbiamo in testa. Nel frattempo può succedere che incontriamo qualcuno che ci dice qualcosa che non ci piace o che ci disturba o ci ferisce. Ecco, ricordiamoci che il copione gliel'abbiamo dato noi, e se sul copione c'è scritto "tu non vali un cazzo", quella battuta qualcuno la dovrà dire. È scritta lì. Quindi il regista, e sceneggiatore, non è che si incazza con gli attori perché hanno letto battute del copione che non gli piacciono. Grazie a quelle parole rese manifeste, si accorge che il copione va rivisto e corretto. E lo fa. Si accorge che ha scritto minchiate, e le toglie dal copione. Poi ricominciano le prove, e si verifica se tutto fila, o se c'è qualcos'altro da cambiare. Come lo si capisce? Osservando e ascoltando. Prestando attenzione, e apportando le modifiche che servono. Qua potrei scriverci un trattato filosofico, ma per oggi mi fermo qui. Volevo solo darvi uno spunto e uno stimolo a restare svegli, in questo giovedì di Novembre 😉🎭 https://t.me/Transformational_Experience

Non ho mai considerato il Teatro come mera e semplice esibizione. Il motivo che mi ha spinto a sperimentarlo, tanti anni fa, era l'esigenza di esprimermi. Avevo talmente tanto da esprimere, che sarei potuta esplodere, se non avessi trovato una via espressiva. E visto che altre vie artistiche mi erano state precluse, ho tentato quest'ultima. È stato forte, l'impatto col teatro, e all'inizio nemmeno io sapevo dove mi avrebbe portata, e ci ho messo tempo a comprendere i collegamenti simbolici tra la vita vera e il teatro, nel senso che letteralmente, il teatro è una metafora del senso della vita. Noi non siamo l'identità che crediamo di essere, stiamo solo interpretando un personaggio che ci hanno modellato addosso. Sotto quella maschera c'è molto, molto di più. E poi c'è tutto il dietro le quinte, cioè ciò che accade al di fuori della nostra vista... tutti i meccanismi inconsci, le energie, le vibrazioni,le proiezioni... Poi ci sono gli altri personaggi - che mettiamo in scena noi, udite udite - perché siamo contemporaneamente attori, sceneggiatori e registi dello spettacolo... Siamo perfino scenografi perché, letteralmente, possiamo vedere cose diverse sul palcoscenico della nostra vita, in base a dove si concentra la nostra attenzione... Insomma, è una metafora straordinaria con tanti riferimenti precisi, e io cerco di raccontarla un po' alla volta nei miei percorsi di #teatrotrasformativo. Quindi quando ci sarà la prossima giornata full immertion vedi di venire a sperimentare... perché leggere e fermarsi alla parte intellettuale non serve a una mazza... 😎 Saludos!! 👋 https://t.me/Transformational_Experience

Alcune volte sorgono dei malesseri, delle temporanee perturbazioni emotive sopra le nostre teste, o dentro il nostro corpo. Quello che in genere si fa, è scappare, cercare di non sentire, sedare, distrarsi, occuparsi d'altro, tenersi impegnati, pensare ad altro. Ma il fetente è sempre lì. Lo stato d'animo infido e viscido non se ne va. Più cerchiamo di scappare, e più ci sta addosso. Nel rifiuto di lui, generiamo una forza attrattiva imponente. Ah, informazione gratuita: in ogni evenienza, ciò da cui scappiamo ci insegue, e ciò che inseguiamo ci sfugge, l'avevate notato? 🧐 Con gli stati d'animo non cambia un tubo, e ciò a cui resistiamo persiste. Che fare, dunque? Armarsi di coraggio e affrontare il mostro. Se a volte può servire cercare di placare la tempesta, altre volte è necessario tuffarvici dentro proprio mentre è in corso, e guardare dritto negli occhi il bastardo. Guardarlo e dirgli: Ti vedo. So che sei lì. E adesso che ti ho visto, non fai più quel cacchio che ti pare. Perciò adesso io starò qui a guardarti e ti starò alle calcagna, vediamo un po' cosa fai. In sostanza, così facendo stiamo invertendo la tendenza, e non è più il malessere a governarci, ma siamo noi a riprendere possesso della situazione. All'inizio può sembrare difficile, ma poi si acquisisce sempre più forza e sicurezza, e la nostra interiorità diventa un po' alla volta un territorio inviolabile. Ci vuole costanza, però, e attenzione vigile h24. Basta una distrazione, ed ecco che le orde malefiche tornano.... Sto intenzionalmente usando termini "forti" perché evocare un'epica battaglia e sentirsi eroi difensori aiuta. Si tratta pur sempre si impersonare un personaggio...sempre là, torniamo....!! 😎 Allora, se uno stato d'animo viene a farmi visita, non scappo e lo affronto. Cerco dov'è rintanato, mi giro verso di lui e lo osservo con la massima attenzione. Questo lo fa fermare e retrocedere. E più lo osservo e più lui si fa piccolo, fino a dissolversi. Vi ho spiegato in forma metaforica come funziona una seduta applicando una delle tecniche di Trasformazione Percettiva che utilizzo (anche su me stessa). Se avete qualche mostro brutto e cattivo da buttare fuori a calci dal vostro regno, scrivetemi: info@elisarenaldin.it e lo faremo a fettine. 💪🔥 https://t.me/Transformational_Experience

👆👆👆👆👆 Il famoso audio. Dedicato a chi, con molto piacere, vuole ascoltarlo (in cuffia e, ovviamente, non a velocità raddoppiata...)

Perseverare. Restare stabili nella propria Visione. Non dubitare. Non scoraggiarsi. Avere fiducia in ciò che si desidera e si sente dentro, anche quando tutto intorno sembra smentirci. Detto in altre parole, "credere per vedere". Ma a noi è stato detto il contrario, cioè "vedere per credere", e questo ha confuso parecchio le idee a tutti quanti. Proprio oggi ho letto questa citazione, che riassumo qui: "I segni non precedono, seguono. I segni sono quel desiderio manifestato nel 3D. Potrebbe essere un nuovo lavoro, una nuova macchina, un reddito più alto, il tuo compagno, un matrimonio, un bambino, buona salute ecc. Tutto ciò che desideri è un segno ed essi seguono, non precedono. Cosa seguono esattamente? La tua incarnazione di loro. La tua convinzione che sia così. Molte volte vogliamo vedere i segnali prima di essere convinti interiormente di essere o avere ciò che desideriamo. A volte ti sembra di aver fatto tutto quello che potevi e niente ha funzionato, perché in realtà non stavi lavorando per sentire che è fatta. Stavi cercando di manipolare le cose nel mondo fisico. Cerca prima la coscienza della cosa, e la cosa viene automaticamente aggiunta. Convinciti pienamente di essere l'uomo o la donna che vuoi essere. Cammina in questa convinzione giorno e notte e vedrai come si svolge meravigliosamente sotto i tuoi occhi". - C. Wesson Credere per vedere. Percepire e sentire, per vedere. Non attendere conferme fuori ma generarle dentro. Ignorare il temporaneo stato di cose. Impegnarsi per stare "come se". È un lavoro, questo, che richiede coraggio. E fiducia totale nel proprio sentire. Se non credo in me, non credo nei miei desideri più profondi. E vicevera. Buon venerdì sera riflessivo, e buon plenilunio... https://t.me/Transformational_Experience

Io sto aspettando, qua, eh. Forse non è chiaro che dall'altra parte del canale c'è una donna in carne e ossa che si chiama Elisa, non una segretaria o un risponditore automatico.... Ah: chi ha risposto alla seconda e alla terza opzione....cosa ci sta a fare, qui? 😎 Dai, un'uscita di scena a ridosso della luna piena non la noterà nessuno........ 😁😶‍🌫🫥

Per ogni cosa che ti dà piacere, ringrazia. Per ogni cosa che ti dà un sussulto nell'anima, ringrazia. Per ogni risata, ringr
Per ogni cosa che ti dà piacere, ringrazia. Per ogni cosa che ti dà un sussulto nell'anima, ringrazia. Per ogni risata, ringrazia. Per ogni abbraccio, ringrazia. Per ogni sorriso, ringrazia. Per ogni gesto o parola gentile, ringrazia Per la musica, ringrazia. Per il sole, ringrazia. Per il tuo respiro, ringrazia. Imposta un nuovo rapporto con la realtà, definiscila, nota cosa ti piace, godine come un riccio e ignora tutto il resto. 🌸🌟❤️

È che forse siamo stati abituati a pensare che le persone "migliori", quelle "vincenti", o "di successo" siano quelle che riescono sempre in tutto quello che fanno. Alzano un dito e magicamente, manco fossero Gandalf del Signore degli Anelli, tutto si forma sotto ai loro piedi. Vi do una notizia: non è così, e anche loro si sono fatti, o ancora si fanno, un mazzo così. Ma il mazzo, per come la vedo io, consiste in una duplice azione: sistemare l'interno per poi agire all'esterno. Una cosa senza l'altra ci rende inefficaci, perché possono verificarsi queste due evenienze: 1. lavoro come un pazzo, faccio mille cose, mi do da fare, cerco di realizzare progetti e concretizzare un desiderio... ma gira che ti rigira, faccio sempre fatica e le cose non si avviano, o solo in parte, o solo temporaneamente. 2. mi occupo della mia interiorità, medito, prego, faccio percorsi psicologici o spirituali, studio, uso tecniche e strumenti... ma le cose non succedono, non si avviano, non si manifestano. In entrambi i casi, mi manca un pezzo. Nel primo caso, mi sto concentrando troppo sull'esterno: vado, faccio, disfo, brigo, rifaccio, corro qua e là, senza prestare attenzione a cosa mi succede dentro, specie quando le cose non vanno in porto. Nel secondo caso, mi sto concentrando solamente sul dentro, ma non sto facendo azioni concrete, pensando che l'universo mi recapiti il pacco sorpresa davanti alla porta di casa. In sostanza, non mi assumo dei rischi e non esco dalla zona di comfort. In tutto il marasma di informazioni e letteratura sul tema, abbiamo finito col credere che: A. bisogna agire e basta, costi quel che costi B. l'azione non serve, avviene tutto dentro Questi due assunti hanno entrambi un fondo di verità. Partiamo dalla frase che mi ha ispirata oggi: un leone, prima di portare a compimento la caccia, fallisce 75 volte. 75 volte!! Se fosse un umano, come minimo si arrenderebbe pensando di essere un fallito, o che un volere superiore lo tenga lontano dal suo pranzo in attesa che i tempi divini si sviluppino. Invece il leone cosa fa? 1. non gli viene nemmeno il mezzo dubbio che non sia capace di cacciare una preda. Non importa quanti tentativi dovrà fare, lui ce la farà. Ha una fede incrollabile, su questo (anche perché ha fame) 2. Lo fa. Lo rifà. Insiste. Ci riesce. Il leone agisce nella giusta sequenza: - sa e sente di poterlo fare - si organizza e agisce - non riesce, si butta l'insuccesso alle spalle e ci ritenta - persevera finché non l'ha fatto E inoltre: - non si fa nessuna pippa mentale - non si aspetta che qualcun altro faccia le cose per lui - non si lamenta - non dà la colpa a qualcun altro - non prega gli dei della foresta perché gli servano il pranzo - è consapevole del suo ruolo e di ciò che deve fare Allora, abbiamo giocato un po' con questa metafora, ma nemmeno troppo. La sintesi estrema è questa: - agire senza aver messo in ordine le energie dentro, risulta inefficace o perfino controproducente - occuparsi solo dell'interiorità senza muovere un passo nella materia, idem (e a volte, di passi, ce ne vigliono 10mila, non uno). L'azione, la perseveranza e la volontà ci aiutano a sviluppare quelle qualità che ci rendono centrati, disciplinati ed efficaci. Ci aiutano anche a contrastare certe interferenze psichiche (ma non ne parlo adesso). E il lavoro interiore ci consente di ottenere le stesse cose. Uno senza l'altro non sono abbastanza. Chiediamoci, ogni tanto: quanto equilibrio c'è, in me, tra le azioni interne e quelle esterne? Anche Vadim Zeland ha spiegato molto bene questi concetti: immagine mentale, energie in ordine, centratura, e poi.... azione! Chiudo qua che s'è fatta 'na certa. Ci vediamo al prossimo post. Roaaarrrrr!!!!! e buona giornata! 😎 https://t.me/Transformational_Experience

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Ho sempre pensato che questo canale Telegram sarebbe stato una sorta di diario di bordo, molto intimo e personale, un modo per condividere le mie intuizioni e percezioni a quanti sì fossero sentiti in risonanza con le mie parole. Non ci ero riuscita, finora, per mille ragioni: difficoltà personali, prove davvero durissime, cambiamenti continui, svolte, situazioni contingenti... O forse mi sono solo fatta il problema di condividere cose intime che magari a pochi potevano interessare, non lo so. Io non conosco chi mi legge (almeno non tutti, ecco... gli iscritti al canale li vedo ma non conosco personalmente tutti voi), non so di cosa siete in cerca, non so perché mi seguite, non so se potrò esservi di aiuto. Ma lo scopo di questo canale non è né fare marketing, né vendervi niente (per quanto a volte vi segnalerò ciò che faccio in giro e mi piacerebbe incontrarvi). Gli artisti hanno bisogno del pubblico. I leader hanno bisogno della squadra. Gli scrittori hanno bisogno dei lettori. Gli oratori hanni bisogno della platea. And so on (sto usando spesso questa frase perché mi piace, perdonate l'inglesismo... da una grammar nazi lo potete accettare, dai). Lo scopo di questo post, in un martedì qualunque? Solo dirvi grazie per essere qui, e dirvi che nessuno di voi dovrebbe limitarsi, censurarsi, costringersi, sottovalutarsi, retrocedere, giudicarsi, rinunciare, fermarsi per paura, dubbi o timori. Se già non lo fate più, bravi. Se ancora lo fate, coraggio. Un passo alla volta. Una decisione alla volta. Un momento alla volta. Un respiro alla volta. Anche io ci ho messo tanto, e a volte ancora trentenno. Questa vita è piena di sfide, che a volte ci polverizzano. Ma noi possiamo scegliere di rialzarci. Dobbiamo farlo. La vita è nostra e la sua qualità inizia dai pensieri che facciamo. Perciò: un pensiero alla volta un'emozione alla volta una sensazione alla volta. Prendetevi cura di voi. Lasciate che lo Spirito si prenda cura di voi, e crediate e sentiate che qualcosa di più grande esista e vi accompagni, e che sia voi, e in voi. Ho appena fatto un audio proprio su questo, partendo da una poesia che ho scritto ieri. Volete sentirlo?

Noi siamo dei generatori ambulanti di credenze. Vadim Zeland - ideatore del Reality Transurfing - ha spiegato molto bene come funziona il rapporto tra noi e la realtà. Osserviamo qualcosa, abbiamo una reazione, esprimiamo un'opinione, manifestiamo un'emozione, e in sostanza generiamo una relazione, un rapporto riguardo a quella cosa. Da quel momento, il nostro giudizio/parere/reazione su quella cosa, diventa un nostro modo di filtrare una realtà specifica, creiamo un assunto/credenza, o un filtro, o anche un #recintopercettivo (perché alcuni li creiamo noi, ve l'avevo detto?? 😁) e ogni volta, di fronte a quell'evento, reagiamo così e confermiamo la nostra idea/visione. Se avessimo un'idea potenziante e una visione possibilista, andrebbe anche bene. Il problema è che, il più delle volte, la nostra reazione è di rifiuto o di critica, il che significa compromettere la comprensione del perché siamo stati coinvolti in una certa dinamica. Dando un significato ristretto, spesso negativo, cristallizziamo il nostro rapporto con quella realtà e tendiamo a confermare più e più volte quella versione (della serie: vedi? È esattamente, o va proprio come ho detto io). E ti credo! Sei partito da un assunto, ci hai creduto, lo hai ripetuto e confermato! Lo credo bene che va così! E da qui scaturiscono le varie credenze del tipo: - gli uomini... (bla bla bla) - le persone... (bla bla bla) - le donne... (bla bla bla) - la vita... (bla bla bleah) - dio.... - il mondo... - quando....allora.... and so on (e via discorrendo) Se provassimo a metterci nei panni di qualcun altro (obiettivo del #teatrotrasformativo: ti faccio vedere la realtà attraverso gli occhi di un altro) vedremmo cose diverse. Se vedo cose migliori, vuol dire che a quel qualcuno le cose sono sempre andate bene? No!! Vuol dire che quel qualcuno ha visto altro, percepito altro, inteso altro. E sulla base di questo "altro" ha impostato un altro rapporto con la realtà. Non è un dettaglio, eh. Provo a tirare le fila: sulla base di quello che hai decifrato e preso per buono, hai impostato la rotta della tua vita. È come aver fissato un fotogramma, continuando a rivederlo e a riconfermarlo, ignorando il resto della pellicola. In pratica, mi sono messo da solo in un #recintopercettivo (li chiamo Recinti autoindotti). Se provassimo a sgombrare il campo da ogni interpretazione soggettiva, e provassimo a osservare la realtà in maniera neutra, vedremmo TUTT'ALTRO. Lo so, lo so, ad alcuni non piacerà quello che sto scrivendo da giorni, perché quando ci si sente dire: "ciccio, guarda che l'hai tenuta in piedi te, sta storia"...vien voglia di sparare a vista. Ma ci sono passata anch'io, da lì, sapete. Quando ho rivisto e letteralmente reinterpretato la storia che ho vissuto coi miei genitori, è stato il momento in cui ho scagionato tutti. Basta, fine, non è colpa di nessuno, liberi tutti. Ho dovuto rinunciare, però, alla mia identità ferita che reclamava giustizia (io ho la ferita da ingiustizia, infatti). Ma sapete che liberazione? E torniamo alla domanda dell'ultimo post: vuoi avere ragione o vuoi essere felice? Io, decisamente, la seconda. Detto ciò, auguro una buona reinterpretazione dei fatti a tutti 🎭 https://t.me/Transformational_Experience