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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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Oggi alle 11:30 Carlo De Luca, Head of Asset Management di Gamma Capital Markets, è intervenuto a Sky Business per fare il punto sui mercati e sui principali temi che stanno guidando questa fase.
Durante l’intervista si è parlato di Jackson Hole e delle indicazioni attese dalla Fed, della trimestrale di Nvidia e del settore AI, delle recenti dichiarazioni di Scott Bessent, dei buyback sui Treasury USA e delle tensioni sulla parte lunga della curva.
Una conversazione ricca di spunti anche su cosa monitorare nelle prossime settimane.
Consigliamo la visione dell’intervento 👉🏼 https://youtu.be/39pjhR6tYSM?is=-QBBwEdkiODMmmVh
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Alessio Garzone, Portfolio Manager di Gamma Capital Markets, ha discusso con Marzia Redaelli su Plus24 de Il Sole 24 Ore di un segnale che stiamo monitorando con attenzione nel mondo AI: il forte aumento dei volumi sui CDS delle principali società del settore.
Il punto non è che il mercato stia prezzando fallimenti imminenti, ma che il credito sta iniziando a chiedere un premio maggiore per finanziare investimenti sempre più grandi, soprattutto su data center, infrastrutture AI e semiconduttori. Al centro anche il tema del “circular financing”, che aumenta l’interdipendenza finanziaria dell’intero ecosistema.
La parte più interessante? Oggi azionario e credito stanno raccontando due storie diverse. Nel breve è più probabile che questa divergenza si chiuda attraverso maggiore volatilità sull’equity piuttosto che con un rapido ritorno alla calma degli spread creditizi.
Qui sotto trovate l’articolo completo.
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SETTIMANA AD ALTA TENSIONE
I future USA partono deboli questa mattina, con il Nasdaq 100 in calo di circa -0,6% e S&P 500 e Dow Jones leggermente negativi.
Il punto è che iniziamo una settimana in cui si concentrano contemporaneamente parecchi eventi capaci di muovere il mercato.
1️⃣ L’AI torna sotto pressione
La tecnologia è il settore più debole. In Asia Samsung Electronics ha perso quasi il 9%, mentre Alibaba è scesa dopo aver annunciato una maxi raccolta da circa 10 miliardi di dollari destinata soprattutto agli investimenti nell’AI.
Mercoledì arriveranno poi i risultati di Nvidia, probabilmente l’evento societario più importante della settimana.
La domanda non sarà soltanto “quanto ha guadagnato Nvidia?”, ma soprattutto: gli investimenti enormi nell’intelligenza artificiale stanno continuando a produrre abbastanza crescita da giustificare valutazioni e CapEx?
È esattamente il tema che stiamo seguendo da settimane.
2️⃣ Gli hedge fund stanno riducendo rischio
I dati Goldman Sachs mostrano che la scorsa settimana gli hedge fund hanno venduto azioni globali al ritmo più elevato degli ultimi due mesi.
La cosa interessante è però come stanno vendendo: le vendite di posizioni long sono state circa 1,8 volte superiori all’apertura di nuovi short.
Tradotto: non stanno necessariamente scommettendo su un crollo. Stanno semplicemente incassando profitti e riducendo esposizione prima di una settimana piena di rischi.
Una distinzione importante.
3️⃣ Iran, petrolio e Treasury
Oggi Bessent dovrebbe presentare il nuovo piano americano di isolamento economico dell’Iran.
Il Brent è tornato verso 93 dollari, dopo un rialzo di circa il 13% nelle ultime due settimane.
Contemporaneamente questa mattina i Treasury stanno salendo, quindi i rendimenti scendono: per ora prevale una certa ricerca di protezione.
Ma petrolio, inflazione e rendimenti lunghi rimangono profondamente collegati. Ed è probabilmente qui che passa una delle variabili più importanti per l’azionario nelle prossime settimane.
4️⃣ Jackson Hole può muovere tassi e dollaro
Tra giovedì e venerdì arriverà Jackson Hole, con l’intervento di Kevin Warsh.
Il mercato cercherà soprattutto indicazioni sulla traiettoria dei tassi USA.
Nel frattempo gli hedge fund hanno aumentato parecchio le posizioni short sul dollaro. Questo significa che un messaggio sorprendentemente hawkish potrebbe provocare movimenti molto violenti al contrario: dollaro più forte, rendimenti più alti e pressione sugli asset growth.
Venerdì arriverà inoltre il PCE americano.
5️⃣ L’oro continua a raccontare una storia diversa
L’oro è salito sopra 4.650 dollari l’oncia, ai massimi degli ultimi tre mesi.
Il mercato continua quindi a comprare oro nonostante rendimenti USA ancora elevati.
Per noi questo rimane un segnale interessante: una parte degli investitori sta utilizzando l’oro sempre meno come semplice trade sui tassi e sempre più come copertura contro rischio fiscale, indebolimento del dollaro e perdita di credibilità delle valute fiat.
Oggi il mercato non sta reagendo a una singola cattiva notizia. Sta semplicemente entrando con meno rischio in una settimana in cui Nvidia può decidere il destino del trade AI e Jackson Hole quello di tassi e dollaro.
La nostra attenzione rimane soprattutto su questi due eventi. Se entrambi passassero senza sorprese negative, questa debolezza potrebbe anche trasformarsi rapidamente in un’opportunità. Se invece Nvidia iniziasse a mettere in discussione il ritorno sul CapEx AI mentre Warsh spingesse i rendimenti verso l’alto, sarebbe una combinazione decisamente meno piacevole.
Staremo a vedere.
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GLI HEDGE FUND STANNO TOGLIENDO RISCHIO
1️⃣ Gli hedge fund hanno cambiato marcia. Nella settimana terminata il 20 agosto, i clienti del Prime Desk di Goldman Sachs hanno venduto azioni globali al ritmo più forte degli ultimi due mesi. Il dato interessante è come lo hanno fatto: le vendite di posizioni long sono state quasi il doppio delle nuove posizioni short, con un rapporto di 1,8 a 1.
Che significa tutto questo? Che non stanno scommettendo in massa su un crollo del mercato. Stanno semplicemente dicendo: “su questi prezzi preferisco avere meno azioni”. È una riduzione della convinzione rialzista più che una vera scommessa ribassista.
2️⃣ Le vendite sono state diffuse, ma il bersaglio principale è stato ancora una volta il Tech. Nord America, Europa, Giappone e Asia ex-Japan hanno registrato tutti flussi negativi. I mercati emergenti sono stati tra i più colpiti, mentre a livello settoriale l’Information Technology ha registrato la maggiore riduzione percentuale degli ultimi due anni, quasi interamente perché i fondi hanno chiuso posizioni long.
Questo secondo noi è il passaggio da osservare. Quando salgono le coperture è normale prudenza. Quando invece vengono vendute direttamente le posizioni che fino a poche settimane prima erano considerate “core”, significa che qualcosa nel rapporto tra prezzo, valutazioni e rendimenti obbligazionari sta iniziando a cambiare.
3️⃣ Ma non siamo ancora davanti a un posizionamento da panico. La leva netta del portafoglio Goldman è scesa al 76,8%, soltanto al 27° percentile dell’ultimo anno. Quindi i fondi stanno diventando più prudenti, ma non partivano neppure da livelli estremamente aggressivi.
E soprattutto non stanno vendendo tutto indistintamente: Energy è stato il settore più comprato degli ultimi quasi quattro anni ed è stato acquistato in 12 delle ultime 13 settimane.
Si sta restringendo il numero di asset per cui gli investitori sono ancora disposti a pagare qualsiasi prezzo. In un mercato con rendimenti lunghi elevati, questo tipo di selezione probabilmente conterà sempre più dell’indice in sé.
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L’ORO HA SUPERATO I TREASURY.
Per la prima volta da circa 30 anni, il valore dell’oro nelle riserve delle banche centrali mondiali sarebbe tornato superiore a quello dei Treasury: 26,3% contro 20,2%.
1️⃣ Una parte del sorpasso è semplicemente matematica.
Se l’oro sale molto, il suo peso nelle riserve aumenta automaticamente, anche senza nuovi acquisti. Quindi sarebbe sbagliato concludere che le banche centrali abbiano venduto Treasury per comprare oro nella stessa proporzione.
Ma fermarsi qui sarebbe altrettanto sbagliato. Le banche centrali stanno acquistando circa 1.000 tonnellate di oro all’anno, oltre il doppio rispetto al decennio precedente.
Quindi c’è un effetto prezzo. Ma c’è anche una scelta.
2️⃣ Perché lo comprano nonostante tutto?
L’oro non paga cedole, non produce utili, non genera cash flow. Un Treasury sopra il 5%, invece, paga.
Eppure molte banche centrali continuano ad aumentare oro. Per decenni contavano soprattutto rendimento, liquidità e sicurezza. Oggi sembra contare sempre di più una quarta parola: neutralità.
L’oro non è una passività degli USA, della Cina o dell’Europa. Non dipende dalla promessa di pagamento di qualcuno e, se detenuto direttamente, non può essere congelato con una decisione politica presa dall’altra parte del mondo.
Dopo il 2022 questo concetto è diventato molto meno teorico.
3️⃣ Debito americano
Come ci stiamo dicendo in questi giorni, gli Stati Uniti hanno superato i 40.000 mld di dollari di debito pubblico.
Ogni anno bisogna trovare qualcuno disposto ad assorbirne una quantità crescente.
Se le banche centrali estere comprano relativamente meno, quel debito non rimane invenduto. Lo compreranno banche, fondi pensione, assicurazioni, hedge fund, famiglie o altri investitori.
Ma probabilmente chiederanno un prezzo migliore. E quindi? Rendimenti più alti.
È forse uno dei motivi per cui la parte lunga della curva americana continua a fare così tanta fatica, nonostante i buyback del Tesoro.
La domanda non scompare. Cambia il prezzo al quale arriva.
4️⃣ La scelta
Normalmente rendimenti elevati sono un problema per l’oro. Se posso ricevere il 5% da un Treasury, perché possedere un asset che non paga nulla?
Eppure negli ultimi anni abbiamo visto sempre più spesso oro e rendimenti salire insieme.
Questa apparente contraddizione, secondo noi, racconta molto. Un conto è se i rendimenti salgono perché l’economia cresce fortissimo. Un altro è se salgono perché il mercato chiede un premio maggiore per finanziare deficit, inflazione, nuove emissioni e rischio fiscale.
Nel primo caso l’oro tende ad avere un concorrente.
Nel secondo, paradossalmente, l’aumento dei rendimenti può diventare parte della ragione per possedere oro.
È una differenza sottile, ma fondamentale.
5️⃣ Quindi è davvero “de-dollarizzazione”?
Probabilmente questa parola viene usata troppo facilmente. Non crediamo che il dollaro stia per perdere il proprio ruolo dominante. Oggi non vediamo un’alternativa capace di sostituire profondità, liquidità e infrastruttura finanziaria dei mercati americani.
Ma non serve che il dollaro venga sostituito perché qualcosa cambi.
Immaginate una banca centrale che prima teneva 70 su asset in dollari e 10 in oro. Domani potrebbe decidere di tenere 65 e 15.
Il dollaro resterebbe dominante. Ma quei 5 punti, moltiplicati per migliaia di mld di riserve mondiali, rappresentano una domanda marginale enorme per l’oro.
Ed è proprio la domanda marginale che spesso determina il prezzo.
È anche una delle ragioni per cui da un paio di mesi stiamo costruendo gradualmente una posizione sull’oro nei nostri portafogli, scelta già raccontata negli aggiornamenti e riportata nei factsheet mensili delle nostre GPM.
Non pensiamo che l’oro debba salire in linea retta: dopo movimenti così forti possono arrivare correzioni importanti. Ma lo stiamo inserendo perché riteniamo stia cambiando il suo ruolo nel sistema finanziario globale.
Naturalmente questa è una nostra lettura di portafoglio e non rappresenta un consiglio di acquisto.
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MPS RILANCIA: 34 MILIARDI PER BPM E BANCA GENERALI
Breaking news nel risiko bancario italiano: Monte dei Paschi prova a comprare contemporaneamente Banco BPM e Banca Generali, con due offerte complessive da circa 34 miliardi di euro.
1️⃣ Cosa vuole fare MPS
MPS offre circa 25,3 miliardi per Banco BPM e 8,7 miliardi per Banca Generali. Le offerte sono quasi interamente in azioni: in pratica MPS non tira fuori 34 miliardi in contanti, ma propone agli azionisti delle due banche di diventare azionisti del nuovo grande gruppo. In più è previsto un dividendo straordinario da 4 miliardi.
2️⃣ Perché lo sta facendo
MPS è a sua volta sotto offerta da parte di Intesa Sanpaolo, che la valuta circa 36 miliardi. La strategia è quindi semplice: invece di restare una possibile preda, MPS prova a diventare molto più grande comprando altre due banche. Con Banco BPM rafforzerebbe soprattutto la presenza nel ricco Nord Italia; con Banca Generali aumenterebbe molto il peso nel wealth management, cioè nella gestione dei patrimoni dei clienti.
3️⃣ Il vero problema: farlo è difficilissimo
Sulla carta nascerebbe un gruppo da circa 70 miliardi di euro, con sinergie stimate in 2,6 miliardi l’anno e utili per azione attesi in crescita di circa l’11% nel 2028. Ma MPS deve convincere prima i propri azionisti, poi quelli di BPM e Banca Generali. E tra questi ci sono due pesi massimi: Crédit Agricole, che possiede quasi il 30% di BPM, e Generali, azionista di controllo di Banca Generali.
MPS passa dalla difesa all’attacco. Se l’operazione riuscisse, cambierebbe completamente gli equilibri del sistema bancario italiano. Ma mettere insieme contemporaneamente MPS, Banco BPM e Banca Generali mentre Intesa è già alla porta è una delle operazioni più complesse viste nel settore bancario italiano negli ultimi anni.
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🔴 BREAKING — BESSENT APRE A BUYBACK ANCORA PIÙ GRANDI
• Il Segretario al Tesoro Scott Bessent afferma che i buyback sui Treasury potrebbero essere superiori ai $4 miliardi per operazione annunciati ieri. Il Tesoro, aggiunge, dispone di un «ampio arsenale» per intervenire sul funzionamento del mercato obbligazionario.
• Il passaggio più importante riguarda il 30 anni: secondo Bessent la liquidità su questa scadenza è particolarmente scarsa e gli attuali rendimenti dei Treasury non rifletterebbero pienamente i fondamentali dell’economia. Ieri il 30Y era arrivato intorno al 5,3%, prima dell’annuncio dei maggiori riacquisti.
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TRE PORTE, UN SOLO PROBLEMA
Nel ragionamento di oggi abbiamo provato a semplificare il tema del debito USA con un’immagine molto semplice: Washington ha tre porte davanti e non può chiuderle tutte contemporaneamente.
Se lascia salire i rendimenti, aumenta il costo del debito.
Se prova a comprimerli, calma i Treasury.
Ma il rischio non scompare: può semplicemente spostarsi altrove, ad esempio sul dollaro.
Da qui nasce una domanda molto più grande: stiamo entrando in una fase in cui sarà il mercato obbligazionario, più dell’azionario, a misurare la credibilità fiscale dei governi?
Abbiamo sviluppato il ragionamento completo qui:
https://lnkd.in/p/dN4qwDHu
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40 TRILIONI E ORA SI INTERVIENE
La seduta di ieri sembra tranquilla guardando gli indici: S&P 500 +0,22%, Dow +0,22%, Russell 2000 +0,50%, Nasdaq 100 -0,22%. Ma, come abbiamo spiegato anche ieri, il vero protagonista è stato il mercato obbligazionario americano.
Il Tesoro USA ha annunciato a sorpresa che dal 9 settembre raddoppierà da $2 ad “almeno” $4 miliardi per operazione i riacquisti dei Treasury a lunga scadenza.
Chiariamo subito: non è QE. Non è la Fed che stampa moneta e non significa cancellare il debito. Il Tesoro riacquista vecchi titoli meno liquidi mentre continua a emetterne di nuovi.
La domanda interessante è un’altra: perché farlo proprio adesso?
Due settimane fa il Tesoro avrebbe potuto modificare il programma durante il normale aggiornamento trimestrale e non lo aveva fatto. Nel frattempo il rendimento del Treasury a 30 anni è salito oltre il 5,2%, vicino ai livelli più alti degli ultimi vent’anni. Washington sta guardando la parte lunga della curva e questi rendimenti iniziano a dare fastidio.
La reazione è stata immediata: 30 anni giù di circa 9 punti base al 5,20%, 20 anni di oltre 9 pb e 10 anni di quasi 6. Dollaro più debole, oro in rialzo e crypto positive.
Perché è così importante?
Gli Stati Uniti hanno appena superato $40 trilioni di debito pubblico, quasi $120.000 per cittadino, mentre la spesa annuale per interessi si sta avvicinando a $1.400 miliardi.
Pensiamola come una famiglia con un mutuo gigantesco.
Una parte del debito americano è stata emessa anni fa quando i tassi erano molto più bassi. Man mano che quei titoli scadono, però, Washington deve rifinanziarli ai tassi di oggi. Quindi un vecchio debito che magari costava il 2-3% viene progressivamente sostituito con debito che costa il 4-5%.
E il conto degli interessi sale anche senza creare un solo dollaro di nuovo debito.
Qui entra in gioco un concetto ancora più importante: il rendimento reale, cioè il rendimento dei Treasury al netto dell’inflazione attesa.
Sul lunghissimo termine siamo ormai intorno al 3% reale, livelli molto elevati per un Paese con $40 trilioni di debito.
Perché?
Perché se lo Stato paga sul proprio debito un costo reale vicino o superiore alla crescita reale dell’economia, stabilizzare il rapporto debito/PIL diventa sempre più difficile. Per compensare servono più crescita, meno spesa, più tasse oppure rendimenti più bassi. Il problema è che più il rendimento reale resta vicino al 3% o sale ulteriormente, più velocemente aumenta la pressione fiscale sul governo americano.
Ed è qui che l’annuncio di ieri diventa interessante: non sappiamo quale sia il limite preciso di Washington, ma sappiamo che con il Treasury trentennale sopra il 5% il Tesoro ha iniziato a muoversi.
Questo può frenare temporaneamente la salita dei rendimenti, ma non elimina il problema di fondo: deficit elevati, enorme quantità di debito da rifinanziare e sempre più obbligazioni da collocare sul mercato.
È come abbassare la febbre senza curare l’infezione.
E infatti l’asta dei Treasury a 20 anni di ieri è stata debole (anche perché oggi sono più interessati ai bond corporate legati all’AI).
Sull’azionario abbiamo invece visto rotazione: tecnologia, finanziari e industriali deboli, mentre sanità +3,5%, consumi discrezionali +2,1% e materiali +1,7% hanno fatto meglio. Protagonista assoluta Moderna, dopo i risultati positivi del vaccino personalizzato sviluppato con Merck contro il melanoma.
Comunque sia, il tema centrale di tutto è quanto a lungo il bilancio americano possa permettersi rendimenti così elevati sulla parte lunga della curva.
E dopo ieri sappiamo che anche Washington sta iniziando a porsela.
Se i rendimenti lunghi dovessero scendere in modo duraturo, inoltre, il beneficio arriverebbe gradualmente anche all’economia reale: mutui meno costosi, rate più leggere e maggiore reddito disponibile per le famiglie.
Oggi attenzione a Walmart, Alibaba, richieste di disoccupazione USA e LPR cinese.
Ma il grafico che continueremo a guardare per primo resta quello del Treasury USA a 30 anni.
👉🏼 https://lnkd.in/p/dPiwMrPn
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RIFLESSIONI “TRENTENNALI”
Stiamo approfondendo il tema e più guardiamo questa decisione del Tesoro USA, più ci sembra interessante il messaggio che l’ammontare degli acquisti.
Andiamo per gradi.
Il Treasury a 30 anni era arrivato intorno al 5,3% come saprete, sui livelli più alti dal 2007. Poco dopo, il Tesoro ha annunciato che dal 9 settembre raddoppierà almeno da $2 a $4 miliardi per operazione i buyback sulla parte lunga della curva. Risultato? Il rendimento del 30 anni immediatamente giù di circa 9 punti base (-1.80% in pochi secondi), dollaro più debole, oro in forte rialzo e sollievo anche sull’azionario.
Bisogna però fare una precisazione, questo non è QE. Non è la Fed che crea moneta per comprare Treasury e comprimere artificialmente i rendimenti. Piuttosto, qui è il Tesoro che riacquista vecchi titoli per migliorare la liquidità del mercato e finanzia comunque il proprio fabbisogno attraverso nuove emissioni.
Ed è proprio qui che secondo noi sta il punto. Il Tesoro ci sta dicendo, indirettamente, che sta osservando con molta attenzione ciò che succede sulla parte lunga della curva. Non sappiamo se il 5,3% sia davvero una “linea rossa”, sarebbe eccessivo dirlo, ma sappiamo una cosa: quando il 30 anni si è avvicinato a quei livelli, Washington ha reagito.
E poi c’è un dettaglio curioso. Non vogliamo fare “complottismi” ma è interessante notare che nel comunicato (riportiamo la parte interessata) c’è scritto che l’aumento dei buyback resterà in vigore “fino al 4 novembre 2026”. Le elezioni di midterm americane si tengono il 3 novembre. Per cui, il “programma rafforzato” resta operativo esattamente fino al giorno successivo alle elezioni.
Assurdo? Coincidenza?
Naturalmente questo non prova che la decisione sia stata presa per ragioni elettorali. C’è anche una spiegazione tecnica: il 4 novembre coincide con il prossimo Quarterly Refunding, il momento in cui il Tesoro aggiorna il mercato sul piano di emissioni e può decidere se confermare, modificare o interrompere questi buyback.
Detto questo, la coincidenza con le elezioni del 3 novembre resta interessante perché i rendimenti a lungo termine hanno conseguenze molto concrete sull’economia americana. Se il Treasury a 10-30 anni resta molto alto, tendono a rimanere elevati anche i tassi sui mutui, sui prestiti alle imprese e su molte altre forme di credito. Per una famiglia significa una rata del mutuo più pesante e una casa meno accessibile, per un’impresa significa finanziarsi a costi maggiori, per il governo significa pagare sempre più interessi sul debito.
Tutto questo può tradursi in meno consumi, meno investimenti e maggiore pressione sull’economia proprio nei mesi precedenti al voto. Può anche significare equity in difficoltà (come stavamo vedendo in questi giorni), il che pesa per l’americano medio, che è investitore in azioni americane. E poi, l’americano medio magari non guarda il rendimento del Treasury a 30 anni, ma guarda il tasso del mutuo, la rata dell’auto e il costo del credito.
Per questo non diremmo che “il Tesoro sta manipolando i rendimenti prima delle elezioni”. Sarebbe una conclusione troppo forte. Però possiamo dire che avere una parte lunga della curva fuori controllo alla vigilia delle midterm sarebbe politicamente molto scomodo. Ed è per questo che il fatto che il programma rafforzato arrivi fino al giorno successivo alle elezioni merita almeno di essere osservato.
Comunque sia, quello che noi pensiamo è che il problema dei rendimenti lunghi non sia risolto, ma il mercato ha appena scoperto che Washington ha una soglia di dolore. Non sappiamo se sia esattamente il 5,3%, ma quando il 30 anni ci è arrivato il Tesoro ha reagito. E da oggi, ogni volta che torneremo da quelle parti, il mercato si chiederà non solo quanto possono salire i rendimenti, ma quando Washington interverrà di nuovo.
https://www.linkedin.com/posts/alessio-garzone_riflessioni-trentennali-oggi-il-tesoro-activity-7495837486166786049-WjTT?utm_source=share&utm_medium=member_ios&rcm=ACoAACKG5wQB12e2st8be3_BuKFPqzjnaViCqoM
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BREAKING NEWS — Il Tesoro USA interviene sui rendimenti lunghi
▪️ Il Tesoro americano ha deciso di raddoppiare i riacquisti di Treasury con scadenza oltre 10 anni, portando ogni operazione da $2 a $4 miliardi. Nel trimestre, gli acquisti potrebbero così salire complessivamente da circa $14 a $28 miliardi.
▪️ La reazione è stata immediata sui bond: il Treasury a 10 anni scende al 4,65% e il 30 anni al 5,19%, con quest’ultimo in calo di circa 9 punti base dopo aver toccato questa settimana i livelli più alti dal 2007.
▪️ Il movimento si sta allargando anche agli altri asset: dollaro in calo di circa -0,5% e oro in rialzo di quasi +2%. Il mercato sta quindi leggendo l’intervento come un segnale di maggiore attenzione delle autorità verso l’aumento dei rendimenti a lungo termine.
▪️ Per l’azionario è una notizia marginalmente positiva: rendimenti più bassi e dollaro più debole riducono parte della pressione sulle valutazioni, soprattutto sui titoli growth/tech. I $28 miliardi di buyback non bastano da soli a cambiare il trend dei Treasury, ma possono favorire short covering e un temporaneo allentamento delle condizioni finanziarie.
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🔴 BREAKING NEWS — Moderna vola: il vaccino anticancro supera la Fase 3
▪️ Moderna e Merck hanno annunciato risultati positivi nel primo studio di Fase 3 del loro vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma, utilizzato insieme a Keytruda.
▪️ Il trattamento ha raggiunto l’obiettivo principale dello studio: i pazienti hanno vissuto più a lungo senza che il tumore tornasse rispetto a chi riceveva soltanto Keytruda. È stato inoltre ridotto il rischio che il melanoma si diffondesse ad altre parti del corpo.
▪️ La vera innovazione è che il vaccino viene costruito su misura per ogni paziente. Si analizzano le mutazioni specifiche del tumore e si crea un vaccino capace di “mostrare” al sistema immunitario quali cellule riconoscere e attaccare.
▪️ Per Moderna è un passaggio enorme: dimostra che la tecnologia mRNA può avere un ruolo concreto anche nella lotta contro il cancro. Il titolo è arrivato a guadagnare circa il 50% dopo la notizia.
▪️ Ma per noi questa notizia va oltre il mercato. Parliamo di una tecnologia che, se confermata dai dati completi e dalle autorità regolatorie, potrebbe aprire la strada a terapie oncologiche sempre più personalizzate, con potenziali applicazioni anche in tumori del polmone, della vescica e del rene.
È una di quelle giornate in cui il movimento di Borsa passa quasi in secondo piano: dietro quel +50% ci sono soprattutto pazienti e famiglie che potrebbero avere una nuova possibilità terapeutica.
Comunque sia, Moderna fa parte delle nostre strategie principali (Best Brands e Robotics & AI) quindi beneficeremo appieno del rialzo.
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BREAKING: L’IRAN VALUTA OBIETTIVI USA IN EUROPA
▪️ Secondo fonti vicine al regime, l’Iran starebbe valutando attacchi contro obiettivi militari statunitensi in Europa se gli USA dovessero intensificare il conflitto. Tra le aree considerate c’è soprattutto l’Europa sudorientale, inclusa la Bulgaria.
▪️ Tra i possibili obiettivi vengono citati anche Cipro e, in uno scenario di ulteriore escalation, persino i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz.
▪️ Il punto importante è che Teheran starebbe valutando di allargare il conflitto oltre il Medio Oriente. Per ora parliamo di scenari e minacce, non di un attacco già deciso, ma è un’escalation da monitorare perché aumenterebbe sensibilmente il rischio geopolitico anche per l’Europa.
(Financial Times)
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Treasury al 5,3%, petrolio e breadth: cosa sta facendo scendere i mercati
Ieri è stata una giornata negativa soprattutto per la tecnologia: S&P 500 -0,66%, Nasdaq 100 -1,68% e Russell 2000 -1,24%. La parte più colpita è stata quella dei semiconduttori, con il SOXX in calo di circa il 5% e i titoli legati alle memorie ancora più deboli.
Il punto centrale, secondo noi, resta sempre lo stesso: i tassi a lungo termine sono diventati troppo alti per essere ignorati. Il rendimento del Treasury americano a 30 anni resta vicino al 5,30%, dopo aver toccato lunedì i livelli più alti degli ultimi 19 anni.
Quando i titoli di Stato offrono rendimenti così elevati succedono due cose: per le aziende diventa più costoso finanziarsi e, allo stesso tempo, per gli investitori diventa più interessante comprare obbligazioni invece di pagare valutazioni molto alte sull’azionario.
Questo pesa soprattutto sul mondo growth e AI. Gli hyperscaler stanno investendo centinaia di miliardi in data center e infrastrutture e parte di questa espansione passa anche dal mercato del debito. Più aumentano i tassi, più diventa costoso costruire nuovi data center. Il mercato inizia quindi a chiedersi se tutta la spesa prevista sull’AI possa continuare allo stesso ritmo. E i primi titoli a soffrirne sono proprio i semiconduttori, che si trovano all’inizio di questa catena.
C’è poi un altro elemento molto interessante: la breadth, cioè quanti titoli partecipano realmente ai movimenti del mercato.
Negli ultimi mesi si sta verificando qualcosa di piuttosto anomalo: quando i semiconduttori salgono, l’ampiezza del mercato tende a peggiorare; quando invece i semiconduttori scendono, l’ampiezza migliora.
È esattamente quello che abbiamo visto nelle ultime sedute. Lunedì il SOX era salito dell’1,6%, ma la partecipazione del resto del mercato era stata molto debole. Ieri, invece, il SOX è crollato di circa il 6%, mentre molti altri titoli hanno tenuto molto meglio.
Il grafico allegato rende bene l’idea: nel 2026 siamo già arrivati a 57 giornate in cui prezzo dell’S&P 500 e breadth si sono mossi in direzioni opposte, un numero estremamente elevato rispetto alla storia recente.
In parole semplici, il denaro sembra spostarsi continuamente dai semiconduttori al resto del mercato e viceversa, quasi come un gioco delle sedie musicali. Non abbiamo quindi un mercato in cui tutto sale insieme, ma una rotazione molto aggressiva tra gruppi diversi di azioni.
Ieri, ad esempio, mentre i semiconduttori crollavano, energia +1,79%, healthcare +1,59% e consumer staples +1,06% hanno chiuso nettamente positivi.
Per ora questo significa che non stiamo vedendo una fuga generalizzata dall’azionario: il denaro sta soprattutto cambiando posto.
Altro tema da monitorare è il petrolio. Il Brent resta sopra i 91 dollari e il WTI intorno agli 84 dollari, mentre Trump ha ribadito che non ci sono nuovi colloqui con l’Iran e che il blocco rimane in vigore.
Interessante però quello che sta facendo la Cina. A luglio Pechino avrebbe addirittura aggiunto circa 200.000 barili al giorno alle proprie riserve, nonostante la crisi di Hormuz.
Questo ci dice che la Cina dispone ancora di un enorme cuscinetto energetico e non è costretta a utilizzare aggressivamente le proprie scorte. Ma c’è anche una seconda lettura: se riesce ancora ad accumulare petrolio mentre le raffinerie lavorano a ritmi relativamente bassi, potrebbe essere anche un segnale di domanda interna cinese non particolarmente forte.
Il quadro, quindi, è abbastanza semplice: tassi lunghi molto alti, petrolio ancora caro e leadership azionaria sempre più instabile. Non vediamo ancora un deterioramento generalizzato del mercato, ma sotto la superficie stanno aumentando i segnali di stress.
Il dato che continuiamo a guardare con maggiore attenzione è proprio il Treasury a 30 anni: se il rendimento dovesse continuare a salire sopra il 5,30%, la pressione sulle valutazioni growth e sull’intero trade AI potrebbe aumentare. Se invece i tassi iniziassero a rientrare, una parte della pressione vista ieri potrebbe attenuarsi rapidamente.
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BREAKING NEWS — META FINISCE A PROCESSO CONTRO 29 STATI USA
▪️ 29 Stati USA hanno portato Meta in tribunale, accusando Facebook e Instagram di essere stati progettati per favorire un utilizzo compulsivo tra bambini e adolescenti e di aver raccolto dati di utenti sotto i 13 anni.
▪️ La cifra più estrema è $1,4 trilioni, ma deriva dal massimo teorico calcolato dalla stessa Meta. L’accusa stima invece un possibile impatto vicino ai $193 miliardi.
▪️ Gli Stati non chiedono solo sanzioni economiche: vogliono anche interventi sul prodotto, tra cui possibili modifiche allo scroll infinito, agli algoritmi di raccomandazione e alle modalità di accesso dei minori.
▪️ Il vero rischio per Meta, secondo noi, non è tanto una multa una tantum, per quanto potenzialmente molto elevata. Da monitorare soprattutto un eventuale precedente regolamentare: limiti di età più stringenti o modifiche al funzionamento delle piattaforme potrebbero ridurre engagement, tempo trascorso dagli utenti e quindi ricavi pubblicitari nel lungo periodo.
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DRONI USA: CHI BENEFICIA DAVVERO DEI NUOVI DAZI?
Giuliana Taccogna, analyst di Gamma Capital Markets, è intervenuta su The Signal per analizzare il settore dei droni dopo i nuovi dazi USA, fino al 100% sulle importazioni.
Il punto chiave è che non tutte le società sono esposte allo stesso modo. Pure-play come Unusual Machines, Red Cat e AeroVironment offrono maggiore leva al tema, mentre i grandi contractor come Kratos, Northrop Grumman e Textron hanno profili più diversificati.
Nell’articolo, focus su opportunità, rischi e titoli da monitorare.
https://www.thesignalmedia.com/droni-dazi-usa/
Non è un consiglio di acquisto.
