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Analisi indipendenti su mercati finanziari, macroeconomia, AI e tecnologia. Nessun segnale di trading. https://aboutmarkets.it/ 🔹Alessio Garzone @alessiogarzone 🔹 Carlo De Luca @carlo_de_luca Gamma Capital Markets
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USA–Europa: tensione sulle scorte di diesel
- Washington sta facendo pressione su Germania e Francia affinché utilizzino le riserve strategiche di diesel per contenere la carenza di prodotti raffinati. La richiesta sarebbe di circa 120 milioni di barili in sei mesi, equivalenti a circa 660.000 barili al giorno.
- In assenza di una risposta europea, Trump sta valutando un possibile blocco delle esportazioni americane di diesel. Il problema riguarda soprattutto i raffinati: i flussi di petrolio dal Golfo Persico sono tornati vicino ai livelli prebellici, mentre le esportazioni di prodotti raffinati restano circa alla metà della media del 2025.
- L’Europa dispone complessivamente di circa 109 milioni di tonnellate di scorte petrolifere di emergenza, con Germania e Francia tra i maggiori detentori. Con l’avvicinarsi dell’inverno, prezzi elevati del diesel e capacità di raffinazione sotto pressione aumentano il rischio di uno shock sui costi per trasporti e industria.
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Tech in rialzo, ma Treasury e petrolio restano il nodo
• I future USA recuperano terreno: S&P 500 +0,4%, Nasdaq 100 +0,5%, sostenuti soprattutto da software e semiconduttori. I risultati di Micron rafforzano la narrativa sull’AI, mostrando una domanda ancora molto forte per memoria e infrastrutture data center.
• Sul fronte macro, l’economia USA continua a mostrare resilienza: richieste di sussidi sotto le attese e licenziamenti annunciati ai minimi per un settembre dal 2022. Questo mantiene elevata la pressione sui tassi, con il Treasury 10Y al 5,28% dopo aver temporaneamente toccato i massimi dal 2002.
• Resta centrale anche l’energia: Brent sopra 100 dollari in una seduta volatile, tra aumento dei flussi dal Medio Oriente e rischio di nuove escalation. Europa più debole, mentre negli USA il tech continua per ora a resistere alla combinazione di rendimenti elevati e petrolio caro.
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Treasury, curva in pausa
La curva USA 2-10 anni è tornata intorno ai 40 punti base, un livello dove negli ultimi mesi abbiamo visto più volte il mercato fermarsi e consolidare. Questo ci suggerisce una fase meno direzionale sui bond dopo settimane molto nervose.
Se questa area tiene, possiamo aspettarci movimenti più ordinati tra rendimento a 2 anni e rendimento a 10 anni. Per l’azionario sarebbe un contesto più gestibile, perché ridurrebbe gli shock improvvisi sul costo del capitale e quindi sulle valutazioni.
Per noi resta centrale il tratto lungo della curva. Una nuova accelerazione del 10 anni rimetterebbe pressione soprattutto su growth e tecnologia; una fase più stabile darebbe invece al mercato azionario un po’ più di respiro.
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📺 Domani live alle 10:00
Domani, 2 ottobre alle ore 10:00, Alessio Garzone sarà live a Flash Mercati per fare il punto sui mercati e sulle strategie con cui affrontare il quarto trimestre del 2026.
Parleremo dello scenario macro, dei principali rischi per i mercati, delle opportunità che vediamo tra asset class e settori e di come stiamo leggendo questa fase dopo un terzo trimestre particolarmente intenso.
📌 Appuntamento domani alle 10:00
▶️ Link YouTube: https://www.youtube.com/live/lgNazB-VT1o?si=TDKLyd0Eken7bLei
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Giappone e Corea del Sud: fino a $900 miliardi di investimenti negli USA
• Giappone e Corea del Sud si sono impegnati a mobilitare complessivamente fino a 900 miliardi di dollari negli Stati Uniti, nel quadro degli accordi commerciali che hanno fissato al 15% i dazi americani sui due Paesi. Il Giappone contribuirà fino a $550 mld, mentre Seul ha promesso $350 mld.
• Il focus è soprattutto energia e infrastrutture: Tokyo ha già individuato $36 mld per petrolio, gas e minerali e $73 mld per nucleare e centrali a gas. La Corea del Sud punta a $200 mld di progetti energetici USA, inclusi fino a otto nuovi reattori nucleari e una centrale a gas da 6,5 GW in Texas destinata anche ai data center.
• L’impegno è particolarmente rilevante per Seul: i $350 mld equivalgono a circa il 20% del PIL e all’80% delle riserve valutarie. Per questo l’accordo prevede limiti annuali e clausole che subordinano gli investimenti alla redditività commerciale dei progetti.
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⚠️ BREAKING | Broadcom ($AVGO) avrebbe accettato di finanziare Anthropic fino a 42 miliardi di dollari per sostenere gli investimenti infrastrutturali legati ai propri chip. Anthropic dovrebbe diventare il principale cliente del business custom chip di Broadcom nel 2027 – Reuters.
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🇪🇺 Europa sotto pressione: indici circa -1%
La debolezza di questa mattina arriva soprattutto dal sell-off globale sui bond: i rendimenti governativi sono tornati a salire con forza, aumentando il costo del capitale e comprimendo le valutazioni azionarie.
Sui 10 anni siamo ormai su livelli molto elevati: UK 5,49%, USA 5,33%, Francia 4,95%, Italia 4,70%, Germania 3,63%. Per diversi Paesi si tratta dei livelli più alti da oltre un decennio.
A pesare ulteriormente sull’Europa c’è la Francia, dove il nuovo budget prevede circa €54 mld di consolidamento fiscale. Lo spread OAT-Bund è salito a 127 bps, massimo dal 2012, segnalando una maggiore percezione del rischio fiscale.
Risultato: Stoxx 600 -1,1%, DAX -1,1%, CAC 40 -1,2%, FTSE 100 -1,5%.
🟢 Unica area relativamente forte: technology, sostenuta dai semiconduttori dopo i risultati di Micron.
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Buongiorno
1 ottobre 2026
Wall Street chiude mista, con il Nasdaq 100 sostenuto dalle mega-cap mentre il resto del mercato resta debole. Il PCE più morbido delle attese ha inizialmente favorito bond e azioni, ma il sollievo è durato poco: i rendimenti lunghi sono tornati a salire e il trimestre si chiude con uno dei più forti repricing dei tassi dell’anno.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,20% | Nasdaq 100 +0,23% | Dow -0,86% | Russell 2000 -0,38%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 -0,83% | DAX -0,74% | CAC 40 -0,89% | FTSE MIB -0,84%
Settori USA
🟢 Technology +0,66% | Consumer Discretionary +0,15% | Energy +0,09%
🔴 Consumer Staples -1,63 on% | Health Care -1,26% | Real Estate -1,26%
I temi principali
▪️ Nasdaq sì, mercato no. Apple e Alphabet hanno sostenuto i listini growth, ma sette settori su undici hanno chiuso in rosso. Il rapporto RSP/S&P 500 (cioè l’ETF Invesco S&P 500 Equal Weight, e l’S&P 500 tradizionale, ponderato per capitalizzazione) è sceso su nuovi minimi e il titolo mediano ha perso circa il 5% nell’ultimo mese, mentre l’indice è rimasto quasi invariato. Da 12 sedute i nuovi minimi a 52 settimane superano i nuovi massimi: una divergenza notevole con l’S&P vicino ai record.
▪️ PCE più debole, ma non è un “via libera” per la Fed. Core PCE +0,2% m/m e 3,0% a/a, headline 3,4%, entrambi sotto le attese. Come abbiamo scritto ieri, una parte importante del calo deriva però dalle revisioni metodologiche BEA, mentre alcune componenti dei servizi restano più calde. Le probabilità di un rialzo a ottobre sono scese verso il 37-40%, ma il mercato obbligazionario non ha confermato il segnale dovish.
▪️ Treasury sotto pressione. Il 2Y è salito in area 4,89%, il 10Y al 5,30% e il 30Y al 5,64%: bear steepening e settimo mese consecutivo di rialzo del decennale. Il rendimento reale a 10 anni è aumentato di oltre 50 bp in un mese, una velocità storicamente associata a maggiore stress per l’azionario. Anche il MOVE è tornato su livelli estremamente elevati.
▪️ Il credito manda segnali meno tranquilli. Gli spread high yield si stanno allargando, soprattutto nel segmento CCC, mentre i rendimenti investment grade sono sui massimi pluridecennali. Non è una crisi del credito, ma il costo del capitale sale proprio mentre AI e data center richiedono investimenti enormi e continui.
▪️ Crescita e lavoro restano solidi. ADP +90 mila contro +70 mila attesi, PIL Q2 rivisto al 2,2% e consumi al 3,8%. Il deficit commerciale dei beni si è ampliato a $132,6 mld, anche per importazioni legate agli investimenti nell’AI. Un mix che rende più difficile per la Fed dichiarare chiusa la partita.
▪️ Petrolio di nuovo in rialzo sui rischi Medio Oriente. WTI $90,42 e Brent $98,03, con colloqui USA-Iran in stallo e nuove tensioni nell’area saudita. I flussi di greggio via Hormuz sono però tornati vicini ai livelli pre-guerra.
▪️ Micron conferma che il ciclo memoria resta eccezionalmente forte. Q4 FY26: ricavi $54,23 mld, EPS adj. $33,42 e margine lordo 87%. Per Q1 FY27 guida a $60-63 mld di ricavi e $37,15-39,15 di EPS. Il margine scende leggermente all’86,25%, soprattutto per il timing degli incentivi manifatturieri incorporati nelle scorte; il management indica però Q1 come possibile minimo dell’anno, con ricavi e margini attesi in crescita sequenziale.
Il messaggio più importante di Micron è sulla domanda. Gran parte dell’HBM 2027 è già contrattualizzata a prezzi significativamente superiori al 2026; DRAM e NAND sono attese ancora più tese nel 2027-28. Nel NAND, volumi +10% q/q e ASP +30%. Il nuovo capex è soprattutto su costruzioni, con capacità significativa non prima della seconda metà del 2028: l’offerta non può reagire rapidamente al boom della domanda AI.
Da monitorare oggi: ISM manifatturiero USA, richieste di sussidio, interventi Fed e soprattutto i rendimenti lunghi. Venerdì arriverà il rapporto sul lavoro. Per l’azionario, più che l’indice conta capire se la leadership delle mega-cap riuscirà ad allargarsi o se la debolezza sotto la superficie inizierà a pesare anche sui benchmark.
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Earnings | Micron (MU) – Q4 FY26
Esito: 🟢
Market reaction: misto
Ricavi: $54,23 mld vs $51,49 mld attesi
EPS adj.: $33,42 vs $31,72 attesi
Margine lordo adj.: 87% vs 86,2% atteso
Cloud Memory: $16,28 mld vs $15,14 mld
FCF adj.: $33,2 mld, da appena $0,8 mld un anno fa
Guidance Q1 FY27
Ricavi: $60–63 mld vs $57,4 mld attesi
EPS adj.: $37,15–39,15 vs $35,47 attesi
Margine lordo adj.: ~86,25%
Riflessione
Numeri enormi, ma soprattutto una guidance che indica che il ciclo non ha ancora raggiunto il picco. Micron passa da $11,3 mld a $54,2 mld di ricavi in un solo anno, con margini vicini al 90% e una generazione di cassa eccezionale.
Il punto interessante ormai non è più chiedersi se l’AI stia creando domanda per la memoria: lo sta facendo in modo evidente. La domanda vera è quanto a lungo possano durare pricing e margini di questo livello. Per ora la guidance FY27 suggerisce che domanda e disciplina dell’offerta restano estremamente favorevoli. È esattamente il motivo per cui, nella nostra precedente analisi, il bull case su Micron dipendeva molto più dalla sostenibilità del nuovo regime di profittabilità che dal semplice aumento dei volumi.
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Riflessioni inflattive: il diavolo è nei decimali
Il PCE di oggi, a colpo d’occhio, sembra quasi perfetto per la Fed, un vero e proprio regalo. Abbiamo avuto core al 3,0% contro 3,3% atteso, rendimenti giù e mercato che riduce subito le probabilità di un altro rialzo a ottobre.
Solo che quel 3,0% va maneggiato con un po’ di cautela.
Fino a ieri il core PCE di luglio era 3,344%. Con le revisioni pubblicate oggi è diventato 2,983%. Agosto è 3,008%.
Seguiteci bene perché è questione di decimali ma cambia molto. Non siamo davvero passati dal 3,34% al 3,0%. A parità di metodologia siamo passati dal 2,983% al 3,008%. Quasi niente, anzi una piccolissima accelerazione.
Anche sull’headline succede la stessa cosa, infatti luglio è stato rivisto da 3,701% a 3,362%, mentre agosto è 3,419%.
Non significa che il dato sia brutto. Significa semplicemente che una buona fetta del “crollo” che vediamo sul dato annuale viene dalla revisione della storia, non da quello che è successo ad agosto.
La parte che invece ci piace davvero è un’altra.
Il core mensile è stato +0,133% a giugno, +0,126% a luglio e +0,247% ad agosto. Mettendo insieme gli ultimi tre mesi, il ritmo annualizzato è circa 2,05%. A sei mesi siamo intorno al 2,74%. Qui la disinflazione c’è davvero.
Però agosto è anche il motivo per cui non ci sentiamo di stappare lo champagne: +0,247% è quasi il doppio dei due mesi precedenti e il supercore dei servizi resta intorno a +0,4%.
Quindi sì, la direzione è migliorata. Ma non siamo ancora in una situazione in cui la Fed può smettere di guardarsi alle spalle.
La cosa più interessante, secondo noi, è stata però la reazione dei bond.
All’uscita del dato i Treasury hanno fatto quello che ci si aspettava: rendimenti giù, soprattutto sulla parte corta. Poi il movimento si è molto ridimensionato. Il lungo termine ha recuperato buona parte del calo iniziale dei rendimenti, mentre la parte breve ha tenuto meglio.
Sul breve la lettura è: la Fed adesso ha meno fretta.
Sul lungo, invece, gli investitori continuano a chiedere rendimenti molto elevati per comprare duration.
Perché? Perché un dato PCE migliore non cancella in un pomeriggio i dubbi su inflazione futura, crescita, deficit, term premium e percorso dei tassi.
Le due cose possono convivere perfettamente.
Ed è esattamente per questo che, guardando a ottobre, la nostra lettura è cambiata soprattutto sul timing.
Il PCE di oggi rende più facile aspettare. La probabilità di un aumento adesso è scesa molto, ma non rende impossibile rialzare ancora.
L’economia, peraltro, continua a girare: PIL +2,2% annualizzato, consumi +3,8%, spesa reale +0,55% ad agosto. Anche la spesa nominale è salita dello 0,863%, mentre i redditi personali solo dello 0,242%.
Insomma, la domanda interna non sembra ancora quella di un’economia che sta tirando il freno.
La nostra lettura quindi è che oggi è diminuita l’urgenza di un rialzo a ottobre, non necessariamente la probabilità che il ciclo sia finito.
Adesso CPI e mercato del lavoro peseranno ancora di più. Se confermeranno il raffreddamento, la Fed potrà tranquillamente guadagnare tempo. Se invece torneranno a sorprendere verso l’alto, il dibattito sui rialzi riaprirà molto velocemente.
Per ora i bond sembrano aver scelto una posizione abbastanza sensata: bene il dato, ma senza esagerare con l’entusiasmo.
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🇺🇸 BREAKING — PCE USA più freddo del previsto
Il dato è positivo per i mercati: rendimenti Treasury in calo e azioni leggermente in rialzo. Ma il messaggio è un po’ più interessante del semplice “inflazione scende”.
1️⃣ Inflazione: la sorpresa vera è sul dato mensile
▪️ PCE headline: +0,3% m/m, in linea
▪️ PCE headline: 3,4% a/a vs 3,7% atteso
▪️ Core PCE: +0,2% m/m vs +0,3% atteso
▪️ Core PCE: 3,0% a/a vs 3,3% atteso
Il +0,2% mensile del core è il dato più importante: è una lettura realmente più debole del previsto e riduce, almeno marginalmente, la pressione sulla Fed per continuare a stringere.
Attenzione però a un dettaglio fondamentale: oggi il BEA ha pubblicato anche le revisioni annuali.
Il core PCE di luglio è stato rivisto dal 3,3% al 3,0%, mentre l’headline dal 3,7% al 3,4%.
Quindi NON possiamo dire che il core sia “crollato dal 3,3% al 3,0% in un mese”.
Sulla nuova serie:
luglio 3,0% → agosto 3,0%.
La vera sorpresa dovish è rispetto alle attese e nel dato mensile, non in un’improvvisa disinflazione annuale.
2️⃣ Il consumatore, però, continua a spendere
Ed è qui che il report diventa più complesso.
▪️ Redditi personali: +0,2% vs +0,5% atteso
▪️ Spesa nominale: +0,9%, sostanzialmente in linea
▪️ Spesa reale: +0,6% vs +0,5% atteso
▪️ Saving rate: 4,1%
Quindi abbiamo redditi più deboli, ma consumi ancora molto forti.
È la stessa divergenza che evidenziavamo nella preview: il consumatore americano aggregato continua a reggere, ma il dato medio nasconde forti differenze tra fasce della popolazione. Le famiglie più anziane e patrimonializzate possono continuare a spendere grazie alla ricchezza accumulata, mentre le fasce più giovani e più sensibili a tassi e costo della vita hanno molto meno margine.
3️⃣ E l’economia non sta affatto crollando
Contemporaneamente sono arrivati:
▪️ PIL Q2 finale: +2,2% annualizzato vs +1,5% atteso
▪️ Consumi Q2: +3,8% vs +3,4% atteso
▪️ ADP settembre: +90k vs ~75k atteso
Quindi il quadro è quasi da “goldilocks”: inflazione più morbida, ma crescita e consumi ancora solidi.
C’è però un elemento da monitorare: il deficit commerciale dei beni si è allargato a -132,6 miliardi di dollari, con importazioni +5,5%. Questo potrebbe pesare sul PIL del terzo trimestre.
4️⃣ Cosa sta prezzando il mercato
I rendimenti stanno scendendo soprattutto sulla parte breve della curva, mentre le azioni reagiscono leggermente bene.
La lettura è abbastanza chiara: il PCE riduce il rischio di una Fed ancora più aggressiva.
Ma non è un dato che apre automaticamente la porta a tagli imminenti: PIL, consumi e occupazione continuano a raccontare un’economia resistente.
Dunque, buon dato per i mercati. Inflazione meno problematica senza segnali immediati di recessione. Per la Fed è probabilmente un motivo in più per aspettare, non necessariamente per cambiare rotta subito.
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🇺🇸 MIDTERM USA: qualcosa si sta muovendo
Goldman Sachs ha appena rilanciato il suo US Election Monitor in vista delle elezioni di metà mandato. La fotografia di fine settembre è interessante: rispetto al 2024 il clima politico nazionale si è spostato parecchio, ma trasformare i sondaggi di oggi nel risultato di novembre sarebbe prematuro.
1️⃣ Alla Camera il cambiamento è evidente
Il “generic ballot”, cioè la domanda nazionale “se si votasse oggi, sceglieresti un candidato democratico o repubblicano?”, vede i Democratici avanti di 8,5 punti secondo i dati riportati da Goldman.
Nel 2024, invece, i Repubblicani avevano vinto il voto popolare per la Camera di 2,6 punti.
Parliamo quindi di uno spostamento di circa 11 punti rispetto alle ultime elezioni.
E 26 seggi oggi repubblicani si trovano in distretti che Trump nel 2024 aveva vinto con meno di quegli 11 punti.
2️⃣ Il Senato è molto più combattuto
Qui la matematica è più complicata: i Democratici partono da 47 seggi e devono guadagnarne quattro per arrivare a 51.
Diversi seggi oggi repubblicani mostrano margini molto ridotti nei sondaggi. Nell'aggiornamento Silver Bulletin del 28 settembre, ad esempio, i margini democratici nei sei Stati indicati come principali “tipping point” vanno da circa +2 a +4,5 punti.
Sono però sondaggi, non risultati: Goldman sottolinea che gran parte di queste gare rimane dentro o vicino al margine di errore.
3️⃣ Il vero problema per Trump sembra essere l'economia
Quando agli elettori viene chiesto quali temi contano di più, inflazione ed economia sono in cima alla lista.
E proprio su questi due temi il saldo di approvazione di Trump riportato da Goldman è nettamente negativo.
Ancora una volta possiamo parlare di immigrazione, politica estera o Washington, ma quando arriva il momento di votare il portafoglio delle famiglie continua a pesare parecchio.
4️⃣ Attenzione però ai soldi che stanno entrando nella campagna
C'è un dettaglio che potrebbe rendere i prossimi 30 giorni molto diversi dagli ultimi.
Fino ad agosto i Democratici avevano speso complessivamente di più nelle principali corse per il Senato. A settembre i Repubblicani hanno accelerato fortemente e li hanno superati.
Goldman osserva quindi che una parte di questo aumento della spesa potrebbe non essere ancora pienamente riflessa nei sondaggi attuali.
5️⃣ Non scambiamo un sondaggio per un risultato
Questo è forse il grafico mentale più importante da tenere a mente.
Guardando alle elezioni di metà mandato del 2018 e 2022, Goldman calcola che a circa 35 giorni dal voto i sondaggi per il Senato avevano mediamente sovrastimato i Democratici di circa 1,3 punti.
Anche i prediction market, storicamente, tendono a cambiare parecchio nelle ultime settimane.
La nostra lettura è che il quadro politico americano è cambiato molto rispetto al 2024, ma la partita è ancora aperta.
Per i mercati il punto non è fare tifo. Il punto sarà capire chi controllerà Camera e Senato, perché da lì passerà buona parte dell'agenda fiscale, regolatoria, sanitaria ed energetica americana nei prossimi due anni.
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🇺🇸 PCE USA: perché il dato di oggi conta così tanto
Oggi arriva il dato sull’inflazione PCE di agosto, quello che la Fed guarda con maggiore attenzione. Il Core PCE è fermo al 3,3% annuo da due mesi, quindi ancora lontano dall’obiettivo del 2%. Il dato arriva inoltre in un momento delicato: dopo il rialzo dei tassi di settembre, i mercati stanno cercando di capire se la Fed dovrà aumentare ancora il costo del denaro entro fine anno. Non a caso il Treasury decennale viaggia intorno al 5,23%.
1️⃣ Cosa deve guardare davvero il mercato
Più del dato annuale, oggi sarà importante il Core PCE mensile. Se dovesse salire oltre lo 0,3% mese su mese, sarebbe un segnale che le pressioni sui prezzi restano troppo forti e aumenterebbe la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi.
Occhio anche all’inflazione dei servizi esclusa la componente abitativa, il cosiddetto “supercore”: è una delle aree più difficili da raffreddare e quindi una delle più monitorate dalla Fed.
Insieme al PCE arriveranno inoltre redditi e consumi personali. Se gli americani continuano a spendere molto, la Fed ha ancora meno motivi per abbassare la guardia.
2️⃣ Attenzione: oggi cambiano anche i numeri del passato
Il dato è particolare perché il BEA introdurrà il suo aggiornamento annuale della metodologia utilizzata per calcolare il PCE.
In parole semplici: potremmo vedere un’inflazione leggermente più bassa non perché i prezzi siano improvvisamente rallentati, ma perché è cambiato in parte il modo in cui vengono misurati.
Le stime parlano di qualche decimo in meno, nulla che dovrebbe cambiare completamente il quadro. Verranno però rivisti anche i dati precedenti, quindi quel 3,3% di giugno e luglio potrebbe non rimanere esattamente 3,3%.
È un dettaglio importante: oggi non bisognerà guardare solo il numero headline, ma capire quanto del movimento deriva dall’economia reale e quanto dalle revisioni statistiche.
3️⃣ Cosa significa per i mercati
Lo scenario è abbastanza semplice.
👉 PCE sopra le attese: aumenta il rischio di un’altra stretta Fed, rendimenti Treasury potenzialmente ancora più alti e pressione soprattutto sugli asset più sensibili ai tassi.
👉 PCE in linea: probabilmente cambia poco. La Fed può aspettare altri dati prima di decidere.
👉 PCE sotto le attese: darebbe finalmente un po’ di ossigeno al mercato obbligazionario e ridurrebbe la pressione per un nuovo rialzo immediato.
Il punto centrale è questo: oggi non basta sapere se l’inflazione sale o scende. Bisogna capire se sta realmente rallentando oppure se il miglioramento arriva soprattutto dalle revisioni metodologiche.
Ed è probabilmente questa la distinzione che farà la differenza nella reazione dei mercati.
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🇨🇳 CINA: ARRIVA LO STIMOLO, MA È MOLTO DIVERSO DAL 2024
1️⃣ Pechino vuole sostenere la crescita, non riaccendere l’economia
La Cina ha annunciato il primo pacchetto coordinato di stimolo fiscale e monetario degli ultimi due anni. Ma rispetto al 2024 l’approccio è molto più mirato.
L’obiettivo di crescita 2026 è 4,5%-5%, mentre nel secondo trimestre il PIL è cresciuto del 4,3%. Il divario da colmare è quindi contenuto.
Il messaggio sembra essere semplice: fare abbastanza per raggiungere il target, senza aprire completamente i rubinetti.
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2️⃣ Dove vanno concretamente i soldi
La PBOC ha tagliato di 25 punti base, all’1,5%, il tasso del PSL, uno strumento utilizzato per fornire credito agevolato alle banche.
Inoltre sono stati aggiunti circa 700 miliardi di yuan di finanziamenti: 200 miliardi per tecnologia e rinnovo degli impianti e 500 miliardi per agricoltura, PMI e imprese private. Parte delle risorse andrà alle cosiddette “Sei Reti”, quindi infrastrutture digitali, elettriche, logistiche e urbane.
Sul fronte immobiliare arriva invece un sussidio pari a 1 punto percentuale sugli interessi dei nuovi mutui per la prima casa.
È un aiuto concreto, ma con criteri piuttosto restrittivi: può sostenere le vendite nel breve, difficilmente però può cambiare da solo il trend del settore immobiliare.
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3️⃣ Il vero problema resta la domanda interna
Ed è qui che emerge il limite del pacchetto.
La maggior parte delle misure continua a lavorare sul lato dell’offerta: più credito, più infrastrutture, più tecnologia, più investimenti.
Molto meno viene fatto direttamente per spingere i consumi delle famiglie.
Il problema cinese, infatti, non è soltanto il costo del credito: dopo anni di crisi immobiliare, famiglie, imprese ed enti locali stanno ancora cercando di ridurre il debito. E se nessuno vuole spendere o indebitarsi, abbassare i tassi serve fino a un certo punto.
Per questo il pacchetto sembra soprattutto uno strumento per stabilizzare la crescita e raggiungere il target, non l’inizio di un nuovo grande ciclo di stimolo.
La Cina continua quindi a puntare su infrastrutture, tecnologia e manifattura avanzata. Il vero nodo resta ancora uno: trasformare un’economia trainata dagli investimenti in una sostenuta maggiormente dai consumi interni.
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Buongiorno
30 settembre 2026
Wall Street chiude mista, con il Nasdaq 100 sostenuto dalla tecnologia mentre S&P 500, Dow Jones e Russell 2000 arretrano. Il calo del petrolio e i toni più prudenti di Williams hanno favorito il recupero dai minimi, ma la pressione resta sulla parte lunga dei Treasury.
🇺🇸 USA
S&P 500 -0,17% | Nasdaq 100 +0,21% | Dow -0,26% | Russell 2000 -0,35%
🇪🇺 Europa
Euro Stoxx 50 +0,38% | DAX invariato | CAC 40 -0,53% | FTSE MIB +0,09%
Settori USA
🟢 Utilities +1,14%, Communication Services +0,40%, Industrials +0,19%
🔴 Energy -0,89%, Materials -0,55%, Consumer Staples -0,54%
I temi principali della giornata
▪️ Indici resilienti, ma mercato molto meno forte di quanto sembri. Il Nasdaq 100 è salito grazie soprattutto alla tecnologia, con Oracle fino a +8% sulle indiscrezioni relative alla crescita di OpenAI. Ma sotto la superficie il quadro continua a deteriorarsi: nell’ultimo mese l’S&P 500 è sostanzialmente invariato, mentre il titolo mediano è sceso di circa il 4,5%. Per il decimo giorno consecutivo al NYSE i nuovi minimi hanno superato i nuovi massimi e le mid-cap hanno perso la media mobile a 200 giorni.
▪️ Anche il Nasdaq mostra una breadth debole. Da metà agosto l’NDX è quasi invariato, ma solo 10 titoli sono saliti di almeno il 10%, contro 23 scesi di oltre il 10%. I breakout vengono premiati poco e anche il Mag7 rischia un nuovo falso breakout. Il momentum resta fortissimo, ma sempre più concentrato.
▪️ Treasury: la Fed frena sul breve, il mercato non si fida sul lungo. Williams ha detto che, dopo il rialzo di settembre, non c’è urgenza di intervenire ancora: la probabilità di una stretta a ottobre è così scesa verso il 50%. Il biennale ha perso 4 pb al 4,889%, ma il 10Y è salito al 5,259% e il 30Y ha superato intraday il 5,62%, massimo dal 2002. Risultato: curva molto più ripida.
▪️ Il problema resta la domanda di duration. Inflazione, deficit, forte emissione corporate e fabbisogno di capitale legato all’AI continuano a pesare sulla parte lunga. Citi parla di un lieve “buyers’ strike”: anche a rendimenti storicamente elevati, i grandi compratori non stanno ancora entrando con decisione. La volatilità dei Treasury continua quindi a salire, mentre quella azionaria resta sorprendentemente compressa.
▪️ Un’altra divergenza da osservare: l’HY CDX, misura del rischio di credito high yield, è salito sui livelli più alti da aprile, mentre il VIX resta intorno a 16. In primavera, con uno spread creditizio simile, il VIX era sopra 19. Anche qui il messaggio è lo stesso: alcune aree del mercato stanno prezzando più stress di quanto raccontino gli indici.
▪️ Petrolio in forte calo, ma Treasury ancora sotto pressione. WTI a 89,38 dollari e Brent a 102,59 grazie al recupero dei flussi sauditi, ai maggiori transiti mediorientali, ai tentativi di mediazione Qatar-USA-Iran e alla disponibilità USA/AIE a intervenire sulle riserve. Il mercato fisico resta però teso. Interessante soprattutto la divergenza: petrolio giù, rendimenti lunghi su. Segnale che sui bond stanno dominando problemi più strutturali che geopolitici.
▪️ Macro più morbida. JOLTS a 7,079 milioni, sotto le attese, e fiducia dei consumatori scesa a 81,9 da 88,6. Sono numeri che danno alla Fed più spazio per aspettare prima di stringere nuovamente.
▪️ Utilities in controtendenza. XLU è stato il miglior settore nonostante il rialzo dei rendimenti. Storicamente, dopo letture RSI inferiori a 35, il settore è risultato positivo cinque giorni dopo in tutti i casi analizzati, con un rendimento medio del +2,7%.
📌 Da monitorare oggi: PCE USA di agosto, PIL USA finale del Q2, GDPNow della Fed di Atlanta e inflazione di Francia, Germania e Italia. Parleranno anche Barkin, Cook, Goolsbee e Kashkari.
Il punto centrale resta uno: gli indici tengono, ma la partecipazione si restringe, il credito manda segnali più cauti e la volatilità obbligazionaria continua a salire. Finché queste divergenze non si ricompongono, il vero termometro del rischio resta probabilmente il mercato dei Treasury, più ancora dell’S&P 500.
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🇺🇸 Il consumatore americano sta iniziando a cambiare umore
▪️ Il dato di oggi sulla fiducia dei consumatori è difficile da liquidare come semplice rumore: 81,9 contro 89 atteso, minimo dal 2014. Anche sotto la superficie il quadro si è indebolito: peggiora la percezione della situazione attuale e le aspettative scendono a 63,6.
▪️ La prima tentazione sarebbe leggere questi numeri come un segnale recessivo immediato. Noi saremmo più cauti. Negli ultimi anni abbiamo imparato che gli americani possono dichiararsi molto pessimisti e continuare comunque a spendere. Fiducia e consumi hanno smesso da tempo di muoversi perfettamente insieme.
▪️ E qui c’è un pezzo del puzzle che secondo noi viene spesso sottovalutato: la ricchezza americana è enormemente concentrata nelle generazioni più anziane. Le stime più recenti collocano il patrimonio dei Baby Boomers nell’ordine dei 90-95 mila miliardi di dollari, circa metà della ricchezza delle famiglie americane; aggiungendo la Silent Generation si arriva intorno ai 110 mila miliardi. Il patrimonio netto complessivo delle famiglie USA, per confronto, è arrivato a circa 196 mila miliardi nel secondo trimestre 2026.
▪️ Questo aiuta anche a capire una delle stranezze di questo ciclo. Una parte importante dei consumatori più anziani non dipende più soltanto dal reddito da lavoro: possiede case, azioni, fondi pensione e attività finanziarie che negli ultimi anni si sono rivalutate molto. Possono quindi continuare a spendere anche mentre dichiarano di essere preoccupati per inflazione, benzina o prospettive economiche. Non vale per tutti, naturalmente, ma può spiegare perché i consumi aggregati continuino a sorprendere al rialzo nonostante sentiment così depresso.
▪️ Intanto qualche crepa sul lavoro inizia comunque a vedersi: il differenziale occupazionale del Conference Board è sceso sui livelli più bassi dal 2021 e i JOLTS, 7,08 milioni contro 7,23 attesi, raccontano un mercato meno tirato rispetto al passato. La cosa interessante è che i Treasury hanno reagito relativamente poco: quasi come se il mercato stesse dicendo “prima fateci vedere che questa debolezza arriva davvero nei consumi”.
▪️ C’è poi una vecchia frase di Sir John Templeton che in giornate come questa torna interessante:
“Bull markets are born on pessimism, grow on skepticism, mature on optimism and die on euphoria.”
Non significa che il pessimismo renda automaticamente sano un mercato. Ma storicamente le fasi più pericolose sono spesso quelle in cui tutti sono convinti che nulla possa andare storto, non quelle in cui investitori e consumatori vedono problemi ovunque.
▪️ Per questo oggi dovremmo capire più quanto a lungo può restare aperta questa forbice tra percezione e comportamento. Finché patrimonio e spesa tengono, 81,9 resta soprattutto un segnale di malessere. Se invece fiducia, occupazione e consumi dovessero finalmente iniziare a muoversi nella stessa direzione, allora il messaggio diventerebbe molto più importante.
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📊 CHART OF THE DAY | Nell’AI il mercato inizia a separare i forti dai deboli
▪️ Finora il tema AI è stato trattato quasi come un unico grande blocco. Con i rendimenti obbligazionari in salita, però, il mercato sta iniziando a fare molta più selezione: contano sempre di più cash flow, margini e livello di debito.
▪️ Il segnale arriva anche dal mercato del credito. Nel grafico vediamo i CDS a 5 anni, cioè quanto costa assicurarsi contro un eventuale default dell’azienda. Più salgono, maggiore è il rischio percepito. I CDS di Oracle e soprattutto SoftBank stanno tornando sui massimi del ciclo, mentre quelli di Samsung e SK Hynix restano su livelli molto più contenuti.
▪️ Il punto è semplice: finanziare la corsa all’AI costa moltissimo. Data center, chip, energia e infrastrutture richiedono investimenti enormi. Finché il costo del capitale era basso, il debito pesava relativamente poco. Con i rendimenti più alti, invece, chi deve finanziare grandi investimenti facendo leva diventa molto più sensibile ai tassi.
▪️ La stessa distinzione si vede in Borsa. Nell’ultima settimana il paniere Goldman Sachs delle tech non profit è sceso di oltre il 7%, contro circa -1,8% del SOX. Anche a livello globale il fattore Net Debt/EBITDA sta sottoperformando: il mercato sta penalizzando le società più indebitate.
▪️ Da qui il vantaggio relativo delle grandi società asiatiche della filiera AI, soprattutto coreane e taiwanesi, che generano molta cassa e hanno bilanci più solidi. Samsung, SK Hynix e TSMC possono affrontare un periodo di tassi elevati con una struttura finanziaria molto diversa da quella delle aziende che stanno finanziando l’espansione AI facendo maggiore ricorso al debito.
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ANTHROPIC: NUMERI ENORMI, RISCHI ENORMI
Il Financial Times ha pubblicato alcuni dettagli del prospetto per l’IPO di Anthropic, la società dietro Claude. E dentro ci sono due storie diverse: una finanziaria e una molto più particolare.
▪️ Partiamo dai numeri. Anthropic ha chiuso lo scorso anno con circa $4,6 miliardi di ricavi, cresciuti di circa 12 volte, ma con oltre $8 miliardi di perdita operativa. Il motivo principale è semplice: addestrare e far funzionare questi modelli richiede quantità enormi di potenza di calcolo.
▪️ E infatti il dato che colpisce di più è questo: la società prevede circa $518 miliardi di impegni futuri legati a cloud, computing e infrastrutture. Una cifra enorme che fa capire quanto capitale servirà per continuare a spingere la frontiera dell’AI.
▪️ C’è anche un altro elemento da monitorare: quasi un quarto dei ricavi arriva da appena due clienti. Anthropic cresce a ritmi eccezionali, ma la base dei ricavi è ancora molto concentrata.
▪️ Poi arriva la parte insolita per un prospetto di quotazione. Anthropic dedica molto spazio ai rischi legati alla propria stessa tecnologia, fino a parlare esplicitamente di possibili “rischi esistenziali per l’umanità”. Tra gli scenari citati ci sono modelli sempre più autonomi capaci di manipolare informazioni, aggirare controlli o comportarsi in modi difficili da prevedere.
▪️ Non è soltanto linguaggio legale. Dario Amodei, CEO di Anthropic, continua da mesi a sostenere pubblicamente che l’AI avanzata debba essere trattata anche come un tema di sicurezza globale. La scorsa settimana ha ribadito questo messaggio anche alle Nazioni Unite.
Il punto interessante per i mercati è il contrasto.
Da una parte abbiamo aziende che stanno crescendo a velocità quasi senza precedenti e che potrebbero arrivare in Borsa con valutazioni nell’ordine dei trilioni di dollari.
Dall’altra, sono le stesse aziende a spiegare agli investitori che serviranno centinaia di miliardi di dollari di nuovi investimenti e che la tecnologia che stanno costruendo potrebbe diventare molto più difficile da controllare.
È probabilmente questa una delle grandi contraddizioni del ciclo AI: più i modelli diventano potenti, più aumenta contemporaneamente il loro valore economico, il costo per costruirli e il rischio associato al loro sviluppo.
Fonte: Financial Times
https://www.ft.com/content/c7685a7e-7745-4cbc-8053-4958d0ea449b?syn-25a6b1a6=1
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Treasury: sale il rischio “convexity”
Il forte rialzo dei rendimenti USA sta creando le condizioni perché il movimento possa autoalimentarsi attraverso le coperture del mercato mortgage.
▪️ Il Treasury 10Y è salito di circa 50 pb in meno di un mese, mentre il MOVE Index — il “VIX delle obbligazioni” — è balzato di oltre il 30% in appena due giorni, tornando sopra quota 100. È un segnale di forte aumento della volatilità sui tassi.
▪️ Con i mutui USA sopra il 7%, chi possiede un vecchio finanziamento a tassi molto più bassi ha pochissimo incentivo a rifinanziare o cambiare casa. I mutui restano quindi in essere più a lungo e la duration dei portafogli mortgage aumenta.
▪️ Qui entra in gioco la cosiddetta negative convexity. Per riportare la duration del portafoglio verso i livelli desiderati, gli investitori in MBS devono coprirsi vendendo Treasury oppure pagando tasso fisso sugli swap. Queste operazioni esercitano ulteriore pressione al rialzo sui rendimenti.
▪️ Si può quindi creare un circolo vizioso: rendimenti salgono → duration dei mortgage aumenta → aumentano le coperture → vengono venduti altri Treasury → rendimenti e volatilità salgono ancora. Più rapido è il movimento iniziale, maggiore può diventare questo effetto.
▪️ Il salto del MOVE evidenzia una fase in cui la struttura stessa del mercato può amplificare il sell-off obbligazionario. Con il 10Y già in accelerazione, il massimo del 2007 al 5,323% diventa un livello tecnico da monitorare.
Rendimenti e volatilità in aumento contemporaneamente possono rendere il movimento sul mercato obbligazionario molto più violento e auto-rinforzante. Questo aumenta anche la pressione sulle valutazioni azionarie.
