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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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ABOUT MARKETS | Morning Brief – 10 agosto
USA
Wall Street arriva da una seduta positiva: S&P 500 +0,62%, Nasdaq 100 +1,19%, Russell 2000 +1,10%. Il catalizzatore principale sono stati i payroll di venerdì: -23k posti di lavoro a luglio e revisione dei due mesi precedenti di -103k. Il mercato ha ridotto le probabilità di nuovi rialzi Fed.
Il dato sul lavoro resta però misto: la disoccupazione è scesa al 4,1%, anche se accompagnata da una minore partecipazione. Per ora il mercato continua quindi a leggere il rallentamento come una fase di minori assunzioni, senza segnali evidenti di licenziamenti diffusi.
I futures USA questa mattina sono poco mossi, mentre il dollaro recupera leggermente parte delle perdite di venerdì e i Treasury consolidano il rally post-NFP.
IRAN / HORMUZ
Resta questo il principale rischio macro della giornata. Trump ha dichiarato che con l’Iran sono in corso soltanto negoziati parziali, descrivendo la situazione come una “partita a scacchi”, ma continua a sostenere che alla fine verrà trovata una soluzione.
Le posizioni rimangono però molto distanti. Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano avrebbe presentato sei richieste agli USA, tra cui ritiro delle forze americane, fine della guerra per procura, compensazioni economiche, alleggerimento delle sanzioni, revoca del blocco e riduzione della retorica militare.
Teheran sostiene di essere vicina a un’intesa con l’Oman su una nuova rotta marittima attraverso Hormuz, ma ha chiarito che un accordo non comporterebbe automaticamente la riapertura dello Stretto.
Il petrolio apre quindi nuovamente al rialzo. A complicare il quadro, gli Houthi hanno rivendicato un attacco contro l’impianto saudita di Jazan, dove un incendio è stato successivamente spento.
In sostanza, il mercato continua a prezzare una possibile soluzione diplomatica, ma manca ancora un accordo concreto su Hormuz. Questo mantiene un premio geopolitico sul petrolio e limita, almeno in parte, l’effetto positivo del rallentamento americano sui tassi.
EUROPA
Futures europei sostanzialmente piatti, dopo il +0,3% dell’Euro Stoxx 50 di venerdì.
Calendario macro leggero. L’aumento del petrolio torna però sotto osservazione perché potrebbe riaccendere pressioni inflazionistiche: i futures sul Bund sono tornati sotto 125.
ASIA
Seduta prevalentemente positiva: Nikkei, KOSPI, Hang Seng e Shanghai salgono, mentre l’Australia chiude in negativo.
In Cina l’inflazione è risultata più debole delle attese: CPI +0,5% a/a vs +0,8% atteso e PPI +3,5% vs +3,8%. I dati mantengono aperta la possibilità di ulteriore sostegno monetario nella seconda metà dell’anno.
La PBoC ha infatti ribadito che manterrà una politica monetaria moderatamente accomodante e rafforzerà gli interventi anticiclici.
In Giappone, la BoJ continua invece a segnalare rischi inflazionistici verso l’alto, legati soprattutto a petrolio, yen debole e forte domanda collegata all’AI.
DA MONITORARE OGGI
Hormuz e petrolio restano la variabile principale: qualsiasi progresso USA-Iran/Oman potrebbe rapidamente togliere premio geopolitico al crude; nuove richieste o escalation produrrebbero l’effetto opposto.
Sul fronte macro, dopo gli NFP molto deboli di venerdì, il mercato sta tornando a scommettere su una Fed più ferma. Questo continua a sostenere soprattutto equity growth e duration.
Apertura europea attesa tranquilla, con pochi dati macro e attenzione concentrata soprattutto sulla geopolitica.
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BREAKING NEWS — TRUMP CERCA UNA VIA D’USCITA DALLA GUERRA CON L’IRAN
▪️Secondo il WSJ, Trump avrebbe comunicato privatamente ai suoi consiglieri di essere disposto a chiudere il conflitto senza un accordo sul nucleare, purché l’Iran riapra completamente lo Stretto di Hormuz.
▪️Il problema è che Teheran sembra aver capito quanto Hormuz sia diventato importante per Washington e sta alzando il prezzo. Tra le richieste riportate ci sarebbero il ritiro delle forze americane dalla regione, la fine del blocco navale, lo sblocco di asset iraniani e compensazioni economiche.
▪️Questo cambia parecchio la lettura politica della guerra. Trump avrebbe detto ai consiglieri di ritenere improbabile che l’Iran riesca a ricostruire seriamente il proprio programma nucleare durante il resto della sua presidenza. Di conseguenza, Washington potrebbe accettare di rimandare il dossier nucleare pur di ottenere subito la normalizzazione dei flussi attraverso Hormuz.
▪️Dal punto di vista dei mercati, la notizia è potenzialmente risk-on, perché conferma che Trump sta cercando un’exit strategy e sembra disposto ad abbassare l’asticella necessaria per dichiarare concluso il conflitto.
▪️Ma c’è un problema: l’Iran lo sa. E proprio per questo sta cercando di monetizzare al massimo la leva negoziale rappresentata da Hormuz.
🤡
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Pensieri "occupazionali"
▪️Il Jobs Report di luglio è stato nettamente debole. I nonfarm payrolls sono scesi di 23.000 unità, contro attese per +80.000. Inoltre, maggio e giugno sono stati rivisti complessivamente al ribasso di altre 103.000 unità. Il rallentamento delle assunzioni, quindi, non nasce oggi.
▪️Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%, ma il dato è meno forte di quanto sembri. Nell’indagine sulle famiglie, l’occupazione è diminuita di circa 87.000 unità e anche il numero di disoccupati è sceso. Il motivo è che una parte delle persone è uscita dalla forza lavoro. La participation rate è ora ai minimi da febbraio 2021.
▪️Il punto chiave è che siamo in una “hiring recession”, non ancora in una “firing recession”. Le aziende stanno assumendo molto meno, ma non stanno ancora licenziando in massa. Le richieste iniziali di sussidi restano sotto 200.000 per la terza settimana consecutiva. In altre parole: pochi nuovi posti, ma anche pochi licenziamenti.
▪️Il mercato ha reagito positivamente perché il dato riduce il rischio di nuovi rialzi Fed. Il Treasury a 2 anni è sceso di circa 8-12 bps verso il 4,17%, il 10 anni verso il 4,62% e il dollaro ha perso circa lo 0,4%. Prima del report il mercato attribuiva circa il 55% di probabilità a un rialzo a settembre; dopo il dato siamo scesi intorno al 40%.
▪️L’equity ha comprato soprattutto duration. I futures sul Nasdaq 100 sono saliti di circa l’1,2%, contro +0,5% dell’S&P 500 e +0,3% del Dow. Il messaggio è abbastanza chiaro: meno rischio Fed favorisce soprattutto tecnologia e growth, che sono più sensibili al calo dei rendimenti.
▪️Il Dow resta più prudente perché racconta l’altra metà della storia. Per industriali, finanziari e titoli ciclici, un mercato del lavoro debole non è automaticamente positivo. Un costo del capitale più basso aiuta, ma una crescita economica più debole resta un rischio per ricavi e utili.
▪️La lettura, per ora, è ancora “bad news is good news”. Il dato è abbastanza debole da togliere pressione alla Fed, ma non abbastanza debole da segnalare una vera recessione. Questo mantiene aperta una finestra Goldilocks per l’equity.
▪️Il rischio è che questa finestra sia stretta. Se nei prossimi mesi la debolezza passerà dalle assunzioni ai licenziamenti, il mercato smetterà rapidamente di festeggiare dati deboli. Il prossimo CPI e il prossimo Jobs Report saranno decisivi per capire se oggi abbiamo visto il rallentamento ordinato che la Fed voleva oppure l’inizio di qualcosa di più serio.
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USA, mercato del lavoro molto più debole delle attese: Nasdaq scatta al rialzo, rendimenti Treasury in forte calo.
- I Non-Farm Payrolls di luglio scendono di 23.000 unità, contro le +80.000 attese. Il dato è ancora più debole se consideriamo la revisione dei due mesi precedenti, che sottrae complessivamente 103.000 posti di lavoro. Anche il settore privato delude nettamente: +30.000 posti contro +82.000 attesi.
- Il quadro non è però completamente negativo: il tasso di disoccupazione scende al 4,1%, meglio del 4,2% atteso, mentre la partecipazione al mercato del lavoro cala dal 61,5% al 61,4%. Questo aiuta a spiegare perché la disoccupazione non salga nonostante la debolezza delle assunzioni.
- Anche i salari mandano un segnale più morbido: Average Hourly Earnings +0,1% m/m contro +0,3% atteso e +3,2% a/a contro +3,5% atteso. È probabilmente questa la parte del report che piace maggiormente al mercato: meno occupazione e salari meno caldi significano minori pressioni inflazionistiche dal mercato del lavoro.
- La reazione è immediata: Nasdaq scatta al rialzo, mentre il rendimento del Treasury a 2 anni scende di circa il 2%. Il mercato sta leggendo il report soprattutto attraverso la Fed: un mercato del lavoro che perde velocità e una dinamica salariale più debole aumentano lo spazio per una politica monetaria meno restrittiva.
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BREAKING NEWS | Nuove tensioni su Hormuz: l’Iran valuta il divieto di transito per le navi legate a USA e Israele
L’Iran ha avviato l’esame parlamentare di una proposta di legge che vieterebbe il passaggio nello Stretto di Hormuz alle navi collegate agli Stati Uniti, a Israele e ad altri Paesi definiti “ostili”. La bozza prevede anche multe fino al 20% del valore del carico per chi violasse le nuove regole. Al momento non è ancora una legge, ma un progetto in discussione.
Il petrolio è balzato di oltre 3 dollari al barile dopo la diffusione della notizia, riflettendo il timore di un nuovo deterioramento della situazione geopolitica.
La proposta arriva mentre continuano gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e restano in corso i negoziati tra Iran e Oman per una gestione del traffico nello Stretto.
La notizia aumenta il rischio geopolitico, ma non equivale ancora a una chiusura di Hormuz.
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BREAKING NEWS: GOOGLE SI PREPARA A EMETTERE NUOVO DEBITO
Google $GOOGL ha avviato il collocamento di una nuova emissione obbligazionaria investment grade negli Stati Uniti.
Secondo Bloomberg, l’operazione potrebbe essere suddivisa in un massimo di 10 tranche, con scadenze comprese tra 2 e 40 anni.
Per la tranche più lunga, il prezzo iniziale indicherebbe un rendimento di circa 155 punti base sopra i Treasury USA.
Google dispone di ampia liquidità e potrebbe utilizzare il debito per finanziare il crescente piano di investimenti in AI, cloud e data center, senza consumare eccessivamente la cassa disponibile.
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SPACEX: NON ABBASTANZA
SpaceX ha battuto nettamente le attese. I ricavi sono arrivati a $7.81B e l’Adjusted EBITDA a $3.54B. Il problema non è la crescita, ma quanto capitale serve per ottenerla.
L’AI cresce, ma costa ancora moltissimo. Per generare $2.56B di ricavi AI, SpaceX ha investito $15.83B nel trimestre. In pratica, oltre $6 di capex per ogni dollaro di ricavi.
Starlink è il vero motore del gruppo. Connectivity ha prodotto $4.29B di ricavi e $1.66B di utile operativo. Questi profitti, però, stanno finanziando le perdite di AI, Space e degli altri progetti.
Domani arriva un test importante per il titolo. Circa 911.5 milioni di azioni detenute da dipendenti e primi investitori diventeranno vendibili. Non significa che saranno tutte vendute, ma l’offerta potenziale aumenta molto.
Il flottante dovrebbe salire dal 4.9% all’11.8%. Finora poche azioni disponibili hanno aiutato il prezzo. Da domani serviranno molti più compratori per assorbire l’aumento dell’offerta. Il vero test sarà capire quanta domanda resta quando le azioni non sono più così scarse.
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SPACEX: GLI UTILI CONTANO POCO. CONTA STARSHIP
Il titolo SpaceX ha perso quasi tutto il rialzo successivo alla quotazione: collocato a 135 dollari, era arrivato a 201,80 dollari e ora tratta intorno a 114 dollari.
Con la progressiva scadenza dei periodi di lock-up, la pressione degli azionisti che potranno vendere potrebbe continuare.
Il punto, però, è che la prossima trimestrale (questa sera a chiusura dei mercati) difficilmente cambierà la storia.
• SpaceX dovrebbe registrare una perdita operativa di circa 1,6 miliardi di dollari, con investimenti vicini a 18 miliardi.
• Starlink, inserita nella divisione Connectivity, è oggi il vero motore economico: circa 3,9 miliardi di ricavi e 1,4 miliardi di utile operativo stimato.
• La divisione spaziale resta in perdita, mentre xAI rappresenta il principale freno ai risultati, con una perdita operativa stimata superiore a 2,3 miliardi.
Quindi perché il mercato dovrebbe tornare a comprare il titolo?
La risposta non è negli utili trimestrali. È in Starship.
Starship è il razzo gigante completamente riutilizzabile sul quale poggiano quasi tutti i progetti futuri di SpaceX: l’espansione di Starlink, le missioni lunari della NASA, il rifornimento nello spazio e persino l’idea di costruire data center in orbita.
Il concetto è semplice: oggi mandare grandi quantità di materiale nello spazio costa troppo. Se SpaceX riuscirà a recuperare e riutilizzare sia il primo sia il secondo stadio di Starship, il costo per lancio potrebbe diminuire drasticamente. È questo che renderebbe economicamente sostenibili attività che oggi sembrano fantascienza.
Il recente test è stato positivo (quello nell'Oceano Indiano), ma SpaceX deve ancora dimostrare tre cose fondamentali: recuperare la navicella, riutilizzarla rapidamente e aumentare la frequenza dei lanci. Restano inoltre problemi tecnici importanti, come la protezione termica durante il rientro e il rifornimento di carburante nello spazio.
Secondo la nostra view, SpaceX non è ancora un titolo da valutare sulla trimestrale tradizionale. Starlink finanzia il presente, xAI assorbe capitale, ma Starship determinerà il valore futuro dell’intero gruppo.
Fino al primo vero volo commerciale, il mercato continuerà probabilmente a oscillare tra entusiasmo e dubbi. Il catalizzatore decisivo non sarà un miglioramento dell’EPS: sarà vedere Starship trasformarsi da progetto sperimentale a infrastruttura operativa.
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La ripresa degli hyperscaler.
Gli hyperscaler sono tornati al centro del mercato. Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle hanno dimostrato che gli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale stanno iniziando a tradursi in maggiore domanda cloud, crescita dei ricavi e migliori prospettive sugli utili. Il paniere Goldman Sachs dedicato a queste società ha battuto il Nasdaq 100 di quasi 11 punti percentuali in una sola settimana, un record dal 2012.
Microsoft è stata il simbolo di questa rotazione. Il titolo ha guadagnato circa il 22% nella migliore settimana dal 1999, sostenuto dalla più rapida crescita del cloud degli ultimi quattro anni. Il mercato sta quindi premiando soprattutto le aziende che controllano direttamente infrastrutture, piattaforme cloud e clienti finali: non basta più “spendere in AI”, bisogna dimostrare di saper monetizzare quella spesa.
Il denaro si sta spostando dai semiconduttori agli utilizzatori finali dell’AI. Dopo il fortissimo rally dei mesi precedenti, il settore chip è diventato più vulnerabile a valutazioni elevate e timori di eccesso di aspettative: l’indice Philadelphia Semiconductor è sceso di circa il 23% dai massimi di giugno. In pratica, il mercato sta preferendo chi vende servizi AI e cloud rispetto a chi fornisce soltanto l’hardware necessario per costruirli.
È una rotazione che avevamo anticipato e tradotto concretamente nei nostri portafogli già durante il mese di luglio, riducendo l’esposizione ai semiconduttori e privilegiando gli hyperscaler prima della discesa del SOX.
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Luglio è stato un vero test per la gestione attiva. Il Nasdaq 100 ha chiuso il mese a -6,61% in dollari e -7,45% in euro, mentre l’S&P 500 ha perso il -0,13% in dollari e il -1,02% in euro. Anche il MSCI World, positivo in dollari, ha terminato il mese in calo del -0,43% per un investitore europeo.
Sotto la superficie, la rotazione è stata molto netta: energia, finanziari e salute hanno sovraperformato, mentre tecnologia, semiconduttori e titoli growth hanno subito le prese di profitto più pesanti.
In questo contesto, le nostre gestioni hanno chiuso luglio in territorio negativo, ma hanno generalmente contenuto la correzione, mantenendo risultati da inizio anno solidi.
Sulle Tematiche Azionarie:
- Best Brands Long Only ha perso appena il -0,86%, portando la performance da inizio anno al +13,75%. Il portafoglio ha limitato fortemente l’impatto della correzione tecnologica grazie alle revisioni effettuate nei primi giorni del mese.
- Robotics & AI Long Only ha chiuso luglio a -4,10%, mantenendo però una performance da inizio anno del +25,27%. La linea ha risentito maggiormente della debolezza del comparto tecnologico, ma continua a conservare un risultato annuale importante.
- Più debole Alternative Energy Long Only, a -3,65% nel mese, ma ancora positiva da gennaio con un rendimento del +4,67%.
Sulle linee flessibili emerge ancora una volta il ruolo del controllo del rischio.
- Best Brands Flex ha chiuso luglio a -0,95% ed è a +6,68% da inizio anno, con una volatilità YTD del 6,39%.
- Robotics & AI Flex ha perso il -2,27%, circa la metà della versione Long Only, mantenendo una performance del +11,55% da inizio anno e una volatilità dell’8,83%.
- Alternative Energy Flex ha limitato il ribasso al -1,08%, portando il risultato da gennaio al +5,22%.
Anche le GPM Multiasset hanno attraversato il mese con flessioni contenute, conservando tutte rendimenti positivi da inizio anno.
- GPM Multiasset Azionaria: -1,26% nel mese e +7,96% da inizio anno.
- GPM Multiasset Dinamica: -1,62% nel mese e +4,77% da inizio anno.
- GPM Multiasset Equilibrata: -1,37% nel mese e +7,42% da inizio anno, con una volatilità YTD del 4,40%.
Restano positivi anche i PAC Megatrend: la versione Azionaria è a +14,51% da inizio anno, mentre la Dinamica è a +8,49%.
Il punto centrale, secondo noi, è che luglio non è stato un mese in cui evitare qualsiasi perdita, ma un mese in cui fare la differenza nella gestione del rischio.
A inizio mese abbiamo eliminato dalla Best Brands l’esposizione diretta ai semiconduttori, mantenendo nel settore tecnologico soprattutto hyperscaler e società selezionate di software. Allo stesso tempo, abbiamo aumentato il peso di Healthcare, Biotech e Consumer Staples, anticipando una possibile rotazione settoriale.
Il timing si è rivelato corretto: pochi giorni dopo la revisione della strategia, tecnologia e semiconduttori hanno subito una delle correzioni più violente dell’anno.
Anche sulla Robotics & AI siamo intervenuti in più fasi. Abbiamo inizialmente ridotto tecnologia, semiconduttori ed esposizione complessiva; successivamente abbiamo ulteriormente riequilibrato il portafoglio, inserendo maggiore diversificazione attraverso China Tech, Biotech, MedTech e Healthcare. Dopo la correzione, a fine mese abbiamo iniziato ad aumentare nuovamente l’esposizione in maniera selettiva.
Questo è il lavoro della gestione attiva: non prevedere ogni movimento, ma adattare i portafogli quando cambiano valutazioni, posizionamento e rapporto tra rischio e rendimento.
Luglio ci ha ricordato che non basta essere esposti ai trend giusti. Bisogna anche scegliere i settori, i titoli e il momento in cui assumere il rischio.
La seconda parte dell’anno è iniziata con domande più difficili rispetto alla prima. Ed è proprio quando il mercato diventa meno lineare che disciplina, selezione e flessibilità possono fare maggiormente la differenza.
Grazie per la fiducia, come sempre.
Team Gestioni
Gamma Capital Markets
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L’AI sta cambiando anche i bilanci delle Big Tech
Il grafico prova a rispondere a una domanda semplice: dopo aver pagato tutti gli investimenti in chip, server e data center, quanto pesa ancora il debito delle grandi società tecnologiche?
Non guarda quindi solo al classico debito rispetto agli utili, ma sottrae dall’EBITDA anche il CapEx, cioè gli investimenti. In pratica misura quanta “benzina finanziaria” rimane dopo aver finanziato la corsa all’intelligenza artificiale.
Il risultato è interessante:
Alphabet e Nvidia restano nella posizione più comoda: hanno ancora più cassa che debito e possono finanziare gran parte degli investimenti con risorse proprie.
Microsoft sta spendendo moltissimo, ma il bilancio rimane solido e il livello di indebitamento appare ancora pienamente gestibile.
Meta sta iniziando a vedere l’effetto del CapEx: gli investimenti crescono più velocemente della capacità di generare cassa disponibile.
Amazon è più sotto pressione, perché dopo gli investimenti rimane meno margine rispetto al debito accumulato.
Oracle è il caso più delicato: il rapporto supera 37 volte, perché il debito è elevato e gli investimenti nei data center stanno quasi azzerando le risorse residue dopo il CapEx.
Detto in maniera ancora più semplice: tutte stanno spendendo per l’AI, ma non tutte possono permetterselo allo stesso modo.
Alphabet, Nvidia e Microsoft hanno ancora spalle molto larghe. Meta e Amazon devono dimostrare che gli investimenti inizieranno presto a produrre più ricavi e cassa. Oracle, invece, sta giocando una partita molto più aggressiva, con un margine di errore decisamente inferiore.
Attenzione alla lettura grafica: le società utilizzano due scale differenti, quindi non conta soltanto l’altezza delle linee. Il dato realmente importante è il valore finale indicato accanto a ciascun nome.
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ABOUT MARKETS TODAY 🥷
Dentro i mercati, oltre i titoli.
31 luglio 2026
—Chiusura mercati
USA:
S&P 500 +1,66%
Nasdaq 100 +3,36%
Dow Jones +1,19%
Russell 2000 +1,37%
Europa:
EuroStoxx 50 +1,48%
DAX +0,45%
CAC 40 +0,92%
FTSE MIB +1,29%
—Best/Worst settori S&P 500
Top 3
Tecnologia +5,24%
Discrezionali +1,57%
Industriali +1,00%
Bottom 3
Comunicazione -2,52%
Staples -2,24%
Sanità -1,65%
—Takeaway veloci
• Microsoft ha trascinato il recupero del Nasdaq con un rialzo del 15,5%. Azure, Copilot e la monetizzazione dell’AI hanno riaperto il credito verso l’intera filiera tecnologica.
• Il rally è rimasto molto concentrato: l’S&P 500 equal weight ha perso lo 0,2%. L’indice è salito grazie alle megacap, mentre gran parte del mercato ha partecipato poco o nulla.
• Il PCE core mensile allo 0,1% e il PIL al di sotto delle attese hanno ridimensionato le probabilità di un rialzo Fed. Il rendimento biennale è sceso al 4,23%, mentre il trentennale è rimasto sopra il 5,20%.
• Il petrolio ha ceduto terreno sulle trattative per lo Stretto di Hormuz e sulla ripresa parziale dei transiti. Il premio geopolitico resta elevato, però il mercato ha iniziato a prezzare una possibilità concreta di de-escalation.
• Lo yen ha registrato il maggiore rialzo dal 2022 dopo un intervento giapponese accompagnato da un “rate check” delle autorità statunitensi. Un messaggio coordinato contro l’eccessiva debolezza della valuta.
—Macroeconomic Data
• PCE core: +0,1% m/m, attese +0,2%; +3,3% a/a, precedente +3,4%.
• PCE headline: -0,1% m/m, in linea; +3,7% a/a, precedente +4,1%.
• PIL USA Q2: +1,5% annualizzato, attese +2,1%. Consumi +3,2% e investimenti ancora solidi.
• Jobless Claims: 197 mila, attese 200 mila, precedente 187 mila. Continuing Claims a 1,782 milioni.
—Prossimi eventi da monitorare
• Decisione BoJ e conferenza di Ueda.
—Focus del giorno
Il mercato sta dividendo le Big Tech in tre campionati
Microsoft, Amazon e Apple hanno raccontato tre versioni diverse dello stesso mercato.
La prima è quella di Microsoft: spendere molto funziona quando la crescita accelera, i clienti arrivano e la monetizzazione diventa visibile. Il mercato ha premiato Azure e Copilot perché ha visto un collegamento diretto tra capitale investito e ricavi futuri.
Amazon appartiene al secondo campionato. AWS è cresciuta del 37%, il ritmo più rapido dal 2021, e i margini hanno superato le attese. In cambio, il gruppo ha alzato il budget annuale per gli investimenti a 220 miliardi di dollari e ha bruciato 7,6 miliardi di free cash flow negli ultimi dodici mesi.
Il mercato ha accettato il conto. AWS sta crescendo abbastanza velocemente da trasformare il capex in capacità produttiva già richiesta dai clienti. Amazon oggi viene valutata come una società che sta finanziando una scarsità reale: potenza di calcolo, data center, energia e chip.
Apple gioca invece un altro sport. Rimane una Big Tech, però il suo motore dipende ancora dal ciclo dell’iPhone, dai consumatori, dalla Cina e dai Servizi. Il trimestre ha battuto le stime, mentre le due aree considerate più importanti per qualità e multipli hanno deluso: Servizi a 30,7 miliardi e Grande Cina a 18,8 miliardi.
Qui nasce il problema. Apple è stata comprata anche come rifugio dalla corsa al capex dell’AI: maggiore free cash flow, minore intensità di capitale e business più prevedibile. Quando Cina e Servizi rallentano, quella prevedibilità perde valore.
In mezzo c’è il Giappone.
L’intervento sullo yen, sostenuto da un rate check statunitense, mostra che le autorità stanno cercando di impedire alla valuta di diventare una fonte autonoma di instabilità. Uno yen troppo debole aumenta l’inflazione importata, altera i flussi globali e alimenta operazioni speculative finanziate in Giappone.
La lezione della giornata è semplice: il mercato accetta investimenti giganteschi quando vede domanda, crescita e ritorni. Penalizza anche aziende molto solide quando il motore che giustifica il premio di valutazione perde velocità.
La nuova discriminante delle Big Tech è la produttività del capitale.
~ About Markets
2 548
Come avevamo anticipato....
IL GOVERNO GIAPPONESE E LA BANCA DEL GIAPPONE SONO INTERVENUTI SUL MERCATO VALUTARIO: NIKKEI
2 548
Earnings | Apple
Esito: 🔴
Market reaction: -2% after market (per ora, titolo molto volatile)
Q3 2026
Ricavi: $109,42 mld vs $108,85 mld attesi
EPS: $2,02 vs $1,89 attesi
iPhone: $54,25 mld vs $53,60 mld
Mac: $10,35 mld vs $8,62 mld
Servizi: $30,74 mld vs $31,36 mld
Grande Cina: $18,82 mld vs $19,58 mld
Margine lordo: $54,77 mld vs $52,13 mld
La trimestrale è complessivamente solida: ricavi, EPS, iPhone, Mac e margine lordo superano le attese. Il vero punto debole è nei Servizi, sotto consenso, insieme alla Grande Cina, ancora inferiore alle stime nonostante la crescita annua.
Il mercato sembra quindi concentrarsi meno sul beat complessivo e più sulla qualità del mix: Apple vende ancora molto hardware, ma la parte più strategica e ad alta marginalità, cioè i Servizi, non ha convinto pienamente.
Apple continua a dimostrare una forza commerciale impressionante, ma il titolo oggi viene valutato anche come una storia di crescita strutturale legata a Servizi e AI. Per questo un trimestre forte sull’hardware può non bastare. Il -2% iniziale non boccia i numeri: riflette soprattutto aspettative molto elevate e dubbi ancora aperti sulla prossima fase di crescita. La reazione resta comunque molto volatile e la direzione più attendibile emergerà dopo la conference call.
2 548
Earnings | Amazon
Esito: 🟢
Market reaction: +8% after market (titolo ancora molto volatile)
Il mercato sta premiando la qualità del trimestre più della guidance prudente. AWS accelera nettamente sopra le attese, mentre utile operativo e margini superano il consenso con un margine molto ampio.
La previsione sui ricavi del terzo trimestre resta inferiore alle stime, ma per ora gli investitori sembrano interpretarla come prudenza gestionale, non come un vero rallentamento strutturale.
La reazione positiva segnala che il mercato considera AWS e la forte espansione della redditività più importanti del leggero miss sulla guidance. Amazon sta dimostrando di poter trasformare la crescita dell’AI e del cloud in profitti concreti: quando la qualità dell’execution è così elevata, anche una previsione cauta può passare in secondo piano.
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BREAKING: il Senato lascia mano libera a Trump sull’Iran
Il Senato degli Stati Uniti ha bocciato con un voto di 50-49 la risoluzione che avrebbe limitato l’autorità del presidente Donald Trump di ordinare nuovi attacchi contro l’Iran senza una preventiva autorizzazione del Congresso.
Trump mantiene quindi ampia libertà operativa nel conflitto. Il margine di appena un voto mostra però quanto il sostegno politico alla guerra sia diventato fragile anche all’interno del Partito Repubblicano.
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Lo yen vola del 2%: il Giappone è intervenuto di nuovo?
Lo yen ha improvvisamente guadagnato fino al 2% contro il dollaro, portandosi in area 160,11, nel maggiore rialzo intraday dallo scorso aprile.
Il movimento è arrivato dopo che la valuta giapponese aveva toccato i minimi degli ultimi quarant’anni e ha immediatamente riacceso le speculazioni su un nuovo intervento diretto delle autorità di Tokyo.
Non c’è ancora una conferma ufficiale, ma intensità e velocità del rialzo ricordano quanto accaduto tra fine aprile e maggio, quando il Giappone aveva utilizzato circa 11.730 miliardi di yen, pari a oltre 73 miliardi di dollari, per sostenere la propria valuta.
Per finanziare quelle operazioni, il Ministero delle Finanze aveva probabilmente venduto parte delle riserve in titoli esteri, inclusi Treasury americani.
L’attenzione ora si sposta sulla riunione della Bank of Japan, prevista domani. Un eventuale intervento valutario, accompagnato da segnali più restrittivi da parte della banca centrale, potrebbe aumentare ulteriormente la volatilità sullo yen e sui mercati obbligazionari globali.
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BREAKING: Microsoft vola del +15%, miglior seduta dal 2020.
Da titolo tra i più criticati per il boom del CapEx a protagonista assoluto di Wall Street nel giro di una notte.
