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Chiara Alzati Srl - Public Speaking.

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«Facciamo un corso di Public Speaking, ma mi raccomando: nessun esercizio. Sono executive.» È la richiesta che mi ha fatto un
«Facciamo un corso di Public Speaking, ma mi raccomando: nessun esercizio. Sono executive.» È la richiesta che mi ha fatto un manager quando mi ha chiesto di progettare un percorso per il board aziendale. Gli ho risposto con una domanda: «Insegneresti mai a qualcuno a nuotare facendolo rimanere a bordo piscina?» Il punto non erano gli esercizi. Era ciò che quegli esercizi avrebbero richiesto: esporsi, sbagliare davanti agli altri, ricevere feedback, perdere per un momento il controllo. Esattamente ciò che spesso chiediamo alle persone che guidiamo, ma che quando ricopriamo un ruolo di grande responsabilità può diventare più difficile concedere a noi stessi. Quel corso lo abbiamo fatto. Con esercitazioni, simulazioni e anche errori. Ed è lì che un corso di Public Speaking per executive è diventato anche un allenamento alla leadership. Nel video racconto cosa è successo e perché mostrare di essere in difficoltà, senza sottrarsi alla difficoltà, può essere uno dei comportamenti più potenti di un leader.

Non misurare quanto sei cresciuto da quello che hai conquistato. Misuralo da quello che non ha più potere su di te. Undici an
Non misurare quanto sei cresciuto da quello che hai conquistato. Misuralo da quello che non ha più potere su di te. Undici anni fa ho lasciato un lavoro sicuro per costruire qualcosa di mio. All'inizio ogni "no" mi faceva dubitare di me e ogni opportunità persa mi portava a chiedermi se avessi fatto la scelta giusta. Oggi le delusioni mi fanno ancora male, ma non metto più in discussione il mio valore ogni volta che qualcosa va storto. Negli ultimi anni ho lavorato molto su me stessa, anche grazie a una coach straordinaria. Del resto, come potrei chiedere agli altri di cambiare, se io per prima non fossi disposta a farlo? Oggi tutti possono vedere l'azienda, i libri, i palchi e i brand con cui lavoro. Quello che non si vede è quanto ho dovuto cambiare dentro di me per arrivarci. Le situazioni non sono necessariamente diventate più facili. Sono io che, nel frattempo, sono cambiata. E tu? Cosa oggi riesci ad affrontare diversamente rispetto al passato?

Ti è mai capitato di spiegare qualcosa che conosci benissimo e accorgerti che, dall’altra parte, non era arrivato come pensav
Ti è mai capitato di spiegare qualcosa che conosci benissimo e accorgerti che, dall’altra parte, non era arrivato come pensavi? Succede più spesso di quanto immagini, soprattutto quando un professionista molto esperto si trova a dover formare altre persone. Conoscere molto bene un argomento e saperlo insegnare sono due competenze diverse. È un tema che incontro spesso nei percorsi di Train the Trainer e a cui ho dedicato il mio nuovo articolo pubblicato su Harvard Business Review Italia. C’è una domanda che può cambiare il modo in cui progetti una formazione: non “Che cosa devo spiegare?”, ma “Che cosa dovranno essere in grado di fare le persone quando usciranno da qui?”. Se ti occupi di formazione, sei un trainer interno o ti capita di dover trasferire le tue competenze ad altre persone, nell’articolo trovi alcuni spunti da portare subito in aula. Lo trovi qui 👇

Ci sono conversazioni in cui, a un certo punto, smetti di vedere il ruolo e inizi a vedere la persona. È quello che è success
Ci sono conversazioni in cui, a un certo punto, smetti di vedere il ruolo e inizi a vedere la persona. È quello che è successo durante la prima puntata di Oltre il Ruolo™ con Silvia Cassano, Chief People Officer di Fastweb + Vodafone. Con Silvia abbiamo parlato della sua carriera, ma soprattutto di quello che quella carriera ha significato nella sua vita. Abbiamo parlato della paura di non essere all’altezza, di ambizione e famiglia, ma anche della responsabilità di prendere decisioni che possono avere un impatto sulla vita di centinaia di persone. Mi interessava capire cosa succede alla persona quando il ruolo la mette davanti a scelte difficili. Silvia ha accettato di raccontarmelo con grande apertura. La prima puntata di Oltre il Ruolo™ è online. Sono curiosa di sapere cosa rimarrà a te di questa conversazione.

Cosa c’è dietro un ruolo importante? È da questa curiosità che nasce Oltre il Ruolo™, il mio nuovo video podcast dedicato alla persona dietro la carriera. La prima ospite è Silvia Cassano, Chief People Officer di Fastweb + Vodafone. In questo reel racconta una delle decisioni più difficili della sua carriera: avviare, a soli sei mesi dal suo arrivo in Vodafone, una ristrutturazione che avrebbe coinvolto il 20% della forza lavoro. Non mi interessava conoscere soltanto la decisione, ma capire come l’avesse vissuta la persona chiamata a prenderla. La prima puntata è online. Quale decisione difficile ti ha fatto scoprire qualcosa di te che ancora non sapevi?

Puoi avere il titolo di leader e non esserlo mai davvero agli occhi delle persone. Per dodici anni ho vissuto l’azienda dall’
Puoi avere il titolo di leader e non esserlo mai davvero agli occhi delle persone. Per dodici anni ho vissuto l’azienda dall’interno. Oggi continuo a entrarci ogni settimana, lavorando con manager e team sulla comunicazione. In entrambi i ruoli ho visto quanto la leadership si giochi spesso lontano dai grandi discorsi. Si vede in una risposta data di fretta, nel modo in cui reagisci a un errore, in ciò che fai quando qualcuno ti contraddice. Anche frasi apparentemente innocue come «Dovevi arrivarci» o «Non è così complicato» possono insegnare alle persone che è meglio non fare domande. Ed è qui che inizia il lavoro più difficile: prima di chiedere agli altri di cambiare, un leader deve essere disposto a riconoscere e trasformare gli automatismi che guidano la sua comunicazione. Nel nuovo articolo pubblicato sul mio blog parlo proprio di questo, con esempi concreti di frasi che chiudono il dialogo e di parole che, invece, possono aprirlo. Quale automatismo comunicativo vorresti riuscire a cambiare?

Quanto rimane davvero di un corso di formazione una volta tornati alla scrivania? Le persone partecipano, prendono appunti, f
Quanto rimane davvero di un corso di formazione una volta tornati alla scrivania? Le persone partecipano, prendono appunti, fanno esercizi, magari escono anche entusiaste. Poi tornano alla quotidianità. E dopo qualche settimana l’azienda si accorge che molti dei comportamenti che voleva cambiare sono rimasti esattamente gli stessi. È uno dei rischi più grandi quando si investe in formazione: confondere l’apprendimento con l’applicazione. Per questo, quando progetto un percorso aziendale, mi faccio una domanda molto concreta: cosa deve succedere affinché quello che alleniamo in aula venga utilizzato davvero il giorno dopo? Nel video racconto come lavoro prima, durante e dopo l’aula per aumentare le possibilità che questo accada. Se investi in formazione, qual è il cambiamento che vorresti vedere concretamente nelle persone dopo un corso?

Hai appena finito un discorso di cui eri fiero. Il pubblico ti ha seguito, qualcuno si è emozionato. Poi arrivi all’ultima frase e dici: «Grazie per l’attenzione». Oppure: «Spero di non avervi annoiato». O ancora: «E niente, questo è tutto». Ti è mai successo? Dopo giorni passati a scegliere le parole giuste, negli ultimi secondi vuoi solo liberarti della tensione. Ringrazi, abbassi lo sguardo e passi la parola. Eppure è proprio lì che lasci al pubblico l’ultima sensazione del tuo discorso. Fa rabbia pensarci quando hai messo così tanto impegno in tutto il resto. Nel video ti racconto come preparare una conclusione che resti con le persone anche dopo che hai smesso di parlare. Tu come chiudi di solito i tuoi discorsi?

Le tue slide possono essere bellissime e far perdere completamente l’attenzione. Nel video parlo di 3 errori molto comuni: ❌ Entrare subito nei dettagli senza dare una mappa. ❌ Riempire la slide senza guidare lo sguardo. ❌ Credere che mostrare più contenuti significhi sembrare più competenti. Se il pubblico deve leggere, cercare e interpretare mentre parli, prima o poi smetterà di ascoltarti. Una buona slide non dimostra quante cose sai: rende più semplice capire ciò che dici. E spesso la competenza più importante non è sapere cosa aggiungere, ma cosa togliere. Quale errore vedi più spesso nelle presentazioni?

Cosa succede quando persone di business unit diverse si allenano a comunicare nella stessa aula? Nei corsi per il Gruppo Lact
Cosa succede quando persone di business unit diverse si allenano a comunicare nella stessa aula? Nei corsi per il Gruppo Lactalis vedo spesso commerciali abituati a parlare a braccio e colleghi che preferirebbero non esporsi. Con esercizi e feedback, i primi scoprono il valore di una struttura; gli altri trovano il coraggio di prendere parola. E iniziano ad aiutarsi a vicenda. È lì che la formazione diventa davvero interessante: quando imparare a comunicare meglio aiuta anche a capirsi tra reparti. Ti è mai capitato di scoprire una capacità grazie a un collega molto diverso da te?

Una presentazione di prodotto può essere tecnicamente impeccabile e non generare alcun interesse. Conoscere perfettamente ciò
Una presentazione di prodotto può essere tecnicamente impeccabile e non generare alcun interesse. Conoscere perfettamente ciò che vuoi raccontare non basta: devi riuscire a farne percepire rapidamente il valore a chi hai davanti. È da qui che siamo partiti nel training che ho progettato per Pharmacy Advisor e Pharmacy Trainer di Cantabria Labs Difa Cooper. Un percorso altamente personalizzato, costruito sulle situazioni reali che i partecipanti affrontano sul campo. Poca teoria, tanto allenamento, feedback e sperimentazione. È stato un grande piacere tornare a lavorare con Cantabria Labs Difa Cooper e ritrovare un team con tanta energia e voglia di mettersi in gioco. La comunicazione si impara con l'allenamento. Ed è così che la formazione può trasformarsi in comportamenti concreti sul campo e in un servizio sempre più eccellente in farmacia!

“Ma non era quello che avevo capito io.” Se lavori in un’azienda, probabilmente questa frase l’hai detta almeno una volta. Pe
“Ma non era quello che avevo capito io.” Se lavori in un’azienda, probabilmente questa frase l’hai detta almeno una volta. Per te “urgente” significa entro poche ore, per un collega entro oggi, per un altro entro la settimana. Oppure lavorate allo stesso progetto, ma con priorità completamente diverse. Stessa azienda, interpretazioni diverse. E nessuno ha necessariamente torto. Poi ci sono i silos meno visibili: feedback evitati, collaboratori che non si sentono liberi di contraddire il proprio responsabile, generazioni che si parlano attraverso etichette. E il problema è che tutto questo non rimane dentro l’azienda. Il cliente non vede i tuoi silos. Li subisce. Quando persone competenti non riescono a comprendersi, la comunicazione smette di essere una “soft skill” e diventa un problema di business. Ne parlo nel mio nuovo articolo per Harvard Business Review Italia, “Oltre i silos: la comunicazione come vantaggio competitivo”, che trovi qui 👇

Molti pensano che l’inizio di una presentazione serva semplicemente a rompere il ghiaccio. In realtà, i primi secondi servono
Molti pensano che l’inizio di una presentazione serva semplicemente a rompere il ghiaccio. In realtà, i primi secondi servono a creare connessione con il pubblico e a dargli un motivo per ascoltarti. Nel nuovo video ti mostro 3 errori molto comuni da evitare: partire troppo velocemente, voler spiegare tutto subito e iniziare in modo prevedibile con il classico “Buongiorno, oggi parleremo di…”. Ti spiego anche come utilizzare il silenzio, una domanda o un’affermazione che crea suspense per catturare l’attenzione e comunicare presenza fin dal primo istante. Guarda il video e scopri come rendere più efficace l’inizio della tua prossima presentazione. 👇

Sui social non devi piacere a tutti. Devi farti riconoscere dalle persone giuste. Io e Marianna Porcaro, copywriter e docente
Sui social non devi piacere a tutti. Devi farti riconoscere dalle persone giuste. Io e Marianna Porcaro, copywriter e docente di scrittura, ci siamo riconosciute molto prima di incontrarci. Nel nostro caso è successo su LinkedIn. Ci seguiamo da anni e ogni volta che leggo qualcosa di suo penso la stessa cosa: dentro quello che scrive, c’è lei. Il suo modo di guardare le cose, la sua sensibilità, il suo stile. L’altro giorno ci siamo finalmente incontrate dal vivo, a Milano. Davanti a un matcha latte al cocco abbiamo avuto entrambe la stessa sensazione: non sembrava affatto la prima volta. Ed è uno dei poteri più belli dei social. Se condividi soltanto ciò che sai, le persone conosceranno le tue competenze. Se lasci uscire anche chi sei, permetterai alle persone giuste di riconoscerti. Non attirerai tutti. E va benissimo così. ❤️ Tu, sui social, stai mostrando soltanto quello che sai o anche chi sei?

Non esistono argomenti noiosi. Esistono dati a cui non abbiamo ancora dato un significato. È uno degli errori che vedo più spesso nelle riunioni aziendali: presentiamo numeri, grafici e percentuali e ci aspettiamo che chi ci ascolta capisca da solo perché siano importanti. Ma un dato, da solo, informa. È il significato che gli diamo a renderlo interessante. C’è una grande differenza tra dire: “Le conversioni sono aumentate del 3%.” e dire: “Significa che, ogni 100 clienti, oggi 3 persone in più scelgono noi.” Il numero non è cambiato. È cambiato quello che riesci a vedere dietro quel numero. Anche una presentazione molto tecnica può diventare interessante quando non ti limiti a mostrare il dato, ma aiuti chi ti ascolta a capire cosa significa concretamente e cosa cambia per lui. Nel video ti mostro come farlo e come rendere più coinvolgenti anche numeri, dati e contenuti tecnici durante una riunione aziendale. 💙 Qual è il dato più difficile da rendere interessante nel tuo lavoro?

Puoi imparare tutte le tecniche di Public Speaking del mondo. Ma quando comunichi, porti sempre anche te stesso. Durante la p
Puoi imparare tutte le tecniche di Public Speaking del mondo. Ma quando comunichi, porti sempre anche te stesso. Durante la presentazione del libro Come fosse una bambola di Francesca Fialdini e Massimo Giusti, si è parlato di copioni disfunzionali. E ho pensato a quanti ne portiamo anche nella comunicazione. 🤐 Non intervengo: “La mia voce non ha abbastanza valore.” 🎯 Cerco la perfezione: “Devo essere perfetto per essere accettato.” ⚔️ Voglio avere ragione: “Devo dimostrare il mio valore.” Allenare la comunicazione significa anche imparare a trasformarli: Da perfezione a utilità. Da ragione a comprensione. Da protezione a connessione. Sul palco, in riunione, in una conversazione importante, non portiamo soltanto le nostre parole. Portiamo noi stessi. E tu, quale copione autosabotante riconosci più spesso nella tua comunicazione?

Il miglior esperto della tua azienda potrebbe essere il peggior trainer. Conoscere perfettamente una materia non significa saperla insegnare. Eppure è un errore che vedo spesso nelle aziende: affidare la formazione interna alla persona più competente, dando per scontato che essere bravi nel proprio lavoro significhi automaticamente essere bravi a trasferirlo agli altri. Ma un trainer efficace non entra in aula chiedendosi soltanto: “Che cosa devo spiegare?” Parte da una domanda molto più importante: “Che cosa voglio che le persone facciano diversamente dopo questa formazione?” È qui che la formazione smette di essere un trasferimento di informazioni e diventa cambiamento di comportamenti. Ed è da questo principio che nascono i miei percorsi Train the Trainer, costruiti su tre passaggi: PROGETTARE → COINVOLGERE → TRASFERIRE Non basta sapere. Bisogna saper far imparare. Scopri come funzionano i percorsi Train the Trainer 👇

Se chiudi le riunioni con “Ci sono domande?”, stai facendo la domanda sbagliata. Il silenzio non significa necessariamente che sia tutto chiaro. E soprattutto non significa che le persone siano davvero allineate. Ogni decisione o cambiamento attiva due livelli: razionale ed emotivo. Se vuoi guidare davvero le persone, devi ascoltare entrambi. Per questo, nei miei percorsi lavoro su 4 passaggi per chiudere una riunione in modo più efficace: 👉 Verifica la chiarezza operativa: quali sono i prossimi passi? 👉 Apri lo spazio emotivo: come vi fa sentire questa decisione? 👉 Normalizza dubbi e resistenze: rendi legittimo esprimere punti di vista diversi. 👉 Riporta il gruppo all’azione: qual è il primo passo che facciamo insieme? Guidare non significa solo spiegare cosa fare. Significa creare le condizioni affinché le persone riescano davvero a farlo. E tu, con quale domanda chiudi le tue riunioni?

Se chiudi le tue riunioni con “Ci sono domande?”, potresti non scoprire mai cosa pensa davvero il tuo team. Il silenzio non s
Se chiudi le tue riunioni con “Ci sono domande?”, potresti non scoprire mai cosa pensa davvero il tuo team. Il silenzio non significa che sia tutto chiaro. E soprattutto non significa che le persone siano davvero allineate. Come leader, non fermarti quindi al piano cognitivo. Apri anche uno spazio emotivo. Nel video ti mostro 4 passaggi per chiudere una riunione in modo efficace: ✅ Verificare ciò che le persone hanno compreso ✅ Esplorare come si sentono ✅ Normalizzare dubbi e resistenze ✅ Riportare il team verso una direzione condivisa. Quattro passaggi per trasformare la chiusura di un meeting in un momento di ascolto, confronto e allineamento. Nel video ti spiego come applicarli concretamente. E tu, come chiudi le tue riunioni?

Cosa può insegnarti il Campione del Mondo di Public Speaking se il tuo palco è una sala riunioni? Qualche giorno fa ero a Vancouver per assistere alla finale dei Campionati Mondiali di Public Speaking. Mentre ascoltavo lo speech vincitore di Dirceu da Silva, non mi interessava soltanto capire quanto fosse bravo. Mi chiedevo: cosa sta facendo per riuscire a tenere migliaia di persone con sé? Come cattura l’attenzione? Come crea curiosità? Come utilizza storytelling e humor? E soprattutto: cosa possiamo trasferire nella comunicazione in azienda? Sono sempre più convinta di una cosa: la comunicazione è una. Cambiano il palco, il pubblico e l’obiettivo, ma molti dei principi che funzionano davanti a migliaia di persone funzionano anche quando presenti una strategia, conduci una riunione o parli davanti al tuo team. Ho analizzato lo speech vincitore e ne ho ricavato 10 lezioni di Public Speaking applicabili alla comunicazione professionale. 👇 Nell’articolo sul mio blog trovi la mia analisi completa.