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Almeno hanno giustificato il Dark Flash in una maniera coerente con il climax, glielo concedo.
Stavo perdendo le speranze e avevo paura non lo facessero vedere più.
Non so se apprezzare la sfrontatezza o disdegnare la banalità di inserire le due battute nostalgiche per eccellenza di Keaton solo ed esclusivamente per il trailer e la nostalgia.
Non mi farò venire un kink per gli sputi a causa di questo film, no, mi rifiuto
Reminder che non esistono migliori ipocriti o venduti a Hollywood di Michael Keaton attore protagonista in un film premio Oscar che critica e parodizza la deriva degli attori bloccati in un ruolo per tutta la vita per poi non solo prestarsi alla più grande macchina arraffasoldi degli ultimi trent'anni ma torna anche nello stesso ruolo che prendeva per il culo in suddetto film.
Posso dire che, nonostante tutto, sto apprezzando il modo in cui presentano questo universo di merda? La scena con i coinquilini mi ha genuinamente divertito.
Uno dei problemi principali di questo film è che Era Miller fa le peggiori facce di questa Terra. Se normalmente hai l'istinto di prenderlo a pugni in faccia, quando interpreta il secondo Barry mi scatena gli istinti omicidi.
Mi è piaciuta la sequenza tutta CGI di ritorno nel passato con Dark Flash che sbuca fuori, don't blame me.
Sono passati a malapena i titoli di testa, stanno piovendo bambini dal cielo e io non ho la minima idea di che diavolo di tono abbia questo film.
I'm in for a ride.
Un po' troppo verboso in alcuni passaggi e un po' ridondante in altri ma Steelworks di Michael Dorn, Sami Basri, Max Raynor e Vicente Cifuentes si lascia leggere molto bene.
Ecco, uno degli altri problemi di questa serie l'avrete già notato: solo nei primi tre numeri ci sono tre artisti diversi. Nessuno fa male o rovina l'esperienza ma cascano un po' le braccia!
Dorn, intanto, sembra bazzicare i Superuffici da un po' e l'editor avrà sicuramente aiutato: la voce di John Henry Irons è inquadrata perfettamente (heh) e l'idea di fondo che mette in moto la trama è credibile e convincente. Steel vuole muoversi per un domani migliore, più sostenibile, tecnologico e umano... anche senza supereroi. Concetto interessante che però nei primi numeri fa un po' fatica ad attecchire vista la costante presenza di metaumani.
Non è che WildC.A.T.S. faccia completamente schifo eh, è solo che pure le idee carucce sono sommerse in un mare di confusione.
Speravo vivamente il secondo arco narrativo di WildC.A.T.S. tenesse in piedi le buone aspettative lasciate dal primo ma purtroppo non è così.
Analizziamo a partire dalla superficie: artisticamente è un frullatore di stili che non sempre combaciano e troppo spesso cozzano drasticamente uno con l'altro da una pagina all'altra; la trama si muove su più piani dimensionali e ha un ritmo vorticoso davvero difficile da seguire anche troppo complesso per una storia simile.
Rosenberg sembra avere un'idea generale per l'atmosfera e la voce dei personaggi ma mi sembra qui chiaramente scarico di idee e senza la grinta giusta per dare loro l'esecuzione adatta. Carino il voler lanciare Grifter in un viaggio multiversale ma è tutto molto fine a se stesso; non porta alcuno sviluppo per il personaggio. Nel frattempo il gruppo di protagonisti sulla nostra Terra è impegnato in una confusissima sequenza di eventi in stile scatola cinese dove i colpi di scena sono tanti, troppi e alla fine tutti prevedibili.
