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Con il passare dei numeri anche la combinazione Jésus Merino & Michael Atiyeh inizia a funzionare.
Gli artisti - che continuo a ritenere non la scelta più adatta per questo tipo di storia - lavorano bene e presentano pagine e tavole con un peso specifico, che non indugiano nell'appariscente rappresentazione di StormWatch. Meno spandex e più abiti civili, uniformi militari: quando incontriamo tutine, sappiamo che stiamo per incontrare una scena d'azione, che il ritmo sta per alzarsi.
Capisco la scelta di Merino: Tom Raney sarebbe stato l'ideale, ma continuo a dire che con Fornès alle splendide copertine ora non posso fare a meno di immaginare come l'artista spagnolo avrebbe illustrato questa storia.
Waller Vs. Wildstorm prende la muscolarità degli anni '80 e '90 e la decostruisce stendendo su di essa un velo cinico, antinostalgico.
I mercenari, i maniaci della violenza sono qui pedine in un gioco politico che si espande oltre i confini degli Stati Uniti. Uomini e donne sono armi e nella stanza dei bottoni c'è chi prende le decisioni, chi decide dove sta la verità e dove andrà il corso della storia.
Non è la giustizia a motivare l'intervento degli eroi ma l'interesse, la cupidigia, l'ambizione. In questo senso avere l'expertise di Ackerman e l'applicazione al fumetto di Narcissè crea un mix perfetto di tensioni tra realtà e finzione dove ogni elemento collide perfettamente.
Il fumetto è verboso, è prolisso e non è decisamente consigliato a chi cerca una storia dall'approccio più schietto e immediato. Ma è anche ciò che mi aspetto dalla linea Black Label, un fumetto maturo che possa affrontare momenti controversi nella storia DC e non solo.
Ho parlato del #1 un bel po' di tempo fa e l'ho riletto volentieri ieri notte.
Non è una storia che rivolge particolare attenzione allo sviluppo dei personaggi e non fa della complessa caratterizzazione psicologica e morale il suo punto forte. In un mondo grigio dove il giusto e sbagliato sono concetti superati, Ackerman e Narcissè scelgono un approccio giornalistico, freddo e metodico.
Lungo la storia seguiamo gli eventi attraverso gli occhi di Battalion, Lois Lane e Amanda Waller - con la giornalista del Daily Planet al centro di questo scontro per il comando di Checkmate. L'esperienza di Ackerman si fa sentire e all'interno di questa storia troviamo infatti molti temi controversi affrontati intelligentemente e mascherati sotto le tutine in spandex di StormWatch.
Le operazioni segrete degli Stati Uniti, la corsa agli armamenti, il finanziamento di cellule terroristiche nel rovescio di governi in posizioni strategiche, il traffico di droga... tutto presente ma con un volto leggermente diverso.
Waller Vs. WildStorm è un'interessantissima rielaborazione delle origini di Amanda Waller che si prende la libertà di allargare il quadro generale dell'universo spionistico DC e dona nuova profondità alle IP acquisite nel corso degli anni.
Ricordate tutti i tentativi di rendere canoniche le proprietà Wildstorm? Piuttosto che lanciare sedici miniserie dalla dubbia continuity, Ackerman & Narcissè inquadrano tutto in una storia ultradensa e compatta, un thriller ambientato durante la Guerra Fredda che vede Battalion lottare per il controllo di Checkmate - ora coattamente strappato da Adeline King e Amanda Waller.
Corposissima anteprima di Beneath The Trees Where Nobody Sees di Patrick Horvath.
Black Cloak è una lettura decisamente consigliata... ma non per tutti.
Osservate bene lo stile e l'atmosfera, toccate prima con mano la densità della trama e imparate a conoscere i personaggi.
C'è veramente molto da leggere e da esplorare ma per qualcuno potrebbe risultare indigesto.
Il nuovo progetto di Kelly Thompson è sicuramente una con molto carattere ma manca di una certa eleganza nell'esecuzione, incespicando in qualche passaggio e cercando di coinvolgere il lettore senza mai divulgare troppi dettagli - anzi tenendo molto spesso e volentieri tutti all'oscuro degli sviluppi.
Non è facile gestire un mistero e renderlo sempre avvincente lungo 160 pagine di fumetto, destreggiandosi tra questo e il sempre onnipresente worldbuilding. La trama principale pecca dunque di un vero colpo di scena, di una reale indagine che possa tenere sempre alta l'attenzione per la forze in scrittura e non per il contorno, l'ambientazione attorno a essa.
La coppia McClaren/Carey è il vero motivo per cui ricorderete Black Cloak.
L'artista sorprende per il suo tratto supercute e la sua pulizia nella gestione della tavola, nella distinta creatività messa al lavoro per allestire questa bizzarra ambientazione. I colori della Carey arricchiscono le pagine di tonalità pastello perfettamente adatte al tono della storia.
In alcuni punti si nota una certa immaturità, specie nella gestione dei tempi di narrazione, nell'abilità di mostrare l'azione in maniera impattante eppure chiara, fluida; tuttavia il look & feel di Black Cloak è sicuramente unico nel suo genere.
I lettori vivono Kiros attraverso gli occhi della protagonista Phaedra, coinvolta personalmente nel caso ed esempio più lampante di questa grande interconettività che attraversa l'ambientazione - dove non esistono storie a compartimenti stagni.
Phaedra è il centro di questo mondo e sebbene cada un po' troppe volte nel Marysueismo è una protagonista empatica e interessante proprio per questa sua centralità nella storia.
Attorno a lei la Thompson costruisce un cast di amici, nemici, rivali, amanti presenti e perduti che offrono nuove piccole sfaccettature non solo di lei ma del suo passato, un elemento che risulterà fondamentale alla risoluzione del caso.
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