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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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Buongiorno
29 settembre 2026
Wall Street apre la settimana in calo, con il Nasdaq in coda. Le notizie contrastanti sui colloqui tra Stati Uniti e Iran hanno fatto oscillare petrolio e rendimenti, mentre la seduta si è chiusa con Treasury sotto pressione, dollaro più forte e oro in forte ribasso.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,76% | Nasdaq 100 -1,08% | Dow Jones -0,67% | Russell 2000 -0,63%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 +0,10% | DAX -0,01% | CAC 40 +0,01% | FTSE MIB -0,21%
Settori USA
🟢 Consumer Staples +0,40%, Health Care +0,29%, Energy +0,22%
🔴 Communication Services -1,67%, Consumer Discretionary -1,58%, Financials -1,14%
I temi principali della giornata
▪️ Azionario debole e breadth fragile. Anche l’S&P 500 equal-weight ha perso circa lo 0,6%. Solo un terzo dei titoli dell’indice ha chiuso in rialzo, mentre oltre il 15% ha perso almeno il 2%. Semiconduttori e Magnificent Seven hanno ceduto più dell’1,5%.
▪️ Iran e petrolio continuano a guidare il mercato. Le indiscrezioni su uno stop iraniano all’arricchimento dell’uranio in cambio di un alleggerimento delle sanzioni hanno spinto inizialmente il greggio al ribasso, ma successive smentite e dubbi sull’accordo hanno favorito il recupero. WTI a 92,60 dollari e Brent a 97,83.
▪️ Treasury in vendita su tutta la curva. Il 2 anni è salito al 4,935%, il 10 anni al 5,251% e il 30 anni al 5,569%. Il mercato prezza circa il 68% di probabilità di un altro rialzo Fed a ottobre.
▪️ Seduta anomala per i beni rifugio. Oro -3,8%, argento -5% e platino oltre -3%, mentre il dollaro si è rafforzato. In questa fase rendimenti reali e aspettative Fed sembrano prevalere perfino sulla domanda di copertura geopolitica.
▪️ Mercato debole, ma ancora senza vera capitolazione. L’S&P 500 non registra una seduta con calo pari o superiore all’1% da fine luglio. La volatilità dell’indice resta quindi contenuta, nonostante sotto la superficie aumentino i titoli sotto pressione.
▪️ Nvidia ha autorizzato altri 150 miliardi di dollari di buyback, portando il programma complessivo a 235 miliardi. Non è bastato però a sostenere la tecnologia, con il comparto in calo dello 0,70%.
▪️ OpenAI ha rinviato il rilascio di GPT-6.1 Astra dopo risultati inferiori alle attese nei test di sicurezza legati al rispetto dei limiti operativi e delle autorizzazioni. Il tema è rilevante per tutta l’AI agentica: non conta solo quanto i modelli siano potenti, ma quanto possano essere controllati quando iniziano ad agire autonomamente.
Restano centrali le trattative tra Stati Uniti e Iran, con potenziale impatto immediato su petrolio, rendimenti e azionario.
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🚨 BREAKING NEWS — SVOLTA USA-IRAN
▪️ Secondo Al Hadath, l’Iran avrebbe accettato di sospendere l’arricchimento dell’uranio in cambio di un alleggerimento delle sanzioni statunitensi.
▪️ La notizia arriva dopo le indiscrezioni secondo cui Trump sarebbe disposto ad allentare le sanzioni e sbloccare fondi iraniani congelati in cambio di passi concreti sul programma nucleare.
▪️ Se confermata, sarebbe un passaggio molto importante verso una possibile intesa tra Washington e Teheran. Reuters ha confermato oggi che sono previsti nuovi colloqui indiretti tramite mediatori qatarioti.
▪️ Reazione immediata del mercato: il petrolio ha invertito al ribasso, cancellando il rialzo della giornata. Il movimento riflette una riduzione del premio geopolitico legato all’Iran e allo Stretto di Hormuz.
⚠️ Per ora la notizia sull’accordo per sospendere l’arricchimento arriva da Al Hadath e necessita ancora di conferme ufficiali.
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ANCP FINANCIAL FORUM 2026 | BOLOGNA
Il 6 ottobre Gamma Capital Markets sarà presente all’ANCP Financial Forum 2026, appuntamento dedicato a consulenti finanziari, private banker e professionisti del wealth management.
▪️ Carlo De Luca, Head of Asset Management, interverrà alle 15:30 nella tavola rotonda “Il peso di pochi. Gli investimenti di molti”, dedicata al rischio di concentrazione e alle strategie di diversificazione.
▪️ Alessio Garzone, Portfolio Manager, sarà speaker alle 16:30 con l’intervento “Diversificazione 2.0: soluzioni d’investimento indipendenti dai benchmark”.
▪️ Il Forum sarà un’occasione di confronto su uno dei temi più attuali nella costruzione dei portafogli: come diversificare realmente gli investimenti in mercati sempre più concentrati su pochi titoli, settori e grandi temi.
📍 UNA HOTELS Bologna Fiera
Piazza della Costituzione 1, Bologna
📅 6 ottobre 2026
🕐 Dalle 13:45 alle 18:00
La partecipazione è gratuita, con registrazione obbligatoria.
👉 Registrati qui:
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BofA: i due livelli da monitorare per capire se arriva un vero risk-off
▪️ Michael Hartnett di Bank of America vede il mercato ancora resistente, ma con un rischio preciso da tenere sotto controllo: quello obbligazionario. Nelle ultime settimane i rendimenti USA sono saliti rapidamente e il MOVE, che misura la volatilità dei Treasury, è balzato di oltre il 30% in appena due sedute. Finché questo stress resta confinato ai bond, l’azionario può continuare a reggere.
▪️ Hartnett indica però due livelli molto semplici da monitorare insieme: MOVE sopra 125 e indice finanziario globale IXG sotto 125 dollari. Il primo ci direbbe che la volatilità dei bond sta diventando seria; il secondo che lo stress sta iniziando a colpire anche banche e società finanziarie. Se entrambi si verificassero contemporaneamente, secondo BofA aumenterebbe molto il rischio di una vera fase di deleveraging, cioè investitori costretti a ridurre rapidamente le proprie esposizioni.
▪️ C’è poi un secondo segnale interessante. Normalmente un calo del petrolio dovrebbe aiutare mercati e obbligazioni perché riduce le pressioni sull’inflazione. Se invece il petrolio scendesse di altri 10 dollari ma i rendimenti continuassero a salire, per Hartnett sarebbe un segnale molto più preoccupante: significherebbe che il problema non è più l’energia, ma la fiducia del mercato obbligazionario nella politica fiscale e monetaria.
▪️ Questo spiega anche perché BofA continua a considerare i Treasury il vero punto delicato del mercato. Il rendimento decennale è già salito di circa 127 punti base da febbraio e nella storia grandi rialzi del costo del capitale hanno spesso messo fine alle fasi più speculative del mercato. Il tema è particolarmente importante oggi perché i dieci maggiori titoli legati all’AI rappresentano circa il 41% della capitalizzazione americana.
▪️ La lettura di Hartnett, quindi, è meno catastrofica di quanto possa sembrare: non dice che il sell-off sia inevitabile, ma ci dà due “spie” molto chiare da osservare. Finché il MOVE resta sotto controllo e i finanziari tengono, il mercato può convivere con rendimenti elevati. Se volatilità obbligazionaria e debolezza finanziaria dovessero invece accelerare insieme, il quadro cambierebbe rapidamente.
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BTP-Bund verso quota 100 punti base
▪️ Lo spread tra BTP e Bund decennale è risalito vicino a 100 punti base, tornando sui livelli più alti dallo scoppio della guerra con l’Iran.
▪️ Il principale fattore di pressione è il rialzo dei prezzi dell’energia, che può aumentare inflazione, rendimenti obbligazionari e costo del debito. Per l’Italia il tema pesa di più, dato l’elevato stock di debito pubblico.
▪️ Il mercato teme quindi che energia più cara e maggiori costi di finanziamento possano rallentare il percorso di consolidamento dei conti pubblici italiani. Una rottura stabile sopra quota 100 pb riporterebbe maggiore attenzione sul rischio Italia.
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🚨 BREAKING NEWS
MongoDB crolla del 26% dopo l’annuncio delle dimissioni del CEO, che lascerà la società per entrare in Meta.
Reazione violentissima del mercato: il cambio al vertice apre interrogativi sulla continuità strategica di MongoDB e arriva in un momento particolarmente delicato per il settore software.
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Oro sotto pressione: il breve periodo si complica
L’oro sta attraversando una fase più fragile dopo il forte rialzo dei mesi scorsi. Uno dei problemi principali è il posizionamento: nelle ultime settimane molti investitori speculativi avevano accumulato posizioni rialziste. Ora che il trend sta perdendo forza, una parte di queste posizioni rischia di essere chiusa, aumentando la pressione sul prezzo.
Anche il contesto macro è diventato meno favorevole. I tassi reali americani sono risaliti e questo rende l’oro relativamente meno interessante, perché non offre rendimento. Allo stesso tempo il quadro tecnico si è deteriorato: il prezzo è sceso sotto alcune medie importanti e sta testando la trendline rialzista costruita dal 2025. L’area dei 4.000 dollari resta quindi il livello chiave da monitorare.
Il quadro di lungo periodo, però, non è necessariamente compromesso. Le banche centrali continuano ad acquistare oro e la domanda strutturale resta solida. La debolezza attuale sembra quindi soprattutto un problema di breve periodo, legato a tassi reali più alti, posizionamento affollato e deterioramento tecnico.
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Wall Street tiene, ma sotto la superficie il mercato è molto meno tranquillo
Il punto interessante oggi non è tanto che l’S&P 500 sia vicino ai massimi, quanto il modo in cui ci sta arrivando. Da una parte molti titoli sono già scesi parecchio, la breadth è molto debole e il credito sta mostrando più tensione. Dall’altra, però, non vediamo ancora un vero panico sull’azionario: la volatilità dell’indice resta contenuta e gli investitori, pur avendo ridotto molto l’esposizione diretta, continuano a cercare partecipazione al rialzo attraverso le opzioni.
Questa combinazione rende il mercato particolarmente difficile da leggere. Gli investitori sono più prudenti, ma non hanno abbandonato il mercato. I CTA hanno già ridotto fortemente l’esposizione, gli hedge fund hanno aumentato in modo significativo gli short sul Nasdaq e il posizionamento netto è relativamente basso. Se il quadro macro dovesse migliorare, proprio questo posizionamento leggero potrebbe trasformarsi rapidamente in acquisti e alimentare un nuovo rally. Se invece arrivasse un altro shock su tassi, petrolio o geopolitica, la debolezza che oggi vediamo soprattutto sotto la superficie potrebbe raggiungere anche gli indici.
C’è poi un dettaglio che aiuta a capire perché l’S&P 500 sembri così tranquillo: i singoli titoli stanno andando in direzioni molto diverse tra loro. Alcuni settori salgono molto, altri scendono molto, e questi movimenti finiscono per compensarsi nell’indice. È uno dei motivi per cui il VIX rimane relativamente basso anche se, guardando ai singoli titoli, il mercato è tutt’altro che calmo.
Non è una situazione semplicemente “rialzista” o “ribassista”. È un mercato con poca convinzione, grandi divergenze e molta sensibilità al prossimo catalizzatore. Ed è probabilmente questo, più del livello assoluto dell’S&P 500, il dato da seguire nelle prossime settimane.
Nell’ultimo mese l’S&P 500 si è mosso complessivamente di appena 0,7%, mentre il singolo titolo medio dell’indice ha registrato movimenti dell’8,5%. La distanza tra queste due misure è al 95° percentile degli ultimi 30 anni. In pratica, l’indice sembra tranquillo, ma sotto la superficie i singoli titoli stanno vivendo movimenti molto forti e spesso in direzioni opposte.
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Nvidia punta sulla sicurezza degli agenti AI
▪️ Nvidia ha presentato una nuova piattaforma di sicurezza pensata per evitare che gli agenti AI accedano a risorse non autorizzate o escano dagli ambienti di test.
▪️ Il sistema combina OpenShell e Nvidia Sentry, due strumenti open-source che controllano in tempo reale il comportamento degli agenti e intervengono quando vengono violate le regole.
▪️ OpenShell gestisce i permessi e gli accessi, mentre Sentry aggiunge un secondo livello di controllo e può isolare un agente sospetto in pochi millisecondi.
▪️ La novità arriva dopo diversi episodi in cui modelli AI avrebbero superato i limiti delle sandbox di sicurezza. Nvidia sostiene che questa architettura avrebbe potuto prevenire alcuni degli incidenti recenti.
▪️ Per Nvidia è anche un altro passo oltre i chip: l’obiettivo è diventare sempre più centrale nell’intera infrastruttura dell’AI, dal compute fino al software e alla sicurezza degli agenti.
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🚨 BREAKING NEWS · NVIDIA
▪️ NVIDIA aumenta di $150 miliardi l’autorizzazione al riacquisto di azioni proprie.
▪️ Gli impegni complessivi salgono a $279 miliardi, dai $119 miliardi del trimestre precedente.
▪️ Il portafoglio investimenti comprende 13 società quotate e 229 private.
▪️ Il valore contrattualizzato riportato con Anthropic supera i $180 miliardi.
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Buongiorno e buon inizio settimana.
▪️ I mercati aprono la settimana con un tono più prudente. Lo stallo tra USA e Iran sullo Stretto di Hormuz resta il principale fattore di rischio: Trump ha respinto l’ultima proposta di Teheran, mentre l’Iran ha ribadito di non voler ammorbidire le proprie condizioni.
▪️ Il Brent torna vicino a $107, riaccendendo i timori sull’inflazione. Contemporaneamente salgono anche i rendimenti Treasury, con il 10 anni USA intorno al 5,20% e il 2 anni vicino al 4,90%. Futures S&P 500 circa −0,4% e Nasdaq −0,7%.
▪️ Debole anche l’oro, in calo di circa il 2% verso $4.200. Per ora l’aumento dei rendimenti reali e la forza del dollaro stanno pesando più della domanda di protezione geopolitica.
Gli appuntamenti principali della settimana:
▪️ Martedì: attenzione a JOLTS e fiducia dei consumatori.
▪️ Mercoledì: giornata molto importante con ADP e soprattutto Core PCE, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed.
▪️ Giovedì: ISM manifatturiero USA, con particolare attenzione anche alla componente prezzi.
▪️ Venerdì: il dato più importante della settimana, i Nonfarm Payrolls di settembre, insieme a disoccupazione e salari.
Questa settimana il mercato dovrà quindi gestire contemporaneamente petrolio, inflazione, rendimenti e mercato del lavoro. Con Hormuz ancora irrisolto, anche la geopolitica continuerà a condizionare rapidamente aspettative sui tassi e propensione al rischio.
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🚨 TREASURY USA: IL 30 ANNI SUPERA IL 5,50%, tornando su livelli che non si vedevano dal 2004.
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🇺🇸 USA: investimenti aziendali ancora solidi
▪️ Gli ordini di beni strumentali “core”, cioè quelli che danno una buona indicazione sugli investimenti delle imprese escludendo difesa e aerei, sono saliti dell’1,6% ad agosto, molto sopra il +0,6% atteso. Anche luglio è stato rivisto al rialzo.
▪️ Il dato è interessante perché mostra che le aziende continuano a investire in macchinari, computer e apparecchiature elettriche. Una parte importante di questa spesa resta legata allo sviluppo dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale.
▪️ Gli ordini complessivi di beni durevoli sono invece rimasti invariati, meglio del -0,3% previsto. Il dato è stato frenato soprattutto dal comparto trasporti, più volatile per la componente legata ad auto e aeromobili.
▪️ Le spedizioni dei beni strumentali sono cresciute dello 0,6%, leggermente meno delle attese, ma il quadro generale resta coerente con una crescita economica americana ancora robusta nel terzo trimestre.
▪️ Per i mercati è un dato positivo sulla crescita, ma con una doppia lettura: un’economia che continua a reggere bene riduce il rischio di una frenata brusca, ma allo stesso tempo può mantenere più a lungo la pressione sui rendimenti e limitare lo spazio della Fed per diventare più accomodante.
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TREASURY USA: IL MERCATO STA CHIEDENDO UN PREMIO PIÙ ALTO
Le ultime aste del debito americano meritano attenzione perché stanno raccontando qualcosa di più profondo del semplice rialzo dei rendimenti.
▪️ Partiamo dai numeri. Il Treasury a 20 anni è stato collocato al 5,42%, mentre il 5 anni al 5,03%. In entrambi i casi la domanda è stata meno brillante rispetto alle aste precedenti. Un indicatore utile è il bid-to-cover, cioè quanta domanda arriva rispetto alla quantità di titoli che il Tesoro vuole vendere. Se il Tesoro offre $1 di bond e riceve richieste per $2,21, il bid-to-cover è 2,21x. Più questo numero scende, meno gli investitori stanno facendo a gara per comprare quei titoli.
▪️ Sul 20 anni abbiamo visto anche un tail di circa 2 punti base. Significa che, per riuscire a collocare tutti i titoli, il Tesoro ha dovuto offrire un rendimento leggermente più alto rispetto a quello che il mercato si aspettava pochi minuti prima dell’asta. In sostanza, gli investitori hanno detto: a questo prezzo non basta, voglio essere pagato un po’ di più.
▪️ Il Tesoro sta contemporaneamente effettuando anche dei buyback, cioè riacquista alcuni vecchi titoli già presenti sul mercato. Nell’ultima operazione gli investitori hanno offerto circa $10,5 miliardi di bond e il Tesoro ne ha ricomprati circa $4,1 miliardi. Serve soprattutto a rendere più fluido il mercato dei titoli meno scambiati. Non è però una nuova forma di QE: non sta creando moneta per sostenere i Treasury e non sta eliminando il problema della grande quantità di debito che gli Stati Uniti continueranno a emettere.
▪️ Il rialzo recente dei rendimenti non sembra arrivare soprattutto da una nuova paura sull’inflazione. Stanno salendo soprattutto i tassi reali, cioè il rendimento che resta una volta tolta l’inflazione attesa. In pratica, gli investitori vogliono guadagnare di più anche a parità di aspettative sui prezzi. Stanno chiedendo un premio maggiore per prestare soldi agli Stati Uniti per molti anni.
Questo premio viene chiamato term premium: è semplicemente la remunerazione extra richiesta per bloccare il proprio capitale per 10, 20 o 30 anni, invece di investire su scadenze brevi e decidere più avanti cosa fare.
▪️ Per noi questo è il vero punto da osservare. Il mercato non sta dicendo che nessuno vuole comprare debito americano. Sta dicendo che per assorbire tutta questa offerta vuole essere pagato di più. E questo conta moltissimo anche per l’azionario.
Se il rendimento “sicuro” del Treasury sale, un investitore ha meno bisogno di assumersi rischio per ottenere un buon rendimento.
C’è poi un effetto più strutturale: rendimenti più alti significano anche più interessi da pagare sul debito pubblico americano. Più interessi aumentano il deficit, un deficit maggiore richiede nuove emissioni e nuove emissioni devono trovare nuovi compratori.
Per questo, nelle prossime settimane, guarderemo non solo dove arriverà il Treasury a 10 anni, ma soprattutto quanto facilmente il mercato continuerà ad assorbire il nuovo debito americano e a quale prezzo sarà disposto a farlo. È probabilmente uno dei segnali più importanti da seguire in questa fase.
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MUSE-APOCALISSE.
Se l’AI agentica inizierà davvero a scegliere, comprare e prenotare per noi, cambierà il modo in cui usiamo internet. E con esso cambieranno anche vincitori e vinti.
A noi interessa soprattutto capire chi venderà “spade e scudi” in questa nuova guerra tra agenti.
👉 Approfondimento completo su LinkedIn: https://lnkd.in/p/eGnUmsFt
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Buongiorno
25 settembre 2026
Wall Street chiude quasi invariata, ma dietro il risultato finale c’è stata una seduta molto più movimentata. Petrolio e rendimenti sono prima scesi sulle aperture diplomatiche tra USA e Iran, favorendo il recupero dell’azionario, per poi risalire rapidamente quando sono tornati i dubbi su un accordo. Nonostante Treasury ai massimi di giornata e breadth debole, gli indici hanno tenuto.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,02% | Nasdaq 100 +0,03% | Dow Jones -0,31% | Russell 2000 -0,11%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 -0,43% | DAX -0,61% | CAC 40 -0,52% | FTSE MIB -0,85%
Settori USA
🟢 Migliori: Communication Services +1,92%, Health Care +0,67%, Energy +0,40%
🔴 Peggiori: Utilities -1,02%, Materials -1,01%, Consumer Staples -0,96%
I temi principali della giornata
▪️ Petrolio e Hormuz hanno cambiato più volte il tono della seduta. Intorno alle 12:20 ET sono arrivate indiscrezioni su un possibile piano USA-Iran per una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz: petrolio e rendimenti sono scesi e l’S&P 500 ha recuperato rapidamente. Quando il mercato ha iniziato a dubitare della possibilità di un accordo, il movimento si è invertito altrettanto velocemente. Il WTI è passato da circa 91 a 97 dollari in meno di tre ore, mostrando quanto in questa fase una singola notizia geopolitica possa modificare in pochi minuti aspettative su inflazione, tassi e azioni.
▪️ Treasury nuovamente sotto pressione. L’asta da 44 miliardi di dollari sul sette anni ha chiuso con un rendimento del 5,085%, circa 0,7 punti base sopra il livello pre-asta. Anche il buyback del Tesoro è stato inferiore al massimo disponibile: 4,08 miliardi riacquistati contro un tetto di 6 miliardi. Il decennale ha terminato al 5,177% e il trentennale al 5,474%, praticamente sui massimi di giornata.
▪️ I dati macro continuano a complicare il lavoro della Fed. Le vendite di nuove abitazioni sono risultate pari a 684 mila, contro 616 mila attese, mentre le richieste iniziali di sussidio sono rimaste molto basse a 197 mila. Sono dati normalmente positivi, ma con il petrolio ancora elevato un’economia resistente significa anche meno spazio per interrompere la stretta monetaria. Le probabilità implicite di un altro rialzo già a ottobre sono arrivate intorno al 71%.
▪️ La tenuta dell’S&P 500 nasconde una breadth molto più debole. Solo 170 titoli dell’S&P 500 hanno chiuso in rialzo contro 333 in calo, mentre l’indice equal-weight ha perso -0,42%. Sul NYSE sono stati registrati 120 nuovi minimi a 52 settimane contro appena 23 nuovi massimi, con otto degli undici settori principali in rosso. È inoltre l’ottava seduta consecutiva con più nuovi minimi che massimi sul NYSE, e la tredicesima nelle ultime quattordici.
▪️ Il dato interessante resta la resilienza degli indici. Durante la giornata l’S&P 500 era arrivato a perdere oltre mezzo punto percentuale e il Nasdaq circa lo 0,9%, ma entrambi hanno recuperato quasi interamente nonostante il ritorno al rialzo di petrolio e rendimenti. Questo non elimina i rischi sotto la superficie, ma segnala che per ora la domanda sugli indici continua ad assorbire pressioni che normalmente avrebbero prodotto una chiusura molto più debole.
Da monitorare: petrolio e Treasury restano le due variabili principali. Sul fronte geopolitico basta una nuova indicazione su Hormuz per generare movimenti molto ampi, mentre sul mercato obbligazionario il decennale sopra il 5,17% e il trentennale vicino al 5,50% aumentano ulteriormente il costo del capitale. Da seguire soprattutto la breadth: finché nuovi minimi, equal-weight e numero di titoli in rialzo restano così deboli, la tenuta degli indici principali va letta con attenzione.
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BREAKING NEWS — Il petrolio torna a salire
Brent di nuovo sopra $106 (+3,1%), WTI a $94,5 (+1,9%) e gas TTF europeo +4,5%.
A riaccendere il premio geopolitico sono i dubbi sui negoziati USA-Iran: da Teheran arrivano segnali che le condizioni per un accordo su Hormuz restano ferme, mentre le tensioni regionali aumentano. L’Arabia Saudita ha inoltre dichiarato di aver intercettato sei missili balistici Houthi diretti verso Taif e l’area strategica di Yanbu.
Il mercato sta quindi rapidamente cancellando parte dell’ottimismo sulla possibilità di una distensione immediata tra Washington e Teheran.
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Aggiornamento strategie | Best Brands e Robotics & AI
Abbiamo completato la revisione strategica di Best Brands e Robotics & AI, con modifiche importanti al posizionamento e alla composizione dei portafogli.
Nel documento trovate il razionale delle scelte effettuate, i settori aumentati e ridotti e un approfondimento sulla nuova catena del valore legata all’AI agentica.
Tutti i dettagli sono disponibili qui nel documento allegato.
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BREAKING NEWS
Il Nasdaq 100 torna positivo e recupera interamente un calo intraday che aveva raggiunto il -0,9%.
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Cosa sta succedendo sotto l’S&P 500
Questo grafico è interessante perché mostra quanto oggi l’indice stia raccontando solo una parte della storia.
▪️ La linea azzurra indica la percentuale di società dell’S&P 500 con beta negativo negli ultimi 3 mesi. Siamo arrivati a circa 45%, un livello mai visto nella serie storica e molto superiore anche a quello osservato intorno alla bolla Dot-Com.
▪️ Detto in modo semplice: il beta misura quanto un titolo tende a muoversi insieme al mercato. Se è negativo, significa che negli ultimi mesi quel titolo si è mosso spesso nella direzione opposta rispetto all’S&P 500.
▪️ Quindi oggi abbiamo una situazione particolare: l’indice può salire, ma quasi metà delle sue azioni sta seguendo una dinamica completamente diversa. Il motivo è anche la forte concentrazione dell’S&P 500: poche mega-cap, soprattutto tecnologiche, hanno un peso enorme e riescono a determinare buona parte del movimento complessivo.
▪️ Le prime 8 società dell’indice hanno infatti un beta di circa 1,23, contro 0,87 delle altre 492. In pratica, ciò che vediamo sull’indice è sempre meno rappresentativo di ciò che sta succedendo alla singola azione.
Ed è proprio in una fase del genere che la gestione attiva conta molto di più: scegliere quali società avere in portafoglio, quali settori sovrappesare, dove ridurre il rischio e quando utilizzare coperture può fare una differenza enorme.
Perché oggi comprare semplicemente “il mercato” e scegliere cosa comprare sono due cose molto diverse.
